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20 marzo 2014, in Veneto è la “Giornata delle Bioenergie”, esperti rispondono via telefono, email e social network su biogas e biometano

Biogas-impianto

Impianto di biogas

Torna la Giornata delle Bioenergie, dopo il successo della scorsa edizione. Il tema 2014 saranno Biogas e Biometano. Infatti sempre più Paesi stanno creando le condizioni affinché avvenga una crescita delle industrie di biogas e un globale aumento dell’utilizzo di energie rinnovabili.

Veneto Agricoltura lancia perciò, per giovedì 20 marzo (ore 09.30 – 17.30), la seconda Giornata delle Bioenergie, questa volta con focus su biogas e biometano. Tecnici dell’Azienda in collaborazione con Stefano Guercini (Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell’Università di Padova) e gli esperti del CIB, il Consorzio Italiano Biogas, offriranno chiarimenti sul tema via telefono (049/8293847), email (sportello.bioenergie@venetoagricoltura.org) e i social networks Twitter (@VenetoAgricoltu) e Facebook (www.facebook.com/VenetoAgricoltura).

Italia terzo produttore di biogas al mondo. Il boom internazionale nel settore, che vede il mercato europeo al primo posto per dinamismo e l’Italia come 3° produttore di biogas al mondo, continuerà dunque nei prossimi anni. Lo studio del 2012 “Biogas to Energy 2012/2013 – The World Market for Biogas Plants”, redatto dalla società di analisi Ecoprog e dall’Istituto Fraunhofer, prevede che la potenza degli impianti a livello globale crescerà tra il 2012 e il 2016 da circa 4,700 MWel a circa 7,400 MWel, ovvero del 60%. Il rapporto stima inoltre un aumento degli stabilimenti da 9,700 a 13,500.

Biogas, opportunità di crescita. Per quanto riguarda il biometano, questa fonte energetica alternativa in Italia non è ancora sviluppata, ma il nuovo Decreto Ministeriale da poco entrato in vigore rappresenta un’opportunità di crescita soprattutto nel settore degli autotrasporti, con ricadute sull’ambiente e l’economia. Le auto a metano in Italia sono 800,000 e le pompe per metano 1000, contro le 3000 del gpl. Da specificare comunque è che per l’autotrazione quasi tutti i distributori di metano del nostro Paese sono posizionati nella Pianura Padana.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

5 dicembre 2012, giornata bioenergie proposta da Veneto Agricoltura, tecnici ed esperti a disposizione via web, email, telefono su “Legno–Energie”

Per far calore, ci vuole (anche) il legno. Per fare il legno ci vuole l’albero. Tra le bioenergie, legno e derivati restano in testa a livello mondiale come fonti rinnovabili più usate. E per questo, a conclusione dell’anno internazionale delle bioenergie, Veneto Agricoltura promuove il 5 dicembre (ore 09.30 – 17.30) una giornata virtuale con tecnici ed esperti dell’Azienda regionale per rispondere a quanti vorranno chiarimenti sulla tematica “Legno–Energia” e i meccanismi di incentivazione.

Virtual open day 2.0. Domande alle quali si risponderà telefonicamente (049/8293847) ma anche per e-mail (bioenergie@venetoagricoltura.org) ed attraverso specifici gruppi sui principali social networks. In Italia, nonostante vi sia una notevole disponibilità sottoforma di legno a pezzi, cippato e pellet, l’utilizzo di questa materia prima come fonte di energia è prassi non molto consolidata.

Ad esempio il pellet è costituito da cilindretti di 4-5 mm di diametro e 2-2,5 cm di lunghezza, ottenuti per estrusione a caldo di segatura di legno unita ad una piccola percentuale di materiale legante, che può essere amido di mais o crusca. La segatura di legno deve avere un basso contenuto di umidità (circa 10%), difficilmente ottenibile mediante la sola stagionatura naturale del legno. Nella valutazione energetica complessiva, bisogna quindi tener conto anche del fabbisogno di energia necessario a raggiungere tale livello di essiccazione. Utilizzato come combustibile in stufe o caldaie, il pellet ha caratteristiche qualitative, di contenuto idrico e dimensioni molto più omogenee rispetto al cippato, che si traducono in una maggiore facilità d’uso. Un metro cubo di pellet ha infatti mediamente lo stesso contenuto calorico di 3,5 metri cubi di cippato. Ciò si traduce in un minor costo di trasporto ed in notevoli vantaggi di confezionamento e stoccaggio.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Bionergie, per gli agricoltori deve rimanere una fonte di reddito complementare secondo il Ministro dell’Agricoltura Romano

”Quella della bioenergie può’ e deve essere una fonte di reddito complementare per gli agricoltori, ma non deve in nessun modo sostituire quella derivante dalla produzione agricola destinata all’uso alimentare: per il nostro Governo rappresenta un punto fermo. Le energie da fonti rinnovabili agricole sono una leva per la competitività”’. Per il ministro delle Politiche agricole, Saverio Romano, la barra del timone e’ puntata su un principio di complementarietà delle agroenergie all’agricoltura, intesa in senso piu’ ampio. Cosi’ infatti afferma in un’intervista rilasciata a Veronafiere, in occasione di Bioenergy Expo, il salone dedicato alle fonti rinnovabili in agricoltura, (in corso fino a venerdi’) in partnership con Solarexpo.

La ricetta vincente per le energie verdi in agricoltura, secondo Romano, e’ dato da un mix calibrato, in cui giochi un ruolo fondamentale ”la filiera corta per soddisfare il fabbisogno energetico delle aziende, ma anche per fornire ai produttori un reddito complementare e allo stesso tempo tutelare la produzione agricola, il paesaggio e l’ambiente”. Resta da risolvere il nodo della coesistenza fra produzioni agroenergetiche e quelle destinate all’alimentazione. Un punto sul quale il ministro raccomanda di evitare ”posizioni preconcette”.

L’Italia ”deve fare i conti con una quantità’ limitata di terreno agricolo. Per questo e’ fondamentale lavorare a una adeguata pianificazione dei bacini agroenergetici, alla quale segua un attento lavoro di controllo e indirizzo. La valorizzazione agroenergetica dei sottoprodotti puo’ tradurre in reddito quelli che oggi rappresentano costi per le imprese, contribuendo anche ad innalzare la compatibilita’ ambientale delle attivita’ agricole ed agroalimentari”.

(fonte Asca.it)

Fieragricola 2010: sguardo ottimista sul futuro occupazionale del comparto primario

Nuovi posti di lavoro in arrivo dall'ecoturismo

L’agricoltura sarà sempre più uno dei traini del Paese, sia sotto il profilo della produzione lorda vendibile che sul versante occupazionale, dove, a fronte di una sostanziale stabilità nel numero degli addetti legati al settore strettamente primario (+ 0,3 per cento nel prossimo quinquennio), aumenteranno invece le esigenze – e di conseguenza gli sbocchi professionali – di manodopera e di occupazione qualificata.

A dirlo è l’Ufficio Studi di Veronafiere-Fieragricola che in occasione di Fieragricola (a Verona, fino al 7 febbraio 2010) presenta dati confortanti in fatto di occupazione: stima infatti che nei prossimi cinque anni potranno arrivare a 300mila i posti di lavoro connessi all’agricoltura e alle nuove professionalità ad essa collegate (dall’analisi è escluso il comparto agro-industriale). E se la parte dell’indotto delle energie da fonti rinnovabili costituirà il segmento in grado di assorbire il maggior numero di posti di lavoro (per il 50 per cento del totale), non si possono non citare sbocchi professionali altrettanto rilevanti, collegati all’ecoturismo e all’«agri-wellness» (che si stanno affermando con una certa decisione, inteso anche come fattorie sociali, oltre alla cura dello spirito e del corpo), al turismo enogastronomico caratterizzato dalla forte identità delle produzioni tipiche (in costante crescita).

Necessità di manodopera specializzata. Ci sono altre professionalità in crescita, anche se numericamente meno marcate, come quelle legate al settore della meccanica agricola in senso lato. Da un lato le aziende legate alla vendita delle macchine agricole avranno la necessità di manodopera specializzata per officine sempre più moderne e all’avanguardia e dall’altro cresceranno le esigenze di specializzazione nel terziario per l’agricoltura, a partire dai contoterzisti per le operazioni in campagna e nelle aziende agricole, agro-zootecniche ed agro-energetiche.

L’andamento dei principali mercati (latte, suini, frumento, mais). Con uno sguardo più sul breve periodo, dopo un 2009 che ha mortificato il reddito delle aziende agricole italiane, con una contrazione della redditività media del 25 per cento circa, l’anno in corso dovrebbe riservare alcune soddisfazioni per i produttori. Niente exploit eclatanti, come il boom dei listini dei cereali fra il 2007 e il 2008, ma tutto sommato un assestamento verso l’alto per i principali prodotti agricoli. Il latte dovrebbe proseguire la propria corsa verso l’alto, trascinato anche da sostegni comunitari e da una visione sempre più «export-oriented» per i prodotti caseari stagionati a marchio. Dagli attuali 310 euro la tonnellata, se le dinamiche legate al comparto caseario non dovessero riservare sorprese o stravolgimenti, entro la fine dell’anno potrebbe andare in porto una fase negoziale fra produttori e industriali (il riferimento è al prezzo in Lombardia) sui 360-380 euro la tonnellata, con una impennata di circa 15 punti percentuali sul prezzo attuale. Anche la suinicoltura dovrebbe raccogliere i sacrifici di un 2009 col freno a mano tirato. La contrazione delle produzioni a livello nazionale e soprattutto europeo potrebbe trascinare al rialzo i prezzi. Guardando la categoria dei grassi da macello (maiali del peso di oltre 160 chilogrammi), il mercato nel 2010 dovrebbe registrare una ripresa, con quotazioni in grado di coprire ampiamente i costi di produzione ed attestarsi mediamente oltre la soglia di 1,38 euro il chilogrammo. Si prevedono performance positive anche per cereali e mais. Una contrazione media del 5-10 per cento delle produzioni di frumento e del 10-15 per cento del mais, unitamente ad una ripresa (invero non eclatante a livello italiano, ma più interessante nel Nord America e in alcuni Stati dell’Unione europea, come la Francia) delle bioenergie anche dal mais (bio-etanolo), dovrebbe trascinare verso l’alto prezzi che nella seconda parte del 2008 e per tutto il 2009 sono stati piuttosto penalizzanti. Nessun rally comunque per i mercati, quanto piuttosto un assestamento importante in scia di una spirale rialzista su scala mondiale. Il frumento duro dovrebbe raggiungere la soglia almeno dei 280-300 euro la tonnellata. In scia anche il grano tenero (prevedibilmente oltre i 260-270 euro la tonnellata) e il mais, sottoposto tuttavia a possibili stress sulle mercuriali, dopo l’apertura del Consiglio di Stato alle semine ogm, subordinate tuttavia all’emanazione di regolamenti da parte del ministero delle Politiche agricole.

(fonte Servizio Stampa Veronafiere)