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Pac 2014-2020, secondo semestre 2012 cruciale per l’Italia

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) PAC 2014-2020, “les jeux sont faits” per l’Italia? Se così fosse, dalla riforma della politica agricola e rurale europea, l’agricoltura italiana rischierebbe di uscirne un po’ malconcia, visto che, tra i Paesi contributori netti, il Belpaese risulta essere il più penalizzato dal criterio di calcolo, che ha come unico paramentro l’uso della superficie agricola utilizzata e che premia dunque il latifondo rispetto alla coltura specializzata tipica dell’Italia. Ergo, riduzione del 12 per cento delle risorse stanziate rispetto al periodo precedente, vale a dire 1,4 miliardi di euro in meno in cassa per gli agricoltori italiani.

2 febbraio 2012, alcuni componenti del direttivo ARGAV

L’evento veronese ha segnato l’avvio per l’Italia della campagna di comunicazione che celebra 50 anni di PAC. Delle problematiche legate alla nuova PAC, giornalisti e comunicatori istituzionali hanno avuto modo di parlarne giovedì 2 febbraio scorso a Veronafiere, dove, in occasione di Fieragricola, si è tenuto il convegno-seminario “PAC@50: 50 anni di Politica agricola comune e oltre” organizzato dall‘Istitituto Nazionale di Economia Agraria e la Rappresentanza in Italia della Commissione europea in collaborazione con L’Unione nazionale Associazioni Giornalisti Agricoltura (UNAGA). A far gli onori di casa, l’ARGAV in qualità di ARGA ospitante, il cui direttivo si è riunito alla fine dell’incontro. Il convegno veronese, moderato da Mimmo Vita, presidente UNAGA, ha visto i saluti di Tiziano Zigiotto, presidente INEA, istituto attivo dal 1928 e che dal 1965 rappresenta il collegamento tra Italia ed Europa in fatto di analisi di economia agricola, e di Matteo Fornara, direttore Rappresentanza a Milano della Commissione europea. Che ha ricordato come il 2012 rappresenti il cinquantesimo anno dall’attuazione della Pac, grazie alla quale è stato possibile garantire l’approvvigionamento alimentare dei cittadini europei e sostenere la produttività delle campagne europee, nonché di come oggi sia importante affiancare all’obiettivo della sicurezza alimentare la sfida ambientale e l’uso sostenibile delle risorse naturali.

Gli interventi. Aldo Longo, direttore presso la Direzione Generale Agricoltura della Commissione europea, ha commentato in modo positivo il fatto che il budget per il bilancio agricolo sia stato mantenuto, anche se dovrà fare i conti con l’inflazione; inoltre, ha comunicato la volontà della Commissione di ampliare i progetti destinati all’innovazione nel settore primario ma anche della necessità di “attualizzare” i principi ispiratori della riforma agricola per effetto di una maggiore volatilità dei prezzi, per l’aumento dei costi di produzione, per l’aumento della domanda di cibo nonché dei cambiamenti climatici in corso. Alessandra Pesce, responsabile Servizio Ricerche Macro-economiche e Congiunturali dell’INEA, ha posto l’attenzione sulla necessità di sburocratizzare il mondo agricolo italiano, mentre Felice Assenza, dirigente Rapporti Internazionali del Mipaaf, ha focalizzato in alcuni punti le criticità a cui l’Italia va incontro, tra cui, per l’appunto, la redistribuzione degli aiuti diretti tra gli Stati membri calcolata in base alla superficie agricola, la componente ambientale greening, che non comprende le colture legnose a beneficio dei pascoli permanenti e la figura dell’agricoltore attivo, che necessità di una maggiore definizione.

L’Italia può farcela se… I negoziati sulla riforma della PAC inizieranno presumibilmente fra qualche mese, dopo l’esito delle Presidenziali francesi. E l’Italia può contare sulla profonda conoscenza della materia da parte del ministro Catania che, prima di presiedere il ministero dell’Agricoltura, ha sempre trattato per l’Italia con Bruxelles per la PAC. Ma il consiglio migliore indirizzato al ministro Catania sul modo migliore di operare per ricavare il maggior beneficio per l’Italia arriva da Aldo Longo : “Per riuscire a cambiare lo stato attuale della riforma, l’Italia dovrà riuscire a far squadra con altri Paesi membri e portare davanti alla Commissione fatti concreti sull’effettiva convenienza per l’Ue di cambiare quanto già programmato”.


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