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I muri a secco, dal 28 novembre 2018 patrimonio dell’Umanità, rischiano di scomparire per mancanza di manodopera specializzata che ne tramandi la tecnica. Ma in in Friuli-Venezia Giulia ed in Veneto esistono corsi specifici per imparare a farli.

foto Ecomuseo delle acque del Gemonese

Il 28 novembre scorso l’Unesco ha inserito la pratica rurale del muro a secco nella lista dei beni immateriali dichiarati patrimonio dell’Umanità. «L’arte del dry stone walling riguarda tutte le conoscenze collegate alla costruzione di strutture di pietra erette senza fare uso di altri elementi.(…)I muretti a secco sono sempre realizzati in perfetta armonia con l’ambiente, la tecnica che sta alla base di queste opere esemplifica una relazione armoniosa fra l’uomo e la natura. (…)La pratica viene trasmessa principalmente attraverso applicazioni e metodi costruttivi che si adattano alle particolari condizioni del luogo», spiega l’Unesco nella motivazione del riconoscimento.

foto ISSZ

I muri a secco svolgono un ruolo vitale, garantendo benefici a lungo termine: nella prevenzione dell’erosione, nel controllo degli eventi alluvionali, nella protezione degli ecosistemi e nell’arricchimento dell’agro-biodiversità. Eppure questa antica pratica rischia di scomparire per la mancanza di manodopera specializzata. Per questo sono nate diverse scuole in Italia che cercano di trasmettere le capacità tecniche e compositive proprie di un mestiere che è anche arte.

foto ISSZ

I corsi in Friuli e in Veneto. Una di queste scuole, da quattro anni a questa parte, si trova in Friuli-Venezia Giulia sul territorio dei comuni di Artegna e Montenars grazie all’Ecomuseo delle acque, che si muove col sostegno della sezione italiana dell’Alleanza Mondiale per i Paesaggi Terrazzati, la disponibilità di bravi artigiani locali e la collaborazione delle amministrazioni comunali (ulteriori informazioni info 338-7187227). In Veneto, ad organizzare periodicamente un corso di recupero delle murature in pietra riconosciuto a secco riconosciuto dalla Regione Veneto è l‘Istituto Salesiano San Zeno.

Fonte: Ecomuseo delle acque del Gemonese/ISSZ

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