
Sarà una due giorni dedicata al mais, alla sua storia e alla sua eccezionalità, quella che si svolgerà sabato e domenica (27 e 28 settembre 2014) a Badia Polesine (RO). Al convegno di studi “Il mais nella storia agricola italiana, iniziando dal Polesine”, ospitato dal Teatro Sociale ‘E. Balzan’, parteciperanno 21 relatori, che ripercorreranno le tracce di questa coltura dal suo arrivo in Italia ai giorni nostri, seguendo un approccio interdisciplinare, dalla storia all’arte, dalla scienza alla tecnica.
Sabato 27/9 mattina, si parla di nascita e genetica del mais. Il convegno si articolerà in quattro momenti, ognuno dei quali dedicato a una tematica. Sabato mattina, si farà il punto sul mais, con il moderatore Franco Cazzola. La riflessione si focalizzerà sulla figura di un’imprenditrice d’avanguardia della bassa Padovana, Lucietta Memmo Mocenigo che, nel tardo Rinascimento, introdusse la coltivazione del mais nelle sue tenute di Villa d’Adige, già Villa Bona. Le tematiche successive riguardano la genetica: verranno presentate le stazioni di maiscoltura di Bergamo a confronto con la Società Polesana Produttori Sementi di Badia Polesine, la quale fa riferimento a un’altra importante figura, quella di Cirillo Maliani, genetista di fama.
Sabato 27/9 pomeriggio, si parla della diffusione del mais in Europa. La seconda parte, coordinata da Mario Cavriani sabato pomeriggio, prenderà in considerazione la diffusione del mais dall’America in Europa e in Italia e l’evoluzione nell’uso della pianta che, da ornamentale, diventa alimentare e compare nella letteratura agronomica del Veneto, rivoluziona gli usi alimentari e viene celebrata anche nelle arti figurative.
Domenica 28/9, focus su agricoltura polesana oggi e nel passato. Domenica mattina, la prima parte della seconda giornata, dal titolo “Dacci oggi la nostra polenta quotidiana”, entrerà nello specifico trattando “Il mais tra coltivazione, produzione e alimentazione in area veneta e polesana”, mettendo in evidenza la rivoluzione introdotta nel panorama agrario, nelle consuetudini e tecniche agricole del Polesine tra ‘700 e ‘800, nell’allevamento del bestiame e nell’alimentazione mediterranea, europea e veneta, con l’aggiunta dei prodotti americani: mais, pomodoro, patate e fagioli. Coordina Gianni Barcaccia. La parte conclusiva del convegno, domenica pomeriggio, sarà costituita da una Tavola rotonda, intitolata provocatoriamente “Dalla polenta al vitellone” e moderata dal direttore scientifico Danilo Gasparini, nella quale si affronterà il tema dell’agricoltura polesana odierna che si dibatte tra le problematiche inerenti alla biodiversità, agli organismi geneticamente modificati, alla tutela ambientale e al pericolo della monocoltura.
Mais, pianta di civiltà. “L’idea è nata l’anno scorso alla festa della polenta di Villa d’Adige – ha spiegato Mario Cavriani, presidente dell’Associazione Culturale Minelliana, organizzatrice del convegno – , si tratta di un modo nuovo di affrontare l’argomento che solitamente viene trattato solo dal lato scientifico ma, con la mediazione culturale, si presta a una più articolata lettura e considerazione da punti di vista diversi. Detta anche ‘pianta di civiltà’, per aver salvato generazioni di popoli e animali dallo sterminio delle carestie e della fame, ci auguriamo che di questo primato del Polesine in Italia, nella sperimentazione del passaggio dall’orto al campo, d’ora in poi possano vantarsi tutti i polesani in Europa e nel mondo”. Fabio Ortolan, vicepresidente della Cassa di Risparmio del Veneto e relatore al convegno, ha avuto modo di anticipare qualche passaggio sull’esempio della straordinaria imprenditrice agricola Lucietta Memmo Mocenigo: “Fu il marito Francesco Mocenigo a intuire per primo l’importanza del mais dal punto di vista alimentare e zootecnico e, dopo la sua morte, la moglie continuò il suo lavoro, cominciando a coltivarlo nelle loro tenute di Villa d’Adige, allora Villa Bona”.
Polesine, nel ‘400 granaio della Serenissima. “Ci proponiamo di sfatare certi luoghi comuni – ha sottolineato lo studioso Paolo Rigoni – descrivendo un panorama agrario in Polesine, risalente al ‘400, che si presentava all’avanguardia sia per il governo del territorio, esercitato dai vari consorzi di bonifica, sia per la produttività dei suoi terreni, noti come ‘il granaio della Serenissima’”. “Quando un’associazione culturale interviene su tematiche che interessano il territorio, come il mais nel Polesine, fa crescere cultura e conoscenza, cooperando a superare posizioni intransigenti, operazione che fa bene anche agli imprenditori”, ha osservato Silvio Parizzi, direttore dell’associazione polesana Coldiretti. “Il mais rientra appieno nello spirito di Expo 2015, il cui slogan è ‘Nutrire il pianeta, energia per la vita’ – è intervenuto Massimo Chiarelli, direttore Confagricoltura -. Dal punto di vista agronomico, è una delle piante più importanti per la produzione di ossigeno e, dunque, per la vita, senza contare che viene utilizzato anche per la produzione di bioenergia, per quanto questo possa essere al centro di un dibattito etico”. “Capofila delle colture colombiane arrivate in Italia, il mais ha una plasticità favolosa che gli permette di essere coltivato nei luoghi più disparati, vantando oltre cento sottoprodotti. Insomma, è davvero la pianta dei miracoli e il Polesine sembra fatto apposta per coltivarlo”, ha concluso l’agronomo Orazio Cappellari.
Il convegno è organizzato dall’Associazione Culturale Minelliana e promosso dal Comune di Badia Polesine, in collaborazione con il Gruppo Manifestazioni Villa d’Adige, con il patrocinio del Consiglio Regionale del Veneto e della Provincia di Rovigo e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e della Cassa di Risparmio del Veneto, di Confagricoltura, Coldiretti, Camera di Commercio, Interporto di Rovigo, Lions Club Badia Adige Po, Villa Nani, Impresa edile Ghiotti, Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Rovigo, Argav e Veneto Agricoltura.
Fonte: Associazione Culturale Minelliana
Il Comune di Badia Polesine, in concomitanza con l’ultratrentennale Festa della Polenta promossa dal Comitato delle Manifestazioni di Villa d’Adige (già Villa Bona), intende celebrare questo anniversario con un convegno di studi dedicato specificatamente al mais, che si svolgerà nei giorni di sabato 27 e domenica 28 settembre 2014, presso il Teatro sociale di Badia Polesine.
Mais in Italia, coltivato per la prima volta a Villa d’Adige, in Polesine. L’ideazione e l’organizzazione del Convegno sono a cura dell’Associazione Culturale Minelliana, mentre il coordinamento scientifico è a cura di Danilo Gasparini, docente della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Padova. La scelta logistica della manifestazione a Badia Polesine si giustifica storicamente in quanto è proprio da Villa Bona, ora Villa d’Adige, che, a cominciare dal 1554, secondo lo storico e geografo trevigiano Giambattista Ramusio, «la mirabile e famosa semenza detta maiz nelle Indie Occidentali … n’è venuta già in Italia di colore bianco e rosso e sopra il polesine di Rhoigo e Villa Bona seminano i campi intieri de ambedui i colori…». Questo primato del Polesine nella coltivazione del mais è diventato nei secoli anche un legame egemonico mai tradito con tale pianta che, grazie alla sua alta produttività si trasformò, oltre che in foraggio complementare nell’allevamento bovino, anche in cibo fondamentale per i ceti popolari, che ne fecero uso sotto forma di polenta, soprattutto nei frequenti periodi di carestia.
Mais, “Pianta di civiltà”. Altrettanto è accaduto nel mondo occidentale fino ai nostri giorni, dove il mais andò sempre più conquistandosi meritatamente l’appellativo di “pianta di civiltà”, come la definisce lo storico francese Fernand Braudel, per aver essa concorso in maniera determinante a risolvere problemi di sopravvivenza sia della specie umana che di quella animale, salvandole dalla fame conseguente alle penurie e alle catastrofi naturali.
Anche se ora il mais non è più presente, come nel passato, nella grammatica alimentare dei nostri pasti quotidiani, è certamente ancora attivo nella filiera alimentare animale e sfruttato pure nell’economia industriale ed energetica con tutte le problematiche annesse.
Mais, coltura dominante in Polesine. Nell’approssimarsi dell’EXPO, che si celebrerà a Milano nel 2015, gli organizzatori hanno ritenuto utile fare il punto sulla questione del mais, sia dal lato storico con nuovi apporti che vengono dalla scienza, che collegandosii anche alla stretta attualità della cronaca. Oggi infatti l’agricoltura, pur essendo in grado di produrre cibo per i sette miliardi di persone che popolano il globo, non riesce però ancora a soddisfare una popolazione di quasi 900 milioni in condizione di sottoalimentazione, come succede per una decina di Stati africani.
Fonte: Associazione Culturale Minelliana
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