E’ possibile che un chilo di nettarine (pesche noci), maturate al sole polesano, perfettamente sane, venga pagato al produttore 15-25 centesimi, all’insaputa del consumatore che le compra ad euro 1,50-2,20 e che non sa che per produrre quella frutta l’agricoltore ha speso 50 centesimi al chilo? Praticamente cinque chili di pesche per una tazzina di caffè.
Per l’ortofrutta polesano, crisi di prezzi mai vista prima. Le pesche sono il prodotto di punta della campagna estiva polesana, ma un ragionamento analogo si ripropone per gli altri ortofrutticoli del territorio: angurie, meloni e verdure, soprattutto le lattughe. «La nostra ortofrutta sta attraversando una crisi dei prezzi mai vista – afferma il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo – I prezzi stracciati alla produzione non sono diminuiti per il consumatore, che continua a pagare salato la frutta e la verdura. In questo momento la grande distribuzione organizzata, che detiene l’80 per cento dei consumi, sta strozzando i produttori agricoli. Le nostre imprese ortofrutticole rischiano di chiudere perché non possono giocare a rimetterci l’azienda. In un momento di grave crisi per tutti – dichiara Giuriolo – noi di Coldiretti riteniamo che non si possa e non si debba muovere guerra tra categorie e che non sia etico che qualcuno approfitti della situazione: tutti debbono poter guadagnare, ma in modo leale, non soltanto alle spalle dei produttori del primario».
Necessario un rapporto trasparente tra mondo agricolo e commercio. «In questo momento la grande distribuzione ed i commercianti ad essa collegati – spiega Giuriolo – stanno chiedendo ai produttori di cedere le pesche senza prezzo e di accontentarsi di guadagnare a seconda di quanto riuscirà a ricavare il supermercato: non vorremmo che nelle prossime settimane i nostri consumatori si trovassero davanti a super offerte speciali! E’ necessario – conclude il presidente di Coldiretti Rovigo – trovare un rapporto trasparente tra mondo agricolo e commercio che renda in chiaro i prezzi, perché in gioco non c’è solo la sopravvivenza delle nostre aziende agricole, ma l’intera economia. Per questo ci battiamo da tempo per attivare delle filiere trasparenti, che per noi sono tutte agricole e tutte italiane, cioè filiere dove appare evidente al consumatore ciò che mangia e come si forma il prezzo di ciò che compra. Siamo arrivati al limite: non escludo che i nostri produttori organizzino atti di sensibilizzazione e protesta pubblici».
(fonte Coldiretti Rovigo)
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