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6 giugno, Vicenza. La Biblioteca Internazionale la Vigna apre il suo giardino ai visitatori. Tra gli organizzatori dell’evento, l’Ass.ne Direttore e Tecnici Giardini Pubblici, il cui delegato per il Veneto è il consigliere Argav Alessandro Bedin

In occasione della manifestazione nazionale "Appuntamento in Giardino 2026", promossa dall'APGI (Associazione Parchi e Giardini d'Italia), la Biblioteca Internazionale "La Vigna" apre al pubblico le porte del suo giardino sabato 6 giugno 2026 per un'intera giornata dedicata alla cultura, al paesaggio e alla natura (ingresso libero e gratuito).

Ispirandosi alla celebre massima di Cicerone, “Se possedete una biblioteca e un giardino, avete tutto ciò che vi serve”, l'evento propone un ricco programma di appuntamenti culturali e percorsi guidati, organizzato in collaborazione con l'Associazione Italiana Direttori e Tecnici Pubblici Giardini, il cui delegato per la regione Veneto è il consigliere Argav Alessandro Bedin, e l'Associazione Amici dei Parchi. 

Programma dell'evento. Ore 10:00 – Le lune di Galileo: incontro di apertura con l'artista Margherita Michelazzo; ore 10:30 – Visita guidata; Ore 11:00 – Dialoghi in giardino con la paesaggista Camilla Zanarotti; Ore 15:00 – Presentazione del libro Abitare gli alberi tra cielo e terra con l'autrice Roberta Martufi; Ore 15:30 – Visita guidata; Ore 16:00 – Le lune di Galileo con l'artista Margherita Michelazzo.

Fonte: Biblioteca internazionale La Vigna

6 giugno, al Gabinetto di lettura di Este (Padova) la presentazione di “Figli d’acqua dolce”, libro sul fiume Adige a cura del socio Mauro Gambin. Il volume pubblicato da Tracciati, del socio e consigliere Emanuele Cenghiaro

Per chi è cresciuto lungo l’Adige, il fiume non è stato soltanto una presenza naturale, ma una forma di educazione. Ha insegnato il rischio, il limite, il tempo dell’attesa, il rapporto con l’estate e con la piena, con la profondità e con ciò che non si vede. Il paesaggio del fiume entra nel linguaggio, nei gesti, nella misura delle paure e delle abitudini. È da questa esperienza che nasce Figli d’acqua dolce, sottotitolo Perdemmo il fiume, non lo trovammo più, il primo libro del socio giornalista Argav Mauro Gambin, pubblicato dalla padovana Tracciati Editore, del socio e consigliere Argav Emanuele Cenghiaro, e che viene presentato a Este (Padova), al Gabinetto di lettura (piazza Maggiore 12), il 6 giugno alle ore 18.30. Ad accompagnare il volume è la prefazione di Antonio Mazzetti, studioso e profondo conoscitore del paesaggio veneto e della civiltà d’acqua, che sarà presente all'incontro, insieme alla scrittrice Giuliana Desirò, moderatrice della presentazione. Alcuni brani del libro saranno letti da Damiano Fusaro. 

Il lavoro di Gambin, giornalista padovano che il lavoro ha portato a osservare attentamente il territorio e i suoi mutamenti quasi invisibili, non è un memoir né una semplice narrazione territoriale, tenta invece di osservare ciò che accade quando un paesaggio smette di essere centrale nella vita quotidiana e diventa periferico, quasi invisibile. L’Adige, in queste pagine, non viene quindi raccontato come sfondo, è piuttosto una struttura che organizza il pensiero.

Attraverso episodi, figure, memorie, deviazioni e ritorni, il fiume agisce come una corrente narrativa: porta a galla storie, ne trattiene altre, deposita immagini che riaffiorano più oltre.
Ciò che interessa a Gambin non è soltanto il paesaggio fisico, ma il modo in cui quel paesaggio produce cultura. Il fiume ha generato una lingua, un lessico preciso, una tassonomia spontanea dell’acqua. Esisteva l’acqua “che ride”, quella bassa e luminosa che riflette il sole sul fondo; l’acqua del molénte, che gira lenta su sé stessa; l’acqua ferma, percepita come malsana perché privata del suo movimento naturale. Queste definizioni non appartengono alla geografia né alla tecnica. Nascono da un bisogno più profondo: dare un nome a ciò che cambia continuamente. In un ambiente instabile come quello fluviale, nominare significa orientarsi. Per questo il libro suggerisce che il linguaggio non sia soltanto uno strumento descrittivo, ma una forma di sopravvivenza culturale.

Da qui deriva anche la natura delle figure che popolano il volume. Non veri personaggi, ma presenze che sembrano emergere dalla stessa materia del paesaggio: uomini che cercano nel fiume, inventori, pescatori, persone marginali, figure eccentriche che esistono quasi più come postura che come biografia. Non vengono raccontate per costruire una genealogia individuale, ma perché incarnano un rapporto con l’acqua e con il territorio. Il fiume diventa così un archivio umano, che conserva allo stesso modo l’infanzia e l’inquinamento, le tracce di una civiltà contadina e le conseguenze del progresso. È qui che Figli d’acqua dolce assume un significato che supera il dato locale: non guarda più all’Adige come a un paradiso perduto, non indulge nella nostalgia, ma osserva il momento in cui una comunità smette di riconoscersi nel proprio paesaggio. Non perché quel paesaggio scompaia, ma perché cambia la qualità dello sguardo.

Più che un libro sul fiume, Figli d’acqua dolce (160 pagine, Euro 18,00, ISBN: 978-88-32134-48-3) è un libro sul modo in cui i luoghi continuano a vivere dentro le persone anche quando sembrano esserne usciti. Un lavoro che interroga il paesaggio come forma di coscienza e che, attraverso l’Adige, racconta il rapporto fragile tra appartenenza e distrazione. L’intervento di Mazzetti colloca invece il libro all’interno di una riflessione più ampia sul rapporto tra comunità e ambiente, riconoscendo nell’Adige non soltanto un fiume, ma un dispositivo culturale capace di modellare identità e memoria.

Mauro Gambin, classe 1972, vive a Masi, a pochi passi dall’Adige, che in questo libro resta il protagonista mai citato. Giornalista, ha collaborato con diverse testate e ha fondato il periodico Con i piedi per terra, un’esperienza decennale di racconto dei luoghi del territorio, da cui è nato anche un format radiofonico omonimo su Radio K Rovigo. Il territorio è da sempre al centro del suo lavoro, nel tentativo di smontare l’idea che “qui non c’è niente”, attraverso altri sguardi e altre possibilità di racconto. Negli anni ha affiancato all’attività giornalistica una ricerca visiva attraverso la pittura, come ulteriore forma di indagine sulla sensibilità. Un percorso che ha ricevuto riconoscimenti in diversi concorsi, tra cui il Premio Giovanni Segantini di Arco (TN).

Fonte: servizio stampa Tracciati Editore

6 giugno, a Selvazzano Dentro (Padova), il premio Argav 2016 Vittorio de Savorgnani tra i relatori all’incontro dedicato alle Anguane, spiriti femminili, signore e custodi delle acque

Nell'ambito della mostra fotografica "Esposizione diffusa" dell'artista Mara Ruzza, in corso al Palazzo Eugenio Maestri-Biblioteca Melchiorre Cesarotti, sala De Zanche di Selvazzano Dentro (Padova) fino al 27 giugno 2026, il premio Argav 2016 Vittorio de Savorgnani, insieme al naturalista Andrea Selena Bernardi, darà vita sabato 6 giugno alle ore 10 a una conversazione sul tema "Anguane, spiriti femminili, signore e custodi delle acque".

L'evento trae spunto dalle sequenze di fotografie sui riflessi dell’acqua del fiume dell'artista Ruzza esposte in mostra, per approfondire la figura delle Anguane, ninfe d'acqua di sorgenti, fiumi, torrenti e laghi considerate nella tradizione popolare montana di Veneto, Trentino e Friuli-Venezia Giulia custodi della natura, abili guaritrici ed esperte di erbe.

Fonte: Biblioteca Melchiorre Cesarotti Selvazzano Dentro

Il Veneto istituisce l’Albo regionale dei vigneti eroici e storici

“Con l’istituzione dell’Albo regionale dei vigneti eroici e storici diamo attuazione al dettato nazionale e offriamo uno strumento operativo ai nostri viticoltori”. Lo ha annunciato l’assessore veneto all’agricoltura Dario Bond, dopo l’approvazione della delibera da parte della Giunta regionale della delibera. “La viticoltura eroica non è solo una pratica agricola, ma un patrimonio culturale, paesaggistico e sociale – ha sottolineato Bond – parliamo di territori che raccontano la storia e l’identità delle comunità venete e che contribuiscono in modo determinante alla sicurezza idrogeologica dei versanti”.
 
In Veneto, le aree interessate da queste condizioni comprendono territori simbolo come Valpolicella, Soave, Asolo, Conegliano Valdobbiadene (foto in alto) e Monti Lessini, oltre ai vigneti delle isole della laguna di Venezia, eredità storica della Serenissima. Si tratta di produzioni di altissimo valore qualitativo, riconosciute e apprezzate sui mercati internazionali, autentiche “bandiere” dell’enologia regionale. “Questi vini rappresentano l’eccellenza del Veneto nel mondo – ha evidenziato l’assessore – e sono il frutto di un lavoro che modella il paesaggio, lo rende produttivo e allo stesso tempo lo tutela. Per questo devono essere adeguatamente riconosciuti anche dal punto di vista economico”.
 
L’Albo regionale consente di censire ufficialmente i vigneti eroici e storici, in linea con quanto previsto dalla normativa nazionale (Legge 238/2016 e decreto attuativo 6899/2020). Possono accedervi i vigneti situati in aree con pendenza superiore al 30%, su terrazzamenti o gradoni, oltre i 500 metri di altitudine (esclusi gli altopiani) o nelle isole, previa richiesta ad Avepa da parte dei conduttori. “Non vogliamo introdurre nuovi vincoli, ma garantire opportunità – ha precisato Bond – l’iscrizione all’Albo rappresenterà un riconoscimento utile per l’accesso ai bandi di finanziamento e per la valorizzazione delle produzioni, anche attraverso un futuro marchio nazionale dedicato”.
 
Proprio sul tema del marchio, l’assessore ha ribadito l’importanza di proseguire il confronto con il Ministero dell’Agricoltura: “È fondamentale arrivare rapidamente all’adozione di un marchio nazionale che renda immediatamente riconoscibili questi prodotti al consumatore – ha affermato – perché acquistare un vino eroico significa anche sostenere l’ambiente, la cura del territorio e la permanenza delle comunità nelle aree più fragili”. Infine, Bond ha richiamato la necessità di aggiornare il quadro normativo per rispondere alle nuove sfide, in particolare quelle legate al cambiamento climatico: “Servono regole più snelle per la manutenzione dei versanti e un’accelerazione sull’utilizzo delle nuove tecnologie come i droni, per i quali confidiamo possa a breve essere promulgato il decreto interministeriale applicativo della norma introdotta a dicembre 2025 che ne consente l’impiego per il prossimo triennio – ha concluso –. La viticoltura eroica è una risorsa strategica e come tale va sostenuta con strumenti adeguati e una visione moderna”.

Fonte testo: servizio stampa Regione Veneto/assessorato all'Agricoltura


Veneto realizza il risanamento ambientale dei “siti orfani” nei tempi previsti dal Pnrr

Entra nella fase conclusiva il piano della Regione del Veneto per la riqualificazione ambientale dei cosiddetti “siti orfani”, aree contaminate in cui il responsabile dell’inquinamento non è individuabile e pertanto è il comune che deve provvedere alla bonifica. Grazie ai fondi del PNRR, un investimento di oltre 31 milioni di euro sta permettendo di far progredire il risanamento di nove aree critiche distribuite su otto comuni del territorio regionale.

“Il nostro obiettivo primario – dichiara l’assessore all’Ambiente Elisa Venturini – è sanare ferite aperte nel territorio che per troppo tempo sono rimaste in attesa di una soluzione. Bonificare un ‘sito orfano’ non è solo un atto tecnico, ma un dovere verso i cittadini: significa trasformare zone degradate e potenzialmente pericolose in spazi sicuri, riducendo al contempo l’occupazione di terreno e favorendo il risanamento urbano. “La Regione, – continua l’assessore – ha assunto con convinzione il ruolo di regia in questa operazione. “Siamo al fianco dei Comuni per fornire supporto tecnico, amministrativo e di monitoraggio, garantendo che ogni risorsa sia utilizzata al meglio. Restituire queste aree alla collettività, eliminando le minacce per l’ambiente, rappresenta una priorità assoluta per la qualità della vita nelle nostre province”.

I cantieri: gli interventi sul territorio. Il piano d’azione prevede operazioni specifiche per ogni area, mirate a rimuovere le fonti di inquinamento e ripristinare la sicurezza del suolo:

Area Veneziana e Bacino Scolante: Venezia (Forte Marghera): Un grande progetto di pulizia e rimozione dei terreni contaminati per rendere fruibili ai cittadini ben 75.000 mq di area verde e storica.Venezia (Ex Cave Casarin): Completamento della bonifica dei terreni di questa ex area estrattiva per eliminare ogni residuo inquinante. Spinea (Ex discarica via Luneo): Intervento finale per la messa in sicurezza permanente dell’area, isolando i vecchi rifiuti dall’ambiente circostante. Cavallino Treporti (Ex stazione travaso): Pulizia profonda del terreno e rimozione dei materiali inquinanti dove un tempo avveniva il carico/scarico dei rifiuti.

Province di Padova, Verona, Rovigo e Vicenza: San Martino di Lupari (PD): Bonifica dell’area di un vecchio distributore di carburanti in via La Marmora, con la pulizia della terra circostante. Isola Rizza (VR) (Ex Cava Bastiello): Un imponente intervento di oltre 7,5 milioni di euro per completare la bonifica totale del sito. Adria (RO) (Ex discarica SOCEIC): Messa in sicurezza della vecchia discarica con sistemi di isolamento a protezione delle falde acquifere. Sarego (VI): Analisi dettagliate e pulizia dei terreni per restituire sicurezza ambientale a un sito precedentemente compromesso. Portogruaro (VE) (Ex Perfosfati): Intervento di messa in sicurezza dell’area industriale per bloccare la diffusione di sostanze nocive.

Il cronoprogramma e le previsioni tecniche. Secondo le previsioni della struttura tecnica regionale, l’avanzamento dei lavori e la costante collaborazione con il Ministero permetteranno di rispettare i traguardi fissati. Gli uffici regionali stimano infatti di raggiungere l’obiettivo della riqualificazione di almeno il 70% della superficie complessiva dei siti entro il termine del 30 giugno 2026. Per accelerare le operazioni, la Giunta ha già approvato il nuovo schema di Accordo di Programma che stabilisce un’anticipazione dei finanziamenti pari al 30%, consentendo ai Comuni, individuati come soggetti attuatori esterni, di procedere speditamente con le fasi operative.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

Vino, dealcolati: nel 2026 +90% la produzione italiana prevista, in particolare in Veneto

Nel 2025 in Germania, Regno Unito e Stati Uniti i vini Nolo (no e low alcohol) hanno realizzato un valore delle vendite nella grande distribuzione di oltre 1,2 miliardi di euro e l’equivalente di 160 milioni di bottiglie commercializzate. Numeri – rileva lo studio dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly presentato a Verona nel corso di Vinitaly 2026 – ancora bassi, ma che cominciano a rappresentare una fetta significativa di mercato anche per i vini dealcolati, segmento che vede quest’anno esordire la produzione nel Belpaese dopo anni di stallo legislativo.

L’Italia, che sino a ora destinava la produzione di dealcolati all’estero, parte quindi con l’handicap temporale e ciò si nota nelle quote di mercato – attorno al 2,5% – occupate soprattutto in Germania e Regno Unito ma il contesto è destinato a cambiare. Secondo una recente indagine dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly sulla quasi totalità delle imprese tricolori che fanno o stanno organizzando linee di vini dealcolati, i numeri si annunciano in forte crescita: +90% di aumento produttivo previsto nel 2026, con una quota export attestata al 91% e il grosso delle vendite fatte sul canale retail (77%). Già la metà del campione intende inoltre attivare la produzione in Italia. Le tipologie a listino vedono una leggera prevalenza dei no-alcohol (54%), con un aumento significativo dell’opzione “bevanda a base vino”, balzata dal 3% del 2025 al 27% odierno. Tra i mercati tradizionali, prevale l’obiettivo Nordamerica (Usa e Canada) ma anche i Paesi Dach (Germania, Austria e Svizzera). Tra le piazze nuove ed emergenti, le risposte convergono su alcuni Paesi (Messico, Polonia ma anche Cina) e areali, con in testa Medioriente e Africa.

Tornando alla domanda globale di Nolo (che comprende anche i dealcolati), l’analisi dell’Osservatorio su base Nielsen-IQ e Iwsr rileva andamenti piuttosto diversificati, sia per titolo alcolometrico, sia per tipologia di prodotto, con gli alcohol-free in marcia positiva rispetto agli arretramenti dei low alcohol. In particolare gli spumanti – nella categoria “zero” – dimostrano di intercettare meglio degli altri le dinamiche positive di mercato: in Uk (+24%, +17% per i prodotti italiani) e negli Usa (+15%, con l’Italia a +200%).

Tra le motivazioni che spingono la scelta, sono stabili – e ancora maggioritarie – le risposte legate alla salute mentre crescono (quota al 35%) le ragioni legate all’aumento della qualità del prodotto e a una maggiore consapevolezza riguardo alla categoria nel suo insieme. “Ma il tema del gusto – ha detto il segretario generale di Unione italiana vini (Uiv), Paolo Castelletti – rappresenta ancora un freno al consumo per il 25% dei potenziali clienti, quota che sta via via diminuendo in maniera direttamente proporzionale alla qualità di produzioni che possono solo migliorare, e su questo l’Italia gioca la propria partita decisiva. Un segmento di offerta, quello dei vini dealcolati, che rimane aperto sia tra consumatori astemi – con i GenZ (under 28 anni) che in Uk e negli Usa già li preferiscono alla birra – sia tra gli user enologici abituali, che in certe situazioni preferiscono non consumare alcolici”.

Atteggiamenti questi che ancora non si riscontrano in Italia, con una domanda in cui è fortemente radicato il consumo tradizionale. Il mercato è ancora un terreno tutto da conquistare, rileva l’analisi: il 94% dei non consumatori di alcolici dichiara di non aver acquistato un no-alcohol negli ultimi sei mesi, quota che sale al 98% tra i più giovani e scende all’89% tra i più maturi. Tra le motivazioni al consumo, la “guida” è al primo posto (50%, 56% tra i GenZ). E anche guardando al fuori casa non è ancora scattata la scintilla.  Il 71% dei ristoranti, interpellati dall’Osservatorio Fipe-Uiv “Vino & Ristorazione” in collaborazione con Vinitaly, dichiara di non essere interessato a inserire in carta i vini dealcolati, mentre solo il 3% dice di averli già in lista con successo.

Fonte: servizio stampa Veronafiere

29 maggio 2026, al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Padova) si parla del ritorno della gelsibachicoltura in Italia, Veneto ed Europa

Photo by Quang Nguyen Vinh on Pexels.com
Nel consueto incontro di aggiornamento professionale di fine mese, che si tiene dalle 18.30 alle 20.30 nel circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Padova), venerdì 29 maggio Argav propone l'interessante tema del ritorno della gelsibachicoltura in Italia, Veneto ed Europa. 

L'argomento trattato. La seta, pregiata fibra naturale, ha accompagnato la nostra storia, ma la sua produzione è stata nel corso del Novecento dimenticata e trascurata. Il corso aggiornerà su esperienze di ricostituzione di una filiera di produzione nazionale ed europea, grazie a piccole imprese artigianali e cooperative, la valorizzazione culturale e sociale dei prodotti derivati e dei territori, il coinvolgimento delle scuole.

Programma. Dopo i saluti idi Fabrizio Stelluto, presidente Argav. Parteciperanno: ore 18.30 Silvia Cappellozza, dirigente di ricerca Crea Agricoltura e Ambiente, responsabile del Laboratorio di Gelsibachicoltura di Padova, “Come sviluppare un ecosistema europeo, nazionale e veneto della seta”; ore 18.50 Diana Mantegazza, formatrice e progettista didattica specializzata nei linguaggi audiovisivi e nella didattica multimediale, “La trasmissione del patrimonio culturale della seta nelle scuole, con esperienze pratiche effettuate all'Istituto tecnico di agraria “Enrico De Nicola” di Piove di Sacco (Padova)”; ore 19.20 Alessio Saviane, biologo, operatore tecnico al Crea Agricoltura e Ambiente-Laboratorio di Gelsibachicoltura di Padova, “Il kit didattico: uno strumento per conoscere il baco da seta”; ore 19.40 Gianni Fila, ricercatore Crea “La salvaguardia della biodiversità gelsicola”; ore 20.00 Mattia Benedetti, comunicatore della Scienza, “Come comunicare la gelsibachicoltura”. Coordina: Marina Meneguzzi, giornalista e consigliere Argav.

Nel “secondo tempo” della serata (ore 20.30 circa) sarà con noi Marco Scarazzatti, giornalista e scrittore, che presenterà il suo libro “La stanza verde: da dove digiti?”.
 
Ad accompagnarci verso il successivo momento conviviale, grazie alla disponibilità dell’Associazione dei Circoli Wigwam, sarà la presentazione e degustazione dei vini della Cantina Corteros di Piove di Sacco (Padova) introdotta dalla giornalista Giorgia Gay, socia Argav.

Nasce la prima polizza digitale per la tutela delle api

Con l’arrivo della primavera e la ripresa dell’attività di bottinatura, le api tornano protagoniste nei campi e negli ecosistemi, segnando l’avvio di una nuova stagione produttiva per l’apicoltura e per l’agricoltura. È in questo scenario che prende forma la prima polizza digitale dedicata alle api, un’innovazione che punta a rafforzare la protezione di un asset strategico per il settore apistico, l’agricoltura e la biodiversità.

Le api non sono solo insetti fondamentali per l’ambiente: rappresentano un pilastro essenziale per la sopravvivenza degli ecosistemi e della stessa specie umana. Dalla loro attività di impollinazione dipendono la biodiversità, la produzione agricola e l’equilibrio della catena alimentare globale. La loro tutela e quella degli apicoltori che le allevano è quindi una priorità strategica, non solo ambientale ma anche economica. In questo contesto nasce la prima polizza digitale dedicata all’apicoltura, sviluppata da Co.Di.Pr.A. in collaborazione con Agriduemila Hub Innovation e Melixa. Un’innovazione che segna un cambio di paradigma nella gestione del rischio per il settore, introducendo strumenti tecnologici avanzati per una protezione più efficace e puntuale.

L’apicoltura, infatti, rappresenta una fonte di reddito per molte aziende agricole, fortemente esposta alla variabilità climatica e ambientale. Per questo si è resa necessaria un’evoluzione delle tradizionali coperture assicurative, in grado di rispondere con maggiore precisione alle nuove sfide del settore. Elemento chiave della nuova polizza è l’integrazione dell’arnia digitale sviluppata da Melixa, dotata di tecnologia brevettata “contavoli”: il primo sensore al mondo capace di rilevare e quantificare con precisione i flussi in entrata e uscita delle api dall’arnia, fornendo dati oggettivi e in tempo reale sull’attività quotidiana.

Già da inizio campagna la polizza ha riscosso un notevole interesse tra gli addetti ai lavori tanto da riuscire a tutelare otre 100 milioni di api che saranno ospitate in 1.500 arnie su tutto il territorio della provincia di Trento. “Le api sono sentinelle del cambiamento climatico. Monitorarle significa proteggere l’ecosistema, la biodiversità e, in ultima analisi, l’attività umana. Con la tecnologia Melixa puntiamo a migliorare l’efficienza degli apicoltori e a garantire una maggiore qualità ambientale”, afferma Alessandro Zorer, Ad di Melixa. Proprio per raccontare la nuova tecnologia e il collegamento con la sostenibilità e con la filiera di produzione del latte e dei suoi derivati è in programma per il prossimo 20 maggio a Canal San Bovo un evento promosso nell’ambito dell’iniziativa “Le api sentinelle della Valle del Vanoi”

Accanto alla componente tecnologica, un ruolo centrale è svolto dall’integrazione tra innovazione e sistema agricolo. “Questa iniziativa rappresenta un esempio concreto di come la digitalizzazione possa generare valore per l’intera filiera agricola. Mettere insieme dati, ricerca e strumenti assicurativi significa offrire agli apicoltori soluzioni più evolute, capaci di accompagnarli in un contesto sempre più complesso e incerto”, dichiara Andrea Berti, Ad di Agriduemila Hub Innovation.

L’integrazione dei dati raccolti dalle arnie digitali consente di rendere la polizza più accurata e personalizzata. “In un contesto climatico sempre più incerto, è fondamentale innovare i sistemi di gestione del rischio. Il nostro obiettivo è fornire agli apicoltori strumenti sempre più efficaci per affrontare la variabilità degli eventi”, sottolinea Giovanni Menapace, presidente di Co.Di.Pr.A.

Sulla stessa linea anche il direttore Marica Sartori: “l’aggiornamento della polizza era necessario per valorizzare dati sempre più precisi e personalizzati. Grazie ai sistemi Melixa, ogni apiario può essere monitorato in modo puntuale, integrando dati meteorologici e di attività in un’unica piattaforma accessibile. Infatti, i nostri associati che hanno sottoscritto l’innovativa polizza, hanno la possibilità di monitorare in tempo reale i propri apiari attraverso il Portale del Socio/CRM, dove possono controllare lo stato di salute della propria colonia di api, oltre alla produzione giornaliera di miele”.

La nuova polizza prevede l’installazione del sistema Melixa negli apiari al fine di raccogliere i dati durante tutto il periodo di volo delle api. Questi dati saranno analizzati da enti scientifici accreditati per correlare le condizioni climatiche con la produzione di miele, insieme ai dati meteorologici ufficiali. Inoltre, i dati raccolti saranno la base per lo sviluppo di un indice ambientale che vedrà proprio le api diventare vere e proprie sentinelle dell’ambiente. Tutti i dettagli sono disponibili sul sito ufficiale di Co.Di.Pr.A. http://www.codipra.it

Fonte: servizio stampa Co.Di.Pr.A.

Qualità dell’aria: nuovo bando Regione Veneto da 5 milioni per rottamazione veicoli. Tra le novità, contributo aperto anche al noleggio e a “chilometri zero”. Richieste dal 27 maggio al 3 settembre 2026

Photo by Khunkorn Laowisit on Pexels.com
Un piano d’azione concreto che unisce tutela ambientale e supporto alla crescita delle imprese. Su proposta dell’assessore all’Ambiente Elisa Venturini, la Giunta regionale del Veneto ha approvato il nuovo “Bando rottamazione veicoli 2026”. Con uno stanziamento di 5 milioni di euro, la Regione punta ad accelerare il ricambio dei mezzi aziendali obsoleti e più inquinanti a favore di tecnologie a basso impatto. Le imprese interessate potranno presentare la manifestazione d’interesse online a partire dalle ore 10:00 del 27 maggio 2026 fino al 3 settembre 2026. I contributi sono differenziati in base alle emissioni del nuovo veicolo e possono arrivare fino a 20.000 euro, con premialità per le aziende situate nei Comuni che hanno adottato ordinanze per il miglioramento dell’aria nel 2025.

Le novità. L'edizione 2026 introduce novità sostanziali studiate per intercettare le reali necessità del mercato e delle piccole e medie imprese. "Abbiamo evoluto lo strumento per renderlo più flessibile", spiega l’assessore Venturini. "Per la prima volta, il contributo regionale non sarà limitato al solo acquisto, ma sosterrà anche le imprese che scelgono il noleggio a lungo termine o il leasing. Inoltre, abbiamo aperto alla possibilità di acquistare veicoli a 'chilometri zero', ampliando notevolmente le opzioni a disposizione degli imprenditori per modernizzare le proprie flotte con costi contenuti".

"Questo bando è una parte significativa della nostra strategia per l’aria: ogni mezzo rottamato riduce le emissioni di polveri sottili e ossidi di azoto, tutelando la salute dei veneti," prosegue Venturini. "Il fatto che i monitoraggi degli ultimi anni mostrino un trend delle concentrazioni di PM10 in costante miglioramento in tutto il Veneto dimostra che la strategia adottata dalla Regione è corretta. Gli incentivi funzionano e stanno portando risultati tangibili che dobbiamo ora consolidare".

Sinergia con il sistema camerale. Per garantire che le risorse stanziate si trasformino in benefici reali per le aziende, la Regione ha siglato un accordo di collaborazione con Unioncamere Veneto. "Voglio ringraziare il presidente Antonio Santocono per questa partnership," dichiara l’asessore. "La sinergia con Unioncamere e con la Camera di Commercio è determinante: la loro competenza tecnologica e la capillarità sul territorio sono gli strumenti che permettono alle aziende di usufruire agevolmente di questi fondi, superando le barriere burocratiche. È solo grazie a questa collaborazione operativa che possiamo assicurare l'efficacia della misura e, di conseguenza, un impatto positivo sulla qualità dell'aria".

Fonte: servizio stampa Regione Veneto/assessorato all'Ambiente

Presentata a Trecenta (Rovigo) l’offerta scolastica del territorio, tra cui quella degli Istituti per l’agricoltura, l’ambiente e l’artigianato

(di Antonio Verni, giornalista socio Argav). Un soleggiato primaverile pomeriggio ha fatto da quinta alla presentazione dell’offerta scolastica degli istituti Liceo artistico ‘Bruno Munari’ di Castelmassa, Istituto professionale di Stato per l’industria e l’artigianato ‘Enzo Bari’ di Badia Polesine, Istituto professionale di Stato per l’agricoltura e l’ambiente ‘M. e T. Bellini’ di Trecenta. In mostra vari modelli di abiti, numerose piantine coltivate in serra, vari trattori, dai primordi della meccanizzazione in agricoltura ai giganteschi John Deere e Fiat dell’età moderna, macchine dotate di ogni confort. Un momento è stato dedicato anche alla ristorazione e un angolo alla presentazione della nuova disciplina, micorizzazione delle piante e coltivazione dei tartufi. L’intero polo scolastico copre le esigenze di oltre 700 allievi suddivisi in 32 classi.

Il Liceo artistico ‘Munari’ rappresenta l’evoluzione dello storico Istituto d’arte di Castelmassa, fondato nel 1890. Oggi offre due indirizzi, le Arti figurative e il Design moda. L’Ipsia forma gli allievi soprattutto nella manutenzione e assistenza tecnica di piccoli sistemi e impianti. Chi lo frequenta, solitamente trova lavoro dopo pochi mesi dall’aver superato l’esame di Stato.

L’ ‘M. e T, Bellini’ merita un discorso a parte in quanto è dotato di convitto, un campus residenziale per ragazzi e ragazze che permette il pernottamento di alcune degli allievi e delle allieve dell’intero polo scolastico. “Obiettivo fondamentale della strategia formativa dell’Istituzione – precisano i dirigenti scolastici – è infatti l’integrazione con il territorio per rispondere in modo sempre più qualificato alle sue esigenze professionali e per creare figure in grado di interpretare con preparazione e flessibilità a ciò che il mercato richiede”.

Per coloro che volessero approfondire il discorso della meccanizzazione in agricoltura, una visita al Museo-Collezione di trattori Landini di Aiello del Friuli, un borgo di poco più di 2.000 abitanti in provincia di Udine, sarebbe quanto mai opportuna. Difatti Remo Baldassi, fondatore del museo, ha realizzato il sogno di esporre numerose macchine agricole Landini, trattori che hanno segnato la storia dell’agricoltura meccanizzata. In mostra una cinquantina di pezzi, funzionanti e tenuti con cura, assieme ad attrezzi, utensili e manifesti di un’epoca che fu. Un mondo che esprime un certo fascino non soltanto per gli appassionati. Di questi precursori della meccanizzazione agraria, il più piccolo ‘testa calda’ fu il Landini ‘L 25’ (in foto). Aveva 25 cavalli.