
(di Giuseppe Pomarico, geologo e climatologo). Il Veneto chiude l’estate meteorologica 2026 con un agosto che si colloca a un soffio dal leggendario 2003, confermando una tendenza che ormai da tre mesi consecutivi (giugno, luglio, agosto) non lascia spazio a dubbi interpretativi: la regione sta attraversando una fase climatica di eccezionale e persistente anomalia termica. I dati diffusi da Arpav nel report meteoclimatico agosto 2026, restituiscono un quadro che merita una lettura non solo cronachistica, ma propriamente geoclimatologica.
Un’estate che supera, seppur di poco, il 2003
Il dato di sintesi è di per sé una notizia climatologica di rilievo: la temperatura media del trimestre giugno-luglio-agosto 2026 sembra aver superato, sia pure lievemente, quella della celebre estate 2003, a lungo considerata insuperabile. Agosto da solo si è classificato come il secondo più caldo mai registrato dalla rete Arpav, con un’anomalia media regionale di +3,2 °C rispetto alla norma 1991-2020, preceduto solo dal 2003. Il trend di lungo periodo, statisticamente significativo, è di +0,75 °C per decennio sulle temperature medie e di +0,78 °C per decennio sulle minime — un segnale coerente con l’intensificazione del riscaldamento osservata a scala regionale negli ultimi trent’anni. Dal punto di vista dinamico, il mese è stato dominato nella prima metà da un promontorio anticiclonico sub-tropicale persistente, la terza grande “bolla di calore” della stagione dopo quelle di giugno e luglio, mentre nella seconda parte impulsi di origine atlantica hanno favorito un temporaneo riequilibrio termico, interrotto a fine mese da una nuova, breve avvezione calda nord- africana (26-28 agosto) accompagnata da polveri sahariane in quota, responsabili dell’aspetto lattiginoso del cielo tra il 27 e il 28.
Il dato più significativo: l’ondata di calore più lunga mai registrata
Dal punto di vista bioclimatico, l’elemento di maggiore interesse scientifico riguarda il disagio fisico da caldo-umido misurato attraverso l’indice Humidex. Se le due ondate di calore “tradizionali” di agosto (29 luglio-7 agosto e 9-16 agosto) risultano formalmente separate da una breve pausa l’8 agosto, l’analisi in termini di Humidex mostra che tale pausa si annulla completamente: l’umidità relativa elevata ha mantenuto l’Humidex medio giornaliero sopra la soglia critica dei 35 °C anche in quel giorno, configurando un’unica ondata di forte disagio fisico ininterrotta durata 18 giorni, dal 27 luglio al 13 agosto — la più lunga e intensa mai registrata in Veneto, che supera il primato appena stabilito a giugno 2026. Il 2026 entra così, con tre distinti episodi (giugno, luglio, agosto), nella classifica delle dieci peggiori ondate di sempre per stress termico. Punte di Humidex superiori a 50 °C sono state misurate a Roverchiara (53,7 °C), Villorba e Porto Tolle-Pradon (51,6 °C), Codevigo (51,4 °C) e Chioggia-Sant’Anna (51,1 °C).
Geomorfologia e criosfera alpina: il permafrost del Piz Boè
L’aspetto più rilevante sotto il profilo geomorfologico riguarda la criosfera dolomitica. Al sito di monitoraggio del permafrost del Piz Boè (2900 m), a fine agosto non risulta più presente terreno gelato: un degrado totale che segna un punto di non ritorno rispetto alla situazione rilevata nel 2011, quando lo spessore del permafrost si estendeva per circa 5 metri di profondità fino a fondo pozzo (30 m). Il dato conferma la prosecuzione, per l’intero mese, della fusione di ghiacciai, rock glaciers e permafrost, in un contesto in cui lo zero termico ha oscillato tra i 3480 m (22 agosto) e i 4805 m (27 agosto). Le immagini della Marmolada, con ghiaccio scuro e ricoperto di detrito, restituiscono visivamente l’entità del degrado in atto, con implicazioni dirette sulla stabilità dei versanti in alta quota e sul rischio di crolli rocciosi legati al disgelo del permafrost — un tema che meriterebbe monitoraggi geotecnici mirati nei prossimi anni.
Precipitazioni: deficit disomogeneo e dissesti idrogeologici localizzati
Sul fronte pluviometrico, agosto chiude con un deficit regionale del -12%, ma con una distribuzione fortemente disomogenea: -30% sulla fascia pedemontana, -15% su area alpina e prealpina, mentre la pianura ha chiuso sostanzialmente in pareggio grazie a eventi estremi localizzati (Veronese, Padovano, Veneziano). Lo SPI a 6 e 12 mesi conferma una siccità di lungo periodo moderata-severa sulle aree montane e di alta pianura, aggravata — secondo lo SPEI, che integra anche l’effetto della temperatura — proprio dalle alte temperature stagionali che hanno incrementato l’evapotraspirazione potenziale (+8 mm di anomalia media in pianura). Non sono mancati fenomeni di instabilità idrogeologica: il 1° agosto un flash flood ha interessato un torrente tra Giralba e Reane (Auronzo di Cadore), con case investite da acqua e detriti; il 5 agosto allagamenti tra Ponte nelle Alpi e Soverzene e un ulteriore dissesto idrogeologico in Val d’Oten. L’evento più severo dal punto di vista dell’intensità di precipitazione e della ventosità resta però quello del 28 agosto, con sistemi temporaleschi grandinigeni tra Prealpi/Pedemontana e pianura, cumulati fino a 54,2 mm a Mira (VE) in poche ore, e raffiche di vento eccezionali: 200 km/h sulla Marmolada, 180 km/h nella rilevazione del Bellunese, 108 km/h alle Pale di San Martino, oltre 100 km/h in diverse località di pianura.
Notti tropicali e giornate estive: indicatori di un cambiamento strutturale
Completano il quadro due indicatori bioclimatici in forte crescita: le notti tropicali (minima ≥20 °C), con una media di 18 giornate in pianura — secondo valore più alto della serie storica, sei volte superiore alla media degli anni ’90 — e le giornate estive (massima >30 °C), con 26 giorni medi in pianura (+9 rispetto alla norma), terzo valore più alto di sempre. Entrambi i parametri, letti in serie storica, mostrano una traiettoria di crescita che va ben oltre la variabilità interannuale attesa, rafforzando l’ipotesi di un cambiamento strutturale del regime termico regionale piuttosto che di un’anomalia episodica.
Considerazioni conclusive
Il quadro che emerge da questo report Arpav conferma, dal punto di vista geoclimatologico, una convergenza di segnali che non può essere ignorata: allungamento e intensificazione delle ondate di calore, degrado accelerato della criosfera alpina, incremento della frequenza di eventi pluviometrici a elevata intensità oraria a fronte di un deficit cumulato di lungo periodo, e un trend termico di fondo statisticamente robusto. Il caso del permafrost del Piz Boè, in particolare, rappresenta un indicatore geomorfologico di soglia superata che meriterebbe un approfondimento specifico nei prossimi mesi, anche in relazione alla stabilità dei versanti dolomitici.
Filed under: Ambiente | Tagged: meteo agosto Veneto 2026 |
Lascia un commento