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Agricoltura alla “riscossa” nel bellunese, in quattro anni 175 nuovi agricoltori, l’11% del totale veneto

C’è un piccolo comune nel cuore del Cadore in provincia di Belluno che sta scoprendo la sua vera vocazione: l’agricoltura. Lo annuncia Coldiretti indicando nella nuova generazione agricola il merito di praticare questo lavoro alla faccia della burocrazia, della scomodità dei servizi, della frammentazione fondiaria di un piano regolatore che non permette l’edificazione di strutture agricole.

Un ipermercato all’aria aperta. “I novecento abitanti di Vodo di Cadore – sottolinea Coldiretti – possono contare su quattro nuove aziende agricole condotte da giovani imprenditori insediatisi recentemente e che rappresentano la garanzia dell’offerta di prodotti di qualità in vendita diretta a tutte le famiglie e ai turisti che passano per la località puntando alla più conosciuta Cortina d’Ampezzo”.  Le storie si intrecciano come la rete delle produzioni tipiche che grazie alla concentrazione delle loro fattorie danno la reale presenza di un ipermercato all’aria aperta.

Le quattro nuove aziende agricole. Il punto centrale è l‘azienda dei fratelli Talamini, che hanno smesso la tuta da operaio per dar lavoro, oggi, ad una decina di persone. Hanno recuperato quasi cento ettari di superficie boschiva e allevano bovini, suini per produrre non solo carne e insaccati ma anche latticini, formaggi ricotte. Hanno abbinato anche l’ attività agrituristica condotta dal più piccolo Matteo che ha appena ventanni. Poco distante Oscar Colussi lasciato un lavoro in fabbrica per la crisi ha potuto dedicarsi alla sua vera passione: l’allevamento avicolo e cunicolo che vende poi nello spaccio aziendale o ai mercati agricoli della vallata. Alessandro Michieli che risiede in una frazione vicina ha invece deciso di produrre un cavolo cappuccio autoctono detto “Capus de Vinigo” e non solo, raccoglie insalata, patate, fagioli, rape, cipolle e piccoli frutti. Punta ad un laboratorio di lavorazione – amministrazione permettendo. Tra loro anche una “lei” dal pollice verde che ha rilevato un’attività florovivaistica. Si chiama Lisa Vettore e di piante e fiori cresciuti in serra rifornisce terrazzi e davanzali per farli talmente colorati da far invidia a quelli trentini.

Nel bellunese, in 4 anni 175 nuovi agricoltori. E’ la conferma che il settore primario ha molto appeal – spiega Coldiretti – e le migliori performance sono proprio nel bellunese dove dal 2008 al 2012 si sono “laureati” 175 nuovi agricoltori, pari all’11% del totale veneto. Una mutazione anticrisi: il Cadore, il Comelico e la Val Zoldana possono contare oggi su numerose espressioni giovanili del fare impresa. Se il più eclatante è il fenomeno del ritorno alla pastorizia esercitata anche come attività unica, nel cui ambito viene riscoperta addirittura filatura della lana, non manca la coltivazione dell’orzo per servire la birra a chilometro zero, la raccolta di piccoli frutti come il sambuco che diventano in loco gustosi succhi, la cura delle distese di piante officinali per le erboristerie di campagna, l’ ecoturismo con slitte trainate da cani o cavalli e la gestione di cantine con vini autoctoni delle Dolomiti. “Oltre a coloro che hanno potuto utilizzare i finanziamenti del Programma di Sviluppo Agricolo che, è bene specificare, per ogni euro ricevuto ne devono sborsare almeno un altro di tasca propria – spiega Coldiretti – gli altri, ovvero gli esclusi dai benefici europei, non si fermano e investono direttamente i loro risparmi” con la conseguenza che anche il paesaggio ne beneficia tanto che Coldiretti insiste perché proprio a loro vada la gestione dei pascoli abbandonati per renderli ancora fertili come un tempo.

(Fonte: Coldiretti Veneto)