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Delta del Po. Pescherecci ormeggiati a causa di invertebrati gelatinosi (noce di mare o salpa) che impediscono la normale attività di pesca

Gli invertebrati gelatinosi pescati al posto del pesce azzurro – Foto Coldiretti Rovigo
Anche se manca un mese al fermo pesca previsto per legge l’1 agosto, i pescherecci di Pila, nel Delta del Po, specializzati nella pesca di pesce azzurro con metodo volante, hanno smesso di uscire. Non bastassero i problemi che affliggono il settore - in primis il caro-gasolio - le acque territoriali sono infatti letteralmente invase da organismi invertebrati che impediscono le normali attività di pesca. 

Apparentemente innocuo, questo organismo gelatinoso è l’ennesimo fenomeno alieno; non è una novità di quest’anno, da qualche estate si assiste alla sua presenza nel Mare Adriatico, ma con queste temperature, da circa 20 giorni, la specie si è propagata a forte velocità, a tal punto che è impossibile pescare. Nelle reti zero pesce, solo organismi gelatinosi; gli armatori stanno ancora cercando di capire di quale specie si tratti, dalle prime verifiche potrebbe sembrare noce di mare o salpa.
 
A fare il punto della situazione è la cooperativa Pilamare, associata a Coldiretti Rovigo. Oltre ai racconti, ci sono foto e video che testimoniamo quello che sta succedendo. Ciò che si vede in mare da giorni è un enorme tappeto di gelatina. Durante la notte (le imbarcazioni escono alle 3 di notte) con le temperature più fresche, gli organismi si possono vedere in superficie, man mano che l’acqua si scalda, questi scendono verso il fondale; quando le barche posizionano le reti, invece di raccogliere pesce, trasportano un enorme agglomerato gelatinoso che si impiglia fino a creare un tappo. Questo grumo di organismi non permette più né il passaggio d’acqua né l’entrata dei pesci nelle reti e, nel momento in cui vengono tirate, si spezzano a causa del peso. Attualmente ci sono 60 famiglie di pescatori preoccupate per la situazione, in quanto la loro fonte di reddito ruota attorno a questa attività di pesca.
 
“La coop Pilamare primeggia nel commercio italiano di pesce azzurro, per questo uno stop totale dell'uscita dei pescherecci crea, oltre ai danni al reddito, anche un danno economico al settore", queste le parole del presidente della cooperativa Pilamare, Alessandro Ferro, che racconta quanto sta succedendo: “Le prime avvisaglie risalgono a 20 giorni fa, l’ultima uscita è stata fatta lunedì 30 giugno notte, i soci sono riusciti a raccogliere solo 50 casse di pesce, quando la media invece è circa di 500. Dall’1 agosto - prosegue il presidente - inizierà il fermo pesca e forse rivedremo la normalità verso settembre. Il nostro lavoro è sempre più complesso ed è colpito da variabili che ci costringono a gestire questo importante settore con strumenti, anche normativi, che non sono al passo con i tempi. Il fermo pesca dovrebbe essere rivisto nel suo calendario, per adeguarsi ai tempi. Inoltre, riteniamo indispensabile che lo strumento della cassa integrazione debba diventare disponibile anche per noi. Il nostro è un lavoro che rispetta l’ecosistema. Siamo disponibili a studiare assieme alle istituzioni delle soluzioni grazie all’esperienza diretta di chi lavora in mare, lo conosce e tutti i giorni vive sulla propria pelle gli effetti del cambiamento climatico”.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Rovigo

Crisi della pesca, convocato dall’assessore regionale Dario Bond il Tavolo Interistituzionale

pesca vongole
“Quella che sta attraversando la pesca dell’Alto Adriatico è una crisi senza precedenti per estensione e profondità, che colpisce contemporaneamente ambiente, economia e lavoro. Il nostro obiettivo è riunire con frequenza tutti i soggetti coinvolti per individuare risposte concrete, immediate e fruibili: lo faremo attraverso il Tavolo Interistituzionale sulla Pesca, che a breve sarà deliberato dalla Giunta regionale proprio per dargli valenza ufficiale. A chi ne farà parte (rappresentanti e dirigenti regionali, categorie, parlamentari) chiederò concretezza: fondi, emendamenti, strategie per sostenere un settore che versa in una situazione senza precedenti e che ha bisogno di risorse straordinarie”.
 
L’assessore regionale alla Pesca Dario Bond ha riunito a Mestre (Venezia) lo scorso 4 maggio eurodeputati, parlamentari, consiglieri regionali, categorie del settore pesca. Hanno partecipato: il direttore della Direzione del presidente Marco Mazzoni, il dirigente regionale della Pesca Giuseppe Cherubini, il commissario straordinario al granchio blu Enrico Caterino, gli assessori regionali Stefano Zannier del Friuli Venezia Giulia, Luis Walcher della Provincia di Bolzano, Alessio Mammi dell’Emilia Romagna; gli europarlamentari Paolo Borchia, Flavio Tosi, Sergio Berlato, Anna Maria Cisint; i parlamentari Luca De Carlo, Mara Bizzotto, Laura Cavandoli, Maria Cristina Carretta, Nadia Romeo; i consiglieri regionali Eleonora Mosco, Cristiano Corazzari, Claudia Barbera, Rosanna Conte, Alberto Bozza, Fabio Benetti, Jonatan Montanariello, Alessio Morosin; Marilena Fusco di Cia, Alessandro Faccioli di Coldiretti, Antonio Gottardo di Legacoop, Paolo Tiozzo di Confcooperative.
 
La crisi attuale del comparto si articola in due linee distinte ma tra loro strettamente intrecciate. Da un lato, a partire dalla fine del 2023, si è registrato un calo significativo e persistente del numero di imprese della pesca professionale e dell’acquacoltura, conseguenza diretta di eventi eccezionali come l’invasione del granchio blu e le anomalie climatiche. Dall’altro lato, si è sviluppata una crisi ambientale di straordinaria gravità legata alla prolungata presenza di mucillagini e alle elevate temperature marine registrate nell’estate 2024.
 
“Già nei mesi scorsi avevamo evidenziato come il comparto fosse sottoposto a pressioni eccezionali – ricorda Bond – ma oggi siamo di fronte a un punto di rottura che impone interventi strutturali oltre che emergenziali. La questione dell’Alto Adriatico è particolarmente grave, soprattutto dal 2024: le vongole sono completamente scomparse e la situazione è comune a Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Oggi abbiamo 163 barche ferme e un indotto di circa mille persone coinvolte da questa crisi. Nell’odierna riunione abbiamo voluto dimostrare che il problema è sì produttivo, ma anche ambientale, ed è legato a dinamiche del sistema nel suo complesso”. Il fenomeno delle mucillagini - noto da tempo nell’Adriatico settentrionale - ha assunto nell’estate 2024 caratteristiche eccezionali per intensità e durata. Dopo un giugno particolarmente piovoso (+34% rispetto alla norma), i mesi di luglio e agosto sono stati tra i più caldi degli ultimi trent’anni, con temperature medie superiori anche di +1,8° rispetto alla norma e picchi record nelle minime notturne, condizioni ideali per un’esplosione del fenomeno mucillaginoso.

Le conseguenze per il comparto sono state immediate e devastanti. Le mucillagini hanno progressivamente ostruito gli strumenti di pesca, rendendo pressoché inutilizzabili gli attrezzi di cattura. Ma gli effetti più gravi si sono manifestati sul fondo marino. Con il deposito delle masse gelatinose e il perdurare delle alte temperature, si sono verificati fenomeni di anossia – ovvero carenza di ossigeno – che hanno soffocato gli organismi bentonici, in particolare i molluschi bivalvi. “Non si è trattato solo di un problema operativo per i pescatori – evidenzia l’assessore – ma di un collasso dell’ecosistema marino in intere aree di pesca”.

I dati sono drammatici: in numerosi areali della costa veneta si è registrata una moria tra il 90% e il 100% delle popolazioni di molluschi bivalvi, in particolare della vongola di mare e dei fasolari. La situazione ha portato, nell’ottobre 2024, all’adozione di ordinanze da parte delle Capitanerie di Porto di Venezia e Chioggia che hanno vietato “fino a revoca” la pesca con draga idraulica, determinando la sospensione totale delle attività. Le conseguenze economiche sono state pesantissime: 102 imprese dedite alla pesca della vongola di mare risultano da un anno e mezzo completamente ferme, con produzioni azzerate e totale assenza di reddito. Nel corso del 2025, di fatto, la produzione di vongole e bivalvi nei compartimenti marittimi del Veneto è stata pari a zero.
 
La gravità della situazione è stata riconosciuta anche a livello nazionale: con decreto del 12 marzo 2025 il Ministero dell’Agricoltura ha dichiarato l’eccezionalità dell’evento, qualificandolo come calamità naturale. La Regione ha quindi attivato le procedure per consentire alle imprese di accedere al Fondo di solidarietà nazionale della pesca e dell’acquacoltura. “Il riconoscimento della calamità è un passaggio fondamentale – spiega Bond – ma ora servono risorse adeguate e tempi rapidi per sostenere le imprese. Il Tavolo di oggi serve proprio a questo: individuare risorse per i nostri operatori andando oltre l’emergenza”.
 
Nel corso dell’incontro, l’assessore ha inoltre posto con forza il tema del coinvolgimento europeo: “Abbiamo chiesto una collaborazione a livello UE e parlamentare. Altre risorse possono arrivare dal Regolamento (UE) 2024/1991, noto come Nature Restoration Law ed entrato in vigore il 18 agosto 2024, che impone obiettivi giuridicamente vincolanti per il ripristino degli ecosistemi degradati su terra e mare. Nel contempo dobbiamo creare una diversificazione produttiva a livello di acquacoltura: ci sono progetti UE che hanno accesso diretto a risorse, anche per sperimentazioni innovative, che dobbiamo intercettare. Sappiamo che l’Ue sta riducendo le risorse per la pesca fino al 60% e che i fondi Feampa andranno progressivamente a ridursi già dal 2028, a favore dei fondi di coesione a disposizione dei singoli Stati. Proprio per questo è fondamentale muoversi ora, con una strategia chiara e condivisa”.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto/Assessorato all'Agricoltura e alla Pesca

Granchio blu, presentati i dati del primo anno del progetto regionale di mappatura

A un anno dall’avvio del progetto “Mappatura ambientale ed eco-fisiologica del granchio blu nelle acque interne e marittime del Veneto (Blue Crab Action Plan)”, la Regione Veneto ha presentato i risultati intermedi del programma strategico nato per contrastare una delle più gravi emergenze ambientali, economiche e sociali degli ultimi anni.

Alla conferenza stampa a Rovigo sono intervenuti l’assessore regionale alla pesca Dario Bond, il commissario straordinario nazionale per il granchio blu Enrico Caterino, il direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner, la dottoressa Franca Baldessin di Arpav; docenti e ricercatori delle Università di Padova e Ca’ Foscari Venezia coinvolte nel progetto; i rappresentanti della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo; il consigliere regionale Cristiano Corazzari; il presidente della Provincia di Rovigo Enrico Ferrarese; i tecnici di ARPAV; i sindaci dei Comuni costieri e lagunari insieme alle organizzazioni professionali della pesca e acquacoltura, cooperative e consorzi.Il Blue Crab Action Plan, della durata complessiva di 30 mesi, rappresenta una collaborazione strutturata tra Regione del Veneto, Arpav, Veneto Agricoltura e Università di Padova e Ca’ Foscari Venezia. L’obiettivo è chiaro: fornire strumenti concreti, scientificamente fondati e operativi per il contenimento nel medio-lungo periodo del Callinectes sapidus (granchio blu) specie aliena invasiva che, a partire dal 2023, ha compromesso in modo significativo le attività di pesca e acquacoltura, in particolare la molluschicoltura, su tutta la costa veneta e adriatica.

Le attività previste dal Progetto, approvato dalla Giunta veneta nel novembre 2024, sono finalizzate a monitorare e controllare la presenza del granchio blu nelle acque interne, marittime interne e lungo la fascia costiera del Veneto; allo sviluppo di modelli predittivi che consentano di comprendere le dinamiche di popolazione e gli eventuali fattori limitanti nonché la produzione di linee guida con azioni di mitigazione e buone pratiche a supporto dei pescatori ed acquacoltori per il contenimento del granchio blu e dei suoi impatti socio-economici. Il progetto può contare su un budget complessivo di 1.541.000 euro, di cui 750.000 di risorse regionali più un cofinanziamento di 791.000 da parte di Enti regionali e Istituti di ricerca che partecipano allo studio. “Il granchio blu non è più un’emergenza episodica, ma una trasformazione strutturale degli ecosistemi lagunari dovuta innanzitutto alle temperature delle acque che crescono sempre più – ha dichiarato l’assessore regionale alla pesca Dario Bond -. Per questo abbiamo scelto un approccio scientifico integrato, che unisce monitoraggio, modellistica, ricerca fisiologica e strumenti operativi per il settore. I dati che abbiamo presentato rappresentano una base senza precedenti per guidare le decisioni future. Dopo di che, credo che ad oggi si debba trasformare un problema in un’opportunità, introducendo il granchio blu nei mercati asiatici, americani ed europei che ne sono sensibili, perché la presenza del granchio non è più episodica o emergenziale ma purtroppo sistemica”.

Nel periodo di monitoraggio giugno–novembre 2025, sono stati campionati complessivamente 62.468 kg di granchio blu in 150 km di costa tra mare, costa, valli e lagune, confermando la diffusione capillare della specie in tutte le principali aree costiere e lagunari del Veneto, con densità più elevate nel Delta del Po e nella laguna nord di Venezia. Nel dettaglio: Laguna di Caorle: 189 kg (10 nasse, 2 cogolli),  Laguna di Venezia (Nord, Centro, Sud): 1.070 kg (30 nasse, 6 cogolli), Delta del Po Nord: 22.310 kg (120 nasse, 6 cogolli), Delta del Po Sud: 38.899 kg (306 nasse, 6 cogolli). L’analisi comparativa ha evidenziato una diversa efficacia degli attrezzi: le nasse sono più performanti nel Delta del Po, i cogolli nella Laguna di Venezia. Questi risultati costituiscono la base per la definizione di protocolli condivisi di pesca selettiva.

Gli studi condotti presso la Stazione di Idrobiologia di Chioggia (Venezia) hanno evidenziato caratteristiche di eccezionale adattabilità: il granchio blu tollera temperature inferiori a 10°C e superiori a 30°C, resistendo a condizioni di salinità molto variabili (fino a 33 g/l in laguna di Venezia). E’ capace di adattarsi anche a condizioni estreme (32°C e salinità elevate), con variazioni del metabolismo e del battito cardiaco. Il granchio blu mostra dunque una elevata plasticità fenotipica, elemento chiave della sua invasività. Il monitoraggio ha evidenziato la dominanza costante dei maschi nella maggior parte delle lagune, con presenza di femmine in picchi stagionali (Burano a giugno, Chioggia a novembre) legati ai cicli riproduttivi. Nelle valli da pesca il rapporto maschi/femmine è di circa 3:1, confermando una maggiore mobilità dei maschi verso aree con apporti di acqua dolce.

Le analisi ecologiche aprono scenari innovativi: è confermata la predazione da parte di alcune specie di pesci (branzini, orate, pesci serra, corvine e palombi). Particolarmente rilevante il ruolo della tartaruga marina Caretta caretta, per cui il granchio costituisce una delle principali fonti alimentari. Dai dati 2025 è emerso che una tartaruga su 3 campionate presentava granchio blu nella dieta. “Il dato sui predatori naturali è estremamente interessante – ha evidenziato Bond – perché apre alla possibilità di integrare il controllo della specie anche attraverso la catena alimentare, in un’ottica ecosistemica e non solo di prelievo”. Non sono immuni dalla presenza del granchio anche i sistemi acquatici confinati come le valli da pesca: ad esempio, in valle Ca’ Pisani (Delta del Po) sono stati rilevati fino a 130 individui per campionamento, mentre in valle Pierimpiè (Laguna di Venezia) la presenza è costante ma più contenuta. L’ingresso della specie nelle valli è correlato a gradienti salini e dinamiche idrauliche.

Per affrontare l’emergenza, nel primo anno del Progetto sono stati convocati 18 incontri del Tavolo tecnico con pescatori e cooperative (Chioggia, Burano, Rosolina, Scardovari, Pila, Caorle), ed è stata avviata un’analisi economica sui costi della crisi e le eventuali opportunità di mercato. “Quello che emerge è un quadro complesso ma finalmente leggibile – ha spiegato l’assessore Bond –. Abbiamo dati, strumenti e una rete istituzionale e scientifica che lavorano insieme. La sfida ora è trasformare queste conoscenze in azioni strutturali, capaci di difendere il reddito dei pescatori e l’equilibrio dei nostri ecosistemi”.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

24-26 marzo, a Venezia il Seminario nazionale dei Gruppi di azione locale della pesca e dell’acquacoltura

Sarà Venezia a ospitare il Seminario nazionale dei Galpa, Gruppi di azione locale della pesca e dell’acquacoltura, in programma da martedì 24 a giovedì 26 marzo presso il Centro culturale don Orione Artigianelli (Dorsoduro 909/a). Nella città veneta sono attesi i rappresentanti dei 28 Galpa attivi in tutte le regioni costiere del nostro Paese. L’iniziativa, giunta alla seconda edizione, è promossa e organizzata dalla Rete nazionale CLLD dei Galpa nell’ambito del programma nazionale Feampa (Fondo Europeo Affari Marittimi Pesca e Acquacoltura) 2021-2027, in collaborazione con Regione del Veneto e Flag Veneziano, con il sostegno del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, e il patrocinio di Regione del Veneto, Comune di Venezia, Città metropolitana di Venezia e Comune di Cavallino-Treporti.

 L’appuntamento si intitola “Galpa in rete: la cooperazione per lo sviluppo locale nei territori della pesca e dell’acquacoltura”, a evidenziare come la cooperazione tra territori rappresenti uno strumento fondamentale e imprescindibile: per incrementare la capacità delle comunità locali di costruire strategie condivise e affrontare i diversi fronti di crisi del mondo della pesca (dagli effetti dei cambiamenti climatici e l’impatto della diffusione di specie aliene invasive, alle sfide poste dall’evoluzione dei mercati e dalla necessità di garantire una gestione sostenibile delle risorse marine, fino all’aumento dei costi energetici), come pure per tracciare nuove prospettive di sviluppo.

L’evento nazionale diventa, dunque, occasione importante per alimentare un confronto tra Galpa, istituzioni locali e nazionali e portatori di interesse, valorizzare le esperienze già maturate in tema di cooperazione nei diversi contesti regionali, favorire sinergie e costruire nuove partnership per progettualità in avvio. Tre giorni fitti di incontri plenari, tavoli tematici e momenti di dibattito, che avranno inoltre l’obiettivo di rafforzare il ruolo dei Galpa stessi quali snodi importanti delle politiche di sviluppo locale delle comunità costiere e insieme promotori di cooperazione territoriale, ma anche quali strumenti di connessione tra le politiche europee e quelle dei territori locali.

Scarica il Programma_Seminario Nazionale Galpa_Venezia 24-26 marzo 2026

Fonte: servizio stampa Flag Veneziano

 

Dinamiche e prospettive della pesca veneta: il report di Veneto Agricoltura

I mercati ittici del Veneto resistono nonostante le difficoltà settoriali. A certificarlo il report “La Pesca in Veneto 2024”, realizzato dall’Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Veneto Agricoltura e pubblicato sul sito internet dell’Agenzia.

Lo studio, che fornisce una visione dettagliata e approfondita delle dinamiche attuali del comparto della pesca regionale e delle sue prospettive future, mette in evidenza una serie di criticità, dovute perlopiù all’invasione del granchio blu, ma un aspetto positivo comunque emerge: le prestazioni dei sei mercati ittici del Veneto (Caorle, Chioggia, Pila-Porto Tolle, Porto Viro, Scardovari e Venezia) nel 2024 sono state superiori a quelle del 2023. Nella scorsa annata, infatti, hanno venduto 16.881 tonnellate di pesce locale, producendo un valore di 52,6 milioni di euro: i volumi di prodotto ittico distribuiti sono così cresciuti del 10,2% rispetto al 2023, mentre i fatturati complessivi hanno evidenziato un incremento dell’8%, nonostante il calo dei prezzi medi alla produzione (-1,9%).

Protagonisti di queste crescite significative sono stati il pesce azzurro, che ha conosciuto un rialzo produttivo del 20% (8.057 t vendute nel 2024), e il pesce bianco, che ha ben supportato con un aumento del 6,4% (4.418 t vendute). Stabili invece i crostacei, assestati sulle 1.200 t come nel 2023, mentre gli unici a mostrare un calo si sono rivelati i molluschi (-1,3%, con 3.204 t vendute). Nello specifico, il principale mercato per quantitativi di pesce locale venduto nel 2024 è stato Pila-Porto Tolle con 7.390 t, che ha staccato Chioggia al secondo posto con 6.607 t: questi due siti, insieme, hanno rappresentato quasi l’83% dell’intera produzione alieutica veneta.

Al di fuori dei mercati ittici, però, la situazione per il settore regionale appare più complicata. Le aggressive predazioni del granchio blu, combinate con l’anossia causata dalle mucillaggini piuttosto diffuse nel 2024, hanno determinato ingenti perdite nel comparto della pesca ai molluschi bivalve di mare (i due Consorzi veneti hanno prodotto in totale, tra vongole di mare e fasolari, solo 2.827 tonnellate, -25,6%) e nell’acquacoltura: la miticoltura, in termini di volumi venduti, ha fatto segnare un -37% rispetto al 2023, la venericoltura addirittura un -67,5%. Maggiore tenuta per piscicoltura, con un calo dell’1%.

A soffrire sono anche le imprese impegnate nella filiera ittica regionale, diminuite del 9,8% in confronto al 2023. Le uniche a restare numericamente invariate sono state le aziende dedite al commercio all’ingrosso dei prodotti ittici lavorati, mentre le restanti presentano tutte una variazione annua in diminuendo: l’apice negativo è toccato dal -13% dell’acquacoltura, le cui piccole imprese, soprattutto nel rodigino, hanno patito particolarmente la problematica del granchio blu. In leggero calo pure la flotta di pescherecci veneta, come da tendenza nazionale: nel 2024 erano 653 quelli registrati nel Registro dell’EU (-0,5% rispetto al 2023), rimasti invariati per stazza, ma non per potenza motore (-0,2%).

«Il granchio blu» dichiara l’assessore regionale a Caccia e Pesca, Cristiano Corazzari «sta mettendo in grave difficoltà il settore della pesca ai molluschi e ciò ha evidentemente un peso importante sui numeri complessivi dell’acquacoltura veneta. Se però ci concentriamo sulle produzioni ittiche, emerge ottimismo: i rialzi produttivi di pesce azzurro e pesce bianco sono chiari segnali che il settore della pesca regionale, nonostante le difficoltà che sta incontrando in questo periodo storico, sia ancora tra i più performanti della costa adriatica. Questo è un dato molto rassicurante da cui ripartire, nell’attesa che gli strumenti messi in campo dalla Regione per fronteggiare la piaga del granchio blu producano gli effetti sperati, offrendo nuove soluzioni e opportunità al comparto».

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

UE e Islanda rafforzano la cooperazione in materia di pesca sostenibile e affari oceanici

L’Unione europea e l’Islanda hanno firmato un nuovo memorandum d’intesa per rafforzare la cooperazione in materia di pesca e affari oceanici. Il protocollo d’intesa istituisce un quadro per una cooperazione più ampia e approfondita  su priorità fondamentali, tra cui la pesca sostenibile, la ricerca scientifica e la conservazione marina. L’accordo rafforza inoltre gli sforzi congiunti per proteggere la biodiversità marina e sostenere la transizione energetica del settore della pesca e dell’acquacoltura.

Una caratteristica fondamentale del memorandum d’intesa è l’istituzione di un dialogo annuale ad alto livello, ospitato alternativamente dall’Unione europea e dall’Islanda, per monitorare i progressi e far progredire la cooperazione in settori di interesse comune. La prima riunione è prevista per l’inizio del 2026.

Pesce azzurro: aumentano i quantitativi pescati in Veneto

Il Veneto si conferma il punto di riferimento dell’Adriatico per quanto riguarda la pesca del pesce azzurro. A certificarlo il report sulla pesca ai piccoli pelagici pubblicato da Veneto Agricoltura, che mostra non solo come si peschino quantitativi maggiori di alici e sardine sulla costa, ma anche come le tonnellate pescate siano in crescita rispetto al 2023. 

Nel 2024, infatti, i pescherecci veneti autorizzati hanno catturato 5.550 tonnellate di alici e 2.307 tonnellate di sardine, numeri che equivalgono rispettivamente a un +23,2% e a un +13,6% in confronto all’anno precedente. Queste cifre non colmano totalmente il divario con il 2013, quando venivano pescate 5.604 tonnellate di alici e 4.830 tonnellate di sardine, ma sono più che sufficienti per consolidare il Veneto in cima alla classifica del pesce azzurro pescato nell’Adriatico. Seguono l’Emilia Romagna (774 t di alici, 1.687 t di sardine), le Marche (1.840 t di alici, 496 t di sardine) e l’Abruzzo (2.101 t di alici, 40 t di sardine).

La maggiore disponibilità di prodotto ittico, se si considera l’ultimo biennio, ha avuto risvolti positivi anche sui due mercati veneti di riferimento: Chioggia ha incassato 2,2 milioni di euro dalle alici (+21,5% sul 2023) e 1,6 milioni di euro dalle sardine (+14,3% sul 2023), mentre gli incrementi di valore fatti registrare da Pila-Porto Tolle sono più contenuti sulle alici (+4,7%, con un incasso di 4,1 milioni di euro) e decisamente più ingenti sulle sardine (+45,9%, con un incasso di 640.000 euro).

Un fattore chiave nel determinare questi risultati è stata la flotta peschereccia veneta, la quale si è riconfermata come la più numerosa dell’Adriatico. Delle 75 volanti autorizzate alla pesca dei piccoli pelagici in questo mare, 22, ovvero il 29%, appartengono infatti al Veneto, che distanzia l’Emilia Romagna e le Marche di 5 unità. 

Tuttavia, nonostante il primato, le imbarcazioni venete risultano in calo: nel 2023 erano 28, nel 2017 addirittura 41. Non una sorpresa, visto che da quell’anno il numero di volanti è diminuito su tutta la costa (nel 2017 erano complessivamente 117), ma sicuramente una situazione da tenere monitorata alla luce dell’aumento delle spese dei tempi più recenti: rispetto al 2017, i costi complessivi che una coppia di volanti in Veneto deve sostenere è cresciuta di circa 20.000 euro, a fronte di 13 giorni in meno di pesca annuali (147 nel 2024, 160 nel 2017).

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

Salute e sicurezza sul lavoro nella pesca tradizionale: un progetto per promuovere cultura in un settore strategico dell’economia del Veneto

Tavolo relatori_lightImplementare una cultura condivisa della salute e della sicurezza nel lavoro e puntare su una maggiore formazione, in un’ottica di migliore prevenzione dei rischi: sono le due leve su cui insistere, anche per supportare e far crescere la pesca nelle acque interne e dell’acquacoltura, settore fondamentale in Veneto. E’ quanto emerge dal progetto “Sicurezza a bordo e fattore umano”, promosso da Legacoop Veneto e Inail Veneto, in partnership con Isfid Prisma (ente di consulenza e formazione dell’associazione veneta), i cui risultati sono stati presentati lo scorso 25 giugno nella sede di Legacoop a Marghera (VE).

Tra le azioni previste dal progetto, un’indagine preliminare: è il primo monitoraggio sul tema relativamente al settore della pesca tradizionale, punto di partenza per definire criticità e bisogni ma anche per individuare le aree di intervento possibili all’interno della progettualità e non solo. Nello specifico, si tratta di un ambito della pesca da proteggere e sostenere (non da ultimo per le gravi emergenze, una su tutte il granchio blu), che vede peraltro un’attenzione sempre maggiore delle politiche europee, in primis per la sostenibilità delle sue pratiche e per il potenziale economico e occupazionale in crescita. D’altro canto, è un comparto costituito per la maggior parte da cooperative di liberi professionisti, che rispettano le leggi esistenti in materia di salute e sicurezza ma, allo stesso tempo, affrontano quotidianamente molteplici rischi, per alcuni dei quali le norme esistenti e la cultura della prevenzione da loro posseduta risultano essere insufficienti.

Il 23% dei pescatori non sa nuotare. Dall’indagine svolta emerge come per chi lavora nelle imbarcazioni della pesca tradizionale e/o ne è proprietario salute e sicurezza continuino a non essere considerate tra le priorità. E d’altra parte si tratta di un settore a forte tradizione familiare, in cui il mestiere è tramandato come insieme di prassi e di regole non scritte; al contempo, è formato da lavoratrici e lavoratori di età matura: a confermarlo l’anagrafica degli intervistati composta per l’80% da over 40, il che porta a pensare che se da un lato c’è maggiore esperienza, dall’altro proprio quest’ultima porta nella quotidianità a sottovalutare i rischi. Lo studio – che ha coinvolto 157 intervistati tra presidenti di cooperative associate, proprietari di imbarcazione e imbarcati – rileva, infatti, che una larga parte sia degli armatori che degli imbarcati non considera rischioso il proprio lavoro (solo il 20% degli armatori e il 14% degli imbarcati ha un’assicurazione privata ulteriore rispetto a quella di Inail), nonostante il 30% di questi ultimi dichiari di essere stato coinvolto in un incidente. Ciò si lega al fatto che, trattandosi di un mestiere che si tramanda in famiglia (74% dei casi), spesso si danno per scontati i rischi connessi: basti pensare che appena il 14% degli armatori e il 17% degli imbarcati dichiara di aver ricevuto informazioni sui rischi a bordo e il 23% degli imbarcati non sa nuotare.

Tra i due gruppi esiste una diversa posizione in merito alla formazione: tutti i presidenti hanno riferito di aver organizzato corsi per il personale, ma solo poco più della metà degli armatori e degli imbarcati dichiara di averli frequentati. Risulta inoltre evidente una fragilità sul fronte della dotazione di dispositivi di sicurezza a bordo, a partire dalla cassetta di primo soccorso (il 50% degli armatori e quasi il 20% degli imbarcati ne è sprovvisto) – che comunque non risulta essere un obbligo –, e dalla capacità di utilizzare gli estintori, se pure presenti (circa il 45% sia degli armatori che degli imbarcati non ha svolto corsi di formazione). A questo si aggiunge, infine, che il 22% degli armatori e il 9% degli imbarcati dichiara di non controllare la dotazione periodicamente.

Le dichiarazioni. «Per incentivare la prevenzione chiediamo il supporto delle istituzioni, invitandole a valutare anche l’ipotesi di introdurre un meccanismo di premialità nei bandi di finanziamento rivolti al settore della pesca tradizionale, a favore di coloro che adottino procedure e comportamenti volti a migliorare le condizioni di sicurezza a bordo». Così Antonio Gottardo, responsabile del settore Agroalimentare e Pesca di Legacoop Veneto, che ha spiegato: «Pure in questo modo si contribuirebbe alla costruzione di una cultura condivisa, e il comparto sarebbe senz’altro maggiormente competitivo e attrattivo per i giovani». «Inail Veneto ha accolto favorevolmente la proposta di realizzare un percorso di sensibilizzazione in un settore esposto a numerosi rischi, mettendo al centro il lavoratore esposto e mirando a rafforzarne la consapevolezza – ha dichiarato Alice Bossan, dirigente dell’Ufficio Attività istituzionali di Inail Veneto, evidenziando il valore del progetto –. Informazione e formazione, lungo tutto il percorso di vita lavorativa, devono entrare nel patrimonio culturale di questa lunga tradizione veneta, consentendole di progredire su basi di maggiore sicurezza per tutti i soggetti coinvolti». «La consapevolezza dei rischi e la formazione continua – ha spiegato Daniela Novelli, direttrice di Isfid Prisma – sono fondamentali per garantire la sicurezza degli imprenditori ittici e del personale a bordo. Attraverso questa e future iniziative, ci impegniamo a promuovere una cultura della sicurezza che protegga i lavoratori e valorizzi il settore, chiamato anche su questo fronte a guardare sempre più all’impresa come modello organizzativo e di gestione». Per dare un supporto concreto a imprese e pescatori, in collaborazione con Inail Veneto, Isfid Prisma ha predisposto alcune schede informative che rispondono alla ridotta consapevolezza rilevata: una sorta di “decalogo” che tra le altre cose indica i dispositivi di sicurezza consigliati a bordo e offre una panoramica sui rischi legati alla movimentazione manuali dei carichi, con gli accorgimenti da adottare per evitarli.

Fonte: Servizio stampa Legacoop Veneto

Pesce pescato e pesce allevato, qual è il migliore?

Schermata 2023-10-22 alle 18.27.18Uno dei luoghi comuni più diffusi è che il pesce pescato sia migliore e più genuino di quello allevato. In realtà le cose non sono così nette: entrambe le opzioni presentano dei vantaggi, e ad oggi la quota di pesce allevato ha ormai superato quella del pescato.

Il pesce pescato offre caratteristiche migliori dal punto di vista della composizione nutrizionale e del sapore delle carni; negli ultimi decenni, però, l’elevata pressione di pesca ha danneggiato molti habitat naturali e messo in pericolo la sopravvivenza di numerose specie. I prodotti ittici di allevamento presentano invece vantaggi dal punto di vista sanitario e della sostenibilità ambientale. Un confronto tra i vantaggi del pesce pescato e di quello allevato in questo video della serie «100 secondi» realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

29 settembre , corso di formazione giornalisti Odg Veneto in collaborazione con Argav ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), tema “Le attività di pesca nel Veneto fra tradizione, vincoli e nuove minacce”

pescavongole caleri

Venerdì 29 settembre p.v., dalle 18.30 alle 20.30 si svolgerà nel circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) il corso di formazione giornalisti organizzato da Odg Veneto in collaborazione con Argav dal titolo “Le attività di pesca nel Veneto fra tradizione, vincoli e nuove minacce”. Il corso dà diritto a 2 crediti, iscrizioni piattaforma Formazione giornalisti entro il 27 settembre.

Il progetto per l’inserimento della pesca tradizionale italiana fra i patrimoni Unesco arriva in un momento particolarmente complesso per il settore, costretto fra vincoli europei e profonde trasformazioni dell’ambiente mediterraneo in conseguenza dei cambiamenti climatici, che stanno favorendo la proliferazione di specie alloctone, penalizzando ulteriormente il patrimonio ittico del nostro Paese. La pesca tradizionale come patrimonio Unesco: il progetto; Come sta cambiando il mercato del pesce; Crisi climatica; quale futuro per il Mar Mediterraneo?; Specie aliene; da problema a risorsa?; Cambia il clima, cambiano i gusti? Il corso si propone di offrire informazioni per capire quanto sta accadendo e quali siano i margini di resilienza per convivere con specie finora sconosciute.

RelatoriGiancarlo Pegoraro, direttore VEGAL – Agenzia di Sviluppo; Igor Coccato, presidente Consorzio Ittico Veneziano; Thomas Galvan, biologo; Alessandro Faccioli, referente veneto Coldiretti Impresa Pesca; moderatore Omar Bison, giornalista, direttivo Argav