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11-19 aprile, a”Padova climate action week” si discutono le azioni concrete a favore della sostenibilità e transizione ecologica. Tra i vari incontri a ingresso libero, due sono moderati da giornalisti Argav, il presidente Fabrizio Stelluto e la consigliera scientifica Sara Zanferrari

“Padova climate action week” (11-19 aprile) è un evento ispirato alla “London Climate Action Week”, punto di riferimento internazionale, che riunisce organizzazioni, istituzioni, imprese e cittadini per promuovere azioni concrete a favore della sostenibilità e della transizione ecologica. L’evento mira a dimostrare che la transizione climatica richiede il coinvolgimento di tutti. Solo mobilitando l’intera società si possono raggiungere obiettivi concreti di decarbonizzazione e costruire una comunità più forte e resiliente di fronte alle sfide future.

Le tematiche trattate nel corso della settimana padovana sono: città e adattamento, mobilità sostenibile e trasporti, energia e decarbonizzazione dell’industria. Tra i diversi appuntamenti in programma, due sono moderati da giornalisti Argav.

Il primo, che si tiene martedì 14 aprile dalle ore 11 alle ore 13 alla Golena San Massimo (via San Massimo 137), è organizzato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche-Istituto di Scienze Polari (Venezia) ed è dedicato a “Venezia: onde di cambiamento”;  moderato da Sara Zanferrari (comitato scientifico Argav), riguarda la laguna di Venezia , ecosistema unico e fragile dove natura, acqua e attività umane convivono da secoli. Oggi, i cambiamenti climatici e le pressioni antropiche stanno trasformando profondamente questo equilibrio. In questo incontro, studiosi, ecologi e giornalisti scientifici (Alvise Benetazzo, oceanografo – CNR, Istituti di Scienze Marine, Michele Boato, ecologo, premio Argav 2019, Silvia Rova, ecologa, CSRCC Venezia, Marco Boscolo, giornalista scientifico, FACTA) guideranno i presenti attraverso i fenomeni che interessano la laguna, spiegando con parole chiare e dati concreti: come vivono e si trasformano gli ecosistemi lagunari, il ruolo delle acque e dei sedimenti nella morfologia e nella salute della laguna, gli impatti del clima e dell’uomo su Venezia e le sue comunità (partecipazione a ingresso libero).

Mercoledì 15 Aprile, alle ore 11.00, in sala Impastato di Banca Etica (via Tommaseo 7) a Padova, si svolgerà invece l’incontro moderato da Fabrizio Stelluto, presidente Argav e organizzato da WWF  “Il clima non aspetta: biocarburanti, la falsa alternativa al petrolio”, sempre nell’ambito della “Settimana delle azioni per il clima”. Affrontare la crisi climatica e l’inquinamento atmosferico è, infatti, la sfida più urgente per i nostri territori, con una priorità assoluta per la Pianura Padana. La necessità di trovare alternative concrete ai combustibili fossili non è solo una priorità ambientale, ma un imperativo per la tutela della salute di tutte e tutti. Per questo è fondamentale nel dibattito sulla transizione energetica, distinguere tra soluzioni sostenibili da false scorciatoie. Focus dell’incontro sarà l’analisi critica dei biocarburanti, spesso promossi come la risposta definitiva per la decarbonizzazione di tutti i trasporti, in particolare della mobilità su ruote. Si metterà in luce come questa visione possa rappresentare un’illusione rischiosa. I dati scientifici evidenziano infatti che la stragrande maggioranza dei biocarburanti oggi sul mercato, derivando da colture agricole intensive, offre benefici minimi — e talvolta nulli — in termini di riduzione delle emissioni complessive. Le monocolture, sia in Italia che all’estero, rappresenterebbero inoltre un grave problema ambientale, anche per l’uso massiccio di fertilizzanti e pesticidi.  L’elettrificazione resta la via maestra per mobilità a zero emissioni locali. All’incontro, , parteciperanno: ore 11.00 Carmelo Motta, Delegato Veneto WWF Italia (saluti iniziali); Ore 11.10 Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima Energia WWF Italia. Introduzione dei lavori: ore 11.20 Luca Zagolin, Unita Organizzativa Qualità dell’Aria ARPA Veneto, “Quadro generale sulla situazione dell’inquinamento atmosferico in Veneto”; ore 11.50 Carlo Tritto, Transport & Environment, “I limiti dei biocarburanti per la decarbonizzazione della mobilità su ruota”; ore 12.15 Domenico Gaudioso, Greenhouse Gas Management Institute Italia, “L’impatto dei biocarburanti sulla crisi climatica, sull’inquinamento atmosferico e sul suolo agricolo”; ore 12.40 Massimiliano Varriale, WWF Italia, “I vantaggi della transizione trainata da un nuovo modello energetico”; ore 13.00 Mariagrazia Midulla, responsabile Clima Energia WWF Italia. Conclusioni.

Fonte: servizio stampa Padova Climate action week (anche foto in alto)/CNR-Istituto di Scienze Polari/WWF

San Michele all’Adige (Trento). Alla Fondazione Edmund Mach lo stato dell’arte del progetto “Astro” mirato a rendere più resiliente e sostenibile l’acquacoltura di montagna

Rendere più sostenibile, innovativa e competitiva l’acquacoltura di montagna, settore di nicchia ma strategico per i territori alpini, è l’obiettivo del progetto di filiera “Competitività e sostenibilità dell’acquacoltura di montagna”, coordinato da Astro con la collaborazione tecnico-scientifica della Fondazione Edmund Mach (FEM) e dell’Università di Bologna per il filone della ricerca.

Nei giorni scorsi, nella sala conferenze del Palazzo della Ricerca e della Conoscenza, ricercatori, tecnici e rappresentanti della filiera si sono confrontati sui risultati raggiunti nei primi due anni di attività e sulle azioni previste per la fase finale del progetto. “Il progetto di filiera – ha spiegato nel saluto di apertura Diego Coller, direttore di OP Astro- nasce per sostenere un comparto che opera in ambienti di elevato valore ecologico e che oggi si trova ad affrontare sfide complesse: aumento dei costi, necessità di ridurre gli impatti ambientali, richiesta di maggiore efficienza produttiva e di innovazione tecnologica”. “All’interno del progetto – ha aggiunto il sostituto direttore generale Maurizio Bottura – la Fondazione Edmund Mach svolge un ruolo scientifico di primo piano, con attività che collegano direttamente laboratorio, territorio e imprese”.

Uno dei filoni più significativi della parte di ricerca del progetto, finanziato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, riguarda il carpione del Garda (Salmo carpio), specie ittica endemica e a rischio di estinzione, ma al contempo di elevato pregio e interesse alimentare. I ricercatori FEM stanno approfondendo gli aspetti biologici e genetici della specie e sviluppando protocolli di allevamento standardizzati, accompagnati da sistemi di caratterizzazione genetica e tracciabilità. L’obiettivo è rendere possibile una produzione controllata che risponda al mercato senza aumentare la pressione sulla popolazione selvatica, mantenendo ben distinta la dimensione produttiva da quella di conservazione della specie.

Un altro ambito chiave è la qualità delle acque. FEM utilizza un approccio multidisciplinare che integra metodi tradizionali con tecniche innovative basate sul DNA ambientale (eDNA) per analizzare biodiversità e stato ecologico dei corsi d’acqua collegati agli impianti di troticoltura. Questi studi permettono di valutare gli impatti, verificare l’efficacia delle misure di mitigazione e mettere a punto strumenti utili anche per sistemi di monitoraggio e certificazione ambientale. Grande attenzione è dedicata anche all’acquacoltura di precisione. Attraverso l’analisi dei dati storici degli allevamenti, modelli predittivi e tecniche di “machine vision” applicate a immagini e video raccolti in vasca, è possibile contribuire allo sviluppo di strumenti per migliorare l’alimentazione, il benessere animale e la gestione dei cicli produttivi. Una strada che punta ad aumentare l’efficienza e ridurre sprechi e impatti ambientali.

Il progetto affronta anche il tema della valorizzazione degli scarti organici della filiera. I ricercatori e tecnici di San Michele si occupano di studiare processi per recuperare componenti utili — come farine proteiche e oli — e valutare il potenziale energetico e agronomico dei residui, in un’ottica di economia circolare e riduzione dell’impronta complessiva dell’attività di allevamento. Il progetto di filiera prevede investimenti per circa 13 milioni di euro in 11 soggetti beneficiari di cui 65% investimenti produttivi nelle pescicolture trentine, 18% in Ricerca & Sviluppo e il 17% relativo alla trasformazione, di cui la quota principale è destinata alla realizzazione presso ASTRO di una bioraffineria capace di recuperare tutti i by-product della lavorazione e reimmetterli nella filiera FOOD e FEED con prodotti a base di olio di trota e farina di trota sia per l’alimentazione umana che quella destinata agli cani e gatti. Un sistema “zero sprechi” che valorizza l’intera produzione ittica di montagna.

Fonte testo e foto: servizio stampa Fondazione Edmund Mach

24 maggio, Giornata ecologica 2026: il Veneto celebra le api, sentinelle dell’ambiente, possibilità di richiedere un contributo per realizzare attività sulla custodia della biodiversità

La Regione del Veneto rinnova il suo impegno per la sostenibilità ambientale fissando le coordinate della Giornata ecologica regionale 2026. Su proposta dell’assessore all’Ambiente Elisa Venturini, relatrice del provvedimento, la Giunta ha approvato la data dell’evento, il tema portante e lo stanziamento di 100.000 euro destinato a finanziare progetti di sensibilizzazione su tutto il territorio.

L’appuntamento è fissato per domenica 24 maggio 2026, una data simbolica che vedrà la manifestazione regionale intersecarsi con la Giornata Europea dei Parchi. Il cuore di questa terza edizione sarà dedicato a un tema cruciale per l’equilibrio degli ecosistemi: “Le api, custodi dell’ambiente e della biodiversità”.

“Abbiamo scelto di mettere al centro le api perché non sono solo fondamentali per le nostre produzioni agricole, ma rappresentano vere e proprie sentinelle ecologiche”, dichiara Venturini. “Attraverso la loro salute leggiamo la salubrità del nostro ambiente. Con questa iniziativa vogliamo che ogni cittadino, partendo dai più piccoli, diventi consapevole che anche un singolo gesto quotidiano può contribuire alla protezione del nostro straordinario patrimonio naturale”. Il bando si rivolge a una platea variegata che comprende gli Enti locali territoriali, gli Istituti scolastici primari e secondari, le associazioni sportive e di protezione ambientale, oltre alle associazioni apistiche che operano nel territorio veneto. Le realtà ammesse potranno ricevere un contributo massimo di 1.500 euro per sostenere le spese di realizzazione di ricerche, filmati, mostre o eventi che sappiano interpretare con originalità il tema della custodia della biodiversità.

“Vogliamo dare la massima libertà possibile nell’ideazione e nella pianificazione delle attività a tutti i soggetti che possono partecipare”, prosegue Venturini. “La sfida è comunicare l’urgenza della transizione ecologica con linguaggi nuovi e forme espressive molteplici, capaci di suscitare interesse e partecipazione reale. La Regione non si limita a finanziare, ma vuole assicurare un’immagine unitaria e coordinata per mostrare un Veneto compatto nella difesa del proprio futuro”.

Per partecipare all’iniziativa, i soggetti interessati devono presentare la domanda di contributo utilizzando il modello ufficiale, trasmettendolo esclusivamente tramite posta elettronica certificata alla Direzione Ambiente e Transizione Ecologica. Il termine tassativo per l’invio è fissato entro 30 giorni dalla data di pubblicazione del provvedimento nel Bollettino Ufficiale della Regione Veneto. Nella richiesta sarà necessario dettagliare le voci di spesa previste per l’iniziativa, comprensive di IVA, che dovrà poi essere rendicontata entro il 31 dicembre 2026 per consentire l’erogazione effettiva del finanziamento.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

Qualità dell’aria in Veneto, da Legambiente dati incoraggianti

“I dati del report Mal’Aria 2026 fotografano, per il Veneto, una situazione incoraggiante: nessun trionfalismo ma la conferma che il 2025 è stato uno degli anni più positivi dell’ultimo periodo per la qualità dell’aria nelle nostre città. La stessa Legambiente, nel suo report, sottolinea che “i territori più esposti all’inquinamento atmosferico, stanno mostrando i primi segnali concreti di miglioramento grazie agli sforzi dei territori degli ultimi anni”.

Con queste parole Elisa Venturini, assessore all’Ambiente della Regione del Veneto, commenta l’ultimo rapporto di Legambiente, sottolineando come le politiche regionali basate su incentivi e innovazione stiano portando risultati concreti. Secondo il dossier, nel 2025 le principali città venete hanno registrato medie annuali di PM10 ampiamente entro i limiti attuali di 40 µg/mc: Padova e Rovigo si attestano a 27 µg/mc, Venezia a 26 µg/mc e Verona a 29 µg/mc.

“Nonostante il problema naturale del ristagno dell’aria nelle nostre zone, il dato fondamentale è che tutte le città venete sono rientrate nei limiti medi annuali. È la conferma che, al di là dei singoli giorni condizionati dal meteo, la qualità dell’aria nel lungo periodo è in costante miglioramento segno di una stabilità consolidata e di un impegno collettivo che sta dando frutti,” dichiara l’Assessore. “La sfida del 2030 lanciata dall’Europa richiede altri sforzi, e va affrontata con pragmatismo, cercando di puntare soprattutto sugli incentivi e sul miglioramento tecnologico e all’ innovazione. In questo senso gli stanziamenti di circa 500 milioni da parte del ministero dell’Ambiente guidato da Gilberto Pichetto Fratin, destinati alla mobilità sostenibile, vanno nella giusta direzione perché servono ai territori per rinnovare i mezzi e offrire alternative reali, senza far ricadere i costi della transizione unicamente sulle spalle delle famiglie”.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

27 marzo, al circolo di campagna Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Padova) corso di formazione giornalisti dedicato a: “Alterazione degli habitat naturali e nuove migrazioni, raccontare correttamente la fauna selvatica ai tempi dei cambiamenti climatici”

Venerdì 27 marzo, dalle 18.30 alle 20.30, si svolgerà nel circolo di campagna Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Padova) il corso di formazione giornalisti organizzato da Org Veneto in collaborazione con Argav dedicato al tema: “Alterazione degli habitat naturali e nuove migrazioni, raccontare correttamente la fauna selvatica ai tempi dei cambiamenti climatici”. Iscrizioni corso entro il 24 marzo sulla piattaforma formazionegiornalisti.it (2 crediti). 

Programma

La riduzione delle risorse spinge la fauna selvatica a condividere sempre più spesso spazi affollati con gli umani. Quindi, raccontare la fauna selvatica richiede competenze che vanno oltre il normale bagaglio giornalistico, acquisendo strumenti per trasformare dati scientifici in notizie comprensibili, senza distorcerne il significato. La scelta delle parole influenza profondamente la percezione pubblica: infatti, esistono termini che evocano scenari non corrispondenti alla realtà ecologica. Il corso intende fornire non solo gli strumenti per riconoscerli e sostituirli, mantenendo l’accuratezza, ma traducendo la complessità biologica in narrazioni accessibili, che distinguano chiaramente tra dati empirici, interpretazioni scientifiche e pregiudizi. Relatori saranno: Renzo Michieletto, giornalista, vicepresidente Argav; Paola Peresin, biologa; Renato Semenzato, biologo; Fabrizio Stelluto, giornalista, presidente ARGAV

 

 

Disponibilità risorsa idrica in Veneto: a febbraio bene le piogge, male le temperature. E per marzo si prevede un clima più secco della norma, con un deficit idrico diffuso a scapito delle falde

Un febbraio piovoso – le precipitazioni segnano il +33% rispetto alla media – non basta a compensare un deficit nell’anno idrologico che rimane ancora accentuato. I dati dell’ultimo Bollettino di ANBI Veneto sulla disponibilità di risorsa fotografano uno scenario in chiaroscuro, dove i timidi segnali di recupero pluviometrico si scontrano con un’anomalia termica senza precedenti. Nonostante i 77 mm di precipitazioni, il bilancio cumulato dall’inizio dell’anno idrologico resta profondamente in rosso: da ottobre a oggi mancano all’appello oltre 100 mm d’acqua, con un deficit del 23% rispetto alla media storica che continua a gravare sulle falde e sui bacini regionali.

A rendere il quadro ancora più fragile è l’aspetto termico. Febbraio 2026 si è imposto come il secondo più caldo mai registrato da Arpav, non lontano dal record del 2024, con temperature medie regionali superiori di +2.8 °C rispetto alla norma. In pianura lo scarto ha superato i +3°C, ma è in quota che si è registrata la dinamica più preoccupante. Nella terza decade del mese, le temperature sono schizzate a +6.5 °C sopra la media, innescando processi di fusione nivale precoce proprio quando la neve, caduta abbondante grazie alle perturbazioni di metà mese, avrebbe dovuto consolidarsi per garantire le scorte estive. Il risultato è una risorsa nivale che, nonostante i 70-80 cm accumulati in quota nelle Dolomiti e nelle Prealpi, rimane più debole del normale nel bilancio stagionale, con un deficit che tocca il 36% nel comparto dolomitico. La mitezza eccezionale ha ridotto l’estensione della copertura nevosa alle quote medio-basse, trasformando quello che doveva essere un “serbatoio bianco” in un deflusso anticipato e meno gestibile.

Morale? Ancora una volta, l’inizio della stagione irrigua dovrà far affidamento su piogge estemporanee e sulla capacità dei consorzi di governare la rete in gestione più che sui depositi nivali. Tanto più che le proiezioni del Centro di Sperimentazione per l’Innovazione Irrigua CeSPII LEB per il mese in corso prevedono un clima più secco della norma, con un deficit idrico diffuso che minaccia la ricarica delle falde. Con l’avvio della stagione irrigua, diventerà cruciale preservare l’umidità del terreno attraverso pratiche agronomiche conservative. A tal proposito possono risultare utili la riduzione delle lavorazioni, la gestione dei residui e coperture vegetali per limitare l’evaporazione. Un monitoraggio attento dell’umidità sarà fondamentale per programmare una distribuzione irrigua efficiente.

Fonte: ufficio stampa Anbi Veneto

Il Consorzio Trentino di Bonifica illumina di tricolore le idrovore di Nave San Rocco e Mattarello. L’iniziativa è proposta in tutta Italia dall’Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi)

Da ieri sera (12 marzo 2026) e per alcune notti, i principali impianti idraulici lungo tutta la Penisola si illumineranno con le luci del tricolore. A promuovere l’iniziativa è stata l’ANBI – l’Associazione Nazionale dei Consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue – attraverso l’azione locale dei Consorzi di bonifica ed irrigazione. L’obiettivo è quello di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sul ruolo della risorsa idrica per l’ambiente e l’economia e rilanciare la funzione della bonifica e delle infrastrutture idrauliche per la sicurezza del territorio e il rilancio del settore primario.

Per il Consorzio Trentino di Bonifica, l’ente che si occupa di irrigazione, sicurezza idraulica e tutela ambientale in ventiquattro Comuni della Provincia autonoma di Trento, l’iniziativa prevede l’illuminazione di due impianti simbolo del sistema di bonifica provinciale: l’idrovora di Mattarello, a sud della città di Trento, e la storica idrovora di Nave San Rocco (nella foto in alto), a nord del capoluogo, nei pressi della confluenza tra il fiume Adige e il torrente Noce. Si tratta di due opere idrauliche che, assieme a numerose altre, svolgono un ruolo strategico nella protezione del territorio provinciale, sollevando e smaltendo le acque di bonifica e prevenendo allagamenti. Entrambi gli impianti tutelano aree agricole, infrastrutture e insediamenti, garantendo sicurezza e continuità produttiva anche di fronte a eventi meteorologici estremi.

«Con questo gesto – ha detto il presidente del Consorzio Trentino di Bonifica Luigi Stefani – vogliamo ribadire l’importanza di una strategia nazionale e provinciale per la gestione delle risorse idriche. In particolare riteniamo necessario un modello di previsione relativo ai fabbisogni idrici legati ai cambiamenti climatici e un piano di azione complessivo che comprenda le esigenze relative a tutti i comparti produttivi, al fabbisogno pubblico e alla protezione civile”.«Anticipiamo in questo modo – ha aggiunto Michele Bernabè, direttore del CTB – la data del 22 marzo, Giornata mondiale dell’acqua, che vorremmo diventasse un’occasione concreta di assunzione di responsabilità e di programmazione strutturale degli investimenti necessari ad aumentare la resilienza delle comunità di fronte alla crisi climatica».

Il Consorzio Trentino di Bonifica, attraverso la gestione di 29 impianti idrovori e la manutenzione di 180 chilometri di fosse e canali, garantisce l’efficienza del settore agricolo e la sicurezza di un territorio che spazia, lungo la valle dell’Adige, da Roverè della Luna a Borgo Sacco. Fra le attività portate avanti negli ultimi anni, il CTB annovera numerosi progetti relativi alla razionalizzazione idrica, all’irrigazione di precisione e alla protezione dell’ambiente.

La giornata dedicata alle “Idrovore Tricolori” è stata pertanto anche l’occasione per ricordare le numerose realizzazioni in corso: razionalizzazione di nuovi impianti di irrigazione in valle dell’Adige. Sono stati avviati in queste settimane i lavori che contribuiranno alla razionalizzazione dell’utilizzo della risorsa idrica in agricoltura, articolati in quattro distinti lotti in valle dell’Adige (Pressano, Ischiello di Lavis, Mattarello e Chizzola) che interessano la copertura di oltre 340 ettari di appezzamenti agricoli di pregio. Gli interventi prevedono la realizzazione di moderni impianti irrigui a goccia, gestiti tramite l’utilizzo di sonde per individuare l’esatta umidità del terreno al fine di distribuire acqua “dove serve e quando serve”.Il progetto è finanziato dal MASAF, Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, per un importo di circa 10.900.000 euro. L’intervento copre l’intero costo delle opere e rappresenta un esempio concreto di innovazione tecnologica al servizio dell’efficienza del sistema agricolo e della sostenibilità economica e ambientale. Progetto strategico PNRR per l’irrigazione di precisione in Val di Gresta. È in fase di ultimazione il progetto strategico PNRR per la Val di Gresta che verrà avviato già nel corso della stagione irrigua 2026. Si tratta di un intervento da 11,2 milioni di euro in un territorio a forte vocazione agricola e biologica in particolare, con l’obiettivo di fronteggiare la crescente scarsità idrica legata ai cambiamenti climatici.Il progetto consentirà di irrigare con metodi di precisione ulteriori 300 ettari di territorio e prevede la realizzazione di un sistema diffuso di bacini e serbatoi per un volume complessivo superiore a 55.000 metri cubi, destinato a garantire, oltre all’irrigazione, anche l’approvvigionamento potabile alla rete comunale e ulteriori riserve per funzioni di protezione civile e antincendio. L’intervento si caratterizza per l’utilizzo di fonti idriche già disponibili, senza incremento della pressione derivatoria per la messa in rete delle diverse fonti di approvvigionamento e per un’impostazione progettuale attenta a ridurre al minimo l’impatto sui suoli agricoli in coerenza con la vocazione biologica della valle. Nuovi impianti di irrigazione a nord di Trento. Sono già in funzione i nuovi impianti irrigui realizzati dal CTB nelle aree a nord di Trento che spaziano da Mezzocorona a Grumo-San Michele e da Lavis a Nave San Rocco e Zambana. La superficie coinvolta è di oltre 650 ettari interamente coperti con impianti tecnologici avanzati e sonde per verificare l’effettivo bisogno idrico delle piante. L’investimento, pari a 11 milioni di euro, è stato interamente finanziato con fondi del MIPAF attraverso il Piano di Sviluppo Rurale Nazionale. Impianto autolavaggio di mezzi agricoli Mezzocorona. Nel corso del 2023 il Consorzio ha realizzato un impianto di autolavaggio dei mezzi agricoli nel territorio di Mezzocorona. Si tratta di un vero e proprio prototipo di impianto a circuito chiuso con depurazione dell’intero ciclo di lavaggio al servizio di oltre 150 utenti che coprono un territorio di circa 1.000 ettari di campagne. L’investimento è stato di 550.000 euro con un finanziamento di 200.000 euro messi a disposizione dal GAL (Gruppo di Azione Locale) su fondi del PSR (Piano Sviluppo Rurale). Impianto autolavaggio mezzi agricoli Lavis. Un impianto simile è stato inaugurato a Lavis circa un anno fa per coprire le esigenze di circa un centinaio di utenti operativi in un’area di 1.000 ettari. L’opera, inaugurata nel marzo del 2025, ha previsto un costo di 350.000 euro con un finanziamento di 200.000 euro messi a disposizione del GAL su fondi PSR. Lungo l’intera asta dell’Adige sono previsti altri impianti di questo tipo per ottemperare alle necessità ambientali e di servizio alle imprese agricole. Manutenzioni e presidio costante del territorio. Ogni anno l’ufficio tecnico consortile, coordinato dalla direzione dell’ing. Michele Bernabè e in sinergia con il Servizio Bacini Montani della Provincia autonoma di Trento, aggiorna la programmazione delle manutenzioni straordinarie delle opere idrauliche di bonifica – idrovore, stazioni di pompaggio, paratoie di regolazione, argini di canali e fosse di bonifica – per mantenerle in piena efficienza.Questi interventi, finanziati dalla Provincia autonoma di Trento per un importo medio di circa 500.000 euro annui, rappresentano un investimento costante per garantire la sicurezza idraulica, la tutela ambientale e la capacità del territorio di affrontare con strumenti concreti le sfide poste dai cambiamenti climatici.

Ulteriori prospettive di sviluppo. Accanto a questi interventi, il Consorzio continua in modo costante il lavoro di ascolto delle esigenze dei territori e di sviluppo di nuove progettualità, con l’obiettivo di intercettare fonti di finanziamento nazionali ed europee. In qualità di stazione appaltante qualificata, il CTB cura direttamente le procedure di gara e l’aggiudicazione dei lavori, segue l’esecuzione delle opere e la puntuale rendicontazione delle spese. Un impegno che non si esaurisce con la realizzazione degli interventi: il Consorzio garantisce anche la gestione attenta e oculata delle infrastrutture costruite, assicurandone efficienza, funzionalità e durata nel tempo.

Fonte testo e foto: Consorzio Trentino di Bonifica

Nella Bassa Valsugana, le scuole “adottano” le riserve naturali del territorio

(di Giancarlo Orsingher, giornalista socio Argav). Cinque aree protette della Valsugana prese in custodia da altrettante scuole. E’ questo in sintesi il contenuto del progetto “Adotta una riserva” proposto a inizio anno scolastico dalla Rete di Riserve del fiume Brenta alle scuole medie della Bassa Valsugana e che ha visto l’adesione di tutti i plessi: la Riserva locale delle Mesole è stata quindi “adottata” dalla scuola di Castel Ivano e le Riserve naturali provinciali di Fontanazzo dalla scuola di Grigno e quella del Laghetto di Sella dalla scuola di Borgo. Nel secondo quadrimestre sarà la volta della Palude di Roncegno per la scuola di Roncegno Terme e della Zona Speciale di Conservazione (ZSC) Torcegno per la scuola media di Telve.

Guidati dagli esperti di Ambios e dai loro insegnanti, i ragazzi delle tre classi coinvolte per ciascuna scuola sono stati dapprima introdotti in classe al tema delle aree protette per poi approfondire con una visita in loco quella presente sul loro territorio. In quest’occasione hanno scattato fotografie e raccolto informazioni e dati sull’ambiente, la flora e la fauna per poi rielaborarli in classe e, con l’aiuto degli esperti, predisporre del materiale utile per comunicare, per raccontare l’area protetta.

Così Guglielmo e Wissam della scuola di Grigno spiegano ad esempio che “quando piove sull’altopiano della Marcesina, l’acqua penetra nella roccia, scende a valle, dove riaffiora dando origine ai corsi di risorgiva. Questi formano un reticolo lineare con acqua limpidissima e sempre fredda, alimentata da neve e pioggia. È l’habitat ideale per il gambero di fiume”. Sul Laghetto di Sella”, Anais e Wijden della scuola media di Borgo ci ricordano che “il laghetto, formatosi per uno sbarramento artificiale, è definito eutrofico perché è ricco di nutrienti. Per questo motivo l’acqua è di colore verde scuro. È inoltre limpida e pulita e ci sono molte alghe e pesci. Può raggiungere una profondità di tre metri”, mentre Giacomo e Matteo della scuola media di Strigno spiegano cos’è il bosco ripariale che si trova a Mesole: “è composto da specie che necessitano di molta umidità, come l’ontano nero, l’ontano bianco, il pioppo nero, il pioppo bianco e i salici. Si tratta di alberi caducifogli”.

Questi sono solo tre esempi dei testi elaborati dai ragazzi, testi che assieme ai disegni naturalistici, alla mappa e a una parte interattiva con piccoli giochi enigmistici, sempre realizzati dagli alunni guidati dagli esperti e dagli insegnanti, sono confluiti nei pieghevoli che, uno per ogni riserva, illustrano l’area protetta in maniera divulgativa. Prodotti in 600 esemplari per ogni riserva i depliant diventano così degli utili strumento per far conoscere e apprezzare al cittadino gli aspetti ambientali delle diverse aree protette della Rete di Riserve del fiume Brenta.

Oltre all’approfondimento del tema naturalistico, il progetto si sta rivelando un’interessante palestra per mettere in pratica un metodo di lavoro che vede i ragazzi delle diverse classi impegnati a raggiungere un obiettivo comune affrontando, in gruppi separati, aspetti diversi di uno stesso argomento che confluiscono poi nel prodotto finale che è la sintesi del lavoro di tutti. Per le prime tre scuole – che hanno visto come referenti le professoresse Michela Sordo, Elena Biasioni, Chiara Segnana e Sara Vallefuoco – il progetto si sta concludendo in queste settimane di febbraio e marzo con gli incontri aperti alla cittadinanza nei quali ragazzi e insegnati presentano le attività svolte e i prodotti realizzati. Come detto le scuole di Roncegno Terme e Telve realizzeranno invece le attività nel corso del secondo quadrimestre, mentre per l’anno scolastico 2026-2027 la proposta della Rete di Riserve sarà estesa alle scuole dell’Alta Valsugana.

Al termine del progetto, grazie al lavoro dei ragazzi, ci saranno quindi a disposizione di residenti e turisti agili guide informative di almeno una decina di aree protette della Valsugana.L’intenzione è che “Adotta una riserva” non rimanga un progetto a se stante ma che diverti un’iniziativa duratura nel tempo con ogni anno un’attività specifiche per ogni scuola nella riserva che hanno “adottato”. I materiali prodotti e una sintesi delle attività è inoltre presente nella sezione “progetti” del sito della Rete di Riserve del fiume B (www.reteriservebrenta.it).

 

26-27 febbraio, a Treviso le Giornate internazionali di studio sul paesaggio guardano al connubio con la salute

Giovedì 26 e venerdì 27 febbraio 2026, nell’auditorium di Palazzo Bomben di Treviso, la Fondazione Benetton Studi Ricerche organizza la ventiduesima edizione delle Giornate internazionali di studio sul paesaggio, dedicate al tema Healthscapes. Il paesaggio, il senso contemporaneo della cura e l’equivoco del benessere, e curate da Luigi Latini, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Benetton e docente di Architettura del Paesaggio all’Università Iuav di Venezia, e Simonetta Zanon, responsabile ricerche e progetti sul paesaggio della Fondazione Benetton.

Una due giorni di incontri e dibattiti, che coinvolgerà una quindicina di relatori italiani e stranieri, – esperti, studiosi, professionisti provenienti da diversi ambiti disciplinari, dall’architettura del paesaggio all’ecologia, dalla biologia alla medicina, dalla psicologia ambientale alle neuroscienze –, e che riserverà uno spazio speciale anche al linguaggio del cinema, per proporre una riflessione sul legame tra benessere/malessere e paesaggio, tra salute e percezione dell’ambiente, e sul progetto paesaggistico come forma di cura e vicinanza attiva alla condizione umana.

Un’intenzione che si esplicita fin dalla scelta del titolo di questa edizione, la parola Healthscapes, sintesi di Health (Salute) e Landscapes (Paesaggi), che apre una prospettiva sulla correlazione, non scindibile, fra lo stato della salute e quello dell’ambiente e del paesaggio, e sull’impatto che il secondo può avere anche sulla cura delle persone. E questo passando dalla dimensione individuale a quella sociale, sino alla scala planetaria.

Spiegano i curatori: «Il neologismo Healthscapes, che unisce le parole “salute” e “paesaggi”, tiene insieme molte questioni collegate all’influenza che il paesaggio esercita, in modi diversi, sul benessere e la salute dei viventi. Si pensi, ad esempio, e non solo in prospettiva antropocentrica, alla salubrità/tossicità dell’aria, dell’acqua e del suolo; alla disponibilità o meno, nelle città, di spazi accessibili a tutti per l’esercizio fisico e la socialità, per coltivare il proprio cibo o, semplicemente, entrare in contatto con la natura e goderne i benefici, ampiamente dimostrati sia a livello fisico che psichico.

I luoghi incidono sulla salute anche in riferimento alla loro condizione, quando diventano fonte di spaesamento di fronte alla banalizzazione del paesaggio e di vero e proprio malessere per il degrado di ambienti nei quali si vive ma non ci si riconosce più.

Alla scala planetaria, si pensi agli effetti del clima sulla salute dei viventi e agli impatti che hanno avuto le sue variazioni nella storia della vita sulla Terra, tutte manifestazioni della connessione tra la salute del pianeta e quella dei suoi abitanti, riassunta nell’efficace espressione one health. Una salute “unica” messa a dura prova, soprattutto nelle giovani generazioni, anche dalle conseguenze, dal punto di vista psicologico, della consapevolezza degli effetti disastrosi dei comportamenti umani rispetto all’emergenza ecologica (ecoansia).

In questo quadro, il progetto di paesaggio, alle diverse scale, a partire dal proprio giardino, ha un ruolo decisivo nel disegno responsabile di luoghi dedicati alla cura dei nostri corpi e delle nostre menti e, prima ancora, di ambienti urbani concepiti per il benessere individuale e collettivo; inclusivi del mondo animale, vegetale e minerale; orientati al ripensamento radicale che l’attuale crisi ambientale rende non più rimandabile».

Informazioni. Auditorium Palazzo Bomben, via Cornarotta 7, Treviso. Ingresso libero, senza obbligo di prenotazione, fino a esaurimento dei posti disponibili. Traduzione simultanea italiano/inglese/italiano disponibile per tutti gli interventi. Diretta streaming nel canale YouTube della Fondazione. Agli architetti e agli agronomi/forestali iscritti ai rispettivi ordini professionali, che ne faranno richiesta, saranno riconosciuti i crediti formativi. Ulteriori informazioni: fbsr.it

Fonte: servizio stampa Fondazione Benetton Studi Ricerche. Foto: Lungomare di Malmo_Progetto e foto di Jeppe Aagard Andersen

27 febbraio, a Vicenza il corso di formazione giornalisti “Caso Pfas, inquinamento e acqua potabile”, organizzato dall’Odg del Veneto in collaborazione con Itp e Argav

C’è tempo fino a stasera per iscriversi al corso di formazione “Caso Pfas, inquinamento e acqua potabile”, che si svolgerà a Vicenza (Viacqua, viale dell’Industria 23) venerdì 27 febbraio dalle 9 alle 12 ed è organizzato dal gruppo di specializzazione “ITP-Italian Travel Press” in collaborazione con Argav, l’ Istituto “Nicolò Rezzara”, Viacqua e Unaga (Unione Naz. Ass. Giornalisti Agricoli). Le iscrizioni al corso, devono avvenire prioritariamente attraverso la piattaforma http://www.formazionegiornalisti.it .

Programma

Il tema delle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), inquinanti “eterni” che minacciano la qualità delle nostre acque, continua a rivestire un’importanza cruciale per il territorio vicentino e veneto, oltre che per l’opinione pubblica regionale e nazionale. La complessità tecnica dell’argomento, unita alla sua forte rilevanza sanitaria e ambientale, rende il ruolo degli organi di stampa fondamentale nel garantire una corretta informazione ai cittadini.

Temi trattati negli interventi

Conoscere il contesto: acquisire conoscenze sui PFAS e sui fenomeni di contaminazione che interessano il vicentino e il Veneto. Comprendere i cambiamenti di scenario in atto: conoscere l’evoluzione normativa (nuove modalità di misura, nuovi limiti di legge, nuove sostanze da rilevare) e comprenderne l’impatto sui dati relativi alla qualità dell’acqua potabile. Individuare ruoli e competenze: conoscere i soggetti con ruoli di monitoraggio ambientale, di sorveglianza sanitaria, di tutele dell’acqua potabile, consultare le fonti di dati disponibili e individuare i soggetti che possono supportare il giornalista nell’interpretazione. Conoscere le azioni di mitigazione e prevenzione in atto.

Relatori

Carlo Ferrari, ingegnere chimico e funzionario tecnico di ARPAV (Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione dell’Ambiente del Veneto); Francesco Trevisan, ingegnere civile idraulico direttore dell’Area Tecnica (e Procuratore Speciale) di Veneto Acque S.p.A.; Luca Lucentini, direttore del Reparto “Qualità dell’Acqua e Salute” dell’Istituto Superiore di Sanità; Mario Savio, responsabile del Servizio Sviluppo, programmazione e monitoraggio qualità acqua erogata presso Viacqua Spa.; moderatrice dell’incontro sarà Cristina Giacomuzzo.