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Segnata una pietra miliare per la comunità veterinaria con la missione in Antartide dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie a caccia di influenza aviaria (che non c’è). In Italia, però, scoperti altri due nuovi focolai nel Veronese

 

Fra ottobre e novembre 2024 l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) ha svolto una storica missione fra i ghiacci dell’Antartide alla ricerca dell’influenza aviaria, con l’obiettivo di verificare la presenza del virus H5N1 fra le popolazioni di pinguini e contrastare questa minaccia globale anche nelle aree più remote del pianeta. La missione è stata promossa dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea), l’ente che si occupa della programmazione operativa e della gestione tecnico-logistica delle attività di ricerca italiane nel continente antartico, che ha richiesto all’IZSVe di verificare l’eventuale presenza del virus fra le colonie di pinguini situate nel raggio operativo della Stazione “Mario Zucchelli”, una delle due basi italiane in Antartide, al fine di dotare il personale di istruzioni operative e dispositivi di sicurezza mirati alla riduzione del rischio zoonotico da H5N1.

Obiettivo: comprendere le dinamiche di diffusione dell’influenza aviaria nel continente artico

A volare tra i ghiacci sono stati Francesco Bonfante e Alessio Bortolami, virologi veterinari della SCS6 – Virologia speciale e sperimentazione che, una volta concluso l’indispensabile addestramento, sono partiti per una missione assolutamente unica, cogliendo questa occasione per meglio comprendere le dinamiche di diffusione dell’influenza aviaria nel continente antartico. Nel 2022, infatti, l’influenza aviaria si era spinta per la prima volta fino alle coste più meridionali del Sudamerica causando episodi di mortalità di massa in numerose specie di uccelli, oltre a decimare intere colonie di leoni ed elefanti marini. Il virus H5N1 è stato ritrovato in pinguini della Georgia del Sud, un gruppo di isole prossime al continente antartico, e nel febbraio 2024 è entrato definitivamente nel continente antartico, nelle vicinanze della stazione di ricerca argentina “Primavera Base”.

Al momento, pericolo scongiurato

“L’ingresso dell’influenza aviaria nel continente pone nuove sfide per il personale scientifico e logistico che opera nelle stazioni antartiche – sottolinea Francesco Bonfante – Fortunatamente non abbiamo trovato traccia del virus in questo angolo di Antartide e questa è un’ottima notizia per il personale impegnato nelle missioni in Antartide e per la fauna che vive in questi luoghi remoti. Ciò non significa che in un futuro, anche non troppo lontano, la malattia non possa raggiungere il Mare di Ross attraverso la migrazione di gabbiani e altre specie di volatili, formidabili vettori in grado di coprire migliaia di chilometri. Dal punto di vista scientifico – aggiunge Bonfante – la missione rappresenta una pietra miliare per gli istituti zooprofilattici e più in generale per la comunità veterinaria, in quanto per la prima volta in una stazione antartica è stato possibile non solo raccogliere ma anche analizzare sia sieri che tamponi di pinguini e formulare così una valutazione sulla circolazione del virus, in tempo reale, senza ricorrere all’aiuto di laboratori specializzati al di fuori dell’Antartide.”

Come si è svolto lo studio

Dotati di PCR portatile da campo, reagenti liofilizzati, guanti da lavoro termici, giacche a vento e scarponi da ghiaccio, i due ricercatori sono partiti a fine ottobre alla volta dell’estremo Sud, passando per la Nuova Zelanda. La loro nuova casa per due settimane è stata la stazione situata in una piccola penisola rocciosa lungo la costa della Terra Vittoria settentrionale, sul Mare di Ross. Oltre ai nostri colleghi nella base c’erano circa altre 80 persone fra ricercatori, tecnici e personale di supporto. Ogni due giorni i ricercatori, affiancati da una guida alpina, hanno raggiunto in elicottero le colonie di pinguini, forniti di una sacca di sopravvivenza di 25 Kg, dotata di tenda, sacco a pelo e generi di conforto, da utilizzare in caso le condizioni meteo avverse impedissero il rientro alla base. Lo studio ha riguardato i pinguini di Adelia e i pinguini Imperatore, animali che vivono in colonie di dimensioni molto diverse che contano da poche migliaia fino a diverse centinaia di migliaia di individui. In sole due settimane, gli studiosi hanno raccolto e testato campioni da oltre 250 animali, appartenenti a 5 colonie diverse dislocate su una striscia di costa che si estende per oltre 400 km, dalla base Mario Zucchelli fino a Cape Adare, il promontorio in cui si trova la più grande colonia al mondo di pinguini di Adelia, composta da oltre 300mila animali e dove si trova il primo sito abitativo antartico, un insieme di capanne costruite nel 1899 dagli esploratori norvegesi capitanati da Carsten Borchgrevink.

Abbracciati i pinguini

Un’esperienza davvero impegnativa dal punto di vista fisico, anche per il contatto diretto con gli animali stessi, come racconta Alessio Bortolami: “Abbiamo dovuto letteralmente abbracciare i pinguini con le nostre mani per riuscire a contenerli ed effettuare i campionamenti, questo per ridurre al minimo lo stress della cattura e scongiurare qualsiasi rischio sia per noi che per loro. Nel caso degli imperatore, date le notevoli dimensioni di questi animali, 1 metro di altezza e fino a 30-40 kg di peso, è stata necessaria l’assistenza di ben due guide alpine per garantire un appropriato contenimento sul pack ghiacciato e a -20 °C. È stata un’esperienza decisamente diversa dalla nostra routine di veterinari del Servizio sanitario nazionale, ma siamo veramente orgogliosi di aver contribuito al raggiungimento degli obiettivi prefissati mettendo a disposizione le stesse expertise che ogni giorno ci permettono di garantire la salvaguardia del settore avicolo nazionale ed europeo”. Per ogni colonia, circa 50 animali sono stati sottoposti a prelievo di tamponi e sangue. Una volta rientrati in base, dopo una attenta pulizia di tute e attrezzatura in bagni di ipoclorito, i ricercatori si dedicavano alle analisi molecolari e sierologiche.

Questo risultato è stato reso possibile grazie ad una attenta valutazione del rischio da parte del capo spedizione Enea, Ing. Rocco Ascione, e da una pianificazione accurata dei voli da parte del personale dell’Aeronautica Militare, nonché grazie all’altissima professionalità del personale del corpo degli Alpini che ha accompagnato in ogni missione i ricercatori veterinari. Tutto questo sotto l’occhio attento della dott.ssa Carla Ubaldi, Environmental Officer dell’Enea presso la Mario Zucchelli, grazie alla quale è stato possibile minimizzare l’impatto ambientale ed ecologico della missione. A differenza di altri gruppi di ricerca internazionali che sino ad ora si sono limitati a raccogliere i campioni e inviarli ai laboratori in patria per eseguire le analisi, la missione IZSVe si caratterizza non solo per aver testato tutto il materiale raccolto durante la permanenza dei ricercatori in Antartide, ma per aver formato il personale della base italiana all’esecuzione delle metodiche molecolari e sierologiche necessarie per monitorare la circolazione del virus. La fase di training ha raggiunto ottimi risultati, in quanto in assenza dei veterinari dell’IZSVe, la dott.ssa Carla Ubaldi ha condotto con successo indagini analitiche sui campioni di pinguini raccolti presso Inexpressible Island, un sito strategico per diverse ricerche del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra) ma raggiungibile solo in condizioni meteo ottimali.

Una spedizione dal grande valore scientifico

“Non credevo che saremmo riusciti a testare questa colonia senza l’aiuto di Francesco ed Alessio – confida Carla Ubaldi –, le condizioni meteo non avevano permesso di raggiungere l’isola durante la loro permanenza, ma grazie ai loro consigli, al loro supporto remoto via internet e al materiale messo a disposizione dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ci siamo riusciti, non era assolutamente scontato”. “Come i virus, anche la ricerca scientifica non conosce confini – ha dichiarato Antonia Ricci, Direttrice generale dell’IZSVe – Siamo andati fino in Antartide per cercare l’influenza aviaria, abbiamo aperto un mini-laboratorio e svolto analisi sul campo in tempi record: un risultato straordinario! Questa spedizione dal grande valore scientifico, assume un significato importantissimo anche nel quadro della strategia globale di prevenzione One Health, soprattutto in termini di lavoro di squadra, grazie alle grandissime competenze scientifiche maturate dal nostro Istituto nel corso degli anni e al grande sforzo di preparazione e organizzazione messo in campo dallo staff tecnico-amministrativo. Un’esperienza eccezionale per i nostri ricercatori e per tutto l’Istituto, che ancora una volta ci riempie di soddisfazione e orgoglio”. Al momento non sono previste nuove missioni alla stazione Mario Zucchelli, molto dipenderà dall’evoluzione della malattia, dalla disponibilità di fondi e da altre variabili di tipo logistico. Sicuramente il virus H5N1 (clade 2.3.4.4b) non sembra trovare argini alla sua espansione geografica. La tutela dell’habitat antartico e il monitoraggio del virus nella fauna selvatica richiederà uno sforzo continuativo e coordinato a livello internazionale, l’Italia però ha cominciato con il piede giusto.

Intanto, in Italia e in particolare in Veneto, scoperti nei giorni scorsi due nuovi focolai di influenza aviaria nel Veronese

Si tratta di un allevamento di tacchini da carne a Sona e uno di galline ovaiole a Isola della Scala, che portano il totale dei casi, da ottobre, a 55, con il Veneto che allunga il passo rispetto alla Lombardia. “Questi nuovi focolai ci indicano che l’infezione, purtroppo, si sta spostando verso Est – sottolinea Diego Zoccante, presidente degli avicoltori di Confagricoltura Verona -. E questo ci preoccupa, perché, oltre a non arrestarsi, il virus potrebbe diffondersi ulteriormente, nonostante le misure di biosicurezza adottate. D’altra parte la presenza degli uccelli selvatici, in questo periodo, è molto alta, e perciò facilita la propagazione della malattia negli allevamenti. La buona notizia è che a Roma, in un incontro di pochi giorni fa con il Ministero, è emersa un’apertura nei confronti del vaccino da adottare principalmente per le galline ovaiole e poi per i tacchini. Non è l’unica arma che dovremo utilizzare per difenderci, ma sarà un passo in avanti per provare ad uscire da questa situazione, che a ogni autunno causa danni enormi alle aziende agricole” (oltre a uccidere migliaia di galline e tacchini, ndr).

Fonte: servizi stampa IZSVe/Confagricoltura Verona

 

Focolaio di influenza aviaria in un allevamento di tacchini nel Padovano, rafforzati i controlli nel pollame e la sorveglianza nelle specie selvatiche

influenza-aviaria-autorita-europee-raccomandano-maggiore-protezione-dagli-uccelli-selvaticiL’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) continua ad essere una seria minaccia per la sanità pubblica e la sostenibilità dell’industria avicola a livello globale. Il Centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) ha confermato lo scorso 20 febbraio una positività da virus H5N1 HPAI in un allevamento di circa 39.000 tacchini da carne nel comune di Piove di Sacco, in provincia di Padova. Le autorità sanitarie, a seguito della convocazione dell’Unità di Crisi Regionale, hanno immediatamente disposto le azioni di gestione del focolaio e il monitoraggio negli allevamenti avicoli siti nelle zone di restrizione.

Si tratta di un evento molto particolare in questo periodo in Italia, anche se gli esperti considerano elevato il livello di rischio per gli allevamenti almeno fino a metà marzo. La vicinanza geografica degli allevamenti avicoli alle zone umide della Laguna veneta, maggiormente frequentate da uccelli acquatici, impone di rafforzare l’applicazione delle misure di biosicurezza nel pollame e la sorveglianza nei volatili domestici e selvatici.

Cambiano le specie coinvolte, aumentano i genotipi virali. “In Europa si è osservato un cambiamento delle specie di uccelli selvatici coinvolte e una maggiore diversificazione genetica del virus H5N1 – dichiara Calogero Terregino, direttore del Laboratorio di referenza europeo (EURL) per l’influenza aviaria presso l’IZSVe – mentre in Italia quest’anno il numero di soggetti positivi tra gli anatidi è stato inferiore rispetto agli anni precedenti, nonostante l’epidemia di HPAI in Europa nel biennio 2022-2023 abbia nel complesso superato l’anno epidemiologico precedente. Gli esatti motivi non sono ancora del tutto chiari ma è probabile che molte specie aviarie stiano acquisendo una graduale resistenza verso i virus HPAI, il che rende la loro circolazione ancora più subdola e difficile da intercettare se non con un grande sforzo di campionamento”. Tra le novità di questa ultima stagione invernale, in Europa si è assistito a un cambiamento delle specie più coinvolte dall’infezione dei virus HPAI. Se da un lato c’è stato un drastico crollo dei casi identificati nei gabbiani e nelle sterne, che lo scorso inverno erano stati decimati dal virus, altre specie sono state Invece pesantemente colpite, come nel caso delle gru cenerine, morte a migliaia in tutta Europa.

Sul fronte virale è stato osservato un forte calo dei rilevamenti del genotipo H5N1 denominato BB, che ha circolato ampiamente in Europa negli uccelli marini durante i mesi estivi. Da ottobre 2023 invece è aumentato il numero di altri genotipi in circolazione, molti dei quali non erano mai stati rilevati in Europa. Il cambiamento nella prevalenza dei genotipi individuati e l’aumento della loro diversità, probabilmente è dovuto alla diminuzione del numero di casi nei gabbiani e all’aumento della prevalenza nelle anatre e in altre specie di uccelli selvatici.

Altra novità rispetto agli anni precedenti è l’aumento ritardato del numero di positività ai virus HPAI negli uccelli acquatici, probabilmente a causa di un inizio più tardivo della migrazione invernale di diverse specie di uccelli selvatici per le alte temperature registrate in autunno; ad esempio, la migrazione autunnale del fischione nei Paesi Bassi ha raggiunto il suo picco circa 2-3 settimane più tardi nel 2023 rispetto ai tre anni precedenti. Negli anni precedenti questo aumento era già stato osservato all’inizio di ottobre, mentre quest’anno si è verificato solo a partire da novembre.

Tra le specie più pericolose per la diffusione dei virus HPAI ritroviamo sempre le anatre selvatiche (germani, alzavole, fischioni, codoni, mestoloni, canapiglie). Queste specie sono in grado di trasportare virus anche molto patogeni per il pollame senza manifestare sintomatologia. Per questo motivo la cosiddetta sorveglianza attiva, ossia quella rivolta sugli animali apparentemente sani, è fondamentale per identificare il virus.

Collaborazione con le associazioni venatorie e i Centri di recupero della fauna selvatica. Negli ultimi due anni i laboratori di virologia di Padova e Verona dell’IZSVe hanno svolto un’intensa attività di sorveglianza negli uccelli selvatici per acquisire informazioni essenziali sulla diffusione dei virus HPAI. Ancora Terregino: “Tra le armi di cui disponiamo per combattere l’influenza aviaria c’è sicuramente la sorveglianza negli uccelli selvatici, in particolare degli uccelli acquatici migratori, perché ci permette di intercettare precocemente la presenza del virus in un determinato territorio e di prendere le appropriate misure di prevenzione. La sorveglianza nei selvatici è importante anche per ampliare le nostre conoscenze sulla dinamica di diffusione di questi virus, capaci di adattarsi facilmente a nuove specie attraverso le quali possono colonizzare nuovi territori.” Per le attività di sorveglianza sono state coinvolte le associazioni venatorie, i singoli cacciatori, le valli da pesca della Laguna Veneta i Centri di recupero della fauna selvatica (CRAS). La collaborazione con queste realtà si è rivelata molto preziosa ai fini dell’individuazione precoce della circolazione di virus influenzali aviari HPAI nell’avifauna selvatica su tutto il territorio. Le associazioni venatorie e i singoli cacciatori hanno messo a disposizione i carnieri per cercare il virus che gli uccelli cacciati possono albergare al loro interno o trasportare sul piumaggio. In Veneto, gli animali conferiti tra ottobre 2022 e febbraio 2024 sono stati 2.809, dalle province di Verona, Padova, Rovigo e Venezia. Sono stati eseguiti 3.229 esami, con una positività del 2,3%. Sono state inoltre coinvolte le valli da pesca della Laguna Veneta che rappresentano delle ottime aree di svernamento per molti volatili selvatici. Qui, con la collaborazione dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), sono state installate delle gabbie utilizzate per catturare e poi rilasciare gli uccelli acquatici dopo essere stati inanellati, al fine di studiare i loro spostamenti durante le migrazioni. Anche da questi soggetti si prelevano campioni (tamponi) per ricercare i virus influenzali. Grazie anche al contributo dei Centri di recupero della fauna selvatica, sono stati identificati alcuni casi di infezione da virus HPAI in Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna in queste specie. Su 1.992 campioni analizzati, è risultato positivo il 2,36%, valore che conferma quanto osservato negli animali cacciati.

Fonte: Servizio stampa IZSVe

Influenza aviaria, quella del 2016-17 è stata la più vasta in Europa da un decennio a questa parte. Sviluppato da IZSVe nuovo approccio epidemiologico per l’eradicazione in tempo reale.

L’ondata epidemica di influenza aviaria del 2016-2017 è stata la più vasta degli ultimi dieci anni in Europa. Questa volta a colpire è stato il ceppo H5N8 ad alta patogenicità (HPAI), che ha causato più di 1.200 focolai negli allevamenti domestici, con mortalità e danni economici elevatissimi, e coinvolto migliaia di volatili selvatici.

L’Italia è stata fortemente coinvolta con 2,7 milioni di volatili interessati in 83 focolai di infezione, concentrati nelle regioni a più alta densità di popolazione avicola, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Rispetto al resto d’Europa, la situazione italiana ha presentato una caratteristica singolare. Infatti la dinamica di diffusione del virus è avvenuta in due ondate: la prima tra dicembre 2016 e maggio 2017, la seconda tra luglio e dicembre 2017, quest’ultima ben più violenta con 67 focolai (80% del totale). Si è trattato di un fenomeno molto complesso dal punto di vista sanitario che ha richiesto ingenti risorse economiche: solo in Italia le spese di eradicazione si sono aggirate intorno ai 40 milioni di euro. Uno dei problemi maggiori in casi come questo è la tempestività degli interventi per il contenimento dell’epidemia e la capacità di implementare una strategia di risposta rapida ed efficace.

Nuovo approccio. Per migliorare la gestione dell’emergenza un team di epidemiologi e virologi dell’IZSVe ha sviluppato un approccio epidemiologico basato sull’integrazione di dati epidemiologici e biomolecolari, che ha permesso di conoscere l’origine e le modalità di diffusione del virus e di orientare la strategia di eradicazione “in tempo reale”. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports. Le informazioni raccolte “sul campo” come risultato delle indagini epidemiologiche (specie colpite, distribuzione geografica degli allevamenti, movimentazioni di persone e animali, caratteristiche ambientali, ecc.) sono state combinate con l’analisi dei dati genetici effettuata nei laboratori di virologia e biologia molecolare, allo scopo di monitorare l’evoluzione della situazione e individuare, giorno per giorno, le cause e le vie di diffusione dell’infezione. Solitamente il confronto fra dati epidemiologici e biomolecolari viene fatto a epidemia conclusa; qui invece l’identificazione delle modalità di diffusione del virus è avvenuta durante l’epidemia, tramite lo studio del “contact network”, consentendo alle autorità sanitarie di predisporre azioni correttive e misure di prevenzione più efficaci per contenere la diffusione dell’infezione negli allevamenti.

Potenziato il sistema di prevenzione. L’analisi filogenetica ha rivelato che la rete dei rapporti di “parentela genetica” tra i virus era confrontabile con quella degli allevamenti infetti: quello che era un sospetto epidemiologico è stato confermato dalla similarità genetica dei virus isolati dai diversi focolai. L’integrazione di evidenze epidemiologiche con i risultati di analisi genetiche e bioinformatiche ha permesso di avere un quadro più dettagliato dell’epidemia di H5N8 HPAI in Italia e di potenziare il sistema di prevenzione, identificando le aree in cui rendere più precise le misure di controllo e rafforzare la biosicurezza.

Fonte: IZSVe

Influenza aviaria, nuove norme della Commissione Europea sulla biosicurezza

La Commissione europea ha adottato una decisione che rafforza le norme esistenti in materia di lotta all’influenza aviaria con l’obiettivo di prevenire l’introduzione del virus attraverso i contatti con uccelli selvatici infetti.

Rafforzare le azioni di prevenzione prima dell’inverno. Il provvedimento, che si basa sul recente parere scientifico dell’Efsa e sulle esperienze degli Stati Membri in merito alle passate epidemie, punta innanzitutto a rafforzare le azioni di prevenzione alla vigilia della stagione invernale. La decisione dovrebbe inoltre rafforzerà le capacità degli Stati Membri di far fronte a situazioni di crisi, fornendo al tempo stesso la flessibilità necessaria costruita su un moderno approccio basato sul rischio “One Health”, puntando sulle malattie che colpiscono gli animali e in seconda battuta gli esseri umani.

Le nuove regole. Si ricorda che le passate epidemie di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) registrate nell’UE hanno evidenziato il ruolo centrale degli uccelli migratori selvatici nell’introduzione del virus nelle aziende avicole e l’importanza delle misure di biosicurezza adottate dagli agricoltori a livello di azienda agricola. Al fine di prevenire contatti e trasmissione di virus tra volatili selvatici e pollame infetti, gli Stati Membri devono
vietare determinate attività in “aree ad alto rischio”; devono inoltre identificare tali aree nei loro territori sulla base della valutazione dei fattori di rischio per l’introduzione e la diffusione del virus. Ciò include l’ubicazione
degli allevamenti vicini alle aree in cui si raccolgono gli uccelli migratori selvatici, l’allevamento di pollame all’aperto con un’alta densità di allevamenti di pollame e altri fattori. Nelle zone ad alto rischio, gli Stati Membri devono vietare l’allevamento di anatre e oche in forma promiscua con ad altre specie di pollame, la custodia di pollame all’aperto, la raccolta di pollame e volatili in cattività nei mercati e nelle fiere e alcune specifiche pratiche di caccia. Tuttavia, a seguito di un’approfondita valutazione del rischio, gli Stati Membri possono adeguare tali misure alla mutevole situazione della malattia e ai sistemi locali di produzione di
pollame.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

Influenza aviaria in Veneto, dal tavolo di crisi proposte per indennizzi e investimenti in biosicurezza. L’epidemia avvenuta tra il 2016/17 la più grave mai registrata in Europa: da giugno 2017, partito un progetto internazionale di ricerca a cui partecipa l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie.

Revisione della normativa igienico-sanitaria, indennizzi anche indiretti per i periodi di “fermo” obbligatorio, aiuti per investire negli allevamenti e sostenere delocalizzazioni e misure di biosicurezza, nuove regole urbanistiche per gli stabilimenti della filiera avicola: sono le proposte formulate dai rappresentanti delle imprese e delle categorie economiche del settore avicolo in merito all’emergenza aviaria, al tavolo di crisi convocato nei giorni scorsi dagli assessori regionali all’Agricoltura e alla Sanità.

Azione di pressing su Governo. “La Regione Veneto, con l’aiuto dei rappresentanti delle associazioni professionali di settore, metterà ora a punto un pacchetto di richieste che condividerò martedì prossimo 12 settembre a Milano, con i colleghi della Regioni Lombardia ed Emilia Romagna e della provincia autonoma di Trento. L’obiettivo è coordinare le richieste delle maggiori regioni produttrici per fare pressing sul governo al fine di ottenere adeguate misure in favore dell’industria avicola. Il Veneto è leader in Italia nella produzione di polli e tacchini e quindici anni di focolai di influenza aviaria rischiano di mettere in crisi il potenziale produttivo e occupazionale dell’intera filiera”, spiega in una nota il titolare del referato per l’Agricoltura e il settore primario.

La situazione. Nel corso del 2017 la Regione Veneto è stata interessata da 16 focolai e 18 abbattimenti preventivi, che hanno comportato l’eliminazione di oltre 254 mila capi (per l’85% tacchini) in particolar modo nella Bassa Veronese (che produce il 70% della carne di tacchino e il 50% della carne di pollo), nella Bassa Padovana, nel Polesine, e nel Veneziano. Per i danni diretti (indennizzo degli animali e spese operative/connesse) sono stati sinora corrisposti 2.638.145,11 euro; sono in arrivoulteriori indennizzi per un milione e 300 mila euro.

Aiuti a chi innova. “L’istituzione regionale è pronta a fare la propria parte – ha detto l’assessore all’Agricoltura – e siamo già al lavoro per individuare una specifica misura nel Programma di sviluppo rurale che renda disponibili fondi comunitari per le imprese avicole che investano in biosicurezza e in nuove tecniche di allevamento. Il budget ipotizzabile per questo tipo di misura ammonta a 5 milioni di euro”. Quanto al sistema sanitario regionale (al quale fanno capo la sicurezza alimentare e veterinaria), l’assessore di comparto ha assicurato la massima disponibilità a recepire le richieste di adeguamento normativo formulate da associazioni e categorie, già a partire dalla prossima legge di semplificazione attualmente al vaglio del Consiglio regionale.

Riguardo la lotta all’influenza aviaria, l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie informa che lo scorso 1 giugno è partito il progetto di ricerca internazionale DELTA-FLU, che ha l’obiettivo di chiarire “le dinamiche dell’influenza aviaria in un mondo che cambia”. Il progetto, finanziato per 5 anni dall’Unione Europea, sarà realizzato da un consorzio internazionale di 10 istituti di ricerca, tra i quali, per l’Italia, l’IZSVe. A coordinare il progetto sarà l’Istituto Friederich-Loeffler (FLI, Germania), mentre il co-coordinatore sarà l’ERASMUS University Medical Center (EMC, Rotterdam). Gli altri partner del progetto sono: Secretary of state for environment, food and rural affairs (DEFRA-APHA, Regno Unito), Universität Gent (UGENT, Belgio), Roslin Institute, University of Edinburgh (UEDIN, Scozia), Linnaeus University (LNU, Svezia), University of Hong Kong (UHK, Hong Kong), Southeast Poultry Research Laboratory, (SEPRL, Stati Uniti), Canadian Food Inspection Agency (CFIA, Canada).

La ricerca. I virus che causano l’influenza aviaria subiscono in modo naturale cambiamenti rapidi e costanti, determinando in tutto il mondo epidemie devastanti negli uccelli selvatici e nel pollame domestico. L’ultima epidemia, causata dal virus H5N8, avvenuta tra il 2016/17, è stata la più grave mai registrata in Europa. I partner del progetto DELTA-FLU condurranno delle ricerche sui meccanismi di questi patogeni nel pollame ed in altri ospiti, nonché su fattori correlati agli ospiti e all’ambiente che sono cruciali per la loro replicazione e diffusione. Una miglior comprensione di questi aspetti è essenziale per la progettazione di strategie efficaci per la diagnostica, la prevenzione e il controllo della malattia. Verranno effettuate delle sperimentazioni con polli, anatre, topi e furetti, che forniranno indicazioni sulla patogenicità della malattia in diverse specie animali ospite. Saranno condotte indagini sulla stabilità dei virus nell’ambiente e sulla loro attività tramite le proteine codificate dall’ospite (enzimi), nonché sulla reazione immunitaria del rispettivo ospite e le capacità di resistenza del virus. Inoltre il consorzio DELTA-FLU condurrà studi su altri temi chiave della ricerca sull’influenza aviaria, come: i meccanismi con i quali i virus dell’influenza aviaria del pollame si mantengono nella popolazione di uccelli selvatici, e possono quindi diffondersi nelle lunghe distanze; i fattori rilevanti per l’introduzione dei virus dell’influenza aviaria nelle aziende di pollame domestico; il ruolo svolto dai suini in una possibile trasmissione dei virus all’uomo.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto/Istituto Zooprofilattico delle Venezie

 

 

Influenza aviaria, Regione Veneto convoca il tavolo di crisi. Ma già si prevede la costruzione di altri super allevamenti.

Gli assessori all’Agricoltura e alla Sanità della Regione Veneto hanno convocato martedì 5 settembre la filiera avicola per fare il punto sulla epidemia di influenza aviaria in corso. Saranno esaminate le conseguenze della malattia, con particolare riferimento alle misure di contrasto poste in essere e agli impatti sulle attività e sul reddito delle imprese agricole interessate.

La rilevazione di un focolaio della malattia impone, ai sensi della normativa comunitaria, l’abbattimento di tutti gli animali dell’allevamento e la creazione di una zona di protezione, di 3 km di diametro dal focolaio, ed una zona di sorveglianza di diametro di 10 km dal focolaio. In queste zone oltre ad essere vietato l’ “accasamento”, cioè la reintroduzione di animali in allevamento, sono inoltre previsti limiti diversificati alla movimentazione degli animali anche a fini della macellazione. Il divieto di accasamento dura fino a 30 giorni dall’ estinzione del focolaio e, pertanto, oltre al danno diretto e immediato dovuto all’abbattimento e distruzione degli animali, gli agricoltori interessati si trovano a subire i danni “indiretti”, da mancati redditi, dovuti alla mancata possibilità di allevare gli animali.

Nel 2017, 16 focolai e 18 abbattimenti preventivi. “Al tavolo di crisi di martedì faremo il punto della situazione per gli allevatori veneti e nei giorni successivi incontrerò anche i colleghi assessori delle regioni Lombardia ed Emilia Romagna e della Provincia autonoma di Trento per valutare le azioni comuni ed i provvedimenti da richiedere assieme al Ministero in favore delle aziende colpite”, informa l’assessore Pan. Nel corso del 2017 la Regione Veneto è stata interessata da 16 focolai e 18 abbattimenti preventivi. Per i danni diretti (indennizzo degli animali e spese operative/connesse) sono già stati corrisposti 2.638.145,11 euro, cifra ancora provvisoria in quanto non comprende gli ultimi focolai/abbattimenti preventivi il cui dati sono ancora in corso di valutazione.

Interrogazione sull’impianto in via di realizzazione a Castelfranco. “Vista la nuova epidemia di aviaria che sta martoriando il Veneto, la Regione fermi l’autorizzazione in deroga alle distanze di sicurezza del mega allevamento da un milione di polli nel comune di Castelfranco”. A chiederlo, in una nota, è il consigliere regionale e vicepresidente della Commissione regionale Ambiente Andrea Zanoni, che ha depositato un’interrogazione a risposta immediata sull’impianto in via di realizzazione. “I casi nella nostra Regione sono sempre più frequenti – spiega Zanoni – il decimo riguarda un allevamento di San Pietro di Morubio nel Veronese verificato lunedì 28 agosto. Quest’anno, a differenza del passato, i focolai si sono manifestati non solo nel periodo autunnale di migrazione dei volatili, specialmente anatidi che arrivano dal nord Europa, portatori del virus, ma anche nel periodo estivo. La scorsa settimana ne sono stati scoperti altri due ad alta patogenicità in provincia di Verona e il Governatore ha firmato altrettante ordinanze introducendo misure di restrizione nelle aree coinvolte: una zona di protezione, con disposizioni molto rigide, e una zona di sorveglianza, più ampia, per monitorare e contrastare la diffusione del virus”.

Deroghe concesse in fatto di distanze di sicurezza. “Simili episodi suggerirebbero in via precauzionale l’adozione di misure urgenti – osserva Zanoni – tra le quali l’aumento delle distanze minime di sicurezza tra allevamenti, al fine di prevenire con maggiore efficacia il propagarsi del contagio; invece, si va nella direzione diametralmente opposta, concedendo una deroga illogica, arrivata oltretutto in tempi record, a un mese dalla richiesta. Un parere positivo, quello espresso dall’Unità Organizzativa Veterinaria e Sicurezza Alimentare della Regione che non appare sufficientemente motivato e che preoccupa i cittadini e gli allevatori della zona”.

Impatto ambientale e consumo del suolo. “La Regione dovrebbe anche tener conto delle preoccupazioni dei cittadini sia per l’impatto ambientale che per il consumo di suolo – continua il consigliere regionale – la raccolta firme indirizzata alle istituzioni ha già superato quota 3.500 in appena tre settimane. L’allevamento verrebbe realizzato tra i centri abitati di Sant’Andrea oltre il Muson, popolosa frazione di Castelfranco Veneto, e Monastiero, località altrettanto popolosa del comune di San Martino di Lupari, nel padovano”. “Si tratta di un progetto troppo impattante per il territorio – sottolinea il – poiché prevede una cementificazione di ben 7.084 metri quadri di terreno (pari a 23.377 metri cubi) per la realizzazione di quattro capannoni che conterranno 149.760 animali per ciclo per un totale annuo di quasi un milione, con un consumo d’acqua stimato in quasi nove milioni di litri, in un’area che da tempo soffre per la siccità e per l’abbassamento del livello delle falde acquifere e infine i rifiuti prodotti ammonterebbero a circa 1.384 tonnellate l’anno. A tutto questo si aggiunge l’emergenza aviaria”, conclude Zanoni.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto/Consiglio Regionale Veneto

Aviaria in due allevamenti a Mira (VE) e Piove di Sacco (PD), ordinanza regionale con restrizioni per evitare diffusione contagio.

influenza-aviaria-aggiornamenti-italiaI focolai di influenza aviaria riscontrati in allevamenti di volatili nei Comuni di Mira (Venezia) e Piove di Sacco (Padova) hanno portato all’emanazione da parte della Regione di un’ordinanza che dispone una serie di misure restrittive per contenere l’eventuale diffusione del virus.

L’ordinanza istituisce un zona definita “di protezione” e una definita “di sorveglianza”, così come segue: Zona di Protezione così delimitata, Comune di Mira: a ovest e a nord della Laguna di Venezia, a sud dell’Idrovia Padova-Venezia, Comune di Campagna Lupia: a est Ferrovia Venezia-Piove di Sacco e a ovest della Laguna di Venezia, Comune di Piove di Sacco: a est Ferrovia Venezia-Piove di Sacco e a nord della SS16, Comune di Codevigo: a nord della SS16 e a ovest della Laguna di Venezia, Comune di Campolongo Maggiore: a est Ferrovia Venezia-Piove di Sacco.
Zona di Sorveglianza così delimitata: Comune di Venezia: a sud di Marghera e della Ferrovia Venezia-Padova, Comune di Mira: a nord dell’Idrovia Padova-Venezia
– Comune di Mirano: a est dell’Autostrada A4, Comune di Pianiga: a sud-est dell’Autostrada A4, Comune di Dolo: a sud di via Cazzaghetto e est di via Arino, Comune di Fiesso: a est di via Pampagnina, Comune di Strà: a est di Case Zago, di via Brenton e Case Giantin, Comune di Fossò, Comune di Camponogara, Comune di Campagna Lupia: a ovest Ferrovia Venezia-Piove di Sacco, Comune di Vigonovo: a sud case Gianin, a est via Cesare Battisti, via Argine Fiume Brenta e via VillaMora,  Comune di Sant’Angelo di Piove di Sacco, Comune di Campolongo Maggiore: a ovest Ferrovia Venezia-Piove di Sacco, comune di Brugine, Comune di Piove di Sacco: a ovest Ferrovia Venezia-Piove di Sacco e a sud della SS16, Comune di Arzergrande, Comune di Pontelongo, Comune di Correzzola, Comune di Codevigo: a sud della SS16, Comune di Chioggia: a nord Sp7.

Tra le misure da applicare nella Zona di Protezione ci sono: il trasferimento del pollame e di tutti gli altri volatili in cattività all’interno di un edificio dell’Azienda. Qualora ciò sia irrealizzabile, essi vanno confinati in altro luogo della stessa azienda che non consenta contatti con altro pollame o volatili in cattività di altre aziende; i veicoli e le attrezzature utilizzate per trasporto o altri scopi vanno sottoposti a una o più disinfezioni; non sono ammessi, senza l’autorizzazione del veterinario ufficiale, l’ingresso o l’uscita da un’azienda di pollame, altri volatili in cattività o mammiferi domestici.

Tra le misure nella Zona di Sorveglianza ci sono: il divieto di movimentazione di pollame, pollastre, pulcini di un giorno, uova all’interno dell’intera Zona, salvo autorizzazione della Regione (il divieto non si applica al transito su strada o rotaia nella zona che non comporti operazioni di scarico o soste); il divieto di trasporto di pollame, pollastre, pulcini di un giorno e uova verso aziende, macelli, o centri di imballaggio o stabilimenti per la fabbricazione di ovoprodotti ubicati all’esterno della Zona di Sorveglianza. In entrambi i casi la Regione può autorizzare il trasporto in deroga.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Influenza aviaria, focolai nella laguna di Grado

influenza-aviaria-aggiornamenti-italiaDall’inizio di novembre 2016 diversi paesi europei hanno notificato delle positività al virus dell’influenza aviaria sottotipo H5N8 e H5N5 ad alta patogenicità.

Il caso italiano. In data 5 gennaio 2017 il Centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ha confermato la positività per un virus influenzale ad alta patogenicità sottotipo H5N8 in un fischione (Anas Penelope) rinvenuto morto nei pressi della laguna di Grado. Lo stesso giorno sono stati comunicati i risultati delle analisi filogenetiche del virus HPAI H5N5 identificato il 28 dicembre scorso: il virus si raggruppa con virus H5N8 ritrovati in Europa, Russia, Mongolia, India e Cina nel corso del 2016 e presenta la maggiore similarità con due virus identificati nel dicembre 2016 in Polonia. Infine, non sono stati identificati potenziali siti o mutazioni associate ad un adattamento ai mammiferi.

La Regione Veneto ha attivato subito tutte le misure operative previste dal protocollo comunitario e nazionale in materia. Sono pertanto sospese tutte le deroghe concernenti alcune attività venatorie (richiami vivi) che possano aumentare i rischi legati alla diffusione dell’influenza nel territorio regionale e tra queste quelle che coinvolgono i Caradriformi e gli Anseriformi.

Fonte: Istituto Zooprofilattico delle Venezie/Regione Veneto

Aviaria, nuovo ceppo in Gran Bretagna e in Olanda, Commissione Ue dispone misure preventive

migratoriUn focolaio di influenza aviaria altamente patogena del nuovo ceppo H5N8 è stato scoperto in Olanda; si tratterebbe con tutta probabilità dello stesso ceppo già segnalato in Gran Bretagna. Lo ha annunciato la Commissione europea, precisando che gli Stati membri interessati hanno già preso le misure sanitarie necessarie, misure che sono state poi integrate da due “Decisioni di salvaguardia” urgenti predisposte dalla Commissione stessa. Bruxelles ha quindi avvertito le autorità sanitarie di tutti gli Stati membri, raccomandando agli allevatori di mettere in atto misure di biosicurezza per evitare eventuali contagi dovuti agli uccelli migratori, quasi certamente responsabili della diffusione del virus. L’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, sede del Centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria e la malattia di Newcastle, conferma che dall’inizio del mese di novembre, sono stati accertati alcuni focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità nel Nord Europa, che stanno interessando Germania, Olanda e Regno Unito.

La situazione in Gran Bretagna. Il DEFRA – Department for Environment, Food & Rural Affairs ha confermato il 16 novembre la presenza del virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità – sottotipo H5 in anatre allevate in una fattoria dell’East Yorkshire, nel nord-est del Regno Unito. Le autorità sanitarie hanno disposto le misure di contenimento della malattia: abbattimento di tutti gli animali presenti nella fattoria e istituzione delle zone di protezione e sorveglianza.

La situazione in Olanda. Il 15 novembre le autorità sanitarie olandesi hanno confermato la positività al virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità sottotipo H5N8 di un allevamento di galline ovaiole localizzato nelle vicinanze di Utrecht. Le autorità olandesi hanno da subito disposto le misure di controllo per evitare la diffusione della malattia, tra cui l’abbattimento degli animali infetti e l’istituzione delle zone di protezione (3 Km) e sorveglianza (10 km) intorno all’allevamento. Esami di laboratorio hanno confermato che il virus H5N8 identificato in Olanda è molto simile al virus che due settimane fa ha colpito un allevamento di tacchini da carne in Germania – stato del Meclemburgo. Prima di arrivare in Europa, lo stesso virus aveva interessato l’Estremo oriente, coinvolgendo volatili selvatici e domestici in Corea, Cina e Giappone, sempre nel corso del 2014. Da sottolineare che in Giappone l’infezione era stata individuata in cigni (Cygnus columbianus bewickii) all’inizio di novembre del 2014. Sono in corso indagini per stabilire l’origine del contagio e in particolare per accertare il possibile coinvolgimento dei volatili migratori nella trasmissione del virus HPAI H5N8. Sono in corso gli accertamenti per verificare la similarità del virus a quello identificato nei due focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità – sottotipo H5N8 recentemente localizzati in Germania e in Olanda.

La situazione in Germania. Il 6 novembre us il Centro di referenza tedesco per l’influenza aviaria presso il Friedrich Löffler Institut ha identificato un focolaio di influenza aviaria ad alta patogenicità – sottotipo H5N8 in un allevamento di tacchini da carne situato in Pomerania nello stato del Meclemburgo. L’infezione ha colpito uno dei sei capannoni, dove è stata inoltre riscontrata la maggiore mortalità. Le autorità sanitarie hanno disposto le misure di controllo dell’infezione e l’abbattimento di tutti i capi dell’allevamento (30.000 capi). Sono state infine istituite le zone di protezione e sorveglianza.

Fonte: Europe Direct Veneto/Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

Aviaria, 4 i focolai accertati, riscontrata positività (congiuntivite) al virus H7N7 di un addetto ai lavori, ma i danni maggiori sono quelli economici

gallinaProsegue il monitoraggio sull’Influenza aviaria da parte del Ministero della Salute, così come i controlli negli allevamentie allo stato attuale nessun altra positività è emersa. Pertanto il numero di focolai accertati resta quattro. Egualmente stanno proseguendo le operazioni di abbattimento dei volatili negli allevamenti focolaio, al momento concluse nell’allevamento di Ostellato e di Portomaggiore, in provincia di Ferrara , nonché negli allevamenti autorizzati per l’abbattimento preventivo nelle aree a rischio.

Riscontrata positività al virus di un addetto ai lavori. L’Istituto Superiore di Sanità ha registrato la positività per il virus dell’influenza aviaria H7N7 in una persona affetta da congiuntivite ed esposta per motivi professionali a volatili malati appartenenti agli allevamenti presenti nella Regione Emilia Romagna, nei quali era stata riscontrata la presenza di tale infezione virale. Il virus H7N7 non viene facilmente trasmesso all’uomo, che può infettarsi solo se viene a trovarsi a contatto diretto con l’animale malato o morto. A differenza di altri virus aviari (quali ad esempio H7N9 o H5N1), H7N7 tende a dare nell’uomo una patologia di lieve entità (come la congiuntivite), come già osservato in un focolaio umano verificatosi anni fa in Olanda. Essendo rara la trasmissione da persona a persona, i focolai umani tendono ad autolimitarsi, per cui il rischio di comunità è estremamente basso o addirittura irrilevante. La Regione Emilia Romagna, di concerto col Ministero della Salute, avendo prontamente identificato i focolai animali, ha adottato tutte le procedure necessarie a porre sotto controllo l’infezione.

Ministero della Salute: in via di attuazione gli adempimenti per gli indennizzi agli agricoltori. Coldiretti Veneto: servono misure eccezionali di aiuto al settore. La nota del ministro Lorenzin riferisce il concreto impegno al comparto avicolo in ordine alle attuazione delle misure di controllo ed al fine dei previsti adempimenti per la corresponsione degli indennizzi.  A questo proposito, Coldiretti afferma che “a preoccupare gli allevatori sono soprattutto i danni economici che rischiano di far chiudere le aziende e per questo serve intervenire urgentemente con misure eccezionali di sostegno al settore, che ha già subito perdite per alcune decine di milioni di euro anche a seguito dei numerosi vincoli alla movimentazione dei prodotti avicoli che hanno praticamente bloccato la produzione e il mercato nelle aree delimitate”. “Occorre evitare le psicosi ingiustificate che nel passato hanno danneggiato pesantemente un settore produttivo importante per l’economia e l’occupazione, dove – sottolinea la Coldiretti – trovano possibilità di lavoro circa centomila persone tra dipendenti diretti e indotto. Si tratta di difendere uno dei pochi comparti in cui l’Italia è praticamente autosufficiente che produce 1,3 milioni di tonnellate di carni avicole e oltre 12 miliardi di uova con fatturato di settore pari a 5,7 miliardi di euro (dati 2012). Va ricordato peraltro che – conclude la Coldiretti – in un momento difficile di crisi con un forte calo dei consumi alimentari, l’unica voce ad aumentare nel primo semestre dell’anno è la spesa per le uova (+4 per cento) e per la carne di pollo naturale (+6 per cento) con un consumo annuo di oltre 19 chili di prodotti avicoli a testa che garantisce alle famiglie il necessario apporto proteico adeguato nell’alimentazione a prezzi più contenuti”.

(Fonte: Ministero della Salute/Coldiretti Veneto)