• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Nella Bassa Padovana, il museo (San Salvaro) e la cantina (Ponte al Masero) che non ti aspetti

(di Marina Meneguzzi) Giovedì 24 marzo scorso i soci ARGAV hanno visitato un’oasi di pace nella campagna veneta, il Monastero di San Salvaro, (via Pozzotto 1, San Salvaro-Urbana), uno degli edifici più antichi della Bassa Padovana.

2016_00093_ostello_san_salvaro

Un modellino del Monastero di San Salvaro presente nel Museo delle Antiche Vie

AliceCavatton_RobertoSoliman

da sx Alice Cavatton e Roberto Soliman

Nostri gentili anfitrioni sono stati Roberto Soliman, già sindaco di Urbana, attivo per anni nella valorizzazione culturale del monastero ed Alice Cavatton di Historia Tourism, associazione di giovani che gestisce attualmente il complesso museale. Ed è stata proprio Cavatton ad illustrarci la rinnovata realtà turistica, che oggi rappresenta un punto di partenza ideale per conoscere un ambiente del tutto caratteristico, sospeso tra percorsi storici e vie d’acqua. Il monastero di San Salvaro si trova, infatti, sul lato destro del fiume Fratta, al confine con la provincia veronese.

CartatopograficaSanSalvaro

Nel Museo delle Antiche Vie si può vedere la riproduzione di una mappa storica del territorio

Un po’ di storia. “Il Fratta rappresentava già in epoca romana una preziosa risorsa per il trasporto di merci e persone nonché per l’approvvigionamento idrico di campagne e persone, come possono documentare alcune carte e mappe conservate oggi al museo”, ha raccontato Cavatton. “Il centro monastico di San Salvaro, nei documenti Santissimo Salvatore, poi abbreviato per consuetudine in “Salvaro”, nasce attorno all’’XI secolo quando gli Estensi, avendo molte proprietà nel territorio della “scodosia”, fecero le loro prime donazioni alla chiesa affinché si sviluppassero monasteri e abbazie. Dal 1407 fino al 1690 il monastero passò sotto la guida dei Camaldolesi che già si erano stabiliti nella vicina Carceri. E’ probabilmente in quest’epoca che il monastero raggiunse il suo massimo splendore, arrivando ad ospitare fino a 15 monaci. Sappiamo dai documenti che la comunità monastica era autosufficiente, i monaci producevano miele, vino ed olio, curavano e lavoravano le terre e molto probabilmente anche la gestione di un piccolo giardino officinale con piante a fini medicamentosi”.

2016_00088_ostello_san_salvaro

Nell’ex granaio/fienile del Monastero oggi trova posto il Museo delle Antiche Vie

Luogo di ristoro per i pellegrini. Il monastero era posto lungo una via minore di pellegrinaggio che permetteva di raggiungere Santiago de Compostela, fungeva dunque anche da locanda per ristoro di genti e animali, luogo di rifugio per anime bisognose e meno abbienti. Dopo il 1690, l’intero patrimonio architettonico, compresi i quasi 3000 campi padovani, venne messo all’’asta, probabilmente per finanziare le guerre della Repubblica di Venezia, ma anche per una carenza di vocazioni. Tre anni dopo il monastero con le sue proprietà venne acquistato dalla famiglia nobile Carminati, originaria di Milano ma trasferita prima a Bergamo e poi a Venezia, che trasformò l’intero complesso in azienda agricola di campagna fino agli anni 50 del ‘900. Il complesso monastico fu quindi acquistato prima dalla parrocchia di San Salvaro e poi dal comune di Urbana nel 1997. Intorno agli anni 2000,  è stato sottoposto ad un importante progetto di restauro e recupero funzionale degli spazi per restituirlo in tutto il suo splendore alla comunità”.

2016_00095_ostello_san_salvaro

Tra gli oggetti conservati nel Museo delle Antiche Vie, anche le scarpe-zoccolo di un tempo

Il monastero oggi. Oltre alla chiesetta adiacente, che conserva un bell’affresco, all’interno dell’ex complesso monastico si può ammirare il Museo delle Antiche Vie, piccolo centro di documentazione storica del territorio della Bassa Padovana, che mette in luce le vie di comunicazione, i collegamenti, i costumi e i mestieri che caratterizzarono la storia e l’evoluzione di queste terre. In virtù dell’antico ruolo di ricovero, nella struttura è stato ricavato un ostello destinato all’accoglienza di pellegrini e turisti, anche amanti delle vacanze in bici, nonché adatto ad accogliere campi scuola e soggiorni estivi residenziali (anche in autogestione ) sia durante i mesi invernali che estivi. Varie e molteplici le attività proposte dall’associazione Historia Tourism: visite guidate alle città d’arte, escursioni, programmi didattici, giochi, laboratori naturalistici,visite alle aziende agrituristiche, attività all’aria aperta.

SocivisitaSanSalvaro

I soci ARGAV nell’ingresso-osteria del Monastero di San Salvaro

Nell’ingresso-osteria del Museo si trova il punto informazioni in cui lo staff dell’Associazione Historia Tourism dispensa consigli ai visitatori per la visita del territorio, ricco di centri minori, monumenti, chiese, aziende agricole e fattorie didattiche, in autonomia o in compagnia delle guide turistiche. Nell’osteria è presente anche la Bottega dei sapori tipici, come i vini del Merlara Doc, il prosciutto crudo Berico-Veneto, gli insaccati della Bassa Padovana, i formaggi della latteria di Urbana, miele e marmellate a km 0.

25 aprile, pic nic al Monastero, 1 maggio a spasso con il botanico. Per chi volesse visitare il complesso museale, può approfittare delle prossime iniziative in programma. All’insegna di cultura e benessere, la proposta di lunedì 25 aprile, con il Museo aperto con orario continuato e nel pomeriggio attività ricreative per i più piccoli (laboratori di baby yoga, decorazione di mandala e favole nel bosco). Martedì 26 aprile, alle ore 20.30, è previsto invece il corso “Le piante che ci appartengono, come riconoscere e utilizzare le specie vegetali, le piante aromatiche e officinali del nostro territorio“, tenuto da Giovanni Nalin e propedeutico all’escursione naturalistica che ci sarà domenica 1 maggio con partenza alle ore 15 dal Monastero di San Salvaro (iscrizione 10/5 euro). Maggiori info: 347-6238422.

Manuel Bisin

Manuel Bisin, titolare insieme alla famiglia dell’azienda agricola Ponte al Masero

La Doc Merlara più piccola del Veneto ha 2 soci, una cantina sociale e Ponte al Masero. A proposito di sapori tipici della Bassa Padovana, terminata la visita al monastero, i soci ARGAV hanno visitato l’azienda agricola Ponte al Masero di Merlara, che deve il nome all’antica tradizione della lavorazione della canapa, un tempo qui fatta macerare (masero) in un corso d’acqua. Ad accoglierci, c’era Manuel Bisin, giovane viticoltore che, dopo gli studi in Trentino (Fondazione Mach) e nel Collio (Cormons), ha preso in mano le redini dell’azienda vinicola paterna, che conferiva le uve alla cantina sociale di Merlara (oggi gruppo Collis), per farne un’azienda agricola che punta su ricerca e qualità.

Cantina Ponte al Masero

esterno cantina Ponte al Masero

Malvasia istriana, irrigazione sotteranea e sensori per la fermentazione. “La nostra prima scelta è stata quella di differenziare la produzione incentivando la coltivazione di Malvasia istriana, oggi pressoché abbandonata nel territorio a favore del prosecco”, ha raccontato Bisin. “Quindi abbiamo guardato alla ricerca, collaborando con Università, centri di ricerca specializzati, come il Crea-vit di Conegliano e il CNR, nonchè con privati, mettendo a punto tecnologie all’avanguardia, come i sensori che rivelano lo stato di fermentazione del vino ed un sistema di irrigazione sotteranea. Siamo fortunati, la nostra zona è caratterizzata da una buona escursione termica, che dà alle uve aromi e concentrazione zuccherina, il terreno, un mix di sabbia, limo, argilla, dona invece ai nostri vini la mineralità. Per il resto, c’è un grande lavoro in vigna, abbiamo persino sviluppato una tecnica agricola per salvare il grappolo dalla grandine. Oltre alla Malvasia, i nostri 10 ettari sono vitati a Tai, Merlot e Cabernet Franc, raggiungiamo una produzione di 6/700 ettolitri all’anno, con prospettive di crescita. Vendiamo soprattutto nel territorio – vini in bottiglia e sfusi – ma abbiamo una piccola esportazione in Francia, dove hanno iniziato ad apprezzare i nostri vini rosso e rosato”. Vini dal buon rapporto qualità/prezzo, che abbiamo potuto degustare e comprare nella saletta che accoglie i visitatori, ripromettendoci di tornare per ulteriori assaggi e acquisti quando saranno pronti quelli del 2015, “una grande annata”, ha annunciato Bisin.

 

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.