La Commissione europea si dice pronta a intraprendere le misure necessarie affinché il 2014 venga gestito come anno transitorio per i pagamenti diretti agli agricoltori. Di fronte allo spettro di un vuoto legislativo, scenario che si sta materializzando a causa del ritardo nell’approvazione del bilancio comunitario del periodo 2014-2020, l’Esecutivo insiste a voler mantenere giugno 2013 come data di riferimento, ma intanto pensa ad un piano alternativo.
Tempi tecnici sempre più stretti. Se il negoziato filerà liscio, il budget pluriennale 2014-2020 (ovvero le risorse a disposizione dell’UE per i prossimi 7 anni) sarà definito in un Vertice straordinario convocato per il 7 e 8 di febbraio prossimo. Eppure, anche in questo caso, che è in assoluto la migliore delle ipotesi, i tempi tecnici per l’approvazione della Riforma della PAC, originariamente concepita per essere operativa da inizio 2014, sono quanto mai stretti. Il problema non è dato dunque dal tempo necessario a concludere il lavoro legislativo sulle nuove regole in ambito agricolo, quanto piuttosto dall’approvazione del bilancio UE. Infatti, per i tecnici della Commissione europea, una volta siglato l’accordo sul tetto di spesa, la discussione per chiudere il dossier PAC potrebbe essere relativamente rapida. Questo, comunque, potrebbe non bastare: le agenzie di pagamento dovranno mettersi in linea con le nuove regole e ciò implica dei tempi tecnici per adeguarsi alle nuove procedure, per modificare i programmi informatici, aggiornare il modo di operare, ecc.
Si ostenta ottimismo, ma… La Commissione europea sta comunque facendo il tutto per tutto per concludere in tempo utile la partita. Così anche il Parlamento europeo, che ha confermato la data del 23 e 24 gennaio per il voto sulla riforma della PAC da parte degli eurodeputati che si occupano del settore agricolo. A marzo poi, dopo aver incorporato i tetti di spesa definiti a febbraio, la nuova PAC passerebbe al vaglio della Plenaria di Strasburgo.
…si pensa già a un “Piano B”. Allo stesso tempo, però, l’Esecutivo non nasconde la possibilità di ricorrere al regime transitorio, da applicare in caso di ritardi irrecuperabili. Così facendo, gli aiuti diretti verrebbero calcolati ed erogati sulla base attuale ancora per un anno (o sei mesi). Circostanza, questa, non priva di implicazioni, da un lato per le difficoltà tecniche, dall’altro per la necessità di concentrare in meno tempo (6 anni anziché 7) lo sforzo di convergenza per avvicinare l’importo percepito dai singoli produttori nelle diverse aree geografiche d’Europa. Uno sforzo che, riducendo il tempo per mettere in atto le modifiche, diventerebbe ovviamente meno graduale e più oneroso.
(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)
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