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Asparagi come i vini: “Verticali” per degustarne gusto, diversità e qualità

Gli asparagi come i vini: si organizzano degustazioni comparative con l’obiettivo di capire differenze, di confrontare varietà, di “sperimentare in bocca” qualità organolettiche, sapori, sensazioni.  Soprattutto “verticali” varietali e territoriali: si confrontano asparagi di diverso tipo e di differente provenienza.
Cresce la cultura dell’asparago in cucina. Accade nel Veneto nella zona degli asparagi igp di Badoere e di Cimadolmo, ed è questa la conferma di come stia crescendo la cultura dell’asparago in cucina attraverso la ricerca e l’individuazione di varietà che diano soddisfazioni sotto il profilo economico e che soddisfino i palati. Per Federico Nadaletto, autorevole gourmet di asparagi, sono proposte che hanno la capacità di “suscitare crescente interesse attorno all’ortaggio” perché sono coinvolti produttori, operatori del settore, consumatori che fanno opinione culinaria. Per questo esse sono incentivate e sostenute.
In Veneto, prodotti circa 90mila quintali di asparagi. Un esempio molto bello è la manifestazione “L’asparago di Badoere incontra l’asparago di Cimadolmo”, in cui sono protagonisti ristoratori della zona dei due ortaggi Igp. Sono più elitarie alcune degustazioni in cui si mettono a confronto ibridi francesi, olandesi e italiani di diverse zone di produzione. Sono organizzate a livello di gruppi di intenditori o comunque di persone che amano capire e gustare il cibo e sono “amici” degli asparagi, i quali sono in aumento. Le richieste di partecipazione sono sempre sostenute. Per OPO Veneto, organizzazione di produttori per la quale l’asparago è con il radicchio l’ortaggio forte, la stagione è partita più che bene. Le richieste, durante le feste pasquali e subito dopo, hanno superato le più rosee previsioni: tutti gli ordini sono stati evasi a fronte di una domanda più che raddoppiata. Molto buone le quotazioni. Nel Veneto, inoltre, vanno sempre forte gli asparagi Dop di Bassano del Grappa, così come si stanno sempre più valorizzando quelli coltivati nel Padovano e nel Veronese. La produzione regionale si sta avvicinando ai 90 mila quintali.

Primavera, spunta nel trevigiano il “radicio da cortèl”

Nel Trevigiano è il radicchio di primavera per eccellenza. Di un verde delicato, tenero, croccante, fa capolino negli orti, nei prati, sotto i filari di viti, ai margini dei campi, lungo rive baciate dal sole; assicura che l’inverno è alle spalle e che presto tutto fiorirà.

Verdòn o radicio da cortèl. E’ conosciuto soprattutto con il termine dialettale veneto “verdòn”, verdone, per il verde intenso delle foglie più esterne. Per come si presenta, un bocciolo sbocciato, è chiamato anche la rosa o rosetta verde di primavera o più semplicemente “radicio da cortèl” (radicchio da coltello) perché viene raccolto recidendo il fittone con un colpo deciso di coltello. Le foglie esterne del grumolo sono di un verde deciso, mentre il cuoricino va dal verde bianco al verde giallo. E’ il padre umile della grande famiglia dei radicchi diventati gli ortaggi principi delle tavole invernali.

Un radicchio molto quotato sul mercato. Legato alla vita agricola tradizionale e considerato poco più di un’erbetta spontanea, era stato quasi dimenticato. E’ tornato alla grande negli ultimi anni, festeggiato in importanti appuntamenti, valorizzato dalla cucina che si ispira ai buoni piatti di una volta, ricercato da chi ama le buone cose naturali. Ed è molto quotato sul mercato: un prodotto di nicchia che, pur di gustarlo, si è disposti a pagare caro. Un ortaggio, stando ai suoi cultori, che ha del miracoloso, come tutti i buoni frutti della terra: si sostiene che contenga più proteine della carne e dei fagioli, che sia più ricco di potassio, di calcio e di ferro degli asparagi e spinaci, che sia ideale per diete equilibrate. In questa azione di riscoperta ha avuto, storicamente, un ruolo importante Tiziano Spigariol, un cultore delle buone cose di ieri e di oggi, uno fantasioso interprete della civiltà rurale veneta con la sua “Congrega del tabàro”, (il vecchio tabarro portato dai contadini veneti).

La coltivazione del radicchio “verdòn da cortèl” è in crescita su tutto il territorio attorno a Treviso. Numeri sempre piccoli, ma significativi. Viene seminato a spaglio sul finire dell’estate ed è raccolto ai primi segni di primavera. Tollera bene il freddo: resiste ai meno 4, meno 5 gradi. E’ mangiato prevalente crudo, condito con un buon filo di olio, aceto e sale. Uno sfizio per chi ama la tradizione è l’impiego di lardo sfrigolato con il quale viene quasi scottato: così è sempre stato gustato dai contadini veneti. Con la “rosetta verde” oggi si arricchiscono piatti, si preparano ricette innovative, si fanno rassegne gastronomiche. L’ortaggio rustico è impiegato per dolci, formaggi, grappe, marmellate, salse.

(Fonte: ortoveneto.it)

23-25 marzo 2012: torna sempre più ricca di eventi “Chioggia Capitale del Radicchio”. Sabato 24 marzo, si parla di PAC, tra gli organizzatori anche ARGAV.

Il sindaco di Chioggia Giuseppe Casson e il presidente dell'Ortomercato Giuseppe Boscolo

Ultimi ritocchi agli allestimenti e collaudo degli impianti, quindi da domani (giovedì 22) gli espositori potranno entrare nei padiglioni dell’Ortomercato per arredare e completare il proprio stand. Una frenetica corsa contro il tempo, ma certamente sarà tutto pronto per le ore 16 di venerdì 23, quando il sindaco Giuseppe Casson, dopo la benedizione del vescovo, mons. Adriano Tessarollo, taglierà il nastro inaugurale alla presenza delle autorità civili e militari e dei rappresentanti delle Organizzazioni di Categoria che hanno collaborato alla realizzazione di questa seconda edizione della campionaria “Chioggia Capitale del Radicchio”.

«In Veneto si produce più di metà del radicchio di tutta Italia – afferma Giuseppe Boscolo Palo, presidente di Chioggia Ortomercato, organizzatore della manifestazione – la provincia di Venezia è la prima nella nostra Regione per il complesso dei radicchi. Il radicchio di Chioggia è primo per superficie coltivata e quantità di produzione, col territorio di Chioggia che ne detiene il primato. Proponendo “Chioggia Capitale del Radicchio”, intendiamo non solo sottolineare un primato oggettivamente riconosciuto, ma anche e soprattutto stimolare lo sviluppo di azioni sinergiche e collaborazioni tra i diversi settori economici e sociali del nostro territorio. Le produzioni orticole locali, abbinate in un’ottica di stagionalità a quelle della pesca e alle specialità gastronomiche tradizionali, possono infatti creare un’offerta di “turismo del territorio” forse unica nel suo genere, grazie allo sposalizio tra le specificità dei nostri orti e quelle del nostro mare e della nostra laguna».

campi di radicchio a Chioggia

Una rassegna sempre più ricca di eventi.  Un gustoso week end, quello che si prospetta per cittadini e turisti questo dal 23 al 25 marzo a Chioggia, che la settimana successiva inaugura la nuova stagione del radicchio novello. La seconda edizione di “Chioggia Capitale del Radicchio” si presenta con più giorni di apertura, maggiori spazi e strutture espositive, circa un centinaio gli espositori e una ventina i settori rappresentati. Nei padiglioni coperti sono stati allestiti oltre cinquanta stand di operatori dei diverse attività economiche della città, sotto la grande cupola ci saranno vivaisti con giardini e aiuole fiorite, esposizioni di autovetture, cicli e moto, trattori, macchine agricole, rappresentazione degli antichi mestieri, associazioni di volontariato e tanto altro ancora. Il cartellone propone una ricca serie di attrazioni e degli interessanti convegni dislocati in diverse aree della fiera. Si inizia alle 18 di venerdì con “La Chioggia che vorrei”, tavola rotonda organizzata da Ortomercato con Amministratori e Categorie Economiche, a seguire la premiazione di alcuni operatori della filiera agricola clodiense, infine alle 20.30 Coldiretti tiene la sua assemblea sociale.

Si parla di PAC nel convegno organizzato anche dall’ARGAV. Sabato 24 alle 11, Veneto Agricoltura, l’Associazione Regionale Giornalisti Agricoli e la rivista L’Informatore Agrario organizzano una tavola rotonda su “La PAC compie 50 anni: quale futuro per l’Europa Agricola?”. Nel pomeriggio, alle 16 “Economia e Territorio: le possibilità espresse e inespresse, un’economia da lanciare e rilanciare” e alle 17 “Il cibo come ago della bilancia”, convegni a cura di Confartigianato Chioggia. Alle 18 tavola rotonda organizzata da OPO Veneto e Chioggia Ortomercato su “Chioggia capitale del radicchio, il valore della vocazione della terra sul mare”, condotta dalla giornalista Rossella Gigli di FreshPlaza.it. A seguire la presentazione del concorso fotografico: “I prodotti agroalimentari e il territorio dei 10 Comuni del Radicchio di Chioggia IGP”, organizzato da RCE Chioggia, che resterà aperto fino al 31 maggio prossimo.

La giornata di chiusura. Domenica 25 si apre alle 9.30 con la Santa Messa, celebrata nel Padiglione Est dal vicario generale mons. Francesco Zenna, quindi alle 10.30 convegno Confartigianato: “Imprese senza tempo: analisi e insegnamenti dalle imprese attive da più di cento anni”, mentre alle 11.00 c’è un workshop sull’energia fotovoltaica. Nei pomeriggi di sabato e domenica sono previsti spettacoli di danza e moda, mentre uno stand gastronomico gestito dall’associazione Asi Ciao propone a pranzo e cena delle gustose specialità che coniugano radicchio con i prodotti della pesca. L’associazione San Rafael organizza “Un sorso di Solidarietà”, degustazione della birra artigianale “La Rossa di Chioggia“. I cancelli dell’Ortomercato resteranno aperti fino alle dieci di sera ed è disponibile ampio parcheggio.

Veduta di Chioggia

La kermesse coinvolge anche i centri storici. Quest’anno ci sono alcune novità che coinvolgono anche i Centro Storici di Chioggia e Sottomarina. Sabato e domenica collegamento col bragozzo Ulisse tra Ortomercato e Chioggia, con visita alla Torre di Sant’Andrea e domenica salita in mongolfiera dal campo sportivo di Brondolo. Nei giorni della manifestazione su iniziativa di Ascom le vetrine dei negozi di Chioggia richiameranno l’evento, in Campo Duomo e Piazza Italia saranno esposti dei tappeti grafici presentati dalle scuole di disegno coinvolte da Confartigianato, mentre nei ristoranti che presentano le loro ricette nell’opuscolo che sarà distribuito in fiera si celebrerà lo sposalizio tra il “Principe degli Orti” e il pesce del nostro mare. Per i molti turisti, che con le prime belle giornate primaverili hanno già iniziato a muoversi, “Chioggia Capitale del Radicchio” sarà quindi un piacevole e ghiotto motivo in più per scegliere la città di Chioggia e la spiaggia di Sottomarina quale meta delle loro gite prepasquali.

Organizzatori. Per questa manifestazione Chioggia Ortomercato ha ottenuto il patrocinio di Regione Veneto, Provincia di Venezia e Comune di Chioggia, il sostegno della Camera di Commercio di Venezia e Venezia Opportunità e della Banca di Credito Cooperativo di Piove di Sacco. All’organizzazione collaborano Canfartigianato, Ascom-Confcommercio, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Pro Loco e Asi Ciao.

(Fonte: Chioggia Ortomercato)

In Veneto fanno capolino i primi asparagi: qualche preoccupazione per la siccità

Sta per partire la stagione degli asparagi. Nel Veneto si stanno gustando i primissimi germogli del 2012, bianchi e verdi. Il tepore del suolo ne anticipano la maturazione e la raccolta. Prezzi molto sostenuti, ma non fanno testo. Bisognerà attendere qualche settimana per capire come sarà la stagione, come si presenteranno quantità, qualità, quotazioni.

C’è qualche preoccupazione per la siccità, che sta colpendo in maniera sensibile. Potrebbe incidere sulla grossezza e sulla fibrosità dei turioni. E questa una ragione per cui si fanno previsioni con molta prudenza. La produzione 2012, ad ogni modo, è prevista positiva: potrebbe esserci una maggiore disponibilità di prodotto ed a prezzi leggermente più alti rispetto allo scorso anno. Usano molto il condizionale ad OPO Veneto, tenendo in considerazione proprio il fattore siccità. E poi bisognerà vedere come reagiranno i consumatori, alle prese con portafogli sempre più “leggeri”. La crisi economica e finanziaria sta colpendo pesantemente le famiglie, costrette a far quadrare il pranzo con la cena e con altre necessità quotidiane. Gli asparagi potrebbero essere “ammirati”, ma non acquistati, essendo considerati da molti cibo troppo costoso.

Prezzo unico per asparagi verdi e bianchi? E’ accaduto un po’ così per il radicchio tardivo di Treviso nella stagione che si è appena chiusa: lo si è acquistato meno, anche se il prezzo si è mantenuto ben al di sotto dei livelli medi di inverni più fortunati. In alcuni momenti quotazioni quasi dimezzate. Storicamente, infatti, gli asparagi sono considerati ortaggi che solo i signori si possono permettere. Indicativi a proposito i versi di Emanuele Zuccato, poeta dialettale vicentino del secolo scorso: “ben consà, coi so vovi duri, messi a corona, in t’ un piato fondo, fa diventare i povareti sciuri” (ben conditi, con le uova dure, messi a corona su un piatto fondo, fanno diventare i poveri signori). “Sono considerazioni – sottolinea Sergio Tronchin, settore commerciale di OPO Veneto –   che si fanno in questo momento, con i primissimi asparagi nostrani sul bancone. Nell’immaginario dei consumatori effettivamente essi sono sentiti come un cibo quasi di lusso. Comunque costoso”. Proprio per questa ragione potrebbe esserci quest’anno un unico prezzo per gli asparagi bianchi e verdi, fatto che creerebbe anche meno problemi per la commercializzazione, in particolare per le partite destinate ai supermercati.

Gli asparagi veneti sono considerati tra i migliori in assoluto: godono del marchio IGP (indicazione geografica protetta) i turioni di Badoere e di Cimadolmo, mentre quelli di Bassano hanno il riconoscimento DOP (denominazione di origine protetta). Una produzione media annua che viaggia verso i 90 mila quintali.

(Fonte: ortoveneto.it)

Lenticchia, un legume buono, salutare e…solidale

Consegna contributo devoluto dalla Pedon a CESVI, da sx: Sergio Pedon, Frenco Pedon, Paolo Pedon, Otello Fabris di Merlin Cocai, Loris Pedon, Giangi Milesi presidente CESVI e Remo Pedon

(di Maurizio Drago, socio ARGAV) Riflettori puntati sulla lenticchia Pedina lo scorso 24 febbraio, in occasione della cena di chiusura della Rassegna enogastronomica rinascimentaleA tavola con Merlin Cocai al Castello Superiore di Marostica (VI). La lenticchia ha fatto da padrona con la degustazione di quattro piatti: lenticchia in granella di mandorle, zuppa di lenticchie carote e castagne, lenticchie alla paprika con formaggio di capra e frittelle dolci di lenticchie.

Una serata solidale. L’appuntamento enogastronomico (presenti oltre 150 invitati) ha fornito l’occasione di effettuare una serata a favore della solidarietà promossa proprio dal gruppo Pedon di Molvena nel vicentino, specializzato nella lavorazione e confezionamento di lenticchie, fagioli, ceci, soia, fave e piselli derivanti da agricoltura tradizionale ma anche da quella biologica. Grazie al contributo raccolto dalla campagna etica Lenticchia Pedina (15 centesimi per ogni confezione di lenticchie acquistate), è stato devoluto un assegno di 18 mila euro a favore del CESVI , l’organizzazione umanitaria per la cooperazione e lo sviluppo nel terzo mondo).

Aiutati i bambini delle favelas. La famiglia Pedon ha consegnato l’assegno al presidente CESVI  Giangi Milesi; il contributo andrà a sostegno dei bambini della Casa del Sorriso di Manguinhos, a Rio de Janeiro in Brasile. Si tratta di un quartiere costituito da favelas dove i bambini vivono in povertà, fuori da ogni controllo, dove la sicurezza non esiste e sparatorie ed incursioni tra bande e narcotrafficanti sono all’ordine del giorno. In questi anni Lenticchia Pedina ha raccolto circa 125 mila euro devoluti alle onlus Cesvi e Save the Children. Luca Zocca, responsabile marketing dell’azienda, ha sottolineato la capacità di questa azienda attenta al disciplinare etico e alla ricerca della genuinità dei prodotti. La famiglia vicentina Pedon, presente al completo all’iniziativa della cena, continua la sua attività con  il pregio di vendere l’italianità anche all’estero. Infatti il Gruppo diretto da Remo Pedon è diventato ormai leader europeo nel settore dei cereali e dei legumi secchi.

Un legume prelibato in ogni stagione. La lenticchia costituisce un piatto per tutta la famiglia adatto a ogni stagione, ricca di fibre proteine e vitamine. Vale la pena di mangiarla tutto l’anno e non solo a Capodanno! A parte la genuinità nel mangiarlain ogni stagione (nei contorni, ma anche in minestre, zuppe e minestroni), chissà, potremmo essere anche più fortunati: un pizzico di fortuna, in tempi di crisi come questi,  non guasterebbe…

In ritardo i trapianti di ortaggi nel Veneto, preoccupa e condiziona il caro gasolio

Sono in ritardo i trapianti di ortaggi nel Veneto. Le prime stime parlano di un calo del 20 per cento rispetto alla norma stagionale. Le cause sono attribuite alle condizioni climatiche (il gelo di fine gennaio e inizio febbraio) e, soprattutto, al caro gasolio.
Meglio aspettare il tepore primaverile, piuttosto che riscaldare le serre. Gli orticoltori non sembrano avere fretta a mettere a dimora le piantine: ritengono che sia preferibile aspettare giorni più tiepidi, anziché riscaldare serre. I costi del gasolio rischiano di far saltare i già risicati margini di guadagno. I prezzi, infatti, al di là di una parentesi legata al forte gelo, non lasciano intravvedere risvegli sensibili. Si è reduci da stagioni di magra che fanno essere prudenti. Fatto sta che in questo momento nessuno sembra voler tentare con le primizie. Si teme appunto il rischio di bruciarsi. Meglio quindi aspettare per vedere anche come si muove il mercato.

Una bella storia di nostalgia e solidarietà: il radicchio di Treviso approda in una scuola del Senegal

Il radicchio tardivo di Treviso arriva nella scuola di Koungheul, un centro interno del Senegal. Incuriosisce e piace. Gli scolari sono metà di fede cattolica e metà di religione musulmana. Lo ha portato Suor Francesca Atorino, della congregazione delle Francescane dei poveri.

Ogni promessa è debito. Lo aveva promesso ai suoi ragazzini, quando era partita per una pausa in Veneto: a loro, facendo lezione, ricorda che tra le cose buone e sane che si mangiano al suo paese, quando fa freddo, c’è il radicchio di Treviso, un ortaggio dal bel colore rosso, con le nervature bianche, molto pregiato. Promessa mantenuta. OPO Veneto ha messo a disposizione alcune confezioni, preparate in maniera che potessero resistere al viaggio. I radicchi sono arrivati perfetti, accolti festosamente. Suor Francesca, questa volta, non solo ha raccontato i suoi radicchi, ma li ha mostrati a tutti. Sulla sabbia sono stati tracciati piccoli solchi che formavano la parola Senegal; e nei solchi, a un passo di distanza uno dall’altro, sono stati collocati cespi di radicchio.

Un’aula scolastica all’aperto: la suora ha parlato di come gli ortaggi siano seminati, raccolti, lavorati e mangiati. Gli allievi hanno avuto la possibilità di assaggiarli nel modo più tradizionale e più gustoso: freschi. In insalata. Sono rimasti entusiasti. Cattolici e musulmani. Il radicchio è un ortaggio ecumenico: non comportano esclusioni religiose. Certo, la terra sabbiosa del Senegal, il caldo africano, l’alimentazione locale tradizionale non costituiscono l’ambiente ottimale per il radicchio. E’ bello però sapere che è oggetto di una lezione sulle cose buone che si mangiano nel mondo e, soprattutto, come l’ortaggio sia portato nel cuore da chi emigra dalla terra dove è coltivato. E’ ancora bello pensare, inoltre, che il radicchio offra lo spunto per tante iniziative di solidarietà nei confronti di vicini e di distanti, come i piccoli allievi della scuola di Koungheul, perlopiù poverissimi, la cui famiglie vivono nella savana. L’istituto è dedicato a Sant’Antonio da Padova.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Gelo siberiano, giorni inquieti per il mercato e i consumi di radicchi

Inizio di febbraio maledetto per i radicchi. Per il gelo siberiano e quindi per il mercato e per i consumi. Tutte le varietà del Veneto sono colpite o fortemente condizionate: alcune in maniera più sensibile, altre con danni più contenuti.

Situazione difficile per tutte le varietà. Vertice a Sant’Alberto di Zero Branco (Treviso), nella sede di OPO Veneto, per capire che cosa sta accadendo e soprattutto per darsi una strategia operativa capace di superare al meglio il difficilissimo momento, cercando di limitare le perdite. Situazione molto complessa per tutte le varietà: dal tardivo di Treviso, al variegato di Castelfranco, al tondo di Chioggia, al semilungo di Verona. Sui campi c’è ancora molto prodotto del quale il gelo ha bloccato la raccolta. In alcuni casi è gravemente danneggiato, quando non del tutto compromesso.

Tardivo di Treviso, finora prezzo lievitato di poco, previsto rialzo. Le scorte si stanno riducendo, con offerta insoddisfacente rispetto alla domanda. E’ il caso del tardivo di Treviso, le cui scorte nei magazzini sono quasi dimezzate, ma, fatto tutto da valutare, il suo prezzo, finora è lievitato di poco. Si chiamano in causa psicologia e comportamenti dei consumatori, che potrebbero ritenere il “re degli ortaggi” troppo caro per permetterselo in tempi di crisi. Bello, ma inavvicinabile! Si prevedono, comunque, giorni di più accentuato rialzo, con difficoltà, già registrate, di soddisfare la domanda. Sempre per il tardivo di Treviso si fatica in questo momento a quantificare i danni del gelo, che potrebbero essere meno vistosi del temuto. Per il secco, che ha preceduto il gelo, molto prodotto potrebbe essere recuperato con il ritorno a temperature rapportate alla stagione.

Per le altre varietà di radicchio, prezzi raddoppiati. Per variegato di Castelfranco, tondo di Chioggia e semilungo di Verona scarseggia l’offerta, mentre i prezzi sono balzati verso l’alto sino a raddoppiare. Si sta, inoltre, profilando il problema dei tempi di arrivo del precoce di Chioggia, che per il ghiaccio non è ancora stato trapiantato. Potrebbero esserci notevoli ritardi nella maturazione con contraccolpi sul mercato e sulle quotazioni. La situazione, dunque, è decisamente anomala e rischia quindi di creare grossi problemi per produttori, operatori e consumatori.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Stop agli Ogm della Basf

Finisce l’avventura della patata Ogm e dei prodotti transgenici creati dalla multinazionale tedesca Basf. «Con la decisione di rinunciare allo sviluppo e alla commercializzazione di nuovi prodotti transgenici (ogm) destinati all’Unione europea, la società tedesca Basf prende giustamente atto della crescente opposizione della maggioranza dei cittadini europei che, in quasi due casi su tre (61 per cento), si sono detti molto contrari ai cibi geneticamente modificati».

Il no di consumatori, agricoltori e politici. Lo afferma con soddisfazione il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo, nel commentare una comunicazione ufficiale della multinazionale tedesca, con cui ha annunciato: “Questi tipi di tecnologia non sono sufficientemente accettati dalla maggioranza dei consumatori, degli agricoltori e dei responsabili politici. Per questo non c’è ragione economica per continuare a investire in prodotti che devono essere esclusivamente coltivati in questo mercato”. «E’ evidente – prosegue Giuriolo – che per fare reddito in agricoltura bisogna digersi su un modello di agroalimentare che punta sulla distintività dei prodotti agricoli e non sull’omologazione creata dagli Ogm. Perfino la Basf lo ha capito ed ora ci auguriamo che anziché perdere tempo e risorse economiche sulla ricerca degli Ogm e su come favorire le multinazionali del biotech, si cominci ad aguzzare l’ingegno su come valorizzare la distintività delle nostre produzioni e si incrementi la ricerca agronomica e scientifica sull’agricoltura tradizionale».

Coltivazione Ogm in Europa in costante calo. Il comportamento della Basf è sintomatico di ciò che sta accadendo in Europa, dove il calo della superficie coltivata a Ogm si è progressivamente ridotta negli ultimi anni fino ad appena 91.643 ettari nel 2010. Su un totale di 27 paesi dell’Unione europea solo in sei è stato coltivato mais Ogm (Spagna, Romania, Slovacchia, Portogallo, Polonia, e Repubblica Ceca). Sono invece solo 450 gli ettari coltivati con patata Amflora da seme, che è presente solo in tre paesi (Germania, Svezia e Repubblica Ceca).

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

OPO Veneto, fiducia nel futuro se si “semina bene”

Francesco Daminato, presidente OPO Veneto

“Il 2011 è stato un anno complicato, ma anche di consolidamento per OPO Veneto, dove sono state gettate le basi per un ulteriore rafforzamento”. Sono parole del presidente Francesco Daminato a conclusione del CdA che si è tenuto alla vigilia della notte di San Silvestro per esaminare i bilanci: il consuntivo e il preventivo. Non si è guardato tanto ai numeri in sé, pure essenziali e prestigiosi, quanto alle prospettive di sviluppo dell’Associazione di produttori orticoli del Veneto, la cui dimensione si sta allargando sempre più oltre i confini regionali.

E’ attiva in diverse zone orticole del Paese. Inoltre sta guardando con attenzione ad opportunità che si stanno aprendo all’estero. Nel corso del 2011 sono entrati a far parte del sistema OPO Veneto nuove realtà orticole, nuovi soci, nuove produzioni. OPO veneto chiude il 2011 con una base sociale di 411 soci diretti e singoli e di 124 soci indiretti attraverso strutture associate. Un dato positivo riguarda le attività dell’anno che si è appena lasciato alle spalle: si sono superati i 30 milioni di fatturato; più di 30 mila tonnellate di ortaggi e di frutta trattati. Ma, al di là dei numeri, sottolinea il direttore Cesare Bellò, da evidenziare è la qualità del servizio che si cerca di migliorare sempre di più, a soddisfazione dei soci, degli operatori e dei consumatori.

Si punta su ortaggi e su frutta coltivate con criteri sostenibili, che diano la massima garanzia di sicurezza alimentare e di rispetto della natura, fattori considerati prioritari dai consumatori sempre più attenti alla qualità e alla provenienza dei prodotti. Sono le linee guida che il presidente Francesco Daminato ha indicato per le azioni in atto e da intraprendere, le quali rispecchiano, nella sostanza, la missione stessa di OPO Veneto che è garantire reddito e futuro alle aziende associate, assistendole in tutte le loro esigenze colturali, produttive, tecniche, promuovere nel mondo agricolo il rispetto per la salute umana e per l’ambiente e indirizzare la spesa alimentare delle famiglie verso un consumo consapevole di ortaggi e di frutta. Il CdA si è concluso con il via libero all’ingresso di OPO Veneto in una grande realtà commerciale dell’ortofrutticoltura italiana. E’ una decisione alla quale si legano attese di ulteriore consolidamento delle attività. “Tira aria di difficoltà, questo è indubbio; ma noi, commenta sempre il presidente di OPO Veneto siamo fiduciosi per il futuro: abbiamo seminato bene”.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)