• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Il Consorzio Trentino di Bonifica illumina di tricolore le idrovore di Nave San Rocco e Mattarello. L’iniziativa è proposta in tutta Italia dall’Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi)

Da ieri sera (12 marzo 2026) e per alcune notti, i principali impianti idraulici lungo tutta la Penisola si illumineranno con le luci del tricolore. A promuovere l’iniziativa è stata l’ANBI – l’Associazione Nazionale dei Consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue – attraverso l’azione locale dei Consorzi di bonifica ed irrigazione. L’obiettivo è quello di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sul ruolo della risorsa idrica per l’ambiente e l’economia e rilanciare la funzione della bonifica e delle infrastrutture idrauliche per la sicurezza del territorio e il rilancio del settore primario.

Per il Consorzio Trentino di Bonifica, l’ente che si occupa di irrigazione, sicurezza idraulica e tutela ambientale in ventiquattro Comuni della Provincia autonoma di Trento, l’iniziativa prevede l’illuminazione di due impianti simbolo del sistema di bonifica provinciale: l’idrovora di Mattarello, a sud della città di Trento, e la storica idrovora di Nave San Rocco (nella foto in alto), a nord del capoluogo, nei pressi della confluenza tra il fiume Adige e il torrente Noce. Si tratta di due opere idrauliche che, assieme a numerose altre, svolgono un ruolo strategico nella protezione del territorio provinciale, sollevando e smaltendo le acque di bonifica e prevenendo allagamenti. Entrambi gli impianti tutelano aree agricole, infrastrutture e insediamenti, garantendo sicurezza e continuità produttiva anche di fronte a eventi meteorologici estremi.

«Con questo gesto – ha detto il presidente del Consorzio Trentino di Bonifica Luigi Stefani – vogliamo ribadire l’importanza di una strategia nazionale e provinciale per la gestione delle risorse idriche. In particolare riteniamo necessario un modello di previsione relativo ai fabbisogni idrici legati ai cambiamenti climatici e un piano di azione complessivo che comprenda le esigenze relative a tutti i comparti produttivi, al fabbisogno pubblico e alla protezione civile”.«Anticipiamo in questo modo – ha aggiunto Michele Bernabè, direttore del CTB – la data del 22 marzo, Giornata mondiale dell’acqua, che vorremmo diventasse un’occasione concreta di assunzione di responsabilità e di programmazione strutturale degli investimenti necessari ad aumentare la resilienza delle comunità di fronte alla crisi climatica».

Il Consorzio Trentino di Bonifica, attraverso la gestione di 29 impianti idrovori e la manutenzione di 180 chilometri di fosse e canali, garantisce l’efficienza del settore agricolo e la sicurezza di un territorio che spazia, lungo la valle dell’Adige, da Roverè della Luna a Borgo Sacco. Fra le attività portate avanti negli ultimi anni, il CTB annovera numerosi progetti relativi alla razionalizzazione idrica, all’irrigazione di precisione e alla protezione dell’ambiente.

La giornata dedicata alle “Idrovore Tricolori” è stata pertanto anche l’occasione per ricordare le numerose realizzazioni in corso: razionalizzazione di nuovi impianti di irrigazione in valle dell’Adige. Sono stati avviati in queste settimane i lavori che contribuiranno alla razionalizzazione dell’utilizzo della risorsa idrica in agricoltura, articolati in quattro distinti lotti in valle dell’Adige (Pressano, Ischiello di Lavis, Mattarello e Chizzola) che interessano la copertura di oltre 340 ettari di appezzamenti agricoli di pregio. Gli interventi prevedono la realizzazione di moderni impianti irrigui a goccia, gestiti tramite l’utilizzo di sonde per individuare l’esatta umidità del terreno al fine di distribuire acqua “dove serve e quando serve”.Il progetto è finanziato dal MASAF, Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, per un importo di circa 10.900.000 euro. L’intervento copre l’intero costo delle opere e rappresenta un esempio concreto di innovazione tecnologica al servizio dell’efficienza del sistema agricolo e della sostenibilità economica e ambientale. Progetto strategico PNRR per l’irrigazione di precisione in Val di Gresta. È in fase di ultimazione il progetto strategico PNRR per la Val di Gresta che verrà avviato già nel corso della stagione irrigua 2026. Si tratta di un intervento da 11,2 milioni di euro in un territorio a forte vocazione agricola e biologica in particolare, con l’obiettivo di fronteggiare la crescente scarsità idrica legata ai cambiamenti climatici.Il progetto consentirà di irrigare con metodi di precisione ulteriori 300 ettari di territorio e prevede la realizzazione di un sistema diffuso di bacini e serbatoi per un volume complessivo superiore a 55.000 metri cubi, destinato a garantire, oltre all’irrigazione, anche l’approvvigionamento potabile alla rete comunale e ulteriori riserve per funzioni di protezione civile e antincendio. L’intervento si caratterizza per l’utilizzo di fonti idriche già disponibili, senza incremento della pressione derivatoria per la messa in rete delle diverse fonti di approvvigionamento e per un’impostazione progettuale attenta a ridurre al minimo l’impatto sui suoli agricoli in coerenza con la vocazione biologica della valle. Nuovi impianti di irrigazione a nord di Trento. Sono già in funzione i nuovi impianti irrigui realizzati dal CTB nelle aree a nord di Trento che spaziano da Mezzocorona a Grumo-San Michele e da Lavis a Nave San Rocco e Zambana. La superficie coinvolta è di oltre 650 ettari interamente coperti con impianti tecnologici avanzati e sonde per verificare l’effettivo bisogno idrico delle piante. L’investimento, pari a 11 milioni di euro, è stato interamente finanziato con fondi del MIPAF attraverso il Piano di Sviluppo Rurale Nazionale. Impianto autolavaggio di mezzi agricoli Mezzocorona. Nel corso del 2023 il Consorzio ha realizzato un impianto di autolavaggio dei mezzi agricoli nel territorio di Mezzocorona. Si tratta di un vero e proprio prototipo di impianto a circuito chiuso con depurazione dell’intero ciclo di lavaggio al servizio di oltre 150 utenti che coprono un territorio di circa 1.000 ettari di campagne. L’investimento è stato di 550.000 euro con un finanziamento di 200.000 euro messi a disposizione dal GAL (Gruppo di Azione Locale) su fondi del PSR (Piano Sviluppo Rurale). Impianto autolavaggio mezzi agricoli Lavis. Un impianto simile è stato inaugurato a Lavis circa un anno fa per coprire le esigenze di circa un centinaio di utenti operativi in un’area di 1.000 ettari. L’opera, inaugurata nel marzo del 2025, ha previsto un costo di 350.000 euro con un finanziamento di 200.000 euro messi a disposizione del GAL su fondi PSR. Lungo l’intera asta dell’Adige sono previsti altri impianti di questo tipo per ottemperare alle necessità ambientali e di servizio alle imprese agricole. Manutenzioni e presidio costante del territorio. Ogni anno l’ufficio tecnico consortile, coordinato dalla direzione dell’ing. Michele Bernabè e in sinergia con il Servizio Bacini Montani della Provincia autonoma di Trento, aggiorna la programmazione delle manutenzioni straordinarie delle opere idrauliche di bonifica – idrovore, stazioni di pompaggio, paratoie di regolazione, argini di canali e fosse di bonifica – per mantenerle in piena efficienza.Questi interventi, finanziati dalla Provincia autonoma di Trento per un importo medio di circa 500.000 euro annui, rappresentano un investimento costante per garantire la sicurezza idraulica, la tutela ambientale e la capacità del territorio di affrontare con strumenti concreti le sfide poste dai cambiamenti climatici.

Ulteriori prospettive di sviluppo. Accanto a questi interventi, il Consorzio continua in modo costante il lavoro di ascolto delle esigenze dei territori e di sviluppo di nuove progettualità, con l’obiettivo di intercettare fonti di finanziamento nazionali ed europee. In qualità di stazione appaltante qualificata, il CTB cura direttamente le procedure di gara e l’aggiudicazione dei lavori, segue l’esecuzione delle opere e la puntuale rendicontazione delle spese. Un impegno che non si esaurisce con la realizzazione degli interventi: il Consorzio garantisce anche la gestione attenta e oculata delle infrastrutture costruite, assicurandone efficienza, funzionalità e durata nel tempo.

Fonte testo e foto: Consorzio Trentino di Bonifica

Il progetto Fieracavalli-Corte Molon per il reinserimento lavorativo dei detenuti compie 10 anni

In dieci anni, sono 172 le persone detenute nella casa circondariale di Montorio (Verona) che hanno partecipato ai corsi di formazione professionale per tecnico di scuderia. In tutto 53 i diplomi consegnati alla fine del percorso di studio. Sono i numeri del progetto nato nel 2016 dalla collaborazione tra Fieracavalli, Horse Valley ASD- Corte Molon e il carcere di Montorio, con l’obiettivo di rendere il rapporto uomo-cavallo un aiuto concreto per il reinserimento sociale attraverso l’apprendimento di nuove competenze lavorative spendibili nel settore equestre.

Un’iniziativa che ha subito riscosso molto successo tra gli ospiti della struttura di Montorio, tanto da allestire nel carcere una vera e propria piccola scuderia con tre box, per consentire ai detenuti di svolgere sul posto le attività pratiche con i cavalli. Le lezioni, svolte con animali ritirati dalla carriera agonistica, alternano teoria e pratica: gestione della scuderia, etologia del cavallo, alimentazione, tecnica equestre, con contributi portati da figure specializzate quali veterinari, maniscalchi e addestratori.

«Da dieci anni questo progetto dimostra che Fieracavalli non è solo un evento, ma una comunità che si prende cura del territorio – ha spiegato il presidente di Veronafiere Federico Bricolo –. Offrire a persone detenute una formazione qualificante e un mestiere concreto significa restituire dignità, fiducia e una seconda possibilità di costruire un percorso reale di vita che guarda al futuro». «Per i detenuti si tratta di un’occasione vera e propria di trovare un’occupazione una volta usciti dal carcere – ha sottolineato la direttrice del carcere di Montorio Maria Grazia Bregoli –. Molti di loro, infatti, hanno trovato lavoro in diversi centri ippici del territorio». «Il corso non è solo un momento di formazione professionale, ma è anche un grande occasione di condivisione, di relazione con il cavallo come mediatore, anche culturale – ha concluso Linda Fabrello, presidente di Horse Valley –. Molti dei ragazzi detenuti, infatti, hanno ricordi legati al cavallo nella loro vita, nella loro terra di origine: si crea così un luogo comune di relazione basato su memorie positive dell’infanzia e della famiglia».

Oltre alle lezioni e al lavoro con i cavalli all’interno della casa circondariale, i detenuti autorizzati a operare all’esterno del penitenziario grazie ai permessi dell’Articolo 21, svolgono a Corte Molon volontariato nelle scuderie, affiancando lo staff del maneggio nella gestione quotidiana dei cavalli.

Fonte: servizio stampa VeronaFiere

Nella Bassa Valsugana, le scuole “adottano” le riserve naturali del territorio

(di Giancarlo Orsingher, giornalista socio Argav). Cinque aree protette della Valsugana prese in custodia da altrettante scuole. E’ questo in sintesi il contenuto del progetto “Adotta una riserva” proposto a inizio anno scolastico dalla Rete di Riserve del fiume Brenta alle scuole medie della Bassa Valsugana e che ha visto l’adesione di tutti i plessi: la Riserva locale delle Mesole è stata quindi “adottata” dalla scuola di Castel Ivano e le Riserve naturali provinciali di Fontanazzo dalla scuola di Grigno e quella del Laghetto di Sella dalla scuola di Borgo. Nel secondo quadrimestre sarà la volta della Palude di Roncegno per la scuola di Roncegno Terme e della Zona Speciale di Conservazione (ZSC) Torcegno per la scuola media di Telve.

Guidati dagli esperti di Ambios e dai loro insegnanti, i ragazzi delle tre classi coinvolte per ciascuna scuola sono stati dapprima introdotti in classe al tema delle aree protette per poi approfondire con una visita in loco quella presente sul loro territorio. In quest’occasione hanno scattato fotografie e raccolto informazioni e dati sull’ambiente, la flora e la fauna per poi rielaborarli in classe e, con l’aiuto degli esperti, predisporre del materiale utile per comunicare, per raccontare l’area protetta.

Così Guglielmo e Wissam della scuola di Grigno spiegano ad esempio che “quando piove sull’altopiano della Marcesina, l’acqua penetra nella roccia, scende a valle, dove riaffiora dando origine ai corsi di risorgiva. Questi formano un reticolo lineare con acqua limpidissima e sempre fredda, alimentata da neve e pioggia. È l’habitat ideale per il gambero di fiume”. Sul Laghetto di Sella”, Anais e Wijden della scuola media di Borgo ci ricordano che “il laghetto, formatosi per uno sbarramento artificiale, è definito eutrofico perché è ricco di nutrienti. Per questo motivo l’acqua è di colore verde scuro. È inoltre limpida e pulita e ci sono molte alghe e pesci. Può raggiungere una profondità di tre metri”, mentre Giacomo e Matteo della scuola media di Strigno spiegano cos’è il bosco ripariale che si trova a Mesole: “è composto da specie che necessitano di molta umidità, come l’ontano nero, l’ontano bianco, il pioppo nero, il pioppo bianco e i salici. Si tratta di alberi caducifogli”.

Questi sono solo tre esempi dei testi elaborati dai ragazzi, testi che assieme ai disegni naturalistici, alla mappa e a una parte interattiva con piccoli giochi enigmistici, sempre realizzati dagli alunni guidati dagli esperti e dagli insegnanti, sono confluiti nei pieghevoli che, uno per ogni riserva, illustrano l’area protetta in maniera divulgativa. Prodotti in 600 esemplari per ogni riserva i depliant diventano così degli utili strumento per far conoscere e apprezzare al cittadino gli aspetti ambientali delle diverse aree protette della Rete di Riserve del fiume Brenta.

Oltre all’approfondimento del tema naturalistico, il progetto si sta rivelando un’interessante palestra per mettere in pratica un metodo di lavoro che vede i ragazzi delle diverse classi impegnati a raggiungere un obiettivo comune affrontando, in gruppi separati, aspetti diversi di uno stesso argomento che confluiscono poi nel prodotto finale che è la sintesi del lavoro di tutti. Per le prime tre scuole – che hanno visto come referenti le professoresse Michela Sordo, Elena Biasioni, Chiara Segnana e Sara Vallefuoco – il progetto si sta concludendo in queste settimane di febbraio e marzo con gli incontri aperti alla cittadinanza nei quali ragazzi e insegnati presentano le attività svolte e i prodotti realizzati. Come detto le scuole di Roncegno Terme e Telve realizzeranno invece le attività nel corso del secondo quadrimestre, mentre per l’anno scolastico 2026-2027 la proposta della Rete di Riserve sarà estesa alle scuole dell’Alta Valsugana.

Al termine del progetto, grazie al lavoro dei ragazzi, ci saranno quindi a disposizione di residenti e turisti agili guide informative di almeno una decina di aree protette della Valsugana.L’intenzione è che “Adotta una riserva” non rimanga un progetto a se stante ma che diverti un’iniziativa duratura nel tempo con ogni anno un’attività specifiche per ogni scuola nella riserva che hanno “adottato”. I materiali prodotti e una sintesi delle attività è inoltre presente nella sezione “progetti” del sito della Rete di Riserve del fiume B (www.reteriservebrenta.it).

 

Vendemmia 2025, com’è andata: i dati di Veneto Agricoltura

“Il comparto vitivinicolo veneto conferma nel 2025 il proprio ruolo di motore dell’agricoltura regionale e nazionale, mostrando segnali di crescita strutturale sul fronte produttivo, export e valorizzazione delle denominazioni di qualità, pur in un contesto internazionale complesso segnato da tensioni geopolitiche, dazi e mutamenti nei modelli di consumo”. A dirlo è stato l’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond partecipando all’ultimo focus del Trittico Vitivinicolo 2025 dedicato al consuntivo sulla vendemmia 2025, organizzato da Regione e Veneto Agricoltura in collaborazione con AVEPA.

I dati evidenziano nel 2025 un aumento della superficie vitata di circa 1.000 ettari, portando la superficie complessiva a 104.397,61 ettari. Il 75% dei vigneti è coltivato con varietà a bacca bianca, mentre il restante 25% è rappresentato da varietà a bacca nera. A questa superficie si aggiunge un potenziale viticolo di circa 5.000 ettari, derivante da autorizzazioni di reimpianto e di nuovo impianto, che costituisce una leva strategica per lo sviluppo futuro del settore. La varietà principale coltivata rimane la Glera, con circa 41.000 ettari, a conferma della centralità del sistema Prosecco, mentre tra le uve a bacca nera primeggia la Corvina, con 6.887 ettari.

La vendemmia 2025 registra una quantità complessiva di uva raccolta pari a 14.664.310,64 quintali, con un incremento del 6,8% rispetto al 2024. Nel dettaglio sono stati raccolti 11.468.420,05 quintali (+6,0%) di uve DOP, 2.485.186,45 quintali (-0,3%) di uve IGP e poco più di 700.000 quintali di uve varietali. Questo dato conferma la forte vocazione del Veneto verso le produzioni certificate e a maggiore valore aggiunto. Sul fronte dei prezzi, la quotazione media delle uve della vendemmia 2025 si attesta a 0,66 €/kg, con una lieve flessione dello 0,5% rispetto al 2024, in un quadro di sostanziale tenuta del mercato.

Le esportazioni. I dati al terzo trimestre 2025 indicano transiti in uscita per circa 2,16 miliardi di euro, con una crescita annua dello 0,5%. Il Veneto si conferma prima regione esportatrice di vino in Italia, con una quota di circa il 38% su un export nazionale che raggiunge 5,74 miliardi di euro. Il Prosecco cresce del 5% in volume, con una progressione anche in valore e con gli Stati Uniti che continuano a rappresentare un mercato trainante. Positivi anche i dati delle DOP ferme del Veneto, che nei primi nove mesi del 2025 mostrano una lieve crescita in volume a valore stabile sul 2024, rappresentando il 25% dei volumi e il 20% del valore dei vini DOP fermi esportati a livello nazionale.

“I dazi e le tensioni geopolitiche – ha aggiunto Bond – si innestano su un cambiamento strutturale dei consumi che impone al settore di ripensare strategie produttive e commerciali. Per quanto riguarda i dazi Usa, l’impatto appare contenuto e parzialmente ‘spalmato’ su tutta la filiera: gli spumanti resistono storicamente di più rispetto ad altri prodotti, mentre vini come l’Amarone vantano una clientela targettizzata e in grado di spendere. Fondamentale in questo quadro sono i Consorzi di tutela che devono avere lo scopo di proteggere il prodotto non solo dalle contraffazioni e dagli abusi, ma anche e soprattutto nel suo valore e nella sua distribuzione lungo la filiera. Rispetto ai mercati, serve anche una valutazione sulla diversificazione e sulle strategie da adottare: su questo la Regione sta accompagnando i produttori con le risorse per la promozione sui mercati dei paesi terzi”.

Ha concluso il direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner: “Stiamo affrontando la problematica del cambiamento climatico anche nel settore vitivinicolo, mettendo in campo, nel vero senso della parola, molti progetti innovativi, anche all’interno delle aziende pilota e sperimentali dell’Agenzia veneta stessa. L’impegno da parte di Veneto Agricoltura è importante, e sottolineo che siamo a disposizione di tutti per sviluppare qualsiasi idea innovativa nel campo della viticoltura ed enologia, con l’obiettivo di affrontare al meglio il cambiamento climatico”.

Fonte testo e foto: servizio stampa Veneto Agricoltura

Bilancio UE 2028-2034: la Corte dei conti europea si esprime sulla nuova proposta per l’agricoltura

La Corte dei conti europea, istituzione addetta al controllo finanziario dell’UE, ha espresso il proprio parere sui progetti di regolamento che, una volta approvati, disciplineranno l’agricoltura e il settore agroalimentare dell’Unione dal 2028 al 2034. In un parere pubblicato il 9 febbraio scorso, ha fornito al Parlamento europeo e al Consiglio dell’UE il proprio parere di esperto indipendente sulle proposte della Commissione europea relative alla politica agricola comune (PAC) e all’organizzazione comune dei mercati (OCM).

Nel 2025, la Commissione Europea ha presentato un progetto di bilancio dell’UE per il 2028-2034, anche detto quadro finanziario pluriennale (QFP), per un totale di 2 000 miliardi di euro. Con una dotazione finanziaria di circa 865 miliardi di euro, il Fondo europeo costituirebbe la componente preponderante del prossimo QFP. La PAC, che è attualmente il più grande programma di spesa agricola dell’UE, sarebbe finanziata da questo nuovo Fondo unico sulla base di piani nazionali. È la prima volta, dalla creazione della PAC nel 1962, che non verrebbe istituito un fondo specifico per l’agricoltura. La proposta della Commissione segna inoltre un notevole cambiamento strutturale, in quanto elimina il tradizionale sostegno a due pilastri della PAC: uno per gli agricoltori e il settore agroalimentare e l’altro per lo sviluppo rurale.

La Corte osserva che le complicate modalità di programmazione e approvazione, combinate con un’architettura giuridica della PAC più complessa, rischiano di creare incertezza, rendendo i finanziamenti meno prevedibili per i beneficiari e ritardando l’erogazione dei fondi, e potrebbero in ultima analisi compromettere l’obiettivo della semplificazione. A seguito dell’accordo interistituzionale tra i presidenti del Parlamento europeo e della Commissione e la presidenza del Consiglio del novembre 2025, che ha stabilito di trasferire alcune disposizioni dal Fondo europeo al regolamento sulla PAC, la Corte ritiene che i legislatori dell’UE potrebbero trasferire altre disposizioni pertinenti al fine di rendere la politica più completa.

Tuttavia, si potrebbe anche generare una certa incertezza, poiché l’importo complessivo dei finanziamenti della PAC sarebbe noto solo dopo l’adozione dei piani nazionali nell’ambito del Fondo unico. Per i destinatari dei fondi, ciò potrebbe rendere imprevedibile, in fase di pianificazione, l’importo dei finanziamenti che possono attendersi. Inoltre, diverrebbe problematico anche confrontare la spesa per la PAC nell’ambito dell’attuale QFP e la potenziale dotazione nell’ambito del prossimo QFP.

Ulteriore incertezza deriva dalla scarsa chiarezza su quali interventi della PAC dovrebbero essere basati sulle realizzazioni e quali sul raggiungimento di traguardi e obiettivi, con conseguenti possibili incoerenze tra i diversi paesi dell’UE. A tale riguardo, la Corte sottolinea che la rendicontabilità e la tracciabilità dovrebbero essere garantite anche quando gli interventi sono basati su traguardi e obiettivi. In particolare, la tracciabilità dai conti ai beneficiari finali, quali gli agricoltori, è una condizione imprescindibile affinché la Corte dei conti europea possa svolgere il proprio ruolo.

Data la portata delle modifiche proposte e la flessibilità concessa ai paesi dell’UE nella preparazione dei rispettivi piani nazionali, è difficile formulare stime realistiche riguardo all’impatto che le proposte della Commissione potrebbero avere sulle dotazioni di spesa nazionali. Inoltre, la maggiore flessibilità consentita ai paesi dell’UE non dovrebbe mettere a rischio gli obiettivi comuni della PAC, quali un reddito equo per gli agricoltori, la tutela dell’ambiente e l’azione per il clima e la sicurezza alimentare: il nuovo assetto potrebbe creare disparità tra gli agricoltori e incidere negativamente sulla concorrenza leale e sul funzionamento del mercato interno. Per attenuare tale rischio, la Commissione dovrà rafforzare ed esercitare efficacemente il proprio ruolo direttivo.

La Corte ha formulato osservazioni sulla futura impostazione e attuazione della PAC al fine di garantire la sana gestione finanziaria, la rendicontabilità e il valore aggiunto dell’UE. Ha messo in guardia contro diversi rischi derivanti dall’incertezza e dalla scarsa chiarezza e sottolineato la necessità che i finanziamenti dell’UE restino tracciabili.

Fonte: servizio stampa Corte dei conti europea

Vinitaly 2026 sviluppa nuove leve di crescita per il business e investe negli spirits

Vinitaly 2026 sviluppa il proprio ecosistema di business e inaugura il nuovo Xcellent Spirits, un format B2B totalmente rinnovato che debutterà nella 58^ edizione, in programma a Veronafiere dal 12 al 15 aprile. Un progetto strutturale che segna l’ingresso dei distillati all’interno di Vinitaly, con un padiglione interamente dedicato.

Per Gianni Bruno, direttore generale vicario di Veronafiere: “Xcellent Spirits rappresenta l’avvio di un piano strategico pluriennale con cui Vinitaly intende valorizzare il settore, integrandolo stabilmente nella piattaforma fieristica. Un nuovo assetto pensato per svilupparsi nel tempo, in risposta all’evoluzione dei consumi e alla crescente rilevanza internazionale del comparto. Tra le novità anche il nuovo NoLo – Vinitaly Experience che verrà realizzato in collaborazione con Unione italiana vini”.

Realizzato da Veronafiere/Vinitaly in collaborazione con Gang of Spirits, società di professionisti specializzati nel settore, Xcellent Spirits sarà ospitato in un’area esterna esclusiva: una tensostruttura di oltre 1.000 metri quadrati ideata con l’obiettivo di creare connessioni dirette tra produttori, mercato e operatori professionali e per rappresentare l’intera filiera di riferimento.
L’offerta espositiva del padiglione si articola in due aree principali: Spirits, dedicata a distillati, liquori e vini aromatizzati e fortificati e Drinks & Mix, con soft drink, hard seltzer e ready to drink, per raccontare l’evoluzione del consumo contemporaneo e le opportunità per la mixology.

Accanto all’area espositiva, Xcellent Spirits propone un programma di eventi riservato agli operatori. Tra questi, l’Aperitivo all’italiana, con apertura straordinaria del padiglione fino alle 19.30 nelle giornate di lunedì 13 e martedì 14 aprile: due appuntamenti per facilitare e proseguire il networking tra aziende e buyer. Al centro dell’area sarà attivo il Temple Bar, uno spazio centrale gestito a rotazione dai principali bartender dei locali italiani, con preparazioni dal vivo e sessioni di mixology. Ogni giornata sarà caratterizzata da un tema specifico, che guiderà la carta dei drink realizzati con i prodotti degli espositori.

Completano il palinsesto le masterclass internazionali, con quattro sessioni quotidiane dedicate ad approfondimenti tecnici e al confronto con i protagonisti del settore. Gli incontri, guidati da master distiller e ospiti internazionali, offriranno un percorso formativo continuativo per tutta la durata della manifestazione.

Secondo Nomisma, su base doganale, nel 2024 l’export italiano degli spirits ha raggiunto 1,75 miliardi di euro, collocando il nostro Paese al quinto posto tra gli esportatori mondiali, dopo Regno Unito, Francia, Messico e Stati Uniti. Nel periodo 2019-2024 le esportazioni sono cresciute del 41%, una delle performance più elevate tra i primi cinque Paesi esportatori. L’Italia è leader, insieme alla Germania, nel segmento dei liquori, con un valore di 547 milioni di euro e una crescita del 25% nel quinquennio, superiore a quella tedesca (+19%).

Analogamente al vino, il 2025 si prospetta come un anno meno favorevole, con una flessione dell’export del 5% in valore nei primi dieci mesi. La Germania si conferma primo mercato di destinazione (21%), seguita dagli Stati Uniti (12%) e dal Regno Unito (8%). Nello stesso periodo, tra i primi dieci mercati di sbocco, spicca la forte crescita delle esportazioni italiane verso la Polonia (+70%).

Fonte: servizio stampa Veronafiere

A Veronafiere al via Sol Expo, vetrina internazionale dedicata alla filiera dell’olio d’oliva e dell’olivo. Tanti gli appuntamenti in programma fino al 3 marzo al pad. 12

Più di novanta appuntamenti in tre giorni tra attualità, formazione e gusto, in un viaggio che abbraccia l’Italia dell’olio d’oliva da Nord alle isole. SOL Expo taglia oggi il nastro della seconda edizione, in programma a Veronafiere fino a martedì (1-3 marzo 2026, pad. 12), pronta ad accogliere professionisti del settore, ma anche consumatori e foodies. Con 15 regioni produttrici presenti in quartiere e la presenza di 230 aziende da Italia, Slovenia, Spagna e Ungheria, oltre alle principali associazioni di settore, la rassegna rappresenta una vetrina internazionale interamente dedicata all’intera filiera, dall’olivo alla tavola.

In evidenza tra gli appuntamenti dedicati ai temi caldi del settore il convegno previsto nella mattinata di lunedì (2/3, ore 12, Area Talk), dedicato alle “Sfide di mercato per l’olio di oliva in un mondo che cambia”, un excursus sullo scenario globale dal cambiamento climatico ai cambiamenti produttivi e dai consumatori alle dinamiche di prezzo. Partecipano al dialogo Patrizio La Pietra, Abderraouf Laajimi, il direttore della North American Olive Oil Association, Joe Profaci, ed Evita Gandini, head of market insight di Nomisma che presenterà la nuova consumer survey realizzata dalla società di ricerche per SOL Expo. L’analisi sulla congiuntura economica e su scenari futuri e futuribili prosegue nel pomeriggio (2/3, ore 15, Area Talk) con “Dal mercato europeo a quello Mediterraneo fino al Mercosur: i venti che sferzano l’olivo e l’olio di oliva”, il talk che vedrà gli europarlamentari Dario Nardella (Commissione Agricoltura Parlamento europeo) e Stefano Cavedagna (Commissione Mercato Interno Parlamento europeo) confrontarsi con Patrizio La Pietra, Javier Olmedo, direttore della Fundation de Olivar, e Gennaro Sicolo, vicepresidente del Comitato consultivo del Coi.

È previsto invece per l’inizio della seconda giornata il Tavolo Piano Olivicolo Nazionale del Masaf (2/3, ore 9.30, Sala B), a cui seguirà “Quanta voglia di sostenibilità: dalla realtà scientifica alla narrazione per l’olio extravergine di oliva” (2/3, ore 11.30, Area Talk), con il punto di vista del ministro Francesco Lollobrigida, di Abderraouf Laajimi, e di Alessia Zucchi, ad Oleificio Zucchi. Tra gli appuntamenti istituzionali, la Giunta Nazionale di Fiepet Confesercenti, in programma nel primo pomeriggio del lunedì (2/3, ore 14.30, Sala A).

Ricchissimo il calendario delle degustazioni e dei tasting, che spaziano dagli approfondimenti regionali – con sessioni dedicate alle caratteristiche organolettiche delle diverse varietà – al pairing, dalla carne cruda battuta al dolce, dalla maionese all’intramontabile pasta in bianco, passando per proposte più elaborate come il risotto in “sinfonia olio e radicchio” o il “tortello in rosa”. Non mancano le incursioni nella mixoilogy, con le masterclass sui cocktail a base di olio a cura di Ludovico di Clemente e Bartenders Group, ma neanche le occasioni “ricreative”, come lo spettacolo teatrale “Strippaggio? Yes, please” (1/3, ore 15, Area Talk), che vede Samuele Nannoni e Lorenzo Testoni portare in scena i testi di Airo.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

2 marzo 2026, a Veronafiere il corso di formazione giornalisti “Dazi e welfare: nuovi equilibri per il lavoro agricolo”, organizzato da Org Veneto in collaborazione con Fondazione Enpaia e Argav

 

C’è tempo fino a oggi per iscriversi, attraverso il sito http://www.formazionegiornalisti.it,  al corso di formazione “Dazi e Welfare: nuovi equilibri per il lavoro agricolo”, che si terrà lunedì 2 marzo p.v. dalle ore 14 alle ore 18 nella sala B-galleria padiglioni 11-12 di Veronafiere ((ingresso da Re Teodorico), organizzato da Fondazione ENPAIA in collaborazione con Argav.

Programma

Il corso affronta temi come la lotta al caporalato, lavoro sommerso, diritti dei migranti, welfare ovvero modelli di sostenibilità e giustizia sociale e impatto dell’AI nella trasformazione del lavoro. Un esercizio di connessione tra etica e attualità con l’obiettivo di riaffermare il ruolo responsabile del giornalismo

Relatori

Massimo Fiorio, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuseppe Peleggi, Direzione Studi, Ricerche e Rilevazioni Statistiche Enpaia; Fabrizio Stelluto, presidente Argav; Umberto Geri, comandante Gruppo Carabinieri Tutela del Lavoro di Venezia; Francesco Gagliardi, giornalista professionista, responsabile Area Comunicazione Fondazione Enpaia, direttore www.previdenzaagricola.it. Moderatore: Michele Bungaro, giornalista professionista e coordinatore nazionale del corso di formazione ENPAIA

A Fieragricola, la 55ª Mostra nazionale della razza Bruna va a «Mirina». Diversificazione, qualità e turismo i fattori chiave per l’agricoltura di montagna

La 55ª Mostra nazionale della Razza Bruna, ultimo evento del programma della 117ª Fieragricola di Verona 2026 che si è tenuta dal 4 al 7 febbraio scorso, ha incoronato campionessa assoluta «Mirina», bovina nata il 28 luglio del 2019 e di proprietà della società agricola La Torre di Olzeri Adolfo e C., un allevamento multifunzionale con 70 capi totali (dei quali 35 bovine in lattazione) a Baceno, in provincia di Verbania-Cusio-Ossola.

Felicità alle stelle, suggellata da una pioggia di spumante nel ring di Veronafiere, proprio come meritano di essere festeggiate le grandi vittorie sportive. E così è per Luca Olzeri, 40 anni, titolare dell’azienda insieme al fratello Fausto, 20 ettari a valle e 150 ettari di pascolo a circa 1.700 metri di quota. Come in tutte le aziende agricole di montagna, il periodo estivo si passa in rigorosamente in alpeggio, per garantire un’alimentazione fresca di pascolo alle bovine. «La nostra è un’azienda agricola multifunzionale – spiega Luca Olzeri – perché trasformiamo il latte in latticini e formaggi sia nel nostro punto vendita, sia nei ristoranti e negozi di tutta la provincia. Abbiamo anche un agriturismo nel parco naturale Veglia Devero (la struttura si chiama Alpe Crampiolo, consente anche di adottare una mucca e di ritirare successivamente i prodotti caseari ottenuti dal latte dell’animale prescelto, ndr), con la possibilità di ristorazione e di pernottamento».

Nessun dubbio sulla scelta effettuata. «La multifunzione è una soluzione vincente, in particolare nelle nostre zone di montagna, perché ti permette di diversificare l’orientamento produttivo, poter contare quindi su redditi diversificati, e riesce inoltre a offrire la tua qualità direttamente ai consumatori», prosegue Olzeri. Un solco che permetterà un futuro anche alla zootecnia di montagna, che per l’allevatore di Baceno dovrà ispirarsi a tre fattori: «Diversificazione, qualità, turismo».

Grande soddisfazione per la conquista del titolo di campionessa assoluta a «Mirina» anche per Davide Errera, titolare dell’allevamento Corte Murata di Borgo Virgilio e fra i grandi vincitori delle più importanti mostre zootecniche nella razza Holstein, al quale è stata affidata la cura e la gestione della vacca nei giorni di sosta a Verona, in vista della gara a Fieragricola. «La mostra ha messo in luce capi con qualità notevolissime e sarà ricordata per la partecipazione di animali moderni, vale a dire funzionali, non estremi nelle dimensioni – analizza Enrico Santus, direttore di Anarb, l’Associazione nazionale allevatori di razza Bruna  –. Il giudice ha voluto dare un messaggio molto chiaro: arti e piedi devono essere in perfetta funzionalità, perché un animale deve durare in stalla. Qualità, arti e piedi, mammelle: sono i parametri per un animale sano, produttivo, completo e duraturo, perché la longevità resta uno dei grandi obiettivi per coniugare produttività, benessere animale e sostenibilità ambientale. Non ci deve essere dicotomia fra animale da mostra e animale da stalla, anzi. La bovina che vince qui deve essere quella che va bene anche in stalla».

Un altro significativo messaggio della 55ª Mostra nazionale della Bruna riguarda l’innovazione, claim peraltro adottato da Fieragricola per questa 117ª rassegna internazionale. «Per molto tempo si è pensato che le realtà svantaggiate interne avessero bisogno di meno tecnologia, mentre è esattamente il contrario – sostiene Santus –. Proprio nelle realtà più difficili come quelle di collina o di montagna, dove si fa una zootecnia eroica e di presidio del territorio, la tecnologia può aumentare molto la competitività di queste aziende. Abbiamo assistito alla diffusione in stalla di sensori, robot di mungitura e pensavamo fossero solamente tecnologie da pianura. Poi le abbiamo viste diffondersi nelle montagne e sono una delle risposte vincenti per mantenere gli allevatori in montagna, dove le antiche tradizioni devono potersi confrontare con l’aiuto fondamentale dell’innovazione tecnologica più avanzata».

Fonte testo e foto: servizio stampa Veronafiere

26-27 febbraio, a Treviso le Giornate internazionali di studio sul paesaggio guardano al connubio con la salute

Giovedì 26 e venerdì 27 febbraio 2026, nell’auditorium di Palazzo Bomben di Treviso, la Fondazione Benetton Studi Ricerche organizza la ventiduesima edizione delle Giornate internazionali di studio sul paesaggio, dedicate al tema Healthscapes. Il paesaggio, il senso contemporaneo della cura e l’equivoco del benessere, e curate da Luigi Latini, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Benetton e docente di Architettura del Paesaggio all’Università Iuav di Venezia, e Simonetta Zanon, responsabile ricerche e progetti sul paesaggio della Fondazione Benetton.

Una due giorni di incontri e dibattiti, che coinvolgerà una quindicina di relatori italiani e stranieri, – esperti, studiosi, professionisti provenienti da diversi ambiti disciplinari, dall’architettura del paesaggio all’ecologia, dalla biologia alla medicina, dalla psicologia ambientale alle neuroscienze –, e che riserverà uno spazio speciale anche al linguaggio del cinema, per proporre una riflessione sul legame tra benessere/malessere e paesaggio, tra salute e percezione dell’ambiente, e sul progetto paesaggistico come forma di cura e vicinanza attiva alla condizione umana.

Un’intenzione che si esplicita fin dalla scelta del titolo di questa edizione, la parola Healthscapes, sintesi di Health (Salute) e Landscapes (Paesaggi), che apre una prospettiva sulla correlazione, non scindibile, fra lo stato della salute e quello dell’ambiente e del paesaggio, e sull’impatto che il secondo può avere anche sulla cura delle persone. E questo passando dalla dimensione individuale a quella sociale, sino alla scala planetaria.

Spiegano i curatori: «Il neologismo Healthscapes, che unisce le parole “salute” e “paesaggi”, tiene insieme molte questioni collegate all’influenza che il paesaggio esercita, in modi diversi, sul benessere e la salute dei viventi. Si pensi, ad esempio, e non solo in prospettiva antropocentrica, alla salubrità/tossicità dell’aria, dell’acqua e del suolo; alla disponibilità o meno, nelle città, di spazi accessibili a tutti per l’esercizio fisico e la socialità, per coltivare il proprio cibo o, semplicemente, entrare in contatto con la natura e goderne i benefici, ampiamente dimostrati sia a livello fisico che psichico.

I luoghi incidono sulla salute anche in riferimento alla loro condizione, quando diventano fonte di spaesamento di fronte alla banalizzazione del paesaggio e di vero e proprio malessere per il degrado di ambienti nei quali si vive ma non ci si riconosce più.

Alla scala planetaria, si pensi agli effetti del clima sulla salute dei viventi e agli impatti che hanno avuto le sue variazioni nella storia della vita sulla Terra, tutte manifestazioni della connessione tra la salute del pianeta e quella dei suoi abitanti, riassunta nell’efficace espressione one health. Una salute “unica” messa a dura prova, soprattutto nelle giovani generazioni, anche dalle conseguenze, dal punto di vista psicologico, della consapevolezza degli effetti disastrosi dei comportamenti umani rispetto all’emergenza ecologica (ecoansia).

In questo quadro, il progetto di paesaggio, alle diverse scale, a partire dal proprio giardino, ha un ruolo decisivo nel disegno responsabile di luoghi dedicati alla cura dei nostri corpi e delle nostre menti e, prima ancora, di ambienti urbani concepiti per il benessere individuale e collettivo; inclusivi del mondo animale, vegetale e minerale; orientati al ripensamento radicale che l’attuale crisi ambientale rende non più rimandabile».

Informazioni. Auditorium Palazzo Bomben, via Cornarotta 7, Treviso. Ingresso libero, senza obbligo di prenotazione, fino a esaurimento dei posti disponibili. Traduzione simultanea italiano/inglese/italiano disponibile per tutti gli interventi. Diretta streaming nel canale YouTube della Fondazione. Agli architetti e agli agronomi/forestali iscritti ai rispettivi ordini professionali, che ne faranno richiesta, saranno riconosciuti i crediti formativi. Ulteriori informazioni: fbsr.it

Fonte: servizio stampa Fondazione Benetton Studi Ricerche. Foto: Lungomare di Malmo_Progetto e foto di Jeppe Aagard Andersen