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Lettera aperta di Cristina De Rossi, socia ARGAV a don Pietro Corsi, il parroco di Lerici che ha attribuito alle donne le cause del femminicidio

img(di Cristina De Rossi, socia ARGAV e caporedattore Asterisco Informazioni)

Noi donne provochiamo. Si sa, siamo diaboliche e non abbiamo nemmeno diritto al sacerdozio.

Con la nostra arroganza condita da piatti di fast-food, i figli abbandonati a loro stessi, i vestiti sudici, le case sporche e non ultimo, addirittura con la superbia nel crederci autosufficienti, ebbene sì, siamo noi a mandare la famiglia a ramengo. Talmente in rovina da giustificare quei poveri uomini che ci massacrano e la cui violenza verrebbe addirittura attribuita – da una stampa deviata – ad una non accettazione della separazione.

Davvero, c’è da chiedersi se questi poveri uomini siano improvvisamente impazziti tutti, oppure è solo una logica conseguenza della sempre più evidente provocazione femminile.

No, non stiamo leggendo una cronaca dei processi della Santa (!) Inquisizione: sono solo alcuni dei passaggi salienti contenuti nel volantino distribuito da don Piero Corsi, “illuminato” sacerdote di un paesino in provincia di La Spezia.

Ma Lui (uso il maiuscolo perché meritevole di sommo rispetto) non è contento e va avanti in questa acutissima analisi indicando altresì i luoghi dove noi donne, oltre che diaboliche, diventiamo fedifraghe.

E quindi sotto con palestre, cinema, luoghi di lavoro.

E cosa diciamo di quelle che per strada irretiscono questi poveri maschietti con vestiti provocanti e succinti?

Se poi questi poveri uomini ci violentano, motivati dagli istinti peggiori, perché non fare un sano esame di coscienza e dire che ce la siamo cercata?

Il Vescovo spezzino, monsignor Palletti, di fronte a tanta saggezza e acutissima analisi sociologica, si è prodigato a disconoscere il volantino e lo stesso don Corsi si è scusato con tutte le donne, sostenendo che questa era solo una imprudente provocazione. E noi le provocazioni, a differenza degli uomini violenti e assassini e soprattutto in questo caso, non le cogliamo.

Certo, carissimo don Corsi, molte di noi donne La scusano e La compatiscono, ma una domanda sgorga spontanea come un rigurgito o un conato di vomito: se siamo noi, con il nostro abbigliamento e atteggiamento a provocare tanta violenza e tanti feroci omicidi, cosa mai avranno di provocatorio tanti imberbi e timidi ragazzini che vengono violati e abusati, con ferite indelebili nel corpo e nella mente?

E che ci dice di alcuni luoghi dove sono avvenute (o avvengono) queste sevizie?

Perché alle palestre, ai cinema, ai luoghi di lavoro, non aggiunge oratori, canoniche, istituti religiosi, luoghi dove questi piccoli uomini in crescita e le loro famiglie si dovrebbero sentire sicuri e protetti?

La loro colpa, detto tra noi, è forse quella di non provocare affatto?

E’ forse quella di essere incapaci di reagire, sottomessi da uno spregevole potere psicologico troppo superiore alle loro ingenue forze?

Ci auguriamo che queste analisi siano presenti nei Suoi prossimi volantini e visto l’acutezza dei Suoi scritti, non mancheremo di sottoscrivere un abbonamento.

Ci permetta comunque, con vero spirito ecumenico – visto anche il periodo che dovrebbe rappresentare la fratellanza, l’amore, la comprensione (valore da Lei peraltro mirabilmente espresso nei confronti di chi si macchia di femminicidio) – di farLe tanti sentiti auguri di un Buon Anno.

Non solo.

Le auguriamo, quando verrà la Sua ora (sicuramente il più tardi possibile) di essere messo dal Suo Dio buono e giusto in un luogo caldo e accogliente, l’Inferno, dove troverà assassini e violentatori di donne, ma anche di ragazzini.

E davvero non osiamo pensare, pur così perfide e in malafede, cosa Le potrebbe capitare.

E se intervenisse la Provvidenza, visto che anch’essa è di genere femminile…?

Chissà mai…!

Ancora tanti, tanti, tanti auguri. Davvero.

4 Risposte

  1. non voglio difendere nessuno ma voi care donne avete travisato il pensiero del prete — e basta — già questa lettera dà piena indicazione di sentirvi un gradino in alto / Auguri

    • Gentile lettore,
      libero di pensarla come ritiene meglio, ma il fatto della questione non è che le donne possano sentirsi un gradino più in alto, ma di sentirci tutti, donne e uomini, allo stesso livello di dignità di genere, e a qualche genere, tra cui le donne, a volte, troppe ancora, questo diritto viene negato, nel lavoro e nella vita.
      Con i migliori auguri di buon anno!
      Marina Meneguzzi

      • le rispondo con piacere ma si sà la donna è donna e il maschio è il maschio – bando ai principi si rimane fermi nel ruolo che ogni uno di noi è chiamato per vivere in dignità con i più alti valori umani pertanto a volte una persona scrive unicamente per un buon fine ma esiste la probabilià che venga interpretato male – abbiamo uomini che non sono uomini e così pure abbiamo donne che non sono donne – resta fermo il buon principio di esistere nelle regole e nel rispetto della famiglia / un sincero Augurio di un Felice 2013 – ma il prete ha ragione (dignità umana) senza offesa per nessuno /

      • Grazie per il suo intervento, felice 2013 anche a lei!

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