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Progetti europei LEADER, a 25 anni di distanza se ne misurano gli effetti, l’esperienza del Trentino

Centro Mascalcia

(di Giancarlo Orsingher* socio Argav) “Una scommessa per il futuro”. Così l’Unione europea intitolava nella primavera del 1992 il seminario di presentazione dell‘iniziativa LEADER. E proprio di una scommessa si trattava, perché prevedeva di concretizzare programmi pilota di sviluppo rurale in zone difficili applicando una metodologia nuova per l’epoca, integrando cioè agricoltura, turismo, PMI, ambiente, servizi, formazione, ecc.

In pochi ci credevano, eppure a quasi trent’anni dalla sua nascita LEADER è diventato ormai un pilastro dello sviluppo rurale europeo. Il Trentino orientale, in particolare Valsugana orientale, Vanoi e Valle dei Mocheni, era stato una delle 217 aree pilota europee e qui, dal 1992 al 1996, si era sviluppato il Progetto Leader “Lagorai Sud”. In provincia di Trento era attivo anche un altro Leader, in Alta val di Non. Ma a 25 anni di distanza possiamo dire che i circa quattro milioni di euro di finanziamenti investiti allora hanno portato a qualcosa di duraturo sul territorio oppure non sono serviti a niente? Proviamo brevemente a vedere quanto è rimasto di ciò che è stato fatto, ricordando che il Leader “Lagorai Sud”, gestito dal Consorzio BIM Brenta sotto la presidenza di Pierino Donati, prevedeva sei iniziative tematiche denominate “La montagna abitata”, “La montagna della salute”, “Valli per la pesca”, “La montagna a cavallo”, “Itinerari della memoria” e “Scuola di natura”.

Maso Lagorai

La montagna abitata. Venne finanziato il recupero di otto masi e baite per essere adibiti a ospitalità rurale; tre nel Tesino, due sulla montagna di Roncegno e uno ciascuno nel Vanoi, a Torcegno e a Palù del Fersina. Quasi nessuno dei beneficiari era all’epoca già operativo nel settore dell’ospitalità. Il finanziamento era vincolato ad avviare un’attività di ospitalità e a mantenerla per almeno dieci anni. A 25 anni di distanza sei delle otto strutture sono ancora pienamente attive e la loro attività si è ampliata nel tempo, trasformandosi in un paio di casi in agriturismo, mentre negli altri ha mantenuto la caratteristica di “turismo rurale”, in pratica una sorta di quello che oggi viene chiamato “albergo diffuso”. Prima della conclusione di Leader gli otto beneficiari costituirono la cooperativa “Vacanze in baita”, con l’obiettivo di gestire in maniera unitaria l’offerta delle otto strutture, ampliandola poi possibilmente ad altre. L’aspetto più interessante è che “Vacanze in baita” si è radicata sul territorio al punto che oggi sono ben 82 le strutture che la compongono, dal Vanoi alla Vigolana e al pinetano, passando per il Tesino, la Valsugana e la val dei Mocheni e anche con una puntatina in val di Sole e val di Non. “La montagna abitata” è stata quindi senza dubbio un’iniziativa di grande successo.

La montagna della salute. Oltre a qualche piccolo intervento su castanicoltura e apicoltura, l’iniziativa principale aveva visto la coltivazione di ortaggi (zucchino, pomodoro e radicchio di Treviso soprattutto) da parte di una cinquantina di aziende. La superficie interessata era stata di circa 13 ettari, per lo più ricavati in aree marginali. Questo tipo di coltura non ha però avuto successo e la maggior parte degli impianti è stata poi trasformata nel corso degli anni in coltivazioni di piccoli frutti. Un’azienda però, quella avviata a Bieno da Fabio Busarello e oggi gestita dal figlio Igor, ha investito nel settore dell’orticoltura e nel tempo ha sviluppato una filiera legata al radicchio trevigiano e ad altri ortaggi, lanciando anche a partire dai primi anni Duemila la “Festa del radicchio”, diventata ormai un appuntamento imperdibile di inizio autunno per il paese all’imbocco del Tesino. Possiamo quindi dire: risultati solo parzialmente raggiunti.

Valli per la pesca. Sei erano stati gli interventi realizzati con il LEADER “Lagorai Sud”: il potenziamento/miglioramento di tre troticolture e la realizzazione ex novo di due laghetti per la pesca sportiva e dell’incubatoio dell’Associazione pescatori dilettanti del Tesino. Due delle tre troticolture sono ancora pienamente operative mentre la terza è ora diventata l’incubatoio dell’Associazione pescatori dilettanti della Valsugana. L’incubatoio del Tesino è rimasto in attività fino al decennio scorso, per essere poi sostituito da uno di maggiori dimensioni. Dei due laghetti per la pesca sportiva, quello di Castello Tesino è stato aperto fino ad alcuni anni fa, mentre è ancora attivo quello sul torrente Lusumina a Bieno. Risultato quindi abbastanza positivo.

La montagna a cavallo. Sembrava un’iniziativa destinata a fallire, sia perché impostata forse in maniera troppo ambiziosa che per il fatto che erano in pochi a crederci. L’ipotizzato centro ippico a Castello Tesino non venne realizzato e tutti gli sforzi si concentrarono così sul “Centro per la mascalcìa”, gestito dall’Associazione Amici del cavallo Valsugana orientale, che vide la luce in località Spagolle di Castelnuovo nella speranza di poterlo far diventare un luogo dedicato anche all’ippoterapia. Con gli anni il Centro si è ampliato, sono state aggiunte altre strutture ed è diventato come lo conosciamo oggi: un affermato punto di riferimento per l’attività equestre e proprio per l’ippoterapia. Sulla scia de “La montagna a cavallo”, il turismo equestre ha poi visto anche la nascita del percorso di ippotrekking nel Trentino orientale. Iniziativa quindi ottimamente riuscita.

Itinerari della memoria. Il recupero a scopo turistico-didattico della Miniera di Erdemolo, il restauro degli affreschi murali di Canal san Bovo, la ristrutturazione di Palazzo Gallo di Castello Tesino erano i tre principali progetti di quest’azione. Per tutti e tre la riuscita è stata completa, con la miniera meta annualmente di molti visitatori, gli affreschi murali inseriti nei circuiti di visita dell’Ecomuseo del Vanoi e Palazzo Gallo sede di associazioni e mostre.

Scuola di natura. Non è diventato invece ciò che era in programma l’edificio delle ex scuole elementari di Caoria di Canal san Bovo, dove si sarebbe dovuta insediare, in collaborazione con alcuni soggetti, sia locali che esterni, una scuola per avvicinare residenti, turisti e studenti al mondo del “Cuore verde del Vanoi”. Grazie al Comune e all’Ecomuseo del Vanoi la vecchia scuola è però poi diventata la “Casa del Sentiero etnografico”: un luogo dove, anche se in modo in parte diverso da quanto pensato inizialmente, si ragiona sulla propria identità e sul proprio territorio.

In conclusione si può dire che a 25 anni di distanza molto di quanto seminato con le risorse sostanzialmente limitate a disposizione del primo progetto LEADER è rimasto, si è sviluppato e ha portato un contribuito importante allo sviluppo dell’offerta del territorio.

* Articolo pubblicato in precedenza da Giancarlo Orsingher su Ilcinque.info

Una Risposta

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