La patata americana, chiamata anche patata dolce o batata, per la normativa comunitaria viene collocata tra il gruppo dei cereali come tubero ad elevato tenore di fecola od inulina, mentre per storia e tradizione è sempre stata consumata fresca come un ortaggio. E’ partita dall’Italia, su istanza della regione Veneto la richiesta all’Unione Europea di classificare la patata dolce correttamente tra la categoria degli ortaggi. La questione è bene avviata e tutto fa pensare che si concluderà positivamente. Se ne è parlato nel convegno nazionale, organizzato a Zero Branco, nella sede centrale di OPO Veneto, in collaborazione con Slow Food di Treviso, sul tema “La patata americana, prospettive di sviluppo della coltura tra storia, tradizioni, tecnica e gastronomia”.
Quinto alimento a livello mondiale. La definizione della sua appartenenza è utile per poterle dare maggiore identità e quindi collocarla in una dimensione adeguata e che la valorizzi sul mercato. E’ un tubero molto importante, tanto da essere il quinto alimento a livello mondiale, base dell’alimentazione nei paesi in via di sviluppo, che rappresentano la gran parte del nostro pianeta.
Storia. Pianta proveniente dal “Nuovo Mondo” scoperto nel ‘500, nel nostro paese la sua storia di cibo per l’uomo ha poco più di un secolo e partì dal Medio Polesine, nella seconda metà dell’Ottocento, nelle terre a cavallo del fiume Adige, per iniziativa del Conte Donà delle Rose, lungimirante possidente, che piantò patate americane in abbondanza. Erano considerate un alimento vile, adatto per gli animali, non per gli uomini. La miseria e la fame ne fecero scoprire presto le virtù. Diventarono un cibo quotidiano, che serviva da colazione, da pranzo e da cena. La coltivazione della patata dolce si diffuse un po’ in tutto il Veneto, in particolare nelle province di Padova, di Treviso, di Rovigo e di Venezia. Il forte della produzione è tuttora nel Medio Polesine, a cavallo del fiume Adige, nei comuni di Anguillara, in provincia di Padova, e di Adria, in provincia di Rovigo. Un altro polo produttivo si trova nei comuni contigui di Zero Branco, in provincia di Treviso, e di Scorzè, nel Padovano.
Potenzialità di mercato. L’offerta è inferiore alla domanda, e questo è dovuto al fatto che la produzione è sensibilmente calata negli ultimi anni. Nello scorso anno è stata addirittura meno della metà rispetto al 2011: nel Veneto sono stati raccolti quasi 26 mila quintali (nel 2011 erano stati 54 mila), mentre la produzione nazionale è stata sui 50 mila quintali rispetto ai 102 mila: sono dati ufficiali, fonte Istat.
(Fonte: http://www.ortoveneto.it)
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