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Trentino, altri 700.000 euro per i rinnovi e i nuovi impianti frutticoli

Con una delibera firmata dall’assessore all’agricoltura Tiziano Mellarini, la Giunta della provincia di Trento ha provveduto al riparto di ulteriori risorse destinate a finanziare i rinnovi e nuovi impianti frutticoli.

Contributi per le iniziative promosse tramite cooperative. Le nuove risorse – che si aggiungono ai 300.000 euro già stanziati ad inizio febbraio – ammontano complessivamente a 700.000 euro, 650.000 dei quali destinati a finanziare le richieste presentate dalle cooperative agricole a partire dall’1 gennaio fino al 30 aprile per il programma 2012 di rinnovi e nuovi impianti, e 50.000 per le domande presentate dall’1 maggio al 31 dicembre di quest’anno per i rinnovi e nuovi impianti da realizzarsi nel 2013. Non essendo tali risorse comunque sufficienti a finanziare tutte le richieste (quelle fino ad oggi presentate hanno già raggiunto un monte contributi pari a 1.450.000 euro), la delibera rinvia a successivo provvedimento l’assegnazione delle ulteriori eventuali risorse che si renderanno disponibili, al fine di soddisfare tutte le domande.

(Fonte: Provincia Trento)

Le ciliegie veronesi possono tornare protagoniste dell’economia locale

Valorizzare il settore cerasicolo veronese con il rinnovo degli impianti, delle varietà e delle infrastrutture a servizio dei frutteti. Sono questi, in sintesi, i principi su cui puntare per rilanciare il ciliegio che da alcuni anni risente di una flessione negativa. Di questi temi se ne è parlato recentemente a un incontro tecnico organizzato dalla Provincia di Verona e da Coldiretti Verona nella sede della Cantina della Valpantena e durante un corso di formazione a Montecchia di Crosara organizzato da Impresa Verde formazione di Coldiretti Verona articolato in tredici lezioni e rivolto a una ventina di imprenditori del settore.

Il ciliegio è ancora una coltura importante per Verona, anche se in diminuzione, che raggiunge i 135.000 quintali per un valore di circa 30 milioni di euro in 1850 ettari coltivati.Nonostante le modeste superfici investite, – dice Damiano Berzacola, presidente di Coldiretti Verona – il ciliegio può essere considerato una coltura di reddito sul nostro territorio purchè l’imprenditore agricolo adotti una line produttiva più innovativa che prevede l’introduzione di portinnesti nanizzanti o seminanizzanti che permettono un governo meno oneroso degli alberi, l’ammodernamento dell’offerta varietale, le innovazioni introdotte dalla tecnica di coltivazione e una gestione intensiva del frutteto. Tutto ciò per favorire un’evoluzione della cerasicoltura che può, di conseguenza, essere considerata una valida alternativa alle colture tradizionali”.

Oggi costretti ad importare ciliegie. Fino a sette-otto anni fa, la provincia di Verona era un esportatore importante di ciliegie in tutta Europa; oggi la città è costretta a importare il prodotto da altre Regioni e Paesi, tra cui l’emergente Turchia. “Per rimanere competitivi nel settore cerasicolo – precisa Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona  – occorre immettere sul mercato un prodotto caratterizzato da elevati standard qualitativi in linea con le attuali esigenze dei consumatori che ricercano frutti di grossa pezzatura, di elevata consistenza, di buon sapore, grazie a un rapporto bilanciato tra zuccheri e acidi, e con una colorazione della buccia intensa e brillante”.

Innovazione varietale. Accanto a questi caratteri intrinseci del frutto ve ne sono altri, di tipo agronomico e non meno importanti, che identificano il potenziale della varietà anche dal punto di vista del cerasicoltore: precocità di entrata in produzione, uniformità di maturazione, costanza produttiva, resistenza allo spacco e alle avversità biotiche, tenuta di maturazione in pianta e nel post-raccolta, oltre a una prolungata disponibilità delle ciliegie perseguibile attraverso un ampliamento del calendario di maturazione.  In quest’ottica, l’innovazione varietale, il sistema di conservazione anche come i frigo conservatori, investimenti in coperture per eventuali piogge e grandinate, diventano strumenti fondamentale per ottenere frutti di ottima qualità.

Provincia di Verona disponibile per ogni informazione tecnica. “La coltivazione dei ciliegi ha una valenza economica per l’imprenditore poiché un ettaro coltivato a ciliegio può garantire fino a 150 quintali di frutti – conclude Piccioni  –  ma ha altresì un valore ambientale e di sostegno alle tradizioni locali. Invitiamo gli agricoltori a rivolgersi per ogni informazione tecnica al dott. Gino Bassi della Provincia di Verona (045 9288611) e ai nostri uffici per seguire gli incontri tecnici organizzati e a valutare i sistemi di vendita diretta o in aggregazione”.

(Fonte: Coldiretti Verona)

Peschicoltura veronese, firmato protocollo d’intesa per il rilancio

Rilanciare il settore della peschicoltura veronese attraverso un progetto condiviso da un tavolo tecnico costituito dai maggiori organismi del settore. E’ questo l’obiettivo del protocollo d’intesa promosso dal Consorzio di Tutela della pesca di Verona e sottoscritto nei giorni scorsi nella sede della Provincia di Verona.

Sottoscritori. Il protocollo è stato siglato da Istituto sperimentale di frutticoltura di S. Floriano, Provincia di Verona rappresentata dall’assessore all’agricoltura Luigi Frigotto, i rappresentanti dei quattro mercati ortofrutticoli della provincia di Verona, Rolando Andreoli per Bussolengo – Pescantina, Claudio Sganzerla per Sommacampagna-Sona, Simone Pezzini per Valeggio sul Mincio, Gabriele Ferraro per Villafranca.  Sottoscrittori del protocollo anche Giorgio Vicentini, vice presidente della Federazione Provinciale di Coldiretti Verona, Christian Marchesini, vicepresidente dell’Unione provinciale agricoltori, Laura Ferrin vicepresidente Cia, Giovanni Aldegheri, direttore di Confcooperative. Presente anche Giorgio Baroni, responsabile del servizio Agricoltura della Provincia di Verona.

Risolvere le criticità . «La crisi che ha investito nell’ultimo biennio la commercializzazione di pesche e nettarine – ha detto prima di presentare il documento Fausto Bertaiola, presidente del Consorzio di Tutela della pesca di Verona – ha evidenziato una serie di criticità del sistema produttivo-commerciale del comparto che possono essere risolte solo attraverso un impegno comune, condiviso e strategico. Per questo abbiamo istituito con le rappresentanze di tutti gli organismi coinvolti un tavolo tecnico, che ha realizzato un protocollo d’intesa per creare azioni volte alla valorizzazione della peschicoltura veronese».

Dimezzata in dieci anni la produzione. Il settore delle pesche e nettarine della provincia di Verona sta vivendo una grave crisi che ha pressoché dimezzato in dieci anni la produzione. Verona, infatti, impegna per pesche e nettarine 1.800 ettari (cinque anni fa erano 2.500 ettari) nei quali sono impiegati circa 10mila addetti. Dal 2010 al 2011 le perdite nel settore sono state tra i dieci e i quindici milioni di euro. Diverse le ragioni della crisi tra cui sono state evidenziate l’accavallamento dei periodi di maturazione dei distretti produttivi dell’area mediterranea, la crisi economica e il calo dei consumi ortofrutticoli, la concorrenza sui mercati tradizionali esercitata soprattutto da Spagna e Grecia, le filiere troppo lunghe, la produzione ridotta al ruolo di semplice commodity e l’incapacità del sistema di darsi un efficace coordinamento commerciale.

Gli obiettivi. «Il protocollo – ha aggiunto Bertaiola – prevede dei prerequisiti di produzione. Una volta raggiunti, il tavolo tecnico potrà impegnarsi per definire strategie volte alla commercializzazione. Questo tavolo, costituito dai direttori dei quattro mercati e dai tecnici delle organizzazioni di categoria, con la partecipazione della Provincia di Verona e il coordinamento del Consorzio di Tutela, sarà agile ma molto efficace nel prendere decisioni a tutela e interesse degli agricoltori». I principali obiettivi programmatici del protocollo sono, in sintesi: uniformare i regolamenti interni dei mercati alla produzione e delle procedure di verifica della qualità del prodotto per una commercializzazione mirata, coordinamento e collegamento informatico dei quattro mercati alla produzione per garantire tempestività nel monitoraggio di quantitativi e prezzi, mappatura dell’intera zona produttiva e predisposizione di un elenco di varietà al quale allineare la produzione, adozione di un disciplinare di produzione unico obbligatorio per tutti i produttori conferenti pesche e nettarine ai mercati, identificazione di un unico brand dell’intera produzione e predisposizione di campagne promozionali.

Uniti per sfidare la crisi. «Oggi il mercato  – ha evidenziato l’assessore Frigotto – non è più come quello di dieci anni fa. E’ un mercato globale a cui appartengono aziende evolute ed è quindi importante adeguarsi a questi sistemi. Per troppo tempo gli agricoltori sono rimasti divisi, ma oggi c’è necessità di maggiore aggregazione anche per fare massa critica per la commercializzazione verso la grande distribuzione». «Le pesche – ha concluso Frigotto – sono una specialità del nostro territorio che vanno salvaguardate con azioni come quella presentata oggi». Le prossime attività del progetto prevedono incontri con organismi privati dei settori fitosanitari e commerciali.

(Fonte: Consorzio di tutela della Pesca di Verona)

Batteriosi del kiwi. Dal 16 gennaio 2012, tre incontri tecnici sul territorio veronese

Tre incontri tecnici in programma a gennaio sul grave problema della batteriosi del kiwi per conoscere la malattia, prevenirla e individuare gli interventi possibili si terranno alle ore 18.30 di lunedì 16 gennaio 2012 al Palacover del Mercato Ortofrutticolo di Villafranca, giovedì 19 gennaio 2012 nella sede di APO Scaligera Verde Europa S. Maria di Zevio e giovedì 26 gennaio 2012 al Centro Sociale di Caselle di Sommacampagna.

Gli appuntamenti sono organizzati dal tavolo tecnico costituito dal Servizio Fitosanitario regionale (SFR), Amministrazioni provinciali (Villafranca di Verona, Valeggio sul Mincio, Sommacampagna, Bussolengo e Zevio) insieme con altri Enti territoriali, Camera di Commercio di Verona, Provincia di Verona e Consorzio del kiwi del Garda.  Relatori degli incontri saranno: Giovanni Zanini e Tiziano Visigalli del Servizio Fitosanitario Regionale, Gianni Tacconi, del Centro di Ricerche per la Genomica e la Postgenomica animale e vegetale, Lorenzo Tosi di Agrea. Per informazioni è possibile contattare il Servizio Agricoltura della Provincia di Verona, Tel. 045.9288537 e OP. COP, tel. 045.8750873.

(Fonte: Sinigaglia comunicazione)

Cancro del kiwi, ricerca italiana sequenzia il genoma del batterio PSA

Rappresentazione diagrammatica dei tre genomi di PSA a confronto con il genoma di DC3000 (Pseudomonas syringae pv. tomato)

E’ stato sequenziato il genoma di Pseudomonas syringae pv. actinidiae (PSA), il batterio che sta causando seri danni alla coltivazione dell’actinidia nel mondo. La ricerca è frutto della collaborazione tra il Consiglio per la Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura (C.R.A., Roma e Caserta) e l’Università di Udine (Dipartimento Scienze Agrarie e Ambientali). Oltre al genoma del ceppo che attualmente provoca notevoli perdite economiche in Italia, sono stati sequenziali altri due ceppi di PSA: il ceppo-tipo della pathovar, isolato in Giappone nel 1984 e un altro ceppo isolato in Italia, nel 1992.

Fondamentale acquisizione della ricerca italiana. Le varie analisi,  i confronti genomici e le considerazioni scientifiche sono state effettuate da Giuseppe Firrao (Università di Udine), Marco Scortichini, Simone Marcelletti, Patrizia Ferrante (C.R.A.- Centro di ricerca per la Frutticoltura di Roma) e da Milena Petriccione (C.R.A.- Unità di ricerca per la Frutticoltura di Caserta). La ricerca è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale PLoS ONE.

Risultati importanti per contrastare il cancro batterico del kiwi. Il ceppo attualmente diffuso nei vari continenti ha delle caratteristiche profondamente diverse dai ceppi isolati in precedenza e non si è evoluto da questi. Sono state, inoltre, studiati fondamentali aspetti di adattamento ambientale e di patogenicità e virulenza del patogeno. Dalle acquisizioni ottenute sarà possibile ottenere nuovi formulati per la prevenzione e la difesa dal “cancro batterico” del kiwi. A partire dall’inizio delle epidemie nel Lazio, nel 2008, quando le informazioni sulla nuova popolazione del patogeno erano nulle, in soli tre anni sono stati raggiunti importanti risultati sia sulle conoscenze di base che per quanto riguarda le possibilità di controllo in campo. Il punto fondamentale per la risoluzione del problema in Italia resta quello di fare applicare effettivamente ai produttori tutte le misure preventive e di controllo già sperimentate ed evidenziate. Si pone in risalto il fatto che, nel Lazio, alcune aziende che seguono scrupolosamente i programmi di prevenzione e difesa perfezionati nel corso degli ultimi tre anni insieme ai tecnici di Associazione di Produttori (Apofruit-Aprilia) già “convivono” con la malattia, realizzando reddito e nel rispetto delle norme di sicurezza della coltura, dell’ambiente e dell’uomo. Maggiori info: C.R.A.-Centro di Ricerca per la Frutticoltura, via di Fioranello 52, Roma – Tel. 06.79348102 – Marco Scortichini Email: marco.scortichini@entecra.it.

(fonte: Freshplaza.it)

Cancro del kiwi, dall’Università della Tuscia nuove informazioni sull’epidemiologia di PSA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo uno scritto sul cancro del kiwi, malattia che ha colpito anche le produzioni venete, ad opera del Prof. Giorgio Balestra, Ricercatore e Docente presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie per l’Agricoltura, le Foreste, la Natura e l’Energia (DAFNE) dell’Università degli Studi della Tuscia.

In virtù di un ampio studio condotto negli ultimi due anni in Portogallo ed in Spagna in collaborazione con le associazioni actinidicole locali, stanno per essere pubblicati differenti ed importanti risultati inerenti aspetti epidemiologici relativi a Pseudomonas syringae pv. actinidiae (Psa), agente del cancro batterico dell’actinidia attraverso 4 differenti lavori su riviste internazionali.

I risultati di prossima divulgazione hanno valutato su ampia scala la presenza e la diffusione del cancro batterico dell’actinidia in Portogallo ed in Spagna. Dagli studi emerge che Psa è presente e particolarmente dannoso anche in Spagna; il batterio, qui isolato e caratterizzato, come altrove risulta in grado di infettare e di causare gravi danni e perdite, sia in impianti di actinidia a polpa verde, sia a polpa gialla. Tra le recenti cultivar poste in commercio, la cv. Tsechelidis, di origine greca (ma dove non è stato rilevato ufficialmente Psa), caratterizzata da differenti ed interessanti caratteristiche pomologiche, organolettiche e commerciali, risulta anch’essa suscettibile a Pseudomonas syringae pv. actinidiae; impianti di questa cv. sono state rilevati affetti dalla batteriosi in Portogallo.

Dal rinvenimento nel 2010 del cancro batterico su actinidia da parte di Balestra e Collaboratori in Portogallo (New Disease Reports, 22), Psa si è diffuso notevolmente ed anche piuttosto rapidamente; sono state investigate tutte le principali aree del paese dove ci sono importanti aree ad actinidia ed in tutte è stata rilevata la presenza e danni, seppur con differente incidenza, causati da Psa; nel 2010, le stesse aree, eccetto una, risultavano esenti dal patogeno. Un approfondito studio genetico-molecolare ha evidenziato che la popolazioni di Psa isolate in Portogallo ed in Spagna sono identiche alla popolazione di Psa rinvenuta dal 2008 in Italia.

Inoltre, da quando è esploso nel 2008 nel Lazio in tutta la sua virulenza, il cancro batterico dell’actinidia causato dal batterio Pseudomonas syringae pv. actinidiae (Psa), si è poi diffuso tanto rapidamente che oggi l’infezione determinata da questa patogeno ha assunto i caratteri di una vera e propria pandemia. Questa batteriosi interessa attualmente gli impianti di Actinidia spp. (a polpa verde, a polpa gialla ed a polpa rossa) in Cina, Giappone, Corea, Nuova Zelanda, Australia, Cile, Svizzera, Italia, Francia, Portogallo e Spagna.

Alcune tra le principali domande che gli addetti ai lavori si sono sempre posti dalla recente esplosione di questa fitopatia in Italia, sono: da dove e come è arrivato questo patogeno? Come si è diffuso? Siamo in presenza di una o di differenti popolazione di Psa? La ricerca, che a breve sarà pubbicata su un’importante rivista scientifica internazionale, coordinata e sviluppata dal professor Balestra insieme ai dottori Mazzaglia e Taratufolo del Dafne dell’Università della Tuscia, in collaborazione con ricercatori stranieri, ha voluto affrontare queste problematiche per cercare di dare risposte adeguate a degli interrogativi fondamentali.

Essendo in presenza di una fitopatia con una diffusione oramai intercontinentale, lo studio si è concentrato sul sequenziamento e sull’analisi del genoma di numerosi ceppi di Psa isolati in Cina (paese di origine del genere Actinidia e dove per primo è stato segnalato il patogeno), Giappone, Corea, Nuova Zelanda, Italia, Francia, Spagna e Portogallo. Questo studio ha così permesso di iniziare a ricostruire e ad indagare i percorsi e le modalità di trasmissione del patogeno a livello internazionale e intercontinentale.

Dai risultati conseguiti emerge che: la popolazione di Psa isolata in Italia nel 1992 è filogeneticamente riconducibile alle popolazioni presenti in Giappone e Corea, ed insieme ad esse costituisce una popolazione ben distinta da quella attuale; gli isolati di Psa italiani relativi all’attuale epidemia, appartengono ad un unico clone, con ridottissime differenze tra loro; anche gli isolati ottenuti nel resto d’Europa (Francia, Portogallo, Spagna), così come la popolazione virulenta identificata in Nuova Zelanda (Psa V), appartengono a questo stesso genotipo, con minime differenze tra loro; gli isolati cinesi sono molto simili a quest’ultimo gruppo, anche se è possibile distinguerli per alcuni caratteri genomici; tanto gli isolati di Psa dell’Europa, della Nuova Zelanda (Psa V) che quelli della Cina, sembrano derivare da un unico genotipo ancestrale.

Sulla base dei risultati conseguiti, nel lavoro vengono poi ipotizzati i percorsi che il batterio nel tempo può aver intrapreso, come le sue modalità di diffusione. Dalle scoperte scientifiche evidenziate, Psa potrebbe essere stato introdotto in Italia mediante materiale infetto proveniente direttamente dalla Cina, o dalla Nuova Zelanda, ma sempre con origini cinesi. L’infezione di Psa sviluppatasi in Europa, sembra prevalentemente associata all’infezione iniziale del 2008 registrata in Italia e quindi, successivamente, mediante materiale infetto, il patogeno ha potuto diffondersi negli altri stati europei.
Al momento, il gruppo di ricerca dell’ateneo viterbese sta proseguendo gli studi mediante ulteriori approfondimenti scientifici al fine di fornire ulteriori elementi in grado di affrontare e chiarire adeguatamente il problema.

Ortofrutta, crescono le importazioni, diminuisce l’export

Dai dati di Fruitimprese relativi all’import-export ortofrutticolo nel periodo gennaio-luglio 2011 emerge che le esportazioni di prodotti ortofrutticoli sono diminuite del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2010 mentre in valore hanno tenuto, +0,1%. Le importazioni sono cresciute sia in quantità (+2,8%) che in valore (+11,3%). Anche il saldo positivo di 354 milioni di euro ha fatto segnare una sensibile frenata (-33,4%).

Positivo solo il comparto della frutta fresca. Complessivamente nei primi sette mesi del 2011 l’Italia ha esportato circa 2 milioni e 250 mila tonnellate di ortofrutticoli per un valore di 2 miliardi e 130 milioni di euro. Solo il comparto della frutta fresca è risultato positivo: +6,3% le quantità e +10,6% il valore. Per gli altri tutti segni negativi; gli agrumi hanno fatto segnare -18% in quantità e -15,2% in valore, gli ortaggi -9,9% e -7,1% e la frutta secca -4,7% e -11,4%. L’Italia ha importato poco meno di 2 milioni di tonnellate per un valore di 1 miliardo e 770 milioni di euro. Incremento in volume per agrumi (+50,2%) e frutta fresca (+20%). In calo ortaggi (-3,6%), frutta secca (-2,7%) e frutta tropicale (-0,3%); in valore segno positivo per tutti i comparti.

(fonte Fruitimprese.it)

Nel veronese i produttori di kiwi fanno rete per essere competitivi sul mercato

I produttori di kiwi decidono di fare rete per confrontarsi, conoscere meglio il mercato e non svendere il prodotto. E’ questo quanto emerso al termine di tre incontri tenutisi nei giorni scorsi cui hanno partecipato 150 kiwicoltori associati a Coldiretti Verona prima di iniziare la raccolta.
Necessità di fare massa critica di prodotto. “Il kiwi veronese è riconosciuto come un prodotto di buona qualità,  e quest’anno di pezzatura interessante e molto richiesto anche fuori della nostra provincia – ha precisato Damiano Berzacola, presidente di Coldiretti Verona– ma è stato importante per i produttori locali fare il punto della situazione, confrontarsi sui prezzi, scambiarsi informazioni e capire il trend delle richieste, specie per chi non li ha ancora definiti, per non cedere alle richieste del mercato e svendere il prodotto. Inoltre, è emersa dagli incontri la necessità di creare un coordinamento continuo tra i produttori al fine di trovare lo strumento più idoneo per fare massa critica di prodotto”.
La provincia di Verona conta 800 produttori di kiwi per circa 2000 ettari di terreno situati nelle zone di Bussolengo, Valeggio, Villafranca, Sommacampagna, Sona, Pescantina e Verona. La produzione di quest’anno si prospetta inferiore alle attese ma comunque nella media del periodo 2006-2009. “Invitiamo  – sottolinea Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona– tutti i kiwicoltori a non restare isolati ma a partecipare agli incontri sul territorio e a confrontarsi con gli altri agricoltori poiché un produttore informato riesce a spuntare condizioni più interessanti nel mercato”.

(fonte Coldiretti Verona)

Nel trevigiano, fino a novembre le merende della domenica con verdura, frutta e fiabe

Frutta, verdura e fiabe. Si “rivivono” i magici racconti e uno spuntino con i buoni frutti della terra. Accade a Zero Branco, in provincia di Treviso, dove è approdata la Mostra internazionale dell’infanzia di Sarmede, comune arrampicato sulla Pedemontana trevigiana, ribattezzato il paese della fiaba, dove arrivano artisti da tutto il mondo con il meglio delle loro magiche opere che affascinano la fantasia dei bambini.

Una rassegna mondiale meta da trent’anni dei cultori del settore. A Zero Branco quasi due mesi di esposizione (fino al 20 novembre in Villa Guidini, esempio molto scenografico di villa veneta), con un contorno di laboratori, visite guidate, animazione, spettacoli per ragazzini (ma anche per i grandi), eventi culturali. Il tema della rassegna: “I canti dei ghiacci. Fiabe delle regioni artiche”. Si dà volto e paesaggio ad antiche fiabe e ai miti delle popolazioni delle regioni fredde, soprattutto del Nord Europa e della Siberia, ma si offre anche lo spunto per riflettere sulla natura e sull’ambiente e sulla necessità di rispettare l’ecosistema.

Un momento della mostra a Sarmede

Nei giorni festivi, nelle pause tra uno spettacolo e l’alto, o durante un breve intervallo nelle visite alla mostra, si fa merenda con verdura e frutta, messe a disposizione da OPO Veneto, che è tra gli sponsor della suggestiva manifestazione, nella quale sono coinvolti anche i comuni di Quinto di Treviso, di Morgano e di Roncade, un ampio territorio orticolo dove si coltivano in particolare il radicchio rosso di Treviso Igp e l’asparago di Badoere Igp. Una bella vetrina dunque per l’ortofrutta di qualità, che viene esibita, spiegata e fatta assaggiare. L’iniziativa chiamata “Mangia mela” è accolta con entusiasmo. E’, tra l’altro, un modo molto efficace per far conoscere ai ragazzi e ai genitori il territorio e quanto di bello e di buono si coltiva e che merita di essere valorizzato a tavola. Frutta e verdura sono, del resto, temi e soggetti che si incontrano spesso nel mondo delle favole che tanto affascina i bambini.

(fonte OPO Veneto)

La vespa del castagno falcidia i marroni del Monfenera IGP (Treviso)

La vespa cinese del castagno (Dryocosmus Kuriphilus Yasumatsu), chiamata anche cinipide galligeno, sta falcidiando i marroni del Monfenera IGP, montagna in provincia di Treviso. Nello scorso hanno ha provocato un calo di produzione di un terzo; quest’anno si prevede che la raccolta, che partirà a giorni, non supererà i 150 quintali.

Prima dell’arrivo del micidiale imenottero fitofago, cinque anni fa, si era arrivati a 750 quintali. Si calcola che ci vorrà più di una decina di anni per vincere la battaglia contro la vespa cinese, che viene condotta con un altro imenottero, pure originario della Cina (Torymus sinensis K.). Una lotta biologica che si sta rivelando efficace, ma occorrerebbero risorse adeguate che mancano. Erano stati assicurati fondi dal Ministero, che però sembrano essersi evaporati. La situazione è pesantissima. I coltivatori scoraggiati. Molti di loro sono anziani e disperano di vedere i loro castagni tornare floridi sui pendii che salgono verso il Monfenera, montagna che si affaccia sul fiume Piave e che fu teatro di terribili eventi nella prima guerra mondiale.

Dei fondi si è persa la traccia. Si riconoscono nell’ “Associazione produttori di marroni della Marca Trevigiana, marroni di Monfenera IGP” (130 soci), presieduta da Antonio Fragosa, la quale sta coordinando le azioni messe in atto per arginare l’infestazione. “L’operazione è molto ardua – sottolinea l’amministratore delegato dell’Associazione Renzo Andrighetto: siamo stati al Mipaaf a Roma per capire se ci sono i fondi che ci erano stati in qualche maniera garantiti. Pare che di essi si sia persa la traccia. E’ importante, intanto, in attesa di tempi migliori, continuare a far conoscere e a sostenere i nostri buoni marroni che si caratterizzano per qualità, per valori nutrizionali, per la polpa dal sapore dolce, per compattezza e per consistenza farinosa del frutto”.

Si è anche preoccupati per il prezzo. L’orizzonte non promette bene a causa della concorrenza della produzione spagnola, che già sta arrivando. In Spagna per ora non è approdato il terribile Dryocosmus Kuriphilus. La castanicoltura è testimoniata sulle pendici del Monfenera sin dal Medioevo. Un atto nel 1351 ne regolava la raccolta tra i capifamiglia. Il commercio era fiorente. Nel Secondo dopoguerra i castagni erano stati un po’ trascurati; dagli anni Ottanta una sensibile ripresa della coltura.
Il 24 novembre 2009 la Commissione delle Comunità Europee iscrive i Marroni del Monfenera nel Registro delle Indicazioni geografiche protette (I.G.P.). Cinque anni fa dalla Cina il terribile imenottero.

(fonte OPO Veneto)