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Xylella fastidiosa, a Strasburgo si parla delle misure da adottare per prevenire la diffusione del batterio

Ulivi colpiti da Xylella fastidiosa

Ulivi colpiti da Xylella fastidiosa

Il Comitato permanente fitosanitario della Commissione europea sta discutendo le possibili misure d’emergenza da adottare per prevenire la diffusione del batterio di Xylella fastidiosa che sta devastando gli olivi del Salento.

Sono previste misure di quarantena, tra cui l’estirpazione degli ulivi e delle altre piante nel raggio di 100 metri da ogni albero infetto. Le misure dovrebbero essere applicate anche in una fascia di 20 chilometri a nord della provincia di Lecce. Si propone, inoltre, di istituire una zona cuscinetto, di almeno 10 chilometri di larghezza, nelle province di Brindisi e Taranto, al confine con la provincia di Lecce, e in tutti i siti che potrebbero contaminarsi nelle aree più a nord.

L’Italia ritiene queste proposte troppo severe. La proposta dell’Esecutivo si basa sul parere scientifico dell’Autorità europea per la Sicurezza alimentare e su altri dati raccolti negli ultimi mesi e presenta un approccio precauzionale. “Dobbiamo evitare la diffusione di questo batterio – si legge in una nota della Commissione – per questo è necessario mettere in atto misure per rimuovere e distruggere le piante contaminate e misure precauzionali intorno e a nord delle aree colpite per prevenire la diffusione del batterio in altre regioni. A sud, invece, dato che vi è la protezione naturale del mare, si propone un approccio più mirato.

Il Marocco blocca le importazioni agricole dall’Italia. A causa della Xylella fastitiosa il Marocco ha sospeso le importazioni di semi oleosi, agrumi e altre specie provenienti dall’Italia per prevenire possibili contaminazioni dovute al batterio che sta colpendo gli uliveti salentini.

Fonte: Europe Direct Veneto

27-29 marzo 2015, a Montichiari (BS) torna la Fiera di Vita in Campagna con un’edizione ancora più ricca per il Salone di Origine

Corsi Fiera Vita in CampagnaNel 2015, anno di Expo, edizione ancora più ricca per il Salone di Origine. Il “cuore” agroalimentare all’interno della Fiera di Vita in Campagna, premiata nel 2014 da un afflusso di oltre 40.000 visitatori, dà infatti appuntamento agli appassionati di specialità e agli operatori enogastronomici dal 27 al 29 marzo, al Centro Fiera del Garda a Montichiari (Brescia). In programma nuove stuzzicanti iniziative, mantenendo la formula, molto apprezzata dal pubblico, che consente un “a tu per tu” con enti e aziende selezionate in Italia per la qualità dei loro prodotti, legati a specifici territori di origine.

In risalto la qualità e gli aspetti culturali di produzione. particolare l’edizione 2015 vedrà ampliata la superficie del Salone di Origine, collocato nel Padiglione 8, che diventerà passerella privilegiata per conoscere, assaggiare ed acquistare specialità gastronomiche regionali da Nord a Sud d’Italia. “Organizzeremo inoltre presentazioni ad hoc per mettere in risalto le particolarità non solo qualitative, ma anche culturali di produzioni altamente vocate” spiega Giorgio Vincenzi, direttore della rivista Vita in Campagna, organizzatrice dell’evento.

Formazione “verde” + assaggio di specialità alimentari la formula vincente. Un Salone che nasce in perfetta continuità tematica con la Fiera di Vita in Campagna perché, dopo le occasioni di formazione “verde”, all’insegna di un rapporto più genuino con la natura, il visitatore potrà cimentarsi direttamente alla prova dell’assaggio di specialità alimentari.La dinamica della degustazione, da sempre molto curata per conquistare pubblico e trade, abbinata al racconto di tecniche produttive e opportunità di abbinamento a tavola attraverso la testimonianza diretta di Regioni e di enti italiani, permette di verificare come rispetto per il territorio, rigore produttivo, valorizzazione di arti e tradizioni storiche regalino sapori unici, a tutto vantaggio della buona tavola e della salute. In programma anche corsi gratuiti di cucina, molto apprezzati nelle scorse edizioni.

Informazioni utili. Orario continuato di apertura al pubblico, dalle 9.30 alle 18. Ingresso: 12 Euro (gratuito per i ragazzi fino a 12 anni). Ingresso scontato utilizzando i coupon scaricabili dal sito Internet http://www.vitaincampagna/lafiera (6 Euro anzichè 12 il 27 e il 28 marzo; 9 Euro anziché 12 il 29 marzo). Come raggiungere in auto il Centro Fiera del Garda di Montichiari (Brescia): Autostrada A4 Milano-Venezia: uscita Brescia Est per chi proviene da Milano; uscita Desenzano o Brescia Est per chi proviene da Verona. Autostrada A21 Piacenza-Brescia: uscita Manerbio. Il Centro fieristico ha un ampio parcheggio gratuito in grado di ospitare sino a 11.000 automobili.

Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario

Sicurezza alimentare e redditività partono dal tavolo di progettazione

5/5/11, Piove di Sacco (Pd), visita soci azienda Dimensione Carne, fasi lavorazione

Soci ARGAV in visita agli stabilimenti dell’azienda Dimensione Carne di Piove di Sacco (PD)

La redditività della filiera delle carni, in tutte le proprie fasi, ma in particolare in quella di trasformazione e lavorazione, passa attraverso la sicurezza alimentare e un’adeguata attenzione agli ambienti, alle macchine e alle attrezzature può fare la differenza. È quanto emerso nel corso del convegno di approfondimento «From Cad to Fork: hygienic design e sicurezza alimentare», organizzato da Eurocarne – rassegna internazionale dedicata al comparto carneo in programma a Veronafiere dal 10 al 13 maggio prossimi , in collaborazione con EHEDGEuropean Hygienic Engineering & Design Group e Università degli Studi di Padova (Master in Progettazione igienica per produzioni alimentari sicure ed efficienti).

Un nuovo modo di pensare alla sicurezza alimentare. Oltre 200 operatori del settore hanno preso parte all’evento, svoltosi lo scorso 9 gennaio, che ha voluto promuovere, come ha ricordato Fabrizio de Stefani, medico veterinario e direttore del dipartimento Aulss 4 Regione Veneto (Dipartimento di Sanità animale e sicurezza alimentare), «un nuovo modo di pensare la sicurezza alimentare, che non ha origine solamente nella fase di produzione animale e di lavorazione delle materie prime, ma vive un percorso parallelo nelle fasi di progettazione delle macchine e delle attrezzature per la lavorazione». Prodotti alimentari sicuri, insomma, si ottengono anche perché lavorati in ambienti igienicamente protetti. «E quello che oggi serve è una rivoluzione di pensiero», insiste de Stefani, assicurando che anche Eurocarne, manifestazione di riferimento a livello internazionale, potrà rappresentare un luogo di dibattito per conquistare nuove frontiere in chiave di sicurezza.

Il marchio Ehedg. A livello internazionale esiste un marchio che individua le macchine che rispondono ai requisiti di sicurezza più avanzata sul piano igienico. Si tratta del cosiddetto «Ehedg», European Hygienic Engineering & Design Group, di cui l’ingegnere Giampaolo Betta è il presidente. «Secondo la Fao – ricorda Betta – i sistemi più igienici possono garantire la riduzione degli sprechi alimentari, ridurre i tempi di sanificazione, consentire risparmi anche sulle risorse idriche impiegate. Aspetti importanti, che si traducono in vantaggi economici», ai quali soprattutto le multinazionali prestano attenzione.

Risparmio idrico. «In Europa il consumo di acqua dovuto all’uso dell’industria alimentare è il 12% del consumo totale e molto dovuto alla fase di lavaggio – riferisce –. Se prendiamo il settore delle carni, studi recenti dicono che per la lavorazione della carne, sul totale dell’acqua impiegata nel reparto, il 48%, cioè quasi la metà, è utilizzata per sanificare. L’hygienic design è la migliore soluzione per contenere l’uso di acqua». Eurocarne, secondo Betta, «sarà l’occasione per fare breccia con questi temi su un settore, come quello delle carni, che non sempre è sensibile».

Verso una classificazione dei macelli in base a criteri di igene di processo? Eppure, rende noto Antonia Ricci dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, «il mondo scientifico sta riflettendo se classificare i macelli in base a criteri di igiene di processo, con la conseguenza che rappresentare un modello efficiente e igienicamente sicuro significa immettere sul mercato prodotti di fascia più elevata, con prospettive di guadagno indubbiamente migliori». Macchinari e prodotti di hygienic design, tuttavia, accanto ai vantaggi presentano costi di acquisto superiori, «a volte anche di 6-7 volte maggiori rispetto alle attrezzature di base», precisa  Roberto Caracciolo dell’Università di Padova. «Parliamo di macchine o motori che presentano superfici trattate con una lucidatura elettrochimica, con guarnizioni particolari, senza pieghe, righe, cavità o viti – elenca Caracciolo –. Il tutto è progettato per essere pulito nel miglior modo possibile». La nuova frontiera della sicurezza alimentare, insomma, parte dal tavolo di progettazione.

Fonte: Veronafiere

“Piano Agricoltura 2.0”: strumenti innovativi per la semplificazione burocratica del settore

burocrazia“Il “piano Agricoltura 2.0” ha un obiettivo ambizioso: eliminare la burocrazia inutile e ridurre a zero l’utilizzo di carta. Si tratta di un intervento importante di semplificazione nel settore agricolo, che introduce sei strumenti innovativi per 1,5 milioni di aziende. Attraverso la Domanda Pac precompilata dal marzo del 2015 evitiamo perdite di tempo agli agricoltori agli sportelli, con un’operazione simile al 730 precompilato per i cittadini. Mettiamo in condizione 700mila piccole imprese di inoltrare la domanda PAC con un semplice click. Si potrà anticipare al 100% il pagamento degli aiuti a giugno invece che a dicembre per circa 4 miliardi di euro su 1 milione di domande PAC. Attraverso l’Anagrafe unica le istituzioni condividono le informazioni senza chiederle ogni volta, mentre con la Banca dei Certificati online niente più file agli sportelli e un risparmio stimato di circa 25 chili di carta per azienda. Il “piano Agricoltura 2.0″ è un altro importante passo che va nella direzione di una Amministrazione realmente al servizio degli agricoltori”.A dirlo il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, che nei giorni scorsi ha presentato il Pianoche introduce misure per la semplificazione e la sburocratizzazione in agricoltura.

Cosa prevede il piano. Anagrafe Unica delle Aziende Agricole – Istituzione di un database federato degli Organismi Pagatori (cloud) che integra e rende disponibili tutte le informazioni aggiornate su base territoriale. Un solo Fascicolo Aziendale – Viene messo insieme quello che era gestito in modo separato: il piano colturale, il piano assicurativo individuale e il quaderno di campagna. Le imprese faranno una sola dichiarazione che sarà poi condivisa tra amministrazioni. Dovranno dichiarare il 50% di dati in meno rispetto ad oggi. Meno oneri burocratici e informazioni coerenti ed omogenee sulle quali basare tutti gli aiuti all’azienda, con un duplice risultato: semplificazione per l’agricoltore e maggiore efficienza dei controlli a carico dell’Amministrazione. Domanda Pac precompilata da marzo 2015 – Disponibile on-line da marzo 2015. Il produttore (autonomamente o assistito dal CAA) potrà dare semplice conferma dei dati pre-inseriti con un click o integrare e completare le informazioni. Introduzione Pagamento anticipato a giugno 2015 – Sarà possibile erogare l’anticipo dei pagamenti Pac fino al 100% dell’importo dovuto per le aziende che ne faranno richiesta all’atto della domanda, direttamente a giugno,  invece che a dicembre, tramite accesso al credito bancario. Si tratta di una platea potenziale di circa 1 milione di aziende per oltre 4 miliardi di euro di pagamenti Pac. Banca dati Unica dei Certificati – Sarà coordinata a livello nazionale la raccolta, la durata e la validità delle certificazioni (antimafia, DURC, ecc.), evitando alle aziende di presentare la stessa documentazione a diverse Amministrazioni ovvero più volte in base alle domande presentate. Domanda Unificata – A partire dal 2016 ciascuna azienda potrà presentare, autonomamente o recandosi presso qualsiasi struttura di assistenza (CAA) presente sul territorio nazionale, un’unica domanda di aiuto, che accorpi le richieste Pac, Uma, Psr, Assicurazioni, ecc.

Fonte: Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali

Addio alle risaie allagate grazie a una ricerca italiana

riso03Il riso è il cereale più consumato in oriente ma anche in Italia vanta una lunga storia. È spesso indicato per le diete perché contiene molto amido e sazia più della pasta. Inoltre è il cereale con il minor potere allergenico ed è a basso contenuto proteico. Grazie al CRA – Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura ora sappiamo anche un po’ di più sui segreti del suo DNA.

Individuati caratteri genetici utili per la coltura del riso in asciutto. Il team tutto italiano, che ha visto anche la collaborazione di CNR, Università degli Studi di Milano, Torino, Modena e Reggio Emilia, Padova, Parma, Pavia, Ferrara nonché del Parco Tecnologico Padano e dell’ICCGEB – International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology italiano, è giunto all’individuazione dei geni presenti nel riso responsabili della resistenza a differenti patogeni e della tolleranza a stress di natura ambientale. L’attività ha consentito una caratterizzazione finora mai condotta della variabilità del riso per diversi caratteri utili al miglioramento genetico. Si potranno così ottenere nuove varietà che avranno bisogno di meno trattamenti chimici per il controllo delle patologie, ma si potrebbe persino dire addio alle vecchie risaie allagate. La ricerca ha infatti consentito l’identificazione di caratteri genetici da utilizzare per selezionare nuove varietà idonee alla coltura del riso in asciutto, che consentiranno di limitare le elevate necessità di acqua d’irrigazione per la coltivazione.

Fonte: Veronafiera/Sol&Agrifood

Utilizzo materie prime per biodigestori, confermato limite del 30 per cento

biodigestori“Il limite massimo di utilizzo delle materie prime a scopi alimentari per produrre energia elettrica mediante biodigestori è stato fissato al 30 per cento. La decisione è stata confermata durante l’incontro della Commissione Politiche Agricole e della Commissione Ambiente, riunitesi lo scorso 24 novembre a Roma in sede congiunta per dibattere sull’argomento”. A darne notizia è l’assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato che conferma quanto “la Regione Veneto abbia assistito questo processo, dal 2009 ad oggi, al fine di sventare il pericolo che le nostre aziende agricole invece di impiegare la terra per produrre cibo, lo trasformassero in produzioni di materiale per biodigestori”.

Sottoscrizione a breve dai ministeri di riferimento. l Decreto interministeriale “Criteri e norme tecniche generali per la disciplina dell’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e l’utilizzazione agronomica del digestato”, che abrogherà il precedente provvedimento del 2006, verrà sottoscritto a breve dai ministeri di riferimento, ossia Agricoltura, Ambiente, Attività produttive, Trasporti, Salute. “Inoltre – ha spiegato Manzato – è stato toccato il tema della revisione dei criteri delle zone vulnerabili tramite l’impegno della Commissione a valutare nuovi parametri. Continuo a ribadire che valutare la questione dell’inquinamento da azoto delle falde significa fare un’analisi nel suo complesso, mediante monitoraggi e rilevazioni scientifiche che misurino il reale impatto prodotto da tutte le fonti coinvolte, non solamente dal comparto agricolo”.

Fonte: Regione Veneto

Giovani e agricoltura, un rapporto ancora difficile

2014-foto-MartinaGiovani e agricoltura, un rapporto da consolidare e su cui si basare il futuro successo dell’agricoltura italiana nel mondo. E’ emerso a Eima, a BolognaFiere, nel convegno “Giovani in agricoltura, risorse per il paese, prospettive, politiche e opportunità” organizzato da L’Informatore Agrario e FederUnacoma con la sponsorship di Cattolica Assicurazioni, dove sono stati presentati i risultati di una ricerca effettuata da Nomisma su un campione di 1.125 giovani di età inferiore ai 40 anni, di cui 607 agricoltori.

Pac 2014-2020: + 25% di risorse destinate ai giovani agricoltori. Introdotto da Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore  Agrario, e da Massimo Goldoni, presidente di FederUnacoma, l’iniziativa ha visto un’ampia partecipazione di pubblico, in massima parte studenti e giovani agricoltori. Buone nuove sono giunte da Bruxelles. “In Parlamento europeo abbiamo ottenuto nella PAC 2014-2020 un aiuto obbligatorio per gli agricoltori under 40, con un incremento del 25% di risorse a loro destinate” ha dichiarato l’europarlamentare Paolo De Castro. Per affermarci dobbiamo però rendere più attrattiva l’impresa agricola e più competitiva la nostra agricoltura, in un contesto di aumentata domanda di cibo a livello mondiale e di boom del made in Italy”.

Ministro Martina: “Esperienze per i giovani agricoltori anche oltreconfine”. “I giovani, con il loro orientamento all’innovazione e la capacità di aggregazione, rappresentano la chiave per costruire l’agricoltura italiana di domani – ha detto il Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina. Dobbiamo uscire da un gap che relega l’agricoltura a “bene di rifugio” per raccontare i casi di eccellenza, agevolare l’accesso al credito e testimoniare le opportunità di redddito. In questo senso, a completamento delle iniziative ministeriali approntate, porteremo in Consiglio a dicembre come strumenti ordinari di formazione e interscambio progetti che favoriscano esperienze oltreconfine. Abbiamo significative chances per fare un importante passo in avanti”.

Frenato il ricambio generazionale in agricoltura. I 161.716 giovani agricoltori italiani rappresentano a oggi solo il 10% del tessuto agricolo nazionale. “L’agricoltura under 40 è frenata in Italia da un basso ricambio generazionale ma anche da una visione limitante sulle possibilità di sviluppo del settore – hanno spiegato Massimo Spigola di Nomisma. Per il campione di 607 agricoltori al centro della ricerca Nomisma 2014 solo l’8,4% pensa che i prossimi anni saranno migliori del passato, influisce negativamente il fatto che il 67,3% dei giovani agricoltori pensa che la società percepisca la professione di agricoltore di status inferiore rispetto ad altri lavori”. Dà da pensare, in base alle interviste su 518 giovani non agricoltori in cerca di prima occupazione, che a possibili occupazioni nel comparto agroalimentare vengano preferite le libere professioni e il settore pubblico. In tempi di incertezza economica il 40,7% punta a ottenere stabilità occupazionale, mentre pochi danno priorità a un lavoro non routinario (20,1%) o, tanto meno, a lavorare all’aria aperta (1,7%). “Occorrerebbe restituire dignitià all’ attività agricola e consolidare gli strumenti per rendere più competitiva e innovativa l’impresa agricola italiana” ha detto Denis Pantini di Nomisma.

Eppure la formazione “green” tira, a  giudicare dai dati forniti dal Consorzio interuniversitario Alma Laurea, diretto da Andrea Cammelli, che monitora 65 università con oltre l’80% di laureati italiani. Dei 132.338 laureati nel 2013 solo 2.719 hanno scelto la facoltà di agraria, che si colloca al 13° posto rispetto a quelle in materie economico-statistiche (20.368) e medico-sanitarie (18.700). “Tuttavia va segnalato che negli ultimi 8 anni i laureati in agraria sono esplosi, con incremento del 35%, pari a “sole” 600 persone in più” ha detto Angelo Guerriero, del Consorzio interuniversitario Alma Laurea. Le prospettive di guadagno, oltretutto, non sono  rosee: i laureati in agraria del 2008 ricevono in media 1.275 euro netti al mese, contro i 1.708 Euro di chi svolge professioni in campo ingegneristico o medico (1.646 Euro). Spiccata la loro propensione a dedicarsi all’agricoltura (36%), mentre il 15% ha optato per il settore manufatturiero e l’8% esercita attività commerciali o negli ambiti dell’istruzione e della ricerca. A parità di formazione le donne trovano minori opportunità di impiego. Il convegno si è concluso con una tavola rotonda a cui hanno offerto inoltre contributi Matteo Bartolini, Presidente del Consiglio europeo dei giovani agricoltori (Ceja), Raffaele Maiorano, Presidente dei Giovani di Confagricoltura (Anga), Maria Letizia Gardoni, Presidente Coldiretti Giovani Impresa e Maria Pirrone, Presidente Agia, Associazione giovani imprenditori agricoli (Cia).

Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario

Etichettatura: al via consultazione pubblica online sul sito del Ministero delle Politiche Agricole

etichettatura_olioIl Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha aperto la consultazione pubblica on line tra i cittadini sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari. I consumatori, i produttori e gli operatori potranno esprimere il proprio punto di vista, rispondendo ad un questionario con 11 domande sull’importanza dell’origine e della tracciabilità dei cibi. I risultati saranno utilizzati come supporto e rafforzamento delle scelte nazionali che l’Italia farà sul tema dell’etichettatura, che verranno presentate a Bruxelles, in attuazione del nuovo Regolamento sull’etichettatura che entrerà in vigore il 13 dicembre.

L’iniziativa fa parte delle misure di ‘Campolibero’ della Legge Competitività e ha l’obiettivo di coinvolgere la collettività su una questione decisiva come la trasparenza delle informazioni sugli alimenti. Un ulteriore effetto della consultazione è allinearsi ai principi generali dell’Unione europea, dove la condivisione dei contenuti delle decisioni pubbliche costituisce da tempo una prassi consolidata. “Diamo voce ai cittadini su un tema fondamentale come l’etichettatura e la trasparenza delle informazioni sul cibo – ha dichiarato il ministro Maurizio Martina -. Con la consultazione pubblica, gli italiani potranno esprimere per la prima volta la loro opinione sulla tracciabilità e sull’origine dei prodotti agroalimentari. Non si tratta di un questionario puro e semplice, ma di uno strumento di condivisione con i consumatori degli indirizzi politici su una materia che incide sulla vita di ogni giorno. Il nostro obiettivo è accelerare sulla legge sull’etichettatura, in linea con le nuove disposizioni dell’Unione Europea. L’etichettatura, infatti, è uno strumento importante per il patrimonio agroalimentare italiano, così come la valorizzazione dell’origine, che per il Made in Italy è fondamentale”.

Fonte: Mipaaf

La sicurezza alimentare dei prodotti tra i punti deboli del TTIP, l’Italia chiede l’etichettatura per la difesa del made in Italy

5/5/11, Piove di Sacco (Pd), all'interno dello stabilimento Dimensione Carne

foto di repertorio, soci ARGAV in visita a stabilimento Dimensione Carne di Piove di Sacco (PD)

«Se, come temiamo, il negoziato sul libero scambio con gli Stati Uniti (TTIP) porterà ad un’apertura nei confronti delle importazione avicole, vogliamo la sicurezza dalla Commissione europea che il prodotto importato rispetti gli standard comunitari in termini di biosicurezza, benessere animale, divieto nell’utilizzo di sostanze chimiche, a tutela in particolare della filiera avicola italiana». A dirlo, Lara Sanfrancesco, direttore generale di Unaitalia (Unione nazionale filiere agroalimentari carni e uova), ieri, giovedì 30 ottobre, a Verona nel corso del del Roadshow di Eurocarne, ultima tappa di un tour che ha toccato Legnaro (Padova), Reggio Emilia e Milano e che proietta il comparto verso la grande manifestazione dedicata alla filiera delle carni e alle tecnologie per la produzione, lavorazione e commercializzazione in programma a Verona dal 10 al 13 maggio 2015.

Per contrastare i pericoli del Ttip (Transatlantictrade and Investment partnership), il Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti, spiega Lara Sanfrancesco, «stiamo lavorando per far emergere i valori della filiera avicola italiana, anche attraverso l’etichettatura; solo così potremo difendere l’autosufficienza produttiva e tutelare le caratteristiche del made in Italy che rendono il prodotto sicuro e rispettoso di standard produttivi elevati. Altrimenti il rischio è che l’avicoltura italiana non sia più competitiva in caso di importazioni dagli Stati Uniti».

Le minacce sono di due ordini. «L’utilizzo negli Stati Uniti di antibiotici promotori della crescita e l’impiego di decontaminanti come il cloro per abbattere eventuali agenti patogeni – specifica Sanfrancesco -. Entrambe le procedure sono vietate nell’Unione europea». Altri rischi, inoltre, sono di ordine economico, perché «i costi di produzione in Italia sono molto più elevati, anche per garantire una tracciabilità della filiera che risponde ai massimi requisiti di sicurezza alimentare».

Carne avicola, consumi in aumento. Nel corso degli anni i consumi di carne avicola sono aumentati in maniera considerevole, passando «da 1,5 chilogrammi pro capite annui negli anni Cinquanta – osserva Sanfrancesco – agli attuali 19,30 chili e le prospettive sono di un’ulteriore crescita nel medio-lungo periodo, tanto che nel 2050 quella avicola sarà la carne più consumata al mondo». L’evoluzione dei consumi, prosegue il direttore generale di Unaitalia, ha registrato modifiche anche sul fronte degli acquisti. «Fino agli anni Ottanta – osserva – si consumava solo il pollo intero, mentre oggi il trend si è invertito e il consumatore predilige le singole parti. Cambiamenti che si possono riassumere così: «Il 28% dei consumi sono rappresentati da preparati e trasformati, come ad esempio spiedini e roll-on, il 60%  è legato alle singoli parti avicole, mentre solo il 12% è dato dall’acquisto di avicoli interi». Dinamiche, queste, che rispondono ai cambiamenti della società, che riflette un aumento delle famiglie mononucleari e la ricerca di prodotti pronti risponde al bisogno di avere una facilità di accesso agli strumenti di cucina più veloci. Nel 2008, invece, il 21 per cento era rappresentato da preparati e trasformati, il 64 per cento da singole parti avicole e il 15 per cento da avicoli interi.

Unaitalia in cifre. Unaitalia rappresenta oltre il 90% di tutta la produzione avicunicola nazionale, pari a 1.258.800 tonnellate di carni avicole e 68.000 tonnellate di carni cunicole (anno: 2013). Il valore alla produzione ha toccato i 5,7 miliardi di euro, mentre i dipendenti della filiera sono complessivamente 100mila, tra diretti (55mila) e indotto. «Le previsioni dei consumi nel 2014 sono sostanzialmente stabili, con un incremento dello 0,4 per cento – riassume Sanfrancesco -. La filiera avicunicola è l’unico comparto zootecnico in cui l’Italia può contare sulla sovranità alimentare, grazie a una produzione pari al 108% del fabbisogno, con 243mila tonnellate esportate e 145mila importate».

Polonia primo produttore europeo. A livello europeo l’Italia si colloca al sesto posto in termini di produzione, dopo Polonia (2.372.000 tons), Francia (1.872.000 tons), Germania (1.708.000 tons), Inghilterra (1.606.000 tons) e Spagna (1.299.000 tons).

Fonte: Veronafiere

 

Expo 2015, il vice ministro all’Agricoltura Olivero: “Salvaguardare e coltivare la biodiversità è il messaggio che l’Italia vuole trasmettere al mondo”

da sx Stelluto Olivero Vita

da sx, Fabrizio Stelluto (presidente ARGAV), Andrea Olivero (vice ministro all’Agricoltura) e Mimmo Vita (presidente UNAGA)

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Lunedì 8 settembre scorso i soci ARGAV hanno avuto l’opportunità di incontrare  al circolo di campagna Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (PD) Andrea Olivero, vice ministro alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. All’incontro, moderato dal presidente ARGAV Fabrizio Stelluto, oltre ai soci giornalisti e aderenti, era presente anche Mimmo Vita, presidente UNAGA, e naturalmente Efrem Tassinato, nostro anfitrione, nonché tesoriere UNAGA  e principale fautore dell’incontro. Molti gli argomenti affrontati dal vice ministro nel corso della serata: dall’embargo russo ai cambiamenti climatici, dall’Ogm al biologico, all’Expo.

Biodiversità, modello culturale in cui ciascun Paese riconosce la diversità dell’altro. Più famoso oramai alle cronache per gli scandali finanziari che per l’importanza del tema a cui è dedicato, “Nutrire il pianeta, energia per la vita“, l’Expo andrà in scena a Milano da maggio a ottobre 2015. Alla manifestazione, il Governo ha invitato 165 ministri dell’Agricoltura da tutto il mondo, molte le Nazioni partecipanti, tra queste, ha riferito il vice ministro, “hanno aderito molti paesi del Sud-Est Asiatico”. Per quanto riguarda il ruolo del nostro Paese, il vice ministro è stato chiaro, il messaggio che l’Italia vuole trasmettere al mondo attraverso l’Esposizione Universale sarà l’importanza di salvaguardare e coltivare la biodiversità. “L’omologazione dei consumi creata dalla globalizzazione ha fallito perché non è riuscita ad alimentare il mondo, e un modello che cancella coltura e culture non ha futuro“, ha detto Olivero. Che ha aggiunto: “La biodiversità è da tutelare e riconoscere, e non deve essere vista come una chiusura al mondo, bensì un modello in cui ciascun Paese riconosce la diversità dell’altro. La difesa della tracciabilità della produzione ha soprattutto un valore culturale, di cui all’Expo ci faremo paladini, ma non è sufficiente, bisogna fare un ulteriore passo e far capire che la diversità dei prodotti agroalimentari serve a valorizzare le singole comunità rurali. Si tratta di una sfida enorme, perché la maggior parte dei Paesi non la pensa come noi”.

Embargo russo, bio e Ogm. Pur non essendo rose e fiori, il settore agroalimentare è l’unico comparto in Italia che registra un segno positivo nell’export e in occupazione. Per quanto riguarda l’embargo russo all’agroalimentare europeo, che ha creato gravi danni economici, specie al settore dell’ortofrutta, anche in Italia, Olivero ha detto:. “Compensare le perdite per l’Ue non sarà facile, perché c’è un danno diretto – i prodotti agroalimentari invenduti- e indiretto, per cui i prodotti agroalimentari Ue invenduti vengono riversati sul mercato interno causando una caduta dei prezzi”. Una chiosa interessante a questo proposito è arrivata dal presidente ARGAV Fabrizio Stelluto: “Comprare i prodotti a km zero è senz’altro una scelta più conveniente e salutare, ma l’embargo russo ha dimostrato come il mercato, anche italiano, non possa fare a meno della globalizzazione“. Buone notizie invece per i prodotti bio. “In Italia – ha riferito Olivero – il mercato del biologico è in netta controtendenza, sta crescendo con percentuali a 2 cifre, tanto che la l’offerta non arriva a soddisfare la domanda. E questo è un problema, perché non possiamo garantire i prodotti bio importati, con il rischio che s’incrini l’importante rapporto fiduciario tra produttore e consumatore, nel caso quest’ultimo si senta tradito sulla veridicità della produzione da agricoltura biologica”.  Qualcosa si muove anche sul fronte Ogm: “Ci sono segnali interessanti che arrivano dalle multinazionali operanti in agricoltura – ha riferito il vice ministro – , e che registrano una loro inversione di rotta a favore della biodiversità“.

Sviluppo della Rete rurale, importante per la salvaguardia del territorio. Alla domanda del consigliere Cristina De Rossi in merito ai passi che gli agricoltori potrebbero fare per  difendersi dai cambiamenti climatici in atto, il vice ministro ha evidenziato come sia importante cercare di riportare le persone nel territorio, assicurando loro le risorse necessarie per la messa in sicurezza dell’ambiente. Un programma attuabile anche attraverso i Piani di Sviluppo Rurale regionali. A questo riguardo, è stato evidenziato come alcune Regioni non  siano riuscite a spendere i fondi resi disponibili nel periodo 2007-2013. “Colpa della politica, che non ha fatto crescere anche a livello locale una classe dirigente in grado di ben amministrare, ma anche della burocrazia”, ha commentato il vice ministro. Che ha palesato gli sforzi messi in atto dalla task force di uomini voluti dal ministro Martina per cercare di portare all’interno del ministero una maggiore pianificazione e attenzione allo sviluppo dei rapporti con l’estero.

Premiati gli uomini dediti all’agricoltura. Nell’occasione, il vice ministro ha consegnato gli attestati di partecipazione alle aziende agricole e dell’artigianato alimentare nonché ai Consorzi di Tutela del Veneto (qui le foto) che hanno partecipato, attraverso il Circuito Wigwam, presieduto da Efrem Tassinato, alla V Fiera europea dei prodotti regionali svoltasi a Zakopane, in Polonia, lo scorso 10-17 agosto, e che hanno accompagnato la presentazione del progetto sul turismo religioso del Veneto su “La Via di Karol“, che sta incontrando grandissimo interesse sull’asse Polonia-Italia. Al termine dell’incontro, Efrem Tassinato, chef-giornalista, ha deliziato i presenti con pietanze a base di prodotti delle aziende e dei Consorzi di Tutela intervenuti alla serata.