di Marina Meneguzzi, consigliere Argav) Trecento anni, per la precisione dal 1640 al 1950. Tanto è durata la storia e il primato di Crosara di Marostica in fatto di lavorazione della paglia di frumento utilizzata per creare elegantissimi cappelli e borse di alta moda esportati in Italia e all’estero. A testimoniarne l’antica grandezza, offuscata soprattutto dall’avvento nel secondo dopoguerra delle materie plastiche, oggi è un piccolo e prezioso Ecomuseo, dal 2001 parte della rete museale dell’Alto Vicentino.
Situato al centro del paese, crocevia (da qui il nome Crosara) fra l’antica strada armentaria percorsa dalle greggi che salivano verso l’altopiano dei Sette comuni e le vie che collegano San Luca e Pedalto, altre frazioni di Marostica, l’Ecomuseo è un edificio a tre piani riqualificato (nella foto di apertura un particolare della prima sala, foto Marina Meneguzzi), un tempo sede del Comune e poi della scuola elementare. A custodirlo e ad arricchirlo quando possibile con un lavoro appassionato di ricerca e recupero di testimonianze, è “Terra e Vita”, in convenzione con il comune di Marostica. L’associazione è composta da un gruppo di appassionati desiderosi di non far perdere alla comunità la memoria di una tradizione popolare che ha segnato la vita di migliaia di persone di tutte le età, dai bambini agli anziani, coinvolte quotidianamente nel faticoso lavoro della coltura e dell’intreccio. In occasione della nostra visita all’Ecomuseo lo scorso 10 giugno, abbiamo avuto modo di incontrare alcuni componenti di “Terra e Vita”, i valenti e infaticabili Enzina Pizzato, referente della struttura museale, Luigi Chiminello e Mario Passarin, rispettivamente presidente e vice presidente dell’associazione, Alice Pizzato, voce e volto social dell’Ecomuseo nonché Celestina Pivotto, splendida ottantasettenne, una delle ultime mitiche “Maestre Trecciaiole” rimaste.
Nel museo sono esposti manufatti e attrezzi rari, documenti originali, fotografie storiche. In particolare, è possibile ripercorrere le numerose fasi della lavorazione della paglia: dalla coltivazione del frumento vernisso, cioè invernale, nelle masière, i muretti a secco costruiti per ricavare le banchéte, lingue di terra magra sottratta al declivio del monte, alla preparazione dei fastughi, ricavati dagli steli più sottili del frumento e quindi della drèssa, ossia la treccia, lavorata da abili mani femminili. Quella più importante, sottile e pregiata era chiamata maglina di Marostica (3 mm di larghezza), utilizzata per realizzare cappelli e borse raffinati, mentre le drèsse più grosse venivano usate per borse e cappelli di uso quotidiano. Attorno a questa produzione si sviluppò anche un mercato che viene raccontato mettendo in evidenza, ahimè, lo sfruttamento del lavoro femminile. In mostra anche alcuni momenti caratteristici della giornata del contadino al ritorno dai campi. Inoltre, nell’ultima sala, l’esposizione documenta la produzione di ciliegie di Marostica Igp, attuale eccellenza agricola del territorio.
L’Ecomuseo della paglia nella tradizione contadina di Crosara è custode della tradizione e al contempo è luogo d’incontro e di conoscenza tra generazioni diverse. Viene anche mantenuto un legame profondo con i paesani emigrati altrove che, quando tornano a Crosara, visitano sempre il museo. Ogni Primavera, l’associazione organizza corsi serali di intreccio della paglia, alla fine delle lezioni si sarà in grado di realizzare una borsa o un cappello e magari, chissà se tra i corsisti e le corsiste, si nascondi una nuova Maestra o Maestro d’intreccio!
Apertura solo domenicale, ore 15-18 (aprile, maggio, novembre e dicembre), dalle 16 alle 19 da giugno a ottobre. Chiuso da gennaio a marzo, festività natalizie e pasquali. Possibilità di laboratori didattici per le scuole. Per informazioni e prenotazioni: tel. 0424 72357 (domenica pomeriggio) Enzina (0424 702140), Luigi (0424 702213), email ecomuseopaglia@libero.it
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