Le piogge degli ultimi giorni non devono trarre in inganno: nonostante il sollievo temporaneo, il quadro idrico regionale resta fragile all’avvio della stagione irrigua. L’ultimo Bollettino ANBI Veneto sulla disponibilità di risorsa conferma infatti una grande incertezza, dettata da deficit strutturali difficili da colmare nel breve periodo.
Secondo i dati ARPAV di marzo, in regione sono caduti mediamente 54 mm di pioggia (-21% rispetto alla media). Il dato è ancora più critico se si analizza l’intero anno idrologico (ottobre-marzo), che presenta un ammanco complessivo del 23%, con appena 399 mm accumulati contro i 517 mm attesi.
Anche il fronte nivale resta sotto la media del periodo, con deficit del 35% sulle Prealpi e fino al 28% sulle Dolomiti. Questa scarsità incide direttamente sulle portate dei grandi fiumi: il Bacchiglione ha segnato -38%, l’Adige -21%, il Livenza -23%, con flessioni significative anche per Po (-17%) e Gorzone (-16%).
A complicare il quadro è stata la variabilità termica, con il rallentamento alla fine del mese della fusione delle nevi e il conseguente rallentamento nella ricarica delle riserve. Per quanto riguarda le falde, si registrano, tra Verona, Vicenza e Padova, livelli inferiori alle medie stagionali con ricariche localizzate e discontinue.
E aprile? Le proiezioni del CeSpII, il Centro di Sperimentazione per l’Innovazione Irrigua istituito presso il Consorzio LEB, invitano alla cautela. Se la prima metà di aprile appare nella norma, dal 22 del mese si attende un netto deterioramento: la componente umida lascerà spazio a condizioni secche che diverranno preponderanti entro inizio maggio.
Fonte: servizio stampa ANBI Veneto
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