Riceviamo e volentieri pubblichiamo dal Comitato Mamme No Pfas Vicenza-Padova_Verona (Premio Argav 2021) la seguente nota.
La Corte d’Assise di Vicenza ha pronunciato una sentenza storica che squarcia il velo su decenni di omissioni: i vertici della Miteni sono stati condannati per aver avvelenato le nostre acque e causato un disastro ambientale senza precedenti. Come Mamme No PFAS, sottolineiamo con forza che la motivazione della sentenza, depositata qualche giorno fa, colpisce duramente la strategia d’impresa e i manager imputati i quali, operando in piena consapevolezza delle criticità ambientali, hanno deliberatamente scelto di privilegiare il profitto economico e il risparmio sistematico sui costi di messa in sicurezza a scapito della salute pubblica. Con pene che arrivano fino a oltre 17 anni, viene finalmente sancito che non si è trattato di un incidente, ma di una strategia volta a nascondere dati vitali alle autorità pur di continuare l’attività d’impresa, accumulando ricchezza mentre il “plume” tossico si diffondeva sotto i piedi di 300 mila persone.
Esposizione a PFAS e malattie: la scienza parla chiaro
Per quanto concerne le malattie, la motivazione della sentenza della Corte d’assise fa riferimento all’ipercolesterolemia come patologia causalmente collegata ai Pfas, non individuando altre patologie, anche perché quasi tutte le parti civili costituite non hanno affatto chiesto un risarcimento del danno biologico (in quanto questo non era un processo per lesioni), ma soltanto del danno da “metus” per la paura dell’insorgenza di malattie.Tuttavia, la scienza parla chiaro. La IARC (l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) e studi internazionali (il C8 Health Project negli USA) e ricerche italiane (condotte da CNR, ISS e Università di Padova) confermano il legame tra esposizione ai PFAS e gravissime patologie: in primo luogo tumori, ma anche malattie cardiovascolari, alterazioni del sistema endocrino, influenza negativa su gravidanza e sviluppo, mancata o ridotta risposta vaccinale, maggiore suscettibilità alle infezioni come il COVID. Ricordiamo anche che uno studio condotto dall’Università di Padova ha rilevato un eccesso di quasi 4000 morti in 30 anni nelle aree colpite.
Lo studio epidemiologico e la bonifica. Dalle parole ai fatti
Siamo stati definiti una “popolazione soggetta a un’intossicazione collettiva cronica” eppure, dopo quasi 10 anni di promesse e delibere, lo studio epidemiologico deve ancora partire. Il tutto mentre il terreno contaminato di Miteni continua a rilasciare queste sostanze nell’ambiente perché ancora non si è iniziata la bonifica.La nostra battaglia non finisce qui. Chiediamo, ancora una volta, che le istituzioni passino dai vari proclami e “valutazioni di fattibilità” alla realtà dei fatti. La giustizia ha riconosciuto il crimine ambientale; ora si proceda con studio epidemiologico e bonifica!
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