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A Padova il laboratorio nazionale per le “superpiante” del futuro

I ricercatori dell’Università di Padova stanno lavorando alle superpiante del futuro: radicchio e lattuga in grado di crescere con poca acqua e senza prodotti chimici, pomodori e peperoni arricchiti da un surplus di vitamine, altre orticole con più minerali e sostanze nutritive. E ancora: mele resistenti alla ticchiolatura, patate che si autodifendono dalla peronospora, grano duro con alte qualità panificatorie, mais che non soffre per la siccità.

Genome editing. Gianni Barcaccia, direttore del dipartimento Dafnae e docente di genetica agraria e genomica applicata dell’Università di Padova, ha annunciato la grande rivoluzione delle biotecnologie in agricoltura al convegno “New Plant breeding techniques” svoltosi a fine 2019 a Padova, promosso da Confagricoltura Padova. “Le nuove tecniche di miglioramento genetico delle piante, come il genome editing, sono l’inizio di una grande rivoluzione: possiamo intervenire sui genomi delle piante, in maniera precisa e mirata, modificandole in maniera sostanziale sia per adattarsi ai cambiamenti climatici in corso, sia per renderle più resistenti alle malattie e migliorarne le proprietà”, ha riferito Barcaccia.

Nuove tecniche di miglioramento genetico. Al convegno, al quale hanno partecipato i massimi esperti nazionali del settore, si è fatto il punto sulle nuove tecniche di miglioramento genetico, le Nbt (New plant breeding techniques), che nei prossimi anni rivoluzioneranno il mondo dell’agricoltura e della produzione di cibo nel mondo. Un’innovazione necessaria, ha spiegato Michele Barbetta, presidente di Confagricoltura Padova, “perché il nostro lavoro di agricoltori sta diventando sempre più incerto e difficile a causa degli andamenti climatici alterati, dei parassiti alieni e del mercato globale. Abbiamo bisogno di un’agricoltura che abbia una sostenibilità anche economica mediante la coltivazione nei nostri campi di piante migliorate, che potranno essere le stesse varietà tradizionali del nostro territorio, ma più adatte a un ambiente ostile e alle attuali necessità dell’umanità”. Un concetto ribadito da Massimiliano Giansanti, presidente nazionale di Confagricoltura e Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto: “Gli agricoltori sono imprenditori e non fanno beneficenza. Il settore agricolo ha bisogno di ricerca e innovazione per crescere ed essere competitivo sul mercato globale. La scienza può darci un grande supporto nello sviluppo, ma urge un quadro normativo che ci permetta di competere alla pari nel mondo”.

Ricerca. Il paradosso è, infatti, che dal 2012 già si sperimentano in laboratorio le nuove tecniche, come il genome editing, ma non si possono applicare alle colture in campo perché la Corte di giustizia europea, nel 2018, ha stabilito che siano da considerarsi ogm. Quindi vietate. Barcaccia ha spiegato che l’Università di Padova ha inviato ricercatori nel mondo a imparare le tecniche più innovative: ad Adelaide per imparare come rendere resistenti le viti ai patogeni, in Virginia per lavorare a rendere superfood radicchio e lattuga. Ma servono nuove direttive europee per poi poterle applicare alle colture in tutto il Veneto e in Italia. L’europarlamentare Herbert Dorfmann ha dato qualche spiraglio di speranza: “Il nuovo piano verde che verrà affrontato dal Parlamento Ue propone la riduzione del 50 per cento degli antiparassitari, ma sottolinea l’importanza delle nuove tecnologie”. E se Deborah Piovan, portavoce di “Cibo per la mente”, che riunisce 14 associazioni nell’agroalimentare italiano, ha rimarcato come i finanziamenti per la ricerca siano diminuiti in Italia in quasi dieci anni del 38 per cento, Dorfmann ha rassicurato che in Europa si investirà di più: “I fondi per la ricerca saliranno da 4 a 9 miliardi”.

Sul fronte vino.Riccardo Velasco, direttore del Centro di viticoltura ed enologia Crea, ha spiegato che anche sul fronte “vino” si stanno facendo passi da gigante, con la creazione di cloni di vitigni resistenti a malattie come oidio e peronospora. Mario Enrico Pè, presidente della Società italiana genetica agraria, ha annunciato l’avvio di un corso teorico pratico per ricercatori, che impareranno in laboratorio i nuovi strumenti molecolari per effettuare cambiamenti nel dna delle diverse specie. Infine Giuseppe Carli, presidente di Assosementi, ha rimarcato come l’industria sementiera guardi con grande interesse al futuro biotech; “Non si può più usare la caravella per attraversare l’oceano. Anche l’agricoltura non può restare ferma all’aratro, ma usare l’innovazione per affrontare le nuove sfide”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Padova

Miglioramento genetico: la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che gli organismi ottenuti mediante mutagenesi sono di fatto Ogm, quindi ricadono nella relativa normativa

I giudici europei hanno stabilito che gli organismi ottenuti mediante mutagenesi (ovvero la modifica del Dna di un organismo vivente senza l’introduzione di materiale genetico proveniente da un’altra specie) sono Organismi geneticamente modificati (Ogm) “nei limiti in cui le tecniche e i metodi di mutagenesi modificano il materiale genetico di un organismo secondo modalità che non si realizzano naturalmente”.

Tecniche non naturali. Per i giudici,dunque, sono soggetti alla normativa europea sugli Ogm tutti quegli organismi che sono frutto di processi o tecniche non “naturali”. In questo senso le New breeding techniques non possono essere considerate esenti dalla normativa Ogm.

Esentate le applicazioni con una lunga trdizione di sicurezza. La Corte precisa, però, che “dalla direttiva sugli Ogm emerge che quest’ultima non si applica agli organismi ottenuti per mezzo di determinate tecniche di mutagenesi, ossia quelle che sono state utilizzate convenzionalmente in varie applicazioni con una lunga tradizione di sicurezza”. Questo per evitare che varietà di piante coltivate da anni, come il grano Creso (una cultivar ottenuta tramite mutagenesi indotta da una irradiazione combinata di neutroni e raggi gamma), ricadessero nella normativa sugli Ogm.

Principio di precauzione. Riguardo alle New breeding techniques, la Corte sottolinea come “i rischi legati all’impiego di tali nuove tecniche di mutagenesi potrebbero risultare simili a quelli derivanti dalla produzione e dalla diffusione di Ogm tramite trans genesi”. Per questo motivo i giudici di Lussemburgo, rifacendosi al principio di precauzione, ritengono che “la direttiva sugli Ogm si applica anche agli organismi ottenuti mediante tecniche di mutagenesi emerse successivamente alla sua adozione”.

A differenza di quanto deciso negli USA, dunque, i giudici della Corte di Giustizia dell’UE hanno stabilito che gli organismi ottenuti tramite le Nbt di fatto devono ricadere all’interno della normativa sugli Ogm. Quanto ai motivi di questa equiparazione, i giudici europei si limitano a dire che “la modifica diretta del materiale genetico di un organismo tramite mutagenesi consente di ottenere i medesimi effetti dell’introduzione di un gene estraneo nell’organismo (transgenesi) e in quanto tali nuove tecniche consentono di produrre varietà geneticamente modificate a un ritmo e in quantità non paragonabili a quelli risultanti dall’applicazione di metodi tradizionali di mutagenesi”.

Fine del genome editing? Se da un lato i giudici ritengono di aver salvaguardato “la salute umana e l’ambiente”, dall’altro – osservano alcune fonti – hanno di fatto messo la parola fine al miglioramento genetico attraverso tecniche come il genome editing. Tecniche sulle quali anche il Mipaaf aveva deciso di investire stanziando 21 milioni di euro nell’ambito di un progetto di miglioramento genetico delle colture importanti per il made in Italy coordinato dal Crea. Le potenzialità delle Nbt si scontrano, dunque, con una burocrazia che di fatto mette fuori gara le piccole imprese e rende insostenibili gli investimenti sulle colture minori. La direttiva che regola gli Ogm prevede, infatti, che questi organismi siano autorizzati dopo una valutazione dei rischi che possono rappresentare per la salute umana e l’ambiente e li sottopone a requisiti di tracciabilità, etichettatura e monitoraggio.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

Mais Ogm, i dati di oltre vent’anni confermano resa superiore, riduzione degli insetti dannosi e minor presenza di contaminanti pericolosi. Ma Greenpeace definisce questa tecnica superata ed un freno per l’innovazione ecologica.

Dallo studio condotto dalla Scuola Superiore Sant’Anna e dall’Università di Pisa, che ha analizzato i dati relativi a 21 anni di coltivazioni nel mondo, dal loro inizio nel 1996 fino al 2016, in Usa, Europa, Sud America, Asia, Africa e, Australia, è emerso che le colture di mais transgenico hanno una resa superiore dal 5,6% al 24,5%, aiutano a ridurre gli insetti dannosi nei raccolti e hanno percentuali inferiori di contaminanti pericolosi negli alimenti, come micotossine (-28,8%) e fumonisine (-30,6%).

L’analisi è stata coordinata da Laura Ercoli, docente di Agronomia e Coltivazioni Erbacee all’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna, con la quale hanno collaborato Elisa Pellegrino, Stefano Bedini e Marco Nuti. “Questa analisi – spiega Laura Ercoli – fornisce una sintesi efficace su un problema specifico molto discusso pubblicamente. Lo studio ha riguardato esclusivamente l’elaborazione rigorosa dei dati scientifici e si è basata su 11.699 osservazioni che riguardano le produzioni, la qualità della granella, il contenuto in micotossine, l’effetto sugli insetti target e non-target, i cicli biogeochimici come contenuto di lignina negli stocchi e nelle foglie, perdite di peso della biomassa, emissione di anidride carbonica dal suolo. I dati permettono di trarre conclusioni univoche, aiutando ad aumentare la fiducia del pubblico nei confronti del cibo prodotto con piante geneticamente modificate”.

Mas. Commentando lo studio, Greenpeace ha sottolineato come le colture Ogm, considerate una panacea per la produzione di cibo, costituiscano in realtà un freno per l’innovazione ecologica in agricoltura. «Mentre mancano colture Ogm resilienti ai cambiamenti climatici – sostiene Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace Italia – esistono tecniche di selezione molto più all’avanguardia ed efficaci come la Mas, Marker Assisted Selection – Selezione Assistita da Marcatori, che sta già avendo brillanti risultati come varietà di frumento resistenti alla siccità e varietà di riso resistenti alle inondazioni, senza le problematiche degli Ogm, come quella del monopolio delle sementi”. 

Fonte: Garantitaly.it

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Ogm, la Corte di giustizia europea afferma che l’Italia non può vietarne la coltura. Zaia: “Assist a multinazionali”, Coldiretti: “Sentenza superata da nuova legislazione”

La Corte di giustizia europea ha emesso ieri una sentenza in cui indica che, secondo il diritto Ue, qualora non sia accertato che un prodotto geneticamente modificato possa comportare un grave rischio per la salute umana, degli animali o per l’ambiente, né la Commissione né gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure di emergenza quali il divieto della coltivazione, come fatto dall’Italia nel 2013. La Corte di Giustizia si è espressa in questo modo sul caso simbolo in Italia dell’agricoltura geneticamente modificata, quello dell’agricoltore friulano Giorgio Fidenato, che aveva sfidato i divieti seminando mais Ogm nei suoi campi.

Governatore Veneto: “Gravissimo colpo ai prodotti tipici, assist a multinazionali”. In una nota stampa il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha dichiarato che: “Sulla base di questa sentenza, i consumatori saranno ridotti a vere e proprie cavie sulle quali sperimentare se gli ogm fanno male o no. Per contrastare tale pericolosa assurdità mi auguro nasca un vasto movimento di popolo, composto da tutti coloro che hanno a cuore il valore della biodiversità e delle produzioni agricole tipiche. Gravissimo è il danno che ne riceveranno l’Italia e il Veneto, rispettivamente con quattromilacinquecento e 350 prodotti tipici di alta qualità, che rischiano di essere spazzati via. Rischiamo di essere tutti schiavi delle multinazionali, ed è purtroppo reale la prospettiva che, per coltivare uva senza semi non potremo più acquistare e coltivare il seme che la produce, ma dovremo comperare la piantina dalla multinazionale di turno”.

Coldiretti: “Sentenza Corte di Giustizia superata da nuova legislazione”. In una nota, l’organizzazione agricola fa sapere che da un’indagine Coldiretti/Ixe’ emerge il dato che quasi 8 cittadini su 10 (76 per cento) si oppongono oggi al biotech nei campi. Continua la nota: “L’Italia è tra i 23 Paesi Ue (su 28) che ha scelto di vietare la semina di Ogm sulla base della direttiva Ue approvata nel 2015. Per l’Italia, gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy. L’agricoltura italiana è diventata la più green d’Europa con il maggior numero di certificazioni alimentari a livello comunitario per prodotti a denominazione di origine Dop/Igp che salvaguardano tradizione e biodiversità, la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico, la più vasta rete di aziende agricole e mercati di vendita a chilometri zero che non devono percorrere lunghe distanza con mezzi di trasporto inquinanti, ma anche con la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma“.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto/Coldiretti

L’Europarlamento si oppone all’autorizzazione di cinque OGM

ogmIl Parlamento europeo si è opposto a una possibile autorizzazione da parte della Commissione europea per la coltivazione nell’UE di cinque prodotti OGM. Si tratta del mais Bt11 e 1507, MON810 (semi e prodotti) e cotone resistente al glifosate.

Rischi per agricoltori e ambiente. Gli eurodeputati hanno inoltre ribadito il loro appello per una riforma della procedura di autorizzazione degli OGM dell’UE. Le cinque risoluzioni non vincolanti approvate sono state presentate dai deputati Bart Staes (BE), Sirpa Pietikäinen (FI), Guilliaume Balas (FR), Lynn Boylan (IE) ed Eleonora Evi (IT). In pratica, gli europarlamentari hanno ricordato che i mais di tipo Bt11 e 1507 rischiano di danneggiare alcune specie di farfalle e falene e mettono in discussione il concetto, introdotto dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), di una “mortalità locale accettabile” di alcune specie di lepidotteri. La valutazione dell’EFSA sui semi di mais MON 810 manca di alcuni dati – hanno detto i deputati – che hanno sottolineato inoltre come la possibile contaminazione incrociata di una pianta invasiva che trasporta la tossina Bacillus thuringiensis (Bt), utilizzata come pesticida, possa porre “grandi rischi per gli agricoltori e per l’ambiente”.

Chi autorizza gli OGM nell’UE? Nel caso dei prodotti MON810 e del cotone geneticamente modificato 281-24-236 x 3006-210-23 × MON 88913 (DAS-24.236-5×DAS-21Ø23-5×MON-88.913-8), gli eurodeputati hanno evidenziato che gli OGM sono autorizzati nell’UE dalla Commissione senza il sostegno dei pareri dei comitati degli Stati Membri. Questa procedura, sostengono , avrebbe dovuto essere un’eccezione, ma è di fatto diventata la norma.

Rinfreschiamoci la memoria. Il Parlamento europeo si è opposto nell’ottobre 2015 a una normativa comunitaria che avrebbe permesso a ogni Stato Membro di limitare o vietare sul proprio territorio la vendita e l’uso di alimenti OGM approvati a livello UE. I deputati erano infatti preoccupati che una normativa di questo tipo si sarebbe rivelata impraticabile o che avrebbe portato alla reintroduzione dei controlli alle frontiere tra i Paesi pro e anti-OGM. L’Europarlamento ha cosi invitato la Commissione a presentare una nuova proposta.

Fonte: Europe Direct Veneto

 

In America, è battaglia sugli Ogm tra consumatori e multinazionali

etichetteIn America, Amy Klobuchar, senatore del Minnesota, ha presentato nel suo Stato un disegno di legge che vieta di chiarire in etichetta se un cibo è Ogm oppure no. La proposta ha già superato l’esame in sede di Commissione agricoltura ed è stata trasmessa all’aula per la conversione in legge, tra l’indignazione dei consumatori e le molte lodi da parte dell’industria alimentare.

Scontro totale. In Minesota, il piccolo Stato del Nord degli States, hanno sede alcuni dei colossi dell’industria alimentare, come la multinazionale Cargill, preoccupati per le leggi statali in materia di etichettatura degli Ogm che si stanno affermando sulla spinta delle associazioni dei consumatori, in particolare per quella che sarebbe entrata in vigore nel Vermont a luglio. Lo scontro è totale, tra chi rivendica il diritto di sapere cosa sta per mangiare e chi, invece, dice che tra biotech e convenzionale non c’è alcuna differenza che ne giustifichi la dichiarazione in etichetta. “Apprezziamo il duro lavoro di repubblicani e democratici per trovare una soluzione praticabile per dare ai consumatori in tutti i 50 Stati informazioni accurate e coerenti sulle loro etichette dei prodotti alimentari”, ha scritto in un comunicato la multinazionale alimentare Cargill, chiaramente facendo intendere che tra Minnesota e Vermont, gli altri 48 Stati dovranno trovare un punto d’equilibrio.

Fonte: Garantitaly.it

Ogm, Italia notifica a Ue la richiesta per il divieto di coltivazione in tutto il territorio

ogmIl Ministro Maurizio Martina, di concerto con il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, ha inviato alla Commissione Europea le richieste di esclusione di tutto il territorio italiano dalla coltivazione di tutti gli Ogm autorizzati a livello europeo. Le richieste sono fatte in attuazione della nuova Direttiva europea 2015/412 dell’11 marzo 2015, che consente agli Stati membri di vietare al proprio interno la coltivazione degli organismi geneticamente modificati.

Fonte: Ministero politiche agricole alimentari e gorestali

Cinema e Ambiente. Giovedì 27 agosto a Padova incontro sul tema Ogm precede la proiezione del film di Andrea Segre “Come il peso dell’acqua”

la_favola_degli_ogm_copertiIl mercato dei piccoli produttori locali Campi colti propone giovedì 27 agosto alle ore 20, nell’ambito della rassegna cinematografica estiva CinemaUno Estate ai Giardini della Rotonda a Padova, la presentazione del libro “La favola degli OGM”. All’incontro, sarà presente Daniela Conti, biologa e autrice del libro che intende rispondere, attraverso argomenti scientifici, alle domande che ognuno di noi si pone nel momento in cui sta per acquistare il cibo.

Le conseguenze delle tecnologie utilizzate per produrre i semi geneticamente modificati non riguardano solo il cibo di cui ci nutriamo, ma anche l’origine stessa della vita e il libro “La favola degli OGM” affronta le questioni (scientifiche, etiche ed economiche) che nascono quando si inizia ad approfondire il tema degli OGM. Seguirà poi l’intervento di Orlando Bollettin, attivista del coordinamento “Zero OGM” che raggruppa circa settanta realtà tra aziende e cooperative agricole, gruppi d’acquisto e associazioni ambientaliste, e che da tempo porta avanti diverse campagne di sensibilizzazione per un cibo sano, libero da OGM e dal controllo delle multinazionali sementiere.

Le normative europee, che rendono fuorilegge lo scambio di sementi tra agricoltori, costringendoli all’acquisto continuo di ortaggi “brevettati”, rendono evidente la volontà di controllo delle tipologie di piante in circolazione. Ne parlerà Tiziano Fantinel, membro del Gruppo “Coltivare condividendo”, associazione di produttori agricoli del bellunese, che da anni praticano il libero scambio di semi come metodo per preservare la biodiversità in agricoltura e come forma di resistenza contadina. Prima dell’incontro, alle ore 19.30, Campi Colti offrirà un buffet bio con i propri prodotti, mentre alle ore 21.30 nello spazio Cinema, seguirà la proiezione del film “Come il peso dell’acqua” del regista padovano Andrea Segre.

Fonte: Associazione Campi Colti

Incendio mangificio Veronesi a Ospedaletto Euganeo (Pd), solidarietà e prese di distanza dall’azione

MangimiIn merito all’incendio occorso nei giorni scorsi negli stabilimenti del Gruppo Veronesi ad Ospedaletto Euganeo (Pd), i presidenti di Confagricoltura Veneto hanno espresso in una nota “la loro solidarietà e vicinanza all’azienda mangimistica veronese e ai suoi collaboratori che operano da anni a livello nazionale fornendo un importante supporto al mondo agricolo allevatoriale italiano“. Per i presidenti delle Confagricoltura provinciali del Veneto – continua la nota – “l’attentato alla Veronesi non ha ragione d’essere poiché l’azienda, già alla seconda generazione, è cresciuta e si è imposta negli anni per la serietà nei confronti della clientela, per la bontà dei suoi prodotti mangimistici, per l’attività di filiera svolta con il sistema degli allevatori“. “Ci auguriamo – così si esprime il presidente degli agricoltori veneti Lorenzo Nicoli – , che sia solo un caso deprecabile e isolato e che non sia frutto di una radicalizzazione di un confronto su temi che meritano una attenta e pacata discussione. Oltreché  al patron del Gruppo Bruno Veronesi, la nostra solidarietà va anche alle maestranze e alle aziende dei trasportatori che sono state colpite”.

Dissociazione dal gesto violento, dannoso per l’ambiente e i lavoratori. Sempre in merito all’accaduto, il Coordinamento Zero Ogm, di cui in passato abbiamo ospitato le istanze, unitamente alla posizione dell’azienda veronese,  in una nota ufficiale afferma: “Il Coordinamento Zero OGM Cibo Sano per Tutti, diffida dall’associare l’atto vandalico occorso  nell’azienda Veronesi di Ospedaletto Euganeo a quelle che sono le iniziative ed i metodi di lotta che negli anni sono state sviluppate dal Corrdinamento e che pongono l’attenzione sull’informazione e le relazioni sociali per quanto riguarda la pericolosità di materiale transgenico sia sui campi che sulle tavole (tentativi anche attuali di coltivazioni transgeniche in Friuli e presenza di OGM nelle filiere attraverso la mangimistica). In risposta alle semplificazioni strumentali, il Coordinamento ribadisce che gli organismi transgenici danneggiano le economie locali, l’agricoltura, l’ambiente, la salute umana e animale e che per questo continuerà l’ azione nei confronti degli attori coinvolti nelle filiere OGM (produzioni in campo, mangimistica e Grande Distribuzione Organizzata). In particolare, il Coordinamento sarà presente di fronte alle principali catene di supermercati, luogo in cui passano tutti i cittadini e le relazioni umane, per invitare al boicottaggio dei prodotti contenenti OGM“.

Fonte: Confagricoltura Veneto/Coordinamento Zero Ogm

Ogm: no del Consiglio di Stato a coltivazioni in Italia

ogm“Una nuova vittoria per l’agricoltura di qualità, quindi per il Veneto e per i suoi agricoltori”.
Con queste parole il presidente della Regione Luca Zaia ha commentato la sentenza con la quale il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di un produttore contro il decreto nazionale che vieta le coltivazioni Ogm in Italia.

Biodiversità un valore. “Quella contro gli ogm – sottolinea Zaia – è una battaglia storica, condotta dal Veneto sempre in prima fila, per difendere la vera agricoltura, i veri agricoltori, le vere produzioni, il cui valore sta nella loro diversità e non nell’omologazione ai livelli più bassi. Occorre comunque tenere la guardia alta rispetto a qualsiasi tentativo di contaminazione dei nostri terreni – conclude Zaia – che equivarrebbe a un attentato all’agricoltura con la A maiuscola e alla qualità che i nostri agricoltori sanno portare sulle tavole dei nostri cittadini”.

Veneto in prima linea contro gli Ogm. “E’ un’altra battaglia vinta dall’agricoltura italiana e veneta di qualità, della biodiversità e della capacità degli imprenditori di affrontare le difficoltà con il coraggio di chi sa fare impresa senza cedere alle lusinghe di quanti vorrebbero dominare il settore, lasciando agli agricoltori il ruolo di mezzadri”, ha aggiungo con soddisfazione l’assessore all’Agricoltura della Regione del Veneto Franco Manzato. “Una decisione – aggiunge Manzato – che si indirizza autorevolmente nella direzione più volte indicata sia dalle Regioni italiane, sia dagli organismi europei. Il Veneto è particolarmente coinvolto da questa positiva decisione – conclude Manzato – perché è tra l’altro la Regione che ha dato vita ad una task force anti Ogm a tutela della trentina di prodotti Dop e Igp e dei circa 370 prodotti tipici registrati nella regione: un’agricoltura che crea valore, occupazione, qualità per il consumatore”.

Fonte: Regione Veneto