
Orazio Cappellari
(di Gabriele Cappato, vice presidente vicario) Abbiamo accompagnato Orazio Cappellari in un ultimo tratto, nell’abbraccio d’amicizia e di riconoscenza. Il nostro mondo professionale legato, in particolare, alla agricoltura lo ha avuto come riferimento per innumerevoli stagioni e a esempio per generazioni intere.
Formatosi alla facoltà di agraria della Università di Padova e, in particolare, alla scuola di agronomia del Prof. Lucio Toniolo, Cappellari dimostrò in tutta la sua militanza professionale doti spiccate di competenza e di erudizione nel campo complessivo dell’agricoltura. La sua vasta pubblicistica ne è a conferma: la sua costante presenza in varie testate nelle quali con assoluta puntualità dava aggiornata ogni realtà colturale, legata – è questo era uno dei suoi pregi migliori – alle tradizioni e agli usi oltre agli altri fattori caratteristici di luogo e di tempo.
Il suo modo di fare giornalismo, per chi lo ha seguito, lo ha letto, ha potuto far capire, nel tempo, come la sua elaborazione linguistica e tecnica sia a tutt’oggi l’esatta declinazione dei canoni professionali che il giornalismo moderno pretende nel definire un giornalista specializzato. L’agricoltura veneta e in specie quella polesana ne ha tratto grande giovamento e il suo attaccamento all’Argav, di cui è stato uno dei fondatori, ha consentito a un gran numero di colleghi di raffinare sensibilità e senso di appartenenza verso un mondo, quello agricolo, che non finirà mai di insegnare la vita. E Orazio ne fu un maestro.
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