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Delta del Po. Pescherecci ormeggiati a causa di invertebrati gelatinosi (noce di mare o salpa) che impediscono la normale attività di pesca

Gli invertebrati gelatinosi pescati al posto del pesce azzurro – Foto Coldiretti Rovigo
Anche se manca un mese al fermo pesca previsto per legge l’1 agosto, i pescherecci di Pila, nel Delta del Po, specializzati nella pesca di pesce azzurro con metodo volante, hanno smesso di uscire. Non bastassero i problemi che affliggono il settore - in primis il caro-gasolio - le acque territoriali sono infatti letteralmente invase da organismi invertebrati che impediscono le normali attività di pesca. 

Apparentemente innocuo, questo organismo gelatinoso è l’ennesimo fenomeno alieno; non è una novità di quest’anno, da qualche estate si assiste alla sua presenza nel Mare Adriatico, ma con queste temperature, da circa 20 giorni, la specie si è propagata a forte velocità, a tal punto che è impossibile pescare. Nelle reti zero pesce, solo organismi gelatinosi; gli armatori stanno ancora cercando di capire di quale specie si tratti, dalle prime verifiche potrebbe sembrare noce di mare o salpa.
 
A fare il punto della situazione è la cooperativa Pilamare, associata a Coldiretti Rovigo. Oltre ai racconti, ci sono foto e video che testimoniamo quello che sta succedendo. Ciò che si vede in mare da giorni è un enorme tappeto di gelatina. Durante la notte (le imbarcazioni escono alle 3 di notte) con le temperature più fresche, gli organismi si possono vedere in superficie, man mano che l’acqua si scalda, questi scendono verso il fondale; quando le barche posizionano le reti, invece di raccogliere pesce, trasportano un enorme agglomerato gelatinoso che si impiglia fino a creare un tappo. Questo grumo di organismi non permette più né il passaggio d’acqua né l’entrata dei pesci nelle reti e, nel momento in cui vengono tirate, si spezzano a causa del peso. Attualmente ci sono 60 famiglie di pescatori preoccupate per la situazione, in quanto la loro fonte di reddito ruota attorno a questa attività di pesca.
 
“La coop Pilamare primeggia nel commercio italiano di pesce azzurro, per questo uno stop totale dell'uscita dei pescherecci crea, oltre ai danni al reddito, anche un danno economico al settore", queste le parole del presidente della cooperativa Pilamare, Alessandro Ferro, che racconta quanto sta succedendo: “Le prime avvisaglie risalgono a 20 giorni fa, l’ultima uscita è stata fatta lunedì 30 giugno notte, i soci sono riusciti a raccogliere solo 50 casse di pesce, quando la media invece è circa di 500. Dall’1 agosto - prosegue il presidente - inizierà il fermo pesca e forse rivedremo la normalità verso settembre. Il nostro lavoro è sempre più complesso ed è colpito da variabili che ci costringono a gestire questo importante settore con strumenti, anche normativi, che non sono al passo con i tempi. Il fermo pesca dovrebbe essere rivisto nel suo calendario, per adeguarsi ai tempi. Inoltre, riteniamo indispensabile che lo strumento della cassa integrazione debba diventare disponibile anche per noi. Il nostro è un lavoro che rispetta l’ecosistema. Siamo disponibili a studiare assieme alle istituzioni delle soluzioni grazie all’esperienza diretta di chi lavora in mare, lo conosce e tutti i giorni vive sulla propria pelle gli effetti del cambiamento climatico”.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Rovigo

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