A un anno dall’avvio del progetto “Mappatura ambientale ed eco-fisiologica del granchio blu nelle acque interne e marittime del Veneto (Blue Crab Action Plan)”, la Regione Veneto ha presentato i risultati intermedi del programma strategico nato per contrastare una delle più gravi emergenze ambientali, economiche e sociali degli ultimi anni.
Alla conferenza stampa a Rovigo sono intervenuti l’assessore regionale alla pesca Dario Bond, il commissario straordinario nazionale per il granchio blu Enrico Caterino, il direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner, la dottoressa Franca Baldessin di Arpav; docenti e ricercatori delle Università di Padova e Ca’ Foscari Venezia coinvolte nel progetto; i rappresentanti della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo; il consigliere regionale Cristiano Corazzari; il presidente della Provincia di Rovigo Enrico Ferrarese; i tecnici di ARPAV; i sindaci dei Comuni costieri e lagunari insieme alle organizzazioni professionali della pesca e acquacoltura, cooperative e consorzi.Il Blue Crab Action Plan, della durata complessiva di 30 mesi, rappresenta una collaborazione strutturata tra Regione del Veneto, Arpav, Veneto Agricoltura e Università di Padova e Ca’ Foscari Venezia. L’obiettivo è chiaro: fornire strumenti concreti, scientificamente fondati e operativi per il contenimento nel medio-lungo periodo del Callinectes sapidus (granchio blu) specie aliena invasiva che, a partire dal 2023, ha compromesso in modo significativo le attività di pesca e acquacoltura, in particolare la molluschicoltura, su tutta la costa veneta e adriatica.
Le attività previste dal Progetto, approvato dalla Giunta veneta nel novembre 2024, sono finalizzate a monitorare e controllare la presenza del granchio blu nelle acque interne, marittime interne e lungo la fascia costiera del Veneto; allo sviluppo di modelli predittivi che consentano di comprendere le dinamiche di popolazione e gli eventuali fattori limitanti nonché la produzione di linee guida con azioni di mitigazione e buone pratiche a supporto dei pescatori ed acquacoltori per il contenimento del granchio blu e dei suoi impatti socio-economici. Il progetto può contare su un budget complessivo di 1.541.000 euro, di cui 750.000 di risorse regionali più un cofinanziamento di 791.000 da parte di Enti regionali e Istituti di ricerca che partecipano allo studio. “Il granchio blu non è più un’emergenza episodica, ma una trasformazione strutturale degli ecosistemi lagunari dovuta innanzitutto alle temperature delle acque che crescono sempre più – ha dichiarato l’assessore regionale alla pesca Dario Bond -. Per questo abbiamo scelto un approccio scientifico integrato, che unisce monitoraggio, modellistica, ricerca fisiologica e strumenti operativi per il settore. I dati che abbiamo presentato rappresentano una base senza precedenti per guidare le decisioni future. Dopo di che, credo che ad oggi si debba trasformare un problema in un’opportunità, introducendo il granchio blu nei mercati asiatici, americani ed europei che ne sono sensibili, perché la presenza del granchio non è più episodica o emergenziale ma purtroppo sistemica”.
Nel periodo di monitoraggio giugno–novembre 2025, sono stati campionati complessivamente 62.468 kg di granchio blu in 150 km di costa tra mare, costa, valli e lagune, confermando la diffusione capillare della specie in tutte le principali aree costiere e lagunari del Veneto, con densità più elevate nel Delta del Po e nella laguna nord di Venezia. Nel dettaglio: Laguna di Caorle: 189 kg (10 nasse, 2 cogolli), Laguna di Venezia (Nord, Centro, Sud): 1.070 kg (30 nasse, 6 cogolli), Delta del Po Nord: 22.310 kg (120 nasse, 6 cogolli), Delta del Po Sud: 38.899 kg (306 nasse, 6 cogolli). L’analisi comparativa ha evidenziato una diversa efficacia degli attrezzi: le nasse sono più performanti nel Delta del Po, i cogolli nella Laguna di Venezia. Questi risultati costituiscono la base per la definizione di protocolli condivisi di pesca selettiva.
Gli studi condotti presso la Stazione di Idrobiologia di Chioggia (Venezia) hanno evidenziato caratteristiche di eccezionale adattabilità: il granchio blu tollera temperature inferiori a 10°C e superiori a 30°C, resistendo a condizioni di salinità molto variabili (fino a 33 g/l in laguna di Venezia). E’ capace di adattarsi anche a condizioni estreme (32°C e salinità elevate), con variazioni del metabolismo e del battito cardiaco. Il granchio blu mostra dunque una elevata plasticità fenotipica, elemento chiave della sua invasività. Il monitoraggio ha evidenziato la dominanza costante dei maschi nella maggior parte delle lagune, con presenza di femmine in picchi stagionali (Burano a giugno, Chioggia a novembre) legati ai cicli riproduttivi. Nelle valli da pesca il rapporto maschi/femmine è di circa 3:1, confermando una maggiore mobilità dei maschi verso aree con apporti di acqua dolce.
Le analisi ecologiche aprono scenari innovativi: è confermata la predazione da parte di alcune specie di pesci (branzini, orate, pesci serra, corvine e palombi). Particolarmente rilevante il ruolo della tartaruga marina Caretta caretta, per cui il granchio costituisce una delle principali fonti alimentari. Dai dati 2025 è emerso che una tartaruga su 3 campionate presentava granchio blu nella dieta. “Il dato sui predatori naturali è estremamente interessante – ha evidenziato Bond – perché apre alla possibilità di integrare il controllo della specie anche attraverso la catena alimentare, in un’ottica ecosistemica e non solo di prelievo”. Non sono immuni dalla presenza del granchio anche i sistemi acquatici confinati come le valli da pesca: ad esempio, in valle Ca’ Pisani (Delta del Po) sono stati rilevati fino a 130 individui per campionamento, mentre in valle Pierimpiè (Laguna di Venezia) la presenza è costante ma più contenuta. L’ingresso della specie nelle valli è correlato a gradienti salini e dinamiche idrauliche.
Per affrontare l’emergenza, nel primo anno del Progetto sono stati convocati 18 incontri del Tavolo tecnico con pescatori e cooperative (Chioggia, Burano, Rosolina, Scardovari, Pila, Caorle), ed è stata avviata un’analisi economica sui costi della crisi e le eventuali opportunità di mercato. “Quello che emerge è un quadro complesso ma finalmente leggibile – ha spiegato l’assessore Bond –. Abbiamo dati, strumenti e una rete istituzionale e scientifica che lavorano insieme. La sfida ora è trasformare queste conoscenze in azioni strutturali, capaci di difendere il reddito dei pescatori e l’equilibrio dei nostri ecosistemi”.
Fonte: servizio stampa Regione Veneto
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Sarà Venezia a ospitare il Seminario nazionale dei Galpa, Gruppi di azione locale della pesca e dell’acquacoltura, in programma da martedì 24 a giovedì 26 marzo presso il Centro culturale don Orione Artigianelli (Dorsoduro 909/a). Nella città veneta sono attesi i rappresentanti dei 28 Galpa attivi in tutte le regioni costiere del nostro Paese. L’iniziativa, giunta alla seconda edizione, è promossa e organizzata dalla Rete nazionale CLLD dei Galpa nell’ambito del programma nazionale Feampa (Fondo Europeo Affari Marittimi Pesca e Acquacoltura) 2021-2027, in collaborazione con Regione del Veneto e Flag Veneziano, con il sostegno del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, e il patrocinio di Regione del Veneto, Comune di Venezia, Città metropolitana di Venezia e Comune di Cavallino-Treporti.
Implementare una cultura condivisa della salute e della sicurezza nel lavoro e puntare su una maggiore formazione, in un’ottica di migliore prevenzione dei rischi: sono le due leve su cui insistere, anche per supportare e far crescere la pesca nelle acque interne e dell’acquacoltura, settore fondamentale in Veneto. E’ quanto emerge dal progetto “Sicurezza a bordo e fattore umano”, promosso da Legacoop Veneto e Inail Veneto, in partnership con Isfid Prisma (ente di consulenza e formazione dell’associazione veneta), i cui risultati sono stati presentati lo scorso 25 giugno nella sede di Legacoop a Marghera (VE).
Uno dei luoghi comuni più diffusi è che il pesce pescato sia migliore e più genuino di quello allevato. In realtà le cose non sono così nette: entrambe le opzioni presentano dei vantaggi, e ad oggi la quota di pesce allevato ha ormai superato quella del pescato.

Diffuso in tutte le coste italiane
Dall’area protetta di Caorle che punta alla tutela delle biodiversità e a una sostenibilità ambientale, economica e sociale, all’introduzione di sacchetti e reti da pesca biodegradabili anche finalizzati alla commercializzazione dei molluschi bivalvi, fino alla prima certificazione per la pesca sostenibile e la certificazione biologica della vongola chamelea gallina, ottenute con l’introduzione di nuovi processi di pesca, lavorazione e trasformazione del prodotto. Ancora, lo sviluppo di attività di pescaturismo e ittiturismo nel territorio veneziano e di Cavallino, anche per far riscoprire ai turisti le tradizioni di pesca locali, e la proposta di percorsi formativi per i giovani sugli antichi mestieri in estinzione come il “molecante”, il pescatore di moleche. A tutto questo si affiancano interventi di importanza strategica per il comparto, come l’avvio di nuove produzioni locali (a partire dalle telline) e la valorizzazione di quelle di vongole, cannolicchi, fasolari, seppie…; l’identificazione precisa di aree idonee all’acquacoltura in mare; la costituzione del Consorzio ittico veneziano, con sede nella Casa della Pesca di Cavallino-Treporti, votato a diventare il punto di riferimento per le imprese di tutto il bacino nord della laguna di Venezia; l’apertura a Caorle, Pellestrina, Cavallino e Cortellazzo di veri e propri “centri servizi” per supportare le imprese nei processi di diversificazione delle attività e nello sviluppo di sistemi innovativi per la trasformazione, la tracciabilità e la commercializzazione dei prodotti ittici, anche in risposta a un consumatore sempre più attento ed esigente. Sono alcuni dei 33 progetti del Piano di azione locale “Promuovere lo sviluppo dell’economia marittima e lagunare della costa veneziana” predisposto e messo in atto dal Flag Veneziano, realizzati grazie ai contributi finanziari del Feamp, il Fondo europeo per gli Affari marittimi e per la Pesca 2014/2020 che ha garantito risorse per 3 milioni e 380mila euro rispetto a un budget complessivo di investimenti pari a 3 milioni e 720mila euro. Progettualità di cui si è fatto un bilancio a Caorle lo scorso 27 luglio in occasione del convegno “Flag Veneziano: risultati del Piano di azione Feamp 2014/20 e prospettive Feampa 2021/27”, e che hanno generato vere e proprie eccellenze e modelli innovativi di gestione della pesca e delle risorse del mare e portato il Flag Veneziano ad essere uno dei più virtuosi flag italiani per capacità di spesa (il 100% dei finanziamenti europei ricevuti è stato speso), con una ricaduta diretta delle risorse sulle imprese e sul territorio.