La vespa cinese del castagno (Dryocosmus Kuriphilus Yasumatsu), chiamata anche cinipide galligeno, sta falcidiando i marroni del Monfenera IGP, montagna in provincia di Treviso. Nello scorso hanno ha provocato un calo di produzione di un terzo; quest’anno si prevede che la raccolta, che partirà a giorni, non supererà i 150 quintali.
Prima dell’arrivo del micidiale imenottero fitofago, cinque anni fa, si era arrivati a 750 quintali. Si calcola che ci vorrà più di una decina di anni per vincere la battaglia contro la vespa cinese, che viene condotta con un altro imenottero, pure originario della Cina (Torymus sinensis K.). Una lotta biologica che si sta rivelando efficace, ma occorrerebbero risorse adeguate che mancano. Erano stati assicurati fondi dal Ministero, che però sembrano essersi evaporati. La situazione è pesantissima. I coltivatori scoraggiati. Molti di loro sono anziani e disperano di vedere i loro castagni tornare floridi sui pendii che salgono verso il Monfenera, montagna che si affaccia sul fiume Piave e che fu teatro di terribili eventi nella prima guerra mondiale.
Dei fondi si è persa la traccia. Si riconoscono nell’ “Associazione produttori di marroni della Marca Trevigiana, marroni di Monfenera IGP” (130 soci), presieduta da Antonio Fragosa, la quale sta coordinando le azioni messe in atto per arginare l’infestazione. “L’operazione è molto ardua – sottolinea l’amministratore delegato dell’Associazione Renzo Andrighetto: siamo stati al Mipaaf a Roma per capire se ci sono i fondi che ci erano stati in qualche maniera garantiti. Pare che di essi si sia persa la traccia. E’ importante, intanto, in attesa di tempi migliori, continuare a far conoscere e a sostenere i nostri buoni marroni che si caratterizzano per qualità, per valori nutrizionali, per la polpa dal sapore dolce, per compattezza e per consistenza farinosa del frutto”.
Si è anche preoccupati per il prezzo. L’orizzonte non promette bene a causa della concorrenza della produzione spagnola, che già sta arrivando. In Spagna per ora non è approdato il terribile Dryocosmus Kuriphilus. La castanicoltura è testimoniata sulle pendici del Monfenera sin dal Medioevo. Un atto nel 1351 ne regolava la raccolta tra i capifamiglia. Il commercio era fiorente. Nel Secondo dopoguerra i castagni erano stati un po’ trascurati; dagli anni Ottanta una sensibile ripresa della coltura.
Il 24 novembre 2009 la Commissione delle Comunità Europee iscrive i Marroni del Monfenera nel Registro delle Indicazioni geografiche protette (I.G.P.). Cinque anni fa dalla Cina il terribile imenottero.
(fonte OPO Veneto)
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