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Corte dei conti europea, politica agricola Ue in fase di transizione, continuità necessaria come anche norme più chiare

Si registrano ritardi nell’approvazione del quadro finanziario pluriennale (QFP) dell’UE per il 2021‑2027 e della politica agricola comune (PAC) per il periodo successivo al 2020. Per questo motivo, la Commissione europea ha proposto norme transitorie applicabili alla PAC nel 2021, per continuare a sostenere gli agricoltori dell’UE e lo sviluppo rurale dopo la scadenza dell’attuale politica nel 2020 e fino all’entrata in vigore della nuova PAC.

I ritardi rinvieranno di almeno un anno l’applicazione di una politica agricola dell’UE più ambiziosa, avverte la Corte dei conti europea in un nuovo parere. Questo tempo supplementare dovrebbe essere sfruttato per affrontare le sfide climatico-ambientali illustrate nel Green Deal, nonché per assicurare una solida governance della futura PAC e puntellarne il quadro di riferimento della performance, sostiene la Corte.

La proposta. La Commissione ha proposto di prorogare l’attuale quadro normativo e di continuare a finanziare la politica agricola in base agli importi proposti per il QFP concernente il periodo successivo al 2020. Il regolamento transitorio proposto mira a fornire certezza e continuità nella concessione del sostegno e ad agevolare la transizione dal periodo in corso a quello successivo. Le norme transitorie proposte per il 2021 partono dal presupposto che l’entrata in vigore della nuova PAC – inizialmente prevista per il 1° gennaio 2021 – sarà posticipata di un anno. La Corte ha esaminato se le norme proposte siano chiare sul piano giuridico e prudenti sul piano finanziario, analizzandone anche le implicazioni per la PAC post 2020.

La Corte dei conti europea. “Considerata la situazione del dibattito in corso fra il Parlamento europeo e il Consiglio, potrebbe risultare difficoltoso applicare il nuovo quadro normativo e i piani strategici per la PAC a partire dal 2022”, afferma João Figueiredo, il Membro della Corte responsabile del parere. “Il tempo disponibile prima di allora dovrebbe essere usato per affrontare le questioni sollevate dalla Corte, specie riguardo alle sfide in materia di clima e ambiente”.

La proposta della Commissione offre agli Stati membri la possibilità di prorogare di un anno i rispettivi programmi di sviluppo rurale, fino alla fine del 2021. La Corte sottolinea che gli Stati membri dovrebbero continuare ad affrontare le problematiche climatiche e ambientali puntando a livelli di risultato almeno pari, se non superiori, a quelli perseguiti fino ad ora, utilizzando eventuali nuove risorse finanziarie secondo le vecchie norme. La Corte osserva inoltre che si è prestata un’attenzione crescente ai pagamenti erogati ad agricoltori che non sono realmente tali ma che acquistano terreni agricoli per ricevere i pagamenti PAC; invita la Commissione e i responsabili delle politiche a usare l’anno supplementare per valutare i rischi correlati e la necessità di rivedere i criteri stabiliti nelle proposte legislative relative alla PAC post 2020. Precisa infine che la valutazione ex post dell’attuale periodo è rinviata alla fine del 2026; ne consegue che la Commissione preparerebbe la propria proposta per la PAC successiva al 2027 senza aver pienamente valutato la performance della PAC del periodo 2014‑2020.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

Green Deal e futura Pac, se ne parla sabato 1 febbraio 2020 a Verona a Fieragricola nell’incontro organizzato da Veneto Agricoltura, patrocinato da Argav e Unaga

Il Green Deal Europeo, presentato a dicembre 2019 dalla Commissione, prevede una serie di azioni per stimolare l’uso efficiente delle risorse, grazie al passaggio a un’economia circolare e pulita, arrestare i cambiamenti climatici, mettere fine alla perdita di biodiversità e ridurre l’inquinamento. Il documento, accolto con favore da tutte le parti sociali, illustra anche gli investimenti necessari e gli strumenti di finanziamento che l’UE metterà a disposizione. Il Green Deal riguarda tutti i settori dell’economia, in particolare i trasporti, l’energia, l’edilizia, vari settori industriali, le TIC, l’agricoltura, ecc. E’ proprio sul binomio Green Deal e agricoltura che sarà dedicato il seminario proposto da Veneto Agricoltura, d’intesa con Unaga e Argav, sabato 1° febbraio (ore 11:30) nello stand della Regione Veneto (Pad. 4) a Verona in occasione di Fieragricola.

L’importante tema sarà affrontato, tra gli altri, dal prof. Angelo Frascarelli dell’Università di Perugia che spiegherà come gli agricoltori europei siano sì pronti a fornire e sostenere una visione così ambiziosa come questa proposta dall’UE nei confronti del clima, ma a condizione che il Green Deal sia coerente con lo sviluppo del settore agricolo. Ormai da anni gli agricoltori europei chiedono politiche coerenti, redditi decenti e lo stop ad una rappresentazione “ingiusta” del comparto. Si tratta di concrete preoccupazioni che devono essere affrontate con urgenza, ancora più oggi di fronte ad un Green Deal che solleva più domande tra gli agricoltori europei di quante non siano le risposte che dovrebbe invece offrire. Avere una visione chiara sui cambiamenti climatici è per l’Unione Europea senz’altro obbligatorio, ma questo dovrebbe avvenire nell’ambito di un progetto concreto e realistico, che davvero “non lasci indietro nessuno”, come recita il documento della Commissione sul Green Deal.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Agricoltura e Green Deal, le perplessità degli agricoltori europei

Il Green Deal, che punta a trasformare l’Europa nel primo continente a impatto zero sul clima, evidenzia il ruolo chiave che dovrà svolgere la comunità agricola. Tutto bene? Non proprio, viste le tante preoccupazioni e le domande avanzate dalle organizzazioni agricole UE.

Gli agricoltori europei sono pronti a fornire e sostenere una visione ambiziosa dell’UE nei confronti del clima a condizione che il Green Deal sia coerente con lo sviluppo del settore agricolo. Del resto, ormai da anni gli agricoltori europei chiedono politiche coerenti, redditi decenti e lo stop ad una rappresentazione “ingiusta” del comparto. Sono queste preoccupazioni che necessariamente devono essere affrontate, ancora più oggi di fronte ad un Green Deal che solleva più domande tra gli agricoltori europei di quante non siano le risposte che dovrebbe invece offrire. Avere una visione chiara sui cambiamenti climatici è per l’Unione Europea senz’altro obbligatorio, ma questo dovrebbe avvenire nell’ambito di un progetto concreto e realistico, che davvero “non lasci indietro nessuno”, come recita il Green Deal.

Domande, preoccupazioni e perplessità. E’ questa, in sintesi, la posizione tracciata dall’Organizzazione agricola europea Copa-Cogeca a margine della presentazione del Green Deal, avvenuta nei giorni scorsi, la quale formula una serie di domande che mettono il dito su numerose piaghe che preoccupano tutti gli agricoltori europei. Vediamole: in che modo il bilancio europeo (QFP), con i suoi tagli previsti, terrà conto delle ambizioni del Green Deal in generale e in particolare di quelle della nuova strategia della PAC e “Farm to Fork”?; in che modo la Commissione eviterà ulteriori ritardi nella riforma della PAC se dovrà “riflettere” sulle ambizioni del Green Deal e della strategia Farm to Fork”?; in che modo l’ambizione del Green Deal sarà rispecchiata, fin dall’inizio, nei Piani strategici nazionali della PAC se non sono ancora chiari i criteri per approvarli?; in che modo gli agricoltori saranno ricompensati attraverso gli eco-schemi se questi affrontano solo i costi sostenuti e il mancato guadagno?; in che modo la proposta di strategiaFarm to Fork” per migliorare la posizione degli agricoltori andrà oltre la direttiva già approvata sugli UTP (Unlikely to Pay, crediti sulle probabili inadempienze)?; le “nuove tecnologie e scoperte scientifiche” includono le nuove tecniche di riproduzione attualmente bloccate dalla decisione della Corte di giustizia europea?; la “diplomazia” del Green Deal sarà utilizzata retroattivamente per gli Accordi di libero scambio (ad esempio l’Accordo Mercosur) che supportano “pratiche dannose come il disboscamento illegale”?; come la Commissione europea realizzerà l’adozione delle “tecnologie digitali”, che svolgono un ruolo centrale nel Green Deal, se solo il 50% delle aree rurali europee avrà una copertura a banda larga?; come sarà possibile ridurre in modo significativo l’uso di pesticidi e fertilizzanti se nel Green Deal non verrà menzionato un elenco di “alternative credibili”?; quale sarà l’impatto finanziario del Green Deal in un momento in cui l’agricoltura europea deve affrontare la sfida del rinnovamento generazionale?

Conservare il modello di agricoltura europea. L’agricoltura è un partner essenziale di tutte le politiche di riferimento presenti nel Green Deal e in questo contesto gli agricoltori europei contribuiranno senz’altro al dibattito che coinvolgerà le parti interessate, ma dev’essere chiaro fin da subito che il successo del Green Deal dipenderà anche dal successo e dalla conservazione del modello di agricoltura familiare europea. Nessun altro settore è in grado di rimuovere le emissioni dall’atmosfera in modo naturale, pur costituendo allo stesso tempo la base per lo sviluppo di un’economia basata sulla biodiversità e garantendo la sicurezza alimentare.

Fonte: Europe Direct Veneto/Veneto Agricoltura Europa

 

Green Deal europeo: fare dell’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050

La Commissione europea ha presentato il Green Deal europeo, ossia una tabella di marcia per rendere sostenibile l’economia dell’UE, trasformando i problemi ambientali e climatici in opportunità in tutti gli ambiti e rendendo la transizione giusta e inclusiva per tutti.

Obiettivi ambiziosi ma doverosi. Il Green Deal europeo prevede una serie di azioni per stimolare l’uso efficiente delle risorse, grazie al passaggio a un’economia circolare e pulita, arrestare i cambiamenti climatici, mettere fine alla perdita di biodiversità e ridurre l’inquinamento. Il documento illustra gli investimenti necessari e gli strumenti di finanziamento disponibili e spiega come garantire una transizione giusta e inclusiva. Il Green Deal europeo riguarda tutti i settori dell’economia, in particolare i trasporti, l’energia, l’agricoltura, l’edilizia e settori industriali quali l’acciaio, il cemento, le TIC, i prodotti tessili e le sostanze chimiche.

Per tradurre in atti legislativi l’ambizione ad essere il primo continente al mondo a emissioni zero entro il 2050, la Commissione presenterà entro 100 giorni la prima “legge europea sul clima”. Per realizzare le ambizioni dell’Unione in materia di clima e ambiente, la Commissione presenterà inoltre la strategia sulla biodiversità per il 2030, la nuova strategia industriale e il piano d’azione sull’economia circolare, la strategia “Dal produttore al consumatore” per una politica alimentare sostenibile e proposte per un’Europa senza inquinamento.

Investimenti necessari. Per realizzare gli obiettivi del Green Deal europeo saranno necessari investimenti notevoli: attualmente per il 2030 si stima che occorreranno investimenti supplementari annui dell’ammontare di 260 miliardi di €, pari a circa l’1,5 % del PIL del 2018, per i quali sarà necessaria la mobilitazione dei settori pubblico e privato. All’inizio del 2020 la Commissione presenterà un piano di investimenti per un’Europa sostenibile per contribuire a soddisfare le esigenze di investimento. Almeno il 25 % del bilancio a lungo termine dell’UE dovrebbe essere destinato all’azione per il clima e la Banca europea per gli investimenti, la banca europea per il clima, fornirà ulteriore sostegno. Per fare sì che il settore privato contribuisca al finanziamento della transizione ecologica, nel 2020 la Commissione presenterà una strategia di finanziamento verde.

Fonte: Europe Direct Comune di Venezia

Valutazione del rischio cumulativo da pesticidi

L’EFSA indice una consultazione pubblica sulle proprie valutazioni dei rischi per l’uomo connessi alla presenza di residui di pesticidi multipli negli alimenti. Le parti interessate possono presentare commenti fino al 15 novembre su due valutazioni: una esamina gli effetti cronici sul sistema tiroideo e l’altra gli effetti acuti sul sistema nervoso.

Le bozze di valutazione rappresentano il culmine di una collaborazione pluriennale tra l’EFSA e l’Istituto nazionale per la salute pubblica e l’ambiente dei Paesi Bassi (RIVM). La conclusione generale provvisoria di entrambe le valutazioni è che il rischio per i consumatori derivante dall’esposizione alimentare cumulativa è inferiore alla soglia che farebbe scattare meccanismi normativi per tutti i gruppi di popolazione interessati. Per assistere le parti che desiderino contribuire alla consultazione, l’EFSA organizza a Bruxelles una riunione in cui scienziati EFSA ed esperti esterni presenteranno e discuteranno i principali elementi e risultati delle valutazioni pilota. Le iscrizioni all’evento sono aperte.

Per saperne di più. Le sostanze considerate nelle valutazioni sono state individuate dagli esperti di pesticidi dell’EFSA utilizzando una metodologia appositamente studiata per classificare i pesticidi in “gruppi per la valutazione del rischio cumulativo” (i cosiddetti CAG). La metodologia si basa sul presupposto che pesticidi che causino i medesimi effetti specifici possano produrre tossicità cumulativa. Il regolamento UE sui limiti massimi di residui di pesticidi negli alimenti (LMR) stabilisce che le decisioni riguardanti gli LMR debbano tenere conto degli effetti cumulativi dei pesticidi man mano che i metodi per valutare tali effetti si rendano disponibili. Inoltre, il regolamento che disciplina l’immissione dei pesticidi sul mercato stabilisce che i pesticidi non debbano avere effetti nocivi – e nemmeno cumulativi – sull’uomo.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

 

La Corte dei conti europea esamina le misure eccezionali per il mercato lattiero

La Corte dei conti europea sta esaminando le misure eccezionali adottate dall’UE per contrastare le perturbazioni del mercato lattiero-caseario tra il 2014 e il 2017. Gli auditor stanno valutando se tali misure, che costano circa 740 milioni di euro al bilancio dell’UE, siano state concepite in modo appropriato e se abbiano mitigato adeguatamente gli effetti delle perturbazioni. Gli auditor controlleranno inoltre se la Commissione europea e gli Stati membri siano ora meglio preparati ad affrontare future perturbazioni del mercato lattiero-caseario. La pubblicazione della relazione è prevista verso la fine del 2020.

La produzione di latte è il principale settore agricolo dell’UE in termini di valore (58 miliardi di euro nel 2018) e attualmente rappresenta circa il 14 % della produzione agricola. Per evitare che i prezzi dei prodotti lattiero-caseari scendano a livelli insostenibili, sono in atto misure (conosciute come la “rete di sicurezza”) per rimuovere temporaneamente alcune eccedenze dal mercato. Esse prevedono l’acquisto e l’ammasso, da parte di soggetti pubblici e privati, di burro e di latte scremato in polvere.

Nel 2014‑2015, i prezzi del latte alla produzione nell’UE sono calati di approssimativamente 10 centesimi al litro, fino a raggiungere i circa 30 centesimi. La Commissione ha ritenuto che le perturbazioni del mercato che il settore lattiero stava affrontando fossero dovute ad uno squilibrio mondiale tra offerta e domanda, in cui il divieto di importazione di prodotti agricoli e alimentari dell’UE in Russia aveva un ruolo centrale. Di conseguenza, ha adottato misure straordinarie per integrare la “rete di sicurezza”. Tali misure volevano fornire un aiuto eccezionale temporaneo agli allevatori e ai produttori di latte maggiormente colpiti dalle perturbazioni. Gli Stati membri potevano integrare i finanziamenti dell’UE tramite i rispettivi bilanci nazionali.

I produttori di latte sono stati colpiti da una diminuzione significativa delle entrate”, ha dichiarato Nikolaos Milionis, il Membro della Corte dei conti europea responsabile dell’audit.La Corte analizzerà se il bilancio dell’UE sia stato ben utilizzato per aiutarli a superare la crisi e se la Commissione sia preparata ad affrontare future perturbazioni del mercato”. Gli auditor analizzeranno la politica della Commissione e i dati degli Stati membri, oltre a raccogliere informazioni presso gli allevatori, le organizzazioni professionali e il settore lattiero-caseario. Effettueranno inoltre sopralluoghi in Francia, Italia, Irlanda e Finlandia, al fine di esaminare in che modo le misure siano state attuate.

Germania, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Polonia e Italia sono i principali produttori di latte vaccino. Due terzi di tutto il latte trasformato dalle aziende lattiero-casearie viene usato per produrre burro e formaggi. Fino al 31 marzo 2015, l’UE ha applicato un sistema di quote latte il cui obiettivo era limitare la produzione complessiva di latte nell’UE. La dotazione finanziaria per la rete di sicurezza ammontava a 45,3 milioni di euro per il periodo 2015‑2017.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

La nuova Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, da chi è composta e obiettivi

E’ stata formata la nuova Commissione Agricoltura (COMAGRI) del Parlamento europeo. Tredici gli eurodeputati italiani tra titolari e sostituti, su un totale di 93 membri. Le priorità di lavoro sono: riforma della PAC, Mercosur e finanziamento al capitolo agricolo del bilancio UE per il periodo 2021-2027.

Composizione. Il nuovo Presidente della COMAGRI è il tedesco Norbert Lins, mentre gli europarlamentari italiani eletti sono: Paolo De Castro (socialisti e democratici), Mara Bizzotto (Identità e democrazia), Angelo Ciocca (Identità e democrazia), Herbert Dorfmann (Gruppo del Partito popolare europeo), Dino Giarrusso (non iscritto, Movimento 5 stelle) e Pina Picierno (socialisti e democratici) quali membri effettivi, mentre Massimo Casanova (Identità e democrazia), Francesca Donato (Identità e democrazia), Giuseppe Ferrandino (Socialisti e democratici), Giuseppe Milazzo (Partito popolare europeo), Nicola Procaccini (Conservatori e riformisti europei), Daniela Rondinelli (non iscritta, Movimento 5 stelle) e Massimiliano Smeriglio (Socialisti e Democratici) quali membri sostituti.

Il ruolo della Commissione. Compito della COMAGRI è quello di sostenere e incentivare lo sviluppo del mercato alimentare inerente all’agricoltura, di portare avanti la lotta al cambiamento climatico attraverso misure attuabili nel settore e sostenere economicamente le aziende agricole. Per queste ragioni, l’UE investe molto in progetti quali Horizon 2020, un progetto che incentiva la ricerca in vari settori tra cui l’intelligenza artificiale e la robotica applicate all’agricoltura, gli accordi di libero scambio con Paesi extra-comunitari, tra tutti il Mercosur (mercato comune Sud-americano), e attua politiche agricole comuni (PAC) a livello europeo rendendo il
mercato agricolo più stabile e controllabile dal punto di vista della produzione e della sicurezza alimentare. Nel 2018 sono stati investiti, per la sola PAC, oltre 58 miliardi di euro.

Le priorità del neopresidente Norbert Lins. Il neopresidente della COMAGRI ha indicato le sue priorità tra cui, in primis, la riforma della PAC: “Dobbiamo decidere come vogliamo procedere: se includere il lavoro fatto nella scorsa legislatura o se ricominciare da capo”. Il rischio concreto è quello di dover prorogare di un anno l’avvio della nuova programmazione 2021- 2027. Il cambio dei membri della COMAGRI comporta infatti la possibilità di mantenere tutte le modifiche proposte (ma non ancora approvate) alla PAC nella precedente legislatura o rivederle completamente o in parte, facendone slittare i tempi di attuazione. Altra questione bollente, sottolinea Lins, sono gli Accordi con il Mercosur, che nelle scorse settimane hanno sollevato molte perplessità tra i membri della COMAGRI e pertanto “necessita di un tempo maggiore per stabilire le prospettive, i vantaggi e gli svantaggi per gli agricoltori dell’Unione Europea”. Altro punto toccato da Lins è il piano di finanziamento europeo 2021-2027 che stabilirà il budget disponibile per le politiche agricole della nuova Commissione. Lins è parso piuttosto
tranquillo, trattandosi l’agricoltura di “una delle più importanti aree politiche all’interno dell’UE, con il 38% del budget totale. Nel futuro – ha concluso il neo presidente della COMAGRI – le risorse a disposizione saranno sicuramente minori, ma come capo della Commissione Agricoltura dell’Europarlamento mi impegnerò a mantenere a questi livelli il budget per gli agricoltori europei, per la produzione del cibo, per lo sviluppo rurale e le misure ambientali”.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

La Corte dei conti europea esamina nuove tecnologie di produzione e trattamento delle immagini ai fini del monitoraggio della PAC

La Corte dei conti europea sta svolgendo un audit, la cui pubblicazione è prevista per l’inizio del 2020, per valutare l’uso da parte dell’UE delle nuove tecnologie di produzione e trattamento delle immagini ai fini del monitoraggio della politica agricola comune (PAC).

Effettuati controlli sul 5 per cento dei richiedenti aiuti UE. In particolare, esaminerà il sostegno fornito dalla Commissione europea e le pratiche in uso negli Stati membri e analizzerà le problematiche che ostacolano un’applicazione più rapida e diffusa di queste nuove tecnologie. Ogni anno, infatti, gli Stati membri effettuano circa 900 000 controlli in loco sugli aiuti dell’UE nel settore agricolo. Tali controlli coprono tuttavia solo il 5 % dei richiedenti. Le nuove tecnologie di produzione e trattamento delle immagini, invece, possono fornire prove più complete delle attività agricole realmente svolte dagli agricoltori e della loro conformità alle norme della PAC, oltre ad accrescere l’efficacia delle future misure climatiche e ambientali della PAC. Potenzialmente, può anche ridurre i costi dei controlli negli Stati membri, esaminando al contempo un numero maggiore di beneficiari.

Da circa due anni, il programma dell’UE che si avvale del satellite Sentinel di Copernicus fornisce immagini ad alta risoluzione disponibili gratuitamente. I dati forniti dal satellite possono facilitare i controlli concernenti, ad esempio, l’attività agricola svolta sulle parcelle, la classificazione delle colture o talune aree di interesse ecologico. La Commissione e gli Stati membri stanno promuovendo anche altri progetti, che prevedono l’uso di foto geo-referenziate e di droni e soluzioni per il monitoraggio dei terreni. Tutti offrono opportunità per monitorare la PAC in un modo più completo, efficace ed efficiente sotto il profilo dei costi.

L’audit della Corte valuterà se la Commissione europea e gli Stati membri abbiano preso provvedimenti per sfruttare le potenzialità delle nuove tecnologie in materia di immagini per il monitoraggio della PAC. In particolare, analizzerà: se la Commissione abbia incoraggiato l’impiego diffuso delle tecnologie in questione; se gli Stati membri abbiano preso provvedimenti per porle in atto. L’audit prevede anche visite informative in quattro Stati membri che hanno iniziato a utilizzare le immagini satellitari per il monitoraggio della PAC, ossia Belgio, Danimarca, Italia e Spagna.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

Divieto plastica monouso in Europa entro il 2021

Stop all’uso della plastica monouso in Europa grazie alla Direttiva 2019/904 approvata dal Parlamento europeo il 20 marzo scorso e adottata dal Consiglio il 21 maggio. La Direttiva è entrata in vigore il 2 luglio scorso.

Saranno quindi vietati nell’UE entro il 2021 i seguenti prodotti: – posate di plastica monouso quali forchette, coltelli, cucchiai e bacchette; – piatti di plastica monouso, – cannucce di plastica, – bastoncini cotonati fatti di plastica, – bastoncini di plastica per palloncini, – plastiche ossi-degradabili, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso.

Fonte: Europe Direct comune di Venezia

Sostegno a carattere eccezionale dalla Commissione europea al settore avicolo italiano per i danni derivati dall’influenza aviaria

Lo scorso 18 luglio gli Stati membri dell’UE hanno concordato di fornire un sostegno extra ai produttori italiani di uova e pollame, colpiti dall’influenza aviaria nel 2017 e nel 2018 per un importo complessivo di 32,1 milioni di euro.

Tra il 1 ° ottobre 2017 e il 30 giugno 2018, sono stati confermati e notificati dall’Italia 45 focolai di influenza aviaria che hanno colpito anatre, tacchini, faraone, galli e galline. L’Italia ha adottato tutte le misure necessarie per controllare e monitorare la situazione e prevenire ulteriori epidemie, misure queste che hanno avuto un impatto su un gran numero di produttori di carni e di uova di pollame. Ciò ha comportato una perdita di produzione di uova da cova, uova da consumo, animali vivi e carne di pollame.

Il contributo a carattere eccezionale, fornito nell’ambito dell’Organizzazione Comune del Mercato della Politica agricola comune (Pac), darà sostegno ai produttori colpiti dai focolai che hanno subito perdite economiche ed ammonterà a 64,2 milioni di euro, essendo cofinanziato tra il bilancio dell’UE e quello italiano.

Fonte: Ag-press.eu