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Vini bio in Veneto, report di Veneto Agricoltura presentato a Vinitaly 2018

’Il vino biologico è una grande opportunità per il territorio, i consumatori e i produttori’’. A sottolinearlo è stato il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, in occasione della presentazione dell’indagine di Veneto Agricoltura sul vino biologico occorsa nell’ambito di Vinitaly 2018.

In futuro la nicchia sarà dei vini non bio? ‘’Quello del biologico – ha detto Zaia – è un settore che sta crescendo a due cifre ogni anno, e questa è la risposta più chiara che può arrivare dal mercato. Il Veneto si sta adeguando in fretta tanto che tra qualche anno farà notizia chi non produce vino biologico’’. Il direttore di Veneto Agricoltura Alberto Negro, ha ribadito che: ‘’L’indagine condotta dall’agenzia regionale ha inteso mettere in luce quanto sia importante per il comparto vitivinicolo la sostenibilità e la tracciabilità derivante dalle produzioni bio’’.

Nel Veneto la viticoltura biologica risulta essere in forte crescita, tanto da passare dai poco più di 1.400 ettari dal 2008 agli attuali 4.500 dal 2016, più che triplicati; e straordinario è anche l’incremento, più 165%, registrato negli ultimi 3 anni (2014-2016).Su questo tema Veneto Agricoltura ha svolto un’indagine rivolta ai produttori di uva e vino biologico finalizzata a raccogliere testimonianze e sentiment dello stato del comparto.

La ricerca quantitativa, condotta su un campione di 263 aziende, ha consentito di delineare i principali punti di forza e di debolezza, nonché le opportunità e le minacce del mercato dei vini biologici per i produttori e trasformatori veneti. Quella emersa è la visione percepita dagli operatori sulla base del proprio vissuto e della quotidianità della gestione aziendale.

Tra i punti di forza del biologico percepiti dai produttori emergono, sul piano della coltivazione, il minor impatto ambientale (67,7%), il miglioramento della biodiversità (47,9%) nonché un sensibile miglioramento delle condizioni lavorative (37,5%). Mentre, dal lato commerciale, si evidenzia la possibilità di offrire un prodotto più sano (72,4%), ma anche un’opportunità di differenziazione e di crescita per le piccole e medie aziende (32,3%) oltre che una pronta risposta alle richieste di mercato (24%). Risulta secondario l’obiettivo di maggior guadagno (13,5%). Anche per i trasformatori il principale punto di forza del biologico è la sostenibilità ambientale e la sanità del prodotto finale (intesa come assenza di residui), che va a cogliere le esigenze eco-salutistiche dei consumatori.

Punti di debolezza. Si tratta di un mercato percepito ancora in crescita nei prossimi anni, ma che presenta comunque dei punti di debolezza che non ne facilitano l’espansione. Per i produttori, dal lato della coltivazione, primeggiano la necessità di maggior forza lavoro (60,9%) e di una elevata professionalità (53,1%), a cui si aggiungono anche aspetti legati alla gestione burocratica della certificazione (32,8%), mentre sono basse le percentuali, rispetto alle aspettative, di chi ritiene ancora inferiori le conoscenze tecnico-scientifiche sul metodo biologico rispetto al convenzionale. Sul fronte commerciale, i produttori ritengono che i punti critici siano legati soprattutto alla maggiore variabilità delle rese, spesso inferiori rispetto al convenzionale (45,3%), a cui si aggiungono bassi e variabili prezzi delle uve, una filiera ancora non strutturata e affidabile nonché una forza contrattuale spesso deficitaria che possono gravare sul risultato economico d’impresa. A questi aspetti si aggiunge una nota dolente evidenziata dai trasformatori, che ritengono nel complesso ancora bassa la consapevolezza dei consumatori verso il sistema di produzione biologico (59,2%), nonostante recenti ricerche indichino un elevato grado di penetrazione dei prodotti bio nei consumi domestici italiani, seppure con una frequenza di consumo ancora bassa. E’ evidente che il rapporto qualità/prezzo incide sulle scelte. Si tratta di un aspetto riconosciuto anche dai trasformatori, che riconoscono un costo al consumo spesso elevato rispetto alle caratteristiche organolettiche finali del prodotto se confrontato al convenzionale (32,4%), in quanto il metodo biologico, di per sé, non innalza la qualità organolettica del vino.

Aumento di vendite di vini bio nella Gdo. In termini generali, ricordiamo che nella grande distribuzione il trend delle vendite di vino bio ha segnato negli ultimi anni un incremento da record: +102% tra il 2014 e il 2015; +64% tra il 2015-2016; +108% tra il primo semestre 2016 e lo stesso periodo del 2017. Ovviamente, anche le superfici viticole bio sono aumentate (+23,8% tra il 2015 e il 2016), raggiungendo a livello nazionale una superficie complessiva di circa 103.000 ettari.

Vitigni resistenti. Al termine della presentazione del report sul vino biologico, sono stati degustati 2 vini, un rosso e un bianco,  prodotti con un uvaggi da vitigni resistenti frutto di un progetto che Veneto Agricoltura e Regione stanno conducendo presso l’azienda Le Carline (VE). Il Report di Veneto Agricoltura è disponibile sul sito a questo link.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

Biodistretti e agricoltura sostenibile, un mondo possibile

(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Sabato 25 novembre 2017 si è tenuto a Padova un incontro dell’ISDE (International Society of Doctor for Environment), medici per l’Ambiente, nel quale è stato ricordato Lorenzo Tomatis, uno dei fondatori dell’associazione che sosteneva come “tutti gli uomini siano responsabili per l’ambiente ma i medici lo siano doppiamente”.

Pesticidi, un tempo armi di guerra, oggi “armi” nei campi agricoli. Tomatis fu tra i primi a indicare gli effetti transgenerazionali da esposizione di molecole cancerogene. Nella breve introduzione per presentare l’Isde, sono stati sottolineati alcuni obiettivi di tale associazione come “recuperare il ruolo etico della professione medica, privilegiare le politiche di prevenzione, informare e coinvolgere sulle problematiche ambientali.” E’ stato poi evidenziato come i pesticidi (prodotti fitosanitari) sono stati impiegati per la prima volta nel secondo conflitto mondiale come “armi biologiche” e poi utilizzati da allora in avanti ancora come “armi” nei campi agricoli. Mentre prima dell’avvento della chimica i migliori difensori dell’ambiente erano gli agricoltori che garantivano la fertilità del suolo anno dopo anno con l’apporto di sostanza organica, ora la si sta perdendo (per la parte di suolo che è rimasto).

Il 64% delle acque sono inquinate da prodotti fitosanitari ma anche l’inquinamento atmosferico è dovuto in parte alle “moderne” tecniche di agricoltura intensiva e industriale. L’Italia ha il triste primato di consumare il 33% dei pesticidi impiegati in Europa e Veneto ed Emilia Romagna sono le regioni italiane che ne usano di più. Ma, contemporaneamente, sempre il Veneto, è una delle regioni con il più alto numero di aziende biologiche, è la Regione con un fatturato agricolo fra i più alti e nello stesso tempo quella in cui le manifestazioni popolari si susseguono sempre più numerose reclamando la messa al bando dei pesticidi. Le aziende biologiche sono molto attive nel campo della sperimentazione e della ricerca e il consumo di prodotti biologici è fra i più elevati. Dati negativi e positivi al contempo che rattristano ma anche fanno ben sperare.

Sono sorti e stanno sempre più sorgendo biodistretti in cui amministrazioni, aziende agricole, associazioni e gas (gruppi di acquisto solidale) hanno capito che la produzione locale biologica di qualità è una via sana, per noi e per l’ambiente, permette un ritorno della fertilità dei suoli, un aumento della biodiversità (che secondo studi scientifici porta a minori allergie – Haatela et al. 2013), e, nel lungo periodo, garantisce anche una maggiore resa, trattandosi di coltivazioni che sono meno suscettibili ai cambiamenti climatici. I biodistretti sono una sinergia per migliorare lo status del nostro ambiente e della nostra salute, ma soprattutto una visione lungimirante per lasciare ai nostri eredi una miglior possibilità di vita. Se tali realtà, sempre più interessanti e ben viste dalla popolazione, ci dovessero trovare un po’ scettici da un punto di vista economico, dovremmo allora anche considerare che la produzione di qualità (non di quantità) biologica è uno dei mercati più fiorenti.

9 e 10 settembre 2017, due mattinate dedicate all’agricoltura biologica e al gusto della dolcezza al Festival della Politica a Mestre (VE)

Inizia oggi a Mestre (VE) per terminare il 10 settembre, il Festival della Politica, organizzato dalla Fondazione Gianni Pellicani in collaborazione con il comune di Venezia. Giunto alla settima edizione, il Festival, il cui tema quest’anno è la crisi internazionale e il “disordine globale” che stiamo vivendo, rappresenta un appuntamento ormai consolidato, animato dai protagonisti del panorama culturale italiano. Tra gli argomenti che saranno discussi, ci saranno due mattinate dedicate alla cultura enogastronomica italiana, organizzate in piazzetta Battisti, dalle ore 11.30, in collaborazione con il Master in “Filosofia del Cibo e del Vino” dell’Università San Raffaele.

9 settembre, “L’agricoltura biologica, non solo un certificato, ma uno stile di coltivazione e di vita”. Il comparto del biologico in Italia fa registrare numeri da record: 1,5 milioni di ettari coltivati a bio. più di 60.000 aziende agricole bio, oltre 8.000 imprese di trasformazione, 250.000 addetti, un valore di 3 miliardi di euro, crescita media di mercato, dal 2010 ad oggi, dell’11%. In questo contesto, la Camera dei Deputati ha approvato  il 2 maggio scorso la nuova legge sull’agricoltura biologica (attende ora l’approvazione del Senato), che s’intitola “Disposizioni per lo sviluppo e la competitività della produzione agricola e agroalimentare con metodo biologico”. Il testo della legge recita, “affinché l’agricoltura biologica venga valorizzata, nell’interesse dei consumatori e dei produttori, in modo adeguato alla crescente rilevanza che assume per l’economia rurale italiana e per lo sviluppo di produzioni di qualità, rispettose dell’ambiente e delle risorse naturali”. Si tratta, quindi, di una legge tendente a far uscire l’agricoltura biologica dall’idea che sia solo un “certificato”, elevandola a stile di vita, a sano modello di interazione uomo/natura. Trattasi infatti di una cornice normativa che può peraltro concretamente trasformare le scelte a tavola di ognuno di noi, cioè il mangiare, in “atto agricolo” per salvaguardare la fertilità dei suoli. A discuterne, saranno Massimo Fiorio, vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera e primo firmatario del Testo unico sull’agricoltura biologica, Carlo Favaro, direttore del Consorzio Vini Venezia e promotore del Biodistretto Vini Venezia, Daniele Piccinin, titolare de Le Carline e presidente del Biodistretto veneto, Andrea Rigoni, amministratore delegato Rigoni di Asiago, Fabio Brescacin, presidente di EcorNaturaSì. A coordinare la discussione, sarà Gianni Moriani, Master in Filosofia del Cibo e del Vino, Università Vita-Salute San Raffaele Milano.

10 settembre, “Il gusto della dolcezza”. Questa mattinata sarà invece animata dal dialogo tra due famosi pasticceri, Dario Loison, direttore dell’omonima pasticceria e Giancarlo Perbellini, della Dolce Locanda di Verona. A coordinare gli interventi, sarà sempre il professor Gianni Moriani.

Fonte: Master in Filosofia del Cibo e del Vino Università Vita-Salute San Raffaele Milano/Consorzio Vini Venezia

 

 

 

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Prodotti bio, arriva il nuovo sistema europeo di certificazione elettronica

Entrerà in vigore nel prossimo mese di ottobre il nuovo sistema europeo di certificazione elettronica per il monitoraggio delle importazioni dei prodotti biologici.

Obiettivo è quello di rafforzare le disposizioni in materia di sicurezza alimentare e abbassare il rischio di frode, nonché ridurre l’onere amministrativo degli operatori e delle autorità, fornendo allo stesso tempo maggiori certezze sui prodotti in questione.

Con questo nuovo sistema, denominato TRACES, sarà possibile inserire i certificati di importazione, agevolando così gli scambi, dato che i partner commerciali, ma anche e soprattutto le autorità, potranno ottenere informazioni sul prodotto molto più facilmente, accelerando le procedure amministrative. Le nuove disposizioni si conformano a quelle che erano state le raccomandazioni della Corte dei conti europea e la richiesta degli Stati Membri riguardo ad un più efficace monitoraggio dei prodotti biologici. Il regolamento di esecuzione della Commissione (Reg. UE 2016/1842) modifica dunque i precedenti regolamenti in materia di certificati di ispezione  elettronici per i prodotti biologici e riguardo i requisiti per i prodotti biologici conservati o trasformati.

Il mercato dei prodotti biologici è sempre più in espansione ed è per questo fondamentale darne una regolamentazione più specifica. Già nel 2012, con il
Reg. UE 1151, erano stati computi importanti passi avanti visto che la norma aveva introdotto maggiore chiarezza riguardo gli schemi di qualità dell’UE, una nuova struttura per lo sviluppo di termini di qualità opzionale che indicassero le caratteristiche del prodotti in questione, l’etichetta di “prodotti montani”, maggiore chiarezza su controlli e strumenti di registrazione più veloci.

Fonte: Europe Direct Veneto

Nuovi bandi regione Veneto per conversione all’agricoltura bio e per il mantenimento delle attività agricole in montagna

La Giunta regionale del Veneto ha dato avvio ai nuovi bandi del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 per la conversione all’agricoltura biologica e il mantenimento delle attività agricole in montagna: rispettivamente sostenuti con 2,5 e 20 milioni di euro.

In attesa di ratifica. Si tratta di complessivi 22,5 milioni di euro, resi disponibili per le aziende che investono in questi due settori ad alto valore di difesa ambientale. Il provvedimento, attende ora la ratifica della terza commissione del Consiglio regionale del Veneto, prima di essere adottato definitivamente e pubblicato sul BUR. Successivamente gli agricoltori interessati potranno presentare le domande di aiuto ad Avepa.

La misura “Pagamenti per la conversione all’agricoltura biologica” è finalizzata alla conversione all’agricoltura biologica, ossia la transizione dall’agricoltura convenzionale alle modalità agronomiche definite dalle norme europee. Tra gli impegni che costituiscono la produzione biologica rientrano la rotazione pluriennale delle colture e la fertilizzazione con concime naturale di origine animale o con materia organica, difesa fitoiatrica ottenuta attraverso nemici naturali, esclusivo utilizzo di sementi e materiali di moltiplicazione vegetativa prodotti biologicamente.

Le indennità compensative in zona montana, invece sostengono le aziende agricole montane che hanno una redditività generalmente inferiore rispetto a quella che operano nelle zone di pianura. Le indennità previste vanno a  compensare gli agricoltori dei costi aggiuntivi e della perdita di reddito derivanti dagli svantaggi che ostacolano la produzione agricola nella zone montane. Obiettivo generale è quello di favorire il mantenimento dell’attività agricola e di preservare l’ambiente, promuovendo pratiche agricole estensive ed ecocompatibili nelle zone montane, utili anche a preservare la stabilità dei versanti e la regimazione delle acque.

In Veneto il settore dell’agricoltura biologica è in continua crescita: dagli ultimi dati disponibili risulta che le produzioni bio hanno registrato un aumento del 10,4 per cento rispetto all’anno precedente per superfici dedicate e un incremento del 22,6 per cento degli operatori. Si tratta comunque di un settore con ancora grandi potenzialità di crescita, visto che nel 2015 rappresentava il 2,1% della superficie regionale coltivata e l’1,3 degli occupati in agricoltura.

Il futuro delle aziende bio? Avere una filiera propria per dar certezza di qualità della materia prima, ne parla Marco Negro Marcigaglia, dell’azienda vicentina che ha prodotto nel 1994 la prima bevanda di riso bio in Italia

thebridge(di Marina Meneguzzi) L’Italia si colloca da tempo fra i maggiori produttori di biologico in Europa e nel mondo. Ma forse non tutti sanno che la prima bevanda di riso biologica prodotta in Italia ha avuto i natali nel Vicentino, e precisamente a San Pietro Mussolino, località che si trova nelle Piccoli Dolomiti, in alta Val di Chiampo.

Una felice intuizione. A produrla fu nel 1994 Ernesto Marcigaglia, oggi purtroppo scomparso, in risposta ad un momento di crisi professionale (al tempo faceva impresa nel settore del pellame ad Arzignano) e ad un bisogno personale: migliorare l’alimentazione a beneficio della propria salute. Fu così che Ernesto iniziò ad avvicinarsi al “mondo bio”. Ma lo spirito imprenditoriale insito in lui era difficile da tenere a bada. Da consumatore, Ernesto notò che non c’era nessuna azienda italiana a fare le bevande vegetali bio. Da qui a fondare The Bridge, il passo fu breve.

Il nome aziendale, “Il Ponte” in inglese, scelta fatta guardando già al mercato estero, principale fruitore di alimenti bio, palesa l’indelebile cambiamento verso un nuovo stile di vita più sostenibile e consapevole vissuto al tempo da Ernesto, sempre con il continuo sostegno della moglie Margherita e dai figli Marco e Paolo. “L’intuizione che ebbe nostro padre si dimostra oggi sempre più vera”, ha affermato Marco Negro Marcigaglia, alla guida insieme alla famiglia dell’azienda, in occasione dell’incontro con i soci Argav al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco lo scorso 23 settembre. “Valorizzare questo tipo di alimentazione sana e biologica, concetto del tutto pionieristico più di vent’anni fa, è una tematica più che mai attuale e quello che era solo il sogno di un uomo coraggioso e anticonformista è diventato oggi uno stendardo da seguire, premiato da un mercato in continua crescita”.

Qualche numero. L’azienda ha registrato nel 2015 un fatturato di 20,5 milioni di euro, realizzato per il 60 per cento all’estero (soprattutto Francia, Ungheria, Spagna, Inghilterra), attraverso la vendita nei negozi specializzati come anche nella grande distribuzione. Anche il clima aziendale è dei migliori: i 55 dipendenti provengono in gran parte dal paese, dove tutti conoscono tutti, e a legare le persone tra loro sono rapporti di parentela e amicizia. “L’unica azienda a fare del nepotismo un valore aggiunto”, è stato lo scherzoso commento a questo proposito del presidente Argav, Fabrizio Stelluto, moderatore dell’incontro.

Naturalità dei prodotti e acqua di sorgente. Le bevande vegetali bio The Bridge sono composte dall’80 per cento di acqua, quella pura, ricca di sali minerali e a basso contenuto di sodio della fonte Papalini (450 metri), e dal 20 per cento di materia prima. Il riso arriva dal Piemonte, l’avena proviene da Italia, Francia e Spagna, le mandorle dalla Sicilia, la quinoa dalla Bolivia, la soia dall’Italia. Tutti fornitori certificati bio. “Ma per le aziende biologiche il futuro va in una precisa direzione – ha spiegato Marco – quella di crearsi una propria filiera, in modo da riuscire a controllare direttamente la materia prima. Per noi, essere autentici nei confronti dei consumatori è determinante”.

 

 

Italia maggior esportatore mondiale di prodotti biologici, tutti i dati nel rapporto del Centro Studi di Confagricoltura

vino_biodinamicoLo scorso 15 giugno il centro studi di Confagricoltura ha pubblicato un rapporto sullo stato dell’arte dell’agricoltura biologica in Italia. Eccone il sunto. Per chi desiderasse verificare le tabelle dei dati, può farlo a questo link.

Aziende, diminuiscono quelle solo bio, aumentano quelle che fanno anche attività di preparazione. Un apprezzabile sviluppo dell’agricoltura biologica in Italia si è avviato a partire dagli scorsi anni ’90, probabilmente in concomitanza con il varo della regolamentazione UE sull’argomento. La SAU (Superficie Agricola Utilizzata), ha registrato una rapida crescita fino al 2001 seguita da un andamento contrastato fra il 2002 e il 2011, e poi da un’ulteriore sensibile crescita fra il 2012 e il 2014.  Nel periodo 2000-2014, le aziende agricole esclusivamente produttrici di “biologico”, sia pur con andamento irregolare, sono diminuite di 7.244 unità pari a -14,5%. Invece le aziende agricole biologiche che svolgono anche attività di preparazione sono aumentate di 4.774 unità, pari a +459%. E’ dunque in corso una tendenza alla specializzazione delle aziende (produzione e preparazione), mentre la diminuzione complessiva delle aziende agricole di settore (-4,8%) ed anche la diminuzione di aziende agricole esclusivamente produttrici biologiche (-14,5%), sono comunque molto inferiori a quella (-32,3%) della totalità delle aziende agricole italiane, fra il 2000 e il 2014. L’incidenza delle aziende agricole che praticano la coltivazione biologica, sul totale delle aziende agricole, si può stimare in circa il 3,3%; nel 2000 erano il 2,4%. Lo sviluppo del settore è confermato dall’evoluzione, fra il 2000 e il 2014, della SAU destinata alle coltivazioni biologiche (esclusa conversione), passata da 502 mila a 987 mila ettari; nel 2014 la superficie in conversione corrisponde a circa il 41% della superficie già certificata biologica, con un sensibile incremento rispetto agli anni immediatamente precedenti, il che denota una crescente vitalità del settore.

Podio del bio tutto del Sud. La Regione con la maggiore superficie agricola investita nel biologico, compresi i terreni in conversione, è la Sicilia (280,4 mila ettari) seguita da Puglia (191,8) e Calabria (138,3). Nel 2014, gli incrementi più rilevanti della SAU “biologica” si sono registrati in Valle d’Aosta, Calabria e Toscana. Guardando la SAU investita a biologico delle principali coltivazioni, si rilevano in alcuni casi incrementi costanti, mentre in altri l’andamento è irregolare. E’ netta la prevalenza di SAU destinata a foraggere (20,3% del totale della SAU bio), collegata alla conduzione biologica degli allevamenti. Nel 2014, incrementi rilevanti della superficie coltivata con metodo biologico si registrano per cereali, ortaggi, frutta in guscio e vite; diminuiscono invece sensibilmente le coltivazioni biologiche di frutta fresca e olivo. Per quanto riguarda la zootecnia, l’allevamento biologico è principalmente diffuso per le pecore e le capre (nel 2014, circa il 11% dei capi allevati); biologici sono il 4,2% dei bovini, il 2,1% del pollame, lo 0,6% dei suini. Per tutti comparti zootecnici si registra un costante aumento del numero di capi in biologico.

Nel mondo. L’Italia si colloca al sesto posto per SAU investita a biologico (compresa conversione); in Europa è preceduta solo dalla Spagna. Il nostro Paese, fra quelli maggiori produttori di biologico, è al primo posto nel mondo per quota di SAU coltivata con metodo biologico sul totale di superficie utilizzata (10,8%). In Europa l’Italia si colloca all’8° posto per quota di SAU destinata a questo metodo di coltivazione. Il giro d’affari mondiale delle vendite al dettaglio dei prodotti biologici è stimato (2014) in circa 80 miliardi di dollari USA, con una crescita di oltre cinque volte negli ultimi 15 anni. L’Europa è accreditata (2014) per una quota di consumi nell’ordine del 41% di cui l’Italia rappresenta circa l’8%, per oltre 2,6 miliardi di dollari USA. Il Paese europeo col più elevato valore di consumo procapite annuo di prodotti biologici è la Svizzera (221 euro a persona nel 2014), seguita da Lussemburgo e Danimarca. Il consumo procapite in Italia è stimato in 35 euro. L’Italia, con un valore stimato (2013) in 1.260 milioni di euro, è il principale Paese al mondo esportatore di prodotti biologici, davanti a Olanda, Spagna e Stati Uniti. Fra il 2007 e il 2014 l’esportazione italiana di prodotti biologici è quasi raddoppiata, passando da 750 a 1.420 milioni di euro.

Cultura d’impresa. Pilastro dello sviluppo dell’agricoltura biologica, secondo una ricerca (2010) della Rete Rurale, su un campione di aziende agricole “professionali”, è il progresso della cultura d’impresa: formazione degli imprenditori, diversificazione dei canali di vendita, informatizzazione. Le aziende agricole biologiche si differenziano sensibilmente per età e livello di istruzione del conduttore, propensione all’innovazione, diversificazione dell’attività e dei canali di vendita. In conclusione, l’Italia ha dimostrato di saper cogliere prontamente, più di altri grandi Paesi agricoli mondiali, le opportunità commerciali e ambientali offerte dall’adozione di metodi biologici di coltivazione ed allevamento. Il nostro Paese è il maggior esportatore mondiale di prodotti biologici ed investe nel biologico quasi l’11% della propria SAU, molto più della Francia (4,1%) e della Germania (6,3%) che pure sono consumatori di prodotti biologici più di noi. Le aziende biologiche italiane dimostrano anche di valorizzare al meglio le risorse paesaggistiche ed ambientali dei territori, organizzando con maggiore frequenza attività agrituristiche, ricreative e didattiche anche a sostegno della trasformazione in proprio e della vendita diretta, o comunque di filiera
corta (e-commerce, ristoranti, commercianti al dettaglio, ecc.), del prodotto. Queste soluzioni imprenditoriali, supportate da qualità intellettuali e professionali del capo azienda superiori alla media, consentono di realizzare, sia pure attraverso investimenti impegnativi, quelle quote
elevate di valore aggiunto per le quali l’agricoltura biologica italiana è prima in Europa.

Fonte: Centro Studi Confagricoltura

Agricoltura bio, in Europa è donna. In Veneto, prime prove di biodistretto e accordi di filiera.

agriturismo_donnaL’agricoltura biologica vale a livello nazionale più di 2,5 miliardi di euro. Il valore rispetto all’anno precedente è cresciuto del 20% ed è destinato  a crescere se si affiancano i numeri prodotti degli operatori biodinamici. Più che si nicchia di mercato è giusto parlare di distretto e dunque di un sistema competitivo a livello europeo.

Gli occupati del settore in Italia sono circa 220mila. Bassa l’età media: il 61,3% degli agricoltori biologici in Europa ha meno di 55 anni (contro il 44,2% dell’agricoltura convenzionale). A livello europeo il biologico è praticato soprattutto da donne: prime tra tutte le lettoni, poi le croate, al terzo posto le italiane col 30%. Elevata la scolarizzazione: il 50% dei produttori biologici ha il diploma di scuola media superiore, il 17% la laurea. Alta anche la propensione all’utilizzo delle nuove tecnologie: più della metà usa internet.

In Veneto gli agricoltori bio che coltivano 15mila ettari di superficie regionale sono circa 2mila, le conversioni aziendali aumentano tanto da riorientare le misure di finanziamento previste dal Programma di Sviluppo Rurale.  Di biodistretto e accordi di filiera per garantire sempre di più il consumatore si è discusso ieri a Mestre (VE) in Coldiretti Veneto in un incontro organizzato tra agricoltori, consorzi agrari e ditte private, tra queste la padovana Agricola Grains Spa che ha sede ad Arre e si occupa dal 1991 di coltivazioni e granaglie biologiche.  L’evento voluto dal direttore regionale Pietro Piccioni ha messo al centro delle valutazioni  la fattibilità concreta di organizzare una filiera nel settore in grado di valorizzare sia il territorio che il reddito aziendale. A guidare i lavori Angelo Frascarelli della Facoltà di Economia dell’Università di Perugia, esperto di Politica Agricola Comunitaria, che ha sottolineato come la continua pesantezza dei listini di cereali e oleaginose convenzionali complica le scelte colturali mentre la richiesta di bio 100% italiano emerge sempre più.  Scegliere il biologico,  dunque, è conveniente per tutti non solo per l’esistenza di sostegni mirati ma grazie al miglioramento delle rese frutto dell’innovazione tecnica e della coltivazione selezionata.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto.

Agricoltura Biologica, regolamento UE, avanti piano

bio europaI Ministri agricoli dei 28 Stati Membri, in occasione del Consiglio di maggio scorso, hanno discusso la proposta di regolamento sull’agricoltura biologica in vista di un accordo di orientamento generale, e in questo senso sono stati compiuti notevoli progressi su una serie di articoli.

Temporeggiamento. Tuttavia, alcuni Paesi hanno chiesto più tempo sottolineando la necessità di riflettere ulteriormente su alcune questioni sensibili, quali i controlli e la presenza di sostanze non autorizzate nei prodotti biologici. Si ricorda che la proposta mira a rivedere la normativa vigente in materia di produzione biologica e di etichettatura dei prodotti biologici, in modo da eliminare gli ostacoli allo sviluppo della produzione biologica nell’UE, garantire condizioni di concorrenza eque per gli agricoltori e gli operatori e migliorare la fiducia dei consumatori nei prodotti biologici. Nonostante la disponibilità dimostrata complessivamente dagli Stati Membri per rendere possibile l’accordo, è apparso chiaro che alcune questioni particolarmente sensibili dovranno essere oggetto di ulteriori discussioni. Il Ministro lettone, Jānis Dūklavs, ha ricordato che la volontà è quella di giungere ad un accordo già nel prossimo Consiglio di giugno.

“Occorre evoluzione, non rivoluzione”. Al riguardo della revisione della legislazione europea in materia di produzione biologica, Copa-Cogeca, l’organizzazione agricola euroepa ricorda come il settore europeo stia crescendo velocemente, ma come allo stesso tempo debba fare i conti con un alto livello di burocrazia che frena l’innovazione. Per questo motivo, si legge in una nota: “occorre una semplice evoluzione e non una rivoluzione, affinché i 250.000 agricoltori biologici europei possano continuare a guadagnarsi da vivere. Accogliamo, dunque, favorevolmente alcuni dei cambiamenti apportati dalle Presidenze italiana (secondo semestre 2014) e lettone ai piani elaborati dalla Commissione europea, specialmente la volontà di mantenere nel settore le aziende miste, in quanto un divieto sarebbe un deterrente per gli agricoltori alla conversione verso l’agricoltura biologica”. Perciò, il requisito dei controlli annuali andrebbe mantenuto, in quanto aiuta a conservare un contatto regolare fra gli organismi di certificazione e gli operatori, tenuto conto dei rapidi cambiamenti al regolamento e della complessità del quadro normativo. Questo risulta essere importante per garantire la fiducia del consumatore nei confronti del logo biologico europeo. Inoltre, le condizioni per stabilire un livello specifico di declassificazione europeo per i prodotti biologici non sono state soddisfatte.

Fonte: Ufficio Stampa di Veneto Agricoltura Europe Direct Veneto

14 febbraio 2015, a Borgoricco (Pd) si tiene una giornata di scambio sementi per la salvaguardia della biodiversità rurale

seed-saverIl Comune di Borgoricco (PD), Museo della Centuriazione Romana-Assessorato alla Cultura,  in collaborazione con Civiltà Contadina per la salvaguardia della biodiversità rurale, organizza  sabato 14 febbraio 2015, dalle ore 9,00 alle 12.00 e dalle 13.30 fino al tramonto, presso il Centro Civico di Borgoricco, la “Giornata di scambio sementi“.

Incontro regionale dei “seed savers“, scambio di sementi, consulenza di esperti. Ingresso libero.  L’Associazione Civiltà Contadina, associazione senza scopo di lucro di seed savers (salvatori di semi), appassionati contadini e coltivatori urbani, dal 1996 salva e condivide i semi delle vecchie ed antiche varietà, italiane ed estere, di ortaggi, cereali e alberi da frutto, formando così un patrimonio genetico che potrà essere tramandato alle future generazioni. Eccezionalmente durante tale giornata, oltre al consueto scambio delle sementi tra i soci, viene data la possibilità anche ai cittadini di Borgoricco e agli studenti delle scuole del territorio che fossero interessati, di ricevere in dono alcune antiche sementi, utili consigli e informazioni sulle colture. Nell’occasione vi è anche la possibilità di effettuare visite guidate alla mostra temporanea “Ottaviano Augusto. Un’altra storia” e al Museo della Centuriazione Romana di Borgoricco. Una buona occasione per scoprire quali sono le sementi degli antichi romani che, dopo 2000 anni di storia, sono arrivate fino a noi! Ingresso Museo: intero € 2,00 – ridotto € 1,00 ragazzi dai 7 ai 14 anni e adulti sopra i 65 anni – gratuito per i bambini sotto i 6 anni, disabili e accompagnatori. Ingresso mostra “Augusto”: € 7,00 intero, € 5,00 ridotto.

La Biodiversità dei nostri campi appartiene a tutti. Condividiamola e manteniamola, per il rispetto del passato e per la costruzione di un futuro vivibile per noi e per le prossime generazioni. Una volta erano gli stessi contadini a selezionare i semi creando nel tempo varietà adatte a venti, temperature, piogge e altre caratteristiche della zona, semi che erano parte della cultura del posto, legati alla gastronomia, agli usi e alle abitudini popolari. Purtroppo queste sementi tramandata per generazioni sono state successivamente abbandonate perché sostituite da quelle agroindustriali, i cui criteri di selezione non sono più il sapore, la rusticità, la capacità di adattamento a sistemi di agricoltura naturale, le tonalità di colore vivo. All’agricoltura industriale importa solo raggiungere un’alta produzione a costo anche di utilizzare grandi quantità di prodotti chimici per la fertilizzazione e la difesa degli insetti in regime di monocultura. Questa pratica estremamente inquinante e che produce cibi insani, ha minato l’autosufficienza dell’agricoltore, che si vede obbligato a ricomprare ogni anno le sementi perché spesso sono ibride e non riseminabili oppure coperte da brevetti.

Una conseguenza diretta è l’uniformità dei prodotti alimentari: si è ridotto considerevolmente il numero di specie e di varietà coltivate. Potremmo contare sulle dita della mano le tipologie di pomodoro, di peperone, di cicoria, di fagiolo, ecc. che troviamo sul mercato. Anche la salute ne risente perché la dieta diventa meno varia ed equilibrata. Ma noi possiamo cambiare questo processo: come consumatori, chiedendo cibi locali e di stagione; come agricoltori, professionisti e non, seminando varietà locali nei nostri campi, orti e persino nei vasi sui balconi e conservandone la semente per poi scambiarcela come in passato. Mantenendo semi antichi non solo conserviamo l’agrobiodiversità, ma permettiamo anche il proseguimento e l’evoluzione dei saperi tramandati e favoriamo anche la nostra salute e quella delle generazioni future. Per info: 049 9336321 – 049 9337930 – museo@comune.borgoricco.pd.it

Fonte: Circolo di Campagna Wigwam Il Presidio sotto il Portico