La Commissione europea ha pubblicato un Rapporto con i dati 2009 relativi ai beneficiari degli aiuti diretti della PAC. Il quadro che ne viene fuori è lapidario: il 20% degli agricoltori europei (grandi aziende) hanno ricevuto oltre 31 milioni di euro, mentre il restante 80% (piccoli agricoltori) ne ha ricevuto appena 8.
Per quanto riguarda l’Italia, l’87% degli agricoltori ha ricevuto aiuti PAC per meno di 5.000 euro e tra questi il 42% ne ha ricevuto meno di 500. Complessivamente, agli agricoltori italiani sono giunti aiuti diretti per 4.12 miliardi di euro su un totale di 39 stanziati nel 2009 dall’UE. I dati del Rapporto confermano che la nuova PAC dovrà porre rimedio a questa situazione e riequilibrare la distribuzione degli aiuti europei.
PAC verso il 2020: rafforzare il ruolo degli agricoltori europei. Dal punto di vista economico il settore agricolo europeo riveste un’importanza capitale, dato che esso impiega circa 30 milioni di persone e mantiene la crescita nelle zone rurali dell’Unione Europea. Il settore primario europeo contribuisce, inoltre, alla realizzazione della strategia “Europa 2020” per la crescita e l’occupazione, soprattutto nelle zone rurali le cui economie locali sono state preservate grazie anche alle specifiche politiche adottate dall’UE che hanno contribuito ad evitare lo spopolamento delle campagne. E’ attorno a queste tematiche che si è tenuto a Bruxelles un incontro di alto livello presenti, tra gli altri, il Presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, e i vertici delle organizzazioni agricole, i quali hanno sottolineato che, in considerazione del raddoppiamento della domanda alimentare mondiale previsto per il 2050, appare necessario rafforzare il ruolo economico degli agricoltori in quanto fornitori di prodotti alimentari e servizi per 500 milioni di consumatori.
Sì all’”inverdimento” della PAC ma senza toccare la competitività degli agricoltori. Nello specifico, i rappresentanti di Copa-Cogeca hanno ribadito la disponibilità di considerare un ulteriore “inverdimento” della PAC, come proposto dalla Commissione, ma a una condizione: le nuove misure non dovranno mettere a repentaglio la posizione competitiva degli agricoltori europei né ridurre la capacità produttiva del settore. Va ricordato, che i redditi di molti agricoltori sono scesi ai livelli del 1990 e non possono essere ulteriormente erosi, così come non può esserlo la loro posizione competitiva. Di conseguenza, le organizzazioni agricole europee si sono dette fortemente contrarie alla recente iniziativa della Commissione di liberalizzare maggiormente gli scambi con il Marocco e il Mercosur, il blocco commerciale dei paesi dell’America latina, perché questo avrà un impatto devastante sui settori agricoli dell’UE e provocherà un’intensificazione dei metodi di produzione, nonché la deforestazione in molte aree del pianeta. Per di più, le importazioni nell’UE non sono tenute a rispettare le rigorose norme comunitarie.
Rivedere le norme europee in materia di concorrenza. A fronte di sfide quali l’estrema volatilità del mercato, è necessario fare in modo che il settore agroalimentare europeo sia competitivo. È opportuno dunque consolidare la posizione degli agricoltori europei nella catena alimentare, dato che essi ricevono attualmente soltanto una frazione del prezzo dei prodotti venduti al dettaglio. Questo obiettivo potrebbe essere conseguito attraverso una revisione delle norme europee in materia di concorrenza, al fine di consentire alle organizzazioni di produttori, quali le cooperative, di crescere di dimensioni e di scala, aumentando la loro competitività e garantendo un settore agroalimentare europeo dinamico. Sono altresì indispensabili dei rapporti contrattuali più giusti.
(fonte Veneto Agricoltura Europa)
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