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E’ nato “Villa Maggioni”, progetto vitivinicolo dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero di Padova, che si avvale della collaborazione di Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi

Una tenuta di circa 12 ettari nel contesto dei colli Euganei – dalla scorsa estate riconosciuti Riserva della Biosfera Mab (Man and the Biosphere) dell’UNESCO – una dimora storica ottocentesca ristrutturata e rivitalizzata nell’eleganza degli spazi; un rustico rigenerato a cantina/bottaia per la degustazione dei vini e la valorizzazione e commercializzazione dei prodotti agricoli; duecento nuovi olivi e cinque ettari di terreno destinati alla produzione vinicola. Sono questi in sintesi gli ingredienti che stanno dietro a “Villa Maggioni”. Il nome della magione, catalogata tra le dimore storiche del Veneto, è infatti anche il titolo di un progetto vitivinicolo pensato e voluto dall’Istituto diocesano per il sostentamento del clero della Chiesa di Padova (Idsc Padova), presentato lo scorso 8 settembre nella sede della Diocesi a Padova dal presidente dell’Istituto, don Paolo Rizzato, dal direttore Marco Pastorello e dall’architetto Federico Candian, alla presenza del vescovo mons. Claudio Cipolla (a sinistra nella foto in alto) e con la partecipazione del presidente Assoenologi, Riccardo Cotarella (a destra nella foto in alto), che del progetto si è appassionato e ha scelto di dedicare generosamente le sue competenze.

Di cosa si occupa l’Isdc Padova. Nato nel 1985 per gli effetti della legge 222/1985, “Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi”, l’Idsc ha il compito di valorizzare il patrimonio (fabbricati e terreni) proveniente dagli ex benefici parrocchiali. Nella pianificazione di medio/lungo periodo l’IdscPadova ha rinnovato la strategia di valorizzazione del comparto “terreni”, ottimizzando la produzione agricola con ricadute dirette anche sul territorio e le comunità, che tradotto significa dismissione di terreni a seminativo di piccole dimensioni o di aree di scarsa o nulla redditività per concentrare maggiormente l’attività agricola su coltivazioni di pregio di uliveti in zona Dop (denominazione di origine protetta) “Veneto Euganei e Berici” e di vigneti in zona Doc (denominazione di origine controllata) “Colli Euganei”, fino alla produzione diretta di olio e vino.

In questa logica si colloca il progetto che ruota attorno a Villa Maggioni, tenuta nel territorio del comune di Torreglia (Padova), acquistata nel 2023 dall’Istituto diocesano dove è stata recuperata la dimora ottocentesca e si sta ultimando in queste settimane la riqualificazione dei rustici annessi nell’obiettivo di una produzione iniziale di vino e successivamente di olio. «Il nostro intento – ha sottolineato il presidente dell’Istituto diocesano, don Paolo Rizzato – non è aggiungere un’esperienza di produzione di vino alle molte aziende che già operano in modo eccellente in questo settore, ma offrire ai nostri colli Euganei e alle comunità che li abitano, una stimolante prospettiva valorizzando un luogo di memoria geologica, storica, culturale, dove l’agricoltura e il genio umano hanno saputo raccogliere la forza delle natura e arricchire la sua bellezza. Realizzare questo progetto non significa per noi gestire una proprietà privata, per arricchire, ma valorizzare un bene che appartiene alla comunità e che alla comunità deve essere restituito, convinti che anche una buona economia di mercato è solo una parte della vera ricchezza che deve essere di tutti e di cui abbiamo tutti bisogno»

L’obiettivo dell’intervento sulla tenuta Villa Maggioni – ha aggiunto il direttore dell’Istituto, Marco Pastorello – va oltre il semplice restauro immobiliare o il ripristino colturale. Si configura, infatti, come un’operazione di rigenerazione territoriale integrata, capace di unire la salvaguardia del patrimonio storico-architettonico alla riattivazione di una filiera agricola di eccellenza. ll tutto nell’ottica di una sostenibilità anche ambientale del progetto che vede tra l’altro il recupero delle vigne quali elemento identitario dei colli Euganei, il ripristino – accanto alle nuove piantumazioni – degli ulivi storici – che rischiavano il deperimento a causa degli anni di incuria – oltre ai filari di mandorli e marasche tipici di questa zona». «Il recupero della dimora storica – ha illustrato l’architetto Federico Candian – oltre al rinnovo impiantistico, si è concentrata sulla rivitalizzazione degli ambienti, nel rispetto dell’impianto architettonico e delle finiture originarie, riproponendo materiali e finiture riconducibili alla tradizione costruttiva veneta, dal terrazzo alla veneziana agli intonaci a base di calce e finitura a marmorino e le murature in conci di pietra naturale. Le pertinenze sono state invece ristrutturate per la realizzazione di una cantina/bottaia per l’affinamento del vino e la creazione di un punto vendita dotato di spazi adeguati alla degustazione e alla valorizzazione dei prodotti ottenuti dall’attività agricola della tenuta».

Il progetto ha intercettato l’attenzione di Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi, che attraverso lo studio Cotarella & Chiasso, accompagnerà lo sviluppo e la selezione dei vitigni. «Ho sempre amato i colli Euganei probabilmente più con il cuore che con la ragione. Li ho frequentati, ne ho bevuto i vini, ne ho seguito le vicende – ha raccontato l’enologo – ma oggi, attraverso Villa Maggioni, mi viene offerta una possibilità diversa: quella di conoscerli davvero. E conoscere davvero un territorio, per chi fa il mio mestiere, significa innanzitutto avere l’umiltà di ascoltarlo. Io non credo nell’enologo che arriva in un luogo portando con sé una ricetta. Credo, al contrario, che il primo compito di chi si occupa di vino sia quello di fare silenzio. Osservare. Camminare nei vigneti. Capire i suoli. Seguire le esposizioni, le pendenze, i venti. Conoscere le uve, anche quelle che nel tempo abbiamo considerato minori. Parlare con le persone che quella terra l’hanno coltivata prima di noi. E poi aspettare che sia il territorio stesso a suggerirci quale vino può diventare. Per questo considero Villa Maggioni una sfida particolarmente affascinante. Non dobbiamo inventare i colli Euganei. Sarebbe presuntuoso anche solo pensarlo. Dobbiamo semmai provare a leggere alcune delle loro pagine che forse non sono state ancora scritte fino in fondo. Queste colline hanno una storia geologica eccezionale, una biodiversità straordinaria, una molteplicità di esposizioni e di microambienti che raramente s’incontrano concentrati in uno spazio così raccolto». L’obiettivo, ha sottolineato il presidente Assoenologi, «non è produrre vini che assomiglino ai grandi vini di altri territori», ma «produrre vini che non potrebbero nascere in nessun altro luogo. Villa Maggioni deve partire da qui».

Due le sottolineature del vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, al termine della presentazione. In primis la capacità di lavorare in spirito di comunione tra tutte le Chiese, di cui è un esempio l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero, nel suo compito e missione. Il secondo aspetto sottolineato dal vescovo è stata l’attenzione alla cura del  Creato: «Nel nostro territorio questa sensibilità nei confronti del Creato vive, esiste, anche se spesso ce ne dimentichiamo. La vocazione che abbiamo è quella di vivere dentro, sopra questa terra, con questa terra che, secondo la Sacra Scrittura, ci è stata affidata e deve essere custodita. L’amore per la terra e anche il contributo di ingegno e di creatività dato dagli operatori e dalle persone competenti, affinché il nostro territorio migliori e sia sempre più adeguato, rappresentano un contributo al territorio, ma anche alla politica e a un modo di pensare, custodire e preparare il futuro».

Fonte: servizio stampa Diocesi di Padova

Trento. Co.Di.Pr.A. ottiene dal Masaf il riconoscimento come soggetto gestore del primo Fondo IST Uva d’Italia


viti valle dei Laghi (TN)
Con decreto del 10 giugno 2026, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf) ha ufficialmente riconosciuto Co.Di.Pr.A. Trento quale soggetto gestore del Fondo settoriale di stabilizzazione del reddito “Fondo IST Uva”. Si tratta di un passaggio di grande importanza che rende pienamente operativo quello che rappresenta il primo Fondo di stabilizzazione del reddito interamente dedicato al comparto vitivinicolo in Italia.

L'iter. Co.Di.Pr.A. e il sistema Asnacodi Italia hanno richiesto con determinazione ed ottenuto l’ammissione del prodotto uva da vino fra i prodotti ammissibili stabiliti dal Piano di Gestione dei Rischi 2026 (PGRA 2026). Il riconoscimento ministeriale arriva al termine dell’istruttoria prevista dalla normativa nazionale ed europea e consente al Fondo di entrare a pieno titolo tra gli strumenti di gestione del rischio previsti dalla Politica Agricola Comune, con la possibilità di beneficiare dello straordinario sostegno comunitario con una percentuale di aiuto che può arrivare sino al 70%. Il Fondo IST Uva è il terzo fondo di stabilizzazione del reddito attivato dal Consorzio che, già dal 2019, agli albori dell’introduzione della normativa, grazie alla straordinaria visione e capacità di interpretare le nuove esigenze delle imprese agricole, aveva attivato questo innovativo strumento per il settore melicolo e lattiero caseario.

Il Fondo IST Uva si affianca alle polizze assicurative agevolate e agli altri fondi mutualistici già attivi, intervenendo quando il reddito aziendale registra una riduzione significativa rispetto alla media storica. L’obiettivo è garantire una maggiore stabilità economica alle imprese viticole, rafforzandone la capacità di affrontare scenari sempre più complessi. Con oltre 100 milioni di euro di valore produttivo annuo espresso dal comparto viticolo provinciale, il Fondo IST Uva si candida a diventare un elemento strategico per la resilienza delle aziende agricole trentine e un modello di riferimento a livello nazionale. Questo nella piena convinzione che l’impegno degli agricoltori che affrontano quotidianamente le sfide produttive ed economiche debba essere tutelato con ogni strumento che possa contribuire a trasferire fiducia, tranquillità e visione. Le adesioni sono aperte attraverso il sito di Co.Di.Pr.A. (www.codipra.it), mentre prosegue il confronto sul territorio con i viticoltori.

Fonte: servizio stampa Co.Di.Pr.A.

Gianluca Carraro confermato presidente del Consorzio tutela vini Colli Euganei



Gianluca Carraro è stato confermato presidente del Consorzio tutela vini Colli Euganei e inizia, quindi, il suo secondo mandato triennale. Al suo fianco, sono stati confermati i consiglieri Giovanni Barbiero, Lorenzo Bertin, Valentino Bressanin, Simone Dalla Montà, Giorgio Salvan, Giorgia Veronese e Stefano Visintin ai quali di aggiunge, come nuovo entrato, Luca Calaon.

Il Consorzio continuerà a lavorare per la valorizzazione del Serprino, unica denominazione frizzante in Italia che rappresenta un’esclusività dei Colli e, come tale, vino simbolo della provincia di Padova. Queste bollicine “autoctone” sono protagoniste dell’annuale Serprino Festival (l’ultima edizione si è tenuta dal 20 giugno al 6 luglio) e del Vulcanico Serprino, che il 20 giugno 2026 ha visto la presenza di 26 cantine e degustazioni all’interno dell’iconica Abbazia di Praglia.

Continuerà altresì nel percorso di miglioramento dei grandi vini rossi dei Colli Euganei, che si concretizza con il progetto Grewip (Great red euganean wines improvement project) che prevede l’applicazione di protocolli di produzione specifici per l’area che vengono di volta in volta monitorati e valutati nei risultati mediante processi di co-decisione e co-creazione coinvolgendo tutti i partner, nonché attivando percorsi imitativi in aziende esterne al partenariato. L’obiettivo è creare un modello interattivo di innovazione basato su cooperazione e partecipazione, per sviluppare nella zona dei Colli Euganei la cultura dell’eccellenza vitivinicola, alla base della produzione di vini rossi di pregio.

Altro vino importante tutelato dal Consorzio è il Colli Euganei Fior d'Arancio Docg, unico vino moscato giallo che viene prodotto in versione secco, spumante dolce e passito. Ricordiamo, inoltre, che dal 2024 i Colli Euganei sono una Riserva della Biosfera MAB UNESCO, un’area che promuove un equilibrio virtuoso tra uomo e ambiente, unendo la tutela di una straordinaria biodiversità con pratiche di ecoturismo e agricoltura sostenibile.

Fonte: servizio stampa Consorzio tutela vini Colli Euganei

Stagione vitivinicola 2026: in Veneto, le stime produttive reggono nonostante gli sbalzi climatici. Molto attenzione alla flavescenza dorata

Nonostante i bruschi sbalzi di temperatura e gli eventi climatici estremi più frequenti, i vigneti del Veneto resistono: le stime produttive sono in linea con quelle dell’anno scorso. Questo è quanto emerge dal primo incontro della 52° edizione del Trittico Vitivinicolo Veneto, tenutosi in modalità online lo scorso 18 giugno, e organizzato da Veneto Agricoltura in collaborazione con Regione del Veneto, ARPAV e CREA.

Nello scorso anno, la superficie vitata, coltivata per il 75% con varietà di uva a bacca bianca e per il restante 25% con varietà a bacca nera, ammontava ad oltre 104.000 ettari e la produzione totale di uva si è attestata sui 14,7 milioni di quintali (+6,8% annuale). Un raccolto che ha generato 11,4 milioni di ettolitri di vino, evidenziando una crescita del 7% sul 2024. Questi numeri hanno confermato il Veneto sulle vette nazionali della produzione vitivinicola e ora, pure nel 2026, le condizioni preliminari di viti e vigneti promettono una vendemmia di tutto rispetto.

L’andamento meteorologico, come sottolineato da Francesco Rech (ARPAV, Dipartimento Regionale per la Sicurezza del Territorio) sulla base delle rilevazioni della stazione meteorologica di Conegliano, è stato, nella prima metà dell’anno, altalenante, con alcune gelate isolate, temperature tendenzialmente sopra la media, un maggio caratterizzato prima da freddo e poi da caldo, raffiche di vento e grandinate piuttosto consistenti.

Tuttavia, il cattivo meteo non ha causato danni particolari ai vigneti veneti, che hanno germogliato in anticipo, evidenziando una fertilità potenziale in lieve crescita rispetto al 2025. Determinanti, a tal proposito, i fattori mostrati dall’approfondimento di Patrick Marcuzzo e Francesco Capovilla (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria, Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia): gli eventi siccitosi, così come le gelate primaverili, non hanno inciso negativamente sullo sviluppo vegetativo delle piante e la peronospora, malattia fungina molto temuta dai viticoltori, ha circolato con intensità decisamente inferiore rispetto alla scorsa annata.

Sul fronte della flavescenza dorata, però, l’attenzione deve rimanere massima: i censimenti del 2025 hanno rivelato una presenza diffusa di Scaphoideus Titanus, insetto vettore della flavescenza dorata, in gran parte delle aree viticole del Veneto (circa il 92%). Pertanto, anche nel 2026, è necessario insistere con le misure di lotta obbligatorie illustrate da Diego Fornasiero (Unità Organizzativa Fitosanitario Regione del Veneto), ovvero i trattamenti insetticidi nelle finestre specifiche indicate dalla Regione e l’estirpo delle piante che manifestano sintomi riconducibili alla malattia.

A chiudere l’incontro, l’intervento di Loredana Moffa (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria, Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia), che ha presentato le opportunità e le prospettive in Veneto relative all’editing genetico, procedimento a cui le viti possono essere sottoposte per ottenere un incremento di resistenza alle patologie e assicurare una produzione vitivinicola più sicura e sostenibile.

Ha dichiarato il direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner, a margine dell’evento: “Nonostante i cambiamenti climatici e gli eventi geopolitici che stanno caratterizzando lo scenario attuale, la filiera vitivinicola veneta continua a garantire una resa importante: a testimoniarlo il valore complessivo generato, che nel 2025 è stato di 1,9 mld di euro. Tuttavia, il contesto, per i fattori già citati, rimane eccezionale e dunque il supporto di Veneto Agricoltura agli operatori del settore prosegue in maniera assidua. Sia attraverso incontri informativi e di ricognizione, come il Trittico Vitivinicolo inaugurato oggi, che tramite progetti sperimentali ad hoc: tra questi Ampelopros, con cui stiamo lavorando all’allargamento della base ampelografica dei vigneti del Prosecco, e le coltivazioni dei vitigni PIWI, varietà ibride in grado di resistere alle malattie fungine e dunque di ridurre i trattamenti fitosanitari”.

Sulla stessa linea l’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond, ma con un’attenzione specifica alle questioni di mercato: “Gli appuntamenti del Trittico Vitivinicolo sono sempre significativi per il comparto del vino veneto, che, soprattutto in questa fase storica, a causa del contesto geopolitico internazionale, sta vivendo un momento particolare. Finora però, come dimostrato dal 2025, il settore ha reagito bene e il supporto della Regione, in questo senso, continua a essere costante, non solo sul versante strettamente agricolo insieme a Veneto Agricoltura, ma anche su quello commerciale. Sono infatti in lavorazione dei decreti ministeriali che favoriranno importanti investimenti sull’enoturismo, con lo scopo di attrarre nuovi clienti: i numeri della vendemmia devono sempre trovare seguito sul mercato”. 

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

20 giugno: all’Abbazia di Praglia (Padova) la terza edizione di “Vulcanico Serprino” con degustazioni delle “bollicine” Euganee

Sabato 20 giugno (dalle ore 16 alle 22) all’Abbazia di Praglia (Teolo, PD), il Serprino dei Colli Euganei apre l’estate con la terza edizione di “Vulcanico Serprino”, iniziativa organizzata dal Consorzio Tutela Vini Colli Euganei. 

Saranno presenti con i loro stand ventisei aziende, che proporranno in assaggio ai visitatori diverse interpretazioni del Serprino, offrendo un ampio panorama delle tipiche bollicine euganee nella tipologia frizzante e in quella spumante, nonché nella versione sperimentale “sui lieviti”. Sarà presente un punto di ristoro per il pubblico, musica dal vivo e due momenti di cooking show con lo chef Andrea Cesaro.

Il Serprino dei Colli Euganei è l'unico vino autoctono a denominazione di origine controllata del Veneto specializzato nella tipologia frizzante. Ha note di mela, pera, pesca, che lo rendono ideale sia per l’aperitivo, sia per una cena estiva. Ottenuto dall’uva omonima, il Serprino costituisce una delle ricchezze della biodiversità dei Colli Euganei, tutelati come Parco Regionale e recentemente riconosciuti Riserva della Biosfera MAB UNESCO, e rappresenta una delle anime del saper fare dei vignaioli locali, che nei secoli hanno perfezionato l’arte di produrre vini frizzanti fini e persistenti, versatili, caratterizzati da bollicine finissime.

Fonte: servizio stampa Consorzio tutela Vini Colli Eguanei

Il Veneto istituisce l’Albo regionale dei vigneti eroici e storici

“Con l’istituzione dell’Albo regionale dei vigneti eroici e storici diamo attuazione al dettato nazionale e offriamo uno strumento operativo ai nostri viticoltori”. Lo ha annunciato l’assessore veneto all’agricoltura Dario Bond, dopo l’approvazione della delibera da parte della Giunta regionale della delibera. “La viticoltura eroica non è solo una pratica agricola, ma un patrimonio culturale, paesaggistico e sociale – ha sottolineato Bond – parliamo di territori che raccontano la storia e l’identità delle comunità venete e che contribuiscono in modo determinante alla sicurezza idrogeologica dei versanti”.
 
In Veneto, le aree interessate da queste condizioni comprendono territori simbolo come Valpolicella, Soave, Asolo, Conegliano Valdobbiadene (foto in alto) e Monti Lessini, oltre ai vigneti delle isole della laguna di Venezia, eredità storica della Serenissima. Si tratta di produzioni di altissimo valore qualitativo, riconosciute e apprezzate sui mercati internazionali, autentiche “bandiere” dell’enologia regionale. “Questi vini rappresentano l’eccellenza del Veneto nel mondo – ha evidenziato l’assessore – e sono il frutto di un lavoro che modella il paesaggio, lo rende produttivo e allo stesso tempo lo tutela. Per questo devono essere adeguatamente riconosciuti anche dal punto di vista economico”.
 
L’Albo regionale consente di censire ufficialmente i vigneti eroici e storici, in linea con quanto previsto dalla normativa nazionale (Legge 238/2016 e decreto attuativo 6899/2020). Possono accedervi i vigneti situati in aree con pendenza superiore al 30%, su terrazzamenti o gradoni, oltre i 500 metri di altitudine (esclusi gli altopiani) o nelle isole, previa richiesta ad Avepa da parte dei conduttori. “Non vogliamo introdurre nuovi vincoli, ma garantire opportunità – ha precisato Bond – l’iscrizione all’Albo rappresenterà un riconoscimento utile per l’accesso ai bandi di finanziamento e per la valorizzazione delle produzioni, anche attraverso un futuro marchio nazionale dedicato”.
 
Proprio sul tema del marchio, l’assessore ha ribadito l’importanza di proseguire il confronto con il Ministero dell’Agricoltura: “È fondamentale arrivare rapidamente all’adozione di un marchio nazionale che renda immediatamente riconoscibili questi prodotti al consumatore – ha affermato – perché acquistare un vino eroico significa anche sostenere l’ambiente, la cura del territorio e la permanenza delle comunità nelle aree più fragili”. Infine, Bond ha richiamato la necessità di aggiornare il quadro normativo per rispondere alle nuove sfide, in particolare quelle legate al cambiamento climatico: “Servono regole più snelle per la manutenzione dei versanti e un’accelerazione sull’utilizzo delle nuove tecnologie come i droni, per i quali confidiamo possa a breve essere promulgato il decreto interministeriale applicativo della norma introdotta a dicembre 2025 che ne consente l’impiego per il prossimo triennio – ha concluso –. La viticoltura eroica è una risorsa strategica e come tale va sostenuta con strumenti adeguati e una visione moderna”.

Fonte testo: servizio stampa Regione Veneto/assessorato all'Agricoltura


Vino, dealcolati: nel 2026 +90% la produzione italiana prevista, in particolare in Veneto

Nel 2025 in Germania, Regno Unito e Stati Uniti i vini Nolo (no e low alcohol) hanno realizzato un valore delle vendite nella grande distribuzione di oltre 1,2 miliardi di euro e l’equivalente di 160 milioni di bottiglie commercializzate. Numeri – rileva lo studio dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly presentato a Verona nel corso di Vinitaly 2026 – ancora bassi, ma che cominciano a rappresentare una fetta significativa di mercato anche per i vini dealcolati, segmento che vede quest’anno esordire la produzione nel Belpaese dopo anni di stallo legislativo.

L’Italia, che sino a ora destinava la produzione di dealcolati all’estero, parte quindi con l’handicap temporale e ciò si nota nelle quote di mercato – attorno al 2,5% – occupate soprattutto in Germania e Regno Unito ma il contesto è destinato a cambiare. Secondo una recente indagine dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly sulla quasi totalità delle imprese tricolori che fanno o stanno organizzando linee di vini dealcolati, i numeri si annunciano in forte crescita: +90% di aumento produttivo previsto nel 2026, con una quota export attestata al 91% e il grosso delle vendite fatte sul canale retail (77%). Già la metà del campione intende inoltre attivare la produzione in Italia. Le tipologie a listino vedono una leggera prevalenza dei no-alcohol (54%), con un aumento significativo dell’opzione “bevanda a base vino”, balzata dal 3% del 2025 al 27% odierno. Tra i mercati tradizionali, prevale l’obiettivo Nordamerica (Usa e Canada) ma anche i Paesi Dach (Germania, Austria e Svizzera). Tra le piazze nuove ed emergenti, le risposte convergono su alcuni Paesi (Messico, Polonia ma anche Cina) e areali, con in testa Medioriente e Africa.

Tornando alla domanda globale di Nolo (che comprende anche i dealcolati), l’analisi dell’Osservatorio su base Nielsen-IQ e Iwsr rileva andamenti piuttosto diversificati, sia per titolo alcolometrico, sia per tipologia di prodotto, con gli alcohol-free in marcia positiva rispetto agli arretramenti dei low alcohol. In particolare gli spumanti – nella categoria “zero” – dimostrano di intercettare meglio degli altri le dinamiche positive di mercato: in Uk (+24%, +17% per i prodotti italiani) e negli Usa (+15%, con l’Italia a +200%).

Tra le motivazioni che spingono la scelta, sono stabili – e ancora maggioritarie – le risposte legate alla salute mentre crescono (quota al 35%) le ragioni legate all’aumento della qualità del prodotto e a una maggiore consapevolezza riguardo alla categoria nel suo insieme. “Ma il tema del gusto – ha detto il segretario generale di Unione italiana vini (Uiv), Paolo Castelletti – rappresenta ancora un freno al consumo per il 25% dei potenziali clienti, quota che sta via via diminuendo in maniera direttamente proporzionale alla qualità di produzioni che possono solo migliorare, e su questo l’Italia gioca la propria partita decisiva. Un segmento di offerta, quello dei vini dealcolati, che rimane aperto sia tra consumatori astemi – con i GenZ (under 28 anni) che in Uk e negli Usa già li preferiscono alla birra – sia tra gli user enologici abituali, che in certe situazioni preferiscono non consumare alcolici”.

Atteggiamenti questi che ancora non si riscontrano in Italia, con una domanda in cui è fortemente radicato il consumo tradizionale. Il mercato è ancora un terreno tutto da conquistare, rileva l’analisi: il 94% dei non consumatori di alcolici dichiara di non aver acquistato un no-alcohol negli ultimi sei mesi, quota che sale al 98% tra i più giovani e scende all’89% tra i più maturi. Tra le motivazioni al consumo, la “guida” è al primo posto (50%, 56% tra i GenZ). E anche guardando al fuori casa non è ancora scattata la scintilla.  Il 71% dei ristoranti, interpellati dall’Osservatorio Fipe-Uiv “Vino & Ristorazione” in collaborazione con Vinitaly, dichiara di non essere interessato a inserire in carta i vini dealcolati, mentre solo il 3% dice di averli già in lista con successo.

Fonte: servizio stampa Veronafiere

Vinitaly 2026, Hansen (commissario Ue Agricoltura): «Nel pacchetto vino strumenti per affrontare sfide geopolitiche e cambiamento climatico, India tra i mercati target» 

«Siamo a un mese dall’adozione del Pacchetto vino, una proposta che rappresenta un segnale concreto di speranza e sollievo per il comparto in un momento complesso. Il settore vitivinicolo si trova infatti ad affrontare sfide rilevanti, legate sia al contesto geopolitico sia agli effetti del cambiamento climatico e il Pacchetto offre strumenti adeguati ad accompagnarne l’adattamento». A dirlo è stato il commissario europeo all’Agricoltura, Christophe Hansen (a destra nella foto, insieme a Federico Bricolo, presidente di Veronafiere), in visita a Vinitaly 2026, il salone internazionale dedicato a vino e distillati tenutosi a Veronafiere e terminato lo scorso 15 aprile.

«Parallelamente – ha continuato il commissario Hansen –, l’Unione europea sta portando avanti un’agenda commerciale ambiziosa e aperta, con nuove opportunità di accesso a mercati strategici come quello indiano, che conta oltre 1,4 miliardi di potenziali consumatori. Si delineano quindi prospettive positive per il settore. È fondamentale continuare a rafforzare la capacità delle imprese di valorizzare e promuovere nel mondo i propri prodotti di qualità. Con il Pacchetto vino abbiamo introdotto nuovi incentivi mirati a sostenere questo obiettivo, con particolare attenzione a Paesi chiave come l’Italia, dove il settore riveste un ruolo centrale».

Fonte testo e foto: servizio stampa Veronafiere

Consorzio Valpolicella: il rito della messa a riposo delle uve è ufficialmente candidato a Patrimonio immateriale Unesco

La Commissione nazionale italiana per l’Unesco, su proposta del ministero della Cultura, ha deciso di presentare all’organizzazione parigina la candidatura fondata, come si legge nella motivazione, sulla “sapienza vitivinicola come patrimonio culturale. Il rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella – spiega il documento di presentazione – racconta la tradizione dell’appassimento delle uve e il legame profondo tra comunità, paesaggio e cultura produttiva”. La decisione dell’Unesco è attesa nel 2027.

Per il presidente del Consorzio Vini Valpolicella, Christian Marchesini: “La candidatura ufficiale del rito della messa a riposo delle uve è la prima tecnica vitivinicola a varcare la soglia dell’Unesco e rappresenta un passaggio storico per la Valpolicella. Un savoir faire millenario – come è stato dimostrato dal dossier propedeutico alla presentazione – che ha plasmato cultura, paesaggio e identità del territorio, diventando espressione autentica delle nostre comunità. Questo traguardo rafforza l’impegno a tutelare e trasmettere alle nuove generazioni una tradizione che non può essere data per scontata, valorizzandone il significato culturale e collettivo e l’unicità di Amarone e Recioto. Ringrazio il sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi (nel frattempo divenuto Ministro del Turismo, ndr), il Comitato scientifico e la comunità per aver sostenuto convintamente e coralmente un percorso che ha accresciuto la consapevolezza del valore della nostra ritualità”.

Avviato oltre 13 anni fa, il percorso di candidatura è stato guidato dal Consorzio di tutela vini Valpolicella, capofila di un ampio lavoro condiviso che ha coinvolto direttamente la Confraternita del Sovrano Nobilissimo Ordine dell’Amarone e del Recioto (Snodar), il mondo accademico e l’intero territorio della Valpolicella, che ha sostenuto con convinzione il progetto. Fulcro del dossier i quattro capisaldi identitari che secondo il Comitato scientifico, composto da enologi, giuristi e antropologi, hanno asseverato l’istanza della Valpolicella. In questo territorio, infatti, la secolare tecnica della messa a riposo delle uve della Valpolicella sulle ‘arele’ sistemate poi negli apposti ‘fruttai’ garantisce, cita il dossier, una “funzione educativa, ambientale, di riscatto sociale e di inclusione” e ovviamente “una funzione enologica”, perché “senza questa tecnica i vini del territorio non esisterebbero”. Tra i punti di forza, individuati anche l’estensione territoriale dell’appassimento praticato da “8mila persone” tra uomini, donne, giovani e anziani, italiani e stranieri perfettamente integrati nei 19 comuni della denominazione.

Fonte: servizio stampa Consorzio tutela vini Valpolicella

Parte il Progetto GRAPE: un nuovo patto tra cantine e Consorzi di bonifica per un’irrigazione più intelligente e sostenibile

E’ stato dato ufficialmente il via al Progetto GRAPE – Gestione Razionale dell’Acqua e Irrigazione di Precisione per l’Eccellenza Vitivinicola. Si tratta di un progetto triennale (2026–2028) che unisce alcune tra le realtà più importanti del mondo vitivinicolo e della gestione dell’acqua in Veneto: Cantina di Soave – CADIS, CollisWine, il Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta (APV) e il Consorzio LEB con il suo Centro di Sperimentazione per l’Innovazione Irrigua (Ce.Sp.I.I.). A fianco del partenariato c’è l’Università di Verona (Dipartimento di Biotecnologie – prof. Claudio Zaccone), che offrirà il supporto scientifico.

Una squadra che unisce competenze diverse. Il progetto riunisce attori con ruoli diversi ma complementari: il Consorzio LEB, attraverso il suo Centro di Sperimentazione per l’Innovazione irrigua (Ce.Sp.I.I.), si occuperà della parte sperimentale e scientifica: raccolta dati, modelli previsionali e tutte le attività che permetteranno di capire come irrigare meglio e quando farlo; il Consorzio APV avrà un ruolo operativo fondamentale, perché gestisce i distretti irrigui dove si svolgeranno le prove in campo: sarà il ponte tra innovazione e territorio, garantendo che le tecnologie testate possano essere davvero applicate nella pratica quotidiana; CADIS e CollisWine metteranno a disposizione vigneti pilota, tecnici ed esperienze concrete di gestione aziendale. Infine, l’Università di Verona con il Dipartimento di Biotecnologie apporterà il supporto scientifico necessario per analizzare suoli, dati climatici e informazioni tecniche. Questa collaborazione costituisce un modello unico ed innovativo nel sistema della bonifica: il mondo dell’impresa, i Consorzi che gestiscono l’acqua e la ricerca universitaria lavorano insieme per migliorare l’uso dell’acqua nei vigneti, ridurre gli sprechi, aumentare la qualità delle uve e rendere il territorio più resiliente ai cambiamenti climatici.Cresce così la consapevolezza del ruolo strategico dei Consorzi nella gestione dell’acqua e nella tutela delle eccellenze del Veneto.

Un progetto per affrontare i cambiamenti climatici. Le ondate di calore, la scarsità d’acqua e gli eventi climatici estremi rendono sempre più complicata la gestione dei vigneti. GRAPE vuole aiutare le aziende a rispondere a queste sfide grazie a tecnologie moderne: sensori nel suolo, stazioni meteo, rilievi con droni, analisi dei terreni e modelli matematici che indicheranno quando e quanto irrigare.Le attività partiranno da tre aziende pilota nella zona di Illasi (Verona), all’interno dei distretti irrigui gestiti da APV, dove verranno confrontate le tecniche tradizionali con quelle innovative basate sui dati.

Benefici attesi per il territorio. Oltre a migliorare la qualità delle uve e ridurre l’acqua utilizzata, GRAPE creerà strumenti pratici per agricoltori e Consorzi, come un sistema digitale che aiuterà a decidere quando irrigare e nuove linee guida per una viticoltura più sostenibile. La rete di sensori e strumenti installati resterà attiva anche dopo il 2028: un investimento duraturo che potrà essere replicato in altri territori.

Fonte: servizio stampa Consorzio LEB- Ce.Sp.I.I.