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Inizia l’autunno ed è già tempo di rafano, il “tartufo dei poveri”

Foto Opo Veneto, produttore rafanoIn Basilicata lo chiamano “il tartufo dei poveri” per il sapore forte, piccante e aromatico della radice, di cui è cominciata la raccolta in questi giorni. E’ il rafano (cren nel Veneto e territori confinanti), pianta erbacea delle crucifere (Armoracia rusticana), che prima di essere valorizzata in cucina come salsa, era considerata una miracolosa erba medicinale, impiegata per curare tantissimi malanni, soprattutto per lenire i dolori da contusioni, strappi, reumatismi, sciatica. Il rafano era ritenuto, inoltre, efficace per prevenire e contrastare raffreddori e influenze stagionali.

Originario della Russia, si è ampiamente diffuso un po’ ovunque, dove ha trovato condizioni favorevoli; cresce spontaneo su terreni drenati, lungo corsi d’acqua, in luoghi freschi ed ombrosi. Per la facilità, con cui si propaga, è considerato anche un’erba infestante. Era stato un po’ dimenticato, con l’eclisse della civiltà rurale tradizionale. E’ stato riscoperto proprio per le sue marcate virtù in cucina e in erboristeria. Mentre fino a poco tempo fa si raccoglievano le radici del cren, che si lasciava crescere spontaneo nei broli e negli orti, lungo corsi d’acqua, spesso all’ombra delle vecchie case rurali, accanto ai pollai, adesso è coltivato in piccole aziende orticole che lo collocano con soddisfazione nei mercati.

Prodotto di nicchia. La richiesta è crescente. Va forte nella cucina tradizionale che lo usa per accompagnare soprattutto carni bollite, pesce affumicato, uova e altre pietanze. In Basilicata si può gustare la “rafanata”, un piatto al forno gustosissimo, dominato dal sapore del cren. In una storica trattoria di Torreglia, ai piedi dei colli euganei, in provincia di Padova, si possono assaggiare degli ottimi spaghetti al cren, una radice che si adatta sia alla cucina tradizionale sia a quella innovativa. Vengono preparati stuzzichini sorprendenti, soprattutto da giovani chef ai quali piace mescolare il nuovo con il tradizionale. Un pizzico di cren dà anima e forza ai piatti forti e leggeri.

(Fonte: www.ortoveneto.it)

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