
Il mese di giugno ha confermato un quadro di preoccupante attenzione per la disponibilità idrica regionale. Secondo i dati ARPAV raccolti nel bollettino ANBI Veneto, la situazione si fa sempre più complessa: sono caduti mediamente 85 mm di pioggia, con un deficit del 15% rispetto alla norma. Se i settori montani hanno beneficiato di rovesci più abbondanti, il basso Veneto e il Delta del Po sono rimasti pressoché a secco. Con questi dati, il deficit complessivo dell’anno idrologico (ottobre 2025 – giugno 2026) si attesta a un pesante -26%.
La temperatura media osservata sui distretti irrigui monitorati da CeSPII-LEB (il Centro di Sviluppo e Sperimentazione per l’Innovazione Irrigua del Consorzio LEB) ha raggiunto i 25°C, con un’anomalia di +2.2°C rispetto alla media storica che classifica il periodo come il quarto mese più caldo dal 1991 a oggi. All'interno dei medesimi distretti, il valore medio delle precipitazioni è stato di appena 2 mm al giorno, con una distribuzione estremamente irregolare.
Scompaiono le riserve di neve, fiumi in sofferenza. Sulle Dolomiti si sono registrati picchi termici fino a +3°C sopra la norma; un caldo eccezionale che ha accelerato l’evapotraspirazione e l’esaurimento delle riserve nivali. La fusione precoce e quasi totale del manto nevoso residuo in quota ha privato il territorio di una delle sue principali riserve naturali estive. Senza l’apporto della neve, la pressione su corsi d’acqua, invasi e sistemi irrigui è aumentata drasticamente.
I principali fiumi veneti mostrano portate ben inferiori alle medie stagionali: lo scenario più critico si registra sul fiume Po, che segna un drammatico -70% al misuratore di Pontelagoscuro. Risultano in forte sofferenza anche l’Adige, con un -57% al misuratore di Boara Pisani, il Bacchiglione (-60% a Montegalda), il Brenta (-53% a Barziza) e il Livenza (-46% a Meduna di Livenza). La carenza non risparmia il sottosuolo, dove anche le falde idriche sotterranee restano generalmente al di sotto dei livelli medi del periodo, faticando a ricaricarsi per la mancanza di piogge stabili in pianura.
L’avanzata del cuneo salino nel Delta. Nei territori di valle e nel Delta del Po, la drastica riduzione dei deflussi d’acqua dolce sta favorendo la risalita del cuneo salino che, attualmente (dati dell'8 luglio), è penetrato fino a 20 km nell’entroterra.
Le proiezioni di CeSPII LEB per il mese di luglio. Nelle proiezioni di luglio del Centro di Sperimentazione per l’Innovazione Irrigua istituito presso il Consorzio LEB, le mappe di anomalia delle precipitazioni evidenziano un deficit pluviometrico generalizzato. Si prevedono valori sotto la media su quasi tutto il comprensorio, con punte di forte scarsità nelle aree centro-orientali; solo un settore limitato lungo la fascia costiera mostra condizioni prossime alla norma.
L’evapotraspirazione colturale risulta diffusamente elevata rispetto ai valori medi stagionali su tutto il territorio, un segnale coerente con una fase termica più calda della norma. Il bilancio idrico climatico riflette questa combinazione: il deficit si presenta marcato e diffuso su quasi tutto il comprensorio, dove la scarsità di precipitazioni si somma a un’evapotraspirazione elevata.
Il commento di ANBI Veneto. «Le precipitazioni, pur presenti in alcune aree, non hanno compensato il deficit accumulato dall’inizio dell’anno idrologico, mentre le temperature elevate e le portate fluviali molto ridotte aumentano la pressione sul sistema irriguo», spiega Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto. «Viste anche le previsioni per luglio, particolare attenzione desta la situazione del Delta del Po e dei territori di valle, dove i bassi deflussi del Po e degli altri grandi fiumi favoriscono l’avanzata del cuneo salino e rendono sempre più delicata la gestione della risorsa". Alex Vantini, presidente di ANBI Veneto, evidenzia come i provvedimenti regionali e i modelli previsionali impongano un cambio di passo immediato: «Le preoccupazioni espresse dalla Regione del Veneto con l’ordinanza dello Stato di emergenza regionale, unitamente alle proiezioni per luglio, richiamano l’urgenza di accelerare sulla realizzazione del Piano Invasi e su tutte le opere necessarie a trattenere l’acqua sul territorio nei periodi più favorevoli. È il momento di superare definitivamente la logica dell’emergenza e fare della sicurezza idrica una priorità strutturale delle politiche regionali e nazionali, perché la disponibilità d’acqua rappresenta una condizione indispensabile per l’agricoltura, l’ambiente e lo sviluppo dei nostri territori».
Fonte: servizio stampa ANBI Veneto
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Le piogge degli ultimi giorni non devono trarre in inganno: nonostante il sollievo temporaneo, il quadro idrico regionale resta fragile all’avvio della stagione irrigua. L’ultimo Bollettino ANBI Veneto sulla disponibilità di risorsa conferma infatti una grande incertezza, dettata da deficit strutturali difficili da colmare nel breve periodo.
Un febbraio piovoso – le precipitazioni segnano il +33% rispetto alla media – non basta a compensare un deficit nell’anno idrologico che rimane ancora accentuato. I dati dell’ultimo Bollettino di ANBI Veneto sulla disponibilità di risorsa fotografano uno scenario in chiaroscuro, dove i timidi segnali di recupero pluviometrico si scontrano con un’anomalia termica senza precedenti. Nonostante i 77 mm di precipitazioni, il bilancio cumulato dall’inizio dell’anno idrologico resta profondamente in rosso: da ottobre a oggi mancano all’appello oltre 100 mm d’acqua, con un deficit del 23% rispetto alla media storica che continua a gravare sulle falde e sui bacini regionali.
“I consorzi di bonifica sono contrari a qualunque contrapposizione tra fiume e territori: è necessario evitare che rigide applicazioni del Deflusso Ecologico mettano in crisi la rete idraulica secondaria, dunque, gran parte del territorio regionale. Diminuire in maniera drastica le derivazioni dei canali per aumentare le portate nei fiumi, avrebbe impatto drammatico su agricoltura, ambiente e paesaggio. La risorsa che scorre nella rete minore consente una produzione agricola pari a 8 miliardi di euro e circa 640 milioni di euro di servizi ecosistemici”. A lanciare l’allarme è Alex Vantini, presidente di ANBI Veneto, l’associazione dei Consorzi di Bonifica.
Venerdì 30 gennaio p.v., dalle 18.30 alle 20.30, al Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Padova) si svolgerà il corso di formazione giornalisti Org Veneto in collaborazione con Argav “La gestione sostenibile dell’acqua per produrre cibo: innovazione, ricerca e criticità. Nuovi linguaggi per raccontare il fabbisogno idrico in agricoltura” (2 crediti, iscrizione piattaforma Formazione giornalisti).
L’anno idrologico, periodo che va da ottobre e settembre dell’anno successivo, dopo un’estate piovosa, è iniziato in Veneto con il forte segno meno: -37% di piogge ad ottobre e a novembre.
Un approccio complessivo alla progettazione idraulica che riconosca nei corsi d’acqua la loro natura di elementi di connessione tra campagne e città appare sempre più fondamentale in epoca di cambiamenti climatici, dove i fenomeni estremi si manifestano sottoforma di periodi siccitosi e nubifragi capaci di riverberarsi su territori vasti anche quando si abbattano su aree molto circoscritte.
Gli 11 Consorzi di bonifica del Veneto e l’associazione che li raggruppa ANBI Veneto hanno incontrato nel pomeriggio di imartedì 12 novembre 2025, a San Donà di Piave (Venezia), nella storica sede del Consorzio di bonifica Veneto Orientale, i candidati alla presidenza della Regione del Veneto Giovanni Manildo (Centro Sinistra) e Alberto Stefani (Centro Destra) per un confronto sui temi del cambiamento climatico e della gestione idraulica del territorio. I candidati sono intervenuti in due momenti distinti, in un confronto a distanza che in entrambi i casi è stato aperto da una relazione del direttore di ANBI Veneto Silvio Parizzi e da un intervento conclusivo del presidente Alex Vantini.
Con la fine di settembre si è conclusa, in Veneto, una stagione irrigua segnata da piogge più abbondanti rispetto alla media, dove i problemi maggiori alle campagne (ma anche ai centri abitati) sono stati causati da episodi di precipitazioni estreme.