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Rapporti con il credito del settore primario: “Basilea 3” non schiaccerà l’agricoltura italiana, ma crisi per il settore fino al 2012

VeronafiereFieragricola ha chiesto a Giorgio Amadei, già professore della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna e presidente dell’Accademia Nazionale di Agricoltura, come le future regole che impongono agli istituti di credito una maggiore ricapitalizzazione influiranno sul mondo agricolo. Ecco una sintesi dell’intervista, pubblicato nella versione integrale sul sito www.fieragricola.it.

Avanti con cautela. Partendo dall’assunto che le imprese agricole scontano l’assenza di bilanci aziendali, aspetto che potrebbe renderne meno immediato il rating, Amadei è convinto che l’impatto in Italia di Basilea 3 non sarà così negativo. Per il fatto che – nonostante gli strali di una crisi che ha avuto il culmine nel 2008, ma che non è ancora passata – il modello di banca commerciale italiana appare abbastanza robusto. «Non vorrei sembrare troppo ottimista, visto che l’agricoltura non sta attraversando un momento di grande serenità – dichiara il professor Amadei – ma ritengo che Basilea 3 non influirà negativamente sul settore primario. Almeno non come in altri comparti». Naturalmente, quando nel 2015 entrerà in vigore la prima fase di Basilea 3, per le imprese agricole «serviranno dei convincenti piani di sviluppo come supporto alle domande».

L’agricoltura italiana sconta alcune difficoltà dovute sia alla concorrenza sleale in termini di contraffazione (il cosiddetto «Italian sounding») che ad uno scenario globale non sempre felice. «Nonostante qualche rimbalzo positivo dei listini, legato ad una carenza temporanea internazionale di materie prime agricole, carenza amplificata da una forte ripresa dei giochi speculativi, numerose difficoltà stanno penalizzando il comparto almeno dal 2008», spiega Amadei. Lento, almeno alle condizioni attuali, il recupero. «Credo servano almeno quattro anni – preconizza il presidente dell’Accademia nazionale di Agricoltura -. Quindi, se prendiamo il punto di tracollo mondiale del 2008, penso che saremo fuori dalla crisi, in via del tutto prudenziale, nel 2012».

(fonte Veronafiere)

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