La Giunta veneta richiederà al Governo provvedimenti per sostenere l’aumento del contenuto di succo di frutta nelle bibite analcoliche, a tutela del “Made in Italy” agroalimentare, della trasparenza delle etichettature, della equità delle filiere, della competitività delle imprese del primario e della qualità delle produzioni.
Percentuale minima, dal 12 portarla al 20 per cento. E’ quanto prevede una specifica delibera, proposta da Coldiretti e adottata su iniziativa dell’assessore all’agricoltura Franco Manzato, finalizzata a sollecitare il Governo affinchè si impegni a rendere effettivo l’innalzamento della percentuale minima di frutta nei succhi e bevande analcoliche dall’attuale 12 per cento al 20 per cento. “Il comparto del Made in Italy nelle filiere agroalimentari è universalmente riconosciuto come una straordinaria leva competitiva “ad alto valore aggiunto” per lo sviluppo dell’economia nazionale – ha sottolineato Manzato – tanto più in un momento di grave crisi nella quale sia il Paese, sia la Regione sono alla ricerca di azioni e risorse per il rilancio dell’economia e della crescita occupazionale”. Per questo è necessario qualificare ciò che immettiamo sul mercato e, fra i tanti prodotti italiani che chiedono norme più qualificanti, anche i succhi di frutta e le bevande a base di frutta soffrono di una normativa merceologica che banalizza la qualità, non valorizza la materia prima e non consente al consumatore di reperire prodotti di alto valore qualitativo.
In Veneto, oltre 10 mila aziende frutticole. Sull’argomento si era anche espresso il Consiglio regionale con una mozione del 7 maggio scorso, presentata dall’assessore all’Ambiente Maurizio Conte, con la quale la giunta veniva impegnata a sollecitare l’aumento della percentuale di frutta effettivamente utilizzata nelle bibite che alla frutta si richiamano. “Il plauso di Coldiretti – ha detto Giorgio Piazza, presidente di Coldiretti – va nella direzione di chi sta sostenendo questa operazione di sensibilità che riconosce il lavoro degli agricoltori che dalle piante raccolgono frutti veri e non surrogati o polverine per ingrassare solo gli interessi di chi non ha a cuore il “Made in Italy”. “Il Veneto – ha ricordato in proposito Manzato – è un importante produttore di frutta con oltre 10 mila aziende frutticole, una superficie di circa 20 mila ettari e una Produzione Lorda Vendibile di settore di oltre 200 milioni di euro: il 3,8 per cento di tutta la PLV regionale. I frutti più coltivati sono mele, pere, pesche, nettarine e kiwi, prodotti che possono avvantaggiarsi dalla trasformazione in succhi di frutta. Sul territorio regionale sono inoltre presenti alcune aziende di trasformazione importanti a livello nazionale”. Coldiretti ricorda che ad ora si sono schierati sul territorio più di 27 comuni primo tra tutti l’amministrazione comunale di Calalzo a Belluno. All’elenco va aggiunta anche la Provincia di Treviso.
(Fonte: Regione Veneto/Coldiretti)
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