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Risorsa idrica in Veneto in grave crisi, sia a giugno (-15% di precipitazioni), sia nell’anno idrologico (-26%)

Il mese di giugno ha confermato un quadro di preoccupante attenzione per la disponibilità idrica regionale. Secondo i dati ARPAV raccolti nel bollettino ANBI Veneto, la situazione si fa sempre più complessa: sono caduti mediamente 85 mm di pioggia, con un deficit del 15% rispetto alla norma. Se i settori montani hanno beneficiato di rovesci più abbondanti, il basso Veneto e il Delta del Po sono rimasti pressoché a secco. Con questi dati, il deficit complessivo dell’anno idrologico (ottobre 2025 – giugno 2026) si attesta a un pesante -26%.

La temperatura media osservata sui distretti irrigui monitorati da CeSPII-LEB (il Centro di Sviluppo e Sperimentazione per l’Innovazione Irrigua del Consorzio LEB) ha raggiunto i 25°C, con un’anomalia di +2.2°C rispetto alla media storica che classifica il periodo come il quarto mese più caldo dal 1991 a oggi. All'interno dei medesimi distretti, il valore medio delle precipitazioni è stato di appena 2 mm al giorno, con una distribuzione estremamente irregolare.

Scompaiono le riserve di neve, fiumi in sofferenza. Sulle Dolomiti si sono registrati picchi termici fino a +3°C sopra la norma; un caldo eccezionale che ha accelerato l’evapotraspirazione e l’esaurimento delle riserve nivali. La fusione precoce e quasi totale del manto nevoso residuo in quota ha privato il territorio di una delle sue principali riserve naturali estive. Senza l’apporto della neve, la pressione su corsi d’acqua, invasi e sistemi irrigui è aumentata drasticamente.
I principali fiumi veneti mostrano portate ben inferiori alle medie stagionali: lo scenario più critico si registra sul fiume Po, che segna un drammatico -70% al misuratore di Pontelagoscuro. Risultano in forte sofferenza anche l’Adige, con un -57% al misuratore di Boara Pisani, il Bacchiglione (-60% a Montegalda), il Brenta (-53% a Barziza) e il Livenza (-46% a Meduna di Livenza). La carenza non risparmia il sottosuolo, dove anche le falde idriche sotterranee restano generalmente al di sotto dei livelli medi del periodo, faticando a ricaricarsi per la mancanza di piogge stabili in pianura.

L’avanzata del cuneo salino nel Delta. Nei territori di valle e nel Delta del Po, la drastica riduzione dei deflussi d’acqua dolce sta favorendo la risalita del cuneo salino che, attualmente (dati dell'8 luglio), è penetrato fino a 20 km nell’entroterra.

Le proiezioni di CeSPII LEB per il mese di luglio. Nelle proiezioni di luglio del Centro di Sperimentazione per l’Innovazione Irrigua istituito presso il Consorzio LEB, le mappe di anomalia delle precipitazioni evidenziano un deficit pluviometrico generalizzato. Si prevedono valori sotto la media su quasi tutto il comprensorio, con punte di forte scarsità nelle aree centro-orientali; solo un settore limitato lungo la fascia costiera mostra condizioni prossime alla norma.
L’evapotraspirazione colturale risulta diffusamente elevata rispetto ai valori medi stagionali su tutto il territorio, un segnale coerente con una fase termica più calda della norma. Il bilancio idrico climatico riflette questa combinazione: il deficit si presenta marcato e diffuso su quasi tutto il comprensorio, dove la scarsità di precipitazioni si somma a un’evapotraspirazione elevata.

Il commento di ANBI Veneto. «Le precipitazioni, pur presenti in alcune aree, non hanno compensato il deficit accumulato dall’inizio dell’anno idrologico, mentre le temperature elevate e le portate fluviali molto ridotte aumentano la pressione sul sistema irriguo», spiega Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto. «Viste anche le previsioni per luglio, particolare attenzione desta la situazione del Delta del Po e dei territori di valle, dove i bassi deflussi del Po e degli altri grandi fiumi favoriscono l’avanzata del cuneo salino e rendono sempre più delicata la gestione della risorsa". Alex Vantini, presidente di ANBI Veneto, evidenzia come i provvedimenti regionali e i modelli previsionali impongano un cambio di passo immediato: «Le preoccupazioni espresse dalla Regione del Veneto con l’ordinanza dello Stato di emergenza regionale, unitamente alle proiezioni per luglio, richiamano l’urgenza di accelerare sulla realizzazione del Piano Invasi e su tutte le opere necessarie a trattenere l’acqua sul territorio nei periodi più favorevoli. È il momento di superare definitivamente la logica dell’emergenza e fare della sicurezza idrica una priorità strutturale delle politiche regionali e nazionali, perché la disponibilità d’acqua rappresenta una condizione indispensabile per l’agricoltura, l’ambiente e lo sviluppo dei nostri territori».

Fonte: servizio stampa ANBI Veneto

L’andamento idro-meteorologico di maggio, mese caldo e secco. Il sollievo dalle piogge dei primi di giugno non colmeranno il deficit idrico

Al netto dei gravi danni generati su alcuni territori da grandine, trombe d’aria e nubifragi, la piovosità e le temperature fresche che stanno caratterizzando la prima metà di giugno consentono di tirare un parziale sospiro di sollievo in una primavera calda e poco piovosa.Il bollettino sulla disponibilità di risorsa idrica, redatto da ANBI Veneto in collaborazione con il Ce.Sp.I.I. del Consorzio LEB, fotografa una situazione complessa e un equilibrio tuttora fragile.

Secondo i dati Arpav, a incidere è l’eredità di un maggio secco, che ha registrato una media di precipitazioni regionali pari a circa 94 millimetri, segnando un deficit del 17% rispetto alla media storica e confermando un trend negativo che nell’anno idrologico si attesta al -28%.
Questa carenza si è riflettuta sullo stato dei corsi d’acqua. Spiccano infatti i dati relativi alle portate dei grandi fiumi, sensibilmente inferiori alle medie storiche mensili: -68% per l’Adige al misuratore di Boara Pisani, -64% per il Brenta a Barzizza, -55% per il Po a Pontelagoscuro.
Per quanto riguarda le falde, i livelli sono ancora ovunque sotto la media, pur lontani dai minimi del 2022. Bene i bacini montani su Piave, invasato al 91% e Brenta, invasato al 97%; nella media – secondo i dati dell’Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali del 13 maggio – gli invasi dell’Adige, con il 36% dei volumi utili invasati.

Giugno in sintesi: previsioni e raccomandazioni. Le analisi del Ce.Sp.I.I. – Consorzio LEB per il mese in corso indicano un’inversione di tendenza rispetto a maggio, con una prima metà di giugno prevalentemente umida e fresca, e con temperature e precipitazioni che verso la fine del mese dovrebbero avvicinarsi ai valori medi del periodo. Le piogge sopra la media (specie nella pianura centrale) e la bassa evapotraspirazione ridurranno temporaneamente il fabbisogno irriguo, preservando le riserve idriche del suolo.Dal punto di vista operativo saranno necessarie prudenza e flessibilità: l’umidità nel terreno condiziona la portanza dei suoli e dunque il transito con mezzi pesanti, col relativo rischio di compattazione. La comparsa di una componente più calda dalla terza settimana impone un costante monitoraggio dell’umidità per adeguare tempestivamente le irrigazioni al ritorno del caldo estivo.

Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto: "Le previsioni per giugno confermano uno scenario nella media, ma su basi ancora deboli: il deficit primaverile continua a pesare e le precipitazioni, anche localmente intense, restano poco efficaci. Proprio all’avvio della stagione irrigua serve massima attenzione, con programmazione puntuale e uso efficiente dell’acqua per accompagnare le colture nelle prossime settimane". Alex Vantini, presidente di ANBI Veneto: "Il bollettino evidenzia un equilibrio ancora fragile: le piogge non hanno colmato il deficit accumulato e le riserve restano sotto pressione. Con la stagione irrigua che entra nel vivo, sarà decisiva una gestione attenta e coordinata della risorsa, perché bastano poche settimane senza precipitazioni per riaprire scenari di criticità".

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

La stagione irrigua in Veneto inizia tra deficit idrico e incognite meteo

Le piogge degli ultimi giorni non devono trarre in inganno: nonostante il sollievo temporaneo, il quadro idrico regionale resta fragile all’avvio della stagione irrigua. L’ultimo Bollettino ANBI Veneto sulla disponibilità di risorsa conferma infatti una grande incertezza, dettata da deficit strutturali difficili da colmare nel breve periodo.

Secondo i dati ARPAV di marzo, in regione sono caduti mediamente 54 mm di pioggia (-21% rispetto alla media). Il dato è ancora più critico se si analizza l’intero anno idrologico (ottobre-marzo), che presenta un ammanco complessivo del 23%, con appena 399 mm accumulati contro i 517 mm attesi.

Anche il fronte nivale resta sotto la media del periodo, con deficit del 35% sulle Prealpi e fino al 28% sulle Dolomiti. Questa scarsità incide direttamente sulle portate dei grandi fiumi: il Bacchiglione ha segnato -38%, l’Adige -21%, il Livenza -23%, con flessioni significative anche per Po (-17%) e Gorzone (-16%).

A complicare il quadro è stata la variabilità termica, con il rallentamento alla fine del mese della fusione delle nevi e il conseguente rallentamento nella ricarica delle riserve. Per quanto riguarda le falde, si registrano, tra Verona, Vicenza e Padova, livelli inferiori alle medie stagionali con ricariche localizzate e discontinue.

E aprile? Le proiezioni del CeSpII, il Centro di Sperimentazione per l’Innovazione Irrigua istituito presso il Consorzio LEB, invitano alla cautela. Se la prima metà di aprile appare nella norma, dal 22 del mese si attende un netto deterioramento: la componente umida lascerà spazio a condizioni secche che diverranno preponderanti entro inizio maggio.

Fonte: servizio stampa ANBI Veneto

Disponibilità risorsa idrica in Veneto: a febbraio bene le piogge, male le temperature. E per marzo si prevede un clima più secco della norma, con un deficit idrico diffuso a scapito delle falde

Un febbraio piovoso – le precipitazioni segnano il +33% rispetto alla media – non basta a compensare un deficit nell’anno idrologico che rimane ancora accentuato. I dati dell’ultimo Bollettino di ANBI Veneto sulla disponibilità di risorsa fotografano uno scenario in chiaroscuro, dove i timidi segnali di recupero pluviometrico si scontrano con un’anomalia termica senza precedenti. Nonostante i 77 mm di precipitazioni, il bilancio cumulato dall’inizio dell’anno idrologico resta profondamente in rosso: da ottobre a oggi mancano all’appello oltre 100 mm d’acqua, con un deficit del 23% rispetto alla media storica che continua a gravare sulle falde e sui bacini regionali.

A rendere il quadro ancora più fragile è l’aspetto termico. Febbraio 2026 si è imposto come il secondo più caldo mai registrato da Arpav, non lontano dal record del 2024, con temperature medie regionali superiori di +2.8 °C rispetto alla norma. In pianura lo scarto ha superato i +3°C, ma è in quota che si è registrata la dinamica più preoccupante. Nella terza decade del mese, le temperature sono schizzate a +6.5 °C sopra la media, innescando processi di fusione nivale precoce proprio quando la neve, caduta abbondante grazie alle perturbazioni di metà mese, avrebbe dovuto consolidarsi per garantire le scorte estive. Il risultato è una risorsa nivale che, nonostante i 70-80 cm accumulati in quota nelle Dolomiti e nelle Prealpi, rimane più debole del normale nel bilancio stagionale, con un deficit che tocca il 36% nel comparto dolomitico. La mitezza eccezionale ha ridotto l’estensione della copertura nevosa alle quote medio-basse, trasformando quello che doveva essere un “serbatoio bianco” in un deflusso anticipato e meno gestibile.

Morale? Ancora una volta, l’inizio della stagione irrigua dovrà far affidamento su piogge estemporanee e sulla capacità dei consorzi di governare la rete in gestione più che sui depositi nivali. Tanto più che le proiezioni del Centro di Sperimentazione per l’Innovazione Irrigua CeSPII LEB per il mese in corso prevedono un clima più secco della norma, con un deficit idrico diffuso che minaccia la ricarica delle falde. Con l’avvio della stagione irrigua, diventerà cruciale preservare l’umidità del terreno attraverso pratiche agronomiche conservative. A tal proposito possono risultare utili la riduzione delle lavorazioni, la gestione dei residui e coperture vegetali per limitare l’evaporazione. Un monitoraggio attento dell’umidità sarà fondamentale per programmare una distribuzione irrigua efficiente.

Fonte: ufficio stampa Anbi Veneto

ANBI VENETO: derivazioni, a rischio 8 miliardi di produzione agricola e servizi ecosistemici per centinaia di milioni di euro

“I consorzi di bonifica sono contrari a qualunque contrapposizione tra fiume e territori: è necessario evitare che rigide applicazioni del Deflusso Ecologico mettano in crisi la rete idraulica secondaria, dunque, gran parte del territorio regionale. Diminuire in maniera drastica le derivazioni dei canali per aumentare le portate nei fiumi, avrebbe impatto drammatico su agricoltura, ambiente e paesaggio. La risorsa che scorre nella rete minore consente una produzione agricola pari a 8 miliardi di euro e circa 640 milioni di euro di servizi ecosistemici”. A lanciare l’allarme è Alex Vantini, presidente di ANBI Veneto, l’associazione dei Consorzi di Bonifica.

Il tema è il Deflusso Ecologico (DE), espressione che, secondo la definizione prevista nella Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE), rappresenta il “volume d’acqua utile affinché l’ecosistema acquatico continui a prosperare e a fornire i servizi necessari”. Dal 1° gennaio 2027 sostituirà il Deflusso Minimo Vitale (DMV) che indica il valore di una portata minima necessario alla salvaguardia delle caratteristiche idrologiche dei fiumi. Il DE pertanto rappresenta un’evoluzione del DMV perché agli obiettivi idrologici affianca obiettivi ambientali. Il principio, in linea generale, è condivisibile. Tuttavia, lasciare più acqua nel fiume significa ridurre, talvolta in maniera drastica, le portate della rete secondaria, con effetti ecosistemici potenzialmente critici.

Il convegno nazionale, tenutosi in occasione di Fieragricola a Veronafiere, dal titolo, “Dal diritto all’acqua alla governance del territorio. Il deflusso ecologico come chiave di coesione tra istituzioni, consorzi e agricoltori”, promosso da ANBI, ANBI Veneto ed Edagricole e stato aperto dal presidente del Veneto Alberto Stefani, collocandosi in apertura di un 2026 che rappresenta l’ultimo anno di studi e sperimentazioni per la definizione del Deflusso Ecologico, che entrerà in vigore nel 2027. La norma riguarda tutta Italia ma in modo particolare il Veneto, terra solcata da numerosi fiumi ai quali fa riferimento una rete idrografica minore che innerva capillarmente il territorio. Si tratta di fiumi spesso di carattere torrentizio, con regimi molto diversi dai fiumi di Nord Europa che ispirano la direttiva. Piave e Brenta, per esempio, per rientrare nei parametri del Deflusso Ecologico dovranno veder aumentata la propria portata in maniera sensibile e per far questo sarà necessario diminuire, in certi casi azzerare, le derivazioni dei canali artificiali.

Nei tavoli istituiti presso le Autorità di Bacino Distrettuale i Consorzi di Bonifica sostengono l’adozione del “Flusso GEP” (Good Ecological Potential, Potenziale Ecologico Buono): un regime idrologico coerente con il raggiungimento della Direttiva Quadro Acque nei corpi idrici fortemente modificati o artificiali, considerando una condizione vicina alla migliore approssimazione del continnum ecologico.

Fonte: servizio stampa ANBI Veneto

30 gennaio, al Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Padova) corso di formazione giornalisti Org Veneto in collaborazione con Argav sulla gestione sostenibile dell’acqua per produrre cibo

Venerdì 30 gennaio p.v., dalle 18.30 alle 20.30, al Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Padova) si svolgerà il corso di formazione giornalisti Org Veneto in collaborazione con Argav “La gestione sostenibile dell’acqua per produrre cibo: innovazione, ricerca e criticità. Nuovi linguaggi per raccontare il fabbisogno idrico in agricoltura” (2 crediti, iscrizione piattaforma Formazione giornalisti).

Programma

Grazie a ricerca ed innovazione, l’agricoltura ha fortemente ridotto il fabbisogno idrico; contestualmente la crisi climatica ha ampliato la gamma di colture bisognose di irrigazione. Quali sono gli strumenti per ottimizzare l’uso dell’acqua nei campi? Quali i valori ecosistemici, garantiti dalla distribuzione irrigua in una logica di circolarità? Quali gli errori giornalistici più comuni nell’affrontare le tematiche idriche? Ne parleranno: Fabrizio Stelluto, presidente Argav, responsabile comunicazione ANBI (Associazione nazionale consorzi gestione e tutela territorio e acque irrigue), che farà l’inquadramento della comunicazione idrica;  Raffaella Zucaro (Consorzio C.E.R.), che introdurrà il tema “Il confronto europeo sul futuro dell’acqua, cosa rischiamo”; Francesco Cavazza, ricervatore e divulgatore “Acqua Campus” – Consorzio C.E.R, il cui intervento previsto riguarda “Gli orizzonti della ricerca di un’eccellenza internazionale”; Filippo Moretto (Centro studi Anbi Veneto), che spiegherà cosa sono i servizi ecosistemici; Pablo Augustin Yaciuk (ricercatore al CNR -Consiglio nazionale delle ricerche), che parlerà de “Il progetto transfrontaliero Swamrisk”. Coordina Mauro Gambin, direttore “Con i piedi per terra”, giornalista Argav

L’anno idrologico in Veneto parte col segno meno, e in montagna si aspettano ancora le grandi nevicate

L’anno idrologico, periodo che va da ottobre e settembre dell’anno successivo, dopo un’estate piovosa, è iniziato in Veneto con il forte segno meno: -37% di piogge ad ottobre e a novembre.

Ciò che maggiormente impensierisce è la mancanza di neve in montagna: le poche nevi scese a novembre si sono disciolte velocemente; i primi accumuli in linea con la media stagionale si registrano solo a partire dai 2.600 metri. E’ importante ricordare che le nevicate che scendono tra fine ottobre e dicembre, dal punto di vista della riserva idrica, sono le più importanti dell’inverno perché attraverso il processo di fusione e riconsolidamento tipico di questa fase dell’anno si forma quello stratto di ghiaccio più solido che si scioglie più lentamente rilasciando acqua anche a stagione inoltrata.

Male anche la situazione nei principali corsi d’acqua: a novembre (mese tipicamente piovoso) tutte con il segno meno le portate dei grandi fiumi: Brenta (-44%),  Adige (-22%), Bacchiglione (-36%), Po (-39%). [dati Arpav]

Fonte testo e foto: servizio stampa Anbi Veneto

Dall’esperienza dei Consorzi di bonifica un manuale per la gestione idraulica del territorio

Un approccio complessivo alla progettazione idraulica che riconosca nei corsi d’acqua la loro natura di elementi di connessione tra campagne e città appare sempre più fondamentale in epoca di cambiamenti climatici, dove i fenomeni estremi si manifestano sottoforma di periodi siccitosi e nubifragi capaci di riverberarsi su territori vasti anche quando si abbattano su aree molto circoscritte.

Questa visione complessiva caratterizza storicamente l’operato dei Consorzi di bonifica, enti che nel loro lavoro quotidiano di prevenzione del rischio idraulico, della gestione della rete irrigua e, sempre più, della salvaguardia degli ambienti d’acqua, hanno come finalità ultima l’adattamento dei territori alle esigenze abitative e lavorative dell’uomo: “bonum facere”, appunto, rendere adatto alla vita e alle attività dell’uomo.

In un Nord Est di fiumi a regime torrentizio e territori soggiacenti al mare, la sicurezza idraulica dei centri abitati inizia nelle campagne, ragion per cui progettare interventi a servizio dell’agricoltura richiede consapevolezza degli effetti che tali interventi possono avere su scala molto più ampia. Questa considerazione rappresenta il punto di partenza del volume “Bonifica e Irrigazione”, manuale tecnico che intende costituire un compendio, a servizio di studenti, docenti, professionisti, delle progettualità dei Consorzi di bonifica del Veneto finalizzate alla gestione idraulica del territorio. Si parla di impianti idrovori e irrigui, di derivazioni, canali, manufatti di sbarramento e regolazione che sempre più rappresenteranno marcatori territoriali, nodi di un’unica grande infrastruttura idraulica generatrice di paesaggio, ambiente, comunità.

Il volume, edito da Cleup, promosso dall’Associazione Triveneta dei Dirigenti della Bonifica, con il contributo di ANBI Veneto, e redatto dal professor Vincenzo Bixio, decano dell’Istituto di Idraulica, oggi Dipartimento Ingegneria Civile Edile Ambientale ICEA dell’Università degli Studi di Padova, è stato presentato nel corso di un incontro pubblico tenutosi presso la Sala dell’Archivio Antico del Palazzo del Bo, sede dell’Università degli Studi di Padova, lo scorso 22 ottobre, nella giornata di studio “Sviluppi della cultura tecnica nella progettazione delle opere di bonifica e irrigazione”. L’iniziativa, alla quale hanno partecipato ricercatori, docenti, professionisti e rappresentanti istituzionali e tecnici dei consorzi di bonifica, è stata aperta dei saluti del presidente dell’Associazione Triveneta dei Dirigenti dei Consorzi di Bonifica Graziano Paulon, ai quali sono seguiti i saluti di Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto, e della professoressa Flora Faleschini, del dipartimento ICEA.

“Il volume presenta il quadro aggiornato delle conoscenze ed esperienze di progettazione dei sistemi di gestione delle acque nell’ambito delle trasformazioni territoriali ma rappresenta anche un’occasione di rilancio verso la ricerca di nuovi percorsi o nuove soluzioni a problemi ricorrenti che si manifestano con declinazioni sempre diverse” – ha spiegato il presidente dell’Associazione Triveneta dei Dirigenti della Bonifica Graziano Paulon che, nella sua introduzione alla mattinata, ha posto anche l’accento sulla necessità di riattivare in ambito universitario percorsi formativi d’eccellenza dedicati alla Bonifica e all’Irrigazione.

Il tema della formazione e della condivisione delle conoscenze è stato oggetto del saluto di Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto: “Non vi è progresso senza formazione. La bonifica, per mantenere il proprio ruolo centrale, ha bisogno di investire costantemente sull’aggiornamento e sulla crescita professionale delle proprie risorse. Siamo orgogliosi, come associazione, di promuovere la cultura tecnica, di studiare e divulgare i fondamenti della progettazione e della manutenzione delle infrastrutture idrauliche e irrigue.”

L’ingegner Carlo Bendoricchio, componente del Consiglio Direttivo dell’Associazione dei Dirigenti e direttore del Consorzio di bonifica Acque Risorgive, ha aperto la sessione tecnica con un intervento dedicato al quadro climatico in continuo mutamento, alle soluzioni proposte dai Consorzi di bonifica, al ruolo sempre maggiore che la sensibilità ambientale sta assumendo nella gestione della rete idraulica, sia per quanto riguarda la sicurezza sia per quanto riguarda la gestione irrigua.

La mattina è proseguita con gli interventi della professoressa Lucia Bortolini, del Dipartimento TESAF Università di Padova; della dottoressa Francesca Pivirotto, professionista e ricercatrice in materia archivistica; dal prof. Armando Brath, Presidente della Associazione idrotecnica Italiana; al prof. Vincenzo Bixio è spettato l’intervento conclusivo. Moderatore: il prof. Marco Favaretti, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Padova.

Fonte: servizio stampa ANBI Veneto

Elezioni regionali del Veneto, presentato dai Consorzi di bonifica a Manildo e Stefani il patto “Costruiamo insieme il Veneto di domani” per fronteggiare il cambiamento climatico

Gli 11 Consorzi di bonifica del Veneto e l’associazione che li raggruppa ANBI Veneto hanno incontrato nel pomeriggio di imartedì 12 novembre 2025, a San Donà di Piave (Venezia), nella storica sede del Consorzio di bonifica Veneto Orientale, i candidati alla presidenza della Regione del Veneto Giovanni Manildo (Centro Sinistra) e Alberto Stefani (Centro Destra) per un confronto sui temi del cambiamento climatico e della gestione idraulica del territorio. I candidati sono intervenuti in due momenti distinti, in un confronto a distanza che in entrambi i casi è stato aperto da una relazione del direttore di ANBI Veneto Silvio Parizzi e da un intervento conclusivo del presidente Alex Vantini.

Di fronte a 100 rappresentanti dei Consorzi di Bonifica, Manildo e Stefani, alla fine dei rispettivi interventi, hanno sottoscritto il patto “Costruiamo insieme il Veneto di domani”, 10 punti che rappresentano le linee guida dei Consorzi di bonifica per adattare il territorio Veneto alle sfide del cambiamento climatico.

Il PIANO DEI CONSORZI DI BONIFICA

I Consorzi di bonifica uniscono la propria voce al comparto agricolo per chiedere un unico assessore regionale che riunisca le deleghe per agricoltura, gestione irrigua e sicurezza idraulica. Chiedono, inoltre, risorse per realizzare bacini multifunzione e riconversione irrigua, un maggiore consapevolezza dei servizi ambientali generati dall’irrigazione (con riferimento specifico alle normative comunitarie sul Deflusso Ecologico), stop al consumo di suolo, finanziamenti per la manutenzione della rete consortile, per la ricarica della falda, la tutela delle risorgive e il contrasto al cuneo salino, chiedono infine una voce forte della Regione verso il Governo per il rifinanziamento della Legge Speciale per Venezia e la sua Laguna e per la Legge sulla Subsidenza.

RISORSE ECONOMICHE

“La capacità progettuale dei Consorzi ha consentito di recuperare oltre 540 milioni di euro negli ultimi 10 anni, risorse quasi esclusivamente ministeriali, ha affermato Alex Vantini, presidente di ANBI Veneto. Sono il frutto di un proficuo lavoro di squadra con la Regione con la quale operiamo con grande sintonia quotidianamente, ma non possiamo nascondere le risorse che da anni la Regione stanzia ai Consorzi nel suo bilancio sono davvero esigue”. Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto ha spiegato: “I Consorzi hanno in gestione oltre l’80% dei corsi d’acqua che scorrono in pianura, oltre a 400 idrovore e migliaia di manufatti idraulici. Per la manutenzione ordinaria di questa gigantesca rete strategica, possiamo fare affidamento su appena 150 milioni di euro all’anno di contribuenza che pagano anche le attività di progettazione e bolletta, che incide da sola per 23 milioni di euro. È molto difficile operare in queste condizioni”.

I CANDIDATI

Entrambi i candidati hanno espresso grande apprezzamento per il lavoro svolto dai Consorzi di bonifica, lavoro che peraltro conoscono bene in ragione delle esperienze di sindaco che ciascuno di essi ha svolto in passato. Hanno, inoltre, concordato sulla necessità di individuare linee nuove di finanziamento, anche nel bilancio regionale, per sostenere l’operato dei Consorzi, valutando anche la possibilità di aumentarne le competenze in ragione della loro efficienza e della profonda conoscenza del territorio.

In merito ai finanziamenti regionali ai Consorzi di Bonifica, Giovanni Manildo ha sostenuto che “Devono essere rimpinguati in modo sostanziale. Ciò è conseguente all’idea di una governance partecipata della Regione e del consolidamento sempre più stretto e un ampliamento delle competenze dei Consorzi di Bonifica supportate da specifiche risorse nel quadro di una coprogrammazione e coprogettazione”. Sul consumo del suolo ha affermato che “La legge del 2017  “Misure per il contenimento del suolo” va cambiata perché è piena di deroghe che la rendono inattuabile“. Manildo ha poi evidenziato la necessità di investimenti infrastrutturali a servizio dell’attività primaria, importanti anche per il turismo lento e una gestione diversa dei flussi turistici. In merito alla necessità di un rifinanziamento nazionale della Legge Venezia e della Legge sulla Subsidenza, Manildo ha evidenziato la necessità di una politica regionale unita perché:  “La nostra capacità di incidere come Veneto a livello nazionale ha risentito di divisioni, non siamo stati una forza”.

In merito alle risorse Alberto Stefani ha affermato che le progettualità dei Consorzi meritano un contributo maggiore dalla Regione. “È importante rimpinguare le risorse a disposizione ma valutare anche altre forme di entrate – non mi riferisco alla leva fiscale -; abbiamo lanciato delle proposte in materia di holding autostradale e di federalismo fiscale, in materia di entrate, per poter poi rifinanziare ulteriormente i Consorzi di bonifica.”  Stefani ha anche affermato: “Nei bandi per ottenere finanziamenti regionali abbiamo proposto l’aumento dei punteggi per le amministrazioni che fanno rigenerazione urbana e interventi di rinaturalizzazione”. In merito all Legge speciale per Venezia e alla Legge per la Subsidenza: “Queste leggi sono grimaldelli per avere risorse importanti per tutto il territorio regionale; dobbiamo parlarne in sede di manovra, consapevoli che questi temi vengono poi presentati negli emendamenti, auspico che tutti i parlamentari veneti li voteranno”.

Fonte: servizio stampa ANBI Veneto

Stagione irrigua in Veneto: a settembre, +23% di piogge, previsto invece un ottobre più secco della media

Con la fine di settembre si è conclusa, in Veneto, una stagione irrigua segnata da piogge più abbondanti rispetto alla media, dove i problemi maggiori alle campagne (ma anche ai centri abitati) sono stati causati da episodi di precipitazioni estreme.

I dati sulla piovosità del mese indicano un +23% di piogge rispetto alla media dei 30 anni: 132 mm contro 107 mm. A fronte di un giugno poco piovoso – 35%, luglio e agosto avevano segnato rispettivamente il +52% e +53% di piogge. Il mese di settembre ha registrato temperature miti ma di +1.3 °C superiori alla norma trentennale. La seconda decade del mese è stata molto calda, oltre il 90° percentile (evento raro) come spesso è avvenuto negli ultimi 5 anni (Fonte dati Arpav).

Le proiezioni relative al mese di ottobre, condotte dal Centro di Sperimentazione per l’innovazione Irrigua CeSpII istituito presso LEB Consorzio di Bonifica di II Grado Lessinio Euganeo Berico, presentano anomalie negative diffuse, in particolare nelle zone centrali e occidentali della regione, dove i deficit potrebbero raggiungere localmente valori elevati, indicando un mese più secco della media.

“I dati del bollettino di settembre confermano una tendenza ormai consolidata: il cambiamento climatico sta alterando profondamente il regime delle precipitazioni e le dinamiche idroclimatiche del nostro territorio. È sempre più urgente una revisione strategica delle infrastrutture idrauliche. I Consorzi di Bonifica stanno già operando con progettualità innovative, ma è il momento di investire con forza nella rete idraulica secondaria, che rappresenta l’ossatura del sistema di gestione delle acque della nostra Regione. Solo così potremo garantire sicurezza idraulica, disponibilità irrigua e tutela ambientale”, afferma Silvio Parizzi, direttore di Anbi Veneto.

“Non possiamo più permetterci di rincorrere le emergenze, la prevenzione è l’unica strada percorribile. Per questo, come ANBI Veneto, chiediamo alla politica di sostenere con lungimiranza le opere multifunzionali, la riconversione irrigua, la tutela delle risorgive e delle aree costiere, e di valorizzare il ruolo dei Consorzi di Bonifica come presidio territoriale. La sicurezza idraulica, la gestione sostenibile della risorsa e la difesa del suolo devono diventare priorità assolute. È tempo di passare dalla logica dell’emergenza a quella della programmazione”, ribadisce Alex Vantini, presidente di Anbi Veneto.

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto