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Bioenergie, giunta veneta ne fissa i limiti, Coldiretti plaude alla scelta

Bionergie sì, ma non ad ogni costo: non a scapito del territorio e non a scapito delle produzioni agricole destinate all’alimentazione. E’ questa in sostanza la scelta del Veneto, formalizzata lo scorso 7 agosto dalla giunta regionale su iniziativa dell’assessore all’agricoltura Franco Manzato di concerto con l’assessore all’energia Massimo Giorgetti e l’assessore all’ambiente Maurizio Conte, che ha individuato le aree e i siti considerati “non idonei alla costruzione e all’esercizio di impianti per la produzione di energia alimentati da biomasse, biogas e per produzione di biometano”.

Etica e mercato. “Il provvedimento – ha affermato Manzato – limita la possibilità di realizzare ovunque questi impianti ma limita anche l’impiego indiscriminato di produzioni vegetali, andando incontro alle esigenze etiche riferite alle finalità alimentari dell’agricoltura ed evitando turbative nel mercato per eccesso di domanda alimentare rispetto all’offerta. Nessun limite viene invece posto per l’impiego energetico degli scarti agroindustriali. Rimangono peraltro invariati i limiti per impianti al di sopra di 1 megawatt. Tutto questo – ha concluso Manzato – è in linea con le indicazioni del Ministero dello sviluppo sia per quanto riguarda la tutela del territorio, sia per quanto concerne la riduzione della dipendenza energetica da fonti fossili”.

Le aree ed i siti inadatti alla realizzazione e al funzionamento delle centrali a biomassa. Il provvedimento della Giunta veneta individua come non utilizzabili per la realizzazione di impianti di bioenergia:

  • siti che siano dichiarati patrimonio storico-architettonico e del paesaggio o inseriti nella lista mondiale dell’UNESCO;
  • aree e beni di notevole interesse culturale;
  • aree e immobili dichiarati di notevole interesse pubblico;
  • aree tutelate per legge; zone all’interno di coni visuali la cui immagine è storicizzata e identifica i luoghi in termini di notorietà internazionale di attrattività turistica;
  • zone umide di importanza internazionale, le Important Birds Areas;
  • le aree incluse nella Rete Natura 2000;
  • le aree naturali protette (nazionali, regionali e locali);
  • aree che svolgono funzioni determinanti per la conservazione della biodiversità;
  • aree di dissesto o rischio idrogeologico;
  • geositi;
  • aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate a consumo umano;
  • aree agricole interessate da produzioni biologiche, DOP, IGP, IGT, DOC, DOCG, produzioni tradizionali;
  • aree agricole di particolare pregio rispetto al contesto paesaggistico culturale.

Coldiretti: frenata la corsa all’accaparramento di 45 mila ettari a silomais. La delibera presentata in Giunta e sottoposta al parere del Consiglio regionale, oltre ad anticipare i passi concreti di un decreto nazionale che riveda la politica degli incentivi per l’agroenergia atteso da Coldiretti, ridimensiona la corsa all’accaparramento di ben 45 mila ettari coltivati a silomais per la realizzazione di impianti a biogas. Il rischio – spiega Coldiretti – è la lenta chiusura gli allevamenti, illusi dal percepimento di aiuti che porteranno alla loro stessa rovina, restituendo all’agricoltura altre colate di cemento e incalcolabili conseguenze ambientali. Lo snodo è ancora il sostegno pubblico (0.28 centesimi per kilowatt) accordato per la produzione di energia pulita che causa un fortissimo elemento di disturbo nell’economia agricola del Veneto. Secondo Coldiretti, infatti, cresce il costo della razione bovina per la quale il ceroso è ingrediente principale e aumenta il valore degli affitti per tutti gli agricoltori, viste le maggiori possibilità economiche degli speculatori che sono disposti a stipulare contratti di lunga durata con canoni di affitto molto elevati. Lo stop arriva proprio dalla Regione Veneto, la stessa che ha dato fino ad ora l’ok a quasi 170 cisterne per una potenza complessiva pari a 142 MW. La gran parte è di tipo misto, ovvero prevede la miscela anche se i liquami rappresentano una frazione minore. È quindi possibile stimare già ora un fabbisogno di terreni coltivati “ad hoc” di 14.000 ettari, di fatto sottratti alla filiera agro-zootecnica regionale. “Eppure – conclude Coldiretti – esiste in Veneto un potenziale inespresso di sotto prodotti che possono essere recuperati dal punto di vista energetico: 6,5 milioni di metri cubi di liquami, 4,8 milioni di tonnellate di letami e 357 mila tonnellate di scarti organici agro-industriali. La resa in metano minore di queste matrici rispetto al silomais potrebbe essere considerata, erogando incentivi maggiori per i sotto prodotti, in virtù della maggiore sostenibilità ambientale”.

(Fonte: Regione Veneto/Coldiretti Veneto)

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