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Stop alle importazioni di zucchero di canna nel mercato UE

Il Copa-Cogeca, la voce unanime degli agricoltori e delle loro cooperative nell’Unione europea, ha sollecitato gli eurodeputati a respingere qualsiasi nuova concessione che favorisca l’accesso delle importazioni di zucchero greggio di canna al mercato dell’UE.

Quote di produzione estese almeno fino al 2020. Le Organizzazioni agricole europee chiedono di estendere le quote di produzione di zucchero almeno fino al 2020, adducendo che l’industria ha bisogno di un regime europeo dello zucchero stabile al fine di accrescere la propria competitività. Si ricorda che il settore ha già subito una ristrutturazione senza precedenti, che ha provocato l’abbandono della produzione di oltre 140.000 bieticoltori e la perdita di 10.000 posti di lavoro in zone rurali in cui spesso non vi è alcuna fonte di occupazione alternativa.

No a maggiori importazioni di prodotto greggio di canna nella UE. Il Copa-Cogeca si mostra fortemente preoccupato anche per le proposte avanzate dall’industria europea della raffinazione dello zucchero a favore di un maggiore accesso per le importazioni di prodotto greggio di canna nell’UE, che verrebbe ad aggiungersi ai privilegi attuali poiché si ritiene che tali proposte siano del tutto inaccettabili, poiché il periodo transitorio per la liberalizzazione degli scambi con i Paesi ACP (Africa, Caraibi e Pacifico) e i Paesi meno sviluppati terminerà nel 2015.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Sconti sui premi Inail per il settore agricolo, entro il 30 novembre le domande 2012

Una buona notizia in ambito di previdenza per il settore agricolo. L’Inail, grazie agli interventi istituzionali di Coldiretti, ha dato attuazione alla Legge 247 del 2007 con la circolare 62/2012, che permette alle aziende agricole con dipendenti di richiedere uno sconto sul premio Inail per i propri operai.

La misura dello sconto sarà non superiore al 20% dei contributi dovuti all’Inail, che attualmente equivalgono al 13,2435% della retribuzione lorda. C’è tempo fino al 30 novembre 2012 per effettuare l’istanza per l’anno 2012. Alcuni requisiti richiesti per poter accedere a questa opportunità: le imprese agricole devono avere presentato almeno un modello DMAG nel 2010 e un DMAG nel 2011, devono essere in regola con gli obblighi in tema di sicurezza (Valutazione dei Rischi), e devono aver stilato un programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza. Le aziende agricole devono dimostrare, inoltre, di essere in regola con gli adempimenti assicurativi e contributivi, non devono avere registrato infortuni nei due anni precedenti la domanda (non si contano gli infortuni in itinere o in franchigia) e non devono avere avuto provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale.

L’ammissione allo sconto sarà comunicata via pec o via raccomandata alla sede della ditta. Per poter utilizzare in compensazione lo sconto, sarà comunque necessario attendere che l’Inps trasmetta all’Inail la regolarità contributiva relativa al 2012, rilasciabile per motivi tecnici solo dopo il 16 giugno 2013. L’Inail ha riconosciuto il valore retroattivo delle disposizioni e quindi lo sconto sui premi sarà applicabile anche per gli anni passati fino al 2008. L’Istituto si riserva la possibilità di effettuare dei controlli in merito al rispetto dei requisiti.

(Fonte: Coldiretti Verona)

Giovani e start up in agricoltura, Catania: strumenti Ismea opportunità per i nostri agricoltori

“L’agricoltura ha bisogno di risposte mirate e specifiche. Per questo Ismea ha messo a punto degli strumenti ad hoc in grado di sostenere le imprese del settore, conoscendone le necessità e gli obiettivi”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Mario Catania ha commentato la presentazione nei giorni scorsi di misure e strumenti tesi a favorire l’insediamento dei giovani e lo sviluppo delle start up in agricoltura, con particolare riferimento ai prestiti agevolati per l’acquisto dei terreni, ai finanziamenti per la realizzazione di progetti di investimento innovativi e alle garanzie per l’accesso al credito bancario e per l’abbattimento dei relativi costi.

Mutui a tassi agevolati per l’acquisto dei terreni agricoli. “A sostegno dei giovani agricoltori e delle start up l’Ismea fornisce infatti una serie di strumenti – ha spiegato il Ministro – finalizzati ad acquisire la base fondiaria e a finanziare progetti di investimento innovativi. Con la misura del cosiddetto ‘Primo insediamento’ i giovani al di sotto dei 40 anni possono richiedere a Ismea la concessione di mutui (fino a 30 anni) a tassi ridotti per l’acquisto dei terreni agricoli”. Tra le altre misure illustrate, anche quella denominata ‘Subentro’, che consente il finanziamento di progetti specifici presentati da giovani agricoltori nella fase del passaggio di aziende tra vecchie e nuove generazioni.

Ismea rilascia anche garanzie dirette o a prima richiesta, allo scopo di favorire l’accesso al credito bancario. Lo strumento integra le capacità dell’imprenditore agricolo di fornire garanzie alle banche erogatrici, favorendo l’abbattimento degli spread e di conseguenza i tassi di interesse applicati sui finanziamenti. I giovani possono inoltre usufruire di uno sconto sulla commissione di garanzia fino a un massimo di 7.500 euro, nell’ambito del regime di aiuto ‘de minimis’. A questi strumenti si affiancano il ‘Fondo di credito‘, anch’esso destinato ad abbattere il costo dei finanziamenti bancari attraverso il sostegno pubblico, e il ‘Fondo di investimento nel capitale di rischio‘ con cui l’Ismea acquisisce, direttamente o indirettamente, partecipazioni al capitale di rischio delle imprese agricole.

Futuro obiettivo: tornare a un regime di credito agrario differenziato. “Ritengo opportuno evidenziare che gli strumenti di Ismea sono certamente utili a rispondere al problema del credito e a quello delle assicurazioni. Ad ogni modo – ha proseguito Catania – sono convinto che dobbiamo guardare oltre e pensare ad ulteriori obiettivi. Mi riferisco, per esempio, alla necessità – di cui ho già parlato con il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, e sulla quale richiamerò l’attenzione anche del Governo – di tornare a un regime di credito agrario differenziato, uno strumento che esisteva in passato, la cui scomparsa è stata un grave danno per il sistema agricolo. Le banche infatti non dispongono più di modalità mirate e personale specializzato per rapportarsi nella maniera più adatta alla realtà specifica delle aziende agricole”. “Sul fronte delle assicurazioni, invece, mi sono battuto molto per raggiungere dei risultati all’interno della legge di stabilità e abbiamo ottenuto la somma di 120 milioni di euro per l’anno 2013. Dobbiamo andare avanti in questa direzione, evitando – ha concluso il Ministro – i meccanismi di gestione delle crisi ‘ex post’ con interventi di mano pubblica, usati in passato. Sia a livello nazionale che comunitario, è fondamentale quindi mobilitare delle risorse per questo scopo”.

Per ulteriori informazioni sugli strumenti di Ismea e per sapere come è possibile accedervi, si rimanda al sito www.ismea.it e alle sezioni ‘Sviluppo d’impresa’ e ‘Strumenti finanziari’.  Per parlare direttamente con gli uffici dell’Istituto: tel.: 06 85568 319-260, mail: urp@ismea.it

(Fonte: Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali)

Nuove regole per la cessione dei prodotti agricoli e e alimentari

Da ieri è in vigore l’articolo 62 del Decreto Liberalizzazioni, che introduce nuovi e inderogabili obblighi di legge riferiti ai termini di pagamento per l’acquisto di prodotti agricoli e alimentari. Il provvedimento prevede, in sintesi, che a partire dal 24 ottobre (i contratti stipulati prima di questa data andranno regolarizzati entro il 31 dicembre 2012) chiunque acquisti prodotti agricoli e/o alimentari dovrà rispettare tassativamente i seguenti termini di pagamento: 30 giorni per le merci deteriorabili, 60 giorni per tutte le altre. I termini decorreranno dall’ultimo giorno del mese di ricevimento della relativa fattura.

Obblighi e sanzioni. Con l’entrata in vigore di questo articolo, previsto dal Decreto Liberalizzazioni, dunque, tutte le imprese dovranno obbligatoriamente pagare i propri fornitori di prodotti agricoli e/o alimentari entro i termini sopraindicati, per non incorrere nel rischio di sanzioni pecuniarie, che variano da un minimo di 500 ad un massimo di 500.000 euro. Sono escluse dall’applicazione dell’art.62: 1) le cessioni di prodotti agricoli e alimentari direttamente al consumatore finale; 2) la cessione di prodotti agricoli e alimentari effettuata con il pagamento contestuale alla consegna. Le nuove disposizioni di legge, inoltre, impongono anche l’obbligo di redigere in forma scritta i contratti relativi alla cessione di prodotti agricoli e/o alimentari, pur precisando che sono considerati contratti in forma scritta anche quelli trasmessi in forma elettronica, o a mezzo fax e la fattura.

Coldiretti: nessun alibi per gli acquirenti a rivedere al ribasso i compensi dei produttori. “L’entrata in vigore delle nuove norme che intervengono per riequilibrare il potere contrattuale lungo la filiera agroalimentare tra distribuzione e produttori e che prevedono il rispetto dei termini di pagamento non devono rappresentare un alibi per la parte acquirente a rivedere al ribasso i compensi che spettano ai produttori. Sarebbe questo un atto gravissimo che denunceremo con tutta la nostra forza”. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini a commento dell’entrata in vigore delle nuove regole previste dal decreto legge sulle liberalizzazioni. L’articolo 62 ed il relativo decreto applicativo sulla cessione dei prodotti agricoli e alimentari – rileva la Coldiretti – hanno il merito di qualificare determinati comportamenti come illeciti a prescindere dalla dimostrazione della “posizione dominante” o dello “stato di dipendenza economica” che si è rivelata nei fatti quasi impossibile. “E’ molto positivo, in particolare – precisa Marini – che le nuove disposizioni considerino pratica commerciale sleale le condizioni contrattuali che determinano “prezzi palesemente al di sotto del costo di produzione medio” dei prodotti agricoli. Si tratta di un principio – aggiunge il presidente di Coldiretti – che trova sostegno nel recente regolamento comunitario sui rapporti contrattuali nel settore del latte laddove si evidenzia che bisogna risolvere il problema della trasmissione del prezzo lungo la filiera, in particolare per quanto riguarda i prezzi franco azienda, “il cui livello non evolve generalmente in linea con l’aumento dei costi di produzione”.

(Fonte: Coldiretti)

Sprechi alimentari, nel 2010 buttati oltre 11 milioni di euro di prodotti alimentari

Secondo il Libro Nero dello spreco 2011 di Last Minute Market (Edizioni Ambiente), circa il 3,2% della produzione agricola è rimasta in campo, equivalente a 15.128.702 tonnellate di prodotto agricolo. I dati sono diffusi nell’ambito del convegno “Alimentare la Terra, coltivare il futuro” organizzato nei giorni scorsi a Roma per la Giornata mondiale dell’Alimentazione.

La ragione principale degli sprechi è da rintracciare nella non-convenienza da parte dell’agricoltore nel raccogliere il prodotto in quanto i prezzi di mercato dello stesso non remunerano il lavoro oppure perché pezzature troppo grosse o troppo piccole rendono il prodotto poco commerciabile.

Sprechi nel settore distributivo. Sempre secondo il Libro Nero dello spreco 2011, nell’industria agroalimentare italiana lo spreco medio ammonta al 2,6% della produzione finale totale, che porta ad uno spreco complessivo di 1.786.137 tonnellate di prodotti alimentari. La quantificazione degli sprechi nel settore distributivo si suddivide in due target di riferimento i mercati all’ingrosso (centri agroalimentari e mercati ortofrutticoli) e il sistema distributivo commerciale (cash&carry, ipermercati, supermercati e piccolo dettaglio). Un’entità così abbondante, sia in termini assoluti che relativi alla produzione totale e al consumo effettivo, ha ovviamente un impatto economico altrettanto rilevante. Il calcolo di tale impatto in ciascun comparto, mette in evidenza come in Italia, nel 2010, si siano letteralmente buttati oltre 11 milioni e 200 mila euro di prodotti alimentari ancora perfettamente consumabili.

(Fonte: Garantitaly.it)

Accordo tra Associazioni nazionali per la zootecnia nella futura PAC

Una “Posizione comune per la Pac post 2013 per il settore della zootecnia bovina da carne europea”: questo il titolo dell’importante Manifesto che il Presidente del Consorzio L’Italia Zootecnica, Fabiano Barbisan, ha recentemente firmato assieme ai Presidente delle analoghe associazioni nazionali francese, irlandese e spagnola.

Il Manifesto, presenta la situazione della zootecnia bovina da carne europea, con una serie di dati che lanciano l’allarme rosso per un settore che sta soffrendo, a causa degli alti costi di produzione, non compensati da un mercato ragionevole, sempre più in mano alla Grande Distribuzione Organizzata con l’altro anello della filiera, i macellatori, troppo debole per competere. Oltre al Manifesto, i quattro Presidenti hanno firmato una lettera specifica, indirizzata al Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, al Commissario Dacian Ciolos, al Presidente della Commissione Envi, Matthias Groote, al Presidente della Commissione Agri, Paolo De Castro, ai Parlamentari Europei ed ai Ministri agricoli dei rispettivi Paesi, Italia, Francia, Irlanda e Spagna contenente la richiesta esplicita di mantenere l’etichettatura facoltativa. «Credo sia un grande giorno – ha detto Barbisan – perché abbiamo dimostrato come poter fare squadra tra Paesi che hanno a cuore l’allevamento bovino ed il consumatore. Spero che i documenti che saranno consegnati alle autorità europee e nazionali, vengano presi in seria considerazione, sia per modellare la nuova Pac Post 2013, sia per ridiscutere in Commissione Envi ed in Consiglio dei Ministri EU il mantenimento dell’etichettatura facoltativa».

(Fonte: Garantitaly.it)

Novità per l’agricoltura che corre verso il 2020

Finora, a livello comunitario, l’agricoltura è rimasta ai margini delle grandi strategie dell’Unione Europea, in primis quelle riguardanti i cambiamenti climatici, le energie rinnovabili e la gestione della risorsa acqua. Nel Veneto le cose vanno un po’ meglio, grazie soprattutto ad una programmazione di lungo termine che ha già portato concreti risultati in questi importanti ambiti.

Strategie future UE per l’agricoltura. Risultati, tra l’altro, che potranno migliorare ulteriormente se si saprà sfruttare fino in fondo le opportunità che arriveranno con la prossima politica europea agricola e rurale del periodo 2014-2020. Ben vengano, dunque, momenti di formazione e confronto come quello proposto nei giorni scorsi a Legnaro (Pd) dalla Regione Veneto, presso la Corte Benedettina di Veneto Agricoltura, che si è posto l’obiettivo di analizzare – come ha ricordato in apertura dei lavori l’Assessore regionale Franco Manzato – le strategie future dell’UE e le opportunità che ne deriveranno per i nostri agricoltori e le nostre aree rurali. La Conferenza di Legnaro è stata organizzata nel quadro dell’iniziativa della Regione Veneto “Progetta” che rappresenta una best practice di successo il cui obiettivo è quello di incentivare la partecipazione di soggetti veneti (pubblici e privati) a bandi di gara europei.

Settimane cruciali per il varo della PAC post 2013. Come ha ricordato l’europarlamentare Giancarlo Scottà, oggi più che mai risulta fondamentale fare da sentinelle nelle sedi istituzionali a Bruxelles, in modo da seguire da vicino i lavori di programmazione e incidere sulle scelte strategiche adottate dalla Commissione e Parlamento europeo. Proprio in queste settimane a Bruxelles si sta lavorando su migliaia di emendamenti che porteranno al varo della nuova PAC, la politica agricola europea post 2013. Sono in ballo questioni importanti che interessano vari comparti (carne, vino, latte, zucchero, ecc.), ma anche l’ambiente, il clima, le energie rinnovabili, le risorse idriche, la gestione dei terreni, i giovani agricoltori, ovvero problematiche che richiedono un impegno rinnovato.

Grande fermento. All’incontro di Legnaro si è cercato così di fare luce sulla prossima riforma della PAC e sulle opportunità che si apriranno per le imprese agricole. Chiara Dellapasqua (Direzione Generale Agricoltura della Commissione europea) ha ricordato che l’obiettivo più importante che le Regioni dovranno perseguire nel periodo 2014-2020 sarà quello di sapere integrare le risorse agricole con tutti gli altri fondi che l’Unione Europea metterà a disposizione, proprio per creare una sinergia vincente per lo sviluppo delle aree rurali e il potenziamento del settore primario. Da qui, la volontà da parte della Commissione di voler semplificare al massimo la nuova PAC, che avrà un’architettura più snella e orientata ai risultati. Non mancheranno le novità assolute come l’introduzione di nuovi strumenti per la stabilizzazione dei redditi, programmi di scambi per gli agricoltori europei (una sorta di Erasmus agricolo), pacchetti di misure volti a valorizzare sempre più le aree rurali (turismo rurale e sociale), partenariati europei per sviluppare la ricerca, ecc. Anche la strategia Leader e dunque i Gruppi di Azione Locale impegnati nelle aree rurali troveranno nella programmazione 2014-2020 nuovi e importanti sbocchi. Insomma, sembra che ci sia grande fermento attorno alla futura politica agricola e rurale europea, che però dovrà confrontarsi sempre più con le grandi incognite dovute alla volatilità dei mercati e impegnarsi con sforzi maggiori nella lotta ai cambiamenti climatici.

Tante idee da tradurre in fatti concreti. All’incontro di Legnaro, vari esperti hanno approfondito queste tematiche. Federico Correale (Veneto Agricoltura) ha illustrato alcuni recenti progetti innovativi condotti dall’Azienda regionale che rappresentano degli esempi di riferimento a livello europeo in tema di agricoltura blu, bioenergie e cambiamenti climatici. Anche Andrea Povellato (Inea) si è agganciato a queste problematiche per illustrare le misure e le opportunità future per gli agricoltori. Si é discusso anche di lotta ai cambiamenti climatici mediante specifiche pratiche agricole applicate in diverse aree dell’UE (Luis Montagnoli, Comunità Montana dei Comuni del Trasimeno-medio Tevere) e di bioenergie e filiere agro energetiche (Remigio Berruto, Università di Torino). Fatto il quadro della situazione, le indicazioni più concrete per instradare l’agricoltura sulla giusta via dovranno arrivare ora dagli stessi imprenditori agricoli, che stanno vivendo in prima persona le difficoltà della crisi in atto. Le idee sul da farsi non mancano, occorrerà però sostenerle e tradurle in fatti concreti come per esempio i prestiti di garanzia per i giovani agricoltori (e le donne), gli investimenti nelle zone svantaggiate, la valorizzazione dei prodotti della montagna, ecc.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Consumo del suolo, Catania: con ddl approvato in CdM, vogliamo cambiare modello di sviluppo del Paese

E’ stato approvato venerdì 14 settembre scorso dal Consiglio dei Ministri il ddl quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo. “Grazie alle misure contenute in questo disegno di legge, facciamo un decisivo passo in avanti per raggiungere l’obiettivo di limitare la cementificazione sui terreni agricoli, in modo da porre fine a un trend pericoloso per il Paese. Questo provvedimento tocca temi molto sensibili, come l’uso del territorio e la sua corretta gestione, ma coinvolge anche la vita delle imprese agricole e l’aspetto paesaggistico dell’Italia. Riguarda il modello di sviluppo che vogliamo proporre e immaginare per questo Paese, anche negli anni a venire”.  A dirlo è il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania.

Vincolato l’ammontare massimo di terreno agricolo cementificabile. “Abbiamo introdotto – ha spiegato Catania – un sistema che sostanzialmente prevede di determinare l’estensione massima di superficie agricole edificabile sul territorio nazionale. Questa quota, quindi, viene ripartita tra le Regioni le quali, a caduta, la distribuiscono ai Comuni. In questo modo otterremo un sistema che vincola l’ammontare massimo di terreno agricolo cementificabile distribuendolo armonicamente su tutto il territorio nazionale”.  “Vogliamo – ha aggiunto Catania – interdire i cambiamenti di destinazione d’uso dei terreni che hanno ricevuto i fondi dall’Unione Europea, infatti abbiamo previsto che queste superfici restino vincolate per 5 anni”.

Nuove norme per la destinazione degli oneri di urbanizzazione. “Inoltre – ha aggiunto Catania – il provvedimento interviene sul sistema degli oneri di urbanizzazione dei Comuni. Nella normativa attualmente in vigore è previsto che le amministrazioni possono destinare parte dei contributi di costruzione alla copertura delle spese comunali correnti, distogliendoli dalla loro naturale finalità, cioè il finanziamento delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria. Questo fa sì che si crei una tendenza naturale delle amministrazioni e dei privati a dare il via libera per cementificare nuove aree agricole anche quando è possibile utilizzare strutture già esistenti. Le nuove norme avranno sicuramente un impatto su questo fenomeno”.

I punti principali del provvedimento1. Vengono definiti “terreni agricoli” tutti quelli che, sulla base degli strumenti urbanistici in vigore, hanno destinazione agricola, indipendentemente dal fatto che vengano utilizzati a questo scopo;  2. Si introduce un meccanismo di identificazione, a livello nazionale, dell’estensione massima di terreni agricoli edificabili (ossia di quei terreni la cui destinazione d’uso può essere modificata dagli strumenti urbanistici). Lo scopo è quello di garantire uno sviluppo equilibrato dell’assetto territoriale e una ripartizione calibrata tra zona suscettibili di utilizzazione agricola e zone edificate/edificabili;  3. Si introduce il divieto di cambiare la destinazione d’uso dei terreni agricoli che hanno usufruito di aiuto di Stato o di aiuti comunitari. Nell’ottica di disincentivare il dissennato consumo di suolo la misura evita che i terreni che hanno usufruito di misure a sostegno dell’attività agricola subiscano un mutamento di destinazione e siano investiti dal processo di urbanizzazione; 4. Viene incentivato il recupero del patrimonio edilizio rurale per favorire l’attività di manutenzione, ristrutturazione e restauro degli edifici esistenti, anziché l’attività di edificazione e costruzione di nuove linee urbane. 5. Si istituisce un registro presso il Ministero delle politiche agricole in cui i Comuni interessati, i cui strumenti urbanistici non prevedono l’aumento di aree edificabili o un aumento inferiore al limite fissato, possono chiedere di essere inseriti. 6. Si abroga la norma che consente che i contributi di costruzione siano parzialmente distolti dalla loro naturale finalità – consistente nel concorrere alle spese per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria – e siano destinati alla copertura delle spese correnti da parte dell’Ente locale.

(Fonte: Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali)

Rinnovato il Consiglio dell’Istituto Nazionale Grappa, Elvio Bonollo è il nuovo presidente

Elvio Bonollo

Elvio Bonollo è il nuovo presidente dell’Istituto Nazionale Grappa. La nomina di Bonollo è arrivata al termine del Consiglio tenutosi a Verona lo scorso 30 agosto, che ha deliberato le cariche associative per il trienno 2012-2015.

Innovatore nella tradizione. Consigliere di amministrazione e quarta generazione della famiglia che dal 1908 guida le Distillerie Bonollo Umberto di Mestrino in provincia di Padova, Elvio è cresciuto con l’attitudine all’innovazione ed è riuscito ad applicarla anche a un prodotto antico e “tradizionale” come la grappa, in particolare ha saputo creare nuovi modelli di prodotto e di consumo, in grado di precorrere i tempi e determinare nuove tendenze. In Consiglio, come referenti regionali dell’Istituto Grappa Veneta, anche Alessandro Maschio e Giovanni Brunello.

Nel prossimo triennio, sviluppo, tutela e promozione. “Sono veramente onorato di poter presiedere l’Istituto in cui assieme ai tenaci colleghi abbiamo condotto continue attività dirette alla difesa e valorizzazione della nostra acquavite più preziosa. Col sostegno di tutto il Consiglio porrò il massimo impegno nello sviluppo delle iniziative di tutela e promozione della nostra acquavite di bandiera.”- ha affermato il neopresidente Elvio Bonollo.  Dopo due mandati guidati dal piemontese Cesare Mazzetti, amministratore delegato della Mazzetti d’Altavilla, durante i quali molto si è puntato sulla tutela del prodotto, sulla promozione e sull’internazionalizzazione, la guida passa dunque di mano a colui che dal 2009 è stato il suo braccio destro in qualità di vicepresidente.

La vicepresidenza al presidente uscente. Un avvicendamento ai vertici, essendo stato Mazzetti a sua volta nominato vicepresidente per il trienno 2012-2015. “Lascio il testimone in ottime mani – ha commentato il presidente uscente e neo-vicepresidente Cesare Mazzetti – ho piena fiducia in Elvio che ha sempre dimostrato di condividere le tante iniziative e le tante battaglie che abbiamo portato avanti negli ultimi anni per difendere il nostro prodotto: un pioniere dell’innovazione che porterà nuova linfa al settore e che saprà creare nuove opportunità di sviluppo sia sul fronte produttivo che su quello promozionale”.

I Consiglieri. Insieme al presidente e vicepresidente, sono stati nominati anche i consiglieri referenti per i sei istituti regionali e tre aderenti singoli. In ordine geografico da nord a sud, sono stati nominati: per l’Istituto Tutela Grappa Valle d’Aosta Paolo Covi, per l’Istituto Grappa Piemonte Alessandro Revel Chion e Alessandro Francoli, per l’Istituto Grappa Lombardia Riccardo Ottina, per l’Istituto Tutela Grappa del Trentino Beppe Bertagnolli e Bruno Pilzer e per l’Associazione Produttori Grappa Alto Adige Werner Psenner. In rappresentanza degli aderenti singoli sono stati eletti anche Maria Carla Bonollo, Luigi Gozio e Andreas Roner, mentre entrano in consiglio come membri di diritto Luigi Odello, Sergio Moser e Antonio Emaldi. L’Istituto Nazionale Grappa è stato fondato nel 1996 e rappresenta, direttamente o tramite i 6 Istituti Regionali associati (Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino, Alto Adige) oltre 100 aziende attive nel settore, ponendosi come Associazione di categoria più rappresentativa per la grappa.

(Fonte: Istituto Nazionale Grappa)

Miele a rischio in Italia, prime stime registrano un calo del 40%

Tra api “stressate” dal caldo, vegetazione assetata e fioriture scarse, il raccolto di miele italiano rischia di essere seriamente compromesso: “difficile dare dei numeri ora, perché ancora qualche flebile speranza di recuperare un po’ c’è, ma si potrebbe chiudere con un -30/-40% su un’annata media”, spiega il presidente dell’Unaapi (Unione Nazionale Apicoltori Italiani) Francesco Panella.

7-9 settembre, in Toscana gli “stati generali” dell’apicoltura italiana. La crisi produttiva degli allevamenti apistici nazionali rischia di comportare conseguenze per l’ambiente più in generale, visto l’importanza dell’azione d’impollinazione svolta dalle api per l’agricoltura e non solo. Per il bilancio definitivo del raccolto 2012 si dovrà aspettare la “Settimana del Miele” (Montalcino, 7-9 settembre 2012), gli “Stati Generali” dell’apicoltura italiana. Ma, già allo stato attuale, risultano “penalizzati, come già in primavera l’acacia e gli agrumi – spiega Panella – anche i millefiori estivi, ad eccezione delle produzioni di alta montagna dell’arco alpino ad est. Non male la produzione di miele di tiglio, media quella di castagno. Nel caso degli oltre 800.000 ettari di castagneto in Italia, però, il segnale positivo è che la lotta biologica al flagello parassitario d’origine cinese che ne insidia la sopravvivenza, grazie a un impegno esemplare delle istituzioni, sta dimostrando i primi frutti positivi; se lo stato degli ombrosi castagneti sta nettamente migliorando, è una buona notizia più per il futuro che per il presente.

Drammatica, invece, la situazione del miele di eucalipto: i 60.000 ettari di eucalipto, anch’essi sotto attacco da un parassita esogeno, sembrano destinati a essiccarsi, nel disinteresse generale, e rischiano praticamente di sparire, e con essi, ovviamente, anche il pregiato miele monofloreale. C’è ancora qualche speranza per la possibile produzione di miele di melata in alcune zone del nord, ma in ogni caso il risultato produttivo d’insieme non potrà essere ribaltato. Tra le regioni più colpite da siccità e avversità meteo, la Sardegna e la Toscana. E’ il risultato – conclude Panella – di un’annata contrassegnata da andamenti estremi in inverno e primavera, con temperature molto al di sotto o al di sopra della media in diversi periodi, e ora da un’estate siccitosa e con temperature elevate”.

L’apicoltura è uno di quei pochi settori che permettono di legare la tutela del patrimonio ambientale alla creazione di prodotti alimentari di eccellenza e può contare sulla forza di 50.000 apicoltori, 1,1 milioni di alveari ed un giro d’affari stimato di 60 milioni di euro, e il cui valore reale supera i 2,5 miliardi di euro se si considera il servizio di impollinazione fornito dalle api all’agricoltura.

(Fonte: ASGA Apicoltori Siena Grosseto Arezzo)