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Lo studio del tempo attraverso gli alberi racconta la storia trentina e quello della Basilica della Natività di Betlemme

(di Giancarlo Orsingher, vice presidente Argav) Dendrocronologia: dal greco déndron, “legno”, chrónos, “tempo”. In pratica “lo studio del tempo attraverso gli alberi”. E’ stato questo il tema dell’interessante incontro che il 28 ottobre scorso la Rete di Riserve del fiume Brenta ha organizzato a Carzano (Trento) nell’ambito de “I Lunedì della Rete”, con ospite Mauro Bernabei, ricercatore del CNR-IBE, Centro Nazionale delle Ricerche – Istituto di Bioeconomia, e in particolare responsabile del laboratorio di dendrocronologia ospitato nella sede di San Michele all’Adige .

Dottor Bernabei, che cos’è la dendrocronologia?

Come detto, è la scienza che studia gli anelli di accrescimento degli alberi in relazione al tempo. Cioè, la scienza che assegna a ogni anello presente su un pezzo di legno o un tronco, un preciso anno di calendario. E’ stata fondata all’inizio del secolo scorso dall’astronomo americano Andrew Ellicott Douglas (1867-1962) che voleva studiare la periodicità delle macchie solari e lui è stato il primo a mettere su un piano cartesiano gli anni in ascissa e l’ampiezza degli anelli in ordinata; un tipo di grafico che usiamo ancora oggi. Da allora la dendrocronologia ha preso varie direzioni, tutte partendo dalla crescita annuale del legno degli alberi. In realtà ci sono altri “strumenti” che consentono lo studio del passato, come i coralli o le carote di ghiaccio, ma questi non hanno una “unità di misura” così piccola e ben definita come gli alberi, che appunto hanno una scansione annuale e quindi consentono una grande precisione.

Andando indietro nel tempo è giusto dire che, anche se non usava questo nome, già Leonardo da Vinci si occupava di dendrocronologia?

Il riferimento agli anelli degli alberi si trova in tantissimi testi antichi: ci sono citazioni nella Bibbia, nella letteratura assira ed egiziana e ne scrivono autori classici greci e latini come ad esempio Esiodo, Plinio e Vitruvio. Però il primo riferimento alla dendrocronologia lo fa proprio Leonardo da Vinci, che nel trattato sulla pittura, nel libro Degli alberi e delle verdure, scrive una frase che recita più o meno così “…li circoli degli rami e degli alberi segati mostrano il numero delli suoi anni”, cioè quello che sappiamo tutti, che contando gli anelli abbiamo l’età della pianta, e poi dice “quali furono più umidi e più secchi secondo la maggiore o minore loro grossezza”, cioè aveva capito che l’ambiente circostante agli alberi influiva sull’ampiezza degli anelli, vale a dire la base per ogni considerazione dendrocronologica, cioè che a un’annata favorevole tutti gli alberi rispondono formando grandi anelli, mentre durante un’annata negativa gli alberi formano piccoli anelli.

Tra i pionieri della dendrocronologia moderna troviamo però anche un trentino.

Eh sì. Il primierotto Elio Corona, scomparso nel 2015 a 85 anni di età, è stato il primo a pubblicare lavori scientifici sulla dendrocronologia ed è considerato un riferimento per tutti noi dendrocronologi. E’ stato il mio professore sia per la tesi di laurea che per la tesi di dottorato; anzi credo di essere stato l’unico studente ad aver svolto il dottorato con lui. Cosa dire di Elio Corona? Lui è stato un grande e tutti i suoi studenti lo ricordano con molto piacere. E’ stato, ad esempio, il primo a datare i violini di Stradivari con la dendrocronologia, a studiare dipinti su tavola di importanti artisti come Raffaello e in generale ad applicare la dendrocronologia ai beni culturali. Seguire le sue lezioni era per tutti noi studenti – e potrei citarne tanti – veramente bellissimo. E’ stato proprio l’aver seguito le sue lezioni che mi ha portato a fare il dendrocronologo. Nello scorso ottobre sono stato a parlare dei risultati di una ricerca che ho fatto in Primiero e per me è stato grande motivo di orgoglio essere tornato nella sua terra d’origine (lui era nato a Mezzano) a parlare di dendrocronologia.

Che cosa ci permette di conoscere la dendrocronologia?

Proprio per il fatto che è l’unico “strumento” a cadenza annuale, ci consente di conoscere le caratteristiche dell’ambiente nel quale le piante sono cresciute nel corso della loro vita. E intendo tutte le caratteristiche, perché come diceva il professor Corona, le piante contengono mille segreti scritti negli anelli. La cosa veramente difficile è decrittarne il significato. Da quando è nata, la dendrocronologia ha poi preso mille strade: c’è la dendroecologia, cioè lo studio dell’ecologia basata sugli anelli del legno e in Italia ci sono laboratori di eccellenza in questo campo, quelli di Padova e Viterbo su tutti. C’è la dendrogeomorfologia che è lo studio delle valanghe e dei movimenti franosi; a titolo di esempio ricordo che qualche anno fa, incaricato dal tribunale, avevo studiato anche i faggi della famosa valanga di Rigopiano, per valutare se quelle piante fossero già state percorse in passato da una valanga simile a quella che poi distrusse l’albergo. Poi abbiamo la dendroclimatologia per studiare il clima, ma anche la dendroglaciologia per lo studio dei ghiacciai. E così via. La dendrocronologia è utilizzata in mille aspetti diversi. Per esempio esiste una scienza che in Italia non conosciamo, che si chiama dendropirocronologia, cioè lo studio degli incendi che percorrono i boschi e che è molto applicata negli Stati Uniti oppure in Scandinavia.

Lei si occupa in particolare di datazione dendrocronologica, che ha uno stretto collegamento con la cultura, con l’archeologia. Venendo ai casi concreti, riuscite a datare manufatti molto antichi, come ad esempio strumenti musicali.

Ah, certamente! Gli strumenti musicali sono l’ideale. Io dato un paio di strumenti musicali quasi ogni settimana. Con questi è molto più facile che in altre situazioni, nel senso che gli strumenti musicali presentano una tavola armonica in abete rosso di risonanza, per la quale il liutaio ha usato legno senza difetti, senza nodi, senza deviazioni di fibratura, per cui basta fare una fotografia alla tavola armonica e la datazione viene fatta molto facilmente. Ma oltre agli strumenti musicali, ultimamente stiamo datando molti dipinti fiamminghi in quercia di incredibile fattura sia dal punto di vista della preparazione della tavola, spessa solo 5 mm, sia dal punto di vista artistico. Datiamo però anche strutture lignee antiche. Per citare alcuni esempi, in passato ho datato il tetto della Basilica della Natività di Betlemme, il palazzo Reale di Napoli, duomo, battistero e campanile di Giotto a Firenze, la “Sala dei Mappamondi” del Museo Egizio a Torino e così via. Per quanto riguarda il Trentino, quando sono arrivato io nel 2003 c’erano pochissime serie di riferimento, ma grazie ad un progetto portato avanti con il Servizio Foreste della PAT e in particolare con i forestali del distretto di Malè, utilizzando legni rinvenuti nelle torbiere della Val di Sole e Val di Non siamo riusciti a costruire delle cronologie che vanno indietro per oltre 11.000 anni e adesso abbiamo la possibilità di confrontare i manufatti che troviamo nel territorio trentino con cronologie di riferimento dello stesso territorio e della stessa specie e questo rende le datazioni molto più efficaci.

Nella serata fatta in Primiero alla quale ha accennato prima era intervenuto parlando dei “tabià”

Sì, nel Primiero esistono numerose di queste strutture diffuse sul territorio, mi sembra che ne siano state censite circa 4.000; sono bellissime, in legno e pietra, e di queste non si sa bene l’antichità. Non conoscendo l’epoca di costruzione le autorità hanno difficoltà a gestire i permessi per i loro restauri perché non si sa quanto siano antichi e quindi non si sa se devono essere soggetti a vincoli di conservazione particolari. Abbiamo allora iniziato a lavorare su un paio di “tabià”, uno nel centro del comune di Siror e un altro in località Poline e i risultati sono stati molto sorprendenti per tutti, in particolare per le amministrazioni e per la Soprintendenza: la parte più antica del “tabià” di Siror (nella foto in alto) risale al 1475 mentre per quello di Poline la datazione che abbiamo fatto lo indica come costruito addirittura nel 1446. Quindi edifici della metà del Quattrocento… nessuno l’avrebbe mai immaginato. E adesso, grazie all’aiuto della Soprintendenza, l’intenzione è di continuare a studiare altri edifici. Ha scoperto anche un possibile collegamento del Trentino con la Basilica della Natività di Betlemme

Ci sarebbe molto da parlare sulla Basilica della Natività di Betlemme…

Inizialmente non volevo nemmeno andare a fare il lavoro perché non avevo le cronologie di riferimento, quelle che adesso abbiamo qui per il Trentino che, come dicevo, sono fondamentali. Arrivando a Betlemme e andando a studiare i legni abbiamo visto che c’era anche del larice; inizialmente pensavo che si trattasse di un errore perché il larice a Betlemme non cresce: è infatti una specie assolutamente alpina. Proseguimmo con il campionamento sul larice, che datai al 1412 e confrontai la cronologia media della Basilica della Natività con quella del Trentino: praticamente erano la stessa. Andavano esattamente a sovrapporsi una sull’altra! Quindi quello è larice delle Alpi orientali, probabilmente trentino, tagliato a inizio QuattrocentoChiedendo come fosse possibile scoprii che c’era stato un accordo che aveva coinvolto il Papa, il Duca di Borgogna, il re d’Inghilterra e perfino un sultano Mamelucco per chiedere e finanziare al più grande commerciante e imprenditore dell’epoca, ovvero Venezia, la risistemazione del tetto della Basilica della Natività. E i Veneziani usarono legno delle Alpi orientali e le loro maestranze per costruirlo. A giudicare da come la serie di Betlemme va d’accordo con la serie del Trentino non escludo che possano venire da montagne d’alta quota dell’area compresa tra Trento e Venezia. Dico montagne d’alta quota perché su carotine lunghe 12-13 cm sono stati contati più di 400 anelli. Questo vuol dire che gli anelli erano veramente molto piccoli come si verifica quando le piante crescono in alta quota, dove l’accrescimento è molto lento.

Ci sarebbe molto altro da dire anche sulla quercia dell’Anatolia e sul cedro del Libano che abbiamo trovato nella Basilica…

Da quest’ultimo esempio intuiamo che la dendrocronologia non serve solo a datare un manufatto… Sì, ci sono alcune altre applicazioni importantissime. La prima è appunto quella utilizzata per il larice di Betlemme: se abbiamo un manufatto, per esempio un violino, del quale non conosciamo la provenienza del legno, confrontando la serie del violino con quella di tante cronologie di riferimento, riusciamo a capire da dove proviene quel pezzo di legno. Infatti, la correlazione sarà tanto maggiore quanto più simili saranno state le caratteristiche ambientali e quindi si riesce a fare studi che si chiamano di “dendroprovenienza”, cioè si può capire dove si è originato il legno. Un altro risultato che la dendrocronologia consente a volte di ottenere è quello che riguarda l’attribuzione delle opere: per esempio sempre facendo riferimento ai violini, noi sappiamo che i liutai usavano spesso legno dallo stesso tronco per fare i loro strumenti. Confrontando le serie noi riusciamo a capire e a confermare quindi se è stato lo stesso liutaio a costruire quel violino. Infine, tutti conosciamo la datazione al radiocarbonio. E’ importante sapere che questa datazione è basata proprio sulla dendrocronologia perché la curva di calibrazione del radiocarbonio, cioè dove si datano i manufatti con radiocarbonio, è costruita sulla base degli anelli del legno. Quindi è la dendrocronologia che consente la più famosa datazione al radiocarbonio.

Gli anelli di accrescimento

Un anello di accrescimento è lo strato di tessuto legnoso prodotto nel corso di un periodo vegetativo da una pianta legnosa. L’attività periodica del cambio dell’albero produce una serie di anelli concentrici intorno al midollo, ben visibili in sezione trasversale del fusto. Ogni anello è generalmente costituito da una porzione primaverile, chiara, e una estiva, scura, chiaramente distinguibile anche a occhio nudo. Contando gli anelli degli alberi è possibile risalire all’età della pianta, in quanto ognuno rappresenta la crescita di una stagione vegetativa. L’ampiezza degli anelli dipende dalle condizioni climatiche e ambientali in cui la pianta vive, temperatura e umidità in primis ma non solo. In linea di massima possiamo dire che più l’anello è ampio e più l’annata di crescita è stata favorevole, più è sottile e più la crescita è stata stentata. Quindi se in un anno si verificano piogge abbondanti e clima mite, la risposta della pianta sarà una crescita notevole o, al contrario, avremo un accrescimento minore quando la disponibilità di acqua sarà poca e il clima più rigido.

Bosco Chiesanuova (VR), Film Festival della Lessinia, tutti i vincitori della 30esima edizione

Si è conclusa sabato 31 agosto scorso a Bosco Chiesanuova (Verona) la 30a edizione del Film Festival della Lessinia. Dieci giorni di proiezioni hanno illuminato, con successo di pubblico, il grande schermo del Teatro Vittoria con 97 film da 48 Paesi e 31 anteprime italiane (nella foto di gruppo, credits Ffdl)  i vincitori, a partire da sinistra Bruno Zanzottera, Vanina Lappa, Matthäus Wörle e Karim Ali).  

Lessinia d’Oro a Where we used to sleep (Germania 2024)

La Giuria internazionale – composta da Dorottya Zurbó (Ungheria), Fredo Valla (Italia), Frode Fimland (Norvegia), Fulvio Mariani (Svizzera) e Tamara Stepanyan (Armenia) – ha assegnato a Where we used to sleep (Germania 2024) del regista Matthäus Wörle la Lessinia d’Oro, il massimo riconoscimento della rassegna cinematografica internazionale dedicata a vita, storia e tradizioni in montagna. “Un’anziana donna, Valeria, è l’unica abitante rimasta di un villaggio che non esiste più, conseguenza della distruzione della natura da parte dell’uomo: estrazione mineraria, avvelenamento delle acque, spostamenti forzati, che la propaganda del regime di Ceaușescu (presidente della Repubblica socialista di Romania dal 1967 al 1989, ndr)  presentava come modello dei successi economici del socialismo reale. Valeria vive, o meglio sopravvive, con la sua mucca e un cane, ma il ricordo del villaggio sommerso riaffiora costantemente nella sua mente con la punta del campanile che emerge dalle acque del lago. Alla fine anche lei è costretta ad andarsene. Il giovane regista ne raccoglie la testimonianza, rendendo lo spettatore partecipe del dramma. Un film costruito da un regista attento alle piccole cose e a mettere in luce relazioni e sentimenti”, la motivazione data dalla Giuria.

Lessinia d’Argento a La hojarasca (miglior lungometraggio Spagna 2024),

e a Khalil (miglior cortometraggio, Iran 2024)

A vincere la Lessinia d’Argento per il miglior lungometraggio è stata l’opera prima della regista Macu MachínLa hojarasca (Spagna 2024). “Tre anziane sorelle si sono date appuntamento nella casa di famiglia, nelle Canarie. Il ritrovarsi è legato alla spartizione dell’eredità, o forse questa ne è soltanto la motivazione apparente. Viene vissuta dapprima svogliatamente, poi come un gioco. L’atmosfera è magica, grigia, addirittura cupa per le esplosioni del vicino vulcano. La suddivisione ereditaria fa affiorare vecchi rancori tra le sorelle, ma è una nuvola passeggera e l’affetto prevale, con i ricordi di un’infanzia e una adolescenza felici. Una narrazione minimalista su cui incombe il vulcano in eruzione”. Lessinia d’Argento per il miglior cortometraggio a Khalil (Iran 2024), del regista e produttore iraniano Seyed Payam Hosseini presentato in anteprima mondiale al Festival. Motivano i giurati: “Per la capacità del regista di raccontare una storia di innocente tenerezza con un alto tasso di poesia. Nella sua semplice bellezza, il film richiama il cinema di Kiarostami, offrendo un’esperienza che trascende il quotidiano e si avvicina all’essenza dell’arte cinematografica”.

Premio della Giuria a Nessun posto al mondo (Italia 2023)

Il lungometraggio Nessun posto al mondo (Italia 2023) della regista italo-tedesca Vanina Lappa si è aggiudicato il Premio della Giuria. “Antonio, un allevatore dell’Italia meridionale, figura al margine della legalità e, come un guerriero solitario, conduce una battaglia personale contro regolamenti assurdi che discriminano e mettono in difficoltà i pastori transumanti. Per Antonio, l’ipocrisia del mondo “normale” è incomprensibile, poiché egli si muove in un contesto di libertà nell’ampiezza di paesaggi che talora richiamano il cinema western”. Questa la motivazione: “Per la capacità della regista di instaurare un legame profondo e autentico con il protagonista, frutto di anni di riprese”.

Menzioni speciali a Un pasteur (Francia 2024) e a La raya (Messico 2023)

La Giuria internazionale ha attribuito anche due menzioni speciali. Al lungometraggio Un pasteur (Francia 2024) di Louis Hanquet. Questa la motivazione: “Per un linguaggio privo di romanticismi pastorali, caratterizzato da una fotografia che, soprattutto nei campi lunghi, cattura con intensità lo sguardo. Il regista, con molta sensibilità, riesce a guadagnarsi la fiducia di Félix, il giovane pastore protagonista, che non viene mai ritratto come un eroe della vita solitaria. Ogni gesto quotidiano restituisce il senso di una routine che si ripete come un destino ineluttabile. Con momenti di solennità antica, come la sepoltura delle carcasse delle pecore sbranate dai lupi, il film evoca una profonda connessione con la natura e la ciclicità della vita”;  al documentario La raya (Messico 2023), presentato al Festival in anteprima italiana, della regista Andalusia Knoll Soloff. “Per il coraggio nel raccontare la lotta per la sopravvivenza delle comunità dei Monti Guerrero nel sud- ovest del Messico e la crisi legata alla coltivazione del papavero da oppio. In un contesto dove le milizie dell’esercito distruggono le coltivazioni e la violenza dei narcos imperversa, la popolazione è costretta a confrontarsi con un degrado crescente delle proprie condizioni di vita e con l’incertezza dell’emigrazione forzata. Un documentario intenso e incisivo che getta luce su una realtà complessa e spesso trascurata”, motiva la Giuria.

Premi speciali

Nel palmarès del Film Festival della Lessinia, il Premio al Futuro per il miglior film di un regista giovane concesso dal Curatorium Cimbricum Veronense in memoria di Piero Piazzola e Mario Pigozzi, è stato vinto da The children behind Zalaga (Egitto, Germania 2023) del documentarista Karim Ali, presentato al Festival in anteprima europea.

Il Premio Montagne Italiane per il miglior film della sezione Montagne Italiane, concesso dalla Cassa Rurale Vallagarina, è andato all’opera cinematografica Pascolo vagante (Italia 2024) di Bruno Zanzottera. Una menzione speciale del Premio Montagne Italiane ha premiato il cortometraggio Piccola cosa (Italia 2023) della regista Mila Costi.

Il Green Planet Movie Award è stato attribuito a Don Benjamín (Spagna, Bolivia 2024) del documentarista Iván Zahinos.

Anche la Giuria MicroCosmo del Carcere di Verona ha scelto di assegnare il suo riconoscimento a Khalil (Iran 2024) di Seyed Payam Hosseini.

Il Premio del Parco della Lessinia è andato a Un pasteur (Francia 2024) di Louis Hanquet.

Premio dei bambini The wolf of custer (Regno Unito 2023), presentato al Festival in anteprima italiana, di Tanya J. Scott. Infine, il Premio del pubblico è andato a Un pasteur (Francia 2024) di Louis Hanquet.

Fonte: Servizio stampa Film Festival della Lessinia

Film Festival della Lessinia: i vincitori della ventinovesima edizione

29FFDL_AL-YAD AL-KHADRAVince la natura, simbolo di speranza per un futuro migliore. È il documentario Fragments from heaven / Frammenti dal cielo(Marocco, Francia 2022) ad aggiudicarsi la ventinovesima edizione del Film Festival della Lessinia (Ffdl).

Un film che riflette la tensione dell’umanità a comprendere l’universo e il proprio posto in esso. Tra i premi ufficiali, a conquistare la Lessinia d’Oro per la miglior opera cinematografica in assoluto alla rassegna cinematografica internazionale dedicata a vita, storia e tradizioni nelle montagne del mondo che si è conclusa il 2 settembre scorso al Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova (Verona) è stato Adnane Baraka, regista indipendente nato a Marrakech che si è formato all’Esav Film School, diplomandosi in regia nel 2011. “Un ritratto introspettivo e filosofico di una famiglia nomade, che riflette la tensione dell’umanità a comprendere l’universo e il proprio posto in esso. Il regista compie scelte estetiche e narrative rischiose, combinando materia e spirito, personale e universale, per creare un film senza tempo che parla a noi tutti”. Questa la motivazione della Giuria internazionale composta dall’autrice e regista Micol Cossali (Italia); dalla pluripremiata documentarista Irene Gutiérrez Torres (Spagna); dal regista Stefan Pavlović (Paesi Bassi); dall’antropologo e regista Pedro Figueiredo Neto (Portogallo); dalla regista, produttrice e sceneggiatrice Fanny Rösch (Germania).

La Lessinia d’Argento per il miglior lungometraggio è stata assegnata a Mamá / Mamma (Messico 2022), film d’esordio di Xun Sero, nome d’arte di Juan Antonio Méndez Rodríguez. Direttore della fotografia e documentarista, è originario del popolo Tzotzil di Mitontic, Chiapas, in Messico. Così si è espressa la Giuria internazionale: “Un film dove il femminile è protagonista: emancipatorio, urgente, coraggioso, personale-politico. È un leale tentativo di dare voce al tempo stesso alla confessione di una madre e alla richiesta di perdono da parte del figlio, che porta alla luce storie nascoste di oppressione femminile in una società patriarcale. Stile e narrativa si combinano in un lavoro semplice, emozionante e potente”.

Vola in Cina la Lessinia d’Argento per il miglior cortometraggio, consegnata all’opera cinematografica Xiaohui he ta de niu / Xiaohui e le sue mucche (Cina 2023) della regista e sceneggiatrice Xinying Lao. Nata nel 1997, ha studiato Cinema alla New York University. Hanno motivato i giurati: “Una storia sincera e sensibile, vista dalla prospettiva di un bambino, sul crescere in un ambiente rurale lontano dai genitori. Il film riesce a parlare con grande sensibilità di isolamento, classi sociali, frattura tra urbano e rurale”.

Il Premio della Giuria è stato dato a Landshaft (Germania, Armenia 2023) del regista teatrale e cinematografico tedesco Daniel Kötter. Inoltre, i giurati hanno attribuito una Menzione speciale della Giuria a Drei frauen / Tre donne (Germania 2022), primo lungometraggio del regista ucraino Maksym Melnyk.

Premi speciali. Tra i riconoscimenti speciali, il Premio del Curatorium Cimbricum Veronense in ricordo di Piero Piazzola e Mario Pigozzi al miglior film di un regista giovane è andato a Or de vie / Una vita d’oro (Burkina Faso, Benin, Francia 2023) di Boubacar Sangaré. Nato nel 1985 in Mali, si laurea sia in Giurisprudenza che in Cinema, specializzandosi in Diritto cinematografico. Il Premio della Cassa Rurale Vallagarina al miglior film sulle Alpi è stato consegnato al corto Ice merchants / Mercanti di ghiaccio (Portogallo, Regno Unito, Francia 2022) del regista e disegnatore cinematografico João Gonzalez. Una Menzione speciale della Giuria del Premio Cassa Rurale Vallagarina è andata a Custodi (Italia 2023) del regista e autore Marco Rossitti.  Il Green Planet Movie Award al miglior film della sezione FFDLgreen è stato attribuito al documentario Matter out of place / Materia fuori posto (Austria 2022) di Nikolaus Geyrhalter. Una Menzione speciale Green Planet Movie Award è stata assegnata a É noite na América / È notte in America (Brasile, Francia, Italia 2022) dell’artista e regista brasiliana Ana Vaz. Il Premio MicroCosmo della Giuria dei detenuti del carcere di Verona è stato dato al film Al-Yad al-Khadra / Raccoglitori di erbe (Palestina 2022) di Jumana Manna, artista visiva e regista palestinese, nata nel New Jersey nel 1987. Il Premio Giudecca del carcere di Venezia è stato attribuito invece a Gornyi luk / Cipolla di montagna (Kazakistan 2022) di Eldar Shibanov che è un regista, sceneggiatore e produttore indipendente. L’animazione scelta per il Premio dei bambini è stata Varken / Maiale (Paesi Bassi 2022) di Jorn Leeuwerink. A completare il palmarès del Festival è stato infine il Premio del pubblico a Drei frauen / Tre donne (Germania 2022) di Maksym Melnyk.

Fonte: Servizio stampa Ffdl

Ad Asiago (VI) in mostra sino al 30 aprile 2023, con incontri e conferenze, l’archivio storico di Mario Rigoni Stern

Le Carte di Mario (5)

(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Si intitola “Le Carte di Mario” la mostra allestita presso il Museo Le Carceri (Via Benedetto Cairoli 13), ad Asiago (VI), visitabile sino al 30 aprile 2023. L’esposizione è un’ immersione nel mondo concreto e impegnato dello scrittore Mario Rigoni Stern, che ha vissuto la montagna, il suo territorio e il paesaggio con la cura e custodia di un saggio giardiniere.

Memorabili alcuni suoi scritti sull’impegno ambientale, come quello relativo alla complessità del termine ecologia. “Molte volte si sente dire, o si legge, il sostantivo ecologia, ma anche troppe volte viene detto e scritto a sproposito, dimenticando che tra le scienze umane l’ecologia è la più complessa e difficile; la summa delle scienze in quanto ad essa fanno capo tutti i settori dello scibile: dalla matematica alla biologia, dalla botanica alla zoologia, dalla chimica alla geologia, dalla fisica alla paleontologia per arrivare complessivamente allo studio delle funzioni di relazione degli organismi  con l’ambiente e tra di loro.”  

Memorabile anche il suo contributo al PTRC (Piano Territoriale Regionale di Coordinamento) per il buon governo del territorio veneto (se solo molti amministratori ne avessero tenuto conto o ne volessero tenere conto anche da ora in poi). “Ho insistito sulla necessità di salvaguardare le montagne e le colline del nostro Veneto, di realizzare una rete estesa di territori ad elevata naturalità e di interpretare in modo più attento di quanto accaduto nel passato recente la mediazione tra natura e città… Sarebbe opportuno approntare estesi interventi di restauro territoriale, di vantaggio sia per le attività agricole che per le città… Una foresta coltivata, questo vedrei nel paesaggio del futuro nella nostra Regione veneta.

Importanti gli appuntamenti, gli incontri e conferenze; tutte alle ore 17,30 in Sala Consiliare di Asiago: venerdì 13 gennaio – esegesi del fondo Mario Rigoni Stern; venerdì 20 gennaio – progettare una mostra documentaria; sabato 11 Febbraio – Arboreti e dintorni; venerdì 17 febbraio – Luogo tempo memoria; venerdì 10 marzo – Uno sguardo dall’alto; sabato 18 marzo – Amicizia e affinità di valori e di esperienze, tra Mario Rigoni Stern e Primo Levi; sabato 8 aprile Un uomo, tante storie, nessun confine.

L’Archivio di Mario Rigoni Stern è in mostra con contenuti scientifici coordinati dall’archivista Ines Ghemo e la supervisione di Giambattista Rigoni Stern, figlio dello scrittore, curati dalla commissione scientifica composta da Giuseppe Mendicino, scrittore e biografo di Mario Rigoni Stern, Chiara Visentin, architetto, Chiara Stefani, architetto e paesaggista, Ada Cavazzani, ordinario di sociologia urbana e rurale all’Università della Calabria, Anna Maria Cavallarin, studiosa di temi rigoniani, Francesca Chiesa, docente e con il progetto di allestimento e comunicazione visiva curato dalla Studio B LAB design di Antonio, Cristina e Roberto Busellato.

Una mostra da non perdere! Gli orari di visita sono: sabato, domenica e festivi ore 10-12,30 e 15,30-18,30.

19-28 agosto 2022, a Bosco Chiesanuova (VR) torna il Film Festival della Lessinia, tema di quest’anno il mondo contadino

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Torna  dal 19 al 28 agosto 2022 la rassegna cinematografica internazionale dedicata alla vita, alla storia e alle tradizioni sulle terre alte di ogni angolo del mondo, il Film Festival della Lessinia (FFDL), che da 28 anni racconta la montagna, offrendo uno sguardo “alto” sul Pianeta. La manifestazione è in programma completamente in presenza al Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova (VR) con un’ampia selezione di film anche online su MyMovies, la più seguita piattaforma italiana dello streaming, in una vera e propria sala virtuale accessibile da tutto il territorio nazionale.

Il mondo approda in Lessinia con il meglio del cinema internazionale dedicato alla montagna. Ricco il programma dei film e degli eventi collaterali per offrire una prospettiva privilegiata dalla quale osservare la realtà, i cambiamenti del clima e, più in generale, della società contemporanea. Con un sempre più forte occhio rivolto verso i temi del green e della sostenibilità che quest’anno sono rimarcati dall’adesione al manifesto e al progetto del Verona Green Movie Land (VGML ). 68 film (tra documentari, fiction e animazioni) da 44 Paesi, di cui 29 anteprime italiane; sono stati selezionati tra 982 opere cinematografiche, provenienti da 87 Paesi. Ospiti come il regista e sceneggiatore Michelangelo Frammartino, con un evento speciale dedicato al sottosuolo nel suo film Il buco; l’astronauta Luca Parmitano a parlare del pianeta Terra, dei cambiamenti climatici e dello scioglimento dei ghiacciai; il regista Pupi Avati che presenta il suo ultimo libro e ultimo film su Dante sulle montagne che, secondo la leggenda, il sommo poeta visitò per trarne ispirazione per l’Inferno.

La Piazza del Festival ospiterà in tutto 91 eventi: 10 presentazioni letterarie, 13 incontri culturali, 2 tavole rotonde, 4 mostre, 6 concerti, 12 laboratori didattici per i bambini. Un ricco programma di 9 escursioni accompagnerà alla scoperta dei Monti Lessini. Nell’Osteria e nella Trattoria del Festival potranno essere degustati prodotti enogastronomici della terra veronese, grazie ai piccoli produttori locali per la valorizzazione di un’agricoltura biologica. ll file rouge di quest’anno sarà il mondo contadino: tema che attraverserà il programma cinematografico e letterario, le esposizioni, gli incontri e molti degli eventi del Film Festival della Lessinia 2022. Quel mondo contadino di cui Pier Paolo Pasolini, al quale il Festival dedica una retrospettiva a cento anni dalla nascita, profetizzò la fine e che ora si riscopre fondamentale per indagare il rapporto tra Uomo e Natura, di fronte ai cambiamenti che stanno sconvolgendo la vita sul Pianeta. Foto in alto credits FFDL (Stills La Roya – PH by Alejandro Pérez Ceferino). Programma completo: FFDL.it

Fonte: Servizio stampa FFDL

30 giugno e 15-17 luglio 2022, corsi di formazione giornalisti nel bellunese organizzati in collaborazione con Argav

Agricoltura montagna

Due i corsi di formazione giornalisti che si terranno nel bellunese tra fine giugno e metà luglio a cui collabora Argav (iscrizione vattraverso la piattaforma www.formazionegiornalisti.it).

Il primo, “Ritorno a futuro: dall’agricoltura eroica alla smart agriculture, le nuove sfide dei territori montani, si terrà giovedì 30 Giugno p.v. , dalle ore 15.00 alle ore 17.00, a Cortina d’Ampezzo nell’ambito del programma formativo “Cortina tra le righe”; a coordinare il corso saranno presidente Argav Fabrizio Stelluto e Roberto Zalambani, presidente Unaga.

Il secondo, organizzato dall’associazione Greenaccord, di cui fa parte la consigliera Romina Gobbo, si articolerà in 3 giornate, dal 15 al 17 Luglio p.v.  a Santa Giustina, sul tema “Riabilitare la montagna. Transizione ecologica,  cammini e un prete di montagna”; in particolare la  sessione (“Il ruolo chiave della montagna per la transizione ecologica”), moderata dal presidente Argav Fabrizio Stelluto, avrà luogo sabato 16 Luglio dalle ore 15.00 alle ore 19.00.

Film Festival della Lessinia, i vincitori dell’edizione 2021

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Nel corso della cerimonia di premiazione che si è tenuta il 28 agosto scorso al Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova (VR), la giuria internazionale del Film Festival della Lessinia ha assegnato il massimo riconoscimento, la Lessinia d’Oro, come miglior lungometraggio, a “Entre perro y lobo / Tra cani e lupi” (Colombia, Cuba, Spagna 2020) di Irene Gutiérrez, presentato in anteprima italiana. Questa la motivazione dei giurati Helene Christanell (Italia), Damiano Giacomelli (Italia), Guillermo Quintero (Colombia), María Vera (Argentina) e Nika Šaravanja (Croazia): “Un film che trasporta brillantemente lo spettatore nel limbo di un esercizio cinematografico, ludico ed esperienziale di tre vecchi compagni della guerriglia cubana. Un affresco anacronistico che concentra la sua potenza sulla vicinanza con i personaggi e il loro ambiente selvatico, raggiungendo anche un prezioso equilibrio tra la nostalgia e l’assurdità dell’utopia rivoluzionaria” .

La Lessinia d’Argento è stata assegnato al miglior cortometraggio “Bad omen/Cattivo auspicio”(Canada, Afghanistan 2020) del regista e sceneggiatore afghano-canadese Salar Pashtoonyar, altra anteprima italiana proiettata a Bosco. Questa la motivazione dei giurati: “Con una sceneggiatura solida e un’attrice protagonista convincente, il film ritrae un giorno nella vita di una madre single, vedova in una società radicalmente patriarcale. Una storia sensibile che ci invita a riflettere sulla lotta costante delle donne nel tempo sospeso del conflitto afghano”.

Premi speciali. La giuria internazionale ha attribuito una menzione speciale al cortometraggio “Haeberli” (Germania 2020) del documentarista Moritz Mueller-Preisser.  Questa la motivazione dei giurati: “Un ritratto vivido di un personaggio straordinario che combatte con il suo divertente cinismo contro la rigidità della sua città. Le sue imprese grottesche ci hanno sedotto immediatamente convincendoci a parteggiare per la sua protesta dirompente contro il sistema. Con una messa in scena molto attenta e la complicità con il protagonista, questa commedia in forma di documentario ci ha fatto ridere di cuore”. Il Premio del Curatorium Cimbricum Veronense alla memoria di Piero Piazzola e Mario Pigozzi per il miglior film di un regista giovane è andato a “Il monte interiore” (Italia 2020) di Michele Sammarco.  Il Premio Cassa Rurale Vallagarina per il miglior film sulle Alpi è stato assegnato a “Primascesa – La montagna creata dall’uomo” (Italia 2021), documentario d’esordio di Leonardo Panizza, appassionato di trekking in autonomia e ad impatto zero. Protagonisti del film sono lo stesso regista e Simon Sartori, due giovani scalatori alla ricerca di una cima inviolata. Insieme affronteranno una complessa spedizione nello scenario insolito di un monte artificiale plasmato dai rifiuti dell’uomo.  Menzione speciale della giuria del Premio Cassa Rurale Vallagarina per “Marana” (Italia 2020) dei registi Giovanni Benini e Davide Provolo. A “Primascesa – La montagna creata dall’uomo” (Italia 2021) è stato assegnato anche il “Log to Green Movie Award” per il miglior film ecosostenibile della sezione FFDLgreen.  Una menzione speciale della giuria del “Log to Green Movie Award” ha premiato “Now /Ora” (Germania 2020) del regista e produttore tedesco Jim Rakete. A ricevere il Premio della giuria MicroCosmo del Carcere di Verona è stato “The Postcard /La cartolina”(Marocco, Qatar 2020) di Asmae El Moudir. Ad aggiudicarsi il Premio del pubblico è stato il lungometraggio “L’Aventure/L’avventura”(Francia 2020) di Marianne Chaud. A vincere il Premio dei bambini è stato infine “Pod Mrakem / Nuvoloso” (Repubblica Ceca 2018) di Filip Diviak. Nella foto in alto il direttore artistico del Film Festival della Lessinia Alessandro Anderloni con i registi Irene Gutiérrez, Michele Sammarco, Asmae El Moudir, Leonardo Panizza.

Fonte: Servizio stampa FFDL

20 agosto, al via la 27a edizione del Film Festival della Lessinia a Bosco Chiesanuova (VR)

 

FFDL_2020_1Si apre con un’anteprima italiana la ventisettesima edizione del Film Festival della Lessinia, venerdì 20 agosto (alle 21) , dopo la cerimonia di apertura della rassegna cinematografica internazionale dedicata alla vita, alla storia e alle tradizioni nelle terre alte del mondo , sarà il lungometraggio in concorso February di Kamen Kalev ad illuminare il grande schermo del Teatro Vittoria

Opera cinematografica intensa, a Bosco Chiesanuova (Verona) dopo la partecipazione nel 2020 al Festival di Cannes, è ambientata nella Bulgaria orientale, a poca distanza dal confine turco. Qui trascorre la vita Petar, pastore figlio di pastori, di cui il regista bulgaro segue l’esistenza umile eppure radiosa, isolandone tre distinti momenti. L’infanzia accanto al silenzioso nonno, spesa nell’impaziente cura delle bestie. La giovinezza, dove il mondo si rivela con la partenza per il servizio militare e nella scoperta della poesia. La quieta vecchiaia, nel gelido inverno sui monti. Tre momenti, tre stagioni che seguono il viaggio di un uomo straordinario nella sua semplicità e nell’accettazione senza rimpianti di un destino scritto. 

La terra, il cielo, gli animali, gli uccelli, la luce. February è un poema visivo sospeso nell’incanto della rarefazione, uno studio caldo e partecipe della vita umana e dell’impatto che la discendenza, l’ambiente, le abitudini hanno su di essa. Scene intense per mirare dritto al cuore del tema che, da quasi tre decenni, illumina gli schermi della Lessinia: abitare nel grembo materno della montagna. 

Inizia dal cinema il primo fine settimana di rassegna. Appuntamento a cui seguono dieci giorni di eventi in sala e nella Piazza del Festival con le presentazioni editoriali del ciclo di incontri Parole Alte realizzati in collaborazione con l’ateneo scaligero, la programmazione cinematografica FFDL+ dedicata a bambini e ragazzi, i laboratori didattici per i più piccoli, le escursioni guidate alla scoperta del territorio, i concerti di musica dal vivo. E ancora: le letture negli spazi della Libreria della montagna, i momenti conviviali nell’Osteria del Festival, le interviste con i registi. 

La cerimonia di apertura sarà visibile in diretta streaming sulla pagina Facebook del Festival (@filmfestivaldellalessinia). 

La rassegna si svolge in presenza al Teatro Vittoria nel rispetto delle norme di sicurezza anti Covid-19 e on line su MyMovies per seguire la programmazione da tutto il territorio nazionale. Biglietteria: Dal 20 al 29 agosto al Teatro Vittoria – in Piazza Guglielmo Marconi, 35 – dalle 10 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 23 tel. 045.7050789. Biglietti on line su ticket.ffdl.it (diritto di prevendita € 1). Info: ffdl.it

Fonte : Servizio stampa Film Festival della Lessinia 

30 maggio 2021, a Milies di Segusino (TV), mercatino in onore della fioritura dei narcisi, mentre nel Padovano concerto del “pianista fuori posto” a memoria dei dissesti idrogeologici occorsi nel territorio

Domenica 30 maggio torna a Milies di Segusino (TV) la Festa del Narciso organizzata dalla Pro Loco di Segusino e che quest’anno, nel rispetto delle norme anti Covid, prevede unicamente il mercatino lungo le vie del borgo e nel cortile dell’ostello, a partire dalle 9 del mattino sino alle 18. Naturalmente, chi desidera potrà raggiungere la cima del monte Doc e ammirare la fioritura dei narcisi (stagione permettendo). Ulteriori informazioni: tel.340-6285209.

Combattere il dissesto idrogeologico. Sempre domenica 30 maggio, dalle ore 18:15 alle 19:15, nei pressi della chiesa a Roncajette di Ponte San Nicolò, nel Padovano, si svolgerà un concerto del celebre “Pianista fuori posto” Paolo Zanarella. L’iniziativa, promossa dall’associazione Brenta Sicuro, assieme al Forum regionale per i Contratti di Fiume in Veneto con la collaborazione ed il patrocinio del Comune di Ponte San Nicolò e grazie al sostegno di Coop 3.0, vuole ricordare i vasti allagamenti con conseguenti ingenti danni provocati dalla rottura arginale del Bacchiglione nel 2010 e dunque la necessità di prevenire le calamità definite “naturali” ma che, molto spesso, sono frutto della poca cura riservata all’ambiente.  

Sabato 29 maggio, ore 10.30, presentazione on line del libro di Mauro Varotto “Montagne di Mezzo. Una nuova geografia”

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La Biblioteca Internazionale “La Vigna” invita alla presentazione del libro di Mauro VarottoMontagne di Mezzo. Una nuova geografia” che si terrà su piattaforma zoom sabato 29 maggio alle ore 10.30 (link di collegamento scrivere a info@lavigna.it).

Il libro. Il Novecento ha portato a compimento nella montagna italiana il disegno della modernità. Abbandono e marginalità diffusi da una parte, divertissement turistico dall’altra hanno scavato divari territoriali profondi che richiedono oggi di essere ripensati. Obiettivo di questo libro è uscire da tale schema, puntando l’attenzione sui fenomeni sempre più diffusi di ritorno alle «terre alte» e inquadrandoli entro un’inedita cornice. Luoghi apparentemente perdenti sono tornati infatti al centro di movimenti di «nuova resistenza» ai modelli dominanti di standardizzazione, specializzazione e intensificazione produttiva che hanno decretato la crisi della montagna contemporanea o le sue effimere fortune. “Montagne di mezzo” traccia così i contorni di un’idea nuova di territorio, diversa da quella tuttora dominante nei media e nell’opinione pubblica, propone un alfabeto per dare valore a realtà minori, in posizione intermedia tra vette celebrate e fondivalle congestionati. Le montagne di mezzo non sono solo una realtà altimetrica, bensì luoghi che tengono insieme passato e futuro, rilanciando un’idea di abitare che concilia istanze climatiche sempre più stringenti, nuove energie sociali e modelli virtuosi di gestione e sviluppo della montagna.

Interventi. Danilo Gasparini, presidente del Consiglio Scientifico della Biblioteca Int. “La Vigna”, Raffaele Cavalli, consigliere scientifico della Biblioteca Int. “La Vigna”, Mauro Varotto, autore.

Fonte: Biblioteca Internazionale La Vigna