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Etichetta a semaforo, Martina: stop a sistema che non informa consumatori e danneggia anche i prodotti di qualità

Prosciutto Dop MontagnanaA Bruxelles, durante i lavori del Consiglio dei ministri dell’agricoltura dell’Unione europea, l’Italia ha portato in discussione la questione dell’etichettatura a semaforo. Con l’Italia si sono schierate nettamente per il no a questo sistema: Croazia, Belgio, Cipro, Spagna, Grecia, Slovenia, Portogallo, Lussemburgo, Bulgaria, Polonia, Irlanda, Romania, Germania, Slovacchia, Lettonia.

Un sistema che non promuove una dieta sana. “Insieme ad altri 15 Paesi – ha dichiarato il Ministro Martina – chiediamo ancora una volta alla Gran Bretagna di rivedere questa scelta e alla Commissione Ue di intervenire per rimuovere questo elemento distorsivo del mercato. Fin dalla prima proposta abbiamo evidenziato che avrebbe provocato danni economici e d’immagine ai nostri prodotti e nessun beneficio ai consumatori. L’indagine Nomisma sull’etichetta a semaforo conferma le nostre perplessità ed evidenzia le distorsioni provocate sul mercato inglese. È un sistema che non promuove una dieta sana e un equilibrio nello stile alimentare, classificando i cibi con parametri discutibili e approssimativi. Possibile che un litro di latte intero inglese abbia il bollino rosso, mentre una soda light con dolcificante sintetico li abbia tutti verdi? Un paradosso che spiega bene come questo non sia uno strumento per tutelare la salute dei consumatori. È inammissibile che prodotti di qualità certificata Dop e Igp siano classificati con semaforo rosso, così come succede con altri alimenti che fanno parte della dieta mediterranea, come il pesce e l’olio d’oliva, o della grande tradizione dolciaria italiana”.

L’indagine di Nomisma. Il Ministro Martina ha anche partecipato alla presentazione dei risultati dello studio Nomisma sugli effetti dell’etichetta a “Traffic lights” sul mercato inglese.
L’indagine, condotta su tre prodotti campione (Prosciutto di Parma, Parmigiano Reggiano e Brie francese), evidenzia un calo nelle vendite e nelle quote di mercato dei prodotti quando questi vengono etichettati con il sistema a semaforo, contro un incremento delle vendite degli stessi prodotti quando non etichettati. Si va dal -8% del Brie fino al -14% per il Prosciutto di Parma Dop o al -13% fatto registrare dal Parmigiano Reggiano Dop porzionato.
In precedenza un sondaggio condotto da YouGov aveva messo in luce che 7 consumatori inglesi su 10 interpretano il bollino rosso come un invito a “non comprare”, piuttosto che “da consumare con moderazione”.

Il sistema inglese delle “traffic lights”. Nel giugno 2013 il Regno Unito ha introdotto un sistema a bollini colorati in etichetta (“etichettatura a semaforo”) riguardanti le calorie, i grassi, gli zuccheri ed il sale presenti in 100 grammi di prodotto. Con tale sistema (raccomandato dal Ministero della Salute britannico e ampiamente adottato in particolare dalla distribuzione con il 98% di adesione), quando in un determinato alimento uno di tali aspetti è presente oltre certe concentrazioni, in etichetta viene indicato con un bollino rosso, se è presente in quantità basse il colore è verde, nei casi intermedi il colore è giallo. Una previsione così semplicistica nella classificazione nutrizionale porta ad identificare molte eccellenze italiane come potenzialmente pregiudizievoli per la salute dei consumatori. Con questo meccanismo, infatti, vengono penalizzati prodotti come l’olio di oliva extravergine (ricco di acidi grassi insaturi, oltre che di sostanze antiossidanti) e il Parmigiano reggiano Dop (ricco di calcio e vitamine), ma anche alimenti come il tonno (ricco di acidi grassi polinsaturi essenziali Omega3 e Omega6). Anche nel caso dei prodotti dolciari e delle bevande si rischia di spingere l’industria verso un ricorso generalizzato a dolcificanti sintetici. Nell’ottobre 2014, a seguito dei dibattiti in Consiglio con 16 paesi contrari, tra cui Italia e Francia, e dei reclami presentati da diverse associazione europee di produttori, la Commissione europea ha deciso di aprire una procedura d’infrazione nei confronti del Regno Unito, per ora allo stadio di messa in mora.

Fonte: Ministero delle Politiche Agricole

Latte, Martina: proposte Ue insufficienti. Avanti con moratoria sui debiti degli allevatori italiani.

quote_latte“Gli interventi proposti sul latte sono insufficienti. Manca una visione strategica su come affrontare concretamente e in misura strutturale la questione lattiero casearia. L’aumento degli aiuti di stato, fuori dal de minimis, è un buon segnale, ma non basta. Ci aiuterà a rafforzare il lavoro che da soli stiamo facendo per la ristrutturazione e la moratoria dei debiti bancari degli allevatori”. Così il Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina a margine del Consiglio dei Ministri dell’agricoltura in corso a Bruxelles.

Serve tabella di marcia degli interventi normativi ed economici. “Continuare – prosegue Martina – ad aiutare chi produce non per il mercato, aumentando le quote di ritiro di latte in polvere e burro, non fa che peggiorare la situazione. Si dà un pessimo segnale ai produttori come quelli italiani che invece lavorano per il mercato, producendo latte di qualità e affrontando i relativi costi. La Commissione rimanda ormai da mesi una riforma della normativa sul latte, non accorgendosi che la crisi non aspetta. Vogliamo meno burocrazia e più idee. Dove vogliamo portare il settore tra cinque anni? Qui si danno solo risposte parziali e di breve periodo. Abbiamo chiesto decisioni su etichettatura e Ocm Latte, non possiamo sentirci rispondere con la creazione dell’ennesimo gruppo di alto livello. Serve uno scatto in avanti per un lavoro comune che dia prospettive al settore, oggi non c’è stato. Immaginare di tornare a discutere di latte a giugno è semplicemente inammissibile, a nostro parere ad aprile serve una tabella di marcia degli interventi normativi ed economici su come la Commissione intende intervenire”.

Ortofrutta, positivi nuovi ritiri con differenziazione per tipologia. “Sul fronte degli aiuti per l’ortofrutta – dice il Ministro – accogliamo positivamente la proposta della Commissione di rinnovare le misure previste con l’embargo russo e di diversificare il prezzo dei ritiri per tipologia. Si tratta di una misura che avevamo chiesto espressamente proprio per fare fronte alle esigenze specifiche dei nostri produttori di pomodoro. Le nostre aziende tra l’altro stanno subendo l’aumento delle importazioni dal nord Africa. Abbiamo ribadito in Consiglio la richiesta di attivare la clausola di salvaguardia prevista dall’accordo con il Marocco e nelle prossime giornate concluderemo il dossier tecnico a supporto”. “Positivo – conclude Martina – poi l’aumento dello stoccaggio privato delle carni suine, ma mancano risposte strutturali anche per questo settore”.

Fonte: Servizio Stamta Ministero politiche agricole forestale e alimementari

Le Organizzazioni agricole UE replicano al Consiglio: fare di più e presto

UE-bandieraIl Segretario generale dell’Organizzazione agricola UE Copa-Cogeca, Pekka Pesonen, ha sorriso al fatto che il Commissario Phil Hogan e tutti i Ministri agricoli dell’UE abbiano riconosciuto che i mercati del latte e delle carni suine siano in crisi. “La situazione a livello aziendale sta peggiorando velocemente e gli agricoltori hanno ormai gravi problemi di liquidità, che probabilmente non si fermeranno alla prossima primavera ma continueranno per tutto il 2016. Senza un intervento urgente molti produttori saranno obbligati ad abbandonare il settore. Mi auguro che gli Stati Membri presentino subito delle misure solide e credibili per migliorare questa grave situazione”,  ha sottolineato Pesonen.

Mercati agricoli: situazione catastrofica. I prezzi al produttore sono a livelli bassissimi, in particolare nel settore lattiero-caseario, della carne bovina, delle carni suine, degli ortofrutticoli e dei cereali. Come non bastasse – sostiene Copa-Cogeca – sembra non trovare soluzione la crisi russa che ha determinato la perdita di uno tra i principali mercati di esportazione dell’UE, quantificato in oltre 5 miliardi di euro. I prezzi dei fattori di produzione, inoltre, continuano ad essere elevati, in particolare i costi dei fertilizzanti. Dunque, un quadro complessivo poco confortante sul quale la PAC poco riesce a incidere in quanto non dispone di strumenti adeguati per affrontare la difficile situazione che si è venuta a creare. Per questo si rendono necessarie delle politiche comuni forti, capaci di fornire soluzioni immediate a questi problemi che colpiscono l’UE.

Quali sono le proposte individuate da Copa-Cogeca? Al primo posto vi é la riapertura del mercato russo, in quanto “gli agricoltori europei non devono pagare il prezzo della politica internazionale. L’aiuto che gli agricoltori hanno ricevuto dall’UE non ha coperto nemmeno una piccola parte delle perdite. Inoltre, solo il 25% del pacchetto di aiuti è stato versato finora per via dei ritardi delle Autorità nazionali, provocando il fallimento di numerose imprese agricole”. La lista delle priorità continua con la necessità di prevedere dei crediti per promuovere le esportazioni e un sostegno al credito più aggressivo da parte della Banca Europea per gli Investimenti (BEI).

Lattiero-caseario. Per quanto riguarda più specificatamente il settore lattiero, dove in molti Paesi dell’UE i prezzi corrisposti ai produttori sono inferiori ai costi di produzione, Copa-Cogeca ha chiesto che vengano adottate le misure previste nel pacchetto di aiuti e in particolare a non ritardare i pagamenti degli aiuti mirati e i pagamenti diretti per alleviare almeno in parte le difficoltà di cassa dei produttori. Il prezzo di intervento europeo per il latte, che non prende in considerazione gli altissimi costi di produzione, va altresì rivisto e reso più efficiente in quanto sta creando una pressione al ribasso sui prezzi. Bisogna incrementare anche le esportazioni e trovare nuovi sbocchi di mercato.

Carni suine. Relativamente al settore suinicolo, Copa-Cogeca ha ribadito che i prezzi restano troppo bassi, per cui ha chiesto che l’UE di intensifichi i negoziati con la Russia per riaprire il prima possibile il loro mercato, principale destinazione per l’esportazione di carni suine europee. Occorre anche sviluppare un meccanismo che incoraggi le esportazioni di carni suine, come i crediti all’esportazione e trovare, anche in questo caso, nuovi sbocchi di mercato per la produzione UE.

Benessere animale: norme da semplificare, non da rivoluzionare. In merito alla possibile creazione di una nuova piattaforma sul benessere degli animali, Copa-Cogeca ha ribadito che è preferibile semplificare le (troppe) norme esistenti, migliorando e armonizzando la loro attuazione, piuttosto che creare una nuova legislazione. I futuri sviluppi in materia di benessere animale – secondo l’Organizzazione agricola europea – devono riguardare la semplificazione della legislazione esistente, che deve offrire una maggiore flessibilità agli operatori, riducendo gli elevati costi amministrativi che devono sostenere. Inoltre, il legame tra questa piattaforma (lavoro e coordinamento) e i centri di riferimento deve essere chiarito. Malgrado la difficile situazione del mercato, Copa-Cogeca sottolinea che gli agricoltori stanno già applicando iniziative volontarie volte a migliorare il benessere degli animali durante il trasporto per aiutare gli operatori del settore a garantire un livello ancor più elevato di benessere animale.

Fonte: Europe Direct Veneto Agricoltura

Ue, Consiglio agricolo di febbraio, la crisi dei mercati agricoli tiene banco

UE-bandieraIl Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura e della Pesca dell’UE di febbraio si è concentrato sulla discussione delle gravi difficoltà che stanno attraversando i settori lattiero-caseario e della carne suina, sul benessere degli animali e sulla proposta per una gestione sostenibile delle flotte da pesca esterne.

Crisi dei mercati agricoli e benessere animale. I Ministri hanno fatto il punto sulla difficile situazione dei mercati agricoli, in particolare sulle difficoltà del comparto lattiero e della carne suina. Il Ministro Olandese, Martijn van Dam, ha sottolineato che la situazione è preoccupante e che va affrontata con urgenza. Numerosi e vari i pareri dei Ministri sul modo di procedere. Il dibattito del Consiglio di febbraio costituirà la base della discussione formale all’OdG al Consiglio agricolo del 14 marzo. In quell’occasione i Ministri esamineranno le misure di mercato attualmente in vigore e decideranno l’approccio più adeguato. Il Consiglio di febbraio ha dibattuto, inoltre, la questione del benessere degli animali sulla base di un documento di sintesi elaborato dalle delegazioni tedesca, svedese, danese e olandese. I proponenti hanno chiesto l’istituzione di una piattaforma europea sul benessere animale, per la quale il Consiglio ha espresso il suo sostegno. Alcuni Stati Membri hanno osservato al riguardo che, alla luce della quantità di normative esistenti in materia di benessere animale, sarebbe opportuno garantire la parità di trattamento fra i produttori dell’UE e quelli di Paesi terzi, e che la priorità andrebbe accordata al miglioramento dell’applicazione della legislazione in vigore. I Ministri sono stati, infine, informati dalla Commissione circa lo stato dei lavori in merito alle questioni relative al commercio internazionale di prodotti agricoli, nonché allo sviluppo di una strategia a lungo termine per la ricerca nel settore agricolo.

Gestione sostenibile delle flotte esterne. È stata presentata al Consiglio una proposta sulla gestione sostenibile delle flotte da pesca esterne. L’obiettivo del testo è quello di modernizzare la gestione delle autorizzazioni concesse sia alle navi dell’UE per la pesca nelle acque extraunionali che ai pescherecci di Paesi terzi per la pesca nelle acque dell’Unione. Gli Stati Membri hanno sostenuto il contributo che la proposta può apportare alla lotta contro la pesca illegale. D’altro canto, vari Stati Membri hanno espresso preoccupazioni quanto all’onere amministrativo che essa potrebbe implicare.

Fonte: Europe Direct Veneto

Tutto sui nuovi prodotti alimentari

3943_comunicazioneInsetti2Il recente regolamento UE sui nuovi prodotti alimentari ha l’obiettivo di offrire ai consumatori una scelta più ampia di prodotti alimentari  e un contesto più favorevole affinché l’industria agroalimentare — il secondo principale settore di impiego in Europa — possa beneficiare dell’innovazione, fattore positivo per la crescita e l’occupazione.

Cosa si intende per nuovi prodotti alimentari? Un nuovo prodotto alimentare è un alimento che non veniva consumato in misura significativa nell’UE prima del maggio 1997 (data in cui è entrata in vigore la prima normativa sui nuovi prodotti alimentari). Può trattarsi di prodotti alimentari nuovi e innovativi o derivati dall’applicazione di nuovi processi di produzione e tecnologie, nonché di alimenti tradizionalmente consumati al di fuori dell’UE. Tra i nuovi prodotti alimentari recentemente approvati figurano l’olio ottenuto da Buglossoides arvensis, la proteina di semi di colza e l’olio di semi di coriandolo.

Questi prodotti sono autorizzati nell’UE? Tra il 1997 e il 2014 sono state presentate circa 170 domande di autorizzazione in tutta l’UE (7-10 domande all’anno). Finora è stato autorizzato l’uso di circa 90 nuovi prodotti alimentari, che comprendono prodotti tradizionalmente consumati in Paesi extraeuropei, come i semi di chia (ricchi di acidi grassi omega-3), e alimenti ottenuti utilizzando le più recenti innovazioni tecnologiche, come i prodotti lattieri trattati termicamente fermentati con Bacteroides xylanisolvens (DSM 23964). Altri esempi includono il “salatrim“, un grasso a valore calorico ridotto, un olio ad alto tenore di DHA derivato dalle microalghe e un succo di frutta prodotto ad alta pressione (esempio di alimento derivato da nuovi processi di produzione). L’elenco completo dei nuovi prodotti alimentari autorizzati è disponibile cliccando su questo link.

Perché la Commissione ha rivisto la legislazione sui nuovi prodotti alimentari? L’attuale regolamento risale a quasi 20 anni fa. Da allora gli sviluppi tecnologici e i pareri scientifici hanno subito una notevole evoluzione. Pertanto, al fine di ridurre l’attuale durata (3 anni e mezzo in media) della procedura di autorizzazione, le norme dell’UE devono essere aggiornate. La Commissione aveva già proposto una revisione nel 2008, ma allora non era stato raggiunto un accordo tra il Consiglio e il Parlamento europeo.

Quali sono i cambiamenti principali? Il nuovo regolamento rende più efficiente la procedura di autorizzazione, consente una distribuzione più rapida di prodotti alimentari sicuri e innovativi sul mercato ed elimina inutili ostacoli agli scambi, garantendo nel contempo un elevato livello di sicurezza alimentare. Viene creato un sistema di autorizzazione centralizzato che non solo permetterà una maggiore certezza ai richiedenti che intendono ottenere un’autorizzazione per un nuovo prodotto alimentare, ma semplificherà e velocizzerà il processo di autorizzazione. L‘Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) effettuerà una valutazione scientifica dei rischi per le domande relative ai nuovi prodotti alimentari, mentre la Commissione europea gestirà i fascicoli di ogni richiedente e presenterà le proposte per l’autorizzazione dei nuovi prodotti alimentari risultati sicuri. Per agevolare gli scambi di alimenti tradizionali provenienti da Paesi extraeuropei, considerati nuovi prodotti alimentari nell’UE, il nuovo regolamento introduce una procedura di valutazione più appropriata per gli alimenti nuovi per l’UE. Se si può storicamente dimostrare che l’alimento tradizionale in questione è sicuro e gli Stati Membri dell’UE o l’EFSA non esprimono timori sulla sua sicurezza, l’alimento tradizionale verrà autorizzato a essere immesso sul mercato sulla base di una notifica da parte dell’operatore del settore alimentare. Il nuovo regolamento comprende anche disposizioni in materia di protezione dei dati. Le prove scientifiche recenti e i dati protetti da proprietà industriale non potranno essere utilizzati a beneficio di un’altra domanda per un periodo di cinque anni dopo l’autorizzazione di un nuovo prodotto alimentare.

Quali sono le condizioni per l’autorizzazione? L’uso di nuovi prodotti alimentari nell’UE verrà approvato solo se questi non presentano rischi per la sanità pubblica, il loro uso non è svantaggioso dal punto di vista nutrizionale quando sostituiscono un prodotto alimentare simile e non sono fuorvianti per il consumatore. Prima di venire autorizzati devono essere sottoposti a una valutazione scientifica che ne garantisca la sicurezza. L’autorizzazione definisce le condizioni per il loro uso, la loro designazione come prodotti o ingredienti alimentari e i requisiti di etichettatura.

I nuovi prodotti alimentari devono essere etichettati? I nuovi prodotti alimentari sono soggetti alle norme generali in materia di etichettatura stabilite nel Reg. (CE) n. 1169/2011. Per informare correttamente il consumatore possono inoltre applicarsi ulteriori requisiti specifici per l’etichettatura dei nuovi prodotti alimentari, come etichette di avvertimento che il nuovo prodotto alimentare non è adatto ad alcuni gruppi vulnerabili. L’etichetta deve indicare il nome del prodotto alimentare e, se del caso, precisarne le condizioni d’uso. Le indicazioni nutrizionali e sulla salute devono essere compatibili con il Reg. (CE) n. 1924/2006 relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute.

Cosa sono i nanomateriali e quali sono le condizioni per il loro impiego nei prodotti alimentari? I nanomateriali sono materiali ingegnerizzati a livello di atomi e di molecole. Il nuovo regolamento precisa che i nanomateriali ingegnerizzati definiti nella nuova normativa richiedono un’autorizzazione di nuovo prodotto alimentare prima di essere utilizzati nei prodotti alimentari. La loro sicurezza sarà valutata dall’EFSA. I richiedenti devono inoltre dimostrare che per testare i nanomateriali ingegnerizzati per cui si richiede l’autorizzazione sono stati utilizzati i metodi di prova più aggiornati.

Il nuovo regolamento contempla gli insetti? Gli insetti sono già ampiamente consumati nel mondo. Nell’UE gli insetti rientrano nella definizione di nuovo prodotto alimentare come ingredienti alimentari isolati a partire da animali. Anche le parti di insetti (come cosce, ali, teste, ecc.) rientrano in tale definizione. La nuova normativa precisa che anche gli animali interi, e quindi gli insetti interi, se non usati in misura significativa per il consumo umano nell’UE prima del 15 maggio 1997 (data limite del regolamento) rientrano nella definizione di nuovi prodotti alimentari.

Le nuove norme interesseranno le eventuali domande in fase di valutazione? Negli ultimi anni vi sono state circa 7-10 domande all’anno per le autorizzazioni di nuovi prodotti alimentari in tutta l’UE. Varie domande, ad esempio quelle per i florotannini dell’Ecklonia cava, gli xylo-oligosaccaridi e l’estratto essiccato a spruzzo della Terminalia ferdinandiana EXELL, sono attualmente in fase di valutazione da parte degli Stati Membri. Tali domande, la cui valutazione non è stata ultimata al momento dell’applicazione del nuovo regolamento, saranno disciplinate dalla stessa nuona normativa. Ciò significa che la Commissione europea completerà la valutazione di tali richieste.

Gli Stati Membri possono approvare o vietare nuovi prodotti alimentari in maniera indipendente dall’UE? No. Il regolamento sui nuovi prodotti alimentari stabilisce misure armonizzate per l’autorizzazione dei nuovi prodotti alimentari. Ciò significa che, una volta approvato per la commercializzazione nell’UE, un prodotto alimentare può essere venduto in qualsiasi Stato Membro, che tuttavia può sospendere o limitare provvisoriamente l’immissione sul mercato e l’uso di qualsiasi nuovo prodotto alimentare se ritiene che esso possa costituire un pericolo per la salute in base alle disposizioni di salvaguardia della legislazione alimentare generale. In questo caso, le autorità degli Stati Membri devono informarne la Commissione, che svolgerà un’indagine sulla misura di protezione dello Stato Membro. Qualora un prodotto alimentare risulti costituire un rischio per i consumatori, la Commissione può immediatamente sospenderne l’autorizzazione alla commercializzazione nell’UE.

Il nuovo regolamento influenzerà l’innovazione nel settore alimentare? L’obiettivo del nuovo regolamento è di rendere la procedura di autorizzazione per i nuovi prodotti alimentari più semplice, più rapida e più efficiente, in modo che i prodotti alimentari innovativi sicuri possano essere immessi sul mercato più rapidamente. Le disposizioni in materia di protezione dei dati contribuiranno, inoltre, a proteggere gli interessi delle aziende che producono nuovi prodotti innovativi e dovrebbero contribuire a promuovere l’innovazione nel settore dei prodotti alimentari.

Quali sono le prossime tappe? Il nuovo regolamento deve essere formalmente adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio prima di essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Le nuove norme si applicheranno dopo due anni dalla data di entrata in vigore del nuovo regolamento.

Fonte: Europe Direct Veneto

Pesticidi. Dal 15 dicembre 2015 obbligatorio il patentino per gli utilizzatori professionali

ortofruttaGira la voce: “Dimenticate l’orto in giardino e i fiori sul balcone, da oggi è necessario un patentino per usare pesticidi, lo chiede l’Europa”. Ma è davvero così? No, si tratta di un’errata lettura di nuove norme che si rivolgono solamente agli utilizzatori professionali e agli operatori del settore. Nessun nuovo obbligo per chi coltiva le proprie “passioni verdi”. Eccolo spiegato con il gioco del vero/falso.

L’Unione europea impone il patentino a chi coltiva l’orto o i fiori in casa. Vero o falso?

Falso. La direttiva 2009/128/CE sull’utilizzo sostenibile dei pesticidi non si applica a chi coltiva l’orto o fa crescere fiori sul balcone di casa. La direttiva si applica invece agli utilizzatori professionali, ai distributori e a chi fornisce consulenze sull’uso sicuro di pesticidi in ambito professionale. Per queste figure è prevista una formazione di base e dei corsi di aggiornamento sull’uso sostenibile dei pesticidi e sui rischi e gli impatti sulla salute umana e sull’ambiente.

Se uso pesticidi in ambito professionale devo essere in possesso di un certificato. Vero o falso?

Vero. In base alle regole europee, spetta ad ogni Paese UE istituire dei sistemi di certificazione e  designare le autorità competenti responsabili dell’attuazione. Questi certificati attestano una conoscenza specifica sull’uso sostenibile dei pesticidi e i rischi ad essi associati, acquisita dagli utilizzatori professionali, dai distributori e dai consulenti tramite la partecipazione a corsi di formazione.

Anche chi vende pesticidi per uso professionale deve avere il “patentino”. Vero o falso?

Vero. A partire dal 15 dicembre 2015, i distributori e rivenditori di pesticidi per uso professionale devono avvalersi di personale in possesso del “patentino”, ossia di un certificato che attesti l’acquisizione di conoscenze specifiche sull’uso sostenibile dei pesticidi e i rischi ad essi associati. Il personale specializzato in possesso del “patentino” deve, al momento della vendita, fornire ai clienti informazioni adeguate sull’uso dei pesticidi e istruzioni in materia di rischi e sicurezza per la salute umana e per l’ambiente, al fine di gestire i rischi relativi ai prodotti in questione.

Vale lo stesso anche per i piccoli distributori?

No. I microdistributori che vendono esclusivamente prodotti per uso non professionale possono essere esentati se non vendono prodotti tossici, cancerogeni o mutageni.

Niente patentino, niente pesticida, neanche se lo uso per il mio orto domestico. Vero o falso?

Falso. Chi ha l’hobby dell’orto non sarà tenuto a seguire un corso di formazione o ad acquisire il “patentino”. La vendita di pesticidi autorizzati per l’uso non professionale non sarà limitata. Chi compra questo tipo di pesticidi sarà invece informato dai rivenditori sui rischi per la salute umana e per l’ambiente connessi all’uso dei pesticidi. Diverso è il caso dei pesticidi autorizzati per uso professionale. Dal 15 dicembre 2015, la vendita di questi pesticidi sarà limitata agli operatori in possesso del “patentino”.

Fonte: Rappresentanza in Italia della Commissione Europea

Il trentino Cornella neo presidente gruppo questioni giuridiche e fiscali di Copa-Cogeca, principale organizzazione di rappresentanza agroalimentare europea

samuel cornella

Samuel Cornella

Il trentino Samuel Cornella è stato eletto lo scorso 17 novembre 2015 presidente del comitato questioni legali e fiscali di Copa-Cogeca in rappresentanza dell’Alleanza Cooperative Italiane – Settore Agroalimentare. Cornella, che già ricopriva la carica di vicepresidente, succede alla rappresentante delle cooperative agricole tedesche (DRV), Birgit Buth. Alla vicepresidenza sono stati eletti la francese Heloise Gruger (FNSEA) e il tedesco Stefan Walter (DBV).

Copa-Cogeca, la principale organizzazione di rappresentanza agroalimentare europea, rappresenta dal 1959 presso le istituzioni UE le organizzazioni professionali agricole degli Stati membri e oltre 21.000 cooperative agricole, per un fatturato complessivo di oltre 360 miliardi di euro. In rappresentanza della Federazione Trentina della Cooperazione, Cornella ha integrato dal 2010 lo staff dell’ufficio di Bruxelles di Confcooperative, assumendo la responsabilità dell’area giuridico-fiscale. Samuel Cornella, 34 anni, si è laureato in giurisprudenza nel 2005 ed ha poi conseguito un dottorato di ricerca in studi giuridici comparati ed europei preso l’Università di Trento (2009), seguito da un master in Competition Law and Economics presso la Brussels School of Competiton (2014). E’ abilitato all’esercizio della professione forense dal 2009 ed è stato visiting scholar presso la Washington University School of Law (2009). Ha all’attivo oltre 25 pubblicazioni scientifiche in materia di diritto amministrativo, europeo e della regolazione economica.

Fonte: Servizio Stampa Alleanza delle Cooperative Italiane – Settore Agroalimentare

Indicazione Geografica (IG), Europarlamento chiede estensione della protezione dai prodotti agricoli ai beni artigianali

UE-bandieraL’Europarlamento chiede che il regime UE di protezione dell’Indicazione Geografica (IG) sia esteso dai prodotti agricoli ai beni prodotti localmente e a quelli artigianali incentrati su conoscenze tradizionali. Un provvedimento di questo tipo – secondo gli europarlamentari – sosterrebbe lo sviluppo economico locale, rilancerebbe il turismo, rafforzerebbe la fiducia dei consumatori e contribuirebbe a preservare il patrimonio culturale e il know-how tradizionale delle Regioni europee.

Avremo il marmo di Carrara Igp? In pratica, con questa risoluzione si chiede alla Commissione europea di proporre una legislazione che estenda il regime UE di protezione delle Indicazioni Geografiche (IG) e includa anche i beni prodotti localmente e quelli artigianali come, per esempio, il cristallo di Boemia e il tartan scozzese, o per l’Italia il marmo di Carrara, le ceramiche di Faenza e quelle di Vietri sul Mare o i gioielli tradizionali di Torre del Greco, ecc. I deputati sottolineano come il legame tra il prodotto e il luogo di produzione sia essenziale al fine di individuare il know-how specifico e definire la qualità, l’autenticità e le caratteristiche del prodotto.

Potenziale economico e garanzia di qualità del prodotto per i consumatori. Secondo la risoluzione, tale sistema europeo di protezione delle IG potrebbe avere un notevole potenziale economico, specialmente per le PMI, e consentirebbe all’UE di avere una protezione anche al di fuori dell’UE nel quadro dei negoziati commerciali internazionali. Questo sistema fornirebbe ai consumatori informazioni affidabili sul luogo e sulle modalità di produzione, aiutandoli a compiere scelte più consapevoli, eliminando la confusione causata da nomi o descrizioni fuorvianti. Per l’Europarlamento tale sistema contribuirebbe altresì alla lotta alla contraffazione, all’uso fraudolento di nomi di origine geografica e ad altre pratiche sleali.

Sistema unico europeo di registrazione. Il Parlamento chiede che i produttori, le loro Associazioni e le Camere di Commercio siano autorizzati a richiedere la registrazione di protezione dell’Indicazione Geografica. Secondo i deputati, il meccanismo di registrazione dei prodotti dovrebbe essere il “più efficiente, semplice, utile e accessibile” e il sistema dovrebbe mantenere al minimo i costi e la burocrazia per le imprese.

Fonte: Europe Direct Veneto

Aggiornato l’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali italiani

prodotti_alimentarix224E’ stato revisionato l’elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT), che dal 2008 sono l’espressione del patrimonio gastronomico-culturale italiano. L’elenco si arricchisce di 68 nuovi prodotti, arrivando così ad un totale di 4.881 prodotti.

La Toscana detiene il primato con 461 PAT, seguita dalla Campania (457), Lazio (393), Emilia-Romagna (378) e Veneto (370). Si ricorda che si definiscono “Prodotti Agroalimentari Tradizionali” quei prodotti le cui metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura risultano consolidate nel tempo. In particolare, devono risultare praticate sul territorio di riferimento in maniera omogenea secondo regole tradizionali e protratte nel tempo, comunque per un periodo non inferiore ai 25 anni. Sono esclusi i prodotti agroalimentari registrati come Dop e Igp. Sul sito del Mipaaf è disponibile l’elenco aggiornato dei PAT.

Fonte: Europe Direct Veneto

Dimensioni vongole, non esiste un complotto Ue

visita stabilimento vongole veraci

visita stabilimento vongole veraci

Il tema delle dimensioni minime consentite per la pesca di vongole è tornato di recente ad essere oggetto di critica sulla stampa nazionale. Ma nel caso delle vongole, la normativa europea ha l’obiettivo di preservare la specie, particolarmente vulnerabile, e assicurare il mantenimento dello stock nel lungo periodo. La pesca di vongole di dimensioni inferiori a 25 millimetri provocherebbe, nel lungo periodo, una penuria di prodotto che inciderebbe ancor di più sulle tasche del settore della pesca.

La taglia minima. La taglia minima attuale, fissata nell’allegato III del Regolamento Mediterraneo n. 1967/2006, è stata adottata dal Consiglio nel dicembre 2006, al quale ovviamente partecipava anche il Ministro Italiano, ed è in vigore da gennaio 2007. È fissata sulla base del miglior parere scientifico disponibile e non esclusivamente sulla base della taglia di prima maturità sessuale della specie. Tiene conto di altri fattori, in particolare la resilienza a eventi esterni (inquinamento, temperatura e salinità dell’acqua, ecc.). Nel caso delle vongole, questi aspetti sono particolarmente importanti, poiché si tratta di specie che non si possono spostare dal fondo marino e che quindi sono vulnerabili in caso di cambiamenti nell’ambiente esterno.

Le sanzioni dell’UE sono eccessive? Partiamo dalla considerazione che le sanzioni non arrivano dall’Unione Europea. Infatti, l’UE si limita a un obbligo per gli Stati Membri di imporre sanzioni in caso di violazione di regole della Politica Comune della Pesca (PCP), in accordo con alcuni criteri (Regolamento sul controllo 1224/2009 e Regolamento sulla lotta alla pesca INN 1005/2008). Quale sia l’entità di queste sanzioni è di esclusiva competenza dello Stato Membro. Il problema, dunque, della sproporzionalità delle sanzioni è un problema italiano non europeo. Nel nostro Paese le sanzioni sono regolate dal Decreto Legislativo n. 4 del 9 gennaio 2012. Va detto che l’Amministrazione italiana sta procedendo a una revisione di questa normativa.

L’UE impone unilateralmente le norme sul pescato? La nuova Politica Comune sulla Pesca (approvata dal Consiglio e dal Parlamento UE, quindi anche da rappresentanti dell’Italia) offre un’ampia gamma di possibilità agli Stati Membri per modificare alcune misure tecniche attualmente in vigore, incluse le taglie minime. Attraverso una collaborazione a livello regionale e con il contributo delle parti interessate, gli Stati Membri possono infatti presentare alla Commissione raccomandazioni congiunte concernenti le misure tecniche volte a raggiungere gli obiettivi della PCP (principio della “regionalizzazione”). Se l’Italia o altri Paesi riterranno che ci siano evidenze scientifiche che sia mutata la situazione degli ambienti ittici sulla base dei quali sono state definite le correnti normative, potrà presentarle e richiedere una modifica. Tali raccomandazioni, basate su solidi pareri scientifici e soggette a riesame da parte del Comitato Scientifico, Tecnico ed Economico per la Pesca (CSTEP), possono poi essere adottate dalla Commissione e quindi tradotte in normativa comunitaria.

Fonte: Europe Direct Veneto