Grazie all’elevato grado di specializzazione raggiunto dai 1775 allevamenti concentrati in tre province – Verona, Treviso e Padova – l’allevamento di suini in Veneto ha registrato in dieci anni un aumento del numero di capi allevati (+ 230 mila). Per questo oggi gli agricoltori veronesi, trevigiani e padovani convergeranno su Milano per tenere sotto scacco la borsa merci dove il lavoro quotidiano degli allevatori viene vilipeso da speculatori senza scrupoli che possono agire spesso nella legalità grazie a regole comunitarie dalle maglie volutamente larghe.
Di qui la battaglia per l’indicazione obbligatoria dell’origine di tutti i prodotti agricoli – spiega Coldiretti Veneto – che precisa inoltre che per la carne suina è possibile conoscere la provenienza solo di quella destinata alle Dop (Denominazione di Origine Protetta) mentre per tutto il resto vige il completo anonimato. I dati dell’ultimo censimento agricolo registrano al 2010, ben 930 mila suini destinati alla produzione di salumi e carni da consumo. Numeri sufficienti a garantire il fabbisogno alimentare di tutta la popolazione veneta e non solo, che invece deve fare i conti con importazioni sfrenate dall’estero pari al 53% in valore e al 27% in termini di quantità.
I prosciutti arrivano dalla vicina Europa – sottolinea Coldiretti – basti pensare che in Veneto transitano 18 mila tonnellate di spalle e cosce per un valore di 33 milioni di euro e altre 12 mila tonnellate di carni di maiale per un valore pari a 37 milioni di euro. Il Veneto subisce l’importazione di 38 mila tonnellate per un valore che sfiora gli 85 milioni di euro, ovvero più del 50% della produzione veneta che è pari a 160 milioni di euro.
(fonte Coldiretti Veneto)
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