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Veneto realizza il risanamento ambientale dei “siti orfani” nei tempi previsti dal Pnrr

Entra nella fase conclusiva il piano della Regione del Veneto per la riqualificazione ambientale dei cosiddetti “siti orfani”, aree contaminate in cui il responsabile dell’inquinamento non è individuabile e pertanto è il comune che deve provvedere alla bonifica. Grazie ai fondi del PNRR, un investimento di oltre 31 milioni di euro sta permettendo di far progredire il risanamento di nove aree critiche distribuite su otto comuni del territorio regionale.

“Il nostro obiettivo primario – dichiara l’assessore all’Ambiente Elisa Venturini – è sanare ferite aperte nel territorio che per troppo tempo sono rimaste in attesa di una soluzione. Bonificare un ‘sito orfano’ non è solo un atto tecnico, ma un dovere verso i cittadini: significa trasformare zone degradate e potenzialmente pericolose in spazi sicuri, riducendo al contempo l’occupazione di terreno e favorendo il risanamento urbano. “La Regione, – continua l’assessore – ha assunto con convinzione il ruolo di regia in questa operazione. “Siamo al fianco dei Comuni per fornire supporto tecnico, amministrativo e di monitoraggio, garantendo che ogni risorsa sia utilizzata al meglio. Restituire queste aree alla collettività, eliminando le minacce per l’ambiente, rappresenta una priorità assoluta per la qualità della vita nelle nostre province”.

I cantieri: gli interventi sul territorio. Il piano d’azione prevede operazioni specifiche per ogni area, mirate a rimuovere le fonti di inquinamento e ripristinare la sicurezza del suolo:

Area Veneziana e Bacino Scolante: Venezia (Forte Marghera): Un grande progetto di pulizia e rimozione dei terreni contaminati per rendere fruibili ai cittadini ben 75.000 mq di area verde e storica.Venezia (Ex Cave Casarin): Completamento della bonifica dei terreni di questa ex area estrattiva per eliminare ogni residuo inquinante. Spinea (Ex discarica via Luneo): Intervento finale per la messa in sicurezza permanente dell’area, isolando i vecchi rifiuti dall’ambiente circostante. Cavallino Treporti (Ex stazione travaso): Pulizia profonda del terreno e rimozione dei materiali inquinanti dove un tempo avveniva il carico/scarico dei rifiuti.

Province di Padova, Verona, Rovigo e Vicenza: San Martino di Lupari (PD): Bonifica dell’area di un vecchio distributore di carburanti in via La Marmora, con la pulizia della terra circostante. Isola Rizza (VR) (Ex Cava Bastiello): Un imponente intervento di oltre 7,5 milioni di euro per completare la bonifica totale del sito. Adria (RO) (Ex discarica SOCEIC): Messa in sicurezza della vecchia discarica con sistemi di isolamento a protezione delle falde acquifere. Sarego (VI): Analisi dettagliate e pulizia dei terreni per restituire sicurezza ambientale a un sito precedentemente compromesso. Portogruaro (VE) (Ex Perfosfati): Intervento di messa in sicurezza dell’area industriale per bloccare la diffusione di sostanze nocive.

Il cronoprogramma e le previsioni tecniche. Secondo le previsioni della struttura tecnica regionale, l’avanzamento dei lavori e la costante collaborazione con il Ministero permetteranno di rispettare i traguardi fissati. Gli uffici regionali stimano infatti di raggiungere l’obiettivo della riqualificazione di almeno il 70% della superficie complessiva dei siti entro il termine del 30 giugno 2026. Per accelerare le operazioni, la Giunta ha già approvato il nuovo schema di Accordo di Programma che stabilisce un’anticipazione dei finanziamenti pari al 30%, consentendo ai Comuni, individuati come soggetti attuatori esterni, di procedere speditamente con le fasi operative.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

Nasce la prima polizza digitale per la tutela delle api

Con l’arrivo della primavera e la ripresa dell’attività di bottinatura, le api tornano protagoniste nei campi e negli ecosistemi, segnando l’avvio di una nuova stagione produttiva per l’apicoltura e per l’agricoltura. È in questo scenario che prende forma la prima polizza digitale dedicata alle api, un’innovazione che punta a rafforzare la protezione di un asset strategico per il settore apistico, l’agricoltura e la biodiversità.

Le api non sono solo insetti fondamentali per l’ambiente: rappresentano un pilastro essenziale per la sopravvivenza degli ecosistemi e della stessa specie umana. Dalla loro attività di impollinazione dipendono la biodiversità, la produzione agricola e l’equilibrio della catena alimentare globale. La loro tutela e quella degli apicoltori che le allevano è quindi una priorità strategica, non solo ambientale ma anche economica. In questo contesto nasce la prima polizza digitale dedicata all’apicoltura, sviluppata da Co.Di.Pr.A. in collaborazione con Agriduemila Hub Innovation e Melixa. Un’innovazione che segna un cambio di paradigma nella gestione del rischio per il settore, introducendo strumenti tecnologici avanzati per una protezione più efficace e puntuale.

L’apicoltura, infatti, rappresenta una fonte di reddito per molte aziende agricole, fortemente esposta alla variabilità climatica e ambientale. Per questo si è resa necessaria un’evoluzione delle tradizionali coperture assicurative, in grado di rispondere con maggiore precisione alle nuove sfide del settore. Elemento chiave della nuova polizza è l’integrazione dell’arnia digitale sviluppata da Melixa, dotata di tecnologia brevettata “contavoli”: il primo sensore al mondo capace di rilevare e quantificare con precisione i flussi in entrata e uscita delle api dall’arnia, fornendo dati oggettivi e in tempo reale sull’attività quotidiana.

Già da inizio campagna la polizza ha riscosso un notevole interesse tra gli addetti ai lavori tanto da riuscire a tutelare otre 100 milioni di api che saranno ospitate in 1.500 arnie su tutto il territorio della provincia di Trento. “Le api sono sentinelle del cambiamento climatico. Monitorarle significa proteggere l’ecosistema, la biodiversità e, in ultima analisi, l’attività umana. Con la tecnologia Melixa puntiamo a migliorare l’efficienza degli apicoltori e a garantire una maggiore qualità ambientale”, afferma Alessandro Zorer, Ad di Melixa. Proprio per raccontare la nuova tecnologia e il collegamento con la sostenibilità e con la filiera di produzione del latte e dei suoi derivati è in programma per il prossimo 20 maggio a Canal San Bovo un evento promosso nell’ambito dell’iniziativa “Le api sentinelle della Valle del Vanoi”

Accanto alla componente tecnologica, un ruolo centrale è svolto dall’integrazione tra innovazione e sistema agricolo. “Questa iniziativa rappresenta un esempio concreto di come la digitalizzazione possa generare valore per l’intera filiera agricola. Mettere insieme dati, ricerca e strumenti assicurativi significa offrire agli apicoltori soluzioni più evolute, capaci di accompagnarli in un contesto sempre più complesso e incerto”, dichiara Andrea Berti, Ad di Agriduemila Hub Innovation.

L’integrazione dei dati raccolti dalle arnie digitali consente di rendere la polizza più accurata e personalizzata. “In un contesto climatico sempre più incerto, è fondamentale innovare i sistemi di gestione del rischio. Il nostro obiettivo è fornire agli apicoltori strumenti sempre più efficaci per affrontare la variabilità degli eventi”, sottolinea Giovanni Menapace, presidente di Co.Di.Pr.A.

Sulla stessa linea anche il direttore Marica Sartori: “l’aggiornamento della polizza era necessario per valorizzare dati sempre più precisi e personalizzati. Grazie ai sistemi Melixa, ogni apiario può essere monitorato in modo puntuale, integrando dati meteorologici e di attività in un’unica piattaforma accessibile. Infatti, i nostri associati che hanno sottoscritto l’innovativa polizza, hanno la possibilità di monitorare in tempo reale i propri apiari attraverso il Portale del Socio/CRM, dove possono controllare lo stato di salute della propria colonia di api, oltre alla produzione giornaliera di miele”.

La nuova polizza prevede l’installazione del sistema Melixa negli apiari al fine di raccogliere i dati durante tutto il periodo di volo delle api. Questi dati saranno analizzati da enti scientifici accreditati per correlare le condizioni climatiche con la produzione di miele, insieme ai dati meteorologici ufficiali. Inoltre, i dati raccolti saranno la base per lo sviluppo di un indice ambientale che vedrà proprio le api diventare vere e proprie sentinelle dell’ambiente. Tutti i dettagli sono disponibili sul sito ufficiale di Co.Di.Pr.A. http://www.codipra.it

Fonte: servizio stampa Co.Di.Pr.A.

Qualità dell’aria: nuovo bando Regione Veneto da 5 milioni per rottamazione veicoli. Tra le novità, contributo aperto anche al noleggio e a “chilometri zero”. Richieste dal 27 maggio al 3 settembre 2026

Photo by Khunkorn Laowisit on Pexels.com
Un piano d’azione concreto che unisce tutela ambientale e supporto alla crescita delle imprese. Su proposta dell’assessore all’Ambiente Elisa Venturini, la Giunta regionale del Veneto ha approvato il nuovo “Bando rottamazione veicoli 2026”. Con uno stanziamento di 5 milioni di euro, la Regione punta ad accelerare il ricambio dei mezzi aziendali obsoleti e più inquinanti a favore di tecnologie a basso impatto. Le imprese interessate potranno presentare la manifestazione d’interesse online a partire dalle ore 10:00 del 27 maggio 2026 fino al 3 settembre 2026. I contributi sono differenziati in base alle emissioni del nuovo veicolo e possono arrivare fino a 20.000 euro, con premialità per le aziende situate nei Comuni che hanno adottato ordinanze per il miglioramento dell’aria nel 2025.

Le novità. L'edizione 2026 introduce novità sostanziali studiate per intercettare le reali necessità del mercato e delle piccole e medie imprese. "Abbiamo evoluto lo strumento per renderlo più flessibile", spiega l’assessore Venturini. "Per la prima volta, il contributo regionale non sarà limitato al solo acquisto, ma sosterrà anche le imprese che scelgono il noleggio a lungo termine o il leasing. Inoltre, abbiamo aperto alla possibilità di acquistare veicoli a 'chilometri zero', ampliando notevolmente le opzioni a disposizione degli imprenditori per modernizzare le proprie flotte con costi contenuti".

"Questo bando è una parte significativa della nostra strategia per l’aria: ogni mezzo rottamato riduce le emissioni di polveri sottili e ossidi di azoto, tutelando la salute dei veneti," prosegue Venturini. "Il fatto che i monitoraggi degli ultimi anni mostrino un trend delle concentrazioni di PM10 in costante miglioramento in tutto il Veneto dimostra che la strategia adottata dalla Regione è corretta. Gli incentivi funzionano e stanno portando risultati tangibili che dobbiamo ora consolidare".

Sinergia con il sistema camerale. Per garantire che le risorse stanziate si trasformino in benefici reali per le aziende, la Regione ha siglato un accordo di collaborazione con Unioncamere Veneto. "Voglio ringraziare il presidente Antonio Santocono per questa partnership," dichiara l’asessore. "La sinergia con Unioncamere e con la Camera di Commercio è determinante: la loro competenza tecnologica e la capillarità sul territorio sono gli strumenti che permettono alle aziende di usufruire agevolmente di questi fondi, superando le barriere burocratiche. È solo grazie a questa collaborazione operativa che possiamo assicurare l'efficacia della misura e, di conseguenza, un impatto positivo sulla qualità dell'aria".

Fonte: servizio stampa Regione Veneto/assessorato all'Ambiente

23 maggio, a Mestre (Venezia) il corso di formazione giornalisti dal tema “Come informare sul futuro: non bisogna fare di tutte le onde un fascio-Debunking su campi elettromagnetici, biosfera ed agricoltura”

Sabato 23 maggio, dalle ore 9 alle ore 13, nella sala Lux Giovanni Paolo II della Parrocchia SS. Gervasio Protasio, piazza Carpenedo, Mestre (Venezia), si svolgerà il corso di formazione giornalisti “Come informare sul futuro: non bisogna fare di tutte le onde un fascio- Debunking su campi elettromagnetici, biosfera ed agricoltura”, organizzato da Odg Veneto in collaborazione con Argav (iscrizione piattaforma formazione giornalisti).

L’argomento trattato. Gli organismi viventi evolvono all’interno di un ambiente pervaso da campi elettromagnetici, che possono influenzare processi cellulari, fisiologici e sistemici. L’agricoltura di precisione, ad esempio, impiega tecnologie basate su segnali elettromagnetici per il monitoraggio di suolo e colture, integrando sensoristica e modelli predittivi. E’ importante quindi sapere come tali campi interagiscano con la biosfera, così come i meccanismi biologici e biochimici, con cui le piante percepiscono e rispondono a stimoli elettromagnetici naturali ed artificiali. Obbiettivo del corso è insegnare a distinguere tra correlazioni osservate, causalità dimostrata ed ipotesi ancora da verificare. Nel contesto agricolo, la sensibilità ai campi geomagnetici viene esaminata dal punto di vista della fisiologia vegetale: germinazione, crescita, ritmi biologici e risposta allo stress rappresentano possibili ambiti di interazione; contestualmente, l’elettrocultura in aree rurali solleva interrogativi su salute ambientale e sostenibilità. Il corso insegnerà ad integrare dati sperimentali, evidenze cliniche e conoscenze biologiche, promuovendo una valutazione equilibrata dei rischi e delle opportunità, rafforzando il rigore metodologico e la chiarezza dell’informazione per evitare derive speculative.

Programma. Ore 9:00 “La storia dei rapporti della mente umana con ciò che la scienza ha dimostrato che esiste ma che non si vede, né si percepisce”, Riccardo Panigada, giornalista scientifico, consigliere Argav; ore 10:00 “Gli effetti delle radiazioni elettromagnetiche sul corpo umano”, Laura Masiero, architetto, ricercatrice, presidente di APPLE (Associazione Per la Prevenzione e la Lotta all’Elettrosmog); ore 11:00 “Campi elettromagnetici: come funzionano davvero e loro future applicazioni”, Riccardo Gatti, ricercatore fisico-matematico, fondatore di Wide3; ore 12:00 “Interazioni elettromagnetiche nei sistemi biologici, implicazioni fisiologiche su piante ed ecosistemi”, Igor Lamberti, medico e biologo. Coordina: Fabrizio Stelluto, presidente Argav.

16 maggio 2026, lo “Stravedo” va in scena in Cansiglio: la questione idrica vicina come non l’abbiamo mai vista

Il sistema idrico in Veneto, nell’attuale contesto segnato da cambiamenti climatici e consumi d’acqua non ottimali, presenta diverse criticità, che spesso percepiamo come ininfluenti, ma soltanto perché non le guardiamo da vicino. 

Per questo, Veneto Agricoltura, insieme a La Fabbrica del Mondo, aprirà in Cansiglio un dialogo sull’argomento, che fungerà da lente d’ingrandimento necessaria per il settore primario. Sabato 16 maggio, dalle ore 10, la foresta bellunese ospiterà infatti il primo Stravedo del 2026, evento socio-culturale (a ingresso gratuito) erede del momento che inaugurava ogni tappa dello spettacolo campestre Mar de Molada: un colloquio tra l’autore Marco Paolini e il mondo scientifico per avvicinare agli occhi del pubblico, rendendole comprensibili nell’immediato, le conseguenze delle trasformazioni idriche e geologiche in Veneto, solo apparentemente lontane.

Così, in Cansiglio, agricoltori, allevatori e cittadini, affronteranno il tema del corretto utilizzo dell’acqua nel territorio regionale, con particolare riferimento al comparto agricolo e forestale, facendone emergere le fragilità e approfondendo lo stato attuale dei lavori volti a favorirlo. Non un convegno, nemmeno una conferenza, bensì un dialogo in montagna, snodato su tre differenti percorsi immersi nella natura, con chi si confronta quotidianamente con la questione idrica.

A moderare gli incontri ci saranno giornalisti ed esperti scientifici del settore, prima della fase di restituzione pomeridiana sui prati che circondano l’Hangar del Cansiglio: il conduttore radiofonico Massimo Cirri rimetterà in circolo spunti, numeri e contraddizioni emerse nei percorsi e, su questo materiale, Marco Paolini, Andrea Pennacchi e i Fratelli Dalla Via daranno forma, con un’incursione teatrale, ai concetti affiorati. In questo modo, proprio come le montagne dietro alla laguna veneziana nei giorni di “stravedamento”, particolare fenomeno ottico che, in condizioni di insolita limpidezza, rende visibili le Alpi da Venezia, la gestione sostenibile delle risorse idriche ci apparirà per quello che è davvero: non una questione lontana, avvolta dalla foschia, ma un’urgenza vicina, perfettamente nitida all’orizzonte.
Maggiori informazioni sull’evento e iscrizioni a questo link

Fonte testo e foto: servizio stampa Veneto Agricoltura

Aperto il bando per il workshop di progettazione del paesaggio 2026 “Lungo il fiume Sile, nuove ecologie e archeologia della navigazione”. Domanda di partecipazione entro il 25 maggio 2026

Fondazione Benetton Studi Ricerche dedica il workshop di progettazione del paesaggio 2026 a un breve tratto del fiume Sile, a valle della città di Treviso, nei comuni di Casier e Silea, un contesto tipico del fiume di risorgiva che si distingue per la presenza inaspettata dell’area “archeologica” conosciuta come il cimitero dei burci e, sulla sponda opposta, di un paesaggio industriale in parte abbandonato. La domanda di partecipazione deve essere inviata via email all’indirizzo paesaggio@fbsr.it entro le ore 12 di lunedì 25 maggio 2026. Il bando con tutte le informazioni utili è disponibile nel sito della Fondazione, www.fbsr.it.

Nei grandi manufatti in rovina che accompagnano il corso del fiume si sviluppano oggi nuovi ecosistemi selvatici grazie a una vegetazione pioniera e ruderale che sta avvolgendo anche i resti ancora visibili dei vecchi barconi semisommersi. In continuità con l’esperienza condotta nel 2025 (Svelare paesaggi. Le risorgive della Botteniga a nord di Treviso), il workshop guarda nuovamente a un paesaggio d’acqua, l’elemento maggiormente connotante di questo territorio, un paesaggio molto amato e vissuto, e si pone come momento di riflessione e sensibilizzazione sul senso dell’esplorazione, dell’osservazione e della rappresentazione del dinamismo di luoghi emblematici dell’epoca che viviamo. Ambienti che non sono soltanto spazi disponibili per il tempo libero, nemmeno teatri della memoria o spazi in attesa di processi di sostituzione, che rappresentano, invece, occasioni di sperimentazioni progettuali rivolte al futuro. Luoghi che invitano a cogliere, nella “natura dell’abbandono”, la presenza dirompente di tutti gli esseri viventi e gli elementi fisici che agiscono nel paesaggio, conferendogli forma e significato. Per immaginare, accanto a forme innovative di conoscenza e progettazione dei luoghi stessi (esercizio possibile solo con la complicità di molti contributi diversi), anche una più consapevole relazione delle persone con il paesaggio e i propri luoghi di vita.

Il workshop si svolgerà da martedì 23 a venerdì 26 giugno 2026, nella sede della Fondazione Benetton Studi Ricerche a Treviso e si articolerà in momenti di laboratorio, lezioni, visite al territorio, discussione, disegno, e presentazione del lavoro. È rivolto a dodici partecipanti in possesso di diploma di laurea magistrale o titolo analogo, interessati a un lavoro interdisciplinare di gruppo, che possibilmente abbiano già maturato qualche esperienza nel settore delle ricerche e dei progetti di paesaggio, nel corso degli studi universitari o anche successivamente, in ambito professionale. Per la partecipazione al workshop non è previsto alcun costo di iscrizione.

I docenti con cui i partecipanti avranno l’opportunità di lavorare sono Antonio Perazzi e Benedetta Forni, Studio Antonio Perazzi, Milano, con il contributo di altre figure esperte provenienti da diversi ambiti disciplinari e con il coordinamento di Luigi Latini, direttore Fondazione Benetton Studi Ricerche, professore di Architettura del Paesaggio all’Università IUAV di Venezia, e Simonetta Zanon, progetti paesaggio Fondazione Benetton Studi Ricerche.

È stata fatta richiesta di riconoscimento dei crediti formativi per i propri iscritti agli Ordini professionali degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori e dei Dottori Agronomi Forestali. Per ulteriori informazioni: paesaggio@fbsr.it

Fonte testo e foto (credit Luigi Latini): Fondazione Benetton Studi e Ricerche

Microonde per recuperare il fosforo dai fanghi di depurazione

Usare le microonde per recuperare dai fanghi di depurazione il fosforo, elemento critico fondamentale per la concimazione in agricoltura: un metodo innovativo a basso impatto ambientale ed energetico e che punta a ridurne le importazioni nell’ottica di un’economia circolare. A sviluppare la tecnica è la ricerca coordinata dall’italiana Elza Bontempi, del Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Scienza e Tecnologia dei Materiali INSTM e dell’Università degli Studi di Brescia, in collaborazione con Carlo Punta, del Politecnico di Milano e l’Università di Porto e pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Cleaner Production.

Il fosforo è un nutriente insostituibile per la crescita delle piante, ma le riserve mondiali di roccia fosfatica sono limitate e concentrate in pochi paesi fuori dall’Europa. Anche per questo è considerato una materia prima critica dall’Unione Europea, a causa della forte dipendenza dalle importazioni e dei rischi legati alla sua disponibilità futura. “Oggi il fosforo è ottenuto principalmente da minerali fosfatici, estratti da miniere – ha detto Carlo Punta – il nostro lavoro mira invece a sviluppare un metodo sostenibile per recuperare il fosforo dai fanghi di depurazione e trasformare così un rifiuto in qualcosa di molto più prezioso”.

Sebbene le ceneri derivanti dall’incenerimento dei fanghi di depurazione urbana (SSA) rappresentino un ricco serbatoio di questo elemento, la loro applicazione diretta in agricoltura è ostacolata dalla presenza di fosfati scarsamente solubili e quindi poco disponibili per le piante. Per risolvere questo problema, il gruppo di ricerca ha sviluppato un trattamento termochimico assistito da microonde, in cui la cenere viene riscaldata ad alte temperature (800–1000 °C) in presenza di additivi. Il processo permette di trasformare i composti in cui è presente il fosforo in composti in cui il fosforo è più facilmente assimilabile dalle piante.

In particolare, la ricerca introduce un trattamento termochimico assistito da microonde che, attraverso l’aggiunta di additivi alcalini (come il bicarbonato di sodio) e antracite, trasforma i minerali inattivi delle ceneri in forme di fosfato altamente bio-disponibili, come la buchwaldite. Il cuore dell’innovazione risiede nell’uso del riscaldamento ibrido a microonde, che permette di raggiungere temperature elevate in tempi rapidi, favorendo reazioni chimiche che trasformano la struttura del materiale. I test hanno dimostrato che, utilizzando il bicarbonato di sodio a 800 °C, si ottiene un prodotto con una solubilità del fosforo superiore al 99% in citrato ammonico neutro, superando ampiamente i requisiti stabiliti dai regolamenti europei (Regolamento UE 2019/1009).

Le caratteristiche dei materiali trattati sono poi state testate sul campo, con prove agronomiche, coordinate da Andrea Mastinu, docente dell’Università di Brescia, confermando che i composti di fosforo ottenuti funzionano come fertilizzante: a concentrazioni intermedie si osservano aumenti della biomassa fino al 30% e della lunghezza delle radici fino al 25%, senza effetti tossici significativi. In particolare, l’efficacia del nuovo fertilizzante è stata confermata da test di germinazione e crescita in serra su specie come il Sorghum vulgare (sorgo) e la Brassica rapa. Inoltre, dal punto di vista della sostenibilità, l’analisi effettuata con il metodo ESCAPE ha evidenziato che il processo a microonde può ridurre il consumo energetico di circa il 43% rispetto ai forni elettrici convenzionali. Inoltre, l’impronta di carbonio risulta inferiore rispetto ai processi industriali attualmente considerati standard, specialmente se alimentata da fonti di energia rinnovabile. “Dal punto di vista ambientale – ha aggiunto Sonia Calce, dottoranda dell’Università di Brescia che lavora sul progetto – il processo a microonde risulta più efficiente rispetto ai metodi tradizionali, con un consumo energetico inferiore e un impatto ambientale ridotto, soprattutto se alimentato con energia rinnovabile”. “Questo studio dimostra che è possibile chiudere il ciclo del fosforo in modo efficiente”, ha aggiunto Andrea Mastinu. “Trasformare un rifiuto complesso come le ceneri dei fanghi in una risorsa preziosa – ha concluso – non solo riduce la dipendenza dalle importazioni di materie prime critiche, ma promuove una gestione dei nutrienti più rispettosa dell’ambiente”.

Fonte: Università di Brescia

 

Informazioni sulla ricerca

Lo studio è stato supportato dai progetti F.O.S.F.O.R.O. (cofinanziato dalla Regione Lombardia e dall’Unione Europea) e RHIGUS (finanziato dal MUR). Il lavoro è stato realizzato da S. Calce, M. Massa, P. Pachaiappan, A. Mannu e A. Zacco di INSTM e Università di Brescia, B. Valentim, dell’Università di Porto, C. Punta, di INSTM e Politecnico di Milano, V. Popescu e A. Mastinu, dell’Università di Brescia. “Sustainable phosphorus recovery from sewage sludge ash through microwave-assisted thermochemical treatment for next-generation fertilizers”, https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0959652626007067

La stagione irrigua in Veneto inizia tra deficit idrico e incognite meteo

Le piogge degli ultimi giorni non devono trarre in inganno: nonostante il sollievo temporaneo, il quadro idrico regionale resta fragile all’avvio della stagione irrigua. L’ultimo Bollettino ANBI Veneto sulla disponibilità di risorsa conferma infatti una grande incertezza, dettata da deficit strutturali difficili da colmare nel breve periodo.

Secondo i dati ARPAV di marzo, in regione sono caduti mediamente 54 mm di pioggia (-21% rispetto alla media). Il dato è ancora più critico se si analizza l’intero anno idrologico (ottobre-marzo), che presenta un ammanco complessivo del 23%, con appena 399 mm accumulati contro i 517 mm attesi.

Anche il fronte nivale resta sotto la media del periodo, con deficit del 35% sulle Prealpi e fino al 28% sulle Dolomiti. Questa scarsità incide direttamente sulle portate dei grandi fiumi: il Bacchiglione ha segnato -38%, l’Adige -21%, il Livenza -23%, con flessioni significative anche per Po (-17%) e Gorzone (-16%).

A complicare il quadro è stata la variabilità termica, con il rallentamento alla fine del mese della fusione delle nevi e il conseguente rallentamento nella ricarica delle riserve. Per quanto riguarda le falde, si registrano, tra Verona, Vicenza e Padova, livelli inferiori alle medie stagionali con ricariche localizzate e discontinue.

E aprile? Le proiezioni del CeSpII, il Centro di Sperimentazione per l’Innovazione Irrigua istituito presso il Consorzio LEB, invitano alla cautela. Se la prima metà di aprile appare nella norma, dal 22 del mese si attende un netto deterioramento: la componente umida lascerà spazio a condizioni secche che diverranno preponderanti entro inizio maggio.

Fonte: servizio stampa ANBI Veneto

Parte il Progetto GRAPE: un nuovo patto tra cantine e Consorzi di bonifica per un’irrigazione più intelligente e sostenibile

E’ stato dato ufficialmente il via al Progetto GRAPE – Gestione Razionale dell’Acqua e Irrigazione di Precisione per l’Eccellenza Vitivinicola. Si tratta di un progetto triennale (2026–2028) che unisce alcune tra le realtà più importanti del mondo vitivinicolo e della gestione dell’acqua in Veneto: Cantina di Soave – CADIS, CollisWine, il Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta (APV) e il Consorzio LEB con il suo Centro di Sperimentazione per l’Innovazione Irrigua (Ce.Sp.I.I.). A fianco del partenariato c’è l’Università di Verona (Dipartimento di Biotecnologie – prof. Claudio Zaccone), che offrirà il supporto scientifico.

Una squadra che unisce competenze diverse. Il progetto riunisce attori con ruoli diversi ma complementari: il Consorzio LEB, attraverso il suo Centro di Sperimentazione per l’Innovazione irrigua (Ce.Sp.I.I.), si occuperà della parte sperimentale e scientifica: raccolta dati, modelli previsionali e tutte le attività che permetteranno di capire come irrigare meglio e quando farlo; il Consorzio APV avrà un ruolo operativo fondamentale, perché gestisce i distretti irrigui dove si svolgeranno le prove in campo: sarà il ponte tra innovazione e territorio, garantendo che le tecnologie testate possano essere davvero applicate nella pratica quotidiana; CADIS e CollisWine metteranno a disposizione vigneti pilota, tecnici ed esperienze concrete di gestione aziendale. Infine, l’Università di Verona con il Dipartimento di Biotecnologie apporterà il supporto scientifico necessario per analizzare suoli, dati climatici e informazioni tecniche. Questa collaborazione costituisce un modello unico ed innovativo nel sistema della bonifica: il mondo dell’impresa, i Consorzi che gestiscono l’acqua e la ricerca universitaria lavorano insieme per migliorare l’uso dell’acqua nei vigneti, ridurre gli sprechi, aumentare la qualità delle uve e rendere il territorio più resiliente ai cambiamenti climatici.Cresce così la consapevolezza del ruolo strategico dei Consorzi nella gestione dell’acqua e nella tutela delle eccellenze del Veneto.

Un progetto per affrontare i cambiamenti climatici. Le ondate di calore, la scarsità d’acqua e gli eventi climatici estremi rendono sempre più complicata la gestione dei vigneti. GRAPE vuole aiutare le aziende a rispondere a queste sfide grazie a tecnologie moderne: sensori nel suolo, stazioni meteo, rilievi con droni, analisi dei terreni e modelli matematici che indicheranno quando e quanto irrigare.Le attività partiranno da tre aziende pilota nella zona di Illasi (Verona), all’interno dei distretti irrigui gestiti da APV, dove verranno confrontate le tecniche tradizionali con quelle innovative basate sui dati.

Benefici attesi per il territorio. Oltre a migliorare la qualità delle uve e ridurre l’acqua utilizzata, GRAPE creerà strumenti pratici per agricoltori e Consorzi, come un sistema digitale che aiuterà a decidere quando irrigare e nuove linee guida per una viticoltura più sostenibile. La rete di sensori e strumenti installati resterà attiva anche dopo il 2028: un investimento duraturo che potrà essere replicato in altri territori.

Fonte: servizio stampa Consorzio LEB- Ce.Sp.I.I.

11-19 aprile, a”Padova climate action week” si discutono le azioni concrete a favore della sostenibilità e transizione ecologica. Tra i vari incontri a ingresso libero, due sono moderati da giornalisti Argav, il presidente Fabrizio Stelluto e la consigliera scientifica Sara Zanferrari

“Padova climate action week” (11-19 aprile) è un evento ispirato alla “London Climate Action Week”, punto di riferimento internazionale, che riunisce organizzazioni, istituzioni, imprese e cittadini per promuovere azioni concrete a favore della sostenibilità e della transizione ecologica. L’evento mira a dimostrare che la transizione climatica richiede il coinvolgimento di tutti. Solo mobilitando l’intera società si possono raggiungere obiettivi concreti di decarbonizzazione e costruire una comunità più forte e resiliente di fronte alle sfide future.

Le tematiche trattate nel corso della settimana padovana sono: città e adattamento, mobilità sostenibile e trasporti, energia e decarbonizzazione dell’industria. Tra i diversi appuntamenti in programma, due sono moderati da giornalisti Argav.

Il primo, che si tiene martedì 14 aprile dalle ore 11 alle ore 13 alla Golena San Massimo (via San Massimo 137), è organizzato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche-Istituto di Scienze Polari (Venezia) ed è dedicato a “Venezia: onde di cambiamento”;  moderato da Sara Zanferrari (comitato scientifico Argav), riguarda la laguna di Venezia , ecosistema unico e fragile dove natura, acqua e attività umane convivono da secoli. Oggi, i cambiamenti climatici e le pressioni antropiche stanno trasformando profondamente questo equilibrio. In questo incontro, studiosi, ecologi e giornalisti scientifici (Alvise Benetazzo, oceanografo – CNR, Istituti di Scienze Marine, Michele Boato, ecologo, premio Argav 2019, Silvia Rova, ecologa, CSRCC Venezia, Marco Boscolo, giornalista scientifico, FACTA) guideranno i presenti attraverso i fenomeni che interessano la laguna, spiegando con parole chiare e dati concreti: come vivono e si trasformano gli ecosistemi lagunari, il ruolo delle acque e dei sedimenti nella morfologia e nella salute della laguna, gli impatti del clima e dell’uomo su Venezia e le sue comunità (partecipazione a ingresso libero).

Mercoledì 15 Aprile, alle ore 11.00, in sala Impastato di Banca Etica (via Tommaseo 7) a Padova, si svolgerà invece l’incontro moderato da Fabrizio Stelluto, presidente Argav e organizzato da WWF  “Il clima non aspetta: biocarburanti, la falsa alternativa al petrolio”, sempre nell’ambito della “Settimana delle azioni per il clima”. Affrontare la crisi climatica e l’inquinamento atmosferico è, infatti, la sfida più urgente per i nostri territori, con una priorità assoluta per la Pianura Padana. La necessità di trovare alternative concrete ai combustibili fossili non è solo una priorità ambientale, ma un imperativo per la tutela della salute di tutte e tutti. Per questo è fondamentale nel dibattito sulla transizione energetica, distinguere tra soluzioni sostenibili da false scorciatoie. Focus dell’incontro sarà l’analisi critica dei biocarburanti, spesso promossi come la risposta definitiva per la decarbonizzazione di tutti i trasporti, in particolare della mobilità su ruote. Si metterà in luce come questa visione possa rappresentare un’illusione rischiosa. I dati scientifici evidenziano infatti che la stragrande maggioranza dei biocarburanti oggi sul mercato, derivando da colture agricole intensive, offre benefici minimi — e talvolta nulli — in termini di riduzione delle emissioni complessive. Le monocolture, sia in Italia che all’estero, rappresenterebbero inoltre un grave problema ambientale, anche per l’uso massiccio di fertilizzanti e pesticidi.  L’elettrificazione resta la via maestra per mobilità a zero emissioni locali. All’incontro, , parteciperanno: ore 11.00 Carmelo Motta, Delegato Veneto WWF Italia (saluti iniziali); Ore 11.10 Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima Energia WWF Italia. Introduzione dei lavori: ore 11.20 Luca Zagolin, Unita Organizzativa Qualità dell’Aria ARPA Veneto, “Quadro generale sulla situazione dell’inquinamento atmosferico in Veneto”; ore 11.50 Carlo Tritto, Transport & Environment, “I limiti dei biocarburanti per la decarbonizzazione della mobilità su ruota”; ore 12.15 Domenico Gaudioso, Greenhouse Gas Management Institute Italia, “L’impatto dei biocarburanti sulla crisi climatica, sull’inquinamento atmosferico e sul suolo agricolo”; ore 12.40 Massimiliano Varriale, WWF Italia, “I vantaggi della transizione trainata da un nuovo modello energetico”; ore 13.00 Mariagrazia Midulla, responsabile Clima Energia WWF Italia. Conclusioni.

Fonte: servizio stampa Padova Climate action week (anche foto in alto)/CNR-Istituto di Scienze Polari/WWF