Dopo un precedente report di ottobre 2014, il Centro Studi Confagricoltura torna ad analizzare l’evoluzione del consumo di suolo in Italia, alla luce delle ultime stime, aggiornate al 2016 e in parte correttive delle precedenti, pubblicate dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).
Nella seconda metà del secolo scorso l’urbanizzazione, pur fortemente sostenuta fino agli anni ‘80 dall’incremento demografico e dallo sviluppo economico, ha contribuito marginalmente (15%) al ridimensionamento della superficie destinata alle attività agricole, determinato soprattutto dalla cessazione delle coltivazioni nelle zone scarsamente produttive.
Dall’inizio del secolo attuale, il quadro è sostanzialmente cambiato: si è costruito molto e disordinatamente in presenza di contenuti incrementi demografici e di una crescita economica prima rallentata (2000-2006), poi negativa (2007-2012), oggi (2013-2016) in debole ripresa. In questo periodo, oltre il 40% della diminuzione della SAU (-781 mila ettari fra il 2000 e il 2013) deve attribuirsi alla crescita netta del suolo urbanizzato; altra SAU si è perduta a causa della diffusa frammentazione delle aree agricole e delle aree urbanizzate che ha compromesso la sopravvivenza soprattutto delle piccole aziende agricole (-580 mila per -423 mila ettari fra il 2000 e il 2010, quelle di superficie inferiore ai 2 ettari). Nel 2016 il suolo coperto da costruzioni ha raggiunto il 7,6% del territorio nazionale con un’incidenza del 13% nei terreni pianeggianti, che per l’agricoltura sono i più produttivi.
Nell’Unione Europea. Uno studio sul consumo di suolo nell’Unione Europea, condotto su incarico della Commissione nel 2012, colloca l’Italia al quarto posto, fra i principali paesi agricoli dell’Unione, per quota complessiva di suolo edificato rispetto alla superficie nazionale, dopo Olanda, Belgio e Germania. Tuttavia, se prendiamo in considerazione il consumo di suolo nei territori con pendenza inferiore al 10% (circa 13% nel 2016), vediamo che, pur tenendo conto della disparità temporale dei dati, il nostro paese è molto vicino ai valori massimi riscontrati nell’UE, che riguardano appunto paesi (Olanda e Belgio) il cui
territorio è pressoché totalmente pianeggiante.
Preoccupazioni. Anche in considerazione del fatto che il settore agroalimentare è un punto di forza dell’economia taliana, è essenziale ed urgente arrestare la sottrazione di suolo all’agricoltura adottando politiche di più razionale uso del suolo già urbanizzato, peraltro in parte previste da un discusso disegno di legge attualmente all’esame del Parlamento. Vi sono, infatti, fondate preoccupazioni che, con l’auspicata piena ripresa dello sviluppo economico, il consumo di suolo, leggermente rallentato negli ultimi anni, riprenda a crescere a ritmo sostenuto, compromettendo ulteriormente le potenzialità produttive del settore agricolo e i preziosi servizi ecosistemici connessi allo stato naturale del suolo (mitigazione del clima, mantenimento degli equilibri idrogeologici, miglioramento della qualità dell’aria, ecc.). Chi desidera leggere il report completo, può scaricarlo qui.
Fonte: Centro Studi Confragricoltura
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