“Le misure della manovra salva Italia riguardanti l’agricoltura hanno il sapore della beffa per un settore produttivo strategico ma oberato non da oggi dal peso della crisi. A me pare che la predicata “equità” della manovra del governo Monti abbia caratteristiche molto simili al sistema di prelievo fiscale dello Sceriffo di Nottingham”.Franco Manzato, assessore all’agricoltura del Veneto, non ci sta a considerare terreno, abitazioni e fabbricati rurali un bene da tassare e non lo strumento “di un lavoro che serve a tutti e che già soffre della competitività di un mercato mondiale spietato. “L’esistenza di un’azienda agricola è in ogni caso motivo di sviluppo per il territorio, anche quando non produce reddito per l’imprenditore come è successo spesso in tutti questi anni di crisi, senza che le imprese agricole potessero usufruire di alcun ammortizzatore sociale, mentre si sono viste decurtare i prezzi pagati e aumentare i costi”. “E’ stato previsto inoltre l’ulteriore stanziamento di 40 milioni di euro a favore dell’Agea – continua Manzato – organismo che andrebbe soppresso in quanto è stata prevista l’istituzione di organismi pagatori regionali, che noi abbiamo attivato e che paghiamo, ma alle quali in molte regioni, soprattutto quelle del Sud, nessuno pensa di dare vita, nonostante ciò che dice la relazione speciale della Corte dei Conti”.
Cosa prevede la manovra. In fatto di imposta municipale unica (tradizionalmente chiamata ICI) l’applicazione di un’aliquota dello 0,2 per cento di base dell’imposta per i fabbricati rurali ad uso strumentale e dello 0,4 per cento per le prime abitazioni rurali dei coltivatori diretti. Per i terreni agricoli il valore è ottenuto applicando un moltiplicatore pari a 120 di quello preesistente. Viene peraltro prorogato al 31 marzo 2012 la scadenza dell’obbligo di accatastamento per i fabbricati rurali. Dal gennaio prossimo sono state rideterminate al rialzo le aliquote contributive pensionistiche di finanziamento e di computo: da un minimo di +1,70% (maggiori di 21 anni nelle zone normali) ad un massimo di +7,20% (minori di 21 anni delle zone svantaggiate).
Coldiretti, per agricoltura serve equità e crescita. “Nessuno come noi agricoltori sa bene cosa siano i sacrifici e come il contributo al bene del Paese rappresenti un dovere per tutti. Noi non ci tiriamo indietro, ma equità e misure per la crescita devono riguardare anche il nostro settore”. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, a commento della manovra in discussione al Parlamento. “Il bene terra se utilizzato come fattore della produzione in una impresa agricola – ha sottolineato Marini – merita un trattamento fiscale ben diverso da quello riservato a chi il fondo agricolo lo detiene a fini speculativi o hobbistici e questo vale ancora di piu’ se si tratta di imprese professionali. Inoltre di fatto – ha continuato Marini – quasi nessuna delle misure per la crescita delle imprese previste nella manovra è applicabile per il settore agricolo. E per questo abbiamo consegnato al presidente del Consiglio Mario Monti e al Governo alcune nostre proposte per una filiera agricola più trasparente, più competitiva, più rispettosa di tutti, Queste nostre proposte – ha concluso Marini – non possono trovare ne’ l’alibi del poco tempo a disposizione ne’ quello della variazione dei saldi di bilancio in quanto rappresenterebbero emendamenti immediatamente applicabili e a costo zero. Dobbiamo convincerci tutti che equità e crescita sostenibile sono i nuovi beni comuni ai quali il nostro Paese non può derogare in ogni caso ma soprattutto nel settore agricolo, strategico per il Made in Italy”.
Confagricoltura, “ci sentiamo trascurati dal decreto Salva Italia”. Così ha dichiarato Mario Guidi, presidente di Confagricoltura, in un intervista uscita su QN lo scorso 9 dicembre. “Da questo decreto per le imprese agricole – ha detto Guidi – tante tasse e niente sviluppo. Non ci sottraiamo come mondo agricolo al risanamento dei conti e al rilancio del Paese, ma non si può accettare di essere esclusi dalle misure di rilancio di cui beneficiano gli altri settori economici e, al tempo stesso, veder aumentare in maniera esponenziale gli oneri fiscali, tributari e contributivi. L`impressione è che sia stata trascurata la specificità del settore agricolo».
Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), l’agricoltura è pronta a fare la sua parte, ma vuole interventi mirati allo sviluppo. “In questi giorni – ha affermato Giuseppe Politi, presidente della Cia – abbiamo più volte sottolineato che l’agricoltura, con grande senso di responsabilità e serietà, intende fare sino in fondo la sua parte. E’ però indispensabile che questi sacrifici siano equi e vengano controbilanciati da interventi mirati alla ripresa delle aziende che oggi sono oppresse da costi produttivi (ultimo quello del rincaro delle accise per il gasolio) e previdenziali notevoli. Costi che rischiano di salire ulteriormente con l’annunciato incremento delle aliquote Iva. Quello che chiediamo è un alleggerimento di tali oneri, in modo di riattivare un processo di crescita imprenditoriale che si pone quanto mai urgente”.
(fonti: Regione Veneto/Coldiretti/Confagricoltura/Cia)
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