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Stime di pioggia e intelligenza artificiale, connubio possibile?

L’intelligenza artificiale (AI) sta trasformando il modo in cui leggiamo, interpretiamo e prevediamo l’atmosfera. Negli ultimi anni, la ricerca sui modelli meteorologici basati su AI ha mostrato progressi significativi, soprattutto nella velocità di calcolo. Ma quando si tratta della variabile più complessa – la precipitazione – la fisica continua a mantenere un ruolo centrale.

È in questo spazio di transizione, tra innovazione algoritmica e solidità dei modelli numerici, che si colloca il nuovo lavoro del ricercatore di Fondazione CIMA, Luca Monaco: “Exploring the viability of a machine learning-based multimodel for quantitative precipitation forecast post-processing”. Uno studio che esplora il potenziale dell’AI nella fase di post-processing delle previsioni NWP (Numerical Weather Prediction)1, con l’obiettivo di aumentare l’accuratezza delle stime di pioggia. «L’AI in questo lavoro non sostituisce la fisica, ma ci permette di intervenire in segmenti della catena previsionale dove possiamo davvero fare la differenza», premette Monaco.

I modelli meteorologici basati su intelligenza artificiale mostrano già prestazioni elevate su variabili a bassa complessità, ma faticano con campi meteorologici caratterizzati da un’elevata variabilità spaziale e temporale, come la pioggia. La risoluzione spaziale è spesso insufficiente, i pattern precipitativi risultano appiattiti, e le stime non raggiungono ancora la qualità delle previsioni dei modelli numerici tradizionali. I modelli di previsione numerica, infatti, continuano a identificare meglio la struttura spaziale degli eventi precipitativi, soprattutto in aree complesse. «Se c’è un punto di forza dei modelli fisici, è la loro capacità di prevedere non solo la posizione della precipitazione, ma anche l’intensità», evidenzia Monaco. Da qui nasce l’idea alla base dello studio: non sostituire i modelli fisici, ma fondere le loro informazioni grazie al machine learning.

Il cuore dello studio è la costruzione di un multimodel basato su machine learning per combinare previsioni da diversi modelli fisici: COSMO-2I, COSMO-5M, IFS e BOLAM. L’obiettivo? Una previsione unica, più robusta e più accurata dei singoli input. La valutazione è stata condotta su 406 eventi di precipitazione tra il 2018 e il 2022 in Piemonte e Valle d’Aosta, selezionati per garantire la presenza di un segnale piovoso rilevante. Le osservazioni utilizzate provengono dai campi di Optimal Interpolation (OI)2 di ARPA Piemonte. Particolare attenzione è stata dedicata alla struttura del dataset: suddivisione ripetuta in training, validation e test per aumentarne la stabilità; classificazione degli eventi in estremi, stratiformi, convettivi e intermedi tramite clustering; uso di due architetture AI: Multilayer Perceptron e U-NET, confrontate con benchmark quali due regressioni lineari. I risultati mostrano chiari miglioramenti sulle soglie basse e intermedie di precipitazione, mentre la performance su soglie elevate è solo marginalmente migliore rispetto al benchmark in quanto fortemente condizionata dalla risoluzione delle osservazioni disponibili. 

«La qualità delle osservazioni è un punto cruciale: senza dati ad alta risoluzione e in formati adatti al machine learning, il potenziale dell’AI rimane limitato», sottolinea Monaco.

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dal lavoro è il potenziale dei centri nazionali nella modellazione su area limitata. I grandi modelli AI globali avanzano rapidamente, ma il loro livello di dettaglio non è ancora sufficiente per molte applicazioni operative. In questo scenario, realtà come Fondazione CIMA possiedono due asset cruciali: dati ad alta risoluzione, spesso non disponibili ai grandi centri internazionali; competenze scientifiche maturate nella modellazione meteorologica locale. «Abbiamo un patrimonio di dati unico e la possibilità di costruire modelli AI interpretabili e affidabili. È uno spazio in cui possiamo davvero dare un contributo concreto alla meteorologia del futuro», afferma Monaco.

Questo lavoro, frutto del dottorato di Monaco al Politecnico di Torino e finanziato da ARPA Piemonte, rappresenta un passo importante nello sviluppo di strategie di post-processing AI-based. «Non dobbiamo avere paura delle grandi sfide: l’AI non è una scorciatoia, ma uno strumento che può ampliare ciò che già sappiamo fare», conclude il ricercatore.

Fonte: Garantitaly.it, da Cima Fondazione

Nuova giunta regionale: chi sono Dario Bond, assessore all’Agricoltura ed Elisa Venturini, assessore all’Ambiente

A dicembre 2025 si è insediata a Venezia la nuova Giunta regionale guidata dal presidente Alberto Stefani. Tra gli assessori di nuova nomina, evidenziamo coloro che seguiranno le tematiche da noi trattate, agricoltura (Dario Bond) e ambiente (Elisa Venturini).

Dario Bond è nato nel 1961 a Feltre, in provincia di Belluno. Laureato in Scienze agrarie, erborista, è stato consigliere comunale a Feltre dal 1989 al 1993 e presidente del Consiglio comunale. Poi consigliere regionale per due mandati e deputato alla Camera eletto nel 2018. Oltre all’agricoltura, Bond ha le deleghe Foresta, Montagna, Caccia e Pesca.

Elisa Venturini è nata nel 1979 a Piove di Sacco (Padova). Laureata in Giurisprudenza, è stata sindaco di Casalserugo dal 2008 al 2018, già Consigliere Delegato della Provincia di Padova e vicepresidente Anci Veneto, consigliere regionale nel 2023. Oltre all’Ambiente, ha assunto le deleghe Clima e Protezione Civile.

La cucina italiana Patrimonio Unesco

La cucina italiana entra a pieno titolo tra i patrimoni immateriali dell’umanità, confermando che il cibo non è solo nutrimento, ma anche cultura, storia e futuro. Un riconoscimento che celebra la capacità dell’Italia di trasformare la tavola in un luogo di incontro, dialogo e condivisione universale.  L’onore è stato ufficialmente ricevuto con l’iscrizione nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO, diventando la prima tradizione gastronomica al mondo riconosciuta nella sua interezza.

La decisione è stata presa all’unanimità dal Comitato intergovernativo dell’UNESCO, riunitosi a New Delhi, in India. Secondo la motivazione, la cucina italiana rappresenta una “miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie”, un linguaggio universale capace di esprimere amore, cura di sé e degli altri, e di riscoprire radici culturali profonde. È, al tempo stesso, un ponte che permette alle comunità di condividere la propria storia e di raccontare il mondo che le circonda.

La candidatura è stata promossa dal Collegio Culinario Associazione culturale per l’enogastronomia italiana, in collaborazione con Casa Artusi, l’Accademia della Cucina Italiana e la rivista La Cucina Italiana. L’obiettivo è stato di valorizzare i principi che da sempre caratterizzano la tradizione gastronomica italiana, come il contrasto allo spreco alimentare e la riduzione del consumo di risorse, rendendo la cucina un modello di sostenibilità e responsabilità ambientale.

Con questo nuovo riconoscimento, l’Italia porta a 19 gli elementi iscritti nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale, cui si aggiunge un elemento nel Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia. A livello globale, l’UNESCO ha riconosciuto finora 788 elementi in 150 Paesi, confermando la straordinaria ricchezza delle tradizioni culturali che compongono il mosaico dell’umanità.

La cucina italiana è considerata inclusiva, capace di superare barriere culturali e generazionali. Non è soltanto un insieme di ricette, ma un vero e proprio modo di vivere, che unisce convivialità, creatività e rispetto per la natura. Il riconoscimento dell’UNESCO è anche un tributo al saper fare delle imprese agro-alimentari italiane, ambasciatrici nel mondo non solo del cibo, ma della cultura e della società italiana.

(Fonte: Garantitaly.it)

Sconfiggere la fame nell’Africa subsahariana: l’Unione europea deve focalizzare il proprio impegno sui Paesi più bisognosi

L’Unione europea ha stanziato miliardi per combattere la fame e la malnutrizione nell’Africa subsahariana, ma una nuova relazione della Corte dei conti europea svela che molti aiuti non sono andati ai più bisognosi e che si stenta a produrre risultati duraturi.

Sconfiggere la fame è una componente fondamentale degli obiettivi di sviluppo sostenibile promossi dalle Nazioni Unite ed è una missione che l’Unione europea si è impegnata a sostenere. L’UE svolge un ruolo di primo piano nella risposta mondiale, appoggiando l’assistenza alimentare, la nutrizione, la sicurezza alimentare e lo sviluppo di sistemi alimentari sostenibili. A tal fine, ha messo a disposizione ingenti finanziamenti: tra il 2014 e il 2020 ha firmato contratti per un valore di 17 miliardi di euro riguardanti iniziative di mitigazione della fame in tutto il mondo, a cui sono seguiti altri 6,2 miliardi di euro tra il 2021 e il 2024. Quasi metà di questi finanziamenti (oltre 11 miliardi di euro) erano destinati all’Africa subsahariana.

Un simile impegno finanziario ha fatto dell’UE uno dei maggiori donatori al mondo nella lotta contro la fame, contribuendo a mobilitare le risposte internazionali e a offrire una rete di sicurezza per milioni di persone in condizioni di insicurezza alimentare. Nel 2024, 295 milioni di persone di 53 Paesi diversi in tutto il mondo hanno dovuto far fronte a livelli elevati di insicurezza alimentare acuta: rispetto al 2023 necessitavano di assistenza urgente 13,7 milioni di persone in più. Anche la malnutrizione acuta tra le donne e i bambini è peggiorata, con oltre 37,7 milioni di minori di 5 anni gravemente malnutriti. Lo stesso vale per gran parte dei Paesi dell’Africa subsahariana, dove la situazione non mostra un miglioramento significativo nel tempo: come hanno potuto constatare gli auditor, qui persistono insicurezza alimentare, malnutrizione e altri problemi di fondo.

“Se i progressi continuano al ritmo attuale, nel 2030 ancora milioni di persone soffriranno di denutrizione, ancora milioni di bambini saranno vittime della malnutrizione nelle sue diverse forme e l’obiettivo di “Sconfiggere la fame” resterà ben lungi dall’essere raggiunto”, ha dichiarato Bettina Jakobsen, il Membro della Corte responsabile dell’audit. “Gli aiuti dell’UE all’Africa subsahariana devono essere meglio focalizzati sulle regioni più in difficoltà e devono tenere in maggiore considerazione le condizioni locali”.

Dall’audit è emerso che la Commissione non disponeva di una metodologia chiara e documentata per dare priorità alle regioni e alle comunità più bisognose, il che ha limitato l’efficacia degli interventi. L’impatto a lungo termine del sostegno dell’UE ha risentito anche di carenze nell’impostazione dei progetti, di un monitoraggio insufficiente e di difficoltà nell’affrontare le cause profonde dell’insicurezza alimentare. Benché le azioni dell’UE siano allineate alle politiche dei Paesi partner e abbiano favorito alcuni progressi, gli sforzi per ridurre la malnutrizione e l’insicurezza alimentare continuano a scontrarsi con grandi sfide come i cambiamenti climatici, i conflitti e l’instabilità economica. Questi fattori esterni, che vanno ben oltre la portata della sola azione dell’UE, rimangono ostacoli importanti per progressi duraturi.

La Corte invita la Commissione a rafforzare l’approccio alla lotta contro la fame e l’insicurezza alimentare indirizzando il sostegno con maggiore efficacia e applicando chiari criteri di attribuzione delle priorità. Raccomanda inoltre di migliorare l’impostazione dei progetti, rafforzare la connessione tra azione umanitaria, sviluppo e pace, potenziare il monitoraggio e la rendicontazione, nonché accrescere la sostenibilità dei progetti per assicurare un impatto duraturo.

Informazioni sul contesto

La fame resta una delle sfide globali più urgenti, che riguarda centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. I conflitti, i cambiamenti climatici e le crisi economiche continuano ad acuire l’insicurezza alimentare, in particolare nell’Africa subsahariana, dove le comunità vulnerabili ne risentono maggiormente. Gli auditor della Corte hanno valutato i progetti finanziati dall’UE in Etiopia, Kenya e Zambia, hanno condotto esami documentali per Ciad, Niger e Sud Sudan, nonché hanno incontrato i portatori di interessi coinvolti. Hanno inoltre analizzato documenti riguardanti l’intera Africa subsahariana. Sono passati più di dieci anni dall’ultimo audit condotto in questo ambito, sfociato nella relazione speciale 01/2012 “Efficacia degli aiuti allo sviluppo forniti dall’Unione europea per la sicurezza alimentare nell’Africa subsahariana”. Questo nuovo audit cade al momento opportuno per valutare i progressi compiuti da allora e dare indicazioni per guidare le azioni future dell’UE. Contribuirà inoltre alla pianificazione del prossimo quadro finanziario pluriennale, affinché gli sforzi europei rimangano efficaci e consoni all’evolvere del panorama umanitario.

Fonte: servizio stampa Corte dei conti Europea

30 gennaio, al Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Padova) corso di formazione giornalisti Org Veneto in collaborazione con Argav sulla gestione sostenibile dell’acqua per produrre cibo

Venerdì 30 gennaio p.v., dalle 18.30 alle 20.30, al Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Padova) si svolgerà il corso di formazione giornalisti Org Veneto in collaborazione con Argav “La gestione sostenibile dell’acqua per produrre cibo: innovazione, ricerca e criticità. Nuovi linguaggi per raccontare il fabbisogno idrico in agricoltura” (2 crediti, iscrizione piattaforma Formazione giornalisti).

Programma

Grazie a ricerca ed innovazione, l’agricoltura ha fortemente ridotto il fabbisogno idrico; contestualmente la crisi climatica ha ampliato la gamma di colture bisognose di irrigazione. Quali sono gli strumenti per ottimizzare l’uso dell’acqua nei campi? Quali i valori ecosistemici, garantiti dalla distribuzione irrigua in una logica di circolarità? Quali gli errori giornalistici più comuni nell’affrontare le tematiche idriche? Ne parleranno: Fabrizio Stelluto, presidente Argav, responsabile comunicazione ANBI (Associazione nazionale consorzi gestione e tutela territorio e acque irrigue), che farà l’inquadramento della comunicazione idrica;  Raffaella Zucaro (Consorzio C.E.R.), che introdurrà il tema “Il confronto europeo sul futuro dell’acqua, cosa rischiamo”; Francesco Cavazza, ricervatore e divulgatore “Acqua Campus” – Consorzio C.E.R, il cui intervento previsto riguarda “Gli orizzonti della ricerca di un’eccellenza internazionale”; Filippo Moretto (Centro studi Anbi Veneto), che spiegherà cosa sono i servizi ecosistemici; Pablo Augustin Yaciuk (ricercatore al CNR -Consiglio nazionale delle ricerche), che parlerà de “Il progetto transfrontaliero Swamrisk”. Coordina Mauro Gambin, direttore “Con i piedi per terra”, giornalista Argav

Origine dei prodotti agroalimentari, Coldiretti Veneto scrive ai capigruppo regionali affinché operino per dare ancora più garanzie ai consumatori

Coldiretti Veneto ha inviato a tutti i capigruppo della nuova legislatura regionale una proposta di mozione per chiedere la modifica della disciplina sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari, con l’obiettivo di rafforzare la tutela del Made in Italy e garantire trasparenza ai consumatori. In particolare, l’organizzazione agricola chiede di escludere i prodotti agricoli e alimentari dall’ambito di applicazione del codice doganale, prevedendo come unico criterio per l’individuazione dell’origine del cibo l’indicazione del luogo di provenienza delle materie prime.“ L’obiettivo è chiaro: garantire trasparenza, corretta informazione ai consumatori e una reale tutela del nostro patrimonio agroalimentare”, afferma Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto (nella foto in alto).

Da sempre Coldiretti è in prima linea nella battaglia contro l’inganno sull’origine dei prodotti, una pratica che danneggia gravemente gli agricoltori, l’intero sistema agroalimentare e i cittadini. Un impegno che ha portato, negli ultimi 25 anni, a risultati fondamentali come l’introduzione dell’etichettatura obbligatoria dell’origine per numerose filiere, grazie a una costante azione di mobilitazione a livello locale, nazionale ed europeo. “La difesa dell’origine dei prodotti non è una battaglia di categoria, ma una questione di trasparenza e di giustizia  – aggiunge Salvan -, i consumatori hanno il diritto di sapere cosa mettono in tavola e gli agricoltori il diritto di non subire concorrenza sleale”.

Nel mirino di Coldiretti c’è in particolare la vigente disciplina doganale contenuta nel regolamento (UE) n. 952/2013, che stabilisce l’origine di un prodotto in base al Paese dell’ultima lavorazione o trasformazione sostanziale (cosiddetta origine non preferenziale). Un criterio che, applicato ai prodotti agroalimentari genera effetti distorsivi ed ambiguità.
“Questa norma consente di attribuire un’origine “Made in Italy” a prodotti che in realtà provengono dall’estero e arrivano nel nostro Paese solo per un’ultima fase di trasformazione – spiega Salvan –. Un esempio emblematico è quello del concentrato di pomodoro importato che viene lavorato in Italia al solo scopo di ottenere un’etichetta italiana pur partendo da materie prime di provenienza e qualità ben diverse”.

La battaglia contro l’inganno sull’origine rappresenta, per Coldiretti, il cuore della difesa del Made in Italy. Un impegno che ha portato anche a contrastare i traffici di cibo nei porti e a raccogliere oltre un milione di firme a sostegno di una normativa più equa. “Avere al nostro fianco le istituzioni, dai Comuni alla Regione Veneto, è strategico per dare ulteriore forza politica alla nostra richiesta di modifica della normativa europea – sottolinea Salvan –. Per questo chiediamo il sostegno autorevole del Consiglio regionale del Veneto affinché si faccia promotore di un’azione politica forte nelle sedi competenti”.

Fonte testo e foto: servizio stampa Coldiretti Veneto

Nel Padovano, fino a marzo 2026 mostra fotografica itinerante “Dai Colli all’Adige-sguardi del territorio”

E’ iniziata la mostra fotografica itinerante “Dai Colli all’Adige – sguardi sul territorio”, primo evento pubblico del percorso fotografia di #DaiColliallAdige NEXT, progetto promosso dal GAL Patavino per migliorare la conoscenza, la visibilità e la fruibilità dei servizi culturali e ricreativi presenti nei 43 Comuni dell’area tra i Colli Euganei e l’Adige.

L’iniziativa coinvolge associazioni, enti e gruppi informali attivi nella cultura locale e nei linguaggi della fotografia, della musica e del teatro, con l’obiettivo di favorire nuove connessioni, valorizzare le realtà che operano sul territorio e promuovere la partecipazione delle comunità.

All’interno di questo percorso, la sezione dedicata alla fotografia ha lavorato sul tema del paesaggio contemporaneo, indicato dalla fotografa Silvia Camporesi, che ha guidato il laboratorio informativo con i partecipanti. L’attenzione è stata rivolta ai segni, alle tracce e agli elementi che caratterizzano il territorio del GAL Patavino, invitando a leggere il paesaggio non come semplice veduta, ma come intreccio di identità, storia e relazione con i luoghi.

Da questo lavoro nasce una selezione di 60 immagini, raccolte in una mostra itinerante che attraverserà tre luoghi significativi dell’area. Ogni tappa è un’occasione per conoscere più da vicino le realtà culturali e ricreative coinvolte nel progetto e per restituire alla comunità gli sguardi emersi dal laboratorio.

Bagnoli di Sopra (Padova), fino al 18 gennaio 2026 – Palazzetto Widmann, piazza Martiri d’Ungheria 1, orari di visita: lunedì – sabato 9:30–12:30 / 14:30–17:30, domenica 10:00–12:00 / 15:30–18:30

Montagnana (Padova), dal 24 gennaio al 7 febbraio 2026 – IIS Jacopo da Montagnana, via Luppia Alberi 5, orari di visita: martedì – venerdì 15:00–18:00

Torreglia (Padova), dal 14 febbraio al 1 marzo 2026 – Barchessa di Villa dei Vescovi (FAI), via dei Vescovi 4, orari di visita: sabato e domenica 10:00–18:00

Fonte: servizio stampa Gal Patavino

Al via la 7a edizione del premio “La Ghiandaia-custodi degli alberi”, candidature entro il 25 gennaio 2026

Veneto Agricoltura e Fondazione Alberitalia ETS indicono, per il 2025, la settima edizione del premio “La Ghiandaia – custodi degli alberi”, precedentemente noto come premio “Jean Giono – l’uomo che piantava gli alberi”.

Nonostante il nuovo nome, le finalità del riconoscimento sono rimaste le medesime: premiare persone che si siano contraddistinte per la promozione, la realizzazione e la gestione di alberi e arbusti in Italia o all’estero, fornendo ulteriore impulso alla promozione della cultura forestale produttiva e naturalistico-ambientale e della gestione sostenibile delle foreste. Il premio verrà assegnato il 6 marzo 2026, ma le candidature per la partecipazione dovranno pervenire entro il 25 gennaio a questo link

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

Trasporto pubblico e qualità dell’aria. Torna il bando regionale per gli abbonamenti agevolati rivolto a chi sceglie la mobilità sostenibile

Torna anche per il 2026 il sostegno della Regione del Veneto a chi sceglie la mobilità sostenibile. Si tratta di una misura che si inserisce nelle linee d’azione previste dal Piano regionale di tutela e risanamento dell’atmosfera (Prtra), che individua nel potenziamento del trasporto pubblico uno dei pilastri fondamentali per l’abbattimento delle emissioni inquinanti nei nostri centri urbani.

Ad annunciare l’apertura del bando per l’acquisto di abbonamenti annuali al trasporto pubblico locale (autobus, tram e treni regionali) è l’assessore regionale all’Ambiente, Elisa Venturini, che afferma: “Per il provvedimento la Regione stanzia 5 milioni di euro, puntando a ridurre sensibilmente il traffico veicolare privato e, di conseguenza, lo smog”.

Dettagli del bando e modalità di presentazione

Dalle ore 10:00 di lunedì 12 gennaio, i cittadini maggiorenni residenti in Veneto, proprietari di autoveicoli o motoveicoli, potranno richiedere il contributo tramite voucher. Il valore del bonus è di 200 euro (ridotto a 160 euro per chi ne ha già usufruito nella scorsa edizione). Le domande dovranno essere inviate esclusivamente tramite la piattaforma informatica regionale entro le ore 12:00 del 31 agosto 2026. Il provvedimento è stato formalizzato con il Decreto del direttore della Direzione Ambiente e Transizione Ecologica n. 444 del 24 dicembre 2025 (pubblicato nel BURV n. 172 del 30/12/2025), che contiene l’elenco degli abbonamenti ammessi e il calendario di attivazione differenziato per azienda di trasporto. La gestione operativa è affidata a Veneto Innovazione S.p.A. Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina: https://www.regione.veneto.it/web/ambiente-e-territorio/bando-tpl-2026

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

Vella (Oms): “E’ urgente prepararsi a molte altre imminenti pandemie, anche peggiori del Covid-19”

(di Riccardo Panigada, giornalista scientifico e consigliere Argav) “Attenzione: la pandemia di COVID-19, per quanto catastrofica, non può essere considerata un evento isolato. Dobbiamo prepararci a un COVID-19 endemico e al rischio già attuale di pandemie più frequenti e gravi” ha avvertito il professor Stefano Vella, personalità eminente sul panorama delle scienze mediche a livello internazionale, componente del Comitato consultivo tecnico del “Pandemic Fund” dell’Oms, in occasione del corso di aggiornamento per giornalisti organizzato in occasione dell’assemblea annuale dell’Ugis (Unione Giornalisti Italiani Scientifici).

“Vaccinare la maggior parte della popolazione in tutti i Paesi è oggi la priorità più urgente della comunità internazionale. Prevenire future pandemie è anche una corsa contro il tempo e deve essere un obbligo fondamentale della governance nazionale e globale. Bisogna garantire che il mondo sia meglio equipaggiato per individuare, prevenire e contrastare un’altra grave epidemia. Potrebbe essere peggiore del COVID-19″ ha proseguito Vella.

Sarebbe meglio dargli retta, visto che poco prima dell’esplosione del COVID-19 aveva pubblicato un articolo in cui prevedeva che qualche nuovo virus sarebbe presto passato dagli animali all’uomo, venendo trasportato in giro per tutto il mondo a causa della globalizzazione, e in cui spiegava dettagliatamente i motivi per cui, ciò che poi è veramente accaduto, sarebbe successo. Data la fatalità per cui il Covid-19 è arrivato proprio l’anno successivo alla pubblicazione di tale articolo, continua a indurre alcuni giornalisti carenti di una pur sommaria cultura scientifica, e che troppo spesso vengono ancora inviati a intervistare i ricercatori, a pretendere che il professor Vella possa pronosticare con precisione quando ci sarà una prossima pandemia… ma invece di cercare fatidicamente di rispondere a insensate esigenze dei propri lettori, bisognerebbe che i giornalisti sapessero investirsi del ruolo di promotori della lettura con senso critico della realtà.

Oggi le cause che hanno permesso quella del Covid19 non sono cambiate, per cui un nuovo evento analogo potrebbe esserci con altissima probabilità anche domani, anche se ovviamente è una cosa sciocca pretendere che si possa prevedere il momento specifico e in quale parte del mondo avverrà uno spillover, mentre ciò che si sa con precisione è che i tempi sono molto stretti, e bisogna prepararsi con la massima urgenza con tutti gli strumenti che si hanno a disposizione per prevenire e limitare gli eventuali danni. Vediamo perché.

Solo in Italia si contano 35 diverse specie di pipistrelli delle oltre 1400 diffuse nel mondo. Sono mammiferi fondamentali per il controllo degli insetti e l’impollinazione, quindi assolutamente necessari come tutti gli altri esseri viventi della Terra che contribuiscono all’equilibrio della biosfera (a condizione che l’ambiente sia rispettato). Non bisognerà quindi prendersela con questi simpatici e unici mammiferi volatili notturni, se, come diversi altri animali, possono essere serbatoi di molti virus pericolosi per l’uomo. Infatti i chirotteri possono essere portatori di molti virus senza ammalarsi, in quanto il loro sistema immunitario è altamente specializzato e tiene sotto controllo anche i virus più pericolosi. Alcune delle malattie trasmesse dai pipistrelli più note sono quelle sostenute dai virus: Virus Nipah, Ebola, Marburg, SARS, MERS, COVID-19 (sospetta origine: pipistrello attraverso ospiti intermedi)

Ma i ricercatori hanno identificato altri 20 nuovi virus presenti nelle popolazioni di pipistrelli che mostrano un’alta probabilità di infettare l’uomo. Questi virus, simili ad altri virus noti che hanno causato epidemie passate, possono: legarsi alle cellule umane aumentando il rischio di infezione, e mostrare la capacità di mutare e adattarsi rapidamente. Il rischio di eventi di salto di specie virale, in cui i virus si evolvono e si diffondono a nuovi ospiti, è elevato. Tali caratteristiche rendono i virus dei pipistrelli una seria minaccia per future infezioni emergenti. Molti di questi virus dei pipistrelli causano infezioni asintomatiche negli animali. Ciò significa che possono circolare silenziosamente finché non trovano un ospite umano. Quando il virus si adatta all’uomo, i sintomi spesso compaiono tardivamente, rendendo difficile la diagnosi precoce. Pertanto l’unica arma efficace contro le epidemie virali è la prevenzione, da intendersi come priorità globale. Bisogna infatti monitorare le malattie animali attraverso la sorveglianza e la ricerca sulla fauna selvatica, al fine di individuare le minacce prima che si trasformino in emergenze sanitarie.

Quando tutto il mondo era stato avvertito del rischio d’insorgenza della pandemia COVID-19, molte nazioni non erano preparate ad affrontare rischi pandemici, per non aver imparato nulla dal passato: hanno adottato un comportamento “wait and see” (aspettiamo a vedere cosa succede) – invece che il necessario approccio di contenimento strategico aggressivo -, anche svalutando il ruolo degli scienziati nella loro fondamentale funzione di orientare la presa di decisioni. Bisogna invece essere sempre preparati al peggio.

Altri virus che provocano zoonosi nell’uomo sono il vaiolo della scimmia, che in giro per il mondo provoca centinaia di vittime; il West Nile, scoperto presso le sorgenti ugandesi del Nilo nel 1937, veicolato da un tipo specifico di zanzara, che, a causa del riscaldamento globale, sopravvive bene anche nel sud dell’Europa; il Marburg, terribile virus delle scimmie verdi al quale si devono dal ’75 14 epidemie che si sono diffuse a partire dagli stabularisti che le accudivano; e il virus influenzale, che ha una capacità di mutazione incredibile, e che oggi ha prodotto il nuovo ceppo H5N1, il quale sta devastando le galline in Nord America (causa della penuria locale di uova) e ammazza i bovini in Texas. “All’H5N1 manca un attimo per lo spillover all’uomo: in vitro si è visto che basterebbe cambiare un gene perché possa riuscire a infettare le vie respiratorie umane… ricordo che in una sua celebre conferenza, Bill Gates potrebbe aver dato correttamente l’idea circa la pericolosità dei virus influenzali, quando, dopo aver mostrato una prima slide che illustrava gli effetti della bomba atomica, è passato alla seconda, nella quale compariva appunto un virus influenzale, pronosticando che quello, e non la bomba avrebbe illustrato la più probabile fine dell’umanità” ha rilevato Stefano Vella.

Oggi ci sono ben 600.000 virus animali che vengono studiati, sequenziando il genoma virale mediante apparecchiature biotecnologiche specializzate per la produzione di vaccini a Rna. “I driver maggiormente rilevanti per lo spillover animale-uomo e lo scatenarsi di una pandemia sono le migrazioni animali, i viaggi per il mondo delle persone, gli allevamenti intensivi, e l’urbanizzazione che induce un’alta promiscuità tra le persone. In un certo senso lo può dimostrare “per contrario” il caso del coronavirus Mers (Middle East Respiratory Syndrome) comparso e scomparso rapidamente perché trasmesso dai cammelli che abitano quasi esclusivamente i deserti…”.

Ma non è poi certo da sottovalutare l’effetto prodotto dalla deforestazione, che induce gli animali selvatici ad abbandonare i loro habitat naturali per avvicinarsi alle aree antropizzate, e la carenza dei sistemi sanitari di molti paesi a basso reddito. “Bisognerebbe pertanto identificare i rischi di malattie zoonotiche, analizzando le caratteristiche delle diverse zone geografiche mediante un sistema di sorveglianza globale (da implementare al più presto), in modo che non si possa più verificare quel disorientamento iniziale dei clinici avvenuto con la comparsa del COVID-19: soluzioni efficaci possono essere poste in atto solo mediante attività di Enviromental Science e con il supporto del Pandemic Found nel cui comitato tecnico monitoriamo e finanziamo i progetti dei paesi (a medio e basso reddito) maggiormente significativi per la prevenzione delle pandemie, promuovendo la costituzione di community anche locali, anche al fine di rendere autonomi tali i paesi per la produzione di vaccini.

La categorizzazione per la scelta dei Paesi da includere risponde a motivazioni strutturali ed economiche, alla vicinanza all’Africa, alla potenziale vulnerabilità dei sistemi sanitari locali, all’attenzione per le zone in cui sono in atto conflitti armati. A una seria azione di prevenzione, basata sulle attività a carattere scientifico dell’Oms non è possibile sottrarsi, anche qualora si volesse agire solo in ossequio alla logica del profitto economico, che attualmente viene così vivacemente perpetrata e promossa a livello globale dal governo USA: basti ricordare quale disastro economico sia stato prodotto dalla pandemia del Covid19, che ha fatto crollare il Pil di tutti gli stati del mondo”. “Per affrontare le emergenze ci vuole un lavoro di “intelligence“, bisogna mettere insieme virologi, infettivologi, epidemiologi, ed esperti di sanità pubblica. Così come bisogna usare bene i vaccini e crearne di nuovi. Per il vaiolo il giovane Jenner inventò il vaccino nel 1798: la malattia è stata eradicata nel 1977… ci sono voluti 200 anni, speriamo oggi di fare più in fretta” ha concluso Vella.