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Vinitaly 2026: Coldiretti, liberare vino da catene burocrazia e dazi vale 1,6 mld

Liberare il vino dalle catene della burocrazia, dei dazi e delle etichette allarmistiche farebbe recuperare 1,6 miliardi di euro alle aziende vitivinicole italiane, liberando risorse per continuare a investire sulla qualità, sull’innovazione, sull’enoturismo e sulla promozione nei mercati internazionali. E’ quanto emerge dall’analisi di Coldiretti diffusa in occasione dell’inaugurazione del Vinitaly 2026, dove la principale organizzazione agricola d’Italia e d’Europa porta un messaggio chiaro di rappresentanza sindacale insieme ad un ricco programma di eventi, approfondimenti e degustazioni.

Simbolo dell’edizione 2026 del Salone è la grande bottiglia di vino avvolta da catene spezzate che campeggia all’ingresso di Casa Coldiretti e rappresenta la condizione del settore italiano che va liberato dal peso di burocrazia, dazi, aumento dei costi e narrazioni fuorvianti che ne limitano la crescita e ostacolano il lavoro quotidiano delle imprese. “Liberare il vino dalle catene della burocrazia, dei dazi e delle distorsioni che oggi penalizzano il settore non è uno slogan ma una necessità economica concreta. Parliamo di 1,6 miliardi di euro che possono tornare direttamente nelle tasche delle imprese vitivinicole italiane. Il nostro è un messaggio positivo e responsabile: possiamo semplificare concretamente. Per questo oggi più che mai serve fare sindacato per una filiera centrale del Made in Italy. E siamo qui per ribadire come il vino sia parte di quella Dieta mediterranea sinonimo di salute, contro cibi ultraprocessati e bevande energetiche che stanno mettendo a rischio la salute dei nostri giovani. Serve accendere la luce su questo problema che medici e scienziati stanno sollevando in tutto il mondo”, sottolinea il segretario generale della Coldiretti Vincenzo Gesmundo.

“Il vino italiano con un valore complessivo di 14 miliardi di euro resta una delle principali bandiere anche del nostro export agroalimentare, avendo sfiorato nel 2025 gli 8 miliardi di euro, nonostante la difficile situazione internazionale. Le grandi incertezze generate dai dazi di Trump hanno complicato il mercato negli Stati Uniti che sono il primo sbocco di riferimento. È un mercato che non si può perdere e proprio per questo come Coldiretti saremo a New York a giugno per la promozione anche del vino. Oggi il settore sta affrontando una fase di forte pressione, ma emergono anche segnali di recupero e, soprattutto, un potenziale enorme su cui costruire la ripartenza. La strada è chiara: innovazione, qualità e capacità di creare valore. In questi anni abbiamo già dimostrato che si può crescere aumentando il valore medio del vino italiano, salito del 39% nell’ultimo decennio, puntando su identità e distintività. Con il piano straordinario di promozione e il lavoro delle imprese, il vino italiano ha tutte le carte per recuperare terreno e continuare ad essere protagonista sui mercati globali”, afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

Il settore rappresenta uno dei pilastri dell’economia agroalimentare nazionale, con un fatturato di circa 14 miliardi di euro, 241.000 imprese viticole attive su 681.000 ettari e una forte vocazione alla qualità, con il 78% della superficie dedicata alle Indicazioni Geografiche. Un primato che si accompagna a una biodiversità unica al mondo, con centinaia di varietà autoctone. Sul fronte internazionale, gli Stati Uniti – che rappresentano circa il 23% dell’export vinicolo italiano – hanno penalizzato le nostre aziende con dazi e condizioni di mercato sfavorevoli. Il 2025 si è chiuso con un calo del 9% in valore, mentre il 2026 si è aperto con flessioni del 35% a gennaio e del 21% a febbraio, con segnali di parziale recupero a marzo.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

Al via Vinitaly 2026: viaggio nelle degustazioni della 58^ edizione tra territori, vitigni, denominazioni e grandi annate 

Vinitaly 2026 apre oggi, domenica 12 aprile a Veronafiere con un ricco calendario di degustazioni in programma fino al 15 aprile. Un palinsesto di quasi 80 eventi che attraversa territori, vitigni e denominazioni per un racconto corale del vino tra identità produttive e stili contemporanei, a cui si aggiungono le centinaia di tasting realizzati direttamente negli stand delle 4mila aziende espositrici. Di seguito ne trovate elencati alcuni tra i più interessanti.

Ad aprire il trittico dei Grand tasting sarà il MW Gabriele Gorelli alla conduzione di “The Reason WHYTE”, dedicato ai bianchi italiani che si guadagnano un posto in tavola facendo ciò che nessun altro vino sa fare (13 aprile ore 11, Sala Tulipano -Palaexpo, piano -1). “Dal Pinot Nero alla Monica, dal Bellone al Cabernet Sauvignon, dal Barolo all’Amarone, passando per la Germania e la Cina” è il tema del master tasting guidato da Ian D’Agata e Andrea Gualdoni (14 aprile ore 11, Sala Argento – Palaexpo piano -1), mentre “Eccellenze d’Italia: Viaggio nelle Grandi Annate delle Cantine Storiche” by Riccardo Cotarella e Luciano Ferraro chiuderà il ciclo delle top experience nei calici. Domenica 12 aprile, spetterà a DoctorWine e al Gambero Rosso a dare il primo assaggio del programma generale delle degustazioni di Vinitaly. La Guida enologica di Daniele Cernilli sarà protagonista di The DoctorWine Selection (Pad. 10 stand A2-B2), un menu di degustazioni in programma da domenica 12 a martedì 14 aprile. Quattro gli appuntamenti in apertura: “Langhe e non solo” (10.00-11.00); “Supertuscan & Co” (12:00-13:00); “Rossi mediterranei, rossi senza tempo” (14:30-15:30) e “I vini bianchi italiani fra modernità e recupero della tradizione” (16:30-17:30). Mentre il Gambero Rosso presenta il walk around tasting dei suoi Tre Bicchieri della Guida Vini d’Italia 2026 (11.30-16.30 in Sala Argento, Palaexpo piano -1). Luciano Ferraro, vicedirettore del Corriere della Sera e autore con James Suckling de “I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia”, punterà i riflettori sulle “Cantine top e i vini dell’enoturismo” (ore 16.30, Sala Iris – Palaexpo piano -1). Wine Spectator inaugurerà il proprio carnet di degustazioni a Vinitaly con “Barolo, then and now” guidato da Bruce Sanderson (Sala Tulipano ore 15.30 – Palaexpo piano -1). Anche la Francia avrà il suo palcoscenico con due slot su “Vins de Bordeaux, the unexpected reds of Bordeaux” (rispettivamente ore 10.30 e 14.30, Sala Orchidea Palaexpo piano -1), seguito da “Les grands chais de France: sorprendente Loira” (ore 12.30 – Sala Orchidea). L’International Wine and Spirit Competition apre con “Barolo vs Barbaresco: power and precision” by Marisol de la Fuente, seguito da Decanter con “Rooted in Italy: Native varieties at the pinnacle of DWWA scoring” (entrambe in sala A, 1° piano Pad. 10 rispettivamente alle 11 e alle 15), seguito da Vinum che firmerà la degustazione “Top of Toscana 2026: nel regno della regione regina della viticoltura italiana” (ore 15, Sala B 1° piano Pad. 10). Ritorna anche Young to Young, il format giunto alla 9^edizione ideato dagli autori di Golosaria, Paolo Massobrio e Marco Gatti, con tre appuntamenti nel corso della manifestazione per valorizzare i giovani produttori vinicoli e i content creator (12, 13 e 14 aprile ore 11.00, Sala B 1° piano Pad. 10). MicroMega Wines di Ian D’Agata inizia il proprio cartellone di masterclass con “Odissea Autoctona: dalle bollicine ai vini dolci, orange, convenzionale e ibridi: Sylvaner, Ribolla, Timorasso, Malvasia istriana, Johanniter e altro ancora” (Area C ore 13.30).

Anche il Consorzio Tutela Formaggio Asiago promuove a Vinitaly 2026 il confronto tra territori, culture culinarie e linguaggi gastronomici contemporanei. Nel corso di tutta la manifestazione sarà presente nei convegni e degustazioni del Consorzio Tutela Prosecco DOC, al Padiglione 4 Stand B4 e nella Lounge AIS (Associazione Italiana Sommelier) Nazionale, punto di riferimento per i professionisti del settore. Tra gli appuntamenti più attesi, il 13 aprile alle ore 11.45, col Consorzio di tutela vini DOC Sicilia, al Padiglione 2 Stand G76, la masterclass “Sicilia DOC & Asiago DOP: Dialogo tra Territori e Culture del Gusto”, dedicata agli abbinamenti tra diverse stagionature di Asiago DOP e una selezione di vini siciliani condotta da Andrea Amadei, volto della trasmissione televisiva “E’ sempre mezzogiorno!” e conduttore di Decanter. Il percorso sensoriale evidenzia l’ampiezza espressiva del formaggio veneto-trentino: la dolcezza del Fresco 20 giorni e del Riserva 40 giorni, con gli inconfondibili sentori di latte fresco, yogurt e burro, incontra la solarità del Grillo e del Lucido. Si prosegue in un crescendo di aromi con il Mezzano 6 mesi in abbinamento al Nerello Mascalese, fino all’intensità del Vecchio 12 mesi, perfetto nel matrimonio col Nero d’Avola, Un viaggio che racconta la capacità dell’Asiago DOP di valorizzare l’incontro tra identità regionali differenti. Nell’area esterna del Padiglione D, col progetto “Street Food d’Autore” in collaborazione con il partner JRE-Italia, selezionate stagionature di Asiago DOP saranno interpreti di esclusive ricette rappresentate in chiave contemporanea. A completare il percorso, lo show cooking del 12 aprile, presso l’area esterna dello spazio istituzionale MASAF Palaexpo (ore 12:00-14:00), realizzato dall’Istituto IPSAR “Luigi Carnacina” di Bardolino, con un risotto al Bardolino e radicchio rosso di Verona e Asiago DOP, sottolinea il legame con i prodotti locali e l’impegno nella trasmissione della cultura gastronomica.

A Vinitaly 2026 sarà protagonista anche la Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza sarà protagonista , ospite presso lo spazio istituzionale della Regione del Veneto (Pad. 4 – posizione D4/E4) per un evento in programma lunedì 13 aprile alle ore 13.30 che unisce storia e degustazione: “Degusta, Ascolta, Scopri – Un viaggio nel Recioto della Valpolicella con le Donne del Vino attraverso il docufilm della Biblioteca Internazionale La Vigna”. Per partecipare, sarà necessaria la registrazione presso lo Stand Regione del Veneto la mattina stessa dell’evento. Sarà un’occasione speciale per riscoprire il “re” dei vini passiti attraverso una straordinaria degustazione verticale guidata da Corinna Gianesini, sommelier professionista e delegata delle Donne del Vino del Veneto. Saranno proposte in degustazione cinque espressioni di Recioto DOCG, in un arco temporale che va dal 2022 fino alla storica annata 2000. L’esperienza sarà arricchita dalla proiezione del trailer del docufilm “La Vigna di Demetrio Zaccaria”, un’opera emozionante che ripercorre la visione del nostro fondatore e l’anima di una delle biblioteche enologiche più importanti al mondo.

Fonte: servizio stampa Vinitaly/Veronafiere/Consorzio tutela formaggio Asiago/Biblioteca La Vigna

In attesa di Vinitaly (12-15 aprile), torna a Verona Vinitaly and the City, tre giorni di brindisi per i wine lover nel cuore di Verona (10-12 aprile). Novità 2026: filo diretto dall’Arena alla Strada del vino Valpolicella con degustazioni in cantina dal 13 aprile al 3 maggio

Dal 10 al 12 aprile il centro di Verona si trasforma nuovamente per Vinitaly and The City – il fuori salone organizzato da Veronafiere in collaborazione con il Comune di Verona, la Provincia di Verona e Fondazione Cariverona – dedicato agli enoappassionati di tutta Italia che ogni anno accompagna l’avvio di Vinitaly a Veronafiere (12-15 aprile) con iniziative e appuntamenti dedicati alla promozione di prodotti, territori e, soprattutto, alla cultura del vino. Con un mosaico di appuntamenti che spazia dalle degustazioni alle masterclass, dalle visite guidate agli appuntamenti letterari e dai talk alle serate danzanti, la tre-giorni è un’occasione unica per scoprire, attraverso la lente di un bicchiere di vino, le meraviglie della città Patrimonio mondiale dell’Unesco, e non solo.

«Parallelamente a quanto accadrà in fiera, quest’anno anche Vinitaly and The City spinge l’acceleratore sul versante dell’enoturismo – ha dichiarato il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo –. Abbiamo potenziato l’offerta urbana a partire dalle experience proposte e allargando il raggio di azione con iniziative e attività che si estendono anche dopo l’evento, con il coinvolgimento di numerose cantine del territorio. Un’iniziativa pilota che conferma quindi un format in continua evoluzione, già esportato con successo a Sibari, in Calabria, e in fase di studio in nuove regioni”.

Se è infatti confermata l’ormai attesa maratona di circa 70 appuntamenti tra wine talks, tasting, visite guidate e appuntamenti letterari, a cambiare marcia sono i token degustazioni ed esperienza, che quest’anno aprono – tra le altre iniziative – anche i cancelli dell’Arena, e si lanciano in un viaggio alla scoperta della Strada del Vino Valpolicella, con un programma di degustazioni in 15 cantine che si terranno dal 13 aprile al 3 maggio.

Il taglio del nastro è previsto per venerdì 10 aprile (inaugurazione alle 18) con un brindisi di Pinot Grigio Doc delle Venezie, official wine per l’edizione 2026, e l’apertura ufficiale degli stand in centro. Protagonista, ancora una volta, il triangolo tra Piazza dei Signori, il Cortile del Tribunale e il Cortile Mercato Vecchio. All’ombra di Dante, nella Loggia di Fra’ Giocondo di Piazza dei Signori, si troverà la Grande Enoteca del Consorzio Tutela Vini DOC Delle Venezie, mentre la Logga Antica sarà invece dedicata al tema Mixology con i bartender più accreditati del momento. Al centro della piazza, lo stand della Fiera del Riso di Isola della Scala e la Lounge di Banca Passadore dedicata al pubblico: uno spazio di esperienza tra arte e vino, circondati dalle suggestive architetture di quella che era la Corte della Signoria degli Scaligeri. Il Cortile Mercato Vecchio, che ospita anche i wine talk di Sissi Baratella e la Fondazione Cammino minerario di Santa Barbara, si trasforma invece nell’ambasciata per i vini delle Regioni Calabria e Sardegna. Il percorso enogastronomico prosegue nel Cortile del Tribunale con Abruzzo, Campania (progetto Campania.Wine) e Molise (Palazzo del Capitanio), oltre agli spazi di Esselunga e alla selezione a cura del Gambero Rosso. Tornano anche i brindisi da cartolina, nella terrazza della Torre dei Lamberti a 84 metri di altezza, quest’anno firmati dal Consorzio Vini d’Abruzzo. Tra le novità già in programma, il Salotto dei vini rari di Paolo Massobrio.

Le cantine che aderiscono al programma diffuso di Vinitaly and The City sono: Boscaini Carlo Soc. Agricola, Cà Rugate, Coali – Tenuta Savoia, Corte Archi, Corte Martini, Corte Odorico, La Dama, Azienza Agricola Mizzon, Masi, Nicolis Winery, Siridia, Tedeschi, Villa San Pietro Winery, Santa Sofia, Vogadori vini (ecco il link alle attività accessibili con il token esperienza)

Vinitaly and the City è aperto venerdì 10 aprile dalle 18:00 alle 23:00, sabato 11 aprile dalle 15:00 alle 23:00 e domenica 12 aprile dalle 15:00 alle 23:00. I carnet degustazioni sono acquistabili online fino al 9 aprile al costo di 18,00 euro, durante i giorni dell’evento si potranno acquistare online e presso le casse di Piazza dei Signori a 22 euro.

Fonte: servizio stampa VeronaFiere

Vendemmia 2025, com’è andata: i dati di Veneto Agricoltura

“Il comparto vitivinicolo veneto conferma nel 2025 il proprio ruolo di motore dell’agricoltura regionale e nazionale, mostrando segnali di crescita strutturale sul fronte produttivo, export e valorizzazione delle denominazioni di qualità, pur in un contesto internazionale complesso segnato da tensioni geopolitiche, dazi e mutamenti nei modelli di consumo”. A dirlo è stato l’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond partecipando all’ultimo focus del Trittico Vitivinicolo 2025 dedicato al consuntivo sulla vendemmia 2025, organizzato da Regione e Veneto Agricoltura in collaborazione con AVEPA.

I dati evidenziano nel 2025 un aumento della superficie vitata di circa 1.000 ettari, portando la superficie complessiva a 104.397,61 ettari. Il 75% dei vigneti è coltivato con varietà a bacca bianca, mentre il restante 25% è rappresentato da varietà a bacca nera. A questa superficie si aggiunge un potenziale viticolo di circa 5.000 ettari, derivante da autorizzazioni di reimpianto e di nuovo impianto, che costituisce una leva strategica per lo sviluppo futuro del settore. La varietà principale coltivata rimane la Glera, con circa 41.000 ettari, a conferma della centralità del sistema Prosecco, mentre tra le uve a bacca nera primeggia la Corvina, con 6.887 ettari.

La vendemmia 2025 registra una quantità complessiva di uva raccolta pari a 14.664.310,64 quintali, con un incremento del 6,8% rispetto al 2024. Nel dettaglio sono stati raccolti 11.468.420,05 quintali (+6,0%) di uve DOP, 2.485.186,45 quintali (-0,3%) di uve IGP e poco più di 700.000 quintali di uve varietali. Questo dato conferma la forte vocazione del Veneto verso le produzioni certificate e a maggiore valore aggiunto. Sul fronte dei prezzi, la quotazione media delle uve della vendemmia 2025 si attesta a 0,66 €/kg, con una lieve flessione dello 0,5% rispetto al 2024, in un quadro di sostanziale tenuta del mercato.

Le esportazioni. I dati al terzo trimestre 2025 indicano transiti in uscita per circa 2,16 miliardi di euro, con una crescita annua dello 0,5%. Il Veneto si conferma prima regione esportatrice di vino in Italia, con una quota di circa il 38% su un export nazionale che raggiunge 5,74 miliardi di euro. Il Prosecco cresce del 5% in volume, con una progressione anche in valore e con gli Stati Uniti che continuano a rappresentare un mercato trainante. Positivi anche i dati delle DOP ferme del Veneto, che nei primi nove mesi del 2025 mostrano una lieve crescita in volume a valore stabile sul 2024, rappresentando il 25% dei volumi e il 20% del valore dei vini DOP fermi esportati a livello nazionale.

“I dazi e le tensioni geopolitiche – ha aggiunto Bond – si innestano su un cambiamento strutturale dei consumi che impone al settore di ripensare strategie produttive e commerciali. Per quanto riguarda i dazi Usa, l’impatto appare contenuto e parzialmente ‘spalmato’ su tutta la filiera: gli spumanti resistono storicamente di più rispetto ad altri prodotti, mentre vini come l’Amarone vantano una clientela targettizzata e in grado di spendere. Fondamentale in questo quadro sono i Consorzi di tutela che devono avere lo scopo di proteggere il prodotto non solo dalle contraffazioni e dagli abusi, ma anche e soprattutto nel suo valore e nella sua distribuzione lungo la filiera. Rispetto ai mercati, serve anche una valutazione sulla diversificazione e sulle strategie da adottare: su questo la Regione sta accompagnando i produttori con le risorse per la promozione sui mercati dei paesi terzi”.

Ha concluso il direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner: “Stiamo affrontando la problematica del cambiamento climatico anche nel settore vitivinicolo, mettendo in campo, nel vero senso della parola, molti progetti innovativi, anche all’interno delle aziende pilota e sperimentali dell’Agenzia veneta stessa. L’impegno da parte di Veneto Agricoltura è importante, e sottolineo che siamo a disposizione di tutti per sviluppare qualsiasi idea innovativa nel campo della viticoltura ed enologia, con l’obiettivo di affrontare al meglio il cambiamento climatico”.

Fonte testo e foto: servizio stampa Veneto Agricoltura

Nasce la Glera del futuro: sette nuove varietà resistenti per sostenere il Prosecco Doc e Docg nel tempo che cambia

Sette nuove varietà resistenti, discendenti dalla Glera, pronte a rafforzare le prospettive del prodotto simbolo dell’export vitivinicolo italiano: il Prosecco Doc e Docg. Sono state presentate ufficialmente giovedì 29 gennaio scorso durante l’evento “La Glera del futuro”, organizzato da VCR – Vivai Cooperativi Rauscedo al VCR Research Center di Rauscedo (PN), alla presenza di oltre 200 tra produttori, tecnici, ricercatori e rappresentanti delle istituzioni.

Un momento importante per fare il punto non solo sugli aspetti più tecnici, ma anche su attualità, scenari futuri e tendenze del mercato, grazie anche alla presenza dei Consorzi Prosecco DOC, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, Asolo Montello DOCG e Colli Euganei DOCG, che tutelano il più esteso sistema vitivinicolo a denominazione d’Italia, un territorio che si estende “da Trieste in giù”, abbracciando tutto il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto fino alla provincia di Padova.

Quattro di queste varietà nascono dal programma di miglioramento genetico autonomo di VCR e sono in fase avanzata di iscrizione al Registro varietale nazionale, con disponibilità prevista tra febbraio 2026 e fine 2027. Le altre tre derivano dall’attività di ricerca del CREA Viticoltura Enologia di Conegliano (TV) e saranno disponibili a partire dalla fine del 2027.«Disporre di una gamma di varietà resistenti — ha spiegato Yuri Zambon, direttore di VCR — significa poter rispondere alle diverse esigenze dei territori e alle differenti espressioni enologiche, mantenendo al centro l’identità della Glera».

Le varietà presentate appartengono alla famiglia dei Piwi, resistenti alle principali malattie fungine della vite come peronospora e oidio. «Le varietà resistenti — ha sottolineato Denis Pantini di Nomisma — rappresentano una risposta concreta alla crescente domanda di sostenibilità e leggerezza espressa dalle nuove generazioni di consumatori in tutto il mondo». Il loro utilizzo consente infatti di ridurre in modo significativo l’impiego di agrofarmaci, soprattutto in prossimità dei centri abitati, migliorando il rapporto tra viticoltura, ambiente e comunità. «Meno input, migliori output — ha aggiunto Riccardo Velasco, direttore del CREA VE — Oggi il miglioramento genetico, insieme alla digitalizzazione e a una difesa fitosanitaria meno impattante, è la strada più efficace per coniugare le esigenze produttive con la tutela della salute e dell’ambiente».

Le nuove varietà offrono inoltre una risposta concreta alle criticità legate al cambiamento climatico e rappresentano un potente fattore di innovazione e valorizzazione per l’immagine delle denominazioni. «Queste non sono varietà alternative alla Glera — ha affermato Diego Tomasi, direttore del Consorzio Conegliano Valdobbiadene DOCG —. Sono la Glera che si adatta al futuro». «Se vogliamo difendere paesaggi unici dove il vigneto è protagonista — ha aggiunto Michele Noal, presidente del Consorzio Tutela Vini Asolo Montello — dobbiamo permettere alla Glera di difendersi». «Il nostro territorio — ha evidenziato Gianluca Carraro per il Consorzio Tutela Vini Colli Euagnei — è sostenibilità reale, non dichiarata. Le varietà resistenti sono lo strumento più coerente per mantenere questa promessa».

Le caratteristiche enologiche e sensoriali delle nuove varietà rispondono a diverse esigenze produttive: Glera-R-VCR-2: accumulo zuccherino, acidità, complessità aromatica; Glera-R-VCR-4: acidità, freschezza, sapidità; Glera-R-VCR-5: massima tipicità varietale; VCR-15-1-1-99: acidità e intensità aromatica; VE 7_3_8 (Glaurum), VE 09_11_02, VE 13_04_05: produttività, freschezza, flessibilità enologica. Tutte sono caratterizzate da resistenza poligenica elevata a peronospora e oidio. «Qui al VCR Research Center — ha dichiarato Alessandro Leon, presidente di VCR — non presentiamo un’idea, ma qualcosa che nei nostri campi esiste già da oltre cinque anni: un’opportunità concreta di sostenibilità, qualità e innovazione al servizio della vitivinicoltura italiana».

«La Glera del futuro esiste già. Ora deve poter esistere anche nelle regole – commenta il direttore Zambon – Oggi l’Italia è l’unico Paese europeo a non consentire l’impiego delle varietà resistenti nelle DOC, a causa del vincolo previsto dall’art. 33 comma 6 del Testo Unico della vite e del vino. Un limite normativo, sul quale Parlamento e Governo hanno avviato un percorso di revisione. La forte presenza e attenzione dimostrata dalle istituzioni a Rauscedo lascia ben sperare in un aggiornamento normativo coerente con l’evoluzione della ricerca, delle esigenze ambientali e delle aspettative del mercato». La Glera del futuro è pronta. Ora tocca al sistema Paese accompagnarla nel suo percorso.

Fonte: servizio stampa Vivai cooperativi Rauscedo

Consorzio tutela vini Colli Euganei “fa ordine” nella nomenclatura dei propri vini

I grandi vini rossi dei Colli Euganei si chiameranno “Colli Euganei Doc” senza nessun’altra specificazione. Lo ha deciso lo scorso 31 ottobre l’Assemblea dei Soci del Consorzio di Tutela Vini Colli Euganei, riunita nella sede consortile di Vo’. “Con questa decisione – spiega il presidente del Consorzio, Gianluca Carraro –, si è compiuta un’ulteriore fondamentale semplificazione del nostro disciplinare di produzione, dopo quella già adottata per il Serprino sul finire dello scorso anno.

Nel caso del Serprino, decidemmo di enfatizzare soprattutto il nome di questa storica varietà di uva presente nel nostro territorio, adottando la dicitura Serprino dei Colli Euganei Doc. Adesso, invece, per i nostri vini rossi ottenuti da quelle uve di origine bordolese che si sono perfettamente acclimatate in zona fin dalla metà dell’Ottocento, si è scelto di porre un fortissimo accento proprio sul nome del territorio, così come avviene in tutte le grandi denominazioni nazionali ed estere. Se fino ad ora si parlava di Cabernet o di Merlot prodotti sui Colli Euganei, sottolineando in tal modo la varietà dell’uva rispetto al territorio, d’ora in poi quando berremo un Colli Euganei Doc esalteremo il territorio d’origine, senza necessità di dare rilievo al vitigno. Come avevamo previsto nel piano strategico adottato a luglio 2024, il Colli Euganei Doc diventerà così il riferimento dell’espressione vocazionale del territorio e quindi della denominazione di origine. In questo modo intendiamo rimarcare la nostra identità di luogo storico del vino rosso italiano da uve bordolesi”.

I produttori che ne avessero necessità potranno continuare ad aggiungere l’indicazione della varietà di uva utilizzata (Cabernet, Merlot, Carmenère), ma in tal caso il nome del vitigno dovrà essere stampato più piccolo rispetto alla menzione “Colli Euganei”, che avrà invece il massimo rilievo.

Più in dettaglio, il nuovo disciplinare della Doc Colli Euganei, che per essere esecutivo dovrà ora passare al vaglio della Regione Veneto e del Comitato Nazionale Vini, emanazione del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf), prevede che nell’etichettatura dei vini rossi dei Colli Euganei l’eventuale indicazione delle uve Cabernet Franc, Carmenère, Cabernet Sauvignon e Merlot debba comunque seguire quello della denominazione e sia riportato al di sotto della menzione “denominazione di origine controllata” o della sigla “DOC”. Inoltre, i caratteri di stampa dell’eventuale nome del vitigno dovranno avere un’altezza massima pari alla metà di quella dei caratteri che compongono la denominazione “Colli Euganei” e usare lo stesso carattere tipografico, stile grafico, spaziatura, evidenza, colore e intensità di colore, in modo che l’enfasi sia sempre e comunque sul nome geografico dei Colli Euganei.

“Con il nuovo anno – preannuncia Carraro – ci ripromettiamo di consultare la filiera produttiva in merito a eventuali iniziative concernenti i vini bianchi locali, così come in futuro saranno oggetto di approfondita valutazione le prospettive della Docg del Fior d’Arancio, alla luce dei cambiamenti in essere sui mercati internazionali”.

Fonte: servizio stampa Consorzio tutela vini Colli Euganei

 

Export vinicolo italiano: Veneto leader con il record storico

Un 2024 trionfale per l’export vinicolo regionale: il Veneto non solo si è confermato il traino del settore italiano all’estero, ma ha anche messo a segno l’ennesimo record storico, sfiorando i 3 miliardi di fatturato, che equivalgono al 37% del totale nazionale. A testimoniarlo il report “L’export di vino veneto nel mondo” pubblicato dall’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura, il quale evidenzia numeri, dinamiche e implicazioni che hanno caratterizzato la presenza del vino veneto sui mercati esteri nel corso dell’ultimo anno.

La significativa crescita rispetto al 2023 balza subito all’occhio: i volumi dei vini veneti esportati nel 2024 hanno toccato quota 8,1 milioni di ettolitri, facendo registrare un rialzo del 7,9% che è il principale responsabile dell’aumento del fatturato, attestatosi sul +7,3%. A conferma di ciò il valore del prezzo medio di vendita (3,72 euro/l), rimasto pressoché invariato tra il 2023 e il 2024.
L’incremento di quantitativi venduti ha riguardato sia i vini fermi che gli spumanti. I primi, con 3,9 milioni di ettolitri, sono cresciuti del 6,7% sul 2023, mentre i secondi, trainati dalle varie tipologie di Prosecco, hanno raggiunto il loro miglior risultato della storia a livello quantitativo: 3,2 milioni di ettolitri (+14,2% sul 2023). In questo modo, il fatturato proveniente dagli spumanti ha avvicinato ulteriormente quello prodotto dai vini fermi: 1,42 contro 1,47 miliardi di euro, con le esportazioni “sparkling” che hanno rappresentato il 47,3% del totale delle esportazioni venete di vino (i vini fermi hanno pesato leggermente di più, fermandosi al 49.1%).

Sul versante dei principali mercati di sbocco, Stati Uniti, Germania e Regno Unito, costituendo circa il 50% del valore totale delle esportazioni di vino veneto, si affermano di nuovo sul podio. Nello specifico, gli Stati Uniti continuano a primeggiare con un fatturato di oltre 677 milioni di euro (22,6% sul totale), seguiti da Germania (450 milioni di euro, 15% s.t.) e Regno Unito (362 milioni di euro, 12,1% s.t.). Più distanziati Canada (174 milioni di euro, 5,8% s.t.) e Svizzera (128 milioni di euro, 4,3% s.t.).

Questi dati infondono ottimismo, ma per il 2025, che comunque promette bene (gli ultimi numeri relativi al primo semestre evidenziano un fatturato di 1,44 miliardi, +1,5% sullo stesso periodo del 2024), ci sono alcune situazioni da tenere monitorate. Su tutte, la ricaduta che potranno avere i dazi sulle esportazioni e il perdurante ammasso di vino invenduto nelle cantine (il Veneto capeggia la classifica regionale delle giacenze con circa 10 milioni di ettolitri, che equivale al 25,2% del totale nazionale).

“Lo stato di salute del settore vitivinicolo veneto” commenta l’assessore regionale all’Agricoltura Federico Caner “era già evidente valutando il quadro della produttività vendemmiale e ora, con questo record relativo all’export dei nostri vini, giunge una conferma significativa. I paesi esteri, nonostante un contesto geopolitico da decifrare, continuano ad apprezzare l’eccellenza veneta, tanto che i vini fermi non smettono di performare con regolarità e gli spumanti hanno dato seguito alla tendenza di crescita che li caratterizza con costanza da anni. Inoltre, emerge sui mercati una certa vivacità, che può agevolare i produttori veneti nel diversificare le destinazioni delle proprie etichette. In uno scenario simile ci sono molte nuove opportunità da cogliere, ma non è comunque il caso di sottovalutare la situazione legata ai dazi degli Stati Uniti: per questo stiamo rivolgendo particolare attenzione al pacchetto vino dell’Unione Europea, che potrà essere utile per contrastarne le conseguenze”.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

7-11 novembre, torna il Merano WineFestival

Merano WineFestival, la kermesse all’insegna dell’eccellenza enologica e gastronomica, sarà in scena da venerdì 7 a martedì 11 novembre 2025 nel Kurhaus di Merano, in Alto Adige. La giornata inaugurale di venerdì 7 novembre, dalle 10.00 alle 16.30, sarà dedicata alle espressioni più innovative e sostenibili del panorama enologico contemporaneo, raccolte nel format TasteTerroir – bio&dynamica: ben 200 realtà tra vini biologici, biodinamici, naturali, PIWI, orange, in anfora, underwater e, novità di quest’anno, spazio alle referenze no-low.

All’interno del Kurhaus, inoltre, il percorso Cult Oenologist celebra i 10 migliori enologi italiani selezionati da Helmuth Köcher, mentre l’area ExtraWine è dedicata a partner e sponsor d’eccellenza. In Corso Libertà torna il FuoriSalone, palcoscenico diffuso sul quale territori e consorzi si raccontano al pubblico: presenti le regioni Calabria e Abruzzo, il Consorzio del Vulture, lo spazio collettivo di Casa Campania con i consorzi territoriali del Sannio, del Vesuvio, VitiCaserta e Vita Salernum Vites; infine, Falstaff Italia e Banca per il Trentino-Alto Adige, sponsor ufficiale dell’evento.

In Piazza della Rena, venerdì e sabato dalle 10.00 alle 17.00 il Mercato della Terra a cura di Slow Food Alto Adige. Da sabato 8 a lunedì 10 novembre, The Festival rappresenta un autentico itinerario sensoriale tra 300 aziende vitivinicole nella sezione Wine Italia, 50 produttori da 9 Paesi diversi per Wine International, con una rappresentanza del 40% proveniente dalla Georgia, e ben 250 etichette selezionate nella WineHunter Area curata dai sommelier FISAR Alto Adige. Tra gli appuntamenti di sabato 8, alle ore 9.00 al Teatro Puccini la presentazione ufficiale della Guida ViniBuoni d’Italia 2026 a cura del Touring Club Italiano, alle 14.00 la sciabolata ufficiale d’apertura della 34ª edizione sul Ponte Lenoir. Lunedì 10 alle ore 17.00 all’Hotel Terme Merano la cerimonia del 31° Premio Godio, riconoscimento alle eccellenze gastronomiche che rende omaggio a chef visionari e appassionati.

Infine, martedì 11 novembre, chiusura nel segno dello stile e della leggerezza con Catwalk Champagne&More, la giornata dedicata all’universo delle bollicine, con più di 120 eccellenze in una raffinata selezione che spazia dallo Champagne, simbolo di eleganza e celebrazione, alle migliori espressioni italiane del metodo classico. Alle 16.30 nella Kursaal, la premiazione della Selezione Nord di EmergenteSala, il concorso a cura di Luigi Cremona e Lorenza Vitali che svela i talenti nel campo della ristorazione.

Sul sito meranowinefestival.vivaticket.it sono aperte le vendite online dei biglietti con la possibilità di acquistare gli ingressi per le singole giornate tra il 7 e l’11 novembre, oppure gli abbonamenti per 2 o 3 giornate della rassegna.

Fonte: servizio stampa Merano Winefestival

23 ottobre, Vicenza. Alla Biblioteca internazionale La Vigna forum dedicato alle sfide strategiche per il vino italiano. Al termine, proiezione all’Odeon del docufilm “La Vigna di Demetrio Zaccaria”

Giovedì 23 ottobre alle 16 nella Biblioteca internazionale La Vigna (Contra’ Porta Santa Croce 3, Vicenza) si svolgerà il primo Food Industry Monitor (Fim) dedicato al settore del vino e in particolare a “Le sfide strategiche per il vino italiano”. Il forum vuole essere un’occasione di confronto tra mondo accademico, istituzioni e imprese, con l’obiettivo di approfondire le prospettive strategiche del settore vitivinicolo italiano.

Fondata nel 1981 dall’imprenditore vicentino Demetrio Zaccaria, la Biblioteca internazionale La Vigna è un punto di riferimento di eccellenza per la ricerca e la documentazione nei settori vitivinicolo, agronomico e della cultura rurale, riconosciuta dal Ministero della Cultura di Eccezionale Interesse Culturale nel 2020. A testimonianza della rilevanza storica e simbolica di questa realtà, è stato realizzato il docufilm “La Vigna di Demetrio Zaccaria”, diretto da Manuela Tempesta e co-prodotto da Kublai Film, la cui prima proiezione si terrà a conclusione del Forum – alle ore 20.00 – presso il Cinema Odeon di Vicenza. Il film documentario, presenta racconta la visione e l’eredità del fondatore della Biblioteca Internazionale “La Vigna”, imprenditore illuminato che donò alla propria città la sua preziosa collezione di libri e il palazzo che la ospita. Un viaggio tra testimonianze, ricordi e riflessioni sul valore della cultura come responsabilità condivisa e motore di cambiamento.

Il forum, a questo link il programma è patrocinato da Confindustria Veneto e dalla Biblioteca Internazionale “La Vigna”, promosso da Ceresio Investors e con la collaborazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Per registrarsi sia al Forum che alla proiezione del Docufilm, è necessario iscriversi al seguente link: https://forms.gle/43xJqRQmowSiyqZ89

Fonte: servizio stampa Biblioteca internazionale La Vigna

Accordo Ue-Usa sui dazi, Coldiretti Veneto: il vino rischia di pagare il prezzo più alto

Alla luce dell’accordo-quadro formalizzato tra Unione Europea e Stati Uniti in materia di dazi, che prevede l’applicazione di tariffe del 15% sui prodotti agroalimentari italiani senza alcuna esenzione, Coldiretti Veneto esprime forte preoccupazione per l’impatto economico sulle filiere regionali e nazionali, emerso anche nel corso del Trittico Vitivinicolo organizzato da Veneto Agricoltura.

Secondo Coldiretti e Filiera Italia, basandosi sui dati del Centro Studi Divulga, il provvedimento rischia di colpire duramente le eccellenze del Made in Italy, con un danno stimato di oltre 1 miliardo di euro all’anno per il comparto agroalimentare. Tra i settori più penalizzati: vino, olio extravergine di oliva, pasta e comparto suinicolo.

In questo scenario, il Veneto è tra le regioni più esposte: solo verso gli Stati Uniti l’export agroalimentare regionale vale 930 milioni di euro, con il settore vitivinicolo in prima linea. Il mercato statunitense del vino per la nostra regione conta 593 milioni di euro, il Veneto è il primo esportatore nazionale con il ruolo di traino del Pinot Grigio e del Prosecco.

“Il comparto vitivinicolo veneto è il motore dell’export agroalimentare regionale e subirebbe un colpo pesantissimo da questi nuovi dazi,” afferma Giorgio Polegato, presidente della Consulta Vitivinicola di Coldiretti Veneto. “Il nostro vino è ambasciatore del Made in Italy nel mondo, e gli Stati Uniti rappresentano uno sbocco fondamentale. Serve un intervento urgente da parte delle istituzioni per tutelare il lavoro di migliaia di imprese e salvaguardare la competitività del settore.”

“La pubblicazione dell’accordo conferma lo squilibrio di una trattativa che avevamo già denunciato in cui l’agricoltura, ancora una volta, viene sacrificata – continua Polegato –  Ci aspettavamo l’esclusione dei prodotti di eccellenza dai dazi, almeno per il vino. Così non è stato. E ogni giorno che passa senza correttivi lascia spazio ad altri Paesi competitor in un mercato che storicamente ci appartiene.”

Coldiretti ribadisce la necessità di proseguire il negoziato per ottenere l’esclusione delle produzioni agroalimentari italiane dalla lista dei dazi e chiede sostegni economici urgenti per le filiere più colpite, già messe a dura prova da costi produttivi in aumento e instabilità dei mercati.

Il rischio è che l’introduzione dei dazi finisca – rileva Coldiretti – per far salire i prezzi e l’inflazione, con un conseguente calo dei consumi, soprattutto tra le fasce della popolazione a reddito più basso. A complicare ulteriormente il quadro ci sono anche le pressioni degli importatori per ottenere “sconti”, una dinamica che sta già creando difficoltà alle imprese italiane. Queste ultime si trovano di fronte al rischio di dover ridurre i volumi esportati o vendere i prodotti a prezzi troppo bassi, con un inevitabile impatto negativo sui margini. Senza dimenticare la possibilità che si rafforzino i fenomeni di Italian sounding, spingendo i consumatori americani verso imitazioni dei prodotti italiani di qualità.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto