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Dall’agriturismo all’agrinido, gli italiani scelgono nuove strade per diversificare l’attività agricola

Integrare all’attività agricola la trasformazione di prodotti agricoli, la vendita diretta o l’agriturismo paga, soprattutto in tempi di cali di redditività per le aziende italiane (tra il 2005 e il 2011, in  base a dati Eurostat elaborati da Nomisma si è registrato -10,9%). E’ quanto emerge dalla nuova ricerca “Evidenze e prospettive della diversificazione economica in agricoltura: dall’agriturismo all’agrinido” de L’Informatore Agrario con Nomisma e Veronafiere che sarà presentata a Fieragricola giovedì 2 febbraio alle 15 in sala Rossini.

Un campione di mille imprese agricole diverficate. “In base a stime Nomisma dal 2000 al 2010 il valore economico riconducibile ad attività di diversificazione è cresciuto da 5,3 a 10 miliardi, arrivando a incidere per circa il 20% sul valore complessivo della produzione agricola” spiega Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario, rivista di agricoltura professionale da oltre 60 anni. Attraverso questa ricerca, effettuata su un campione di 1.000 imprese agricole diversificate, abbiamo voluto verificare gli orientamenti futuri”.

Il futuro dell’impresa agricola sta nella multifunzionalità. Un mondo, quello dell’agricoltura multifunzionale, che viene riconosciuto dai suoi attori come una importante leva competitiva e come fonte di innovazione strategica. Tra le attività più scelte dagli imprenditori italiani spiccano la vendita diretta (75%), la trasformazione delle produzioni (66%), l’agriturismo (60%) e la produzione di energia (37%).

Luci ed ombre. Per il 58% delle aziende interpellate dall’indagine L’Informatore Agrario/Nomisma/Veronafiere emerge che, proprio grazie a queste attività, la redditività d’impresa ha registrato un incremento nel tempo. Inoltre, se si valuta il peso economico delle attività diverse da quella agricola rispetto al reddito complessivo aziendale emerge un’incidenza media del 31%, segnalando il forte contributo di tali attività alla sopravvivenza e crescita delle aziende, così come alla produzione di esternalità positive (salvaguardia ambientale e territoriale, processi di inclusione sociale, ecc.).Tra le criticità sono state indicate l’espletamento di pratiche burocratiche (50%) e il reperimento di risorse finanziarie per effettuare gli investimenti (20%).

Quali le prospettive? Tenuto conto che il 61% delle aziende agricole ha un proprio sito Internet per la promozione e il 51% dichiara di vendere i propri prodotti con un marchio aziendale, il 61% ha  dichiarato di voler introdurre nel giro di 5 anni nuove attività: da corsi di cucina (42%) a percorsi guidati nei boschi/campi e raccolta collettiva di prodotti agricoli (entrambi 10%), servizi di recupero sociale, pettherapy (7%) e agri-nido o campi estivi per bambini (6%).

(Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario)