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6 settembre, Wigwam celebra 55 anni di impegno per l’ambiente: appuntamento a Malga Mariech (Treviso)

Domenica 6 settembre 2026, a Malga Mariech sul Monte Cesen, in provincia di Treviso, Wigwam celebra il 55° anniversario del primo Campo Rimboschimento, che si svolse nel 1971. Sarà una giornata per ricordare l’esperienza che coinvolse oltre cinquanta giovani e che trasformò il lavoro nei boschi in un’occasione di educazione alla responsabilità, alla collaborazione e alla tutela dell’ambiente.

Da quella prima esperienza è cresciuta una rete oggi presente in tutta Italia e in altri venti Paesi, riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente come Associazione Nazionale di Protezione Ambientale. Ma soprattutto è nata una comunità di persone che hanno portato quei valori nelle professioni, nei progetti e nell’impegno quotidiano per una società più equa, solidale e sostenibile. Il 6 settembre sarà quindi non solo una celebrazione del passato, ma un momento per condividere i risultati raggiunti, presentare nuovi progetti e guardare insieme al futuro.

Ci si ritroverà nel luogo simbolico dove sono state piantate foreste e sono germogliate coscienze, con una vista straordinaria dalle Dolomiti al Monte Grappa, dal Piave alla Laguna Veneta e a Venezia. Il programma prevede momenti di incontro e convivialità e, nel pomeriggio, una piccola escursione sui luoghi del primo Campo e delle foreste cresciute nel tempo. Per partecipare al pranzo conviviale in malga è necessaria la prenotazione: i posti sono limitati; ai partecipanti sarà inoltre consegnato un gadget dedicato al 55° anniversario. Per l’escursione si raccomandano scarpe adatte alla montagna e pantaloni lunghi.

Wigwam aspetta gli interessati a Malga Mariech per celebrare insieme 55 anni di storia e continuare, con lo stesso spirito di allora, a costruire nuove esperienze e nuove prospettive. Info e adesioni: direzione@wigwam.it WhastApp +39 333 3938555

Fonte: servizio stampa Wigwam

Lavori in corso per l’Atlante dei mammiferi del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi

Realizzare il primo Atlante dei mammiferi del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi: è questo l'obiettivo del progetto triennale nato dalla convenzione tra il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi e il Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica (DAIS) dell'Università Ca' Foscari Venezia, con la collaborazione del Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue di Fondazione Musei Civici di Venezia.

Avviato nel febbraio 2025, il progetto di mappatura si sviluppa in tre fasi: il recupero e l'analisi delle informazioni già disponibili sulla teriofauna del Parco, cioè tutte le specie di mammiferi che popolano l’area geografica protetta; la raccolta di nuovi dati sul campo; la realizzazione di testi, cartografie e schede che confluiranno nella pubblicazione dell'Atlante. Uno strumento scientifico, destinato a diventare un punto di riferimento per gli specialisti, ma anche divulgativoper diffondere la conoscenza e la consapevolezza sulla tutela della biodiversità dell'area protetta, dedicato a cittadini, escursionisti, curiosi e appassionati, protagonisti attivi coinvolti nella realizzazione del progetto.

Le attività di ricerca e monitoraggio - dichiara il Commissario del Parco Ennio Vigne - sono tra le più rilevanti dell'area protetta, perché la conservazione del patrimonio naturale che ci è affidato è tanto più efficace quanto più precise e dettagliate sono le nostre conoscenze. È quindi motivo di grande soddisfazione - ha proseguito il Commissario - dare avvio al progetto "Atlante dei mammiferi del Parco", che ci permetterà di ordinare in un quadro organico le conoscenze fin qui acquisite su una componente fondamentale della fauna del Parco, approfondire lo studio di specie meno indagate negli anni scorsi e divulgare, presso un ampio pubblico, informazioni aggiornate e scientificamente rigorose. Desidero per questo ringraziare l'Università Ca' Foscari di Venezia e il Museo di Storia Naturale di Venezia, le due prestigiose istituzioni che ci affiancano nella realizzazione di questo nuovo progetto, che prosegue una lunga e consolidata tradizione di stretta e proficua collaborazione tra il Parco e il mondo universitario e museale."

I mammiferi sono bioindicatori fondamentali per comprendere la salute e i cambiamenti dell'ambiente. Nel Parco alcune specie, come cervi, caprioli, camosci e lupi, sono già oggetto di monitoraggi consolidati, mentre per altre, come i piccoli e medi mammiferi, le conoscenze sono ancora limitate. Questo progetto consentirà di colmare importanti lacune, offrendo un quadro molto più completo delle specie presenti grazie alla collaborazione con l'Università Ca' Foscari e il Museo di Storia Naturale. La seconda fase operativa, successiva alla raccolta e all’organizzazione dei dati pregressi, svolta tra febbraio e settembre 2025, prevede un’intensa attività di monitoraggio che proseguirà fino al 2027 e sarà dedicata ai gruppi di mammiferi poco indagati e sui quali sono disponibili meno dati. Le campagne interesseranno i mustelidi (donnole, puzzole, martore, ecc.), i felidi, con particolare attenzione al gatto selvatico e al monitoraggio dell'ibridazione (incroci con il gatto domestico) e micromammiferi (toporagni, topi selvatici, arvicole, ghiri, ecc.).

Per raccogliere le informazioni su queste specie saranno utilizzate diverse tecniche di monitoraggio. Lo strumento base sarà rappresentato dalle fototrappole che verranno collocate in ambiente anche all’interno di speciali scatole, denominate “mostela box”, tecnica nata in Olanda e usata anche nelle Alpi occidentali. Questi dispositivi sfruttano l’abitudine dei piccoli mustelidi, come donnola e ermellino, di cercare le loro prede in tunnel e anfratti del terreno. Entrando all’interno della “mostela”, questi animali particolarmente veloci ed elusivi sono inoltre costretti a rallentare e questo permette di ottenere un maggior numero di “catture fotografiche”. A questa tecnica si affiancheranno anche la raccolta di pelo con specifiche trappole  per l’analisi di materiale genetico  e campagne di cattura temporanea di micromammiferi.

Una componente poco studiata all'interno del Parco - spiega il prof. Stefano Malavasi, Università Ca’ Foscari di Venezia, supervisore scientifico del progetto - è quella dei piccoli mammiferi, come topi selvatici e arvicole, che analizziamo attraverso campionamenti specifici con trappole temporanee, predisposte per garantire il benessere degli animali. Dopo l'identificazione della specie e il rilievo dei principali dati biometrici, gli esemplari vengono immediatamente rilasciati. Queste informazioni sono fondamentali per comprendere quali sono le specie presenti nel parco e la loro distribuzione nel territorio.Fondamentale anche il contributo del Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue che ha fornito le competenze specialistiche nella ricerca sui mammiferi e nella progettazione di atlanti faunistici.

Il coinvolgimento del Museo nasce dall'esperienza maturata nella realizzazione di numerosi atlanti faunistici e nello studio dei micromammiferi - chiarisce Mauro Bon, responsabile ricerca e divulgazione scientifica del Museo -  attività che i nostri specialisti portano avanti da trent'anni. Conoscere la distribuzione delle specie è il primo passo per proteggerle e per gestire in modo efficace il patrimonio naturale. Allo stesso tempo, divulgazione e comunicazione al pubblico non specialistico, una delle principali missioni dei musei di storia naturale, contribuisce a creare consapevolezza e attenzione sul rispetto dell’ambiente, della fauna e sul delicato equilibrio tra natura e attività umane. Uno degli aspetti più innovativi del progetto è il forte coinvolgimento della comunità attraverso attività di Citizen Science. Accanto alla collaborazione dei Carabinieri Forestali e dei collaboratori del Parco, prende il via la campagna "Adotta una fototrappola", che permetterà attraverso il coinvolgimento delle Associazioni locali di partecipare direttamente al monitoraggio della fauna. I partecipanti saranno formati dal personale del progetto per imparare a installare e controllare le fototrappole, utilizzare correttamente le attrezzature e operare nel rispetto della normativa sulla privacy. Anche questi dati contribuiranno ad arricchire il futuro Atlante dei mammiferi del Parco. Attraverso incontri periodici saranno inoltre condivisi i risultati delle attività di monitoraggio e realizzate fotografie e schede descrittive delle specie che entreranno a far parte del volume finale. Con "Adotta una fototrappola", il progetto apre la ricerca scientifica alla partecipazione attiva del territorio, trasformando cittadini, studenti ed escursionisti in protagonisti della conoscenza e della tutela della biodiversità delle Dolomiti Bellunesi.

Fonte: servizio stampa Fondazione Musei civici di Venezia


Piante officinali e alimurgiche protagoniste della nuova edizione di Smaq Veneto-Strategie di marketing per l’agroalimentare di qualità. Selezione dei partecipanti (aziende e “ambasciatori digitali”) rispettivamente entro il 31 agosto e 30 settembre 2026

Fondazione Cariparo e Fondazione Cariverona promuovono congiuntamente nei territori di Belluno, Padova, Rovigo, Verona e Vicenza il programma Smaq Veneto–Strategie di marketing per l’agroalimentare di qualità. Si tratta di un progetto che nasce dall’esperienza dell’Associazione Filiera Futura - associazione che vede riuniti 25 soci, tra fondazioni di origine bancaria, atenei ed enti di categoria - pensato per sostenere la competitività delle imprese del settore agroalimentare locale della filiera delle piante officinali e alimurgiche (quest'ultime sono le erbe che crescono spontaneamente e sono adatti al consumo umano). Queste tipologie di piante, infatti, rispondono alle aspettative di un mercato sempre più orientato verso ingredienti naturali e prodotti biologici. Una tendenza sostenuta dalla crescente attenzione dei consumatori alla salute, al benessere e alla sostenibilità, che porta a privilegiare prodotti di qualità ottenuti nel rispetto dell’ambiente.

Le aziende potranno accrescere le competenze digitali grazie a mirate attività di formazione, e saranno poi affiancate dal Project Manager e dai Digital Ambassador (Ambasciatori digitali), professionisti con elevate potenzialità e competenze nell’ambito dell’innovazione digitale. Due gli “inviti all'azione” (call to action) per selezionare le aziende e i Digital Ambassador che parteciperanno al progetto. La prima call è dedicata alle aziende agricole già operanti in questo mercato e a quelle con un potenziale innovativo operanti in altri settori di produzione, ma che potrebbero trarre vantaggio a intraprendere queste colture. La seconda call è rivolta ai Digital Ambassador, figure che affiancheranno le aziende portandole a familiarizzare con strumenti e soluzioni digitali.
 
Come partecipare. La call to action per la selezione dei Digital Ambassador dsarà aperta fino al 31 agosto 2026 alle ore 13.00, quella per le Aziende sarà aperta fino al 30 settembre 2026 alle ore 13.00. Ulteriori info: https://fondazionecariparo.it/iniziative/progetto-smaq-veneto-2026/

Fonte testo e foto: servizio stampa Fondazione Cariparo



Trentino. 28-30 agosto: porte aperte al vivaio del Parco delle terme di Levico in occasione di “Dalie, trame di petali”

Dal 29 al 30 agosto p.v., dalle ore 10 alle ore 18, il Parco delle terme di Levico (Trento) apre le porte del suo vivaio per un fine settimana dedicato alla fioritura delle dalie: oltre 150 varietà in pieno splendore, tutte da ammirare! Un’occasione unica per scoprire i mille colori e le diverse forme di questo fiore amatissimo, con tanti consigli utili per coltivarlo nei propri giardini e orti (entrata libera).

La dalia è il fiore nazionale del Messico, dove cresce spontaneamente in natura e veniva già coltivata dalle civiltà precolombiane, come gli Aztechi, che la usavano anche a scopo alimentare e medicinale. Il nome "Dahlia" fu dato in onore del botanico svedese Anders Dahl, allievo di Linneo.
Il genere Dahlia comprende circa 42 specie originarie prevalentemente degli altopiani del Messico e del Centro America, da cui derivano oltre 20.000 cultivar selezionate a scopo ornamentale. Oggi esistono dalie di ogni tipo: a palla, a cactus, a collare, semplici o doppie, e possono avere altezze che vanno da 30 fino 200 centimetri.

All’interno del parco saranno inoltre visitabili due mostre, sempre a ingresso libero: la prima, “Il mondo delle orchidee”, è una mostra permanente che va ad arricchire la serra del parco, e ha l'obiettivo di far conoscere meglio questa pianta, che raggruppa 28.000 specie botaniche (orario d’apertura: 10.00-13.00/13.30-18.30); la seconda, che si intitola “Spazi cólti: i giardini nella storia d’Occidente”, ed è allestita in Villa Paradiso, offre una visione dell'evoluzione dei diversi stili di giardini all'interno di un contesto europeo seguendo le diverse epoche storiche: dall'antichità al Medioevo, dall'Umanesimo all'Ottocento e fino alla contemporaneità. (orario d’apertura: 10.00-13.00/ 13.30-18.30).

Fonte testo e foto (Sova): servizio per il sostegno occupazionale e la valorizzazione ambientale Parco delle Terme di Levico

Esiste davvero l’over tourism in Cansiglio?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Toio de Savorgnani e Michele Boato (Ecoistituto Veneto A. Langer), entrambi Premio Argav rispettivamente nel 2016 e nel 2019, Lara Negro e Giancarlo Gazzola (Mountain Wilderness Veneto), il testo seguente. 

13 agosto 2026. Al problema dell’affollamento domenicale in Cansiglio è stato dedicato un notevole spazio sulla stampa locale in occasione di domeniche molto calde in pianura e la ricerca di un po’ di sollievo in Cansiglio e si è parlato di overtourism come fosse il principale problema dell’altopiano, paragonandolo a quanto avviene  alle Tre Cime di Lavaredo o al Lago di Braies o altre località dolomitiche famose molto frequentate dai turisti nei mesi estivi  o anche invernali.

Ma  la prima domanda a cui dare risposta è se davvero esiste l’overtourism in Cansiglio? Noi riteniamo che la definizione di overtourism per il Cansiglio non sia corretta, siamo  a numeri del tutto diversi dal lago di Braies, anche 7000 presenze al giorno per intere settimane, poi ridotti a 4.500, stesso numero alle Tre Cime di Lavaredo con circa 300.000 auto all’anno nel grande parcheggio. La Val Gardena ha circa 10.000 abitanti ma i turisti in un anno possono superare gli 800.000.

Niente di tutto questo succede in Cansiglio e ci chiediamo se chi ha parlato di domeniche estive con 10.000 turisti possa dirlo in base a rilievi fatti, oppure è solo una cifra presunta e diffusa per creare allarme e voler arrivare a qualche risultato a tutti i costi e velocemente.

Gli operatori turistici del Cansiglio possono contare su meno di 15 domeniche all’anno, soprattutto quando in estate la pianura diventa bollente e in molti cercano un po’ di sollievo in quota. Anche quest’anno la gara automobilistica, la Vittorio Veneto-Cansiglio, ha bloccato la strada  per due giorni e mezzo, in alcuni anni le iniziative sportive che hanno annullato o ridotto l’accesso a Cansiglio sono state anche 3 o più. Poi durante le settimane anche estive, tranne che per qualche settimana attorno a Ferragosto, i turisti  in Cansiglio sono ridotti a numeri  più che accettabili.

I sindaci dell’area veneta parlano di numeri insostenibili e della necessità di mettere un biglietto di accesso, ma molto probabilmente le loro motivazioni non sono di tutela ambientale, bensì solo quella di chiedere una quota parte del guadagno. Non è un’idea nuova, infatti un sindaco delle  passate amministrazioni di Tambre ha tenuto bloccato per anni la creazione di parcheggi a pagamento in Pian Cansiglio con la richiesta di poter accedere ad una parte del biglietto. E’ la solita idea  del Cansiglio come bancomat...

Ma un biglietto d’accesso al Cansiglio è, a nostro avviso, una  proposta irrealizzabile, prima di tutto  perché l’altipiano è percorso dalla  strada provinciale 422 che lo attraversa tutto, quindi diventa difficile distinguere e separare chi vuole fermarsi in piana e chi vuole proseguire per l’Alpago. Ma il Cansiglio è diviso tra le due regioni Veneto e Friuli e quindi perché un turista dovrebbe pagare una tassa al Veneto se poi volesse frequentare la parte friulana? E poi sarebbe impossibile risolvere l’accesso solo con la prenotazione on line, quindi bisognerebbe creare dei caselli tipo autostradali o come quelli delle Tre Cime di Lavaredo, sia sul versante trevigiano che su quello alpagoto,  costosi e invasivi e il rischio di lunghe file e lunghe attese.

E se il guadagno poi andasse diviso tra il gestore regionale della foresta, Veneto Agricoltura, e i vari comuni o si dovrebbe imporre un biglietto parecchio costoso, con conseguente diminuzione dei turisti, oppure i guadagni una volta divisi sarebbero non rilevanti. Quindi quello dell’overtourism, pensato più come modo per far cassa che per una vera limitazione agli accessi, risulterebbe essere un ulteriore modo per avere più introiti che  per la salvaguardia ambientale.

Il Cansiglio, area di Rete 2000 protetta dall’Europa, ha bisogno di un progetto complessivo in cui l’ambiente sia davvero il protagonista principale  e le attività economiche dimensionate in modo tale da conservare il patrimonio naturalistico. E’ stato così finora anche se negli ultimi anni si sono verificate delle situazioni sulle quali merita porre l’attenzione e che saranno oggetto  dell’attività e dell’azione delle associazioni ambientaliste, Ecoistituto e Mountain Wilderness in testa.

Infine il Cansiglio è sempre stato un luogo libero, con regole da rispettare ma in grado di accogliere, nei fine settimana, numeri anche elevati di presenze, per poi tornare tranquillo durante la settimana (non come a Braies o alle Tre Cime, con grandi numeri tutti i giorni e per mesi). A parte qualche tentativo di trasformarlo in discoteca notturna, che difficilmente si ripeterà, chi frequenta il Cansiglio dimostra di essere consapevole della importanza della Foresta ed ha comportamenti adeguarti. L’abbandono di immondizie è relativamente raro, i comportamenti veramente scorretti sono rari forse mancano servizi igienici e il controllo, ma questo non è colpa dei frequentatori.
 


		

	

21-30 agosto 2026, Bosco Chiesanuova (Verona). Al via la 32esima edizione del Film Festival della Lessinia, rassegna cinematografica dedicata a vita, storia e tradizioni in montagna

In trentadue anni, il Film Festival della Lessinia (Ffdl) ha scelto di dare voce a diverse popolazioni del mondo per raccontare la vita, la storia e le tradizioni sulle montagne, nelle terre rurali, nelle più appartate periferie. Quest’anno la rassegna cinematografica internazionale, in programma a Bosco Chiesanuova (Verona) dal 21 al 30 agosto, e organizzata dall’Associazione Film Festival della Lessinia presieduta da Nadia Massella, sotto la direzione artistica di Alessandro Anderloni (vedi foto in alto), ha in programma un calendario di 107 eventi tra mostre, incontri, presentazioni editoriali, laboratori, concerti, escursioni e momenti di convivialità.

In questa edizione la rassegna compie un atto di opposizione nei confronti dell’inarrestabile omologazione culturale e lo fa rendendo omaggio alla “lingua madre”, intesa come ricerca delle proprie radici culturali e di consapevolezza della propria identità, di confronto con geografie, culture, tradizioni, usanze e storie diverse. La scelta è una naturale prosecuzione delle esplorazioni linguistiche e culturali che hanno attraversato i primi tre decenni della rassegna ed è un’esortazione a riflettere sul processo di omologazione culturale in atto nel nostro tempo. A partire da una considerazione: la montagna e in generale le zone rurali e periferiche costituiscono una riserva di ossigeno linguistico dove con gli idiomi minoritari rispetto alle zone urbane si conservano maggiormente e tengono vive usanze, tradizioni, ritualità e dinamiche sociali. Sono le radici nel passato che aiutano a rinsaldarsi nel presente come lo stesso manifesto del Festival riprende con la rielaborazione di un linguaggio pre-alfabetico: una lingua che precede la lingua.

La rassegna cinematografica vede una “babele” di storie che si completerà nella programmazione cinematografica sul grande schermo con 83 film, di cui 27 in anteprima italiana, provenienti da 43 Paesi e selezionati tra le circa mille opere prese in considerazione. Saranno presentati nel corso di 40 sessioni di proiezione nella sala del Teatro Vittoria mentre una ventina di film della selezione ufficiale saranno disponibili sulla piattaforma MyMovies dal 21 agosto al 6 settembre. 
Oltre ai numerosi registi, arriveranno in Lessinia altri attesi ospiti della rassegna Parole Alte, tra i quali: il meteorologo Luca Mercalli, la cantante Gigliola Cinquetti in dialogo con lo psichiatra Vittorino Andreoli, il cardinale e arcivescovo Jean-Paul Vesco a confrontarsi con il vescovo di Verona Domenico Pompili, gli scrittori Matteo Righetto e Paolo Malaguti, il fumettista Leo Ortolani e l’alchimista dei boschi Ferruccio “Fèro” Valentini

Tra gli anniversari, il Festival ricorderà: i cinquant’anni dal terremoto del Friuli; i cento anni dalla nascita del drammaturgo e attore Dario Fo e di Tina Merlin, scrittrice e partigiana italiana; l’Anno internazionale dei pascoli e dei pastori. E ancora: i trent’anni dal rapimento e l’uccisione di sette monaci trappisti sulle montagne dell’Algeria. Una nuova sezione del Festival dedicherà spazio a progetti multimediali, performance teatrali, narrazioni musicali. Tra questi, la Sala Acustica con l’ascolto collettivo di un album musicale, con dialogo iniziale e finale.

Protagonista sarà poi il pubblico che nello spazio d’incontro davanti al Teatro Vittoria potrà trovare la Libreria della Montagna, a cura di Gianni Bussinelli Editore, aperta tutti i giorni con una selezione di pubblicazioni sui temi del Festival; la Trattoria Sociale con piatti della tradizione enogastronomica della Lessinia, a cura della Cooperativa Sociale Panta Rei, e l’Osteria del Festival, caffè e ristorante con una ricca offerta enogastronomica di prodotti della montagna veronese; il palcoscenico per gli incontri di Parole Alte, l’Aperitivo con il regista e i concerti serali con gruppi della tradizione popolare ed eventi di world ed etno-music. Qui all’aspetto culturale, come bene accessibile e integrato, il Festival intreccia l’attenzione al sociale attraverso iniziative mirate alla promozione dei valori dell’inclusione e del riscatto, dedicate in modo particolare a fasce di popolazione fragili coinvolte in un team di oltre 120 volontari.

L’edizione 2026 del Film Festival della Lessinia darà spazio a cinematografie inconsuete che provengono soprattutto dal continente africano (Nigeria, Kenya, Ciad, Sudafrica) e dall’Oriente (Singapore, Hong Kong, Cambogia). La giuria internazionale sarà composta da: Helene Christanell (Italia), Azza Hourani (Giordania), Vanina Lappa (Italia), Diogo Varela Silva (Portogallo), Matthäus Wörle (Germania). Per la prima volta nella storia della rassegna le registe saranno la maggioranza. 

Tra lungometraggi, cortometraggi e film di animazione saranno 22 i film nella sezione Concorso a competere per la Lessinia d’Oro al miglior film in assoluto, la Lessinia d’Argento per il miglior lungometraggio e per il miglior cortometraggio e il Premio della Giuria. Nella sezione FFDLgreen, dieci film parteciperanno all’assegnazione del premio “Green Planet Movie Award”. Otto opere cinematografiche comporranno invece la sezione Montagne italiane. Il Festival nel Festival FFDL+ avrà in programmazione 29 film di animazione e cortometraggi per bambini e adolescenti: una selezione internazionale sui temi della natura, del rapporto tra il mondo dell’infanzia e quello adulto, degli interrogativi di fronte alle sfide climatiche. La Retrospettiva renderà omaggio alla lingua madre vista dalla prospettiva femminile con quattro film di altrettante registe. Tra gli eventi speciali, il Festival presenterà, in anteprima assoluta, uno spettacolo visivo e musicale con la proiezione di rare immagini della trasmissione L’Italia dei dialetti, per gentile concessione degli archivi Rai, accompagnate dall’esibizione musicale di canzoni nei dialetti italiani. Programma completo su: ffdl.it.

Fonte: servizio stampa Ffdl

Settore primario Veneto: nel 2025 aumentato il valore della produzione agricola. Negativo l’export

La produzione lorda agricola del Veneto nel 2025 vale 8,5 miliardi di euro, registrando un incremento di 590 milioni rispetto all’anno precedente (+7,4%). A certificarlo è il rapporto 2025 sulla congiuntura del comparto agroalimentare pubblicato da Veneto Agricoltura. Decisivi, in questo senso, soprattutto l’aumento dei prezzi (+5,1%) oltre che dei volumi prodotti (+2,2%), con equilibri differenti tra i comparti del settore primario veneto.

Nello specifico, le coltivazioni agricole, caratterizzate da un incremento di valore del 5,2%, hanno giovato più della crescita delle quantità prodotte (+4,1%) che dell’aumento dei prezzi (+1%), grazie soprattutto alla buona resa di alcuni dei fiori all’occhiello dell’agricoltura veneta.

Durante la vendemmia 2025, sono stati raccolti quasi 15 milioni di quintali di uva raccolti, in crescita del 6,8% sul 2024. Tra le colture industriali di punta sul territorio nazionale, soia e tabacco hanno fatto segnare rispettivamente un +4,1% e un +16% sui quantitativi del 2024.

Incisivo anche l’andamento delle colture ortive (+14%, con 875.000 tonnellate prodotte), che insieme alla ripresa del mais, principale coltura cerealicola regionale (+14,3%), hanno controbilanciato l’annata complessa dei cereali autunno-vernini e contribuito ad attenuare la contrazione produttiva registrata dalle colture frutticole (-9,9% in confronto al 2024). Stabile il settore florovivaistico con 1,8 miliardi di unità prodotte. 

Bilancio positivo anche sul versante della zootecnia, con un valore generato in crescita del 12,4%. Al contrario però delle coltivazioni agricole, qui l’incremento delle quotazioni è stato predominante rispetto ai volumi produttivi, che sono sostanzialmente invariati rispetto al 2024.

Entrando nel dettaglio degli allevamenti veneti, il comparto suinicolo è l’unico a registrare un calo del valore della produzione ai prezzi di base, sceso a 264 milioni di euro (-3,7%). Tutti gli altri comparti hanno mostrato significativi rialzi, in particolare i bovini da carne (+19,7%) e gli avicoli (+13,1%). In risalita del 10,4% anche il valore del latte bovino (687 milioni di euro), che include il latte destinato alla trasformazione casearia. 

Pure sul fronte della produzione ittica si registra un aumento del prezzo medio dei pesci venduti nei sei mercati regionali (+12,5%), che così, nonostante il calo produttivo del 7,5%, hanno potuto contare su un fatturato più consistente (54,8 milioni di euro totali, +4,2% sul 2024). Continuano invece le difficoltà per il comparto delle vongole di mare, con le draghe idrauliche dei Co.Ge.Vo veneti rimaste in porto tutto il 2025, ma in ripartenza in questo 2026 grazie a un accordo siglato da Veneto Agricoltura con gli stessi Co.Ge.Vo lo scorso aprile.

Spostando il focus, invece, sul contesto lavorativo e commerciale vissuto dalle aziende agricole nel 2025, emerge un quadro ambivalente: il numero delle imprese agricole registrate alla Camera di Commercio, in linea con l’andamento generale del Veneto, è diminuito del 2,1% (56.553 unità totali), mentre l’occupazione, con 58.000 addetti, è salita del 5,3%.

Negativo, infine, il saldo della bilancia commerciale con l’estero dei prodotti agroalimentari (-423 milioni di euro), a causa di una crescita delle importazioni (10,8 miliardi, +12,5%) più cospicua di quella delle esportazioni (10,5 miliardi, +4,8%).

Ripristinati dalla Regione Veneto i Serrai di Sottoguda nelle Dolomiti Bellunesi

Sono stati inaugurati il 31 luglio scorso i Serrai di Sottoguda - gola naturale scavata dal torrente Pettorina ai piedi della Marmolada, in provincia di Belluno –, completamente ripristinati fino a Malga Ciapela, restituendo al Veneto uno dei suoi luoghi naturalistici più suggestivi dopo i gravissimi danni provocati dalla tempesta Vaia nel 2018. 

Un'opera complessa di ricostruzione, consolidamento e messa in sicurezza che riconsegna a cittadini e turisti uno dei simboli delle Dolomiti Bellunesi, patrimonio di straordinario valore paesaggistico e ambientale. «Per raggiungere questo risultato – ha dichiarato l'assessore regionale all'Ambiente, Elisa Venturini– la Regione del Veneto ha investito 13 milioni di euro, risorse che hanno permesso di realizzare un intervento complesso dal punto di vista ingegneristico e ambientale».

«Desidero ringraziare le strutture regionali competenti, Veneto Acque, il Comune di Rocca Pietore, i progettisti, le imprese esecutrici e tutti i lavoratori che hanno contribuito alla realizzazione dell'opera. Un grazie anche a tutte le istituzioni coinvolte nel corso degli anni, compresa la precedente Giunta regionale guidata dal Presidente Luca Zaia, con l'allora Assessore Gianpaolo Bottacin, che ha seguito l'avvio di questo importante progetto».

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

Bollettino ANBI Veneto disponibilità risorsa idrica a luglio in Veneto: -70% Adige, -69% Bacchiglione, -68% Po, -42% Brenta. La crisi continua ad agosto

Dati Arpav alla mano, a fronte di precipitazioni inferiori alla media (-9% a luglio e -24% dall'inizio dell'anno idrologico) e di un mese particolarmente caldo (+1,3 °C), la situazione dei fiumi registra criticità diffuse e marcate, con picchi negativi per l'Adige (-70%), il Bacchiglione (-69%), il Po (-68%) e il Brenta (-42%) mentre le falde dell'alta pianura restano su livelli estremamente bassi.

Le proiezioni elaborate del CeSpII Centro di Sperimentazione per l’Innovazione Irriga istituito presso il Consorzio di Bonifica LEB delineano per il mese di agosto una condizione di diffusa siccità climatica su gran parte del territorio veneto, in particolare nelle aree centro-settentrionali.

L'effetto congiunto della scarsità di piogge e dell'elevata evapotraspirazione sta esaurendo rapidamente la riserva idrica del suolo, rendendo necessaria una gestione mirata del terreno e il costante monitoraggio dei canali per sostenere le colture nelle fasi fenologiche più critiche.

«La prolungata sofferenza dei corpi idrici superficiali osservata nel mese di luglio deriva in modo diretto dall'esaurimento della componente nivale e dalle persistenti elevate temperature registrate in quota», dichiara Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto. «In questo scenario complesso, i Consorzi di bonifica hanno assicurato la continuità del servizio irriguo mediante un'azione di gestione dinamica ed equilibrata, applicando riduzioni selettive alle derivazioni laddove necessario. L'adozione di tecnologie avanzate, il monitoraggio costante e il progressivo efficientamento delle reti consentono oggi una gestione razionale della risorsa, ma si conferma indispensabile l'attuazione di investimenti strutturali per rafforzare la resilienza del sistema».

«Il comparto agricolo sta affrontando questa ennesima fase critica con estremo senso di responsabilità», sottolinea Alex Vantini, presidente di ANBI Veneto. «Le limitazioni concordate con la Regione del Veneto sulla quota di derivazioni, in particolare lungo l'asta del fiume Adige, rappresentano un impegno gravoso per le aziende agricole del territorio, reso tuttavia necessario per salvaguardare la risorsa idrica, tutelare l'equilibrio degli ecosistemi e garantire la priorità degli approvvigionamenti civili. Risulta ora imprescindibile definire una programmazione infrastrutturale di lungo periodo affinché gli impatti dei cambiamenti climatici non continuino a gravare in modo sproporzionato sul settore primario».

Fonte: servizio stampa ANBI VENETO

Cansiglio estate 2026, ad agosto entra nel vivo la rassegna di eventi tra natura e cultura

Con l'arrivo di agosto entra nel vivo Cansiglio Estate 2026, la rassegna organizzata da Veneto Agricoltura in collaborazione con associazioni, guide ambientali escursionistiche ed esperti del territorio, che da maggio a ottobre accompagna visitatori e appassionati alla scoperta dell'Altopiano del Cansiglio attraverso un ricco programma di eventi, visite guidate ed esperienze dedicate alla natura, alla biodiversità, alla storia e alle tradizioni locali.

L'iniziativa nasce con l'obiettivo di valorizzare uno dei patrimoni naturalistici più preziosi del Veneto, offrendo attività pensate per tutte le età e capaci di far conoscere la straordinaria ricchezza ambientale e culturale della Foresta del Cansiglio.

Per tutto il mese il calendario proporrà visite guidate al Giardino Botanico Alpino "G. Lorenzoni", che custodisce oltre mille specie vegetali rappresentative degli habitat del massiccio Col Nudo-Cavallo, e al Museo dell'Uomo in Cansiglio, punto di riferimento per conoscere la storia della presenza umana sull'altopiano, dalla Preistoria fino ai giorni nostri.

Ampio spazio sarà dedicato anche alle esperienze nella Foresta del Cansiglio: escursioni naturalistiche, passeggiate al chiaro di luna, bagni di foresta, laboratori per bambini, incontri con esperti, concerti, attività dedicate alla biodiversità e alla fauna selvatica, oltre a itinerari che permetteranno di approfondire temi come il lupo, i grandi alberi monumentali, le erbe spontanee, i villaggi cimbri, gli effetti della tempesta Vaia, gli scavi archeologici e il mondo della micologia.

Grazie alla collaborazione con le realtà che operano quotidianamente sul territorio, Cansiglio Estate 2026 propone un'offerta ampia e diversificata, capace di coniugare divulgazione scientifica, educazione ambientale e turismo sostenibile, offrendo ai visitatori un modo autentico di vivere e conoscere il Cansiglio. Il programma completo della rassegna, costantemente aggiornato anche in base alle condizioni meteorologiche, è consultabile online all'indirizzo: https://associazionelorenzoni.it/cansiglio-estate/

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura