
Per chi è cresciuto lungo l’Adige, il fiume non è stato soltanto una presenza naturale, ma una forma di educazione. Ha insegnato il rischio, il limite, il tempo dell’attesa, il rapporto con l’estate e con la piena, con la profondità e con ciò che non si vede. Il paesaggio del fiume entra nel linguaggio, nei gesti, nella misura delle paure e delle abitudini. È da questa esperienza che nasce Figli d’acqua dolce, sottotitolo Perdemmo il fiume, non lo trovammo più, il primo libro del socio giornalista Argav Mauro Gambin, pubblicato dalla padovana Tracciati Editore, del socio e consigliere Argav Emanuele Cenghiaro, e che viene presentato a Este (Padova), al Gabinetto di lettura (piazza Maggiore 12), il 6 giugno alle ore 18.30. Ad accompagnare il volume è la prefazione di Antonio Mazzetti, studioso e profondo conoscitore del paesaggio veneto e della civiltà d’acqua, che sarà presente all'incontro, insieme alla scrittrice Giuliana Desirò, moderatrice della presentazione. Alcuni brani del libro saranno letti da Damiano Fusaro.
Il lavoro di Gambin, giornalista padovano che il lavoro ha portato a osservare attentamente il territorio e i suoi mutamenti quasi invisibili, non è un memoir né una semplice narrazione territoriale, tenta invece di osservare ciò che accade quando un paesaggio smette di essere centrale nella vita quotidiana e diventa periferico, quasi invisibile. L’Adige, in queste pagine, non viene quindi raccontato come sfondo, è piuttosto una struttura che organizza il pensiero.
Attraverso episodi, figure, memorie, deviazioni e ritorni, il fiume agisce come una corrente narrativa: porta a galla storie, ne trattiene altre, deposita immagini che riaffiorano più oltre.
Ciò che interessa a Gambin non è soltanto il paesaggio fisico, ma il modo in cui quel paesaggio produce cultura. Il fiume ha generato una lingua, un lessico preciso, una tassonomia spontanea dell’acqua. Esisteva l’acqua “che ride”, quella bassa e luminosa che riflette il sole sul fondo; l’acqua del molénte, che gira lenta su sé stessa; l’acqua ferma, percepita come malsana perché privata del suo movimento naturale. Queste definizioni non appartengono alla geografia né alla tecnica. Nascono da un bisogno più profondo: dare un nome a ciò che cambia continuamente. In un ambiente instabile come quello fluviale, nominare significa orientarsi. Per questo il libro suggerisce che il linguaggio non sia soltanto uno strumento descrittivo, ma una forma di sopravvivenza culturale.
Da qui deriva anche la natura delle figure che popolano il volume. Non veri personaggi, ma presenze che sembrano emergere dalla stessa materia del paesaggio: uomini che cercano nel fiume, inventori, pescatori, persone marginali, figure eccentriche che esistono quasi più come postura che come biografia. Non vengono raccontate per costruire una genealogia individuale, ma perché incarnano un rapporto con l’acqua e con il territorio. Il fiume diventa così un archivio umano, che conserva allo stesso modo l’infanzia e l’inquinamento, le tracce di una civiltà contadina e le conseguenze del progresso. È qui che Figli d’acqua dolce assume un significato che supera il dato locale: non guarda più all’Adige come a un paradiso perduto, non indulge nella nostalgia, ma osserva il momento in cui una comunità smette di riconoscersi nel proprio paesaggio. Non perché quel paesaggio scompaia, ma perché cambia la qualità dello sguardo.
Più che un libro sul fiume, Figli d’acqua dolce (160 pagine, Euro 18,00, ISBN: 978-88-32134-48-3) è un libro sul modo in cui i luoghi continuano a vivere dentro le persone anche quando sembrano esserne usciti. Un lavoro che interroga il paesaggio come forma di coscienza e che, attraverso l’Adige, racconta il rapporto fragile tra appartenenza e distrazione. L’intervento di Mazzetti colloca invece il libro all’interno di una riflessione più ampia sul rapporto tra comunità e ambiente, riconoscendo nell’Adige non soltanto un fiume, ma un dispositivo culturale capace di modellare identità e memoria.
Mauro Gambin, classe 1972, vive a Masi, a pochi passi dall’Adige, che in questo libro resta il protagonista mai citato. Giornalista, ha collaborato con diverse testate e ha fondato il periodico Con i piedi per terra, un’esperienza decennale di racconto dei luoghi del territorio, da cui è nato anche un format radiofonico omonimo su Radio K Rovigo. Il territorio è da sempre al centro del suo lavoro, nel tentativo di smontare l’idea che “qui non c’è niente”, attraverso altri sguardi e altre possibilità di racconto. Negli anni ha affiancato all’attività giornalistica una ricerca visiva attraverso la pittura, come ulteriore forma di indagine sulla sensibilità. Un percorso che ha ricevuto riconoscimenti in diversi concorsi, tra cui il Premio Giovanni Segantini di Arco (TN).
Fonte: servizio stampa Tracciati Editore
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Mercoledì 11 febbraio alle ore 17.30 si terrà alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” l’incontro culturale “La botanica degli incunaboli” con il professore Francesco Mezzalira, che illustrerà i primi erbari figurati a stampa con illustrazioni xilografiche. L’ingresso è libero e gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili.
Un approccio complessivo alla progettazione idraulica che riconosca nei corsi d’acqua la loro natura di elementi di connessione tra campagne e città appare sempre più fondamentale in epoca di cambiamenti climatici, dove i fenomeni estremi si manifestano sottoforma di periodi siccitosi e nubifragi capaci di riverberarsi su territori vasti anche quando si abbattano su aree molto circoscritte.


Mercoledì 12 giugno alle ore 17.30 verrà presentato alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza, in collaborazione con l’Accademia del Caffè “Prospero Alpini marosticense”, il “Quaderno Alpiniano”, una pubblicazione che celebra il caffè esplorandone la storia, le tradizioni e le innovazioni legate a questa affascinante bevanda. Dopo i saluti istituzionali del vicepresidente della Biblioteca “La Vigna” Raffaele Cavalli, interverranno Maurizio Rippa Bonati, presidente del Centro Studi “Prospero Alpini”, il vicepresidente dell’Accademia del caffè Giandomenico Cortese, e l’arch. Gianluca Parise.
Giovedì 16 maggio si celebra la Giornata mondiale della celiachia, una malattia autoimmune che in Italia colpisce una persona su cento e che negli ultimi anni ha fatto registrare una crescita dei casi diagnosticati. Le persone con celiachia si trovano ad affrontare quotidianamente una serie di problematiche e spesso sono i bambini i primi a farne le spese, anche dal punto di vista sociale. Proprio i bambini sono al centro dell’incontro “Conoscere la celiachia. Quando i protagonisti sono i bambini”, in programma a Padova al Caffè Pedrocchi – Sala Rossini, orario 10.00-13.00, organizzato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), in collaborazione con la Regione del Veneto.
