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Donne che fanno rete: nasce la prima alleanza tra associazioni femminili nazionali, in prima fila le categorie del settore agricolo

È stato sottoscritto un “Patto di alleanza” tra reti di donne, accordo che riunisce associazioni nazionali di donne professioniste e imprenditrici, realtà della società civile e organizzazioni impegnate nella promozione della parità di genere e della cultura del rispetto. Capofila del progetto è l'Associazione Marisa Leo, nata per custodire e diffondere l'eredità culturale della professionista del settore vitivinicolo, uccisa nel 2023 dall'ex compagno. L'iniziativa è promossa dall'Associazione Donne Insieme, che gestisce il Centro Antiviolenza "Renata Fonte" di Lecce, e vede tra le prime firmatarie l'Associazione Nazionale Le Donne dell'Ortofrutta, l'Associazione Nazionale Donne dell'Olio e l'Associazione Nazionale Le Donne del Vino.

Il documento siglato individua obiettivi condivisi: promuovere la cultura del rispetto e della parità, sostenere l'autonomia e l'indipendenza economica delle donne, rafforzare il dialogo tra mondo produttivo e reti antiviolenza, condividere buone pratiche e contrastare stereotipi e linguaggi discriminatori. “Marisa sognava una rete di donne capace di creare conoscenza, consapevolezza e cambiamento. Questo Patto raccoglie quel sogno e lo trasforma in un'alleanza concreta tra realtà diverse che scelgono di lavorare insieme per costruire una cultura del rispetto e della responsabilità condivisa”, ha dichiarato Samantha Di Laura, vicepresidente dell'Associazione Marisa Leo APS.

“In rappresentanza delle Donne dell'Ortofrutta, considero la nascita di questa Rete un passo importante nel percorso che da anni portiamo avanti per valorizzare il ruolo femminile nel nostro settore. Dopo il Manifesto per la Giustizia Economica di Genere, presentato a MARCA by BolognaFiere insieme a imprese, istituzioni e associazioni, questo Patto rafforza la convinzione che solo in sinergia si può generare un cambiamento reale e duraturo. Continueremo a promuovere azioni concrete per favorire la parità di genere, le pari opportunità e una sempre maggiore presenza delle donne nei processi decisionali dell'agricoltura e dell'ortofrutta”, commenta Angela Colangelo, delegata per l’Associazione Nazionale Le Donne dell'Ortofrutta.

“Le Donne del Vino sono nate per valorizzare il talento, la professionalità e la leadership femminile. Oggi sentiamo il dovere di mettere questa esperienza al servizio di una causa più ampia: costruire una cultura del rispetto, della parità e dell'autonomia delle donne. Per questo aderiamo con convinzione a questa alleanza, certi che il cambiamento nasca dalla capacità di fare rete e di unire competenze, esperienze e sensibilità diverse. Solo insieme possiamo generare un cambiamento concreto e duraturo nella società”, dichiara Daniela Mastroberardino, presidente dell'Associazione Nazionale Le Donne del Vino.

“Con questo Patto le Donne dell'Olio scelgono di ampliare il proprio impegno: non solo valorizzare il ruolo femminile nel nostro settore, ma costruire una rete sempre più ampia con le professioniste degli altri comparti produttivi. Crediamo nella collaborazione, non nella contrapposizione, e siamo convinte che solo unendo competenze, esperienze e sensibilità diverse si possa contribuire a una cultura del rispetto e della parità che coinvolga l'intera società”, aggiunge Maria Grazia Bertaroli, presidente dell’Associazione Nazionale Donne dell'Olio nonché delegata per il tavolo.

“Questa Alleanza - conclude Maria Luisa Toto, presidente dell’Associazione Donne Insieme - è importante perché porta il tema della violenza di genere oltre i confini dei centri antiviolenza e lo trasforma in una responsabilità condivisa. Per le donne che accogliamo ogni giorno significa sentirsi meno sole e sapere che, accanto a loro, c'è una rete sempre più ampia di donne, professioniste e associazioni che scelgono di camminare insieme. È da reti come questa che può nascere un cambiamento culturale autentico”. 

L'iniziativa è aperta al coinvolgimento progressivo di altre reti e organizzazioni, per costruire una voce sempre più autorevole, rappresentativa e inclusiva. È un percorso che guarda anche al contributo degli uomini e delle loro associazioni, nella convinzione che queste sfide riguardino l'intera società e richiedano l'impegno e la partecipazione di tutte e di tutti.

Fonte testo e foto: servizio stampa Associazione nazionale Donne dell'Ortofrutta

Latterie Vicentine, cambio al vertice

La cooperativa Latterie Vicentine, con sede a Bressanvido, ha annunciato la nomina di Gianluca Paulillo a nuovo Dg della cooperativa vicentina. La decisione è stata ufficializzata dal Cda e segna il passaggio di testimone da Piero Cerato, che lascia l'incarico in vista di un prossimo pensionamento, ma che rimarrà in azienda mantenendo la responsabilità della direzione commerciale.

Gianluca Paulillo è entrato in Latterie Vicentine nel settembre 2021, ricoprendo inizialmente il ruolo di responsabile del controllo di gestione, per poi assumere la carica di direttore finanziario e nel 2023 ricopriva già l'incarico di vice direttore Generale. Negli ultimi anni ha seguito da vicino i principali progetti strategici della cooperativa: dal piano industriale di ampliamento del polo produttivo di Bressanvido fino al progetto di acquisizione di Latterie Venete, nel cui consiglio di amministrazione siede oggi come consigliere. "Il mio impegno sarà di portare a pieno regime i nuovi investimenti industriali e di proseguire l'integrazione con Latterie Venete. Il principale obiettivo è e resterà sempre la massimizzazione della remunerazione del latte dei nostri soci. Sono convinto che i risultati più importanti nascano dalla capacità di una squadra coesa di condividere una visione strategica e perseguire obiettivi comuni: sono queste le basi sulle quali continueremo a costruire il futuro di Latterie Vicentine, per farla crescere ulteriormente e collocarla a pieno titolo tra le aziende leader del settore lattiero-caseario", ha affermato Paulillo.

Al riguardo, il presidente di Latterie Vicentine, Alessandro Mocellin, dichiara: "Negli anni dei grandi investimenti strategici della nostra cooperativa — dall'ampliamento del polo di Bressanvido all'acquisizione di Latterie Venete — Gianluca è stato una figura chiave, e sono certo che saprà guidare Latterie Vicentine con la stessa competenza e visione. Il mercato odierno è complesso e le sfide da affrontare non mancheranno, ma sono convinto che Latterie Vicentine abbia la squadra, la capacità e gli strumenti per affrontarle con la stessa determinazione che ha sempre contraddistinto la cooperativa. La chiave, in questo scenario, è una programmazione solida e lungimirante: è lo strumento su cui vogliamo continuare a investire con sempre maggiore attenzione". AAcanto a Gianluca Paulillo, siedono ora anche Federico Merlo, nominato vice direttore generale, nonché direttore amministrativo, e Michele Casarotti in qualità di direttore tecnico.

Il cambio al vertice arriva in un momento di piena espansione per la cooperativa vicentina. Il 2025 si è chiuso con un fatturato complessivo di 128 milioni di euro (+9,4% sul 2024) e una remunerazione del latte ai soci in crescita, con il dividendo salito a 70,10 €/Hl. A generare questi risultati sono i 200 soci allevatori delle province di Vicenza, Padova, Treviso e Trento, che conferiscono la materia prima ai 2 stabilimenti produttivi della cooperativa. Nei primi mesi del 2026 Latterie Vicentine ha inoltre completato importanti investimenti strategici - tra cui il nuovo polo produttivo del Grana Padano DOP, l'ampliamento del magazzino di stagionatura e del centro di confezionamento - e ha perfezionato l'ingresso come socio di maggioranza in Latterie Venete, operazione che ne amplia ulteriormente le prospettive industriali e commerciali.

Fonte testo e foto: servizio stampa Latterie Vicentine

27 settembre, in occasione della Giornata mondiale dei fiumi, a Bosco di Sacco di Campolongo Maggiore (Venezia) si svolge la prima edizione de “La Brenta: musica, immagini, parole”

Domenica 27 settembre, dalle 16:00 alle 20:30, al punto turistico “BRENTA” (via Umbria, 5) a Bosco di Sacco di Campolongo Maggiore (Venezia) si svolgerà la prima edizione de “La Brenta: musica, immagini, parole”. L’evento si compone dei ricordi, delle domande, delle storie di ciò che ciascuno vede, o non vede più, nel territorio in cui abita. Ognuno può partecipare raccontando, cantando, leggendo, suonando, portando una memoria, una fotografia, un pensiero. Oppure semplicemente ascoltando ciò che gli atri diranno. L’evento prevede anche un concerto folk e la proiezione del docufilm “Come l’acqua del fiume Brenta”, commentato dall’autore Francesco Leitner. La partecipazione è libera e gratuita. In caso di interventi (foto, letture, racconti), è necessario prenotarsi al numero WhatsApp 347 2305979 (Marino Zamboni) entro il 23 settembre p.v.

L’evento è organizzato dall’associazione intercomunale Brenta Sicuro, insieme all’Osservatorio del paesaggio della Riviera del Brentae Proloco di Campolongo Maggiore; ha inoltre il patrocinio dei Comuni di Campolongo Maggiore, Camponogara, Campagna Lupia, Dolo, Fiesso d’Artico, Fossò, Mira, Noventa Padovana, Pianiga, Stra e Vigonovo.

L’iniziativa aderisce ad Atlante delle Rive, il progetto teatrale ideato da Marco Paolini per La Fabbrica del Mondo e realizzato da Jolefilm, nato con l’ambizioso obiettivo di cambiare la percezione dell’importanza dell’acqua nella nostra vita e promuovere un rapporto sostenibile con questa risorsa fondamentale. Un’opera corale che non ha l’ambizione di risolvere i problemi legati alla gestione idrica, ma di raccontarli, creare connessioni e far nascere una nuova consapevolezza collettiva per prendersi cura dei nostri fiumi. «Il termine “rivale” – spiega Paolini – viene dal latino rivus e indica colui o colei che attinge al medesimo corso d’acqua. Finché di acqua ce n’è va tutto bene, ma quando scarseggia si diventa rivali. Capire l’articolazione degli interessi nella gestione delle acque, delle falde e dei fiumi prima, e dei tubi poi, è un passo necessario per superare le rivalità, individuare i punti di forza di una necessaria alleanza e restituire alle acque il valore di bene comune. Il cambiamento climatico ci impone oggi di impegnarci a farlo». La forza di Atlante delle Rive è la sua coralità, che si manifesta per la seconda volta, dopo il successo del 2025, nella Giornata Mondiale dei Fiumi: domenica 27 settembre, lungo i fiumi italiani, sono in programma oltre 50 appuntamenti, spettacoli, racconti e cammini che coinvolgono cittadini, artisti, ricercatori e tecnici del settore idrico in un’unica, grande celebrazione dell’Italia dei fiumi. Programma completo degli eventi del 27 settembre: https://atlantedellerive.org

Fonte: Associazione intercomunale Brenta Sicuro

“Na ombra par tutti”: da una tradizione veneta nasce una rete di solidarietà per i bambini e le famiglie delle Cure Palliative Pediatriche dell’Ospedale di Padova, raccolti circa 5.000 euro dal nuovo format solidale nato sui Colli Euganei (Padova)

Quasi 5.000 euro raccolti, due serate, tante persone, volontari e imprese del territorio unite attorno a un’idea tanto semplice quanto profondamente veneta: trasformare il piacere di ritrovarsi per “un’ombra” in un gesto concreto di solidarietà. È il risultato della prima edizione di “Na ombra par tutti”, nuovo format solidale nato da un’idea di Massimiliano Rossetto, presidente del circolo culturale e ricreativo Drio al Monte di Teolo (Padova) e costruito insieme a Braccio di Ferro RfE – Ricky for Ever ETS, associazione presieduta da Elisa Grenci.

Le due serate del 26 giugno e dell’11 settembre scorso, ospitate da Drio al Monte sui Colli Euganei, hanno portato a una raccolta complessiva di 4.647 euro, destinata a Braccio di Ferro per sostenere i propri progetti rivolti ai bambini e alle famiglie delle Cure Palliative Pediatriche dell’Hospice pediatrico di Padova. Ma dietro a questo numero c’è soprattutto la storia di un territorio che ha risposto all’appello. A rendere possibile questo risultato è stata infatti una rete di aziende e realtà venete che hanno scelto di sostenere il progetto non soltanto economicamente, ma mettendo a disposizione prodotti, materie prime e specialità di alta qualità espressione del territorio, insieme alle proprie competenze, al proprio tempo e alla voglia di essere parte attiva dell’iniziativa.

Un coinvolgimento che ha permesso di trasformare due semplici serate conviviali in qualcosa di molto più grande: un progetto capace di creare comunità e di restituire valore al territorio attraverso la solidarietà. Rossetto, ideatore del format, racconta: «L’idea era tanto semplice quanto ambiziosa: partire da qualcosa che appartiene alla nostra terra e al nostro modo di stare insieme e provare a trasformarlo in qualcosa di più grande. Vedere aziende, volontari, amici e tante persone rispondere con questa partecipazione ci dice che la strada è quella giusta. Dietro ai soldi raccolti ci sono soprattutto persone che hanno scelto di esserci”.

Il risultato della prima edizione è stato condiviso venerdì 18 settembre scorso proprio a Drio al Monte, in un momento dedicato agli sponsor e alle realtà che hanno contribuito alla realizzazione del progetto, con la consegna degli attestati di ringraziamento e una fotografia simbolica della rete che ha reso possibile tutto questo (vedi foto in alto). Ad accompagnare “Na ombra par tutti” fin dalla sua apertura è stata anche la consigliera regionale Eleonora Mosco, che, non potendo essere presente al momento conclusivo, ha voluto far pervenire un proprio messaggio agli organizzatori, ai sostenitori e ai partecipanti. Nella sua nota, Mosco ha evidenziato il valore delle iniziative che nascono dal territorio e riescono a creare comunità attorno a una finalità importante, esprimendo l’auspicio che questa prima esperienza possa rappresentare «l’inizio di un percorso destinato a crescere e a consolidarsi negli anni». Un auspicio che incontra pienamente lo spirito con cui è nato il progetto: fare di “Na ombra par tutti” non soltanto un evento, ma un format capace di crescere e di continuare a mettere attorno allo stesso tavolo persone, imprese e comunità.

Fondamentale, in questa prima edizione, è stato il contributo degli sponsor e dei partner, tutti espressione del territorio veneto: Il Vecchio Fornaio, Area Comm, Ristorante Afazenda, VPocket, Baobab Communication, Azienda Agricola Carraro, Bottega del Gusto, Giuriolo & Pandolfo Assicuratori, Rinaldi – A un sorso da te, Tankard, Pizza 83, Squarcina Padova Srl e Az. Agricola Marco Sambin. Accanto a loro, i volontari di Braccio di Ferro e tutte le persone che hanno scelto semplicemente di partecipare, sedersi insieme, condividere una serata e trasformare quel momento in qualcosa destinato ad arrivare molto più lontano.

Grenci racconta il significato di questo risultato: «Ci sono momenti nella vita in cui non hai bisogno che qualcuno trovi le parole giuste o sappia risolvere ciò che non può essere risolto. Hai bisogno semplicemente di sentire che qualcuno c’è. Che non sei solo. È questo che vedo dentro “Na ombra par tutti”. Dietro al ricavato vedo Massimiliano che ha avuto un’idea e ha deciso di condividerla con noi; vedo aziende del nostro territorio che hanno aperto le loro porte e messo sul tavolo ciò che sanno fare meglio; vedo i nostri volontari che non chiedono mai quanto manca, ma dove c’è bisogno; vedo persone che sono venute a bere un’ombra senza forse sapere che, con quel gesto così semplice, stavano dicendo a una famiglia: “Noi ci siamo”. Ed è questa la cosa che mi commuove di più. Perché quando la vita diventa difficile, sapere che da qualche parte c’è una comunità che si muove per te, anche senza conoscerti, può fare una differenza enorme. Braccio di Ferro, per me, è questo: una mano tesa. E questa volta quella mano non era una sola. Erano tantissime. Tutte insieme. E spero che i nostri bambini e le loro famiglie possano sentirne forte l’abbraccio».

Fonte: Braccio di Ferro RfE – Ricky for Ever ETS

28 settembre, a Mirano (Venezia), il corso di formazione giornalisti “Cambiamenti climatici e argomenti di rilevante attualità: raccontare i nuovi modelli di resilienza urbana nelle città dell’acqua”, organizzato da Org Veneto in collaborazione con Argav

Mercoledì 28 settembre, dalle 9 alle 13, nella sala teatro Villa Belvedere (Parco Villa Belvedere, via Belvedere, 14) a Mirano (Venezia) si svolgerà il corso di formazione giornalisti “Cambiamenti climatici e argomenti di rilevante attualità: raccontare i nuovi modelli di resilienza urbana nelle “città dell’acqua”, organizzato da Org Veneto in collaborazione con Argav (chiusura iscrizioni 25 settembre piattaforma formazione giornalisti, 4 crediti). Il corso è gratuito e il numero massimo di partecipanti ammessi è 100.

Il corso, organizzato in collaborazione con l’ Ordine degli Ingegneri e l’ Ordine Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Venezia, è inserito nel programma del Festival dell’Acqua 2026 e vuole fornire un quadro su come, al tempo della crisi climatica, cambia il rapporto fra uomo ed acqua, con particolare attenzione alla vita quotidiana in ambito urbano.

Interventi. Fabrizio Stelluto, giornalista, presidente Argav: “Difendere l’acqua, difendersi dall’acqua: un rapporto complesso”; Massimo Crespi, climatologo; Tullio De Giacomi, ingegnere ambientale: “La meteorologia urbana ed il riscaldamento delle città”; Silvio Parizzi, direttore ANBI Veneto: “Convivere con l’acqua”; Alvise Fiume, ingegnere, coordinatore della commissione difesa del suolo dell’Ordine degli Ingegneri di Venezia: “Un ruolo nuovo per l’ingegneria idraulica”; Andrea Rumor, consigliere Ordine Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Venezia: “Pianificare con l’acqua”; Alessandro Bedin, presidente nazionale Associazione Pubblici Giardini e consigliere Argav: “Città e verde urbano per adattarsi alla crisi climatica”; Bruno Ferrarese, imprenditore: “La best practise: “Le isole di freschezza & salubrità in Francia e Svizzera”; Piero Zanette, direttore tecnico Consorzio di bonifica Acque Risorgive: “Mestre e Martellago: quando l’acqua disegna le città”. Coordina: Mauro Poletto, giornalista e consigliere Argav, responsabile ufficio Comunicazione ANBI Veneto.

Caro fertilizzanti. Attivato dal Governo il sostegno europeo agli agricoltori. Bond: “Per contrastare l’aumento dei costi di produzione, in Veneto circa 15 mln di euro alle aziende agricole senza ulteriori pratiche burocratiche”

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“Quello approvato dalla Commissione politiche agricole e ora definito con il Decreto ministeriale, è un aiuto concreto per gli agricoltori che stanno affrontando un nuovo pesante aumento dei costi di produzione. Parliamo di 136,8 milioni di euro complessivi, con quasi 15 milioni destinati alle aziende agricole venete”. Ad affermarlo è l’assessore regionale all’Agricoltura e coordinatore della Commissione Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni Dario Bond, commentando l’attivazione del sostegno emergenziale che punta ad arginare l’aumento dei costi dei fertilizzanti.

L’Unione europea, con il regolamento di esecuzione 2026/1894 del 27 luglio 2026, ha infatti attivato la riserva di crisi per sostenere gli agricoltori colpiti dal rincaro dei fertilizzanti legato alla situazione geopolitica in Medio Oriente. All’Italia sono stati assegnati 45,6 milioni di euro, con la possibilità di integrare le risorse nazionali fino al 200%. Il decreto ministeriale porta così la dotazione complessiva dell’intervento a 136.797.600 euro. “Come assessori regionali all’Agricoltura – evidenzia Bond – ci siamo mossi immediatamente chiedendo al Ministero non solo di attivare rapidamente lo strumento europeo, ma anche di utilizzare fino in fondo la possibilità di cofinanziamento nazionale. E’ importante che, di fronte a un aumento così rilevante dei costi dei concimi azotati, fosfatici e potassici, le istituzioni diano un segnale agli agricoltori che ogni giorno garantiscono produzioni, occupazione e sicurezza alimentare”.

Il sostegno è rivolto in particolare alle aziende che coltivano cereali, mais, foraggere non leguminose, barbabietola da zucchero, girasole, colza, olivo e nocciolo, colture nelle quali l’incidenza dell’aumento dei costi delle concimazioni supera la soglia dell’1,5% rispetto al valore della coltura per ettaro. Gli aiuti saranno riconosciuti sulla base delle superfici coltivate, con importi che vanno da 25 euro per ettaro per l’olivo fino a 64 euro per ettaro per il mais da granella.

“C’è poi un aspetto che considero particolarmente importante – aggiunge Bond –: abbiamo ottenuto un intervento semplice, che non costringe l’agricoltore a compilare un’altra domanda. Il sostegno sarà infatti riconosciuto sulla base della Domanda unica PAC 2026 già presentata. In un momento in cui chiediamo alle nostre imprese agricole di essere sempre più competitive, non avrebbe avuto senso aggiungere altra burocrazia per ottenere un aiuto”. Per il Veneto, secondo le stime sulla ripartizione territoriale, la misura porterà circa 15 milioni di euro direttamente agli agricoltori interessati dalle colture ammesse: “Quasi 15 milioni di euro che resteranno sul territorio e andranno alle aziende agricole venete – conclude Bond – sono una cifra importante, anche se sappiamo che non può compensare integralmente l’aumento dei costi. Il documento ISMEA stima infatti in oltre 396 milioni di euro i maggiori costi complessivi sostenuti a livello nazionale per le concimazioni di azoto, fosforo e potassio. Per questo consideriamo questo intervento un primo sostegno concreto e, allo stesso tempo, lavoriamo perché la competitività della nostra agricoltura non venga erosa dall’aumento strutturale dei costi di produzione”.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

E’ nato “Villa Maggioni”, progetto vitivinicolo dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero di Padova, che si avvale della collaborazione di Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi

Una tenuta di circa 12 ettari nel contesto dei colli Euganei – dalla scorsa estate riconosciuti Riserva della Biosfera Mab (Man and the Biosphere) dell’UNESCO – una dimora storica ottocentesca ristrutturata e rivitalizzata nell’eleganza degli spazi; un rustico rigenerato a cantina/bottaia per la degustazione dei vini e la valorizzazione e commercializzazione dei prodotti agricoli; duecento nuovi olivi e cinque ettari di terreno destinati alla produzione vinicola. Sono questi in sintesi gli ingredienti che stanno dietro a “Villa Maggioni”. Il nome della magione, catalogata tra le dimore storiche del Veneto, è infatti anche il titolo di un progetto vitivinicolo pensato e voluto dall’Istituto diocesano per il sostentamento del clero della Chiesa di Padova (Idsc Padova), presentato lo scorso 8 settembre nella sede della Diocesi a Padova dal presidente dell’Istituto, don Paolo Rizzato, dal direttore Marco Pastorello e dall’architetto Federico Candian, alla presenza del vescovo mons. Claudio Cipolla (a sinistra nella foto in alto) e con la partecipazione del presidente Assoenologi, Riccardo Cotarella (a destra nella foto in alto), che del progetto si è appassionato e ha scelto di dedicare generosamente le sue competenze.

Di cosa si occupa l’Isdc Padova. Nato nel 1985 per gli effetti della legge 222/1985, “Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi”, l’Idsc ha il compito di valorizzare il patrimonio (fabbricati e terreni) proveniente dagli ex benefici parrocchiali. Nella pianificazione di medio/lungo periodo l’IdscPadova ha rinnovato la strategia di valorizzazione del comparto “terreni”, ottimizzando la produzione agricola con ricadute dirette anche sul territorio e le comunità, che tradotto significa dismissione di terreni a seminativo di piccole dimensioni o di aree di scarsa o nulla redditività per concentrare maggiormente l’attività agricola su coltivazioni di pregio di uliveti in zona Dop (denominazione di origine protetta) “Veneto Euganei e Berici” e di vigneti in zona Doc (denominazione di origine controllata) “Colli Euganei”, fino alla produzione diretta di olio e vino.

In questa logica si colloca il progetto che ruota attorno a Villa Maggioni, tenuta nel territorio del comune di Torreglia (Padova), acquistata nel 2023 dall’Istituto diocesano dove è stata recuperata la dimora ottocentesca e si sta ultimando in queste settimane la riqualificazione dei rustici annessi nell’obiettivo di una produzione iniziale di vino e successivamente di olio. «Il nostro intento – ha sottolineato il presidente dell’Istituto diocesano, don Paolo Rizzato – non è aggiungere un’esperienza di produzione di vino alle molte aziende che già operano in modo eccellente in questo settore, ma offrire ai nostri colli Euganei e alle comunità che li abitano, una stimolante prospettiva valorizzando un luogo di memoria geologica, storica, culturale, dove l’agricoltura e il genio umano hanno saputo raccogliere la forza delle natura e arricchire la sua bellezza. Realizzare questo progetto non significa per noi gestire una proprietà privata, per arricchire, ma valorizzare un bene che appartiene alla comunità e che alla comunità deve essere restituito, convinti che anche una buona economia di mercato è solo una parte della vera ricchezza che deve essere di tutti e di cui abbiamo tutti bisogno»

L’obiettivo dell’intervento sulla tenuta Villa Maggioni – ha aggiunto il direttore dell’Istituto, Marco Pastorello – va oltre il semplice restauro immobiliare o il ripristino colturale. Si configura, infatti, come un’operazione di rigenerazione territoriale integrata, capace di unire la salvaguardia del patrimonio storico-architettonico alla riattivazione di una filiera agricola di eccellenza. ll tutto nell’ottica di una sostenibilità anche ambientale del progetto che vede tra l’altro il recupero delle vigne quali elemento identitario dei colli Euganei, il ripristino – accanto alle nuove piantumazioni – degli ulivi storici – che rischiavano il deperimento a causa degli anni di incuria – oltre ai filari di mandorli e marasche tipici di questa zona». «Il recupero della dimora storica – ha illustrato l’architetto Federico Candian – oltre al rinnovo impiantistico, si è concentrata sulla rivitalizzazione degli ambienti, nel rispetto dell’impianto architettonico e delle finiture originarie, riproponendo materiali e finiture riconducibili alla tradizione costruttiva veneta, dal terrazzo alla veneziana agli intonaci a base di calce e finitura a marmorino e le murature in conci di pietra naturale. Le pertinenze sono state invece ristrutturate per la realizzazione di una cantina/bottaia per l’affinamento del vino e la creazione di un punto vendita dotato di spazi adeguati alla degustazione e alla valorizzazione dei prodotti ottenuti dall’attività agricola della tenuta».

Il progetto ha intercettato l’attenzione di Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi, che attraverso lo studio Cotarella & Chiasso, accompagnerà lo sviluppo e la selezione dei vitigni. «Ho sempre amato i colli Euganei probabilmente più con il cuore che con la ragione. Li ho frequentati, ne ho bevuto i vini, ne ho seguito le vicende – ha raccontato l’enologo – ma oggi, attraverso Villa Maggioni, mi viene offerta una possibilità diversa: quella di conoscerli davvero. E conoscere davvero un territorio, per chi fa il mio mestiere, significa innanzitutto avere l’umiltà di ascoltarlo. Io non credo nell’enologo che arriva in un luogo portando con sé una ricetta. Credo, al contrario, che il primo compito di chi si occupa di vino sia quello di fare silenzio. Osservare. Camminare nei vigneti. Capire i suoli. Seguire le esposizioni, le pendenze, i venti. Conoscere le uve, anche quelle che nel tempo abbiamo considerato minori. Parlare con le persone che quella terra l’hanno coltivata prima di noi. E poi aspettare che sia il territorio stesso a suggerirci quale vino può diventare. Per questo considero Villa Maggioni una sfida particolarmente affascinante. Non dobbiamo inventare i colli Euganei. Sarebbe presuntuoso anche solo pensarlo. Dobbiamo semmai provare a leggere alcune delle loro pagine che forse non sono state ancora scritte fino in fondo. Queste colline hanno una storia geologica eccezionale, una biodiversità straordinaria, una molteplicità di esposizioni e di microambienti che raramente s’incontrano concentrati in uno spazio così raccolto». L’obiettivo, ha sottolineato il presidente Assoenologi, «non è produrre vini che assomiglino ai grandi vini di altri territori», ma «produrre vini che non potrebbero nascere in nessun altro luogo. Villa Maggioni deve partire da qui».

Due le sottolineature del vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, al termine della presentazione. In primis la capacità di lavorare in spirito di comunione tra tutte le Chiese, di cui è un esempio l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero, nel suo compito e missione. Il secondo aspetto sottolineato dal vescovo è stata l’attenzione alla cura del  Creato: «Nel nostro territorio questa sensibilità nei confronti del Creato vive, esiste, anche se spesso ce ne dimentichiamo. La vocazione che abbiamo è quella di vivere dentro, sopra questa terra, con questa terra che, secondo la Sacra Scrittura, ci è stata affidata e deve essere custodita. L’amore per la terra e anche il contributo di ingegno e di creatività dato dagli operatori e dalle persone competenti, affinché il nostro territorio migliori e sia sempre più adeguato, rappresentano un contributo al territorio, ma anche alla politica e a un modo di pensare, custodire e preparare il futuro».

Fonte: servizio stampa Diocesi di Padova

Trento. Co.Di.Pr.A. ottiene dal Masaf il riconoscimento come soggetto gestore del primo Fondo IST Uva d’Italia


viti valle dei Laghi (TN)
Con decreto del 10 giugno 2026, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf) ha ufficialmente riconosciuto Co.Di.Pr.A. Trento quale soggetto gestore del Fondo settoriale di stabilizzazione del reddito “Fondo IST Uva”. Si tratta di un passaggio di grande importanza che rende pienamente operativo quello che rappresenta il primo Fondo di stabilizzazione del reddito interamente dedicato al comparto vitivinicolo in Italia.

L'iter. Co.Di.Pr.A. e il sistema Asnacodi Italia hanno richiesto con determinazione ed ottenuto l’ammissione del prodotto uva da vino fra i prodotti ammissibili stabiliti dal Piano di Gestione dei Rischi 2026 (PGRA 2026). Il riconoscimento ministeriale arriva al termine dell’istruttoria prevista dalla normativa nazionale ed europea e consente al Fondo di entrare a pieno titolo tra gli strumenti di gestione del rischio previsti dalla Politica Agricola Comune, con la possibilità di beneficiare dello straordinario sostegno comunitario con una percentuale di aiuto che può arrivare sino al 70%. Il Fondo IST Uva è il terzo fondo di stabilizzazione del reddito attivato dal Consorzio che, già dal 2019, agli albori dell’introduzione della normativa, grazie alla straordinaria visione e capacità di interpretare le nuove esigenze delle imprese agricole, aveva attivato questo innovativo strumento per il settore melicolo e lattiero caseario.

Il Fondo IST Uva si affianca alle polizze assicurative agevolate e agli altri fondi mutualistici già attivi, intervenendo quando il reddito aziendale registra una riduzione significativa rispetto alla media storica. L’obiettivo è garantire una maggiore stabilità economica alle imprese viticole, rafforzandone la capacità di affrontare scenari sempre più complessi. Con oltre 100 milioni di euro di valore produttivo annuo espresso dal comparto viticolo provinciale, il Fondo IST Uva si candida a diventare un elemento strategico per la resilienza delle aziende agricole trentine e un modello di riferimento a livello nazionale. Questo nella piena convinzione che l’impegno degli agricoltori che affrontano quotidianamente le sfide produttive ed economiche debba essere tutelato con ogni strumento che possa contribuire a trasferire fiducia, tranquillità e visione. Le adesioni sono aperte attraverso il sito di Co.Di.Pr.A. (www.codipra.it), mentre prosegue il confronto sul territorio con i viticoltori.

Fonte: servizio stampa Co.Di.Pr.A.

L’Asiago Dop Prodotto della Montagna, il formaggio più prezioso d’Italia, festeggia i suoi primi vent’anni a Made in Malga (11-13 settembre)

Ha un valore stimato dagli esperti internazionali che va dai 350 ai 400 euro al chilogrammo la forma di Asiago Dop Prodotto della Montagna stagionata dieci anni aperta (foto in alto) in occasione di Made in Malga, la rassegna nazionale dedicata alle eccellenze casearie prodotte sopra i 600 metri, che torna per il secondo fine settimana (11-13 settembre) nell’Altopiano dei Sette Comuni. Tra gli appuntamenti in programma del Consorzio di tutela formaggio Asiago c’è la masterclass di sabato 12 settembre, alle ore 11:00 con L’Asiago Dop incontra i vini di montagna del Trentino.

La quotazione colloca l’Asiago Dop Prodotto della Montagna al vertice della produzione casearia mondiale di altissima gamma e conferma il valore di questa produzione di nicchia e delle lunghe stagionature. La forma aperta a Made in Malga è stata prodotta con solo latte di pascolo alpino il 21 settembre 2016, giornata nella quale si celebra San Matteo Apostolo, patrono di Asiago, ed è stata “allevata” per dieci anni, riposta su tavole di abete rosso, rigirata quotidianamente a mano e valutata da un esperto fino a raggiungere il grado di stagionatura ottimale.

Già riconosciuto tra i dieci formaggi più preziosi al mondo fin dal 2017 e miglior formaggio vaccino in assoluto ai Luxury Cheese, rassegna mondiale dei formaggi più rari, questo formaggio è un riferimento per intenditori e alta cucina d’autore. Una rarità che nasce ogni anno in poche migliaia di forme nelle malghe e nei caseifici di montagna sopra i 600 metri delle sole province di Vicenza e Trento. In un territorio naturale ricco di biodiversità, con oltre 700 specie diverse, il latte da cui lo si produceproviene da vacche al pascolo alimentate con erba e fieno, senza Ogm e insilati, e porta nel formaggio 100% naturale le caratteristiche dei luoghi, dove essenze, fiori ed erbe mutano a seconda dell’altitudine, dell’esposizione e del periodo di monticazione. La lavorazione conserva e tramanda tecniche antiche, come l’impiego nelle malghe di caldaie in rame alimentate ancora a legna che, unite alla manualità e all’esperienza del casaro, rendono ogni forma unica. Un processo nel quale il tempo è parte integrante della qualità e dà vita a un formaggio dall’aroma complesso, gradevole e intenso, con note di frutta secca tostata, noci e spezie, insieme a sentori di frutti di bosco, di erbe e fiori di montagna dove all’esplosione sensoriale in bocca si associa una persistenza gustativa senza eguali.

Nel 2026 l’Asiago Dop Prodotto della Montagna celebra vent’anni dalla sua introduzione nel disciplinare di produzione, una scelta per valorizzare la filiera legata ai luoghi d’origine sopra i 600 metri d’altitudine, rafforzarne la sostenibilità economica e tutelare il territorio e la biodiversità che la esprime offrendo ai consumatori garanzie sulla provenienza e la qualità del formaggio. Nel primo trimestre, la sua produzione è aumentata del 7,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un andamento che si inserisce in un trend costante: tra il 2015 e il 2025, le forme sono passate da 52.802 a 68.555, con un incremento del 29,8%. Il dato conferma la vitalità di questo prodotto e il suo ruolo per l’economia locale, sostenuto anche dall’ingresso di nuove malghe nella compagine dei soci, grazie al costante lavoro del Consorzio di Tutela. “I risultati ottenuti in vent’anni dall’istituzione dell’Asiago Dop Prodotto della Montagna – afferma Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio Tutela Formaggio Asiago – mostrano l’efficacia di pianificazioni e scelte di lungo periodo. La sfida dei prossimi vent’anni sarà quella di creare le condizioni affinché questa produzione possa continuare a mantenersi in buona salute, affrontando i cambiamenti con la resilienza che è propria della nostra filiera e preservando il patrimonio di conoscenze, saperi e paesaggio che la rende unica”.

Fonte: servizio stampa Consorzio tutela formaggio Asiago

Agosto 2026 in Veneto: un mese da record, tra ondate di calore senza precedenti e permafrost ormai scomparso

(di Giuseppe Pomarico, geologo e climatologo). Il Veneto chiude l’estate meteorologica 2026 con un agosto che si colloca a un soffio dal leggendario 2003, confermando una tendenza che ormai da tre mesi consecutivi (giugno, luglio, agosto) non lascia spazio a dubbi interpretativi: la regione sta attraversando una fase climatica di eccezionale e persistente anomalia termica. I dati diffusi da Arpav nel report meteoclimatico agosto 2026, restituiscono un quadro che merita una lettura non solo cronachistica, ma propriamente geoclimatologica.

Un’estate che supera, seppur di poco, il 2003

Il dato di sintesi è di per sé una notizia climatologica di rilievo: la temperatura media del trimestre giugno-luglio-agosto 2026 sembra aver superato, sia pure lievemente, quella della celebre estate 2003, a lungo considerata insuperabile. Agosto da solo si è classificato come il secondo più caldo mai registrato dalla rete Arpav, con un’anomalia media regionale di +3,2 °C rispetto alla norma 1991-2020, preceduto solo dal 2003. Il trend di lungo periodo, statisticamente significativo, è di +0,75 °C per decennio sulle temperature medie e di +0,78 °C per decennio sulle minime — un segnale coerente con l’intensificazione del riscaldamento osservata a scala regionale negli ultimi trent’anni. Dal punto di vista dinamico, il mese è stato dominato nella prima metà da un promontorio anticiclonico sub-tropicale persistente, la terza grande “bolla di calore” della stagione dopo quelle di giugno e luglio, mentre nella seconda parte impulsi di origine atlantica hanno favorito un temporaneo riequilibrio termico, interrotto a fine mese da una nuova, breve avvezione calda nord- africana (26-28 agosto) accompagnata da polveri sahariane in quota, responsabili dell’aspetto lattiginoso del cielo tra il 27 e il 28.

Il dato più significativo: l’ondata di calore più lunga mai registrata

Dal punto di vista bioclimatico, l’elemento di maggiore interesse scientifico riguarda il disagio fisico da caldo-umido misurato attraverso l’indice Humidex. Se le due ondate di calore “tradizionali” di agosto (29 luglio-7 agosto e 9-16 agosto) risultano formalmente separate da una breve pausa l’8 agosto, l’analisi in termini di Humidex mostra che tale pausa si annulla completamente: l’umidità relativa elevata ha mantenuto l’Humidex medio giornaliero sopra la soglia critica dei 35 °C anche in quel giorno, configurando un’unica ondata di forte disagio fisico ininterrotta durata 18 giorni, dal 27 luglio al 13 agosto — la più lunga e intensa mai registrata in Veneto, che supera il primato appena stabilito a giugno 2026. Il 2026 entra così, con tre distinti episodi (giugno, luglio, agosto), nella classifica delle dieci peggiori ondate di sempre per stress termico. Punte di Humidex superiori a 50 °C sono state misurate a Roverchiara (53,7 °C), Villorba e Porto Tolle-Pradon (51,6 °C), Codevigo (51,4 °C) e Chioggia-Sant’Anna (51,1 °C).

Geomorfologia e criosfera alpina: il permafrost del Piz Boè

L’aspetto più rilevante sotto il profilo geomorfologico riguarda la criosfera dolomitica. Al sito di monitoraggio del permafrost del Piz Boè (2900 m), a fine agosto non risulta più presente terreno gelato: un degrado totale che segna un punto di non ritorno rispetto alla situazione rilevata nel 2011, quando lo spessore del permafrost si estendeva per circa 5 metri di profondità fino a fondo pozzo (30 m). Il dato conferma la prosecuzione, per l’intero mese, della fusione di ghiacciai, rock glaciers e permafrost, in un contesto in cui lo zero termico ha oscillato tra i 3480 m (22 agosto) e i 4805 m (27 agosto). Le immagini della Marmolada, con ghiaccio scuro e ricoperto di detrito, restituiscono visivamente l’entità del degrado in atto, con implicazioni dirette sulla stabilità dei versanti in alta quota e sul rischio di crolli rocciosi legati al disgelo del permafrost — un tema che meriterebbe monitoraggi geotecnici mirati nei prossimi anni.

Precipitazioni: deficit disomogeneo e dissesti idrogeologici localizzati

Sul fronte pluviometrico, agosto chiude con un deficit regionale del -12%, ma con una distribuzione fortemente disomogenea: -30% sulla fascia pedemontana, -15% su area alpina e prealpina, mentre la pianura ha chiuso sostanzialmente in pareggio grazie a eventi estremi localizzati (Veronese, Padovano, Veneziano). Lo SPI a 6 e 12 mesi conferma una siccità di lungo periodo moderata-severa sulle aree montane e di alta pianura, aggravata — secondo lo SPEI, che integra anche l’effetto della temperatura — proprio dalle alte temperature stagionali che hanno incrementato l’evapotraspirazione potenziale (+8 mm di anomalia media in pianura). Non sono mancati fenomeni di instabilità idrogeologica: il 1° agosto un flash flood ha interessato un torrente tra Giralba e Reane (Auronzo di Cadore), con case investite da acqua e detriti; il 5 agosto allagamenti tra Ponte nelle Alpi e Soverzene e un ulteriore dissesto idrogeologico in Val d’Oten. L’evento più severo dal punto di vista dell’intensità di precipitazione e della ventosità resta però quello del 28 agosto, con sistemi temporaleschi grandinigeni tra Prealpi/Pedemontana e pianura, cumulati fino a 54,2 mm a Mira (VE) in poche ore, e raffiche di vento eccezionali: 200 km/h sulla Marmolada, 180 km/h nella rilevazione del Bellunese, 108 km/h alle Pale di San Martino, oltre 100 km/h in diverse località di pianura.

Notti tropicali e giornate estive: indicatori di un cambiamento strutturale

Completano il quadro due indicatori bioclimatici in forte crescita: le notti tropicali (minima ≥20 °C), con una media di 18 giornate in pianura — secondo valore più alto della serie storica, sei volte superiore alla media degli anni ’90 — e le giornate estive (massima >30 °C), con 26 giorni medi in pianura (+9 rispetto alla norma), terzo valore più alto di sempre. Entrambi i parametri, letti in serie storica, mostrano una traiettoria di crescita che va ben oltre la variabilità interannuale attesa, rafforzando l’ipotesi di un cambiamento strutturale del regime termico regionale piuttosto che di un’anomalia episodica.

Considerazioni conclusive

Il quadro che emerge da questo report Arpav conferma, dal punto di vista geoclimatologico, una convergenza di segnali che non può essere ignorata: allungamento e intensificazione delle ondate di calore, degrado accelerato della criosfera alpina, incremento della frequenza di eventi pluviometrici a elevata intensità oraria a fronte di un deficit cumulato di lungo periodo, e un trend termico di fondo statisticamente robusto. Il caso del permafrost del Piz Boè, in particolare, rappresenta un indicatore geomorfologico di soglia superata che meriterebbe un approfondimento specifico nei prossimi mesi, anche in relazione alla stabilità dei versanti dolomitici.