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Gianluca Carraro confermato presidente del Consorzio tutela vini Colli Euganei



Gianluca Carraro è stato confermato presidente del Consorzio tutela vini Colli Euganei e inizia, quindi, il suo secondo mandato triennale. Al suo fianco, sono stati confermati i consiglieri Giovanni Barbiero, Lorenzo Bertin, Valentino Bressanin, Simone Dalla Montà, Giorgio Salvan, Giorgia Veronese e Stefano Visintin ai quali di aggiunge, come nuovo entrato, Luca Calaon.

Il Consorzio continuerà a lavorare per la valorizzazione del Serprino, unica denominazione frizzante in Italia che rappresenta un’esclusività dei Colli e, come tale, vino simbolo della provincia di Padova. Queste bollicine “autoctone” sono protagoniste dell’annuale Serprino Festival (l’ultima edizione si è tenuta dal 20 giugno al 6 luglio) e del Vulcanico Serprino, che il 20 giugno 2026 ha visto la presenza di 26 cantine e degustazioni all’interno dell’iconica Abbazia di Praglia.

Continuerà altresì nel percorso di miglioramento dei grandi vini rossi dei Colli Euganei, che si concretizza con il progetto Grewip (Great red euganean wines improvement project) che prevede l’applicazione di protocolli di produzione specifici per l’area che vengono di volta in volta monitorati e valutati nei risultati mediante processi di co-decisione e co-creazione coinvolgendo tutti i partner, nonché attivando percorsi imitativi in aziende esterne al partenariato. L’obiettivo è creare un modello interattivo di innovazione basato su cooperazione e partecipazione, per sviluppare nella zona dei Colli Euganei la cultura dell’eccellenza vitivinicola, alla base della produzione di vini rossi di pregio.

Altro vino importante tutelato dal Consorzio è il Colli Euganei Fior d'Arancio Docg, unico vino moscato giallo che viene prodotto in versione secco, spumante dolce e passito. Ricordiamo, inoltre, che dal 2024 i Colli Euganei sono una Riserva della Biosfera MAB UNESCO, un’area che promuove un equilibrio virtuoso tra uomo e ambiente, unendo la tutela di una straordinaria biodiversità con pratiche di ecoturismo e agricoltura sostenibile.

Fonte: servizio stampa Consorzio tutela vini Colli Euganei

Stagione vitivinicola 2026: in Veneto, le stime produttive reggono nonostante gli sbalzi climatici. Molto attenzione alla flavescenza dorata

Nonostante i bruschi sbalzi di temperatura e gli eventi climatici estremi più frequenti, i vigneti del Veneto resistono: le stime produttive sono in linea con quelle dell’anno scorso. Questo è quanto emerge dal primo incontro della 52° edizione del Trittico Vitivinicolo Veneto, tenutosi in modalità online lo scorso 18 giugno, e organizzato da Veneto Agricoltura in collaborazione con Regione del Veneto, ARPAV e CREA.

Nello scorso anno, la superficie vitata, coltivata per il 75% con varietà di uva a bacca bianca e per il restante 25% con varietà a bacca nera, ammontava ad oltre 104.000 ettari e la produzione totale di uva si è attestata sui 14,7 milioni di quintali (+6,8% annuale). Un raccolto che ha generato 11,4 milioni di ettolitri di vino, evidenziando una crescita del 7% sul 2024. Questi numeri hanno confermato il Veneto sulle vette nazionali della produzione vitivinicola e ora, pure nel 2026, le condizioni preliminari di viti e vigneti promettono una vendemmia di tutto rispetto.

L’andamento meteorologico, come sottolineato da Francesco Rech (ARPAV, Dipartimento Regionale per la Sicurezza del Territorio) sulla base delle rilevazioni della stazione meteorologica di Conegliano, è stato, nella prima metà dell’anno, altalenante, con alcune gelate isolate, temperature tendenzialmente sopra la media, un maggio caratterizzato prima da freddo e poi da caldo, raffiche di vento e grandinate piuttosto consistenti.

Tuttavia, il cattivo meteo non ha causato danni particolari ai vigneti veneti, che hanno germogliato in anticipo, evidenziando una fertilità potenziale in lieve crescita rispetto al 2025. Determinanti, a tal proposito, i fattori mostrati dall’approfondimento di Patrick Marcuzzo e Francesco Capovilla (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria, Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia): gli eventi siccitosi, così come le gelate primaverili, non hanno inciso negativamente sullo sviluppo vegetativo delle piante e la peronospora, malattia fungina molto temuta dai viticoltori, ha circolato con intensità decisamente inferiore rispetto alla scorsa annata.

Sul fronte della flavescenza dorata, però, l’attenzione deve rimanere massima: i censimenti del 2025 hanno rivelato una presenza diffusa di Scaphoideus Titanus, insetto vettore della flavescenza dorata, in gran parte delle aree viticole del Veneto (circa il 92%). Pertanto, anche nel 2026, è necessario insistere con le misure di lotta obbligatorie illustrate da Diego Fornasiero (Unità Organizzativa Fitosanitario Regione del Veneto), ovvero i trattamenti insetticidi nelle finestre specifiche indicate dalla Regione e l’estirpo delle piante che manifestano sintomi riconducibili alla malattia.

A chiudere l’incontro, l’intervento di Loredana Moffa (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria, Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia), che ha presentato le opportunità e le prospettive in Veneto relative all’editing genetico, procedimento a cui le viti possono essere sottoposte per ottenere un incremento di resistenza alle patologie e assicurare una produzione vitivinicola più sicura e sostenibile.

Ha dichiarato il direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner, a margine dell’evento: “Nonostante i cambiamenti climatici e gli eventi geopolitici che stanno caratterizzando lo scenario attuale, la filiera vitivinicola veneta continua a garantire una resa importante: a testimoniarlo il valore complessivo generato, che nel 2025 è stato di 1,9 mld di euro. Tuttavia, il contesto, per i fattori già citati, rimane eccezionale e dunque il supporto di Veneto Agricoltura agli operatori del settore prosegue in maniera assidua. Sia attraverso incontri informativi e di ricognizione, come il Trittico Vitivinicolo inaugurato oggi, che tramite progetti sperimentali ad hoc: tra questi Ampelopros, con cui stiamo lavorando all’allargamento della base ampelografica dei vigneti del Prosecco, e le coltivazioni dei vitigni PIWI, varietà ibride in grado di resistere alle malattie fungine e dunque di ridurre i trattamenti fitosanitari”.

Sulla stessa linea l’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond, ma con un’attenzione specifica alle questioni di mercato: “Gli appuntamenti del Trittico Vitivinicolo sono sempre significativi per il comparto del vino veneto, che, soprattutto in questa fase storica, a causa del contesto geopolitico internazionale, sta vivendo un momento particolare. Finora però, come dimostrato dal 2025, il settore ha reagito bene e il supporto della Regione, in questo senso, continua a essere costante, non solo sul versante strettamente agricolo insieme a Veneto Agricoltura, ma anche su quello commerciale. Sono infatti in lavorazione dei decreti ministeriali che favoriranno importanti investimenti sull’enoturismo, con lo scopo di attrarre nuovi clienti: i numeri della vendemmia devono sempre trovare seguito sul mercato”. 

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

20 giugno: all’Abbazia di Praglia (Padova) la terza edizione di “Vulcanico Serprino” con degustazioni delle “bollicine” Euganee

Sabato 20 giugno (dalle ore 16 alle 22) all’Abbazia di Praglia (Teolo, PD), il Serprino dei Colli Euganei apre l’estate con la terza edizione di “Vulcanico Serprino”, iniziativa organizzata dal Consorzio Tutela Vini Colli Euganei. 

Saranno presenti con i loro stand ventisei aziende, che proporranno in assaggio ai visitatori diverse interpretazioni del Serprino, offrendo un ampio panorama delle tipiche bollicine euganee nella tipologia frizzante e in quella spumante, nonché nella versione sperimentale “sui lieviti”. Sarà presente un punto di ristoro per il pubblico, musica dal vivo e due momenti di cooking show con lo chef Andrea Cesaro.

Il Serprino dei Colli Euganei è l'unico vino autoctono a denominazione di origine controllata del Veneto specializzato nella tipologia frizzante. Ha note di mela, pera, pesca, che lo rendono ideale sia per l’aperitivo, sia per una cena estiva. Ottenuto dall’uva omonima, il Serprino costituisce una delle ricchezze della biodiversità dei Colli Euganei, tutelati come Parco Regionale e recentemente riconosciuti Riserva della Biosfera MAB UNESCO, e rappresenta una delle anime del saper fare dei vignaioli locali, che nei secoli hanno perfezionato l’arte di produrre vini frizzanti fini e persistenti, versatili, caratterizzati da bollicine finissime.

Fonte: servizio stampa Consorzio tutela Vini Colli Eguanei

Il Veneto istituisce l’Albo regionale dei vigneti eroici e storici

“Con l’istituzione dell’Albo regionale dei vigneti eroici e storici diamo attuazione al dettato nazionale e offriamo uno strumento operativo ai nostri viticoltori”. Lo ha annunciato l’assessore veneto all’agricoltura Dario Bond, dopo l’approvazione della delibera da parte della Giunta regionale della delibera. “La viticoltura eroica non è solo una pratica agricola, ma un patrimonio culturale, paesaggistico e sociale – ha sottolineato Bond – parliamo di territori che raccontano la storia e l’identità delle comunità venete e che contribuiscono in modo determinante alla sicurezza idrogeologica dei versanti”.
 
In Veneto, le aree interessate da queste condizioni comprendono territori simbolo come Valpolicella, Soave, Asolo, Conegliano Valdobbiadene (foto in alto) e Monti Lessini, oltre ai vigneti delle isole della laguna di Venezia, eredità storica della Serenissima. Si tratta di produzioni di altissimo valore qualitativo, riconosciute e apprezzate sui mercati internazionali, autentiche “bandiere” dell’enologia regionale. “Questi vini rappresentano l’eccellenza del Veneto nel mondo – ha evidenziato l’assessore – e sono il frutto di un lavoro che modella il paesaggio, lo rende produttivo e allo stesso tempo lo tutela. Per questo devono essere adeguatamente riconosciuti anche dal punto di vista economico”.
 
L’Albo regionale consente di censire ufficialmente i vigneti eroici e storici, in linea con quanto previsto dalla normativa nazionale (Legge 238/2016 e decreto attuativo 6899/2020). Possono accedervi i vigneti situati in aree con pendenza superiore al 30%, su terrazzamenti o gradoni, oltre i 500 metri di altitudine (esclusi gli altopiani) o nelle isole, previa richiesta ad Avepa da parte dei conduttori. “Non vogliamo introdurre nuovi vincoli, ma garantire opportunità – ha precisato Bond – l’iscrizione all’Albo rappresenterà un riconoscimento utile per l’accesso ai bandi di finanziamento e per la valorizzazione delle produzioni, anche attraverso un futuro marchio nazionale dedicato”.
 
Proprio sul tema del marchio, l’assessore ha ribadito l’importanza di proseguire il confronto con il Ministero dell’Agricoltura: “È fondamentale arrivare rapidamente all’adozione di un marchio nazionale che renda immediatamente riconoscibili questi prodotti al consumatore – ha affermato – perché acquistare un vino eroico significa anche sostenere l’ambiente, la cura del territorio e la permanenza delle comunità nelle aree più fragili”. Infine, Bond ha richiamato la necessità di aggiornare il quadro normativo per rispondere alle nuove sfide, in particolare quelle legate al cambiamento climatico: “Servono regole più snelle per la manutenzione dei versanti e un’accelerazione sull’utilizzo delle nuove tecnologie come i droni, per i quali confidiamo possa a breve essere promulgato il decreto interministeriale applicativo della norma introdotta a dicembre 2025 che ne consente l’impiego per il prossimo triennio – ha concluso –. La viticoltura eroica è una risorsa strategica e come tale va sostenuta con strumenti adeguati e una visione moderna”.

Fonte testo: servizio stampa Regione Veneto/assessorato all'Agricoltura


Vino, dealcolati: nel 2026 +90% la produzione italiana prevista, in particolare in Veneto

Nel 2025 in Germania, Regno Unito e Stati Uniti i vini Nolo (no e low alcohol) hanno realizzato un valore delle vendite nella grande distribuzione di oltre 1,2 miliardi di euro e l’equivalente di 160 milioni di bottiglie commercializzate. Numeri – rileva lo studio dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly presentato a Verona nel corso di Vinitaly 2026 – ancora bassi, ma che cominciano a rappresentare una fetta significativa di mercato anche per i vini dealcolati, segmento che vede quest’anno esordire la produzione nel Belpaese dopo anni di stallo legislativo.

L’Italia, che sino a ora destinava la produzione di dealcolati all’estero, parte quindi con l’handicap temporale e ciò si nota nelle quote di mercato – attorno al 2,5% – occupate soprattutto in Germania e Regno Unito ma il contesto è destinato a cambiare. Secondo una recente indagine dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly sulla quasi totalità delle imprese tricolori che fanno o stanno organizzando linee di vini dealcolati, i numeri si annunciano in forte crescita: +90% di aumento produttivo previsto nel 2026, con una quota export attestata al 91% e il grosso delle vendite fatte sul canale retail (77%). Già la metà del campione intende inoltre attivare la produzione in Italia. Le tipologie a listino vedono una leggera prevalenza dei no-alcohol (54%), con un aumento significativo dell’opzione “bevanda a base vino”, balzata dal 3% del 2025 al 27% odierno. Tra i mercati tradizionali, prevale l’obiettivo Nordamerica (Usa e Canada) ma anche i Paesi Dach (Germania, Austria e Svizzera). Tra le piazze nuove ed emergenti, le risposte convergono su alcuni Paesi (Messico, Polonia ma anche Cina) e areali, con in testa Medioriente e Africa.

Tornando alla domanda globale di Nolo (che comprende anche i dealcolati), l’analisi dell’Osservatorio su base Nielsen-IQ e Iwsr rileva andamenti piuttosto diversificati, sia per titolo alcolometrico, sia per tipologia di prodotto, con gli alcohol-free in marcia positiva rispetto agli arretramenti dei low alcohol. In particolare gli spumanti – nella categoria “zero” – dimostrano di intercettare meglio degli altri le dinamiche positive di mercato: in Uk (+24%, +17% per i prodotti italiani) e negli Usa (+15%, con l’Italia a +200%).

Tra le motivazioni che spingono la scelta, sono stabili – e ancora maggioritarie – le risposte legate alla salute mentre crescono (quota al 35%) le ragioni legate all’aumento della qualità del prodotto e a una maggiore consapevolezza riguardo alla categoria nel suo insieme. “Ma il tema del gusto – ha detto il segretario generale di Unione italiana vini (Uiv), Paolo Castelletti – rappresenta ancora un freno al consumo per il 25% dei potenziali clienti, quota che sta via via diminuendo in maniera direttamente proporzionale alla qualità di produzioni che possono solo migliorare, e su questo l’Italia gioca la propria partita decisiva. Un segmento di offerta, quello dei vini dealcolati, che rimane aperto sia tra consumatori astemi – con i GenZ (under 28 anni) che in Uk e negli Usa già li preferiscono alla birra – sia tra gli user enologici abituali, che in certe situazioni preferiscono non consumare alcolici”.

Atteggiamenti questi che ancora non si riscontrano in Italia, con una domanda in cui è fortemente radicato il consumo tradizionale. Il mercato è ancora un terreno tutto da conquistare, rileva l’analisi: il 94% dei non consumatori di alcolici dichiara di non aver acquistato un no-alcohol negli ultimi sei mesi, quota che sale al 98% tra i più giovani e scende all’89% tra i più maturi. Tra le motivazioni al consumo, la “guida” è al primo posto (50%, 56% tra i GenZ). E anche guardando al fuori casa non è ancora scattata la scintilla.  Il 71% dei ristoranti, interpellati dall’Osservatorio Fipe-Uiv “Vino & Ristorazione” in collaborazione con Vinitaly, dichiara di non essere interessato a inserire in carta i vini dealcolati, mentre solo il 3% dice di averli già in lista con successo.

Fonte: servizio stampa Veronafiere

Vinitaly 2026, Hansen (commissario Ue Agricoltura): «Nel pacchetto vino strumenti per affrontare sfide geopolitiche e cambiamento climatico, India tra i mercati target» 

«Siamo a un mese dall’adozione del Pacchetto vino, una proposta che rappresenta un segnale concreto di speranza e sollievo per il comparto in un momento complesso. Il settore vitivinicolo si trova infatti ad affrontare sfide rilevanti, legate sia al contesto geopolitico sia agli effetti del cambiamento climatico e il Pacchetto offre strumenti adeguati ad accompagnarne l’adattamento». A dirlo è stato il commissario europeo all’Agricoltura, Christophe Hansen (a destra nella foto, insieme a Federico Bricolo, presidente di Veronafiere), in visita a Vinitaly 2026, il salone internazionale dedicato a vino e distillati tenutosi a Veronafiere e terminato lo scorso 15 aprile.

«Parallelamente – ha continuato il commissario Hansen –, l’Unione europea sta portando avanti un’agenda commerciale ambiziosa e aperta, con nuove opportunità di accesso a mercati strategici come quello indiano, che conta oltre 1,4 miliardi di potenziali consumatori. Si delineano quindi prospettive positive per il settore. È fondamentale continuare a rafforzare la capacità delle imprese di valorizzare e promuovere nel mondo i propri prodotti di qualità. Con il Pacchetto vino abbiamo introdotto nuovi incentivi mirati a sostenere questo obiettivo, con particolare attenzione a Paesi chiave come l’Italia, dove il settore riveste un ruolo centrale».

Fonte testo e foto: servizio stampa Veronafiere

Consorzio Valpolicella: il rito della messa a riposo delle uve è ufficialmente candidato a Patrimonio immateriale Unesco

La Commissione nazionale italiana per l’Unesco, su proposta del ministero della Cultura, ha deciso di presentare all’organizzazione parigina la candidatura fondata, come si legge nella motivazione, sulla “sapienza vitivinicola come patrimonio culturale. Il rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella – spiega il documento di presentazione – racconta la tradizione dell’appassimento delle uve e il legame profondo tra comunità, paesaggio e cultura produttiva”. La decisione dell’Unesco è attesa nel 2027.

Per il presidente del Consorzio Vini Valpolicella, Christian Marchesini: “La candidatura ufficiale del rito della messa a riposo delle uve è la prima tecnica vitivinicola a varcare la soglia dell’Unesco e rappresenta un passaggio storico per la Valpolicella. Un savoir faire millenario – come è stato dimostrato dal dossier propedeutico alla presentazione – che ha plasmato cultura, paesaggio e identità del territorio, diventando espressione autentica delle nostre comunità. Questo traguardo rafforza l’impegno a tutelare e trasmettere alle nuove generazioni una tradizione che non può essere data per scontata, valorizzandone il significato culturale e collettivo e l’unicità di Amarone e Recioto. Ringrazio il sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi (nel frattempo divenuto Ministro del Turismo, ndr), il Comitato scientifico e la comunità per aver sostenuto convintamente e coralmente un percorso che ha accresciuto la consapevolezza del valore della nostra ritualità”.

Avviato oltre 13 anni fa, il percorso di candidatura è stato guidato dal Consorzio di tutela vini Valpolicella, capofila di un ampio lavoro condiviso che ha coinvolto direttamente la Confraternita del Sovrano Nobilissimo Ordine dell’Amarone e del Recioto (Snodar), il mondo accademico e l’intero territorio della Valpolicella, che ha sostenuto con convinzione il progetto. Fulcro del dossier i quattro capisaldi identitari che secondo il Comitato scientifico, composto da enologi, giuristi e antropologi, hanno asseverato l’istanza della Valpolicella. In questo territorio, infatti, la secolare tecnica della messa a riposo delle uve della Valpolicella sulle ‘arele’ sistemate poi negli apposti ‘fruttai’ garantisce, cita il dossier, una “funzione educativa, ambientale, di riscatto sociale e di inclusione” e ovviamente “una funzione enologica”, perché “senza questa tecnica i vini del territorio non esisterebbero”. Tra i punti di forza, individuati anche l’estensione territoriale dell’appassimento praticato da “8mila persone” tra uomini, donne, giovani e anziani, italiani e stranieri perfettamente integrati nei 19 comuni della denominazione.

Fonte: servizio stampa Consorzio tutela vini Valpolicella

Parte il Progetto GRAPE: un nuovo patto tra cantine e Consorzi di bonifica per un’irrigazione più intelligente e sostenibile

E’ stato dato ufficialmente il via al Progetto GRAPE – Gestione Razionale dell’Acqua e Irrigazione di Precisione per l’Eccellenza Vitivinicola. Si tratta di un progetto triennale (2026–2028) che unisce alcune tra le realtà più importanti del mondo vitivinicolo e della gestione dell’acqua in Veneto: Cantina di Soave – CADIS, CollisWine, il Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta (APV) e il Consorzio LEB con il suo Centro di Sperimentazione per l’Innovazione Irrigua (Ce.Sp.I.I.). A fianco del partenariato c’è l’Università di Verona (Dipartimento di Biotecnologie – prof. Claudio Zaccone), che offrirà il supporto scientifico.

Una squadra che unisce competenze diverse. Il progetto riunisce attori con ruoli diversi ma complementari: il Consorzio LEB, attraverso il suo Centro di Sperimentazione per l’Innovazione irrigua (Ce.Sp.I.I.), si occuperà della parte sperimentale e scientifica: raccolta dati, modelli previsionali e tutte le attività che permetteranno di capire come irrigare meglio e quando farlo; il Consorzio APV avrà un ruolo operativo fondamentale, perché gestisce i distretti irrigui dove si svolgeranno le prove in campo: sarà il ponte tra innovazione e territorio, garantendo che le tecnologie testate possano essere davvero applicate nella pratica quotidiana; CADIS e CollisWine metteranno a disposizione vigneti pilota, tecnici ed esperienze concrete di gestione aziendale. Infine, l’Università di Verona con il Dipartimento di Biotecnologie apporterà il supporto scientifico necessario per analizzare suoli, dati climatici e informazioni tecniche. Questa collaborazione costituisce un modello unico ed innovativo nel sistema della bonifica: il mondo dell’impresa, i Consorzi che gestiscono l’acqua e la ricerca universitaria lavorano insieme per migliorare l’uso dell’acqua nei vigneti, ridurre gli sprechi, aumentare la qualità delle uve e rendere il territorio più resiliente ai cambiamenti climatici.Cresce così la consapevolezza del ruolo strategico dei Consorzi nella gestione dell’acqua e nella tutela delle eccellenze del Veneto.

Un progetto per affrontare i cambiamenti climatici. Le ondate di calore, la scarsità d’acqua e gli eventi climatici estremi rendono sempre più complicata la gestione dei vigneti. GRAPE vuole aiutare le aziende a rispondere a queste sfide grazie a tecnologie moderne: sensori nel suolo, stazioni meteo, rilievi con droni, analisi dei terreni e modelli matematici che indicheranno quando e quanto irrigare.Le attività partiranno da tre aziende pilota nella zona di Illasi (Verona), all’interno dei distretti irrigui gestiti da APV, dove verranno confrontate le tecniche tradizionali con quelle innovative basate sui dati.

Benefici attesi per il territorio. Oltre a migliorare la qualità delle uve e ridurre l’acqua utilizzata, GRAPE creerà strumenti pratici per agricoltori e Consorzi, come un sistema digitale che aiuterà a decidere quando irrigare e nuove linee guida per una viticoltura più sostenibile. La rete di sensori e strumenti installati resterà attiva anche dopo il 2028: un investimento duraturo che potrà essere replicato in altri territori.

Fonte: servizio stampa Consorzio LEB- Ce.Sp.I.I.

Vinitaly 2026: Coldiretti, liberare vino da catene burocrazia e dazi vale 1,6 mld

Liberare il vino dalle catene della burocrazia, dei dazi e delle etichette allarmistiche farebbe recuperare 1,6 miliardi di euro alle aziende vitivinicole italiane, liberando risorse per continuare a investire sulla qualità, sull’innovazione, sull’enoturismo e sulla promozione nei mercati internazionali. E’ quanto emerge dall’analisi di Coldiretti diffusa in occasione dell’inaugurazione del Vinitaly 2026, dove la principale organizzazione agricola d’Italia e d’Europa porta un messaggio chiaro di rappresentanza sindacale insieme ad un ricco programma di eventi, approfondimenti e degustazioni.

Simbolo dell’edizione 2026 del Salone è la grande bottiglia di vino avvolta da catene spezzate che campeggia all’ingresso di Casa Coldiretti e rappresenta la condizione del settore italiano che va liberato dal peso di burocrazia, dazi, aumento dei costi e narrazioni fuorvianti che ne limitano la crescita e ostacolano il lavoro quotidiano delle imprese. “Liberare il vino dalle catene della burocrazia, dei dazi e delle distorsioni che oggi penalizzano il settore non è uno slogan ma una necessità economica concreta. Parliamo di 1,6 miliardi di euro che possono tornare direttamente nelle tasche delle imprese vitivinicole italiane. Il nostro è un messaggio positivo e responsabile: possiamo semplificare concretamente. Per questo oggi più che mai serve fare sindacato per una filiera centrale del Made in Italy. E siamo qui per ribadire come il vino sia parte di quella Dieta mediterranea sinonimo di salute, contro cibi ultraprocessati e bevande energetiche che stanno mettendo a rischio la salute dei nostri giovani. Serve accendere la luce su questo problema che medici e scienziati stanno sollevando in tutto il mondo”, sottolinea il segretario generale della Coldiretti Vincenzo Gesmundo.

“Il vino italiano con un valore complessivo di 14 miliardi di euro resta una delle principali bandiere anche del nostro export agroalimentare, avendo sfiorato nel 2025 gli 8 miliardi di euro, nonostante la difficile situazione internazionale. Le grandi incertezze generate dai dazi di Trump hanno complicato il mercato negli Stati Uniti che sono il primo sbocco di riferimento. È un mercato che non si può perdere e proprio per questo come Coldiretti saremo a New York a giugno per la promozione anche del vino. Oggi il settore sta affrontando una fase di forte pressione, ma emergono anche segnali di recupero e, soprattutto, un potenziale enorme su cui costruire la ripartenza. La strada è chiara: innovazione, qualità e capacità di creare valore. In questi anni abbiamo già dimostrato che si può crescere aumentando il valore medio del vino italiano, salito del 39% nell’ultimo decennio, puntando su identità e distintività. Con il piano straordinario di promozione e il lavoro delle imprese, il vino italiano ha tutte le carte per recuperare terreno e continuare ad essere protagonista sui mercati globali”, afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

Il settore rappresenta uno dei pilastri dell’economia agroalimentare nazionale, con un fatturato di circa 14 miliardi di euro, 241.000 imprese viticole attive su 681.000 ettari e una forte vocazione alla qualità, con il 78% della superficie dedicata alle Indicazioni Geografiche. Un primato che si accompagna a una biodiversità unica al mondo, con centinaia di varietà autoctone. Sul fronte internazionale, gli Stati Uniti – che rappresentano circa il 23% dell’export vinicolo italiano – hanno penalizzato le nostre aziende con dazi e condizioni di mercato sfavorevoli. Il 2025 si è chiuso con un calo del 9% in valore, mentre il 2026 si è aperto con flessioni del 35% a gennaio e del 21% a febbraio, con segnali di parziale recupero a marzo.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

Al via Vinitaly 2026: viaggio nelle degustazioni della 58^ edizione tra territori, vitigni, denominazioni e grandi annate 

Vinitaly 2026 apre oggi, domenica 12 aprile a Veronafiere con un ricco calendario di degustazioni in programma fino al 15 aprile. Un palinsesto di quasi 80 eventi che attraversa territori, vitigni e denominazioni per un racconto corale del vino tra identità produttive e stili contemporanei, a cui si aggiungono le centinaia di tasting realizzati direttamente negli stand delle 4mila aziende espositrici. Di seguito ne trovate elencati alcuni tra i più interessanti.

Ad aprire il trittico dei Grand tasting sarà il MW Gabriele Gorelli alla conduzione di “The Reason WHYTE”, dedicato ai bianchi italiani che si guadagnano un posto in tavola facendo ciò che nessun altro vino sa fare (13 aprile ore 11, Sala Tulipano -Palaexpo, piano -1). “Dal Pinot Nero alla Monica, dal Bellone al Cabernet Sauvignon, dal Barolo all’Amarone, passando per la Germania e la Cina” è il tema del master tasting guidato da Ian D’Agata e Andrea Gualdoni (14 aprile ore 11, Sala Argento – Palaexpo piano -1), mentre “Eccellenze d’Italia: Viaggio nelle Grandi Annate delle Cantine Storiche” by Riccardo Cotarella e Luciano Ferraro chiuderà il ciclo delle top experience nei calici. Domenica 12 aprile, spetterà a DoctorWine e al Gambero Rosso a dare il primo assaggio del programma generale delle degustazioni di Vinitaly. La Guida enologica di Daniele Cernilli sarà protagonista di The DoctorWine Selection (Pad. 10 stand A2-B2), un menu di degustazioni in programma da domenica 12 a martedì 14 aprile. Quattro gli appuntamenti in apertura: “Langhe e non solo” (10.00-11.00); “Supertuscan & Co” (12:00-13:00); “Rossi mediterranei, rossi senza tempo” (14:30-15:30) e “I vini bianchi italiani fra modernità e recupero della tradizione” (16:30-17:30). Mentre il Gambero Rosso presenta il walk around tasting dei suoi Tre Bicchieri della Guida Vini d’Italia 2026 (11.30-16.30 in Sala Argento, Palaexpo piano -1). Luciano Ferraro, vicedirettore del Corriere della Sera e autore con James Suckling de “I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia”, punterà i riflettori sulle “Cantine top e i vini dell’enoturismo” (ore 16.30, Sala Iris – Palaexpo piano -1). Wine Spectator inaugurerà il proprio carnet di degustazioni a Vinitaly con “Barolo, then and now” guidato da Bruce Sanderson (Sala Tulipano ore 15.30 – Palaexpo piano -1). Anche la Francia avrà il suo palcoscenico con due slot su “Vins de Bordeaux, the unexpected reds of Bordeaux” (rispettivamente ore 10.30 e 14.30, Sala Orchidea Palaexpo piano -1), seguito da “Les grands chais de France: sorprendente Loira” (ore 12.30 – Sala Orchidea). L’International Wine and Spirit Competition apre con “Barolo vs Barbaresco: power and precision” by Marisol de la Fuente, seguito da Decanter con “Rooted in Italy: Native varieties at the pinnacle of DWWA scoring” (entrambe in sala A, 1° piano Pad. 10 rispettivamente alle 11 e alle 15), seguito da Vinum che firmerà la degustazione “Top of Toscana 2026: nel regno della regione regina della viticoltura italiana” (ore 15, Sala B 1° piano Pad. 10). Ritorna anche Young to Young, il format giunto alla 9^edizione ideato dagli autori di Golosaria, Paolo Massobrio e Marco Gatti, con tre appuntamenti nel corso della manifestazione per valorizzare i giovani produttori vinicoli e i content creator (12, 13 e 14 aprile ore 11.00, Sala B 1° piano Pad. 10). MicroMega Wines di Ian D’Agata inizia il proprio cartellone di masterclass con “Odissea Autoctona: dalle bollicine ai vini dolci, orange, convenzionale e ibridi: Sylvaner, Ribolla, Timorasso, Malvasia istriana, Johanniter e altro ancora” (Area C ore 13.30).

Anche il Consorzio Tutela Formaggio Asiago promuove a Vinitaly 2026 il confronto tra territori, culture culinarie e linguaggi gastronomici contemporanei. Nel corso di tutta la manifestazione sarà presente nei convegni e degustazioni del Consorzio Tutela Prosecco DOC, al Padiglione 4 Stand B4 e nella Lounge AIS (Associazione Italiana Sommelier) Nazionale, punto di riferimento per i professionisti del settore. Tra gli appuntamenti più attesi, il 13 aprile alle ore 11.45, col Consorzio di tutela vini DOC Sicilia, al Padiglione 2 Stand G76, la masterclass “Sicilia DOC & Asiago DOP: Dialogo tra Territori e Culture del Gusto”, dedicata agli abbinamenti tra diverse stagionature di Asiago DOP e una selezione di vini siciliani condotta da Andrea Amadei, volto della trasmissione televisiva “E’ sempre mezzogiorno!” e conduttore di Decanter. Il percorso sensoriale evidenzia l’ampiezza espressiva del formaggio veneto-trentino: la dolcezza del Fresco 20 giorni e del Riserva 40 giorni, con gli inconfondibili sentori di latte fresco, yogurt e burro, incontra la solarità del Grillo e del Lucido. Si prosegue in un crescendo di aromi con il Mezzano 6 mesi in abbinamento al Nerello Mascalese, fino all’intensità del Vecchio 12 mesi, perfetto nel matrimonio col Nero d’Avola, Un viaggio che racconta la capacità dell’Asiago DOP di valorizzare l’incontro tra identità regionali differenti. Nell’area esterna del Padiglione D, col progetto “Street Food d’Autore” in collaborazione con il partner JRE-Italia, selezionate stagionature di Asiago DOP saranno interpreti di esclusive ricette rappresentate in chiave contemporanea. A completare il percorso, lo show cooking del 12 aprile, presso l’area esterna dello spazio istituzionale MASAF Palaexpo (ore 12:00-14:00), realizzato dall’Istituto IPSAR “Luigi Carnacina” di Bardolino, con un risotto al Bardolino e radicchio rosso di Verona e Asiago DOP, sottolinea il legame con i prodotti locali e l’impegno nella trasmissione della cultura gastronomica.

A Vinitaly 2026 sarà protagonista anche la Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza sarà protagonista , ospite presso lo spazio istituzionale della Regione del Veneto (Pad. 4 – posizione D4/E4) per un evento in programma lunedì 13 aprile alle ore 13.30 che unisce storia e degustazione: “Degusta, Ascolta, Scopri – Un viaggio nel Recioto della Valpolicella con le Donne del Vino attraverso il docufilm della Biblioteca Internazionale La Vigna”. Per partecipare, sarà necessaria la registrazione presso lo Stand Regione del Veneto la mattina stessa dell’evento. Sarà un’occasione speciale per riscoprire il “re” dei vini passiti attraverso una straordinaria degustazione verticale guidata da Corinna Gianesini, sommelier professionista e delegata delle Donne del Vino del Veneto. Saranno proposte in degustazione cinque espressioni di Recioto DOCG, in un arco temporale che va dal 2022 fino alla storica annata 2000. L’esperienza sarà arricchita dalla proiezione del trailer del docufilm “La Vigna di Demetrio Zaccaria”, un’opera emozionante che ripercorre la visione del nostro fondatore e l’anima di una delle biblioteche enologiche più importanti al mondo.

Fonte: servizio stampa Vinitaly/Veronafiere/Consorzio tutela formaggio Asiago/Biblioteca La Vigna