“Il consumatore questa volta può scegliere con sicurezza la qualità della carne veneta etichettata. La legge prevede per questo settore l’indicazione dell’ origine. Attenzione però ai preparati perchè basta l’aggiunta di una spezia e si incorre in qualche dubbio” e’ la raccomandazione di Coldiretti Veneto che, in merito alle vicende relative al sequestro di tagli sospetti da contaminazione del batterio killer, consiglia di essere vigili nel caso in cui si sia tentati da una confezione già condita di rosmarino, aromi o altro, perchè a quel punto la manipolazione intervenuta rende l’etichetta non più garante della provenienza.
Il consumatore può stare tranquillo, perché la produzione di carne veneta è sicura, controllata e di elevato livello qualitativo e quantitativo. Gli allevamenti nostrani hanno realizzato nel 2010 un fatturato pari a 450 milioni di euro (all’incirca il 10% della produzione agricola regionale) e nello stesso anno sono state prodotte 210.000 tonnellate di carne bovina. Il comparto è di fondamentale importanza per l’agricoltura perché valorizza la produzione di mais regionale che caratterizza molti ambiti produttivi della Pianura Veneta. Nonostante i punti di forza, si rileva che tra i primi 5 prodotti importati ricadono le carni fresche e refrigerate, per la gran parte proprio rappresentate dalla carne bovina. Infatti il saldo negativo della bilancia commerciale riferito a questo comparto, ammonta a 230 milioni di euro.
Il parere di Fabiano Barbisan, presidente Unicarve. “Ci uniamo anche noi al coro di chi dice che la carne, anzi, gli hamburger in Italia sono sicuri ed i controlli sono seri, visto che abbiamo i costi derivati dalla sicurezza alimentare quasi doppi rispetto al resto del Mondo e produciamo la carne in allevamenti protetti e non allo stato brado, tra parassiti di ogni genere, acqua di dubbia provenienza, alimentazione idem ed inquinamenti vari – dichiara Fabiano Barbisan, presidente Unicarve”. “Invitiamo perciò tutti, industria compresa – continua Barbisan – a sostenere il percorso dell’etichettatura trasparente e concreta perché da una parte costituisce un ottimo deterrente per chi vuole frodare il consumatore e, dall’altra, vista la globalizzazione commerciale e dell’informazione, può mettere in condizione il consumatore di scegliere e le autorità pubbliche di controllare meglio. Piccola annotazione: noi allevatori stiamo vendendo i bovini ai prezzi del 1975, vi risulta che la carne nei banchi di vendita sia allo stesso livello di prezzo? Giusto per dare una risposta anche a coloro che dicono che i consumi calano”.
(fonte Coldiretti Veneto/Unicarve)
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