Il florovivaistico veneto è rappresento da 1.600 aziende, da una superficie investita di 3.200 ettari e produce un miliardo e 400 milioni di piante. Questa, in sintesi, la fotografia di un importante settore dell’agricoltura e dell’economia veneta. Un settore che sta pagando, più di altri, la ridotta capacità di spesa dei cittadini.
A fare il punto sul settore è Claudio Padovani, presidente della Sezione Economica Florovivaistica di Confagricoltura Veneto.
Presidente Padovani, qual è il trend del settore nel Veneto? “In questi ultimi anni il settore florovivaistico ha subito una riduzione delle aziende del 2- 3% all’anno, segno delle difficoltà che sta incontrando il comparto. Indubbiamente la diminuita capacità di acquisto delle persone e l’incertezza occupazionale hanno ridotto gli acquisti. Sono cambiati anche le abitudini e gli stili di vita”.
“Ditelo con un fiore” non va più di moda? “Le nonne e le mamme sono ancora legate alla casa e pertanto curano il giardino e le terrazze con fiori e piante. I giovani sono attratti più da un fiore virtuale spedito con il cellulare che da un bel mazzo di fiori profumati”.
Com’è andata la stagione? “Le buone condizioni climatiche hanno favorito sia la produzione che le vendite primaverili. Il caldo estivo ha però creato qualche problema nelle coltivazioni e sono diminuite le vendite”.
Il vivaismo gode oggi di buona salute? “Se da un lato sono cambiate le abitudini e si vive meno nelle nostre case, dall’altro il crollo del settore edilizio ha trascinato con sé anche l’attività di creazione e manutenzione dei parchi e giardini. Anche gli interventi delle Amministrazioni pubbliche si sono ridotti di molto. Spesso i pochi Bandi pubblici sono presi d’assalto dalle ditte “affamate” di lavoro e si sa la fame gioca brutti scherzi ! Le manutenzioni del privato si sono ridotte: in alcuni casi le nostre manutenzioni sono state sostituite da pensionati o da altre figure non professionali”.
Quali azioni si dovrebbero intraprendere per il rilancio del settore? “Sono varie le attività promozionali che si potrebbero mettere in campo, però e un problema di costi. L’importazione nel nostro Paese di fiori e piante dell’estero è notevole, si pensi che l’Olanda, con la sua capacità produttiva e di penetrazione nel nostro mercato, è in grado di esportare quasi il 70% del prodotto. Ci deve essere una maggiore attenzione del Governo per il nostro settore con un sostegno ai costi energetici ed elettrici per le nostre serre e complessivamente ai costi aziendali (accesso al credito, defiscalizzazioni, etc.). Indispensabile è aumentare la ricerca e la sperimentazione per avere miglioramento genetico e nuove varietà, la promozione e valorizzazione del nostro prodotto, etc. Come florovivaisti dobbiamo sempre più ricercare un’unione e riorganizzazione dell’offerta, fare squadra fra produttori anche con processi innovativi come con gli accordi di Rete”.
Fonte: Confragricoltura Veneto
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