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21-30 agosto 2026, Bosco Chiesanuova (Verona). Al via la 32esima edizione del Film Festival della Lessinia, rassegna cinematografica dedicata a vita, storia e tradizioni in montagna

In trentadue anni, il Film Festival della Lessinia (Ffdl) ha scelto di dare voce a diverse popolazioni del mondo per raccontare la vita, la storia e le tradizioni sulle montagne, nelle terre rurali, nelle più appartate periferie. Quest’anno la rassegna cinematografica internazionale, in programma a Bosco Chiesanuova (Verona) dal 21 al 30 agosto, e organizzata dall’Associazione Film Festival della Lessinia presieduta da Nadia Massella, sotto la direzione artistica di Alessandro Anderloni (vedi foto in alto), ha in programma un calendario di 107 eventi tra mostre, incontri, presentazioni editoriali, laboratori, concerti, escursioni e momenti di convivialità.

In questa edizione la rassegna compie un atto di opposizione nei confronti dell’inarrestabile omologazione culturale e lo fa rendendo omaggio alla “lingua madre”, intesa come ricerca delle proprie radici culturali e di consapevolezza della propria identità, di confronto con geografie, culture, tradizioni, usanze e storie diverse. La scelta è una naturale prosecuzione delle esplorazioni linguistiche e culturali che hanno attraversato i primi tre decenni della rassegna ed è un’esortazione a riflettere sul processo di omologazione culturale in atto nel nostro tempo. A partire da una considerazione: la montagna e in generale le zone rurali e periferiche costituiscono una riserva di ossigeno linguistico dove con gli idiomi minoritari rispetto alle zone urbane si conservano maggiormente e tengono vive usanze, tradizioni, ritualità e dinamiche sociali. Sono le radici nel passato che aiutano a rinsaldarsi nel presente come lo stesso manifesto del Festival riprende con la rielaborazione di un linguaggio pre-alfabetico: una lingua che precede la lingua.

La rassegna cinematografica vede una “babele” di storie che si completerà nella programmazione cinematografica sul grande schermo con 83 film, di cui 27 in anteprima italiana, provenienti da 43 Paesi e selezionati tra le circa mille opere prese in considerazione. Saranno presentati nel corso di 40 sessioni di proiezione nella sala del Teatro Vittoria mentre una ventina di film della selezione ufficiale saranno disponibili sulla piattaforma MyMovies dal 21 agosto al 6 settembre. 
Oltre ai numerosi registi, arriveranno in Lessinia altri attesi ospiti della rassegna Parole Alte, tra i quali: il meteorologo Luca Mercalli, la cantante Gigliola Cinquetti in dialogo con lo psichiatra Vittorino Andreoli, il cardinale e arcivescovo Jean-Paul Vesco a confrontarsi con il vescovo di Verona Domenico Pompili, gli scrittori Matteo Righetto e Paolo Malaguti, il fumettista Leo Ortolani e l’alchimista dei boschi Ferruccio “Fèro” Valentini

Tra gli anniversari, il Festival ricorderà: i cinquant’anni dal terremoto del Friuli; i cento anni dalla nascita del drammaturgo e attore Dario Fo e di Tina Merlin, scrittrice e partigiana italiana; l’Anno internazionale dei pascoli e dei pastori. E ancora: i trent’anni dal rapimento e l’uccisione di sette monaci trappisti sulle montagne dell’Algeria. Una nuova sezione del Festival dedicherà spazio a progetti multimediali, performance teatrali, narrazioni musicali. Tra questi, la Sala Acustica con l’ascolto collettivo di un album musicale, con dialogo iniziale e finale.

Protagonista sarà poi il pubblico che nello spazio d’incontro davanti al Teatro Vittoria potrà trovare la Libreria della Montagna, a cura di Gianni Bussinelli Editore, aperta tutti i giorni con una selezione di pubblicazioni sui temi del Festival; la Trattoria Sociale con piatti della tradizione enogastronomica della Lessinia, a cura della Cooperativa Sociale Panta Rei, e l’Osteria del Festival, caffè e ristorante con una ricca offerta enogastronomica di prodotti della montagna veronese; il palcoscenico per gli incontri di Parole Alte, l’Aperitivo con il regista e i concerti serali con gruppi della tradizione popolare ed eventi di world ed etno-music. Qui all’aspetto culturale, come bene accessibile e integrato, il Festival intreccia l’attenzione al sociale attraverso iniziative mirate alla promozione dei valori dell’inclusione e del riscatto, dedicate in modo particolare a fasce di popolazione fragili coinvolte in un team di oltre 120 volontari.

L’edizione 2026 del Film Festival della Lessinia darà spazio a cinematografie inconsuete che provengono soprattutto dal continente africano (Nigeria, Kenya, Ciad, Sudafrica) e dall’Oriente (Singapore, Hong Kong, Cambogia). La giuria internazionale sarà composta da: Helene Christanell (Italia), Azza Hourani (Giordania), Vanina Lappa (Italia), Diogo Varela Silva (Portogallo), Matthäus Wörle (Germania). Per la prima volta nella storia della rassegna le registe saranno la maggioranza. 

Tra lungometraggi, cortometraggi e film di animazione saranno 22 i film nella sezione Concorso a competere per la Lessinia d’Oro al miglior film in assoluto, la Lessinia d’Argento per il miglior lungometraggio e per il miglior cortometraggio e il Premio della Giuria. Nella sezione FFDLgreen, dieci film parteciperanno all’assegnazione del premio “Green Planet Movie Award”. Otto opere cinematografiche comporranno invece la sezione Montagne italiane. Il Festival nel Festival FFDL+ avrà in programmazione 29 film di animazione e cortometraggi per bambini e adolescenti: una selezione internazionale sui temi della natura, del rapporto tra il mondo dell’infanzia e quello adulto, degli interrogativi di fronte alle sfide climatiche. La Retrospettiva renderà omaggio alla lingua madre vista dalla prospettiva femminile con quattro film di altrettante registe. Tra gli eventi speciali, il Festival presenterà, in anteprima assoluta, uno spettacolo visivo e musicale con la proiezione di rare immagini della trasmissione L’Italia dei dialetti, per gentile concessione degli archivi Rai, accompagnate dall’esibizione musicale di canzoni nei dialetti italiani. Programma completo su: ffdl.it.

Fonte: servizio stampa Ffdl

Ripristinati dalla Regione Veneto i Serrai di Sottoguda nelle Dolomiti Bellunesi

Sono stati inaugurati il 31 luglio scorso i Serrai di Sottoguda - gola naturale scavata dal torrente Pettorina ai piedi della Marmolada, in provincia di Belluno –, completamente ripristinati fino a Malga Ciapela, restituendo al Veneto uno dei suoi luoghi naturalistici più suggestivi dopo i gravissimi danni provocati dalla tempesta Vaia nel 2018. 

Un'opera complessa di ricostruzione, consolidamento e messa in sicurezza che riconsegna a cittadini e turisti uno dei simboli delle Dolomiti Bellunesi, patrimonio di straordinario valore paesaggistico e ambientale. «Per raggiungere questo risultato – ha dichiarato l'assessore regionale all'Ambiente, Elisa Venturini– la Regione del Veneto ha investito 13 milioni di euro, risorse che hanno permesso di realizzare un intervento complesso dal punto di vista ingegneristico e ambientale».

«Desidero ringraziare le strutture regionali competenti, Veneto Acque, il Comune di Rocca Pietore, i progettisti, le imprese esecutrici e tutti i lavoratori che hanno contribuito alla realizzazione dell'opera. Un grazie anche a tutte le istituzioni coinvolte nel corso degli anni, compresa la precedente Giunta regionale guidata dal Presidente Luca Zaia, con l'allora Assessore Gianpaolo Bottacin, che ha seguito l'avvio di questo importante progetto».

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

Innovazione e sostenibilità ad alta quota: svelati i vincitori dei Lagazuoi Winning Ideas Mountain Awards 2026

(di Mattia Frizzera, consigliere Argav) Lo scorso 6 giugno 2026, negli gli spazi espositivi del Lagazuoi Expo Dolomiti a 2.732 metri di quota sopra Cortina d’Ampezzo (Belluno), si è tenuta la cerimonia di premiazione della settima edizione dei Lagazuoi Winning Ideas Mountain Awards (WIMA). L'evento ha premiato le idee più innovative, sostenibili e inclusive dedicate alle terre alte, inaugurando inoltre una mostra permanente dei progetti finalisti che sarà visitabile fino a marzo 2027.

Le eccellenze enogastronomiche di montagna. Un'attenzione particolare va alla categoria dedicata alle "Produzioni enogastronomiche e agricole di montagna", di cui la nostra associazione ARGAV è partner. Il progetto vincitore assoluto è il vino della Cooperativa Alpi dell’Adamello (Edolo, Brescia). Questa realtà è la prima in Italia a produrre vini esclusivamente da vitigni PIWI, varietà resistenti alle principali malattie fungine, promuovendo una viticoltura montana sostenibile e favorendo l’inclusione sociale attraverso l'impiego di ragazzi con disabilità. La giuria ha inoltre assegnato due menzioni speciali: all'enologo Federico Graziani, per la valorizzazione della viticoltura sui terreni vulcanici dell'Etna unita a sistemi di tracciabilità innovativi, e al progetto piemontese Le Delizie del Dahu, una rete collaborativa di tredici piccoli imprenditori agroalimentari delle Valli Chisone e Germanasca.

Tutela ambientale e servizi per il territorio. Per la categoria "Progetti e servizi per la montagna", ha trionfato FOREMYC – Radicati nel Futuro, una start-up giovanile che ha sviluppato un gemello digitale degli ecosistemi boschivi. Questo sistema di monitoraggio aiuta i forestali a comprendere e proteggere le foreste alpine, sempre più minacciate dai cambiamenti climatici. Menzioni speciali sono andate ad Arte Dolomiti, un progetto altoatesino che porta concerti di musica da camera e cultura nel territorio, e ad AUT-LAB Scarpinocc, un'associazione della Val Seriana che crea opportunità socio-occupazionali per ragazzi con disabilità impiegati nella produzione di pasta tipica.

Attrezzature, abbigliamento e sicurezza. L'inclusione sociale e la filiera etica sono stati i driver anche della categoria "Attrezzature e abbigliamento", vinta da Manifattura Diffusa di ELBEC. Questo progetto coinvolge la comunità locale del Bellunese nella lavorazione artigianale di lana merinos, contrastando lo spopolamento e valorizzando i saperi tradizionali. Sul fronte della sicurezza outdoor, menzioni speciali sono state assegnate allo zaino airbag da valanga Ortovox AVABAG LITRIC TOUR 30 e al dispositivo ICE-KEY TAG, un sistema intelligente integrabile su caschi e abbigliamento che permette ai soccorritori di accedere subito ai dati sanitari dell'infortunato.

Nuove generazioni, ricerca e giornalismo. La settima edizione dei WIMA ha introdotto importanti novità: tra i riconoscimenti fuori concorso, spicca la menzione speciale Unifarco per il "Dolomia Biodiversity Award", sviluppato con il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi a sostegno dei giovani ricercatori nell'ambito della biodiversità. Un premio speciale è andato anche a RailEvo, start-up focalizzata su taxi ferroviari autonomi per le aree marginali. Grande spazio è stato dato ai giovani con la nuova sezione WIMA Angels, dedicata a studenti universitari (coinvolgendo lo IUAV di Venezia e la Libera Università di Bolzano) impegnati nello sviluppo di idee per il domani delle Alpi. Infine, l'edizione 2026 ha visto il debutto del Premio Lagazuoi per il Giornalismo, ideato per valorizzare le migliori firme e i reportage dedicati alle trasformazioni ambientali, culturali e sportive della montagna contemporanea.Maggiori informazioni sul premio, del quale Argav è media partner, anche su questo articolo pubblicato sul giornale online altoatesino Salto

Credits foto: Lagazuoi WIMA 2026 ©manazproductions – 3 (funivia Lagazuoi)

6 giugno, a Selvazzano Dentro (Padova), il premio Argav 2016 Vittorio de Savorgnani tra i relatori all’incontro dedicato alle Anguane, spiriti femminili, signore e custodi delle acque

Nell'ambito della mostra fotografica "Esposizione diffusa" dell'artista Mara Ruzza, in corso al Palazzo Eugenio Maestri-Biblioteca Melchiorre Cesarotti, sala De Zanche di Selvazzano Dentro (Padova) fino al 27 giugno 2026, il premio Argav 2016 Vittorio de Savorgnani, insieme al naturalista Andrea Selena Bernardi, darà vita sabato 6 giugno alle ore 10 a una conversazione sul tema "Anguane, spiriti femminili, signore e custodi delle acque".

L'evento trae spunto dalle sequenze di fotografie sui riflessi dell’acqua del fiume dell'artista Ruzza esposte in mostra, per approfondire la figura delle Anguane, ninfe d'acqua di sorgenti, fiumi, torrenti e laghi considerate nella tradizione popolare montana di Veneto, Trentino e Friuli-Venezia Giulia custodi della natura, abili guaritrici ed esperte di erbe.

Fonte: Biblioteca Melchiorre Cesarotti Selvazzano Dentro

Bilancio, la Regione Veneto semplifica gestione impianti a fune e dà nuovi fondi ad agricoltura e pesca

“A quasi 20 anni dalla legge 21/2008, finalmente consentiamo agli operatori degli impianti a fune di sostituire le fideiussioni dovute alle Province con un versamento più sostenibile e proporzionato, liberando liquidità da reinvestire nello sviluppo, nella sicurezza e nell’innovazione degli impianti”. L’assessore alla montagna Dario Bond annuncia un’importante decisione, inserita nel Bilancio regionale appena approvato, che riguarda l’impiantistica a fune e per l’innevamento. Di fatto, sarà Veneto Innovazione a gestire il Fondo di rotazione in cui i gestori degli impianti verseranno le fideiussioni a garanzia del ripristino dei luoghi in caso di dismissione delle infrastrutture, liberando così risorse per gli investimenti.

“Con questo intervento rendiamo finalmente più efficiente e moderno il sistema di garanzie legato agli impianti di risalita e di innevamento. Fino ad oggi, infatti – ha spiegato Bond -, gli impiantisti erano tenuti a sottoscrivere fideiussioni anche di importi molto elevati – in alcuni casi pari a diversi milioni di euro – per garantire il ripristino dei luoghi in caso di dismissione degli impianti. Risorse importanti che rimanevano bloccate presso le Province, e quindi non disponibili per nuovi investimenti. Ora, con la semplificazione e il rafforzamento del Fondo in capo a Veneto Innovazione, gli impiantisti verseranno le quote fideiussorie direttamente a questo strumento, liberando risorse utili a nuovi investimenti”.

Per quanto riguarda l’agricoltura, il Bilancio regionale finanzia importanti interventi: oltre al nuovo Fondo per la montagna da 1 milione di euro e ai 30 per i LEA nelle terre alte, sono previsti 3.900.000 euro a favore dei Consorzi di bonifica per il ristoro dei danni e gli aumentati costi dei carburanti; 2.555.000 euro per la pesca e l’acquacoltura (vivificazione delle lagune e dei corsi d’acqua interni, di cui 185.000 per il Cogevo e 100.000 per la problematica del siluro nel Garda); 1.200.000 euro per il miglioramento genetico delle razze animali; 600.000 euro per la problematica dello zuccherificio di Pontelongo e i coltivatori di bietola; 1.115.000 euro per i ristori dei danni da fauna selvatica; 410.000 euro per i CRAS; 500.000 euro per l’eradicazione della nutria; 880.000 euro per la lotta alle fitopatie; 1.300.000 euro per gli interventi nell’ambito del Tavolo avversità pesca ed acquacoltura.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto/assessorato all’Agricoltura

Lagazuoi Winning Ideas Mountain Awards – WIMA 2026, aperte fino al 30 aprile le candidature al concorso dedicato ai progetti più innovativi, sostenibili e inclusivi della montagna

Prende il via la settima edizione del Lagazuoi Winning Ideas Mountain Awards (WIMA), progetto curatoriale del Lagazuoi EXPO Dolomiti, spazio museale a quota 2.732 metri di altitudine, dedicato alle idee più innovative e sostenibili legate al mondo della montagna e di cui Argav è partner tecnico per la categoria “Produzioni enogastronomiche e agricole di montagna”. Giunto alla settima edizione, il concorso premia soluzioni e prodotti originali sviluppati da aziende, start-up, organizzazioni no profit, realtà del terzo settore, associazioni pubbliche impegnate a coniugare al meglio innovazione e sostenibilità in ambiente montano, un ambito in cui le sfide sono oggi particolarmente urgenti.

Il premio si articola in tre categorie: “Attrezzature e abbigliamento da montagna – capi tecnici e accessori pensati per quote e condizioni climatiche particolari”; “Progetti e servizi per la montagna – soluzioni innovative e servizi dedicati a vivere, esplorare e valorizzare il territorio montano”; “Produzioni enogastronomiche ed agricole di montagna – prodotti e processi innovativi provenienti da comuni montani situati sopra i 600 metri di altitudine”. Quest’anno l’attenzione della giuria si concentrerà in modo particolare su sostenibilità e inclusività, si potranno assegnare menzioni speciali ai prodotti, progetti e iniziative che si distinguono per il loro contributo in questi ambiti.

C’è tempo fino alle ore 24.00 del 30 aprile per partecipare al concorso. Sul sito http://www.lagazuoiwima.org sono disponibili il regolamento 2026 e la scheda di iscrizione. I progetti selezionati saranno al centro di una mostra che sarà inaugurata sabato 6 giugno 2026 negli spazi del Lagazuoi EXPO Dolomiti: un’occasione di incontro e valorizzazione della cultura della montagna. L’esposizione resterà aperta al pubblico fino a marzo 2027.

Stefano Illing, ideatore del Lagazuoi EXPO Dolomiti e promotore dei WIMA afferma: “In questi anni il Lagazuoi Expo Dolomiti, attraverso i WIMA, si è affermato come catalizzatore delle migliori idee dedicate a chi la montagna la vive ogni giorno o la frequenta per passione. Abbiamo raccolto in questi ultimi sei anni un’eredità di oltre 200 progetti, dando visibilità a soluzioni e prodotti che raccontano una montagna capace di innovare e di generare un’interazione virtuosa tra uomo e ambiente, grazie al lavoro di aziende, start-up e associazioni. Ma l’obiettivo del Lagazuoi EXPO non è solo valorizzare questi progetti attraverso una mostra dedicata e unahttps://lagazuoi.it/ comunicazione multicanale, ma anche contribuire ad alimentare un dialogo costante e consapevole sul futuro della montagna”.

La giuria. A guidare i lavori della giuria sarà l’Ingegnere Stefano Illing che metterà a disposizione il punto di vista e l’esperienza di chi vive e opera quotidianamente in montagna. Accanto a lui, tre commissioni specializzate – una per ciascuna categoria – formate da giornalisti ed esperti del settore. Per la categoria “Attrezzatura e Abbigliamento da montagna”: Giampaolo Allocco (designer e punto di riferimento nell’industrial design legato allo sport), Marco Di Marco (direttore di Sciare Magazine), Antonello Marega (presidente “EPSI – European Platform for Sport Innovation”), Paolo Paci (direttore di Meridiani e Meridiani Montagne); per la categoria “Progetti e servizi per la montagna” Max Cassani (giornalista de La Stampa), Claudio Lucchese (professore e coordinatore del corso di laurea in “Hospitality Innovation and e-Tourism” all’Università Ca’ Foscari di Venezia), Maria Cristina Ceresa (direttrice di Green Planner), Emanuele Bompan (direttore di Materia Rinnovabile – Renewable Matter); per la categoria “Produzioni enogastronomiche e agricole di montagna” Annalisa Cavaleri (giornalista professionista, contributor della guida MICHELIN Italia, autore del libro “Luxury Food” e docente di food marketing all’Università IULM di Milano), Bruno Gambacorta (giornalista, volto storico del Tg2 ideatore della rubrica Eat Parade), Alberto Lupini (direttore del network Italia a Tavola), e Ludovica Rubbini (general manager del SanBrite, stella rossa e verde Michelin, tra le 20 donne del cibo per Cook). In giuria, per tutte le categorie, anche  (Responsabile Macroarea territoriale Nord-Est BPER Banca Private Cesare Ponti).

Fonte: servizio stampa Lagazuoi Winning Ideas Mountain Awards (WIMA)

 

Film Festival della Lessinia, ecco i vincitori della 31a edizione

Vola in una delle terre più inaccessibili del pianeta la Lessinia d’Oro, il massimo riconoscimento in assoluto del Film Festival della Lessinia. Alla trentunesima edizione della rassegna cinematografica internazionale dedicata a vita, storia e tradizioni in montagna trionfa infatti il lungometraggio La route (Francia 2025) dell’etnologa e documentarista Marianne Chaud, presentato al Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova (Verona) in anteprima europea.

La Giuria internazionale ha dato questa motivazione: “Per le donne di questa regione isolata dell’India, partecipare all’attesissima costruzione di una strada significa letteralmente aprirsi un cammino verso il mondo moderno, nella speranza di trovare nuove opportunità, nuovi inizi e una maggiore indipendenza. Attraverso una fotografia mozzafiato e un racconto profondamente umano, il film dà voce a un’ampia varietà di donne impegnate in questo lavoro pericoloso e faticoso, mostrando al tempo stesso un incrollabile ottimismo, spirito di sorellanza e orgoglio. Al centro di tutto c’è l’opera straordinaria di Marianne Chaud. La regista che si è immersa giorno dopo giorno nella vita di queste donne, raccontandone la resilienza con compassione e autenticità. Siamo orgogliosi di assegnare la Lessinia d’Oro a un documentario che cattura, con rara sensibilità e potenza, questo momento cruciale per il popolo dello Zanskar”.

Lo Zanskar è una regione del distretto di Kargil, in Ladakh, tra le catene dell’Himalaya e il Karakorum. A un’altitudine media di 4.000 metri vivono genti dedite da sempre ad allevare bestie e coltivare i campi. È una delle terre più inaccessibili del pianeta, ma presto una nuova strada la collegherà al resto del mondo. Gli abitanti hanno venduto parte delle loro terre e delle loro bestie, e da pastori sono diventati operai. Ogni giorno raggiungono il cantiere della strada, in lunghe camminate e a bordo di automezzi, per spaccare rocce e livellare il tracciato con sabbia e ghiaia. Marianne Chaud si avvicina soprattutto alle donne che, pur nel duro lavoro, mantengono il loro sorriso, e ai bambini, ignari del cambiamento epocale che sconvolgerà la loro terra. Perché la nuova strada faciliterà gli spostamenti degli abitanti, ma ugualmente renderà agevole l’accesso a chiunque vorrà raggiungere quella regione. E allora cosa ne sarà dell’armonioso equilibrio che questa terra e la sua gente hanno conservato per generazioni?

La Lessinia d’Argento per il miglior lungometraggio è andato a My Sweet Land (Francia, Giordania, Irlanda, Stati Uniti 2025) della documentarista Sareen Hairabedian. Così si è espressa la Giuria internazionale: “Nelle montagne del Caucaso, dietro questo paesaggio mozzafiato, si cela un conflitto di lunga data tra due Paesi, senza una fine all’orizzonte. Cosa significa essere un bambino in un conflitto senza fine? Il film My Sweet Land esplora questa domanda attraverso la storia di un undicenne, la cui trasformazione mette in luce il devastante impatto della guerra sui bambini, i cui futuri vengono riscritti e plasmati dalla violenza. In riconoscimento della sua potente prospettiva e della narrazione sensibile, la Giuria assegna a My Sweet Land il premio per il miglior lungometraggio, la Lessinia d’Argento”.

L’Artsakh è una regione montuosa del Nagorno-Karabakh. Una terra con paesaggi “da cartolina”, eppure disseminata dalle mine delle guerre che hanno tormentato le montagne del Caucaso post-sovietico. Il film segue la quotidianità di un ragazzo di undici anni, Vrej, e quella della vita nel villaggio: si allevano le api, si cuoce il pane, si gioca alle bocce con le noci. La guerra è un ricordo che monopolizza le discussioni ed entra prepotente anche nei giochi dei bambini. Quando una nuovo conflitto scoppia in quella regione, Vrej è costretto a fuggire con la famiglia. In esilio sognerà la vittoria. Tornato al villaggio ricomincerà a giocare, tra le galline, le mucche e le macerie, ma lo manderanno presto a partecipare a esercitazioni militari perché, com’è scritto sul grande cartello pubblicitario, “strong army, safe future”, il futuro di Vrej sembra essere segnato: deve imparare le regole della guerra nonostante che lui e la sua gente nutrano la speranza per un futuro di pace.

Ad aggiudicarsi la Lessinia d’Argento per il miglior cortometraggio è stato Anngeerdardardor (Danimarca, Germania 2025) dello sceneggiatore e regista Christoffer Rizvanovic Stenbakken. Così si è espressa la Giuria internazionale: “Attraverso una piccola storia, il film Anngeerdardardor unisce il linguaggio della finzione e del documentario, aprendo i nostri occhi su una comunità di popoli indigeni in Groenlandia. Insieme al protagonista, cerchiamo disperatamente il suo cane e al contempo mettiamo alla prova la nostra moralità e amicizia. La Giuria premia il cortometraggio Anngeerdardardor con la Lessinia d’Argento”.La preoccupazione più grande di Kaali è trovare il suo amato cane da slitta. Il suo compagno a quattro zampe è scomparso. Insieme con l’amico Bartilaa, Kaali vaga per le vie di Tasiilaq, cittadina della Groenlandia orientale, alla ricerca del cane. Gli adulti non hanno tempo per aiutarlo, i suoi coetanei lo prendono in giro. «Credo che mi piacciono più i cani che gli umani», dice Bartilaa, e il suo pensiero è condiviso dal silenzio dell’amico. Finalmente i due ragazzi trovano il cane nel recinto di un’altra casa, riescono a liberarlo ma, inseguiti, Bartilaa verrà acciuffato dal proprietario della casa. Dopo aver nascosto il cane, Kaali torna a cercare l’amico, ma scoprirà che la realtà è diversa da quella che pensava: il cane non gli era stato rubato. Il papà l’aveva venduto perché troppo costoso da mantenere. Il ragazzo prega, accarezza il cane e infine decide di restituirlo al suo nuovo padrone. Una tenera storia di amicizia, nel bianco orizzonte della terra natale del regista che ha coinvolto nelle riprese i giovani della sua città.

Il Premio della Giuria è stato assegnato a La muraille (Francia, Svizzera 2025) della regista Callisto Mc Nulty. Questa la motivazione: “La Muraille ci fa scoprire un mondo nascosto nelle montagne della Spagna, circondato da un muro che separa i sani dai malati. Con curiosità inesauribile e un approccio visivo delicato, la regista ricostruisce il passato del sanatorio e lo collega al presente. Gli abitanti di dentro e di fuori ci fanno riflettere se questo luogo isolato sia più di una semplice prigione. Può trasformarsi in una casa o persino in un paradossale paradiso. Il modo in cui Callisto Mc Nulty raffigura una malattia fraintesa è altamente artistico e profondamente umano. Onoriamo il suo film La Muraille con il Premio della Giuria”. La lebbra è nell’immaginario collettivo associata alla paura del contagio e alle deformazioni mostruose che colpiscono chi ne è affetto. Ecco che i lebbrosi sono sempre stati emarginati e reclusi. Nel sanatorio di Fontilles, costruito nel 1905 in un luogo isolato sulle montagne del sud-est della Spagna, un muro separa il mondo dei malati da quello dei sani. La regista, dopo aver scoperto e letto centinaia di “lettere dall’altro mondo” scritte da un padre gesuita durante le sue visite all’ospedale a inizio Novecento, è salita a lassù a incontrare i malati, i medici, i dipendenti e gli abitanti del piccolo paese di Campell. Le testimonianze ci svelano i pregiudizi associati a questa malattia e lo stato d’animo di chi ne è affetto. Il sanatorio, che ancora oggi ospita degli ammalati di lebbra, non è descritto soltanto come un luogo di reclusione, ma anche come una casa dove molti si sono sentiti accolti. La muraglia che lo circonda perde quindi il suo ruolo di confine per diventare un’occasione di incontro.

Fonte: servizio stampa Film Festival della Lessinia

Rubrica Verde a Nordest “Pensieri obliqui” del presidente Argav Fabrizio Stelluto: si parla di “territori alti” e dei premi Lagazuoi Wima 2025

Neve: studio Fondazione Cima-Lab 24 Il sole 24 Ore lancia segnale d’allarme sulla disponibilità idrica nei prossimi mesi

“In previsione della stagione irrigua, il principale indicatore sulla disponibilità della risorsa da tener d’occhio in questa fase dell’anno è dato dai depositi nivali e i numeri presentati in queste ore dalla fondazione CIMA accendono più di qualche segnale d’allarme sulla disponibilità idrica nei prossimi mesi.” Lo afferma il presidente di ANBI Veneto Francesco Cazzaro in merito alla stima Fondazione Cima- Lab24-Sole 24 Ore che parla, su scala nazionale, di un -63% di presenza di neve in quota (da novembre 2024 al 10 gennaio 2025) rispetto alla media dello stesso periodo tra il 2011 e il 2023. Sul bacino dell’Adige, che interessa buona parte del Veneto, il dato si attesta su -61%, stesso dato sul bacino del Po.

“Le nevicate più importanti per la formazione dei depositi nivali sono quelle che si verificano nel tardo autunno. Attraverso un processo ripetuto di fusione e solidificazione derivante dalle variazioni di temperatura queste nevi riescono, infatti, a consolidarsi in uno strato di ghiaccio che si scioglie più lentamente contribuendo alle portate dei fiumi anche in primavera inoltrata. Le nevicate di gennaio e febbraio sono meno utili perché il manto nevoso che ne deriva ha difficoltà a compattarsi. Queste nevi sono destinate a sciogliersi molto velocemente con il primo aumento di temperature. Il patrimonio di acqua dolce che defluisce a mare prima ancora dell’avvio della stagione irrigua ci ricorda ancora una volta l’importanza di dotare i territori di opere in grado di invasare la risorsa per riutilizzarla nei periodi di bisogno.”

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

“Non tagliate i grandi alberi del Cansiglio”, l’appello di Toio de Savorgnani e Michele Boato, premi Argav rispettivamente nel 2016 e 2019

Cansiglio faggeta x webIl Cansiglio non è in vendita

di Toio de Savorgnani ( Mountain Wilderness) e Michele Boato (Ecoistituto del Veneto). Negli ultimi decenni, il versante friulano del Cansiglio è stato profondamente peggiorato, causando grandi perdite economiche ripianate con soldi pubblici. Le forze politiche hanno sostenuto uno sviluppo impattante, come se i grandi spazi naturali aperti non fossero un bene comune da conservare ma un terreno da conquistare e riempire di opere, meglio se molto costose. Purtroppo le Olimpiadi invernali di Corina-Milano 2026, costosissime ed enormemente impattanti, confermano questa tendenza, al di là degli ipocriti buoni propositi iniziali di “sostenibilità, utilizzo dell’esistente, economicità e condivisione delle finalità”.

Le azioni intraprese

Anno dopo anno, dal 1988, ci siamo ritrovati proteggendo la Foresta del Cansiglio (una delle più belle in Italia e nota in tutta l’Europa) contro diversi pericoli di sfruttamento inappropriato. All’inizio il tema principale è stata l’opposizione al collegamento sciistico tra il Pian Cavallo friulano e la parte veneta: non si diceva che, ad un primo impianto proposto negli anni ’80, poi ne sarebbero seguiti molti altri per trasformare tutta l’area in un grande comprensorio sciistico dal costo di oltre 200 miliardi di lire. Poi venne il periodo del recupero delle aree usate a scopi militari, i grandi radar sulla cima del monte Pizzoc e la base missilistica di Pian Cansiglio, che rischiavano di diventare insediamenti turistici o sportivi; sono stati fermati. In seguito ci siamo attivati per impedire l’abbattimento di 2000 cervi nella foresta; le nostre azioni hanno consentito il ritorno del lupo che ne ha fortemente limitato la presenza. Poi ci siamo opposti alla vendita del vecchio albergo San Marco, primo episodio di una potenziale privatizzazione a cascata di pascoli, aziende agricole, strutture turistiche. Abbiamo vinto ricordando che la Foresta del Cansiglio è stata dichiarata inalienabile fin dai primi anni del Regno d’Italia e tale è rimasta, quindi invendibile.

Le foreste hanno un ruolo di estrema importanza

Siamo in pieno cambiamento climatico e le situazioni catastrofiche “eccezionali” stanno diventando sempre più frequenti, quasi normali, ma ben poco si fa per limitarne i danni. La tempesta Vaia è avvenuta esattamente 6 anni fa e il prossimo evento straordinario potrebbe arrivare fra poco, non tra 100-200 anni, come dimostrano le 3 alluvioni in Romagna o quanto accaduto a Valencia. Che sia totalmente colpa umana o solo in parte, o indipendente, resta la difficile realtà con cui fare i conti. In questa nuova situazione di tutto il pianeta, le foreste svolgono un ruolo di primaria importanza. Da quando l’Homo sapiens (termine meritato?) ha cominciato a far pesare la propria presenza, fino ad oggi, è stata tagliata metà delle foreste esistenti e il ritmo è sempre più accelerato. Sembra che ora ci siano circa 3.000 miliardi di alberi, ma ne vengono tagliati globalmente 3 milioni al giorno, a cui vanno aggiunti quelli persi, soprattutto con gli incendi, come in Siberia o (provocati) in Amazzonia.

Proteggere le foreste esistenti

Qualcuno, come il prof. Stefano Mancuso, propone di piantare nel mondo almeno 1.000 miliardi di alberi, una prospettiva che permetterebbe un netto cambio di tendenza; ma la prima regola è proteggere le foreste esistenti, soprattutto le più grandi, e ognuno deve fare la sua parte. Quindi l’attività delle associazioni ambientaliste dovrebbe concentrarsi sulla gestione delle nostre Foreste e il Cansiglio è una delle più importanti. Niente di quello che accade in questa foresta, gestita in base a una selvicoltura definita naturalistica, è irregolare o illegale e il controllo è sempre attivo, ma i problemi che si pongono a livello globale ci porta-no a delle prospettive nuove alle quali far sempre di più riferimento.

Stop al taglio dei grandi alberi

Con la manifestazione del 10 novembre di quest’anno, ci siamo per ora concentrati sul tema dei grandi alberi: in Cansiglio ce ne sono centinaia, e molti di loro sono destinati al taglio per lasciare spazio alla crescita dei nuovi alberi. Noi la riteniamo una scelta non più appropriata, che va rivista. I grandi alberi, memoria della Foresta vanno lasciati tutti. Ecco perché abbiamo chiesto alla Regione, alla sua azienda Veneto Agricoltura, e agli altri gestori del Cansiglio, di non tagliare, almeno in una fase temporanea, gli alberi con diametro dai 70 cm in su. Proponiamo un censimento per capire quanti sono i grandi alberi che, fuori dal Cansiglio, sarebbero dichiarati monumentali o di valore ecologico tale da non essere tagliati. Anche la selvicoltura, seppur naturalistica, si deve adeguare al presente e quindi questo tema dovrebbe uscire dalla ristretta cerchia dei forestali di professione per diventare argomento di riflessione con l’opinione pubblica, gli ecologi, i botanici, i biologi, le associazioni ambientaliste ed è questo il tema di lavoro che ci proponiamo, da ora e per i prossimi anni.