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Bollettino ANBI Veneto disponibilità risorsa idrica a luglio in Veneto: -70% Adige, -69% Bacchiglione, -68% Po, -42% Brenta. La crisi continua ad agosto

Dati Arpav alla mano, a fronte di precipitazioni inferiori alla media (-9% a luglio e -24% dall'inizio dell'anno idrologico) e di un mese particolarmente caldo (+1,3 °C), la situazione dei fiumi registra criticità diffuse e marcate, con picchi negativi per l'Adige (-70%), il Bacchiglione (-69%), il Po (-68%) e il Brenta (-42%) mentre le falde dell'alta pianura restano su livelli estremamente bassi.

Le proiezioni elaborate del CeSpII Centro di Sperimentazione per l’Innovazione Irriga istituito presso il Consorzio di Bonifica LEB delineano per il mese di agosto una condizione di diffusa siccità climatica su gran parte del territorio veneto, in particolare nelle aree centro-settentrionali.

L'effetto congiunto della scarsità di piogge e dell'elevata evapotraspirazione sta esaurendo rapidamente la riserva idrica del suolo, rendendo necessaria una gestione mirata del terreno e il costante monitoraggio dei canali per sostenere le colture nelle fasi fenologiche più critiche.

«La prolungata sofferenza dei corpi idrici superficiali osservata nel mese di luglio deriva in modo diretto dall'esaurimento della componente nivale e dalle persistenti elevate temperature registrate in quota», dichiara Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto. «In questo scenario complesso, i Consorzi di bonifica hanno assicurato la continuità del servizio irriguo mediante un'azione di gestione dinamica ed equilibrata, applicando riduzioni selettive alle derivazioni laddove necessario. L'adozione di tecnologie avanzate, il monitoraggio costante e il progressivo efficientamento delle reti consentono oggi una gestione razionale della risorsa, ma si conferma indispensabile l'attuazione di investimenti strutturali per rafforzare la resilienza del sistema».

«Il comparto agricolo sta affrontando questa ennesima fase critica con estremo senso di responsabilità», sottolinea Alex Vantini, presidente di ANBI Veneto. «Le limitazioni concordate con la Regione del Veneto sulla quota di derivazioni, in particolare lungo l'asta del fiume Adige, rappresentano un impegno gravoso per le aziende agricole del territorio, reso tuttavia necessario per salvaguardare la risorsa idrica, tutelare l'equilibrio degli ecosistemi e garantire la priorità degli approvvigionamenti civili. Risulta ora imprescindibile definire una programmazione infrastrutturale di lungo periodo affinché gli impatti dei cambiamenti climatici non continuino a gravare in modo sproporzionato sul settore primario».

Fonte: servizio stampa ANBI VENETO